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La poesia, il talento e l'analisi

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1
The Royal
The Royal
Viandante Storico
Viandante Storico
Ho pensato di aprire questo thread in questa significativa sezione di vari frammenti letterari con l'intento modestissimo di istituire un topic basato sull'interpretazioe poetica ed il senso del messaggio che il poeta desideri comunicare.Ma prima di arrivare a cio', vorrei inquadrare il significato del termine poesia.La poesia e' letteratura a livello di sentimento.Alla base del sentimento c'e' quella fortissima componente emotiva ed emozionale che tutti abbiamo.Quindi verrebbe da dire che siamo tutti poeti. Credo che qui occorra un'po' di cautela.La poesia nasce nel momento in cui l'autore, cioe' il poeta od il presunto tale, sia riuscito a tradurre letterariamente quelle emozioni e pulsioni sentimentali interne che la propria sensibilita' ha evocato.Ma per arrivare a questo passaggio, e' necessaria quella dote che non tutti potrebbero avere e cioe' il talento.Il talento come capacita' di trasposizione letteraria della spiritualita' creativa.Quindi non tutti possono avere talento, cioe' mentre tutti umanamente possono emozionarsi e suggestionarsi, e lo stesso dicasi del poeta,non tutti riescono a tradurre in corretta scrittura quelle emozioni.Poiche' non tutti,hanno talento, cioe' la capacita' di tradurre nei termini suesposti.Per carita', nessuna declassazione di chichessia.Anche perche' un'po' di talento lo abbaimo tutti, tuttiriusciamo a scrivere qualcosa, ma il raggiungimento pieno e consapevole dell'obiettivo spetta solo al talentuoso poeta.Non a caso ci imbattiamo in poesie di classe e ci imbattiamo in poesie che sono mere cantilene.Arrivo dunque allo scopo di questo topic: l'analisi del messaggio poetico, con l'intenzione che chi ritenga posti qui un commento od un'interpretazione di una poesia al fine di coglierne l'intimo messaggio.Una sorta di palestra dialettica in cui chi voglia potrebbe cimentarsi.E sono convinto che data l'altissima sensibilita' e cultura dei membri di questo forum, le analisi che ne scaturirebbero sarebbero interessantissime.Chi lo desideri, potrebbe anche dichiarare se avrebbe piacere che le proprie opere fossero commentateNaturalmente io non ho problemi a lasciare che i miei scritti, chiamarli poesie e' un eufemismo, vengano commentati.Intervento di apertura un'po' lungo.Un esempio per chiudere il post
.
Una mia (poesia) (chiamiamola così)

Valery

Valery
tu che ti nascondi io ti ho cercato

perche' avevo bisogno della tua
illusione.

Sei la luce della mia
solitudine

tu che hai trasformato l'angoscia
in oblio.

Valery
tu sei la mia contraddizione

perche' gli amici che tu hai
sono gli amici che io ho.

Mi commento da solo ma sarebbe bellissimo se lo faceste voi.Valery, questa donna che emerge dai sentimenti dell'autore."Tu che ti nascondi io ti ho cercato". L'autore avrebbe potuto dire:" Io ho cercato te che ti nascondi", ma per creare una maggiore letterarieta' ed artisticita', ha scelto la seconda impostazione; quella del testo."perche' avevo bisogno della tua illusione".Avevo cioe' bisogno di credere che ci fosse l'amore che avrei voluto darti."Sei la luce della mia solitudine"Cioe' sei il motivo della mia vita."Tu che hai trasformato l'angoscia in oblio" cioe' hai assopito con il tuo fascino un sentimento devastante.Valery tu sei la mia contraddizione perche' gli amici che tu hai sono gli amici che io ho.Cioe' io cercavo un rapporo esclusivo, ma mi sono accorto che tu sei vicina anche ai miei amici.E cioe' la mia pretesa esclusivita' e' il contrario dell'esclusivita' stessa.Ecco, dicevo scusate la lunga apertura.Ma se siete d'accordo, a modo vostro analizzate qui.
La poesia, il talento e l'analisi 78315 Grazie La poesia, il talento e l'analisi 104708



Ultima modifica di The Royal il Gio 26 Mag 2011 - 0:19, modificato 4 volte

2
NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@The Royal ha scritto:
Valery

Valery
tu che ti nascondi io ti ho cercato

perche' avevo bisogno della tua
illusione.

Sei la luce della mia
solitudine

tu che hai trasformato l'angoscia
in oblio.

Valery
tu sei la mia contraddizione

perche' gli amici che tu hai
sono gli amici che io ho.

Mi commento da solo ma sarebbe bellissimo se lo faceste voi.

Chiedi e ti sarà dato.
Sono abilissima nel parlare a vuoto cool

Uno nome di donna per un eterno desiderio di possesso che si estingue nel trattenere e per questo si vota ad un oggetto che eternamente fugge.
L'oggetto innanzi come un miraggio si dissolve e nasconde, disgrega e sparisce nell'atto del tocco.
Valery si nega ed esiste quindi, come meta e come nome per un desiderio che ha la sua ragion d'essere altrove.
Valery è lo specchio, l'identico a se.
E' il nome di una tensione e di un vuoto, che è sostanza e desiderio.

Sorriso Scemo Mi spieghi che ho detto?

3
The Royal
The Royal
Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:

Mi spieghi che ho detto?

Innanzitutto ti ringrazio per l'intervento.

Intervento che trovo essere perfettamente adeguato
al timbro di tutto il suesposto commento.

Adeguato per il semplice motivo che mentre la mia analisi si sviluppava dal punto di vista maschile, la tua, NinfaEco, si sviluppa dal punto di vista femminile integrando cosi' tutto il "corpus" analitico.

E devo dirti che hai colto nel segno,in quanto donna, quello che e' l'essenza di Valery: un desiderio visto con gli occhi di un uomo il quale, amaramente constata che il proprio sogno e' in realta' il sogno-desIderio-condivisione anche intima da parte dei propri amici.

E la esistenzaialita' che tu, Ninfaeco , hai colto di Valery e' esattamente la realta' di una donna-sublimata a sogno-desiderio, la quale, proprio per la sua femminilita' si nasconde, fugge, illude lasciando il "sognate" in mezzo al piu' struggente e vuoto disagio.

Quindi , hai percepito non solo la femminilissima personalita' e l'identita' fuggevole di Valery, ma ne hai avvertito anche il timbro crepuscolare velato di un evanescente lamento esistenzialistico .

Sei andata nel segno.

Lo dico in quanto autore della mia chiamiamola poesia.

Fatti sentire: credo che questi tipi di interventi su questo thread debbano essere sempre piu' frequenti.

A prestissimo qui. La poesia, il talento e l'analisi 274731 La poesia, il talento e l'analisi 897470 La poesia, il talento e l'analisi 274731

4
NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
imbarazzo ..ehmmmm grassie Signor Diamante....
certe cose me le hanno fatte capire.

Ti posto qui una mia poesia...
è di là... ma così me la puoi commentare.
Non è bella, ma più di così non riesco.
Mi sento più libera a scrivere racconti.

Il titolo può leggersi in due modi: Amore e A Morte, o se preferisci trattasi di una sola moneta a due facce.

(A)morte

Mordimi le labbra,
fino a che non possa più parlare.
Mangiami la bocca,
fino a che non avrai bevuto il mio sangue.
Baciami gli occhi,
fino a che non avrò rigate le guance .
Annodami il respiro al collo,
fino a che io non perdo il mio.
Prendi il mio corpo,
non mi serve più......

5
PorceDi
PorceDi
Viandante Storico
Viandante Storico
@The Royal ha scritto:Chi lo desideri, potrebbe anche dichiarare se avrebbe piacere che le proprie opere fossero commentate.
Questa non è mia, l'ho scovata in rete.
Ti va di commentarla lo stesso?


Riaprite i manicomi!

Non vogliamo parere troppo seri
nel dipanar dell’eufonìa i misteri,
ma trattasi pur di disporre i versi,
né vi meravigliate, voi perversi,

se vi par d’udire un’aria amica
come fosse presa da un manuale:
converrete in men che non si dica
ch’ogni riferimento è ben casuale.

Chiamo l’assistenza di Calliope
cantrice d’ogni gloria epica
e sicuro approdo della metrica
affinché guidi il mio occhio miope.

Rima baciata, chiusa, alternata
poco importa, endecasillabici
i versi, è la pillola indorata
con cui m’accingo a comporre l’a b c.


Voglio andare con Obi-Wan Kenobi
a meditare nel deserto del Gobi,
un centro di gravità permanente
che riduca il momento torcente

dei miei coglioni, oltremodo lesti
ad acquistar velocità e dolore,
sicché per estinguerne l’ardore
sono costretto a scriver questi testi.

Voglio vedere i bastioni di Orione
prima che m’invada l’emozione,
voglio vedere in viso l’uom che sfoggia
le fottute lacrime nella pioggia.

Il pleure dans mon coeur comme il pleut sur la ville
ci sta come sul legno il Vinavil
se è vero che Verlaine all’amico sparò
con una pistola presa dal bureau.

A quel punto il poeta maledetto
fece i bagagli e lasciò la scrittura
per prendere la via dell’avventura
salpando verso l’Africa diretto.

Fa ancora effetto cantar tutti insieme
“Imagine all the people livin’ life in peace”:
male non fa, paura non si teme
finché non viene al completo la polìs.

S’i’ fossi Becco, come sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre
ma se per sventura fossi suo padre
gli direi di non spaccare cazzi altrui.

Perché a parlare siamo tutti bravi,
ma nell’azione molto spesso ignavi,
sovente chi va solo allo sbaraglio
si trova immantinente nel serraglio.

"Schau mal, also ist unsere Gesellschaft"
dicono, prima di spaccarti il collo.
OK capo, tutto sotto controllo,
questo è solo un innocente draft.


Quinci voglio ringraziare tutti voi:
considerate la vostra semenza
che vi fece leggere con pazienza
senza darmi in pasto agli avvoltoi.

Né può mancare una dedica al poeta
che tira bombe dentro l’acqua cheta:
non pensavo ch’io logorroico fossi
tanto da comporre questa sinossi.

Per finir mi piacerebbe, hic et nunc,
comporre un verso nella lingua dura
di cui mi servo nelle pause morte
in terra mia, selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier rinnova la paura:
“Sturgnèl, tu sês mât, cjàle di lâ di lunc!”


Trilussa

6
The Royal
The Royal
Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:

Il titolo può leggersi in due modi: Amore e A Morte, o se preferisci trattasi di una sola moneta a due facce.

(A)morte

Mordimi le labbra,
fino a che non possa più parlare.
Mangiami la bocca,
fino a che non avrai bevuto il mio sangue.
Baciami gli occhi,
fino a che non avrò rigate le guance .
Annodami il respiro al collo,
fino a che io non perdo il mio.
Prendi il mio corpo,
non mi serve più......


Una poesia dall'andamento atavico e remoto, dove l'artista poetessa nel piu' intimo desiderio di offrirsi rinuncia idealmente alle proprie potenzialita' erotiche per trasmetterle integralmente a chi dovra' amarla senza che mai piu' questa gloriosa vicenda amatoria possa avere fine.

Andare oltre l'amore per trovare l'apoteosi dell'amore, in una infinita molteplicita' di significati trasfigurati dal soffio vitale della poesia.

"Mordimi le labbra finche' io non possa piu' parlare".

Il tema del silenzio, non solo verbale ma anche spirituale, demandato all'operato dell'amante protagonista che diventera' padrone delle labbra mordendole:

le labbra, il simbolo della piu' profonda carnalita' che nell'esposizione di questa poesia, vengono morse, in segno di mortificazione passionale e nello stesso tempo in segno di possessione amorosa fino al punto di subire la "lesione dell'amore".

"Mangiami la bocca fino a che non avrai bevuto il mio sangue".

La totalita' dell'autodonazione simboleggiata da una bocca figurativamente mangiata e veicolo metaforico di trasporto del sangue dell'amata all'interno immaginario dell'amante.

"Baciami gli occhi finche' non avro' rigate le guance".

Emerge ora nuovamente la struggente dolcezza dell'amore tradizionale che parla con il tenero linguaggio di sempre: baciare gli occhi: onorare la vista , ma per esprimere questo, occorre una metafora che comunichi le magiche pulsioni del compiacimento visivo.

E questo gesto lo esprime pertinentemente.

Annodami il respiro al collo,
fino a che io non perdo il mio.
Prendi il mio corpo,
non mi serve più......

Un'altra riuscita metafora: il respiro dell'amante annodato al collo dell'amata: .L'autrice cerca cioe' di comunicare il desiderio di sentirsi vicino l'amante fino al punto di farne un nodo immaginario con il respiro simbolo di un soffio vitale che la poetessa vorrebbe avvertire dentro di se'.

E poi l'ultimo esplicito atto di generosita' e d'amore: il proprio corpo poeticamente ed artisticamente donato quale preludio di un nuovo eden che portera' i due alle soglie di un eterno incontro.

Nel titolo si fa' riferimento alla morte: ma in realta' quella morte dovrebbe solo essere il momentaneo spegnimento di una limitatezza da superare verso le nuove infinitudini amorose.

Una poesia, che pervasa da un misterioso senso di autodistruzione, cela la vita "in pectore".

7
NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

Una poesia, che pervasa da un misterioso senso di autodistruzione, cela la vita "in pectore".
Colpita e affondata

8
NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@PorceDi ha scritto:


Riaprite i manicomi!

Non vogliamo parere troppo seri
nel dipanar dell’eufonìa i misteri,
ma trattasi pur di disporre i versi,
né vi meravigliate, voi perversi,

se vi par d’udire un’aria amica
come fosse presa da un manuale:
converrete in men che non si dica
ch’ogni riferimento è ben casuale.

Chiamo l’assistenza di Calliope
cantrice d’ogni gloria epica
e sicuro approdo della metrica
affinché guidi il mio occhio miope.

Rima baciata, chiusa, alternata
poco importa, endecasillabici
i versi, è la pillola indorata
con cui m’accingo a comporre l’a b c.


Voglio andare con Obi-Wan Kenobi
a meditare nel deserto del Gobi,
un centro di gravità permanente
che riduca il momento torcente

dei miei coglioni, oltremodo lesti
ad acquistar velocità e dolore,
sicché per estinguerne l’ardore
sono costretto a scriver questi testi.

Voglio vedere i bastioni di Orione
prima che m’invada l’emozione,
voglio vedere in viso l’uom che sfoggia
le fottute lacrime nella pioggia.

Il pleure dans mon coeur comme il pleut sur la ville
ci sta come sul legno il Vinavil
se è vero che Verlaine all’amico sparò
con una pistola presa dal bureau.

A quel punto il poeta maledetto
fece i bagagli e lasciò la scrittura
per prendere la via dell’avventura
salpando verso l’Africa diretto.

Fa ancora effetto cantar tutti insieme
“Imagine all the people livin’ life in peace”:
male non fa, paura non si teme
finché non viene al completo la polìs.

S’i’ fossi Becco, come sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre
ma se per sventura fossi suo padre
gli direi di non spaccare cazzi altrui.

Perché a parlare siamo tutti bravi,
ma nell’azione molto spesso ignavi,
sovente chi va solo allo sbaraglio
si trova immantinente nel serraglio.

"Schau mal, also ist unsere Gesellschaft"
dicono, prima di spaccarti il collo.
OK capo, tutto sotto controllo,
questo è solo un innocente draft.


Quinci voglio ringraziare tutti voi:
considerate la vostra semenza
che vi fece leggere con pazienza
senza darmi in pasto agli avvoltoi.

Né può mancare una dedica al poeta
che tira bombe dentro l’acqua cheta:
non pensavo ch’io logorroico fossi
tanto da comporre questa sinossi.

Per finir mi piacerebbe, hic et nunc,
comporre un verso nella lingua dura
di cui mi servo nelle pause morte
in terra mia, selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier rinnova la paura:
“Sturgnèl, tu sês mât, cjàle di lâ di lunc!”


Trilussa


Sublime ed essenziale espressione del senso carnale del volgo, intriso di ameni profumi agresti, che spaziano dal gius allo sterco d'asino.
Dal "mona" alla "mona" ed al "mona", in questo brumeggiar d'aromi gravi, si erge fiero il cuore dello zotico, avvezzo alle fatiche dell'osteria.
Per sapere non occorrono logiche ne alfabeti, semplicemente basta comprender l'intima soddisfazione di un rutto che sa di vinaccia.

9
marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
Beh, beh, non vorrei peccare di presunzione, ma tempo fa ho scritto una parodia della Divina commedia in una ventina di canti in terzine dantesche... Solo che mi vergogno a pubblicarla. Chi è interessato a leggerla mi faccia sapere... La poesia, il talento e l'analisi 797130

10
The Royal
The Royal
Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:


Una poesia, che pervasa da un misterioso senso di autodistruzione, cela la vita "in pectore".

Colpita e affondata

Ti ringrazio vivemente per il giudizio espresso, ma sappi che non e' assolutamente mia intenzione "affondarti". (E nemmeno ci riuscirei). La poesia, il talento e l'analisi 17168 La poesia, il talento e l'analisi 17168 La poesia, il talento e l'analisi 17168

Desidero tantissimo ricevere da te lezioni di cultura. La poesia, il talento e l'analisi 897470

@NinfaEco ha scritto:

Riaprite i manicomi!

Sublime ed essenziale espressione ecc. ecc,ecc.


E ti ringrazio nuovamente per avermi salvato da un "quid" nel quale decisamente non mi riconosco.

La mia appunto,e' una mentalita' intrisa di crepuscolarismo e di esistenzialismo. La poesia, il talento e l'analisi 104708

@marimba ha scritto:Beh, beh, non vorrei peccare di presunzione, ma tempo fa ho scritto una parodia della Divina commedia in una ventina di canti in terzine dantesche... Solo che mi vergogno a pubblicarla. Chi è interessato a leggerla mi faccia sapere... La poesia, il talento e l'analisi 797130

Ciao, Marimba.

Mah....sempre per quanto mi riguarda, se non ci fosse in quei versi alcunche' di offensivo od irriguardoso verso chichessia, potresti postarne qualche terzina e si potrebbe ponderare insieme a tutti.

Mi pare giusto aver pacatamente e disponibilmente precisato questo punto. La poesia, il talento e l'analisi 104708 La poesia, il talento e l'analisi 104708 La poesia, il talento e l'analisi 104708

11
marimba
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Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
Vabbè. L'hai voluto tu.

La poesia, il talento e l'analisi 01-002b

L'UMANA TRAGEDIA
Canto Primo - Presentazione

Caro Durante (questo il nome vero),
uso la tua terzina cosi' pura
per dire al mondo cio' ch'io son davvero

Ho gia' trent'anni, ma non son matura
(e tutte qui diranno: che c'importa)
e di mestiere fo sceneggiatura.

Genua mi fe', ma ancora non son morta
e avendo, ahime', certezze inadeguate
di questo mondo strano aprii la porta.

"Perdete ogni speranza o voi ch'entrate"
un di' m'avventurai un po' con timore
in questo luogo di lelle intemerate.

Li' vi manifestai un po' del mio amore
in cambio ricevetti molto affetto
condito con una punta di rancore.

Egocentrismo? beh, certo, lo ammetto
chi e' senza fallo, si', scagli il suo sasso:
sol chi non ha niente da dire ne ha difetto.

Forse saro' compagna a Satanasso
come dicono alcune delle amiche.
Io non ragiono di lor ma guardo e passo.


La poesia, il talento e l'analisi 797130

12
The Royal
The Royal
Viandante Storico
Viandante Storico
@marimba ha scritto:

L'UMANA TRAGEDIA
Canto Primo - Presentazione

Caro Durante (questo il nome vero),
uso la tua terzina cosi' pura
per dire al mondo cio' ch'io son davvero

Ho gia' trent'anni, ma non son matura
(e tutte qui diranno: che c'importa)
e di mestiere fo sceneggiatura.

Genua mi fe', ma ancora non son morta
e avendo, ahime', certezze inadeguate
di questo mondo strano aprii la porta.

"Perdete ogni speranza o voi ch'entrate"
un di' m'avventurai un po' con timore
in questo luogo di lelle intemerate.

Li' vi manifestai un po' del mio amore
in cambio ricevetti molto affetto
condito con una punta di rancore.

Egocentrismo? beh, certo, lo ammetto
chi e' senza fallo, si', scagli il suo sasso:
sol chi non ha niente da dire ne ha difetto.

Forse saro' compagna a Satanasso
come dicono alcune delle amiche.
Io non ragiono di lor ma guardo e passo.


La poesia, il talento e l'analisi 797130

Veramente belli questi versi, con cui l'autrice parte dalla Divina Commedia, per poetare su quelle che probabilmente sono le sue vicende personali.

Vicende personali che sono state elevate dalla poetessa a livello di sentimento poetico , appunto, e che sembrano riflettere quegli stessi contenuti che Dante tratto' nell'opera piu' famosa del mondo.

Preciserei che quando dico "gli stessi contenuti", mi riferisco a situazioni analoghe, poiche' La Divina Commedia altro non e' che l'implosione poetica della vita secondo il Cristianesimo e da qui l'assonanza con i versi in questione.

I quali versi idealmente ricalcherebbero un'esperienza diversa, molto piu' moderna, ma analoga.

Vediamo perche':

Dante

Nel mezzo del cammin di nostra
vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era
smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è
cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la
paura!

Tant' è amara che poco è più
morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i'
v'ho scorte.

Marimba

Caro Durante (questo il nome vero),
uso la tua terzina cosi' pura
per dire al mondo cio' ch'io son davvero

Ho gia' trent'anni, ma non son matura
(e tutte qui diranno: che c'importa)
e di mestiere fo sceneggiatura.

Genua mi fe', ma ancora non son morta
e avendo, ahime', certezze inadeguate
di questo mondo strano aprii la porta.


Quando Dante dice che si ritrovo' per una selva oscura, intende dire che nel corso della sua vita, si trovo' a smarrire le certezze imbattendosi in quella selva oscura che rappresenta l'errore e la perdizione.
Quindi un richiamo alla propria situazione personale.
Il tema dell'uomo, quindi e di tutte le problematiche che sempre gli si parano e pareranno davanti.

Da qui una meta-temporalita' del messaggio dantesco.

Ma vediamo la nostra poetessa.

Caro Durante (questo il nome vero),
uso la tua terzina cosi' pura
per dire al mondo cio' ch'io son davvero


In questa terzina l'autrice, innanzitutto elogia il talento poetico di Dante quando pronuncia l'aggettivo "pura",
ed in questa attribuzione definisce mirabilmente con una sola parola, quell'aggettivo, appunto, la portata artistica dell'opera dantesca.

Grande, questa poetessa, usa un linguaggio semplice che possiede contemporaneamente un'espressivita' immensa.

Per dire al mondo cio' ch'io son davvero.
Dire al mondo, cioe' comunicare un tema .
Era la missione di Dante, e' quella di Marimba.

Mentre Dante esprime un tema religioso-cristiano, Marimba volutamente "restringe" l'ambito semantico ed espressivo nella parte "per dire al mondo cio' ch'io son davvero".

Per parlare cioe' agli altri della propria realta'.

Ma e' una restrizione argomentale che nulla toglie alla riuscita del suo componimento.
Anzi, un modo diverso rispetto a quello dantesco di vedere la propria storia.

Ahi quanto a dir qual era è
cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la
paura!

Ritornando un attimo a Dante,troviamo tutto l'obbrobrio che egli esprime per quest'incontro con l'ambiguita' e l'errore della tentazione.

E ritornando ancora a Marimba

Ho gia' trent'anni, ma non son matura
(e tutte qui diranno: che c'importa)
e di mestiere fo sceneggiatura.

Genua mi fe', ma ancora non son morta
e avendo, ahime', certezze inadeguate
di questo mondo strano aprii la porta.


L'autrice si presenta e compie un'azione letteraria diversa rispetto a Dante: mentre Dante focalizza l'attenzione sulla selva simbolica, l'autrice presenta se' stessa per narrare in sintesi i tratti fondamentali della sua vita,(fo'sceneggiatura), probabilmente allude al proprio lavoro, ma potrebbe riferirsi a qulcos'altro di piu' ermetico.

E di questo strano mondo aprii la porta.

Anche qui c'e' un mistero simbolico: questo mondo della vita, oppure il mondo della sceneggiatura.

Resta di fatto che in un modo o nell'altro lo svolgimento poetico-letterario conferito dall'autrice alla propria opera e' originale e pregevole.

Ritorniamo ancora a Dante

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate'.

Ed adesso a Marimba

Perdete ogni speranza o voi ch'entrate"
un di' m'avventurai un po' con timore
in questo luogo di lelle intemerate.

Li' vi manifestai un po' del mio amore
in cambio ricevetti molto affetto
condito con una punta di rancore.

Egocentrismo? beh, certo, lo ammetto
chi e' senza fallo, si', scagli il suo sasso:
sol chi non ha niente da dire ne ha difetto.


Forse saro' compagna a Satanasso
come dicono alcune delle amiche.
Io non ragiono di lor ma guardo e passo.


C'e' un parallelismo tra i due poeti:

Mentre Dante esprime l'irreversibilita' di un luogo che e' senza ritorno in quanto sede di dannazione eterna, Marimba utilizza la celeberrima frase per sintetizzare ancora una volta quella che e' una propria esperienza personale mettendo al centro la propria persona tra vicende ampiamente positive con taluni ritorni negativi.

Da qui la probabile critica-polemica da parte di sue amiche, trattate dall'autrice secondo la logica dantesca del guardare e passare.

Il parallelismo tra i due componimenti offre in realta' grandi spunti di riflessione, poiche' entrambi i lavori vertono su due situazioni analoghe, la vicenda dantesca, una letteraria riflessione, come gia' detto sulle prerogative della vita secondo la cristianita' e la vicenda dell'autrice: una equlibrata raffigurazione della propria storia che in definitiva non ha nilla a che invidiare all'epopea dantesca.

Il grande teatro della vita e' lo stesso per tutti e l'autrice ne coglie tanto simpaticamente quanto acutamente alcuni risvolti.

13
marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
Miiiiiiii!!! Se posso chiosar la chiosa, questa è assai più pregevole del contenuto a cui si applica... Mi fa pensare ad Umberto Eco quando recensiva cose minime tipo un francobollo o la lista della spesa. Ma magari sei proprio Eco, e dunque questa è la tua valle!
Bon, a questo punto forse posso continuare a sfidare la tolleranza di chi legge. Eccovi il secondo canto:

La poesia, il talento e l'analisi 01-015b

L'UMANA TRAGEDIA
Canto Secondo - Natura e Idee

Dubbi su cosa son, ne ho avuti tanti
donna di certo si', completamente
con le mie insicurezze, risa e pianti.

Ma se da piccola amavo follemente
contrasti rudi e compagnie maschili
ora mi pare di amar nascostamente

sapori e odori del tutto femminili.
Che cosa devo dire, saro' strana,
come mi dicon le persone vili?

Mi si gabella per anticristiana
per quei pochi scherzucci di dozzina
blasfema, empia, eretica e pagana

perche' metto le birbe alla berlina
e me la prendo con i lestofanti
che l'Italia vorrebbero in Ruina.

Scherza coi fanti non scherzar coi santi
dice Brunella amica in buonafede:
facile, di santi poi non ce n'e' tanti...

Solo l'opacita' di chi non crede
puo' rimestare a suo piacer le acque
superstizione unendo con la fede.


nascondersi

14
The Royal
The Royal
Viandante Storico
Viandante Storico
@marimba ha scritto:

Miiiiiiii!!!

Ciao Marimba: ti ringrazio .

Se permetti proseguo domani :ora mi dedico ad altri temi , per staccare un attimo.

Se ritieni di commentare le mie (poesie?) sara' un dono ben accetto. La poesia, il talento e l'analisi 104708 La poesia, il talento e l'analisi 104708 La poesia, il talento e l'analisi 104708

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The Royal
The Royal
Viandante Storico
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@marimba ha scritto:

Dubbi su cosa son, ne ho avuti tanti
donna di certo si', completamente
con le mie insicurezze, risa e pianti.

Ma se da piccola amavo follemente
contrasti rudi e compagnie maschili
ora mi pare di amar nascostamente

sapori e odori del tutto femminili.
Che cosa devo dire, saro' strana,
come mi dicon le persone vili?

Mi si gabella per anticristiana
per quei pochi scherzucci di dozzina
blasfema, empia, eretica e pagana

perche' metto le birbe alla berlina
e me la prendo con i lestofanti
che l'Italia vorrebbero in Ruina.

Scherza coi fanti non scherzar coi santi
dice Brunella amica in buonafede:
facile, di santi poi non ce n'e' tanti...

Solo l'opacita' di chi non crede
puo' rimestare a suo piacer le acque
superstizione unendo con la fede.


nascondersi

Trovo che si addica molto la scatoletta con dentro la faccina che emerge a meta'.
I versi in questione non devono essere intesi come esprimenti un contenuto evidente e palese.

Sono "semanticamente", cioe' dal punto di vista del significato difficili e l'interpretazione potrebbe essere molto piu' ardua di quanto possa emergere ad una prima lettura.

Lo stile rimane assolutamente dantesco,ma il contenuto si avvia su una strada ben diversa dal poema dantesco:mentre Dante ,come gia' detto trasmette un valore cristiano,la poetessa di cui sopra pur utilizzando con assoluta pertinenza il fraseggio dantesco compie piu' operazioni espressive sia personali che inerenti all'etica ed alla pretesa legittimita' di un'ipocrisia che pretenderbbe di pesare il valore delle legittime prerogative di ognuno e nel caso specifico delle sue.

Dubbi su cosa son, ne ho avuti tanti
donna di certo si', completamente
con le mie insicurezze, risa e pianti.

Ma se da piccola amavo follemente
contrasti rudi e compagnie maschili
ora mi pare di amar nascostamente

sapori e odori del tutto femminili.


Nella prima terzina l'autrice apre con un interrogativo su se' stessa, il quale, da una parte ,proprio per la condizione di interrogativo, e' una realta' poeticamente prestantesi alle finalita' di una poesia:

il tema del dubbio, niente di piu' tipico e classico su cui poetare.
Ma dall'altra ha una portata inquietante che il componimento esprime in tutta la sua suggestione, ma di cui il significato puo' essere cosi' complesso e misteriosamente arcano da non poter essere commentato da chichessia.

Una domanda che la poetessa fa' ricadere su di se' e la cui portata riguarda solo ed esclusivamnte lei.
Cio' che e' commentabile e' la profondita' ed il senso di insondabile immensita' che le prime due terzine esprimono felicemente.

In particolare la seconda terzina

Ma se da piccola amavo follemente
contrasti rudi e compagnie maschili
ora mi pare di amar nascostamente

sapori e odori del tutto femminili.


esprime in modo ancora piu' nitido e limpido sensibilita' personali che da una parte sono elevate all'onore della poesia,dall'altra, non concedono nessun fianco esegetico al od ai commentatori.

Una ulteriore prova di questa legittima insindacabilita' , emerge proprio dall'avverbio "nascostamente" che la poetessa utilizza per esprimere tutta l'esclusivita' dei propri gusti, ma allo stesso tempo, restando questa realta' avvolta nel magico mistero, viene proprio da lei poeticamente inquadrata e decantata.

Un cimento di bravura che si concretizza in un incantesimo letterario solo da ascoltare, senza pensare poterlo raggiungere.

Svanirebbe, per gli estranei.

Che cosa devo dire, saro' strana,
come mi dicon le persone vili?

Mi si gabella per anticristiana
per quei pochi scherzucci di dozzina
blasfema, empia, eretica e pagana

perche' metto le birbe alla berlina
e me la prendo con i lestofanti
che l'Italia vorrebbero in Ruina.

Scherza coi fanti non scherzar coi santi
dice Brunella amica in buonafede:
facile, di santi poi non ce n'e' tanti...

Solo l'opacita' di chi non crede
puo' rimestare a suo piacer le acque
superstizione unendo con la fede.


Questa seconda parte del componimento e' ancora piu' ermetica della prima.

Una semplicita' apparente come punta di un iceberg pieno di mille contenuti e significati:
l'attributo di vile, rivolto a tutti coloro che giudichino senza aver il coraggio di confrontarsi con l'autrice sui suoi punti di vista.

"Mi si gabella per anticristiana", cioe' mi si "tassa", mi si fa' passare per una persona dall'anticonformismo scomodo solo perche' io dico pane al pane e vino al vino.

Un merito che emerge da solo senza il bisogno di commenti.
E seguono i riferimenti diretti.

Solo l'opacita' di chi non crede
puo' rimestare a suo piacer le acque
superstizione unendo con la fede.


E qui c'e' il ritorno di un tema in stile dantesco, ritorno che avviene nel contenuto e nella forma.

Cioe' la mediocrita' di chi non abbia valori, anche cristiani, e' lo strumento per ergersi a giudice utilizzando prorpio quella pretesa fede di cui il potenziale giudicante medesimo e' tiepido e contraddittorio detentore.

La dignita' di questa composizione e' a mio avviso tale da contenere un "corpus" di valori sia oggettivi, sia personalizzati, che potrebbero tranqillamente farla paragonare senza complessi d'inferiorita' letteraria ad altri componimenti storicamente piu' noti.

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marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
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Sono stordita da commenti così generosi per quella che è tutto sommato una parodia. Penso quindi di dovere una spiegazione del mio apparente ermetismo: il "poema" è stato scritto tre anni fa come risposta alle critiche di qualche utente di un forum femminile nei confronti di certe mie posizioni politiche. Vi si trovano quindi riferimenti a quel clima, con qualche ripicca più o meno scherzosa. Le allusioni sono quindi misteriose per i più, ma trasparenti per coloro a cui erano dirette.
Che il tutto appaia come un esercizio di vanità e di egocentrismo è nel conto. D'altra parte anche Dante, nel suo piccolo, non era da meno...

La gabella era ovviamente una citazione del Giusti.

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marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
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A questo punto, senza voler esigere commenti così approfonditi che stremerebebro il buon Royal, vi propino il seguito:

L'UMANA TRAGEDIA
Canto Terzo - L'infanzia

Era la ninna nanna di mia mamma:
"Questa di Marinella è storia vera"
la pretendevo, se no scoppiava un dramma...

"che scivolò nel fiume a primavera"
mentre Re Carlo tornava dalla guerra
anch'egli al sole della calda primavera.

Tornavo a casa, ohime', sporca di terra
avevo sempre una paletta in mano
mentre mio zio coglieva i fiori nella serra.

Saro' un automa, un clown, un tipo strano
forse son l'invenzione di un poeta
un bluff, un bip, un cesso, un caso umano

un software, un bulldog, un anacoreta
la contaballe che non sa mentire
una sciacquetta, falsa, un'acquacheta...

queste le cose c'ho sentito dire.
S'io parlo ancor di me, non sara' un caso
risponder tocca a di due iene l'ire.

Nelle cose che contan, vado a naso
anche se a volte prendo cantonate.
Ora la smetto se no... vo' fuor dal vaso.


nascondersi

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The Royal
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Viandante Storico
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Essendo emersa questa conterraneita' ad esempio con Marimba, trovo significativo postare qui un sua composizione, commentarla e contemporaneamente riflettere sulla nostra condizione di liguri.

La poesia di Marimba e' questa.

IL MIO PAESE - 2

Sempre caro mi fu quest'irto colle
e questo piatto di lasagne al pesto
che mamma preparo' pel desinare
pel di' di festa con sapienza rara.

Ma sedendo e mirando al borgo antico
scorgo fra i campi lo stretto sentiero
che fra mura muscose il passo spinge
Si' che lo spirto s'allieta e il cor sospira
(ma quando kakkio arrivo in su la cima?)

La costa ora risuona i versi lievi
di mareggiata stanca e grigi flutti.
Or di merenda giunta e' quasi l'ora
nutella o miel d'acacia e' il dubbio cruccio

ma l'animo mio geme al sol pensiero
di una torta di mele con le uvette
di un pan di spagna con i savoiardi
di un castagnaccio ornato di pinoli
di un panforte all'anice e canditi
come suole nel natio suolo affondar morsi

E il naufragar nel dolce bello appare.

Ne eseguo il commento e quasi contemporaneamente la riflessione.


Sempre caro mi fu quest'irto colle
e questo piatto di lasagne al pesto
che mamma preparo' pel desinare
pel di' di festa con sapienza rara.

Premesso che la poetessa ha voluto infondere ironia ed umorismo nella propria composizione, e' opportuno rilevare che l'autrice abbia un merito indiscusso: quello di rendersi profondamente simpatica e singolarmente casareccia.

Un talento che passa attraverso a quella regionalita' che noi liguri incarniamo molto bene evidenziando i nostri medesimi tratti caratteristici che come la poetessa dice sono il richiamo alla particolare configurazione geografica, e per spassoso accostamento le lasagne al pesto.

Il pesto : il nostro nettare degli dei, il nostro motivo conduttore;
una prelibata e magica salsa di cui noi andiamo orgogliosi e che talvolta "violentiamo" come per la verita' ha fatto il sottoscritto andandola a comprare all'hard-discount.

Ma i miei conterranei mi perdoneranno per questo gesto: ragioni di tempo e di velocita'.
Ritorniamo a Marimba ed alla sua poesia.

Ma sedendo e mirando al borgo antico
scorgo fra i campi lo stretto sentiero
che fra mura muscose il passo spinge
Si' che lo spirto s'allieta e il cor sospira
(ma quando kakkio arrivo in su la cima?)

Nel secondo passo, troviamo la descrizione vera e proprio del luogo, descrizione che peraltro risulta chiara.

Da notare la frase finale: (ma quando kakkio arrivo in su la cima?)

Una nuova dose di umorismo si riversa sul lettore: la poetessa si interroga sul tempo che impieghera' per raggiungere la cima e farcisce la frase con quel divertente "kakkio", quasi che volesse trasformare quella parola in una sorta di personale licenza poetica.

La costa ora risuona i versi lievi
di mareggiata stanca e grigi flutti.
Or di merenda giunta e' quasi l'ora
nutella o miel d'acacia e' il dubbio cruccio

In questa quartina, tutto l'equlibrio poetico viene espresso in una duplice situazione.
Da una parte la descrizione del paesaggio fatto assurgere dall'autrice ad autentico passo poetico di pregio
e dall'altro il volutamente pacchiano richiamo alla merenda ed alla sua composizione.

Ma sappiamo bene che Marimba e' capace di ben altre ispirazioni e creazioni.

Questa banalizzazione voluta e' un gioco di chi conosce la poesia e ne usa a proprio piacimento la valenza espressiva.

E poi il finale

ma l'animo mio geme al sol pensiero
di una torta di mele con le uvette
di un pan di spagna con i savoiardi
di un castagnaccio ornato di pinoli
di un panforte all'anice e canditi
come suole nel natio suolo affondar morsi

E il naufragar nel dolce bello appare.

La decantazione delle nostre specialita' delle quali noi siamo fieri, poich ì la nostra fierezza e' l'altra faccia di una medaglia difficile da indossare: l'accettazione di una cucina fantasiosa ma sostanzialmente povera.

"come suole nel natio suolo affondar morsi"

Questo passaggio e' mirabile: i dolci si identificano con il suolo natio, cioe' la Liguria.

E adesso andiamo di nuovo oltre la poesia di Marimba.

Io credo che essere Liguri, sia piu' che una regionalita': forse e' una nazionalita' vera e propria ;
non a caso molti avanzano l'idea che il dialetto genovese sia in realta' una lingua.
Ed in effetti a guardarlo scritto si ha la sensazione di un qualcosa che possieda un'anima ed un'intima essenza proprie ed originarie.

Per i non liguri si tratta di un linguaggio quasi incomprensibile pervaso da un magico ermetismo che sembra provenire da una lingua remota ed arcana.

Una lingua nata cioe' da una situazione storica basata sull'avventura della navigazione, e quindi da buoni naviganti, abbiamo assorbito parole da lingue provenienti un po' da tutte le parti del mondo: vedasi la parola "pan", cioe' pane che in cinese si pronuncia allo stesso modo ed ha lo stesso significato.

Parlavo di una sorta diu austerita' psicologica di noi liguri: possiamo essere socievoli, ma nello stesso tempo chiusi ed intimamente irraggiungibili poiche' ci portiamo dentro l'immenso patrimonio comunicativo che abbiamo assorbito un'po' da tutto il mondo.

Noi popolo ligure: austeri, regali, ma nello stesso tempo alla mano.
Cosi' alla mano che i nostri avi, qui a Sestri Levante erano soliti lasciare sempre le chiavi dentro la serratura della porta di casa affinche' gli amici potessero tranquillamente entrare per salutare.

E ci si sarebbhe arrabbiati pure se qualcuno avesse omesso di lasciare quelle chiavi nella serratura.

Era quella la civilta' del vivere con l'onesta' nel cuore.

E quindi, quale migliore omaggio alla Liguria se non quello di tradurre i .brano di Marimba in genovese?

Eccolo dunque trasposto nella "natia" lingua.

Sempre caa a l'e' steta quest'aerta culinna
e stu tundu de lasagne au pestu
che a mumma' a l'ha allestiu pe mangiae'
pou giurnu de festa cun unna bravua rea.

Ma standu assettae e dandu a mente au paise veggiu
veddu tra e cianne in strasettu streitu
cu ne fa' annae sciu in mesu all'erbin

E dunca l'anima a giuisce e u coeu u suspie
(ma quande cassu g'arrivu lassciu' in simma?)

In ta costa sentimmu a mareggiaa cun ae unde gixie.
L'e' quexi l'ua da merenda
nu so se' mangiae a nutella o l'ammee d'acacia

ma mi me cummoevu a pensae
a inna turta de meie cun l'uveta
au pan de spagna cui bescoeti
au castagnasu cui pinnoeu
au panforte all'anixe cui candii
u me paa d'addentae a mee tera.

U me paa belu perdime in ti sti dusci.


E mi, U Royal sun chi cu me' vegne da cianse........
Traduzione:Ed io, The Royal sono qui che mi sto' commovendo.

E per un ligure altro non potrebbe essere che cosi'.

sad sad sad

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marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
Sun zeneise, risu reu, strinsu i denti e parlu ciaeu.

Rispondo allora, come già ho osservato,
val più il commento che il verso commentato.
Dedico dunque al mio buon chiosatore
un mio sonetto con qualche timore.
E se il verso non sarà gradito
spero almeno che metta appetito.

Omaggio a Carducci

IL MIO PAESE - 3

O cappelletti cappelletti miei
col brodo, o con la panna od il ragu'
o volentieri io si' vi rivedrei
come ai bei giorni del tempo che fu.

Che dir poi della pasta ai broccoletti,
fedeli amici di mia gioventu'
o dei tortelli, ravioli o pur spaghetti
con salvia e burro e grana ancor di piu'.

Rimembrar poi m'e' grato il minestrone,
coi porri, la cicoria ed i borlotti
od il risotto con il salsiccione
e pezzi di pancetta, ma ben cotti...

Come dimenticar pasta e zucchine,
con ceci, oppur patate o fagiolini
(cornetti, dite voi donne prealpine)
le penne, od i fusilli o i tagliolini

Od il risotto con lo zafferano
o ai quattro formaggi, o al rosmarino
il cui odor ti giunge da lontano
e il sapor t'appare sopraffino.

Fave col pecorino, o la fontina
rucola con arrosto di tacchino
asparagi e frittata, o robiolina
manzo, brasato, lattuga e stracchino
uova al cereghin, patate e vino
rapanei remulass, barbabietole e spinass
appena al prezzo di tre palanche al mass.


La poesia, il talento e l'analisi 02

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The Royal
The Royal
Viandante Storico
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Vorrei un attimo riflettere su questa significativa poesia di Luca Canetti

Segreto del poeta

Con immensa gioia
ti accarezzo il dito
e ti guardo con
dolcezza mentre
metti nelle mie mani
l'inesauribile segreto
della tua unicità.

Si tratta a mio avviso di un pezzo d'arte in miniatura che da una parte presenta tutte le caratteristiche letterarie proprie della poesia, mentre dall'altra si evolve artisticamente nella prosa parando il lettore davanti ad una situazione ovattata e circondata da un velo di una dolcezza tanto struggente quanto misteriosa.

Alla base troviamo il tema dell'amore e del corteggiamento ma il quadro che l'autore riesece a comporre letterariamente e' una moderna ode di intima passione e di adorazione rapita.

L'autore apre con una emozione. L'immensa gioia di accarezzare un dito.
Un gesto di una elementarieta' estrema, ma ello stesso tempo polarizzatore di tutta la passione che il poeta nutre per la donna in questione.

Ma cio' che e' mirabile in questo passaggio e' il fatto che l'autore abbia trasformato l'impeto e l'irrazionalita' dell'amore nella descizione di una scena pacata e luminosa: il poeta appunto che accarezza il dito della donna amata.
E da qui, appunto il talento dell'autore.

E ti guardo con dolcezza.....
un'altra trasposizione riuscita e talentuosa: guardare con dolcezza. Un comportamento alla base dell'apprezzamento femminile nei confronti del corteggiatore.

Essere guardate con dolcezza rappresenta per la donna la consumazione di tutti i propri desideri, l'arcobaleno alla fine dei propri sogni.

Ed il poeta sancisce artisticamente questo desiderio facendone uno dei motivi della composizione.

.........mentre metti nelle mie mani l'inesauribile segreto della tua unicita'.
Ecco un significativo esempio di dichiarazione amorosa alla donna: dirle che ella e' unica.

Il poeta cesella questa dichiarazione attraverso due parole magiche: inesauribile e segreto.

Inesauribile: sembra una misteriosa fonte di quell'incantesimo che ha rapito l'autore e segreto.
Quel segreto appunto che la donna mette nelle mani dell'autore e che egli ha decantato poeticamente.
Un dito della mano. Il tocco magico cioe' di quella donna che l'ha conquistato.

Bella, bellissima poesia il cui svolgimento e' lineare e semanticamente compatto.

21
The Royal
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Viandante Storico
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C'e' un'affascinante composizione dell'amico Sogno Infranto che avendo catturato la mia emotivita' e la mia sensibilita', e' degna di un'analisi approfondita che possa onorarla per tutto quanto essa meriti. Ecco il brano

Solevi stare per ore assorto nei tuoi pensieri,seduto a quel grande tavolo di pietra.
Dall'alto della tua rocca tu vegliavi su tutti noi con il tuo sguardo fiero, lo sguardo di un aquila.
O mio mentore,mio caro amico dove sei ora

quante battaglie di fianco a fianco vissute
quanti banchetti e serate in taverna a tracannar litri e litri di buon sidro tra battute scanzonate e allegre risate
"Dove sono cavallo e cavalliere? sono passati come vento tra le montagne,come il sole che tramonta ad ovest.."
Ricordo come fosse ieri quelle parole nella mia mente, la grande fiducia che riponevi in me.
Furono tanti i guerrieri che condussi al tuo cospetto, e tanti ne addestrai per renderli saldi alla nostra nobile causa.
Ti avrei seguito dovunque tu me l'avessi chiesto, da fratello a fratello vostro nella vita e nella morte.


Ogni volta che la leggo perdo letteralmente l'orizzonte del traguardo al quale sia in grado di arrivare questo cimento di bravura tempestato di pietre preziose in cui l'autore ha infuso il soffio della divina maesta'. Il brano ruota sostanzialmente attorno ad un nobile privilegio:quello di essere amico di un re.E'come essere amici della divinita'. Una amicizia sentita che ha trasportato l'autore al dila' della condizione umana per collocarlo nell'empireo della regalita' piu irraggiungibile.Una condizione unica che solo a lui e' concessa.
Analizziamo i primi tre versi

Solevi stare per ore assorto nei tuoi pensieri,seduto a quel grande tavolo di pietra.
Dall'alto della tua rocca tu vegliavi su tutti noi con il tuo sguardo fiero, lo sguardo di un aquila.
O mio mentore,mio caro amico dove sei ora

Qui l'autore usa volutamente l'imperfetto per conferire una maggiore suggestione alla descrizione di quella realta':un re in meditazione davanti ad un tavolo di pietra:da notare l' "idea" del tavolo di pietra; sembra che l'autore voglia trasmettere a tutti un senso di remota antichita' e medioevalita'.Non a caso parla di una rocca.

quante battaglie di fianco a fianco vissute
quanti banchetti e serate in taverna a tracannar litri e litri di buon sidro tra battute scanzonate e allegre risate
"Dove sono cavallo e cavalliere? sono passati come vento tra le montagne,come il sole che tramonta ad ovest.."

Non ci sono parole per riuscire a commentare questo tratteggio visivo la cui bellezza poetica e' semplicemete rinchiusa in due immagini dalla suggestione impareggiabile ed irraggiungibile:il vento tra le montagne ed il sole che tramonta ad ovest. Poesia pura semplicemente che possiede in se stessa la propria giustificazione.


Ricordo come fosse ieri quelle parole nella mia mente, la grande fiducia che riponevi in me.
Furono tanti i guerrieri che condussi al tuo cospetto, e tanti ne addestrai per renderli saldi alla nostra nobile causa.
Ti avrei seguito dovunque tu me l'avessi chiesto, da fratello a fratello vostro nella vita e nella morte.


Un' altra condizione nobile riservata all'amico che si e' sentito glorificato dall'apprezzamento di un re che dell'amico ha conosciuto il valore, la lealta' e la destrezza.Un amico che addestrava i regali guerrieri.Regali guerrieri: mai venne concepita nella mente di un poeta un concetto di cui l'autore sia stato a pieno titolo cosi' fiero.Per il bene della causa asserve la volonta' del re-amico che forse e' un fratello ideale.Tutta la composizione e' pervasa dal valore della fedelta', un valore la cui portata trascende ogni possibile limite e va oltre la concezione di legame umano nei confronti dell'autorita' di un re. Si tratta di una fedelta' aurea ed orfica ; la fedelta' in definitiva a se stessi, orgogliosi di credere che la nostra vita ed il nostro inesauribile sacrificio siano l'anticamera del paradiso dei grandi condottieri. Un'opera unica che non ci si stanca mai di leggere. E' come avere davanti agli occhi una spada tempestata di smeraldi e rubini nascosta in una montagna irraggiungibile.L'autore l'ha tirata fuori mostrandocela nel suo glorioso splendore. Posto adesso per onorare questo capolavoro di pienezza un brano che ne esprime l'ineffabile magniloquenza; I maestri cantori di Norimberga di Richard Wagner.


22
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Scovo per caso questa discussione; non l'avevo mai letta.
Troppo elevata e colta per me che sono nessuno.
E i "Maestri cantore di Norimberga" furono il mio canto del Cigno al S.Carlo.
L'unica volta che ci sono andato da esigente "loggionista".
L'unica volta che non ho retto un'opera lirica fino in fondo e sono andato via.
La prima volta che ho capito i miei angusti limiti.
E la poesia?... ne so ancor di meno! ma fortunatamente,
ho campato lo stesso settant'anni, e son contento.

Non intervenire, dunque, mi direte, e invece no.
Protervia, presunzione e tracotanza
mi spingono lo stesso a dir la mia.
Piglierò fischi, certo, ma che importa?
schietto sarò stato, come sempre, e vivaddio!

---------------------------


Due righe

Due righe brevi col finale uguale,
due righe brevi col rumore dentro
un palpito d’amore singhiozzato
lagrime amare che non sanno uscire.

Cose non dette, passioni non patite
sogni perduti e sogni mai sognati.
Io metto queste cose tutt’assieme
fò una poesia e non ci penso più.



Lucio Musto 26 settembre 2007

23
marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
@Lucio Musto ha scritto:Due righe brevi col finale uguale,
due righe brevi col rumore dentro
un palpito d’amore singhiozzato
lagrime amare che non sanno uscire.

Cose non dette, passioni non patite
sogni perduti e sogni mai sognati.
Io metto queste cose tutt’assieme
fò una poesia e non ci penso più.

[/color][/size]
Due righe sì (ma poi furono otto)
finali uguali (ma poi furon diversi)
ma poesia pura in questo tuo strambotto
sogni sognati in deliziosi versi.


MB 21.9.10

24
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@marimba ha scritto:
@Lucio Musto ha scritto:Due righe brevi col finale uguale,
due righe brevi col rumore dentro
un palpito d’amore singhiozzato
lagrime amare che non sanno uscire.

Cose non dette, passioni non patite
sogni perduti e sogni mai sognati.
Io metto queste cose tutt’assieme
fò una poesia e non ci penso più.

[/color][/size]
Due righe sì (ma poi furono otto)
finali uguali (ma poi furon diversi)
ma poesia pura in questo tuo strambotto
sogni sognati in deliziosi versi.


MB 21.9.10

sono contento delle tue parole
quello che conta infatti nel poetare
è solo il senso del "rumore dentro"

25
Sogno_infranto
Sogno_infranto
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@The Royal ha scritto:C'e' un'affascinante composizione dell'amico Sogno Infranto che avendo catturato la mia emotivita' e la mia sensibilita', e' degna di un'analisi approfondita che possa onorarla per tutto quanto essa meriti. Ecco il brano

Solevi stare per ore assorto nei tuoi pensieri,seduto a quel grande tavolo di pietra.
Dall'alto della tua rocca tu vegliavi su tutti noi con il tuo sguardo fiero, lo sguardo di un aquila.
O mio mentore,mio caro amico dove sei ora

quante battaglie di fianco a fianco vissute
quanti banchetti e serate in taverna a tracannar litri e litri di buon sidro tra battute scanzonate e allegre risate
"Dove sono cavallo e cavalliere? sono passati come vento tra le montagne,come il sole che tramonta ad ovest.."
Ricordo come fosse ieri quelle parole nella mia mente, la grande fiducia che riponevi in me.
Furono tanti i guerrieri che condussi al tuo cospetto, e tanti ne addestrai per renderli saldi alla nostra nobile causa.
Ti avrei seguito dovunque tu me l'avessi chiesto, da fratello a fratello vostro nella vita e nella morte.


Ogni volta che la leggo perdo letteralmente l'orizzonte del traguardo al quale sia in grado di arrivare questo cimento di bravura tempestato di pietre preziose in cui l'autore ha infuso il soffio della divina maesta'. Il brano ruota sostanzialmente attorno ad un nobile privilegio:quello di essere amico di un re.E'come essere amici della divinita'. Una amicizia sentita che ha trasportato l'autore al dila' della condizione umana per collocarlo nell'empireo della regalita' piu irraggiungibile.Una condizione unica che solo a lui e' concessa.
Analizziamo i primi tre versi

Solevi stare per ore assorto nei tuoi pensieri,seduto a quel grande tavolo di pietra.
Dall'alto della tua rocca tu vegliavi su tutti noi con il tuo sguardo fiero, lo sguardo di un aquila.
O mio mentore,mio caro amico dove sei ora

Qui l'autore usa volutamente l'imperfetto per conferire una maggiore suggestione alla descrizione di quella realta':un re in meditazione davanti ad un tavolo di pietra:da notare l' "idea" del tavolo di pietra; sembra che l'autore voglia trasmettere a tutti un senso di remota antichita' e medioevalita'.Non a caso parla di una rocca.

quante battaglie di fianco a fianco vissute
quanti banchetti e serate in taverna a tracannar litri e litri di buon sidro tra battute scanzonate e allegre risate
"Dove sono cavallo e cavalliere? sono passati come vento tra le montagne,come il sole che tramonta ad ovest.."

Non ci sono parole per riuscire a commentare questo tratteggio visivo la cui bellezza poetica e' semplicemete rinchiusa in due immagini dalla suggestione impareggiabile ed irraggiungibile:il vento tra le montagne ed il sole che tramonta ad ovest. Poesia pura semplicemente che possiede in se stessa la propria giustificazione.


Ricordo come fosse ieri quelle parole nella mia mente, la grande fiducia che riponevi in me.
Furono tanti i guerrieri che condussi al tuo cospetto, e tanti ne addestrai per renderli saldi alla nostra nobile causa.
Ti avrei seguito dovunque tu me l'avessi chiesto, da fratello a fratello vostro nella vita e nella morte.


Un' altra condizione nobile riservata all'amico che si e' sentito glorificato dall'apprezzamento di un re che dell'amico ha conosciuto il valore, la lealta' e la destrezza.Un amico che addestrava i regali guerrieri.Regali guerrieri: mai venne concepita nella mente di un poeta un concetto di cui l'autore sia stato a pieno titolo cosi' fiero.Per il bene della causa asserve la volonta' del re-amico che forse e' un fratello ideale.Tutta la composizione e' pervasa dal valore della fedelta', un valore la cui portata trascende ogni possibile limite e va oltre la concezione di legame umano nei confronti dell'autorita' di un re. Si tratta di una fedelta' aurea ed orfica ; la fedelta' in definitiva a se stessi, orgogliosi di credere che la nostra vita ed il nostro inesauribile sacrificio siano l'anticamera del paradiso dei grandi condottieri. Un'opera unica che non ci si stanca mai di leggere. E' come avere davanti agli occhi una spada tempestata di smeraldi e rubini nascosta in una montagna irraggiungibile.L'autore l'ha tirata fuori mostrandocela nel suo glorioso splendore. Posto adesso per onorare questo capolavoro di pienezza un brano che ne esprime l'ineffabile magniloquenza; I maestri cantori di Norimberga di Richard Wagner.




Royal io ti ringrazio con tutto il cuore,ma non credo di meritare tanto
Infondo era solo una dedica ad un vecchio amico che ora non c'è più

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