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xmanx
xmanx
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Un uomo entra in un caffè.

SPLASH pietra

Mio nonno.

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Amore, gioventù, liete parole,
cosa splende su voi e vi dissecca?
Resta un odore come merda secca
lungo le siepi cariche di sole.




(Sandro Penna)

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Je ne suis qu'un viveur lunaire
qui fait des ronds dans les bassins.

Jules Laforgue

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Pensa. Ne sei capace. Soprattutto non devi fuggire nel sonno-dimenticare i dettagli - ignorare i problemi - costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti - ti prego, pensa, svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato.

Sylvia Plath

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
C'è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C'è come un rosso nell'albero, ma è
l'arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch'essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d'un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Amelia Rosselli

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Quello che c'è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e cio' che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C'è senza dubbio chi ama l'infinito,
c'è senza dubbio chi desidera l'impossibile,
c'è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perchè io amo infinitamente il finito,
perchè io desidero impossibilmente il possibile,
perchè voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere...
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita...
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza...

Pessoa

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Poi aggiunse, certo rispondendo al suo proprio pensiero: - La vita, vedete, non è mai
né così buona né così cattiva come si crede.

Guy de Maupassant, Una vita

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
L'egual vita diversa urge intorno;
cerco e non trovo e m'avvio
nell'incessante suo moto:
a secondarlo par uso o ventura,
ma dentro fa paura.
Perde, chi scruta,
l'irrevocabil presente;
né i melliflui abbandoni
né l'oblioso incanto
dell'ora il ferreo battito concede.
E quando per cingerti lo balzo
-' sirena del tempo -
un morso appéna e una ciocca ho di te:
o non ghermita fuggì, e senza grido
nei pensiero ti uccido
è nell'atto mi annego.
Se a me fusto è l'eterno,
fronda la storia e patria il fiore,
pur vorrei maturar da radice
la mia linfa nel vivido tutto'
e con alterno vigore felice
suggere il sole e prodigar il frutto;
vorrei palesasse il mio cuore
nei suo ritmo l'umano destino,
e che voi diveniste - veggente
passione del mondo,
bella gagliarda bontà -
l'aria di chi respira
mentre rinchiuso in sua fatica va.
Qui nasce, qui muore il mio canto:
e parrà forse vano
accordo solitario;
ma tu che ascolti, recalo
al tuo bene e al tuo male;
e non ti sarà oscuro.

Clemente Rebora

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Candido
Candido
Viandante Storico
Viandante Storico
- In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco.
- I nomi collettivi servono a fare confusione: "Popolo, pubblico...". Un bel giorno ti accorgi che siamo noi; invece credevi che fossero gli altri.
- La situazione politica in Italia è grave, ma non è seria.
- Fra 30 anni l'Italia non sarà come l'avranno fatta i governi, ma come l'avrà fatta la tv.
- I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?

Ennio Flaiano, a volte anticipatore dei tempi...

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lisandro
lisandro
Viandante Storico
Viandante Storico
L' autunno negli occhi, l'estate nel cuore,
La voglia di dare, l' istinto di avere.
E tu, tu lo chiami amore e non sai che cos'è.
E tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi perché.

- De André.

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Così, si era svegliata tutta infreddolita. E, a parte il freddo, non aveva più sonno. La mente era lucida e gli occhi si rifiutavano di tornare a chiudersi.

(C.Cassola, Fausto e Anna)


Bagaglio di Parole - Pagina 4 Malcol12


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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Le colline digradano nel bianco.
Persone o stelle
mi guardano con tristezza, le deludo.

Il treno lascia dietro una linea di fiato.
Oh lento
cavallo color della ruggine,

zoccoli, dolorose campane.
E' tutta la mattina che
la mattina sta annerendo,

un fiore lasciato fuori.
Le mie ossa racchiudono un'immobilità, i campi
lontani mi sciolgono il cuore..

Minacciano
di lasciarmi entrare in un cielo
senza stelle né padre, un' acqua scura.

Sylvia Plath

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lisandro
lisandro
Viandante Storico
Viandante Storico
In vista del litorale la strada prende la rincorsa, da un'ampia pianura verde continua a riapparire la distesa d'acqua, palme lagune mangrovie e tutti i detriti dei tropici, piccoli villaggi e insediamenti sfilano in un baleno, scorci veloci di altre vite che colpiscono la sua di striscio in una minuscola collisione di immagini.

- In una stanza sconosciuta, di Damon Galgut.

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Cenere79
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Essendo che si venne a trovare nel peggio del peggio
in quel fottuto istante dall’indicibile odore
d’esser carcassa per marcescente ormeggio
prese coscienza con rassegnato stupore

Denso il mare che non ondeggia più... Deriva finita

Era giunto infatti al porto dei rottami presi in ostaggio
da un vento insano e corrotto che piace solo a qualche uccello
e a riprova che non era un brutto sogno né un miraggio
urtò la banchina e subì un violento scrollo

Denso il mare che non ondeggia più... Deriva finita

E sentì una falla aprirsi e percepì un dileggio,
come se il mondo intero assistesse al suo tracollo
la chiglia del suo carattere si rivelò un lavoro greggio
che lo dette in pasto a quel mare forse mai satollo

Denso il mare che non ondeggia più... Deriva finita

E perso per perso si lasciò succhiare da quel melmoso peggio
accennando a un sorriso di ebete splendore
E riuscì a legarsi al marcescente ormeggio
per affogare impiccato. E senza ostentare dolore.

Denso il mare che non ondeggia più... Deriva finita

Bagaglio di Parole - Pagina 4 Dark_w10

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-William-
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@NinfaEco ha scritto:Davanti alla legge


Davanti alla legge sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere
alla legge. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire. L’uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà
possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no». Poiché la porta di ingresso alla legge è aperta come sempre e il guardiano si scosta un po’, l’uomo si china per dare, dalla porta, un’occhiata nell’interno. Il guardiano, vedendolo, si mette a ridere, poi dice: «Se ti attira tanto, prova a entrare ad onta del mio divieto. Ma bada: io sono potente. E sono solo l’ultimo dei guardiani. All’ingresso di ogni sala stanno dei guardiani, uno più potente dell’altro. Già la vista del terzo riesce insopportabile anche a me.» L’uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti; ma ora, osservando più attentamente il guardiano chiuso nella sua pelliccia, il suo gran naso a becco, la lungae sottile barba nera all’uso tartaro decide che gli conviene attendere finché otterrà il permesso. Il guardiano gli dà uno sgabello e lo fa sedere a lato della porta. Giorni e anni rimane seduto lì. Diverse voltetenta di esser lasciato entrare, e stanca il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopone a brevi interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande fatte condistacco, alla maniera dei gran signori, e alla fine conclude sempre dicendogli che non può consentirgli l’ingresso. L’uomo, che si è messo in viaggio ben equipaggiato, dà fondo ad ogni suo avere, per quanto prezioso possa essere, pur di corrompere il guardiano, e questi accetta bensì ogni cosa, pero gli dice: «Lo accetto solo perché tu non creda di aver trascurato qualcosa.» Durante tutti quegli anni l’uomo osserva il guardiano quasi incessantemente; dimentica che ve ne sono degli altri, quel primo gli appare l’unico ostacolo al suo accesso alla legge. Impreca alla propria sfortuna, nei primi anni senza riguardi e a voce alta, poi, man mano che invecchia, limitandosi a borbottare tra sè. Rimbambisce, e poiché, studiando per tanti anni il guardiano, ha individuato anche una pulce nel collo della sua pelliccia, prega anche la pulce di intercedere presso il guardiano perché cambi idea. Alla finegli s’affievolisce il lume degli occhi, e non sa se è perché tutto gli si fa buio intorno, o se siano i suoi occhi a tradirlo. Ma ora, nella tenebra, avverte un bagliore che scaturisce inestinguibile dalla porta della legge. Non gli rimane più molto da vivere. Prima della morte tuttele nozioni raccolte in quel lungo tempo gli si concentrano nel capo in una domanda che non ha mai posta al guardiano; e gli fa cenno, poiché larigidità che vince il suo corpo non gli permette più di alzarsi. Il guardiano deve abbassarsi grandemente fino a lui, dato che la differenzadelle stature si è modificata a svantaggio dell’uomo. «Che cosa vuoi sapere ancora?» domanda il guardiano, «sei proprio insaziabile.» «Tutti si sforzano di arrivare alla legge,» dice l’uomo, «e come mai allora nessuno in tanti anni, all’infuori di me, ha chiesto di entrare?» Il guardiano si accorge che l’uomo è agli estremi e, per raggiungere il suo udito che già si spegne, gli urla: «Nessun altro poteva ottenere di entrare da questa porta, a te solo era riservato l’ingresso. E adesso vado e la chiudo.»


Franz Kafka
1914
Considero questa la massima espressione fiosofico-narrativa prodotta da un essere umano. Ci feci anche un capitolo della tesi sopra. Veramente straordinaria. Ha riassunto migliaia di domande e interrogativi in mezza pagina. Eì un genio.

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ESSERE LIRICI

Perché non possiamo restare chiusi in noi stessi? Perché perseguiamo l'espressione e la forma, cercando di svuotarci di ogni contenuto e di disciplinare un processo caotico e ribelle? Non sarebbe più fecondo abbandonarsi allanostra fluidità interiore, senza preoccuparci dell'oggettivazione, limitandoci a godere di tutti i nostri ribollimenti, di tutte le nostre agitazioni intime? Ecco che allora vivremmo con un'intensità infinitamente ricca questo accrescimento interiore che le esperienze spirituali dilatano fino alla pienezza. Vissuti molteplici e differenziati si michierebbero creando un'effervescenza delle più feconde. Ne nascerebbe quindi una sensazione di attualità, di presenza complessa dei contenuti dell'anima, simile a un'ondata o a un parossismo musicale. Essere pieni di sé, non nel senso dell'orgoglio, ma della ricchezza, essere traagliati da un'infinità interiore e da un'estrema tensione significa ivere con una tale intensità da sentirsi morire di vita. E' così raro questo sentimeno, e così bizzarro che bisognerebbe viverlo gridando. Sento che dovrei morire di vita, e mi chiedo se abbia un senso cercarne la spiegazione. [to be continued. L'autore prima dice che forse non ha senso cercare di spiegare quello che ha detto di provare, poi invece offre la spiegazione, un po' contraddicendosi, come suo costume e intento. Ma per me ci si sarebbe potuti fermare qui, N.d W. ]

1934- Emil Cioran

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@cenere79 ha scritto:MESTRUO LIBERO SELVATICO (2)

capriccioso come la mia gatta preferita
e libero e selvatico uguale a lei
prima o poi ritorni da un viaggio lungo
e insieme ci troviamo
quasi spesso bene.

ogni mese una storia nuova
e un segno sul calendario
(un'orma di gatta
con un Uniposca viola).

penso deve essere proprio per questo
che non divento pazza in un giorno soltanto
che non ho ancora fatto a pezzi il postino
o che non mi innervosisce il tubare dei piccioni.

ho due certezze nella vita
oltre gli ombretti dai colori bizzarri:
la mia gatta preferita
e un flusso (ir)regolare.

dormo tranquilla nella mia stanza.


Questa è simpatica:D Vanitosa, un po' sensuale e un po' surreale:D

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Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.

Moby Dick

il libro che non mi stancherò mai di leggere, insieme a Il vecchio e il mare.

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-William-
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grande Ernest

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Mi sta guardando.
mi pare proprio che mi guardi, che si permetta di fissarmi il naso -
lei che sul teschio camuso non ha naso ...
che dite? che è inutile resisterle? Lo so.

Ma non si combatte solo per vincere.
No, è assai più bello quando è inutile.


Cyrano de Bergerac

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-William-
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Viandante Storico
Viandante Storico
@cenere79 ha scritto:o.

Ma non si combatte solo per vincere.
No, è assai più bello quando è inutile.


Cyrano de Bergerac

ma non è un po' un martirio combattere invano?:)

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Cenere79
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Eccoci qui, ancor soli. C'è un'inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto un gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo.


Morte a credito, Céline.

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.


Vincenzo Cardarelli

Bagaglio di Parole - Pagina 4 Untitl18

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
C'è fannullone e fannullone. C'è chi è fannullone per prigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c'è l'altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell'impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle cirscostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d'istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d'essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C'è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c'è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: "gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata", e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. "Ecco un fannullone" dice un altro uccello che passa di là, "quello è come uno che vive di rendita". Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. "Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!". Quel tipo di fannullone è come quell'uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile... Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede "Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.

V.van Gogh, Al fratello Theo

Bagaglio di Parole - Pagina 4 Van-go10

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