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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Allora fa’ che un incontro, una volta almeno, sia più resistente dei tuoi “non lo so”. Andare è emozione, le emozioni sono incredibili momenti ma capire quando fermarsi è un vero talento, ed è questo che crea i sentimenti_

(M. Bisotti)

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Lady Joan Marie
Lady Joan Marie
Viandante Storico
Viandante Storico
Nulla si sa, tutto si immagina. (Federico Fellini)

178
Megara
Megara
Viandante Storico
Viandante Storico
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d'onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d'alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l'alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

Saba

179
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Sono momenti belli: c'è silenzio
e il ritmo d'un polmone, se guardi dai cristalli
quella gente che marcia al suo lavoro
diritta interessata necessaria
che ha tanto fiato caldo nella bocca
quando dice buongiorno

è questa che decide
e son dei loro
non c'è altro da dire.

E questo cielo contemporaneo
in alto, tira su la schiena, in alto ma non tanto
questo cielo colore di lamiera
sulla piazza a Sesto a Cinisello alla Bovisa
sopra tutti i tranvieri ai capolinea
non prolunga all'infinito
i fianchi le guglie i grattacieli i capannoni Pirelli
coperti di lamiera?

È nostro questo cielo d'acciaio che non finge
Eden e non concede smarrimenti,
è nostro ed è morale il cielo
che non promette scampo dalla terra,
proprio perché sulla terra non c'è
scampo da noi nella vita.

da "La ragazza Carla" (E. Pagliarani)

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Quante sono le ore
per arrivare a domani
Madonna disperazione
mentre esce dal portone
si frega le mani.

Quanti bei baci
per coprire la tua pelle
Madonna disperazione
dopo le mani non fregarti anche le stelle.

Quante notizie buttate dentro
alla radio
Madonna disperazione
a mezzanotte entra ed esce
dall'armadio.

Quanta fame
per una pizza, una birra e un panino
Madonna disperazione senza farsi notare
si siede al tavolo di un ragazzino.

Una macchina butta canzoni
per due occhi tondi
come duecento lire
Madonna disperazione
gli occhi li ha chiusi
ma fa finta di dormire.

Quanto coraggio per sputare dai denti
un buonasera
Madonna disperazione
gli occhi ha nella borsa
e si sbuccia una pera.

Quanta nostalgia a pensare a qualcuno
che sta molto lontano
Madonna disperazione
ne approfitta e ti agguanta la mano.

C'è molta poesia
a stare zitti
se non si ha niente da dire
Madonna disperazione
corre a disfare la piega del letto
per andare a dormire

e la notte, la notte è finita
la notte è finita in un bicchiere di birra
e diventa più scura

Madonna disperazione
fa si con la testa
e fa finta di avere paura.

Che disastro esser convinti
di non credere più a niente
c'è madonna disperazione
che anche al buio
ti vede e ti sente

non avere niente da leggere
non avere da sognare
Madonna disperazione
è di spalle
e si comincia a pettinare.

Quanto potresti pagare
per non avere più la memoria
e non vedere
Madonna disperazione
mentre si strucca e poi si spoglia.

Ecco il giorno è finito
il quadro diventa perfetto
perché madonna disperazione
ha capito
e si infila nel letto.


Lucio Dalla

181
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Non tutti son capaci di cantare
E non a tutti è dato di cadere
Come una mela, verso i piedi altrui.
È questa la più grande confessione
Che mai teppista possa confidarvi.
Io porto di mia voglia spettinata la testa,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace nella tenebra schiarire
Lo spoglio autunno delle anime vostre;
E piace a me che mi volino contro
I sassi dell'ingiuria,
Grandine di eruttante temporale.
Solo più forte stringo fra le mani
L'ondulata mia bolla dei capelli.
È benefico allora ricordare
Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,
E che mi vivono da qualche parte
Padre e madre, infischiandosi del tutto
Dei miei versi, e che loro son caro
Come il campo e la carne, e quella pioggia fina
Che a primavera fa morbido il grano verde.
Per ogni grido che voi mi scagliate
Coi forconi verrebbero a scannarvi.
Poveri, poveri miei contadini!
Certo non siete diventati belli,
E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.
Capiste almeno
Che vostro figlio in Russia
È fra i poeti il più grande!
Non si gelava il cuore a voi per lui,
Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?
Adesso va girando egli in cilindro
E portando le scarpe di vernice.
Ma vive in lui la primigenia impronta
Del monello campagnolo.
Ad ogni mucca effigiata
Sopra le insegne di macelleria
Si inchina da lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
Ricorda l'odore del letame sui campi,
Pronto, come uno strascico nuziale,
A reggere la coda dei cavalli.
Amo la patria. Amo molto la patria!
Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.
Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,
E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.
Teneramente malato di memorie infantili
Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.
Come a scaldarsi al rogo dell'aurora
S'è accoccolato l'acero nostro.
Ah, salendone i rami quante uova
Ho rubato dai nidi alle cornacchie!
È sempre uguale, con la verde cima?
È come un tempo forte la corteccia?
E tu, diletto,
Fedele cane pezzato!
Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,
E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,
Col fiuto immemore di porte e stalla.
Come grata ritorna quella birichinata:
Quando il tozzo di pane rubacchiato
Alla mia mamma, mordevamo a turno
Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.
Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.
Fioriscono gli occhi in viso
Simili a fiordalisi fra la segala.
Stuoie d'oro di versi srotolando,
Vorrei parlare a voi teneramente.
Buona notte! buona notte a voi tutti!
La falce dell'aurora ha già tinnito
Fra l'erba del crepuscolo.
Voglio stanotte pisciare a dirotto
Dalla finestra mia sopra la luna!
Azzurra luce, luce così azzurra!
In tanto azzurro anche morir non duole.
E non mi importa di sembrare un cinico
Con la lanterna attaccata al sedere!
Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,
Mi serve proprio il tuo morbido trotto?
Io, severo maestro, son venuto
A celebrare i topi ed a cantarli.
L'agosto del mio capo si versa quale vino
Di capelli in tempesta.
Ho voglia d'essere la vela gialla
Verso il paese cui per mare andiamo.


(Confessioni di un teppista, Sergej Aleksandrovič Esenin)

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xmanx
xmanx
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
“… Immagino che sia proprio così la vita. Una lunga catena di attimi. E immagino che tutto ciò che si può fare è cercare di viverli uno per uno, senza star troppo a pensare a quelli appena trascorsi o che stanno per arrivare… ”

L'uomo che sussurrava ai cavalli (e questi non capivano una mazza) YES 

183
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
Voce mia tua chissà chiamare questo
Mia tua chissà la voce che chiamare
ventilato è suonar che ne discorre
in che pensar diciamo e siamo detti
vani smarriti soffi rauchi versi
prescritti da un voler che non si sa
disvoluto e alla mano intima incisi
segni qui divertiti disattesi
sensi descritti testi
d'altri che morti fiati
dimentichi 'n mia tua chissà la voce
Noi non ci apparteniamo È il mal de' fiori
Tutto sfiorisce in questo andar ch'è star
inavvenir
Nel sogno che non sai che ti sognare
tutto è passato senza incominciare
'me in quest'andar ch'è stato.

"L'mal de' fiori" (C.B)

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blane
blane
Viandante Storico
Viandante Storico
@Aleister ha scritto:Voce mia tua chissà chiamare questo
Mia tua chissà la voce che chiamare
ventilato è suonar che ne discorre
in che pensar diciamo e siamo detti
vani smarriti soffi rauchi versi
prescritti da un voler che non si sa
disvoluto e alla mano intima incisi
segni qui divertiti disattesi
sensi descritti testi
d'altri che morti fiati
dimentichi 'n mia tua chissà la voce
Noi non ci apparteniamo È il mal de' fiori
Tutto sfiorisce in questo andar ch'è star
inavvenir
Nel sogno che non sai che ti sognare
tutto è passato senza incominciare
'me in quest'andar ch'è stato.

"L'mal de' fiori" (C.B)

Meraviglioso "I fiori del male" ! Complimenti per la scelta!

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Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
@blane ha scritto:
@Aleister ha scritto:Voce mia tua chissà chiamare questo
Mia tua chissà la voce che chiamare
ventilato è suonar che ne discorre
in che pensar diciamo e siamo detti
vani smarriti soffi rauchi versi
prescritti da un voler che non si sa
disvoluto e alla mano intima incisi
segni qui divertiti disattesi
sensi descritti testi
d'altri che morti fiati
dimentichi 'n mia tua chissà la voce
Noi non ci apparteniamo È il mal de' fiori
Tutto sfiorisce in questo andar ch'è star
inavvenir
Nel sogno che non sai che ti sognare
tutto è passato senza incominciare
'me in quest'andar ch'è stato.

"L'mal de' fiori" (C.B)
Meraviglioso "I fiori del male" ! Complimenti per la scelta!
Ovviamente Carmelo Bene non intendeva imitare il capolavoro di Baudelaire ma arrischiare un'eccedenza rispetto una lingua poetica "autoriale" : "Sono da sempre stato privo d’ogni vocazione poetica intesa come mimesi elegiaca della vita come ricordo, rimpianto degli affetti-paesaggi, mai scaldato dalla ‘povertà dell’amore’, sempre nei versi del poema ridimensionato nella sua funzione di ‘amor facchino’, cortese o no. Riscattato dall’o-sceno demotivato, divino, svuotato una volta per tutte dell’affanno erotico nel suo ossessivo ripetersi senza ritorno".

186
blane
blane
Viandante Storico
Viandante Storico
Ora,cercando l'opera di Carmelo Bene,capisco che non ha niente a che vedere con la raccolta di poesie di Charles Baudelaire,ma bensì è in poema.
grazie per la delucidazione!

187
Aleister
Aleister
Viandante Storico
Viandante Storico
@blane ha scritto:Ora,cercando l'opera di Carmelo Bene,capisco che non ha niente a che vedere con la raccolta di poesie di Charles Baudelaire,ma bensì è in poema.
grazie per la delucidazione!
Figurati. Baudelaire è immenso, Rimbaud anche di più, primo poeta di una civiltà non ancora apparsa. Carmelo Bene è il paradosso di un scrittura in Voce, è l'impossibile.

188
PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Spleen
C.B.

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, e versa, abbracciando l'intero giro dell'orizzonte, un giorno nero più triste della notte;

quando la terra è trasformata in umida prigione dove la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala e picchiando la testa sui soffitti marci;

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, imita le sbarre d'un grande carcere, e un popolo muto d'infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo, simili a spiriti vaganti e senza patria, che si mettono a gemere ostinatamente.

- E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza piange; e l'atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

(Traduzione rivisitata tratta da: Remo Ceserani, Il materiale e l'immaginario, ed. Loescher)

189
PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
L'erba

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l’erba
diventa sentiero


(Blaga Dimitrova)

190
cinzia
cinzia
Viandante Storico
Viandante Storico
Le Parole distruggono e creano. Generano nuovi mondi, costruiscono muri o disegnano nuovi orizzonti.
Le parole aggiungono contorni ai pensieri e trasformano cio’ che non c’è in un progetto da realizzare.
Stephen Littleword, Nulla è un caso

191
Megara
Megara
Viandante Storico
Viandante Storico
Farewell happy fields
where joy for ever dwells: hail horrors, hail
infernal world, and thou profoundest hell,
receive thy new possessor: one who brings
a mind not to be changed by place or time.
The mind is its own place, and in itself
can make a heaven of hell, a hell of heaven.


(Milton, Paradise Lost)

192
cinzia
cinzia
Viandante Storico
Viandante Storico
Parole in gola

Avvolte teniamo le nostre parole in gola, si ha paura ad usarle, con il terrore che chi si ha davanti possa distruggerle…

Tu non esitare, chiudi gli occhi e continua a parlare!

(Ejay Ivan Lac)

193
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Così tosto come il bambino è nato, convien che la madre che in quel punto lo mette al mondo, lo consoli, accheti il suo pianto, e gli alleggerisca il peso di quell'esistenza che gli dà. E l'uno de' principali uffizi de' buoni genitori nella fanciullezza e nella prima gioventù de' loro figliuoli, si è quello di consolarli, d'incoraggiarli alla vita; perciocché i dolori e i mali e le passioni riescono in quell'età molto più gravi, che non a quelli che per lunga esperienza, o solamente per esser più lungo tempo vissuti, sono assuefatti a patire. E in verità conviene che il buon padre e la buona madre studiandosi di racconsolare i loro figliuoli, emendino alla meglio, ed alleggeriscano il danno che loro hanno fatto col procrearli. Per Dio! perché dunque nasce l'uomo? e perché genera? per poi racconsolar quelli che ha generati del medesimo essere stati generati?

Giacomo Leopardi

194
Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Adoro i torrenti e la musica che fanno.
E i ruscelli, nelle radure e nei prati, prima
che diventino torrenti.
Forse li adoro soprattutto
per la loro segretezza. A momenti dimenticavo
di dire qualcosa sulle sorgenti!
Può esserci una cosa più meravigliosa di una fonte?
Ma anche i grandi corsi d’acqua hanno il loro cuore.
E i luoghi in cui confluiscono nei fiumi.
Le foci aperte dei fiumi che sfociano nel mare.
I luoghi dove l’acqua con altra acqua
si confonde. questi luoghi mi si stagliano
nella mente come luoghi sacri.
Ma questi fiumi lungo la costa!
Li amo come alcuni amano i cavalli
o le donne affascinanti. ho un debole
per questa acqua veloce e fredda.
Mi basta guardarla perché il sangue scorra più veloce
e un brivido mi percorra la pelle. Potrei stare
a guardarli per ore questi fiumi.
Non ce n’è uno che somigli a un altro.
Oggi compio quarantacinque anni.
Chi ci crederebbe ora se dicessi
che una volta ne avevo trentacinque?
E che avevo il cuore freddo e vuoto, a trentacinque anni!
Sarebbero passati altri cinque anni
prima che ricominciasse a scorrervi del sangue.
Mi prenderò tutto il tempo che voglio oggi pomeriggio
prima di lasciare questo posto accanto al fiume.
Mi piace amare i fiumi.

Amarli a monte fino
alla sorgente.
Amare tutto quello che mi fa crescere.

Raymond Carver

195
vanth
vanth
Viandante Storico
Viandante Storico
Troppo frammentari invero sono il mondo e la vita
Bisogna che vada a consultare un Signor Professore
Lui solo saprá come ricomporre la vita
Farne un sistema chiaro e distinto;
Con i suoi berretti da notte
E i pezzetti della sua vestaglia
Tapperá i buchi dell'edificio del mondo.

H. Heine

196
Lady Joan Marie
Lady Joan Marie
Viandante Storico
Viandante Storico
La distanza e gli anni non possono cancellare il tempo, soprattutto se ha segnato il periodo più bello della tua vita.

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’ incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

198
vanth
vanth
Viandante Storico
Viandante Storico
[...] "Lei è uno scrittore, vero?" riprese Castorp. "Un letterato. Di queste cose se ne deve pur intendere per intuire che, in queste circostanze, non si può essere d'animo così rozzo da considerare ovvia la crudeltà della gente...della gente comune, capisce, di quelli che se la ridono e fanno quattrini e si empiono la pancia...non so se mi spiego..."

Settembrini s'inchinò. "Lei vuol dire" commentò "che il precoce e ripetuto contatto con la morte crea un fondamentale stato d'animo, irritabile e sensibile alla brutalità e crudezza della sventata vita sociale, diciamo pure al suo cinismo".

"Proprio così!" esclamò Castorp con sincero entusiasmo. "Parole esatte, precise, fino ai puntini sull'i. Con la morte...! Lo sapevo che lei, da letterato..."  [...]

(Thomas Mann, La montagna incantata)

199
vanth
vanth
Viandante Storico
Viandante Storico
La morte ci mette a confronto (se di un "confronto" si può parlare) non con un ostacolo ma col pensiero del niente che, per la stessa ragione, è un niente di pensiero: perchè il niente-oggetto si volge al pensiero pensante e lo nichilizza. Si potrebbe dunque immaginare una "riflessione" sulla morte che si chiuda nel cerchio di una stupefazione ingiaribile e di un vaniloquio ipnotico: colui che era lì ora non è più lì, la poltrona dove sedeva è ormai vuota...Dove se n'è andato? Che cosa è diventato? Quando e come è accaduto? A queste domande non può esser data nessuna risposta. Applicate alla morte, tutte le categorie del discorso cadono l'una dopo l'altra in polvere. Il morente va da qualche parte? Questo da qualche parte è un da nessuna parte: il morto non è nascosto sotto il letto, non è volato via dalla finestra come un uccello. La morte apre la finestra su qualche nuova contrada? Niente affatto! Essa sfocia nel vuoto, nel...niente di ogni contrada. Per sfuggire a questo niente gli uomini hanno inventato un altrove, un al di là, una riva ulteriore. L'altra riva è un'immagine che assilla l'umanità dall'origine dei tempi. Ora, il problema della morte non è il passaggio da una riva all'altra, indipendentemente dal fatto che il paese ulteriore sia un deserto o una terra assolutamente sconosciuta. Il paese della morte non è un paese nuovo, nè un altro paese. Si tratta del pensiero più difficile da formulare perchè esclude a priori ogni messa in relazione: la morte è un passaggio al niente. Questa forma è al contempo uno scadalo per la grammatica e una contraddizione per la logica, perchè il niente nichilizza il passaggio. la negazione del luogo annulla a sua volta un cambiamento di luogo: la morte non è uno spostamento o, per parlare con Platone, un viaggio, una "apodèmia". E, così come non è una migrazione, non è nemmeno un'alterazione, per quanto radicale, nè a maggior ragione una metamorfosi, per quanto magica. Morire non è diventare "un altro", nemmeno tutt'altro, nemmeno assolutamente altro; perchè il cadavere non  è un altro il cadavere non è "un altro", il cadavere non è neinte, e pertanto diventare questo niente, questa cosa informe, questa assenza di forma significa non diventare niente; e così come la negazione del luogo sottrae ogni specie di senso e di determinazione intenzionale al cambiamento di luogo, allo stesso modo la negazione della forma annulla l'idea di una "trasformazione", e in generale di una mutazione empirica. cosa diventa il morto morendo? Non diventa niente, dunque non diventa. Dpopo questo gioco di prestigio, la destrezza di Scarbo sembrerebbe quasi comprensibile! "Ma ecco che il suo corpo diventava livido, diafano come una candela, il suo viso impallidiva come la cera di un lumicino, e all'improvviso si spegneva". La morte non è dunque una di quelle metamorfosi magiche che piacevano a Ravel, capace di trasformare i rospi in principi affascinanti e le streghe in zucche...E' un passaggio che sembra passare ma che non passa da nessuna parte. "Andare", "diventare" qui non hanno più senso; l'assenza di intenzione smentisce, nega retrospettivamente l'alterazione che ci farebbe diventare altri, la futurazione che sarebbe l'avvento di un avvenire. La morte non designa nè un'alterità nè un futuro. Il silenzio che s'instaura attorno al letto di morte non esprime solo lo strappo della separazione irreversibile, ma anche la nostra angoscia alla vista di questo morto, il nostro orrore davanti a quest'assurdità un forma di cadavere informe, davanti a questo presente-assente rapito in un vuoto per il quale non abbiamo più parole, la nostra disperazione sulla soglia di questo anti-futuro.

( "A morire non s'impara" in Da qualche parte nell'incompiuto, Vladimir Jankèlèvitch)

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Bagaglio di Parole - Pagina 8 Malinconia_by_SweetShading


L’isola del lago di Innisfree


Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree
E costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini:
nove filari e fave voglio averci, e un’alveare,
e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.
E un po’ di pace avrò, chè pace viene lenta
Fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano;
e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla
come di porpora, e l’ali dei fanelli ricolmano la sera.
Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno
Odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva di un suono lieve;
e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi,
nell’intimo del cuore ecco la sento.


   The Lake Isle of Innisfree

Will arise and go now, and go to Innisfree,
And a small cabin build there, of clay and wattles made:
Nine bean-rows will I have there, a hive for the honeybee,
And live alone in the bee-loud glade.
And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,
Dropping from the wheels of the morning to where the cricket sings;
There midnight’s all a glimmer, and noon a purple glow,
And evening full of the linnet’s wings.
I will arise and go now, for always night and day
I hear lake water lapping with low sounds by the shore;
While I stand on the roadway, or on the pavement grey,
I hear it in the deep heart’s core.



William Butler Yeats

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