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Personal Branding: le implicazioni psicologiche del vendere se stessi

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1
Dream memories
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Viandante Residente
Viandante Residente
L'arte di vendere se stessi con modalità simili a quanto avviene con altri prodotti commerciali è  una necessità storica del momento, legata all'evoluzione della società nell'ultimo secolo ed oggi tanto imperante da avere un nome:Personal Branding.
Voi come un marchio... esattamente. Voi siete una lattina di zuppa Campbell che deve vincere la gara con altre lattine di zuppa.
Il Personal Branding è la tecnica che insegna come venire acquistati  dai datori di lavoro.
L'esempio della lattina non è eccessivo visto che si parla di  nominarsi amministratori dell'azienda Io spa adottando strategie di promozione simili a quelle adottate dai grandi marchi.
Ecco un testo di Personal Branding


Il personal branding  in sintesi è valorizzare i propri punti di forza e rendersi unici. Prima di tutto occorre capire bene cosa vogliamo fare realmente, cosa desideriamo per noi anche se diverso dal lavoro attuale. A volte passioni e obiettivi si nascondono e accantonano dietro le necessità quotidiane. Successivamente bisogna "creare la strategia di promozione del brand":
un account su Linkedin, un blog personale, un profilo su Facebook o Twitter.
Ovviamente non basta "esserci" per ottenere risultati. E' necessario attivarsi, farsi notare, sentire, partecipare in modo attivo alla Rete con commenti,contenuti, opinioni. Anche solo prendendo parte a conversazioni si possono conoscere persone nuove e interessanti.


Va bene tutto. Lavorare serve.
Ma cosa resta dell'uomo diventato lattina?
Quali sono le implicazioni psicologiche del vendere se stessi?
Chi vince la guerra dei marchi? Che tipo di persona la perde?
E cosa si guadagna e cosa si perde?

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2
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Noi facciamo ciò che serve per essere, appartenere o risolvere dei problemi.

Come si chiamano le cose che facciamo?

Chissà quanti di voi avranno seguito o letto delle procedure per fare qualcosa - vendere prodotti, scrivere un documento tecnico, una brochure, il bugiardino e così via.

Offrire se stessi come un prodotto è intelligente in quanto chi vende prodotti li valorizza per benino e (notare la differenza qui) dicevo e ci crede - la fiducia della bontà del prodotto valorizzato, che non è illusorio, superficiale ma utile, indispensabile - allora QUESTO datore di lavoro VEDE con l'associazione prodotto/dipendente la relazione di correlazione positiva, vincente.

L'arte di vendere se stessi.

Un giovanotto si era presentato come un ingegnere super dotato, io sono sensibile a quelli che hanno studiato il filtro di Kalman con interesse (un sistema di replicazione in tempo reale di un andamento partendo da poche osservazioni - non so se l'ho reso comprensibile ma tanto non è per questo che non avrà seguito questo tema).

Nel suo curriculum aveva messo il titolo della sua tesi "unmanned aircraft" (velivolo robotizzato) - interessante perché una cosa così coinvolge diverse discipline. Discutemmo la tesi e alla fine disse che il "coso" non volò mai - fui molto deluso ma si era venduto molto bene, argomento e presetazione, riusciva a dare seguito ad ogni cosa che dicevo (si si quella anche è una tecnica).

Dopo un po' fu mandato via perché era inconcludente come il suo velivolo robotizzato.

Significa che va benissimo "personal branding", chi lo ha saputo definire è stato molto bravo, chi lo usa fa molto bene - se la descrizione di te stesso è compatibile con quello che sei - altrimenti avrai speso qualche soldo per applicare il processo di "personal branding" per pubblicizzare un prodotto scadente.

Ah ah! Avete costituito il "Comitato Esaminatori Culi delle Utenti" - promuovete il vostro culetto dicendo perché dovremmo scegliere proprio il vostro - fate la marca "il culo della valle". Questo mi sa che acchiappa di più come argomento culorifero, ecco distrae pure a me! Il culo è l'insano equilibrio irrazionale dell'istinto della riproduzione - si vede dalla caviglia, dal modo di posare il piede per terra e non solo...

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3
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Tutto questo è molto anglosassone. Ed è, in questo caso, estremamente positivo.
Siccome gli anglosassoni prendono il lavoro e la professionalità molto sul serio, il curriculum individuale è una cosa molto seria.
E' tipico degli anglosassoni presentarsi professionalmente col proprio curriculum. Per evidenziare la propria formazione, i propri settori di attività e di interesse e le esperienze maturare.
E' del tutto corretto, quindi, concepire se stessi come una "azienda", ed è del tutto corretto promuovere se stessi.

Una falsa ed errata idea di collettivismo, tipico di una certa sub-cultura italiana, invece tende a sminuire il curriculum personale...favorendo molto di più la presentazione della propria rete di conoscenze, di amicizie e di intrallazzi vari.

Ma forse molti di noi hanno dimenticato che noi siamo una repubblica fondata sul lavoro...e non sugli intrallazzi.
E quando si parla di lavoro gli anglosassoni ci insegnano a essere maledettamente seri. Devono essere chiari gli obiettivi che si intendono perseguire e devi essere serio tu nel presentare e proporre le tue credenziali...come deve essere serio chi è chiamato a guidare il tuo lavoro.

Spesso dimentichiamo, solo per fare un esempio, che negli stati uniti (e anche in italia nelle aziende multinazionali anglosassone), allievi e dipendenti sono chiamati periodicamente a esprimere una valutazione sul proprio capo.
In italia, invece, un capo diventa un "istituto di potere". Potere per fare che? Per lavorare? Giammai...potere per fare intrallazzi.
E questo dimostra quanto sono insulsi, nulli, rozzi e volgari...e insignificanti, molti, moltissimi che vengono messi in posizioni di management.

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4
laura18

Viandante Mitico
Viandante Mitico
@xmanx ha scritto:Tutto questo è molto anglosassone. Ed è, in questo caso, estremamente positivo.
Siccome gli anglosassoni prendono il lavoro e la professionalità molto sul serio, il curriculum individuale è una cosa molto seria.
E' tipico degli anglosassoni presentarsi professionalmente col proprio curriculum. Per evidenziare la propria formazione, i propri settori di attività e di interesse e le esperienze maturare.
E' del tutto corretto, quindi, concepire se stessi come una "azienda", ed è del tutto corretto promuovere se stessi.

Una falsa ed errata idea di collettivismo, tipico di una certa sub-cultura italiana, invece tende a sminuire il curriculum personale...favorendo molto di più la presentazione della propria rete di conoscenze, di amicizie e di intrallazzi vari.

Ma forse molti di noi hanno dimenticato che noi siamo una repubblica fondata sul lavoro...e non sugli intrallazzi.
E quando si parla di lavoro gli anglosassoni ci insegnano a essere maledettamente seri. Devono essere chiari gli obiettivi che si intendono perseguire e devi essere serio tu nel presentare e proporre le tue credenziali...come deve essere serio chi è chiamato a guidare il tuo lavoro.

Spesso dimentichiamo, solo per fare un esempio, che negli stati uniti (e anche in italia nelle aziende multinazionali anglosassone), allievi e dipendenti sono chiamati periodicamente a esprimere una valutazione sul proprio capo.
In italia, invece, un capo diventa un "istituto di potere". Potere per fare che? Per lavorare? Giammai...potere per fare intrallazzi.
E questo dimostra quanto sono insulsi, nulli, rozzi e volgari...e insignificanti, molti, moltissimi che vengono messi in posizioni di management.
Qui viviamo nel paese del favoritismi...il curriculum a volte vale quanto un foglio di carta bianco.. YES 

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5
FUCKTOTUM
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Viandante Storico
Viandante Storico
@laura18 ha scritto:
@xmanx ha scritto:Tutto questo è molto anglosassone. Ed è, in questo caso, estremamente positivo.
Siccome gli anglosassoni prendono il lavoro e la professionalità molto sul serio, il curriculum individuale è una cosa molto seria.
E' tipico degli anglosassoni presentarsi professionalmente col proprio curriculum. Per evidenziare la propria formazione, i propri settori di attività e di interesse e le esperienze maturare.
E' del tutto corretto, quindi, concepire se stessi come una "azienda", ed è del tutto corretto promuovere se stessi.

Una falsa ed errata idea di collettivismo, tipico di una certa sub-cultura italiana, invece tende a sminuire il curriculum personale...favorendo molto di più la presentazione della propria rete di conoscenze, di amicizie e di intrallazzi vari.

Ma forse molti di noi hanno dimenticato che noi siamo una repubblica fondata sul lavoro...e non sugli intrallazzi.
E quando si parla di lavoro gli anglosassoni ci insegnano a essere maledettamente seri. Devono essere chiari gli obiettivi che si intendono perseguire e devi essere serio tu nel presentare e proporre le tue credenziali...come deve essere serio chi è chiamato a guidare il tuo lavoro.

Spesso dimentichiamo, solo per fare un esempio, che negli stati uniti (e anche in italia nelle aziende multinazionali anglosassone), allievi e dipendenti sono chiamati periodicamente a esprimere una valutazione sul proprio capo.
In italia, invece, un capo diventa un "istituto di potere". Potere per fare che? Per lavorare? Giammai...potere per fare intrallazzi.
E questo dimostra quanto sono insulsi, nulli, rozzi e volgari...e insignificanti, molti, moltissimi che vengono messi in posizioni di management.
Qui viviamo nel paese del favoritismi...il curriculum a volte vale quanto un foglio di carta bianco.. YES 

Vivete in un paese morto dove il lavoro non è il problema, la questione è il "posto".
Non conosco uno, dico uno, impiegato statale/pubblico (eccetto i docenti che però lavorano di fatto part time)
che produca al di sopra della soglia della decenza.
Qui, paese anglosassone, chi segnala qualcuno per una posizione aperta nella propria azienda e quel qualcuno lavora lli per un certo tempo i lsegnalatore becca un premio il "referral" che può andare dalle poche centinaia di euro al paio di mila.
A chi cerca lavoro si insegna d "italianizzarsi" ovvero fare networking e spingere sulla propria rete di conoscenze visto che il 60% delle posizioni aperte non è accessibile al pubblico.
Qualsiasi titolo, non medico non vale più di "equivalent experience"
Il contraltare è che fuori dalle procedure non servono a un cazzo. Nessun manager che io conosca è in grado di anteporre gli niteressi del business alle procedure e le policy per cui se non gli date la procedura per scorreggiare ,semplicemente, esploderà.

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6
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Laura.

Io ho lavorato per tutta la vita per una società italianissima che fa delle cose a ciclo completo che nemmeno negli States succede, la sistemistica a partire dai requisiti operativi, cosa che li avviene attraverso l'ente governativo il dipartimento della difesa.

Dunque, autovalutazione annuale con obbiettivi, conformità col diretto superiore e accettazione da parte della linea gerarchica, ma già dagli anni ottanta. Una volta misi qui che il futuro esiste perché noi siamo in grado di immaginarlo (cos'altro altrimenti). Sono stime e previsioni.

Nasce dagli anglosassoni ma lo facciamo anche noi quando si lavora in progetti a team integrati o joint ventures. Con la differenza che l'etichetta ha da corrispondere al valore, il repertorio oppure il bagaglio di chi l'ha addosso e quello si vede, non si può nascondere - era una sfida - si lo so che alcuni di noi l'hanno persa quella e altri perderanno ancora.

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7
laura18

Viandante Mitico
Viandante Mitico
@SergioAD ha scritto:Laura.

Io ho lavorato per tutta la vita per una società italianissima che fa delle cose a ciclo completo che nemmeno negli States succede, la sistemistica a partire dai requisiti operativi, cosa che li avviene attraverso l'ente governativo il dipartimento della difesa.

Dunque, autovalutazione annuale con obbiettivi, conformità col diretto superiore e accettazione da parte della linea gerarchica, ma già dagli anni ottanta. Una volta misi qui che il futuro esiste perché noi siamo in grado di immaginarlo (cos'altro altrimenti). Sono stime e previsioni.

Nasce dagli anglosassoni ma lo facciamo anche noi quando si lavora in progetti a team integrati o joint ventures. Con la differenza che l'etichetta ha da corrispondere al valore, il repertorio oppure il bagaglio di chi l'ha addosso e quello si vede, non si può nascondere - era una sfida - si lo so che alcuni di noi l'hanno persa quella e altri perderanno ancora.
Probabilmente stai parlando di una società.."seria" importante e multinazionale..giusto?Perché se non fosse cosi io sinceramente ne sarei stupita..di solito le aziende medio-piccole sono a conduzione "familiare"..e non solo..tutti dentro sono parenti,amici,amici dei parenti..etc(non voglio generalizzare però)

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8
FUCKTOTUM
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Viandante Storico
Viandante Storico
@laura18 ha scritto:
@SergioAD ha scritto:Laura.

Io ho lavorato per tutta la vita per una società italianissima che fa delle cose a ciclo completo che nemmeno negli States succede, la sistemistica a partire dai requisiti operativi, cosa che li avviene attraverso l'ente governativo il dipartimento della difesa.

Dunque, autovalutazione annuale con obbiettivi, conformità col diretto superiore e accettazione da parte della linea gerarchica, ma già dagli anni ottanta. Una volta misi qui che il futuro esiste perché noi siamo in grado di immaginarlo (cos'altro altrimenti). Sono stime e previsioni.

Nasce dagli anglosassoni ma lo facciamo anche noi quando si lavora in progetti a team integrati o joint ventures. Con la differenza che l'etichetta ha da corrispondere al valore, il repertorio oppure il bagaglio di chi l'ha addosso e quello si vede, non si può nascondere - era una sfida - si lo so che alcuni di noi l'hanno persa quella e altri perderanno ancora.
Probabilmente stai parlando di una società.."seria" importante e multinazionale..giusto?Perché se non fosse cosi io sinceramente ne sarei stupita..di solito le aziende medio-piccole sono a conduzione "familiare"..e non solo..tutti dentro sono parenti,amici,amici dei parenti..etc(non voglio generalizzare però)

Qui, apparte le botteghe all'angolo, le PMI sono pochissime è il pied a terre in Europa dei colossi americani e non solo i soldi vengono fatt ida qui ma nessuna decisione seria è presa qui. Le PMI in Italia -erano- ciò che mandava avanti il paese e ci riuscivano -anche- perchè erano a conduzione familiare e le decisioni prese capillarmente.

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9
Magonzo
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@FUCKTOTUM ha scritto: Le PMI in Italia -erano- ciò che mandava avanti il paese e ci riuscivano -anche- perchè erano a conduzione familiare e le decisioni prese capillarmente.
è stata anche la loro rovina:
a parte i figli scemi, la formazione approssimativa dei fondatori dotati di "animal spirit" e la loro gelosia e invidia nei confronti dei tecnici preparati, l'incapacità di servirsene come protesi per timore di essere esautorati, ha ostacolato la crescita;
la parabola tipica è quella dell'ex-operaio che si mette in proprio, indovina il prodotto, amplia l'impresa, ma poi è incapace di comprendere i cambiamenti del mercato per limiti culturali;

in questo, molte PMI sono state favorite, "drogate", da svalutazioni competitive, sussidi e spesa pubblica compiacente;

quando è finita la pacchia dello stampar moneta a buffo, è arrivata la crisi; ora in tanti individuano l'euro come il male; in realtà la moneta unica ha solo svelato che il paziente era drograto e le sue performances gonfiate.

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FUCKTOTUM
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@Magonzo ha scritto:
@FUCKTOTUM ha scritto: Le PMI in Italia -erano- ciò che mandava avanti il paese e ci riuscivano -anche- perchè erano a conduzione familiare e le decisioni prese capillarmente.
è stata anche la loro rovina:
a parte i figli scemi, la formazione approssimativa dei fondatori dotati di "animal spirit" e la loro gelosia e invidia nei confronti dei tecnici preparati, l'incapacità di servirsene come protesi per timore di essere esautorati, ha ostacolato la crescita;
la parabola tipica è quella dell'ex-operaio che si mette in proprio, indovina il prodotto, amplia l'impresa, ma poi è incapace di comprendere i cambiamenti del mercato per limiti culturali;

in questo, molte PMI sono state favorite, "drogate", da svalutazioni competitive, sussidi e spesa pubblica compiacente;

quando è finita la pacchia dello stampar moneta a buffo, è arrivata la crisi; ora in tanti individuano l'euro come il male; in realtà la moneta unica ha solo svelato che il paziente era drograto e le sue performances gonfiate.

Vero, ma anche e soprattutto perpetuando (con le compiacenze di cui sopra) modelli di business obsoleti al ribasso grazie alla mano d'opera d'importazione.
Comunque ormai il problema è risolto esportiamo direttamente le aziende e i brand che possono servire ancora a qualcosa.

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Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
@FUCKTOTUM ha scritto:
@Magonzo ha scritto:
@FUCKTOTUM ha scritto: Le PMI in Italia -erano- ciò che mandava avanti il paese e ci riuscivano -anche- perchè erano a conduzione familiare e le decisioni prese capillarmente.
è stata anche la loro rovina:
a parte i figli scemi, la formazione approssimativa dei fondatori dotati di "animal spirit" e la loro gelosia e invidia nei confronti dei tecnici preparati, l'incapacità di servirsene come protesi per timore di essere esautorati, ha ostacolato la crescita;
la parabola tipica è quella dell'ex-operaio che si mette in proprio, indovina il prodotto, amplia l'impresa, ma poi è incapace di comprendere i cambiamenti del mercato per limiti culturali;

in questo, molte PMI sono state favorite, "drogate", da svalutazioni competitive, sussidi e spesa pubblica compiacente;

quando è finita la pacchia dello stampar moneta a buffo, è arrivata la crisi; ora in tanti individuano l'euro come il male; in realtà la moneta unica ha solo svelato che il paziente era drograto e le sue performances gonfiate.

Vero, ma anche e soprattutto perpetuando (con le compiacenze di cui sopra) modelli di business obsoleti al ribasso grazie alla mano d'opera d'importazione.
Comunque ormai il problema è risolto esportiamo direttamente le aziende e i brand che possono servire ancora a qualcosa.
la manodopera d'importazione e poco qualificata è una conseguenza della scelta di basso profilo, non la causa;

la vera radice culturale della menomazione è l'assenza - o meglio il secolare soffocamento - dello spirito borghese egemone e dell'affermazione dei sui valori;
in buona sostanza, chi ha fatto impesa in Italia è stato sostanzialmente mosso dal desiderio di usare l'attività solo come trampolino per poter emulare la condizione di rentier, anche piccolo, che è quella davvero appetita e onorifica a livello di cultura identitaria;

mentre le categorie che hanno a che fare con lo "sterco del demonio" sono generalmente invise nella cultura popolare, venata di pauperismo;
lo vedi ancora oggi:

a prescindere dai dati di realtà, sempre articolati e complessi, prendere di mira banche e finanza, settori e ceti, ambienti dei "ricchi" in quanto tali, è un'opzione che incontra sempre un'adesione sentimentale spontanea e radicata nella cultura popolare.

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12
FUCKTOTUM
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Viandante Storico
@Magonzo ha scritto:

la vera radice culturale della menomazione è l'assenza - o meglio il secolare soffocamento - dello spirito borghese egemone e dell'affermazione dei sui valori;
sacrosanto

in buona sostanza, chi ha fatto impesa in Italia è stato sostanzialmente mosso dal desiderio di usare l'attività solo come trampolino per poter emulare la condizione di rentier, anche piccolo, che è quella davvero appetita e onorifica a livello di cultura identitaria;
Vero in parte, troppo stereotipato sul cummenda con la fabrichEtta anni 60. Fosse riducibile a ciò l'Italia avrebbe gia chiesto di aderire al maghreb arabo.


mentre le categorie che hanno a che fare con lo "sterco del demonio" sono generalmente invise nella cultura popolare, venata di pauperismo;
lo vedi ancora oggi:
a prescindere dai dati di realtà, sempre articolati e complessi, prendere di mira banche e finanza, settori e ceti, ambienti dei "ricchi" in quanto tali, è un'opzione che incontra sempre un'adesione sentimentale spontanea e radicata nella cultura popolare.

e come no, l'ultima espressione di sto delirio sono i tarzanelli di grill oche scassano l aminchia con gli scontrini

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Magonzo
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Viandante Storico
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@FUCKTOTUM ha scritto:
@Magonzo ha scritto:

in buona sostanza, chi ha fatto impesa in Italia è stato sostanzialmente mosso dal desiderio di usare l'attività solo come trampolino per poter emulare la condizione di rentier, anche piccolo, che è quella davvero appetita e onorifica a livello di cultura identitaria;
Vero in parte, troppo stereotipato sul cummenda con la fabrichEtta anni 60. Fosse riducibile a ciò l'Italia avrebbe gia chiesto di aderire al maghreb arabo.
non è avvenuto solo perché non abbiamo materie prime nell'accezione tradizionale del termine, e perché il turismo - la nostra materia prima - è culturalmente retrocesso ad attività di minor prestigio;
basta guardare lo scempio ambientale e del patrimonio artistico...  facepalm 

forse il cummènda però è l'espressione più progredita dell'imprenditore, perché ha in qualche modo uno status e una collocazione geo-culturale di estrazione più borghese;
con tutti i limiti del caso, il Nord ha elaborato identità sociali almeno in parte svincolati dal modello feudale, anche se ha pagato a quella devozione al lavoro un prezzo troppo elevato in termini di rinuncia culturale.

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14
FUCKTOTUM
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Viandante Storico
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@Magonzo ha scritto:
@FUCKTOTUM ha scritto:
@Magonzo ha scritto:

in buona sostanza, chi ha fatto impesa in Italia è stato sostanzialmente mosso dal desiderio di usare l'attività solo come trampolino per poter emulare la condizione di rentier, anche piccolo, che è quella davvero appetita e onorifica a livello di cultura identitaria;
Vero in parte, troppo stereotipato sul cummenda con la fabrichEtta anni 60. Fosse riducibile a ciò l'Italia avrebbe gia chiesto di aderire al maghreb arabo.
non è avvenuto solo perché non abbiamo materie prime nell'accezione tradizionale del termine, e perché il turismo - la nostra materia prima - è culturalmente retrocesso ad attività di minor prestigio;
basta guardare lo scempio ambientale e del patrimonio artistico...  facepalm 

forse il cummènda però è l'espressione più progredita dell'imprenditore, perché ha in qualche modo uno status e una collocazione geo-culturale di estrazione più borghese;
con tutti i limiti del caso, il Nord ha elaborato identità sociali almeno in parte svincolati dal modello feudale, anche se ha pagato a quella devozione al lavoro un prezzo troppo elevato in termini di rinuncia culturale.

yep ma è il figlio del cummenda quello che non ha rinnovato per comprarsi la barchEtta. E milano e cultura ancora ancora, vedasi prsse piemontesi berghem, veneto e friuli sgheiZeisghei

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