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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.
Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita…

da "Lettera alla danza" di RUDOLF NUREYEV

Bagaglio di Parole - Pagina 6 Rudolf10









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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Stanno per laurearsi! Stanno per sposarsi! Sono ragazzi, sono stupidi! Tutto ciò che sanno è che sono innocenti, non farebbero mai del male a nessuno, voglio andare da loro... e dire:" Fermi! Non fatelo! Lei è la donna sbagliata, lui è l'uomo sbagliato! Farete cose che mai pensereste di poter fare! Farete del male ai figli! Soffrirete in modo inimmaginabile! Vi augurerete di morire!" Voglio andar
e da loro, in quella luce di fine maggio e dirglielo.....ma non lo faccio:" Voglio vivere!"

[...]

Chris misurava se stesso e coloro che lo circondavano secondo un rigido codice morale. Rischiava di incamminarsi su un sentiero carico di solitudine, ma trovava compagnia nei personaggi dei libri che amava, negli scrittori come Tolstoj, Jack London, e Thoreau. Per ogni circostanza sapeva trovare la citazione adeguata e non perdeva occasione per farlo.

Into the Wild-Nelle terre selvagge

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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Sono una donna

Sono una donna
Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
… cosa cerco quando lascio libere le mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo”

(Joumana Haddad)
presa da un blog (GLP) che seguo...

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PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
L’assenza dondola nell’aria

Nazim Hikmet



“L’assenza dondola nell’aria come un batacchio di ferro
martella il mio viso martella
ne sono stordito

corro via l’assenza m’insegue
non posso sfuggirle
le gambe si piegano cado

l’assenza non è tempo né strada
l’assenza è un ponte fra noi
più sottile di un capello più affilato di una spada

più sottile di un capello più affilato di una spada
l’assenza è un ponte fra noi
anche quando
di fronte l’uno all’altra le nostre ginocchia si toccano”.

(Nazim Hikmet, Mosca, 1961)

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Mi sentivo ed ero un libro
con righe chiare di parole sensibili e taglienti
nessuno sapeva intravedere le fragilità:
si pungevano e andavano via.
Sono sempre stata e mi sono sempre sentita
come un libro aperto
circondato da analfabeti.

Sylvia Plath

131
Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
CARMINA BURANA, 196

In taberna quando sumus,
non curamus, quid sit humus,
sed ad ludum properamus,
cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
ubi nummus est pincerna,
hoc est opus, ut queratur,
sed quid loquar, audiatur.

Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
ex his quidam denudantur;
quidam ibi vestiuntur,
quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem,
sed pro Baccho mittunt sortem.

Primo pro nummata vini;
ex hac bibunt libertini.
Semel bibunt pro captivis,
post hec bibunt ter pro vivis,
quater pro Christianis cunctis,
quinquies pro fidelibus defunctis,
sexies pro sororibus vanis,
septies pro militibus silvanis.

Octies pro fratribus perversis,
novies pro monachis dispersis,
decies pro navigantibus,
undecies pro discordantibus,
duodecies pro penitentibus,
tredecies pro iter agentibus.
Tam pro papa quam pro rege
bibunt omnes sine lege.

Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus,

bibit pauper et egrotus,
bibit exul et ignotus,
bibit puer, bibit canus,
bibit presul et decanus,
bibit soror, bibit frater,
bibit anus, bibit mater,
bibit ista, bibit ille,
bibunt centum, bibunt mille.

Parum durant sex nummate
ubi ipsi immoderate
bibunt omnes sine meta,
quamvis bibant mente leta.
Sic nos rodunt omnes gentes,
et sic erimus egentes.
Qui nos rodunt, confundantur
et cum iustis non scribantur.

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NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
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Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
CARMINA BURANA, 17

O Fortuna,
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbratam
et velatam
michi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

Sors salutis
et virtutis
michi nunc contraria
est affectus
et defectus
semper in angaria.
Hac in ora
sine mora
corde pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite!

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Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
THE LITTLE VAGABOND
di William Blake

Dear Mother, dear Mother, the Church is cold,
But the Ale-house is healthy & pleasant & warm;
Besides I can tell where I am used well,
Such usage in heaven will never do well.

But if at the Church they would give us some Ale,
And a pleasant fire our souls to regale,
We’d sing and we’d pray all the live-long day,
Nor ever once wish from the Church to stray.

Then the Parson might preach & drink & sing,
And we’d be as happy as birds in the spring;
And modest dame Lurch, who is always at Church,
Would not have bandy children, nor fasting, nor birch.

And God, like a father rejoicing to see
His children as pleasant and happy as he,
Would have no more quarrel with the Devil or the Barrel,
But kiss him, & give him both drink and apparel.

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l'amore
marcisce sul morto tronco dell'illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell'ombra, incerto cuore.
F.Pessoa

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Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
LA SERA FIESOLANA
di Gabriele d’Annunzio


Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.

Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!

Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e su ’l grano che non è biondo ancóra
e non è verde,
e su ’l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.

Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!

Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s’incùrvino come labbra che un divieto
chiuda, e perchè la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amor più forte.

Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.

E.Dickinson


138
Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
CARMINA BURANA, 191

Estuans intrinsecus ira vehementi
in amaritudine loquor mee menti.
Factus de materia levis elementi
folio sum similis, de quo ludunt venti.

Cum sit enim proprium viro sapienti,
supra petram ponere sedem fundamenti,
stultus ego comparor fluvio labenti,
sub eodem aere nunquam permanenti.

Feror ego veluti sine nauta navis,
ut per vias aeris vaga fertur avis;
non me tenent vincula, non me tenet clavis,
quero mei similes et adiungor pravis.

Michi cordi gravitas res videtur gravis,
iocus est amabilis dulciorque favis.
Quicquid Venus imperat, labor est suavis,
que numquam in cordibus habitat ignavis.

Via lata gradior more iuventutis,
implico me vitiis immemor virtutis,
voluptatis avidus magnis quam salutis,
mortuus in anima curam gero cutis.

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Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
O CAPTAIN! MY CAPTAIN!
di Walt Whitman


O Captain! My Captain! our fearful trip is done;
The ship has weather’d every rack, the prize we sought is won;
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,
While follow eyes the steady keel, the vessel grim and daring.

But O heart! heart! heart!
O the bleeding drops of red,
Where on the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

O Captain! My Captain! rise up and hear the bells;
Rise up-for you the flag is flung-for you the bugle trills;
For you bouquets and ribbon’d wreaths-for you the shores a-crowding;
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning.

Here Captain! dear father!
This arm beneath your head;
It is some dream that on the deck,
You’ve fallen cold and dead.

My Captain does not answer, his lips are pale and still;
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will;
The ship is anchor’d safe and sound, its voyage closed and done;
From fearful trip the victor ship comes in with object won.

Exult, O shores, and ring, O bells!
But I with mournful tread,
Walk the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

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Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
CANTO AUGURALE PER LA NAZIONE ELETTA
di Gabriele d’Annunzio


Italia, Italia,
sacra alla nuova Aurora
con l’aratro e la prora!

Il mattino balzò, come la gioia di mille titani,
agli astri moribondi.
Come una moltitudine dalle innumerevoli mani,
con un fremito solo, nei monti nei colli nei piani
si volsero tutte le frondi.
Italia! Italia!

Un’aquila sublime apparì nella luce, d’ignota
stirpe titania, bianca
le penne. Ed ecco splendere un peplo, ondeggiare una chioma...
Non era la Vittoria, l’amore d’Atene e di Roma,
la Nike, la vergine santa?
Italia! Italia!

La volante passò. Non le spade, non gli archi, non l’aste,
ma le glebe infinite.
Spandeasi nella luce il rombo dell’ali sue vaste
e bianche, come quando l’udìa trascorrendo il peltàste
su ’l sangue ed immoto l’oplite.
Italia! Italia!

Lungo il paterno fiume arava un uom libero i suoi
pingui iugeri, in pace.
Sotto il pungolo dura anelava la forza dei buoi.
Grande era l’uomo all’opra, fratello degli incliti eroi,
col piede nel solco ferace.
Italia! Italia!

La Vittoria piegò verso le glebe fendute il suo volo,
sfiorò con le sue palme
la nuda fronte umana, la stiva inflessibile, il giogo
ondante. E risalìa. Il vomere attrito nel suolo
balenò come un’arme.
Italia! Italia!

Parvero l’uomo, il rude stromento, i giovenchi indefessi
nel bronzo trionfale
eternati dal cenno divino. Dei beni inespressi
gonfia esultò la terra saturnia nutrice di messi.
O madre di tutte le biade,
Italia! Italia!

La Vittoria disparve tra nuvole meravigliose
aquila nell’altezza
dei cieli. Vide i borghi selvaggi, le bianche certose,
presso l’ampie fiumane le antiche città, gloriose
ancóra di antica bellezza.
Italia! Italia!

E giunse al Mare, a un porto munito. Era il vespro.
Tra la fumèa rossastra
alberi antenne sàrtie negreggiavano in un gigantesco
intrico, e s’udìa cupo nel chiuso il martello guerresco
rintronar su la piastra.
Italia! Italia!

Una nave construtta ingombrava il bacino profondo,
irta de l’ultime opere.
Tutta la gran carena sfavillava al rossor del tramonto;
e la prora terribile, rivolta al dominio del mondo,
aveva la forma del vomere.
Italia! Italia!

Sopra quella discese precìpite l’aquila ardente,
la segnò con la palma.
Una speranza eroica vibrò nella mole possente.
Gli uomini dell’acciaio sentirono subitamente
levarsi nei cuori una fiamma.
Italia! Italia!

Così veda tu un giorno il mare latino coprirsi
di strage alla tua guerra
e per le tue corone piegarsi i tuoi lauri e i tuoi mirti,
o Semprerinascente, o fiore di tutte le stirpi,
aroma di tutta la terra,
Italia! Italia,
sacra alla nuova Aurora
con l’aratro e la prora!

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Natura, niente di te mi sommuove, né i campi
generosi, né l'eco vermiglia delle pastorali
siciliane, né gli sfarzi aurorali,
né la dolente solennità dei tramonti.

Rido dell'Arte, rido anche dell'Uomo, dei canti,
dei versi, dei templi greci e delle torri a spirale
che le cattedrali tendono nel cielo vuoto,
e guardo col medesimo occhio buoni e cattivi.

Non credo in Dio, abiuro e rinnego
ogni pensiero, e quanto alla vecchia ironia,
l'Amore, vorrei che non me se ne parlasse più.

Stanca di vivere, con la paura di morire, simile
al vascello perduto in balia dei flutti,
la mia anima salpa per orrendi naufragi.
P.Verlaine


142
Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
IL CANTO DEGLI ITALIANI
di Goffredo Mameli


Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò. Sì!

Noi fummo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.

Uniamoci, amiamoci,
L’Unione e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò. Sì!

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò. Sì!

143
Elendil
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Viandante Residente
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LA PIOGGIA NEL PINETO
di Gabriele d’Annunzio


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitìo che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi:
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo, e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pèsca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere iddio
ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
A.Merini

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
È vero che in un luogo al di là della morte
qualcuno ci ama e ci aspetta come siamo?
Ondate di aria gelida si susseguono sul mio corpo;
ho bisogno di una chiave per ritrovare gli uomini.

È vero che talvolta gli esseri umani si aiutano
e che si può essere felici al di là dei tredici anni?
Alcune solitudini mi sembrano senza rimedio;
parlo dell’amore, non ci credo più veramente.

Quando la notte si delinea nel centro della cità
esco di casa con sguardo supplice;
i viali trasportano colate d’oro mobile
nessuno mi guarda, sono inesistente.

Più tardi mi rannicchio accanto al telefono
faccio dei numeri, ma riattacco in tempo.
Una forma è accovacciata dietro al giradischi;
sorride nel buio, perché ha tutto il tempo.

Michel Houllebecq

146
Elendil
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Viandante Residente
Viandante Residente
CARMINA BURANA, 16

Fortune plango vulnera
stillantibus ocellis,
quod sua michi munera
subtrahit rebellis.
Verum est, quod legitur
fronte capillata,
sed plerumque sequitur
Occasio calvata.

In Fortune solio
sederam elatus,
prosperitatis vario
flore coronatus;
quicquid enim florui
felix et beatus,
nunc a summo corrui
gloria privatus.

Fortune rota volvitur:
descendo minoratus;
alter in alium tollitur;
nimis exaltatus
rex sedet in vertice –
caveat ruinam!
Nam sub axe legimus
Hecubam reginam.

147
PaperMoon
PaperMoon
Viandante Mitico
Viandante Mitico
“Non c’è niente di più bello della solitudine. Per essere completamente felice mi manca una cosa: avere qualcuno a cui spiegarlo.
Perché il mondo là fuori ogni tanto viene a chiederti conto delle tue scelte e allora ti accorgi che, forse, essere felici significa sapere di esserlo”.

“Dans les forêts de Sibérie”, SYLVAIN TESSON

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Pazza_di_Acerra
Pazza_di_Acerra
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Se mi allontano due giorni
i piccioni che beccano
sul davanzale
entrano in agitazione
secondo i loro obblighi corporativi.
Al mio ritorno l'ordine si rifà
con supplemento di briciole
e disappunto del merlo che fa la spola
tra il venerato dirimpettaio e me.
A COSI' POCO E' RIDOTTA LA MIA FAMIGLIA.
E c'è chi ne ha una o due, che spreco, ahimè!

E.Montale

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Cenere79
Cenere79
Viandante Mitico
Viandante Mitico
[...] Che se d'affetti
orba la vita, e di gentili errori,
è notte senza stelle a mezzo il verno,
già del fato mortale a me bastante
e conforto e vendetta è che su l'erba
qui neghittoso immobile giacendo,
il mar la terra e il ciel miro e sorrido.

Giacomo Leopardi (Aspasia)

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Altair
Altair
Viandante Residente
Viandante Residente
La donna ora è perfetta.
Il suo corpo morto
ha il sorriso del compimento,
l’illusione di una greca necessità
fluisce nelle pieghe della sua toga,
i suoi piedi
nudi sembrano dire:
siamo arrivati fin qui è finita.
I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,
presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti
di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino
s’irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.
La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso,
non ha motivo di essere triste.
E’ abituata a queste cose.
Le sue macchie nere crepitano e tirano.

Sylvia Plath

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