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Il tempo in letteratura

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NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
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Il tempo è essenzialmente una questione umana e in quanto tale è un significato oggetto di una costruzione collettiva. L'idea di tempo, fa tutt'uno con il tempo percepito e tale percezione è intrinsecamente legata a trasformazioni di ordine politico, sociale ed economico. L'idea di tempo si condensa attraverso pratiche condivise in figure che iniziano a permeare l'immaginario sociale trasformandolo. Una volta penetrate al suo interno si esprimono attraverso vari canali, divenendo per i membri di quella cultura immagini di comprensibilità immediata.
Uno di questi canali è la letteratura.
Mi piacerebbe che in questo thread ci occupassimo di mettere a fuoco i cambiamenti dell'idea di tempo osservabili nelle opere letterarie, della loro valenza estetica e di come tali trasformazioni siano in relazione ad altri ordini di cambiamento.
Inizierò io, occupandomi di un tipo particolarissimo di temporalità che non a caso è comparso nel 900.
Ovviamente potete contribuire in qualsiasi modo, e contestarmi tutto, comprese le premesse del discorso.
Di queste cose mi è sempre piaciuto parlare, e qui posso farlo a costo zero... senza cioè fare ubriacare prima l'interlocutore.

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NinfaEco
NinfaEco
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Nel 900 l’idea di tempo si libera dalla progressiva oggettivazione a cui era andato incontro a seguito di un molteplice processo.
A livello socio-economico, influì su tale processo l’industrializzazione che rese necessaria un misurazione oggettiva del tempo e una sua quantificabilità ( se serve articolo)
A livello di cultura astratta e pratica ( saperi e tecniche) influirono su tale processo i progressi delle scienze e i sussidi atti alla misurazione del tempo.
A livello di elaborazione filosofica, influì su tale trasformazione il progressivo ripiegamento dell’uomo su se stesso e il suo autorappresentarsi come essere indipendente in grado di porre in essere da se la realtà, iniziato con S. Agostino e Cartesio.
Paradossalmente, ma nemmeno tanto paradossalmente, è in queste spinte che vanno cercate le radici della di soggettivazione novecentesca del tempo. Proprio i semi gettati da S. Agostino e Cartesio nutrono la reazione antipositivistica che scalzerà l’idea oggettiva di tempo. L’importanza accordata alla dimensione intima, mette in rilevo la natura arbitraria della temporalità portando in rilievo l’idea di tempo interiore ( tale processo era già in atto nel 700 ma si era sviluppato in modo secondario , come spesso accade. Nessuna nuova idea compare dal nulla). Tale idea investe con la fenomenologia la stessa costruzione del tempo : il tempo diventa una questione che concerne un punto di vista situato, incarnato in un corpo.
Le scienze procedono in parallelo, trasformando l’idea di tempo in una variabile relativa connessa all’idea di spazio. Pensate ad Einstein.
La psicoanalisi interpreta queste esigenze attraverso la temporalità dello spazio terapeutico.
Come si esprime tutto in letteratura?
Compare uno stile molto libero, denominato flusso di coscienza. Pensate a Joyce, ma anche a Svevo, seppur in misura minore.
Il flusso di coscienza, altro non è se non l’associazione libera di parole e immagini, provenienti da diversi livelli dello spazio e del tempo, all’interno di una narrazione. Lo scrittore scrive quello che gli viene in mente, come se fosse sul lettino di un analista, abbandonando l’impostazione classica che impone una preoccupazione per il lettore. Chiaro il legame tra questa trasformazione e la psicoanalisi, come tra esso e la trasformazione dei rapporti inter e intra umani.
In altre parole, la di soggettivazione reattiva del tempo, ha reso possibile lo sviluppo di un idea pregressa: quella di sfera intima. A tale idea è stato accordato rilievo, attraverso modalità introspettive differenti da quelle delle epoche precedenti. Tali pratiche si sono sostanziate attraverso le nuove scienze e hanno trasformato l’idea di intimità ( e di anima), in quella di realtà psichica.
In altri termini, la temporalità che la letteratura del 900 esprime sarebbe in diretta correlazione con il primato dell’idea di realtà psichica all’interno dell’immaginario collettivo.

A voi la parola su questo,
e soprattutto sull’analisi di altre idee di tempo nelle diverse epoche.


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marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
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Beh, partirei da più lontano. E cioè dalle unità aristoteliche di luogo, tempo e azione, che nel teatro, ma anche nella letteratura, si sono mantenute pressochè immutate fino al 600. Il tempo nella rappresentazione scenografica del teatro è limitato alla sua unità di misura fondamentale, che a lungo è stato il giorno. Forse per la difficoltà pratica di disporre di elementi di misurazione di spazi di tempo inferiori. Il giorno corrisponde alla durata della luce solare, ma non ci sono eventi cosmici che permettano una suddivisione in sottomultipli. Il respiro delle nostre azioni è dunque in sintonia col respiro della giornata, ossia della natura.
Non a caso l'invenzione di strumenti più precisi di misurazione del tempo che non fossero l'alba ed il tramonto, così come l'urbanesimo e la conseguente modifica delle abitudini di vita, ha prodotto l'allontanamento dal modello aristotelico. Così come le scoperte geografiche, che ampliano i nostri confini mentali.
La letteratura, così come la nostra coscienza del tempo, testimoniano il cambiamento. Gli eventi non sono più limitati a spazi e tempi fissi, ma si svolgono senza limiti...

Scusate, è solo uno spunto.





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Il tempo in letteratura Loghinocorperagk1
4
gep-
avatar
Viandante Residente
Viandante Residente
Nella tradizione scandinava ,come in tutte le culture,il primo elemento di misurazione del tempo è stata la luna , per i lunghi periodi ed il sole per l'immediatezza,la durata del giorno.
Sappiamo della differenza tra la durata del giorno e della notte a secondo della stagione e l'estrema limittezza della durata del giorno nella stagione invernale ha dato origine alle brevi rappresentazioni conosciute con il nome di Sketch . L'origine moderna dello sketch è da far risalire alla Francia di fine settecento, ai tempi del vaudeville (In Inghilterra fu introdotto in teatro dai Cambridge Footlights in lavori come Beyond the Fringe e A Clump of Plinths, che diedero poi luogo alla commedia Cambridge Circus) .
Sketch è una parola inglese che attraverso l'olandese schets deriva dall'italiano schizzo,ma la cosa più sorprendente è che schizzo è una sorta di traslitterazione volgarizzata del normanno arcaico Skotklitz che si riferiva all brevità del giorno nell'inverno boreale .

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marimba
marimba
Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
@gep- ha scritto:Sketch è una parola inglese che attraverso l'olandese schets deriva dall'italiano schizzo,ma la cosa più sorprendente è che schizzo è una sorta di traslitterazione volgarizzata del normanno arcaico Skotklitz che si riferiva all brevità del giorno nell'inverno boreale .
Interessante... E magari Skotklitz equivale a short light, chissà... scratch


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Il tempo in letteratura Loghinocorperagk1
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gep-
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Viandante Residente
Viandante Residente
@marimba ha scritto:
@gep- ha scritto:Sketch è una parola inglese che attraverso l'olandese schets deriva dall'italiano schizzo,ma la cosa più sorprendente è che schizzo è una sorta di traslitterazione volgarizzata del normanno arcaico Skotklitz che si riferiva all brevità del giorno nell'inverno boreale .
Interessante... E magari Skotklitz equivale a short light, chissà... scratch

Potrebbe,come showman a shaman scratch

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PorceDi
PorceDi
Viandante Storico
Viandante Storico
@marimba ha scritto:Interessante... E magari Skotklitz equivale a short light, chissà... scratch
Oppure a Blitzkrieg.

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Leda
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Viandante Storico
Viandante Storico
Parlando del tempo, io parlerei dello

Sciopero delle lancette
Lo sciopero delle lancette fu il nome dato ad una agitazione operaia scoppiata a Torino nell'aprile del 1920, che si opponeva all'applicazione dell'ora legale, evento che costringeva gli operai ad uscire di casa per recarsi in fabbrica col buio anche in primavera ed estate. La contestazione sfociò in una serie di lotte ed episodi di occupazione delle fabbriche. Gli operai dettero vita ai consigli di fabbrica e per il loro riconoscimento si movimentò l'intera classe operaia torinese per dieci giorni di seguito (i soli metallurgici per un mese intero). Alla Fiat Brevetti, per protesta, vennero portate indietro di un’ora le lancette di tutti gli orologi dello stabilimento. La dirigenza dell'azienda rispose licenziando tutta la commissione interna. Il movimento si esaurì una volta sconfessato dal PSI e dalla Cgil.

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