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1
il pilota
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Questa è stata la mia prima autocostruzione integrale funzionante di un modello di locomotiva:
"
Qui è ripresa durante i lavori: non ci sono i fermi della porta della camera a fumo e le portellature che nascondono le ruote prive di biellismi (non c'erano nel modello "base").
Il modello è in scala N (1/160), ha circa 6 cm.
Ho autocostruito tutta la carrozzeria ispirandomi ad una locomotiva svizzera.

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2
biba
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Viandante Mitico
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Ohhh....Benvenuto!
Ci mancava Gomez Addams  rotolarsi dal ridere 

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3
FUCKTOTUM
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il pilota ha scritto:Questa è stata la mia prima autocostruzione integrale funzionante di un modello di locomotiva:
"
Qui è ripresa durante i lavori: non ci sono i fermi della porta della camera a fumo e le portellature che nascondono le ruote prive di biellismi (non c'erano nel modello "base").
Il modello è in scala N (1/160), ha circa 6 cm.
Ho autocostruito tutta la carrozzeria ispirandomi ad una locomotiva svizzera.

Si ma minchia, posti un francobollo?
Potrebbe essere il trenino Lima di Mr. Magoo...

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4
Candido
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Pilota, il trenino, che nostalgia! E la befana delle ferrovie...

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5
Rupa Lauste
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FUCKTOTUM ha scritto:
il pilota ha scritto:Questa è stata la mia prima autocostruzione integrale funzionante di un modello di locomotiva:
"
Qui è ripresa durante i lavori: non ci sono i fermi della porta della camera a fumo e le portellature che nascondono le ruote prive di biellismi (non c'erano nel modello "base").
Il modello è in scala N (1/160), ha circa 6 cm.
Ho autocostruito tutta la carrozzeria ispirandomi ad una locomotiva svizzera.

Si ma minchia,  posti un francobollo?
Potrebbe essere il trenino Lima di Mr. Magoo...

anfatti pilota posta una foto piú grande di questo gioiello. sembra fico.

scusa ehh! ma sarebbe come postare una tetta a 30x30 72 dpi

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6
il pilota
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Viandante Storico
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Provo con imageshack, Servimg è complicatuccio.

Questa foto è posteriore, l'ho già messa sul forum di ferrovie cui sono iscritto (per motivi che non sto a spiegare, la sezione modellismo è privata).
La lavorazione è progredita perchè le portellature sulle ruote sono complete.
Il modello è un esempio di Freelance, un mezzo che potrebbe esistere, ma non esiste al vero.

Ne ho fatta anche una... munita di tender! Qualcuno l'ha definita un po' "steampunk", ma è plausibile con la sua epoca, quindi è solo "cosa sarebbe successo se avessi cabinato una locomotiva di grande potenza?".

La piattaforma su cui sono esposte rispecchia il tipo tedesco da 26 m, il "ponte" girevole è lungo 16 cm e mezzo. Traete le conclusioni... dimensionali KleanaOcchiolino
Ne ho fatta anche una con biellismi completi, ma è in lavorazione.

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7
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Rupa Lauste ha scritto:
scusa ehh!  ma sarebbe come postare una tetta a  30x30  72 dpi

Non so cosa voglia dire ma mi ha fatto ridere tantissimo.

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8
il pilota
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Viandante Storico
Viandante Storico
Ho anche scritto, su un altro forum, un raccontino di ambientazione ferroviaria negli anni Trenta ispirandomi a un modellino provocatorio prodotto per scherzo da uno scomparso negozio bolognese. Non so se ci sia ancora. Se c'è lo ricopio qui domani (l'avevo scritto di getto).

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9
Rupa Lauste
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Viandante Storico
Viandante Storico
Yale ha scritto:
Rupa Lauste ha scritto:
scusa ehh!  ma sarebbe come postare una tetta a  30x30  72 dpi

Non so cosa voglia dire ma mi ha fatto ridere tantissimo.

vedi ogni tanto ti faccio ancora ridere!  rotolarsi dal ridere 

per capire meglio pensa alle tette della ninfa...ecco 10 volte piú piccole

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10
il pilota
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Viandante Storico
Viandante Storico
Foto del "modello provocatorio" non si trovano più in Rete, tranne su un forum (vi sarei ancora iscritto, ma posto pochissimo, si litiga troppo e di tecnica si parla poco); eccone una:

La locomotiva vera da cui il modello freelance (sì, non sono unico SGHIGNAZZARE ) è stato elaborato sarebbe questa:

Sul modello in H0 (1/87) era stata messa questa riproduzione di presa di corrente per modelli di locomotive trifasi:
.
Non solo il produttore del "modello provocatorio" (Agomodel di Bologna) ma anche quello delle prese di corrente per trifase (Lineamodel di Monsummano) hanno chiuso... sad  sad 

Il raccontino che ho scritto (per rispondere in quel forum!) è questo:
me stesso con altro nickname ha scritto:
E.626 + trifase a frequenza industriale = E.670

Siamo nell’autunno 1927, i primi E. 626 a corrente continua cominciano ad uscire dalle fabbriche. Tuttavia, in un maldestro tentativo di dimostrare che qualcosa si poteva ottenere, la CEMSA, chiese due parti meccaniche di E.626 per costruire una locomotiva a corrente trifase a frequenza industriale che superasse in parte i problemi delle macchine a bielle.
I motori non avevano nulla di nuovo, erano una versione di dimensioni e potenza ridotta di quelli delle E.472. Le dimensioni e la potenza ridotta non traggano in inganno: sulla nuova locomotiva di motori ne erano montati ben sei invece di due, per cui le prestazioni grosso modo erano simili. Il trasformatore era collocato nella cabina AT, in posizione centrata, i reostati di avviamento erano contenuti nei due avancorpi, modificati ed ingranditi, facendoli apparire un po’ più squadrati. Infatti bisognava regolare non due soli motori ma ben sei. Tutti gli ausiliari erano collocati nella cabina AT assieme al trasformatore. Questo poteva fornire due tensioni: 1200 e 1800 V, rispettivamente per alimentare i motori in parallelo o in cascata.
I sei motori infatti potevano essere commutati a 8 oppure 12 poli ed essere collegati in cascata solo ad 8, fornendo le tre velocità di 25, 50 e 75 km/h, grazie al rapporto di trasmissione fra essi e le ruote, trasmissione ottenuta con la sospensione per il naso usata sulle E.626.
Già su questo punto nacque una crisi: taluni tecnici sostenevano che realizzando un trasformatore a più rapporti si poteva avere un avviamento più dolce, riducendo se non eliminando il reostato, mentre si imposero quelli che preferivano rimanere sulla tecnica normale per le FS, utilizzando solo il reostato per controllare gli avviamenti. Questa diatriba dimostrò che il progetto, nato da idee confuse, dimostrava di essere ancora più confuso!
Nel 1930 i due esemplari, denominati E.670.001 ed E.670.002 furono portati sulla Roma-Sulmona per le prime prove, dove iniziarono anche i primi problemi. Infatti i motori non erano collegati meccanicamente fra di loro, per cui nella combinazione in cascasta (l’unica, per fortuna), in caso di slittamento andavano ognuno per conto suo, il problema che aveva già afflitto le elettromotrici «valtellinesi» di Kandò un quarto di secolo prima.
Si narra che uno dei tecnici che seguiva le prove abbia esclamato: «i guai del trifase con i problemi della continua». Con i treni più pesanti l’avviamento era un supplizio, con slittate continue e contemporanee perdite di potenza, già resa scarsa dal collegamento in cascata: il tentativo di eliminare la velocità minore, avviando con i motori già in parallelo a 12 poli, portando con l’uso del solo reostato la velocità da zero a 50 km/h fu peggiore del problema cui doveva ovviare: sebbene i reostati fossero due, il carico di tutti i sei motori fermi portava in ebollizione la soluzione sodica anche dopo aver sdoppiato il circuito di raffreddamento. Non ci fu verso di svolgere un servizio regolare, le poche prove notturne provocavano inconvenienti a ripetizione.
Per le FS ed il Regime lo smacco fu troppo: ordinarono di far sparire le E.670 prima che qualcuno si ricordasse di loro!
Tutta la documentazione fu mandata al macero, le due locomotive furono svuotate di tutta la parte elettrica ed inviate ad una non precisata officina FS per essere ricostruite come E.626, si ignora quali numeri furono loro assegnati dopo la ricostruzione.

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11
il pilota
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Viandante Storico
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Ho ancora la speranza di costruire un "diorama operativo" (taluni fermodellisti lo chiamano "plastirama"), un diorama in cui scambi, luci, alimentazione dei binari, eventuali sezionamenti per la sosta di un modello mentre manovra un secondo, sono presenti e funzionanti. I modelli, insomma, possono essere manovrati.
Di solito un lato di plastci simili finiscono con un brevissimo tratto di linea che, nascosto da un passaggio fra due edifici o da una galleria, sfocia in un fascio di binari nascosto, senza paesaggio, dove poter cambiare i modelli anche se la parte "curata" è in vista di altri.
Siccome ho una mezza intenzione di includere un piccolo porto, sto adesso sistemandomi due gru. Una è gialla e una ha giallo solo il "cavalletto".
Fin qui, nulla di diverso da quel che fanno altri modellisti, anche se il tema portuale è, almeno fra i modellisti italiani, poco praticato.

Ora preparatevi ad una risata. Prendendo spunto da un impianto di scaricamento navi presente sul molo dello stabilimento Italcementi di Zaule (Trieste), ho pensato di sistemare un vecchio rifornitore di carbone per poter immagazzinare (nell'immaginazione, ovvio) il materiale scaricato da una nave e poi trasferirlo in un secondo momento su camion o vagoni. Perchè ridere? perchè il rifornitore a tramoggia mi era arrivato in casa allo stato di rudere, ne mancano diverse parti che sto ricostruendo (anche la struttura portante era così deteriorata che sulle prime pensavo di costruire un cavalletto simile a quello delle due gru). Quando ho chiesto come l'oggetto fosse ridotto in quel modo, mi è stato detto che il precedente proprietario vi si era seduto sopra dopo esserselo dimenticato sulla poltrona...       
Ecco, sganasciatevi pure.

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Sorriso Scemo  Che c'è di male ad essere sbadati ai limiti della demenza?
Io queste persone le capisco... oh se le capisco  fischio 


Complimenti per gli aggeggini che costruisci.
Rivelano abilità pratica, precisione e pazienza meticolosa.
Doti a me aliene e quindi per me oggetto di grande interesse.

Come ti è venuta questa passione?

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13
il pilota
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:Sorriso Scemo  Che c'è di male ad essere sbadati ai limiti della demenza?
Io queste persone le capisco... oh se le capisco  fischio 
Non ho detto tutto: qualche anno dopo (il tipo era nel frattempo morto) mi è stato riferito che il personaggio si era seduto perfino su un modello di elettrotreno, un affare a 3 elementi, lungo oltre mezzo metro assemblato, distruggendo pure quello. Per un certo tempo, un altro comune conoscente aveva creduto e mi aveva in buona fede fatto credere che per un guaio finanziario (aveva venduto la nuda proprietà della casa e pareva che l'imposta di registro erano d'accordo che la pagasse il nudo proprietario che invece avesse tirato il culo indietro facendola pagare al mio amico) quella persona avrebbe lanciato il modello contro il muro in preda all'ira. Solo dopo la scomparsa dell'amico abbiamo scoperto la verità.
Cioè questo si è seduto due volte sulla sua roba... rotolarsi dal ridere 


NinfaEco ha scritto:Complimenti per gli aggeggini che costruisci.
Rivelano abilità pratica, precisione e pazienza meticolosa.
Doti a me aliene e quindi per me oggetto di grande interesse.

Come ti è venuta questa passione?
Giuro, non lo so. Forse perchè mio nonno (morto che avevo 12 anni) lavorava sulle vetture postali e qualcosa di treni riusciva o forse doveva saperlo. Era delle Poste, non era un ferroviere. Anche un mio zio, morto poche settimane prima di mio nonno (non ho capito nulla allora, ma è da anni che penso che nonno sia morto di crepacuore per la morte di mio zio, che era suo figlio), era fermodellista.
Io ho avuto addirittura dei guai per questo interesse; qualche anno fa mi hanno dato del pericoloso (non ho capito se in senso psichiatrico o di ordine pubblico) e siccome non possono farmi in realtà niente per questo, mi hanno detto che dovrei diventare un frate o un monaco; mi dispiace per questi veri e propri mona, ma è più facile entrare nella Legione Straniera che farsi frate (gli ordini religiosi, con qualche rarissima eccezione, pongono un limite massimo a 35 anni, la Legione Straniera pone 40 anni di età limiti e i Legionari fanno qualcosa di più che pregare... cavernicolo ) .
Ancora oggi mi danno del "fuori di testa" (non osano peggio perchè rischiano una querela) perchè nel recuperare vecchie parti meccaniche, se non riesco a farmi un modello coerente mi immagino come il modello sarebbe costruito se fosse vero.
Spiegherò avanti di un'altro modello, immaginato con tutte le plausibilità anche se non esiste.

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il pilota
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I miei lavori richiedono pazienza ma qualche volta la perdo... imbarazzo 
Quel rifornitore a tramoggia finito sotto le chiappe del precedente proprietario pat  me l'ha fatta perdere, ad esempio.
La struttura di sostegno era tanto deformata che ho scopiazzato il cavalletto delle due gru ridisegnandomelo con AutoCAD, ridimensionandolo per questo apparato, ritagliandolo su plastica in foglio (plasticard) da 1 mm, rifinendo con microprofili di plastica i rinforzi che avrebbe nell'ipotetica realtà... in mezza giornata era fatto, con le misure giuste per adattarsi alla struttura originale della tramoggia una volta privata dei sostegni, in modo che risulti alla medesima altezza dell'originale. Mancherebbe forse una cabina di comando per l'operatore che lo dovrebbe far muovere e collocarlo al di sopra dei vagoni o dei camion a seconda di quali caricare ed effettuare il carico stesso (sempre nell'ipotetica realtà: sarà tanto se riesco a trovare il modo di farlo scorrere e far scorrere le due gru; forse spulciando nel catalogo di Futura Elettronica, una miniera per chi fa modellismo dinamico, anche troverei i meccanismi adatti. Il problema è nella capacità del portafogli sad sad ).

Non pensavo che un paio di chiappe su una poltrona che non appartenessero ad un politico (chiappe E poltrona SGHIGNAZZARE ) potessero fare tanti danni... nascondersi testata contro il mu  

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il pilota
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Sto scrivendo un raccontino di ambientazione ferroviaria immaginando che uno dei modelli che sto lavorandomi (lavorazione che tengo ancora top secret, non è ancora finito) sia esistito e magari esista tuttora.
Lo metto sempre qui, quando pronto?

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il pilota
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Speriamo bene (servIMG mi pare più difficile di imageshack, ma qui pare implementato questo)...

Ecco come è venuta la tramoggia per caricamento di materiali incoerenti una volta riparata dai danni provocati dalle chiappe del primo proprietario. pat 
La parte "liscia" in basso l'ho costruita io, come la scaletta, scalini attaccati uno a uno: io non li ho contati, contateli voi se volete... sconvoltA
Le parti che sembrano montate storte sono state deformate da quelle chiappe.
Ricordate che è in 1/160, l'apertura fra le due "zampe" è 45 mm. Al vero sarebbero circa 7,20 m.

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il pilota
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il pilota ha scritto:Foto del "modello provocatorio" non si trovano più in Rete, tranne su un forum (vi sarei ancora iscritto, ma posto pochissimo, si litiga troppo e di tecnica si parla poco); eccone una:

La locomotiva vera da cui il modello freelance (sì, non sono unico SGHIGNAZZARE ) è stato elaborato sarebbe questa:

Sul modello in H0 (1/87) era stata messa questa riproduzione di presa di corrente per modelli di locomotive trifasi:
.
Non solo il produttore del "modello provocatorio" (Agomodel di Bologna) ma anche quello delle prese di corrente per trifase (Lineamodel di Monsummano) hanno chiuso... sad  sad 

Provo a vedere se si riesce ad incorporarla, ho trovato la foto della E.626 modificata con prese di corrente per linea trifase: Autore del modello è foto è lo scomparso fondatore del negozio Agomodel, Sergio Agostino, purtroppo mancato nel 2010 (il negozio pare esista ancora).

Per un modellista esperto, è evidente come l'Autore abbia segato in due l'intelaiatura degli archetti trifasi Lineamodel per adattarli agli attacchi dei pantografi originali del modello.
L'Autore ammise si sia trattato di uno scherzo, il modello non era in vendita. Se sia ora in possesso degli eredi o sia durato lo spazio di qualche foto non so.
Almeno lui lavorava in una scala doppia della mia (1/87 contro 1/160)...

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18
FUCKTOTUM
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Shur pilota l'accetta una dritta?
Quando si fotografa roba cosi piccola è d'uopo inserire -armonicamente- nell'inquadratura un elemento che dia idea della "scala".
(Una moneta, una scatola di fiammiferi o qualunque altro oggetto familiare)

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19
il pilota
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Certo, la sapevo, ma ho fatto un po' le foto in furia... facepalm 

La foto della "locomotiva per scherzo" l'ho recuperata da un sito "archiviato", non è mia. Ed era un "francobollo", si nota che è stata ingrandita.
La E.626 vera è lunga circa 15 m al vero, quindi il modello su per giù ha 17 cm.
Evidentemente l'Autore pensava di sapere che le foto sarebbero state viste solo da chi conosceva il modello base.

Cercherò piuttosto di farmi quel "righello da polizia scientifica" (avete presente che lo mostrano nei telefilm di CSI?): non crea effetti fastidiosi ed è piatto. Esultare2 

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il pilota
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Solo che un'ambientazione portuale implica una cosa che in scala N (1/160) non è facile trovare: le navisad sad 
Sono riuscito a trovarne due, tutte e due identiche e di facile montaggio, purtroppo non più prodotte (una terza, cioè, non posso mettercela  sad sad ). Si tratta del peschereccio d'altura della Revell, che è in scala 1/142, poco più grande ed ha un ponte piuttosto ampio e libero, si presta bene ad elaborazioni. Mi è stato tanto difficile trovarlo che quello già elaborato l'ho comprato in Austria, il secondo (ancora smontato) l'ho trovato in un negozio online inglese.
La nave quasi finita è stata elaborata in una portarinfuse con scarico mediante escavatore. Qualcosa come questa:
www.shipspotting.com/gallery/photo.php?lid=1584567
Sì, navi del genere esistono. E come si vede dalle didascalie, non sono grandiose (fosse in scala esatta, sarebbe lunga meno di mezzo metro). Sono anche versatili perchè, cambiando l'organo operatore, si possono trasportare (e scaricare) all'andata un tipo di carico alla rinfusa e al ritorno un altro. Ad esempio all'andata si può trasportare minerale (cucchiaia per lo scarico), al ritorno rottami (benna a spicchi o magnete al posto della cucchiaia). Ovviamente la riprodurrò con la macchina "in riposo" in quanto il porto stesso sarebbe attrezzato per lo scarico.
Il secondo peschereccio lo potrei trasformare o in una chimichiera (ho diversi carri cisterna) o in una cementiera (ho anche dei carri silo che possono attendere sui binari del molo). La prima richiede un inferno di tubi visibili, della seconda purtroppo non ho foto dall'alto.

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21
FUCKTOTUM
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Revell! Avrò fatto una quarantina di arei Revell e pure un hovercraft di una quarantina di centimetri...
Poi sono cresciuto ....  

 Mai pensato ad una stampa(nte) 3D?

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22
il pilota
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FUCKTOTUM ha scritto:
Mai pensato ad una stampa(nte) 3D?
Sembrano piuttosto grosse e sono ancora piuttosto care. Io sono in perenne lotta con il centimetro (e di solito vince lui  sad ). Soprattutto quando non la usassi, non saprei nemmeno dove metterla.
Inoltre ho sentito pareri contrastanti sulla qualità del materiale e conseguentemente del prodotto finito.
Diversi hanno pensato di provarla in fermodellismo ma nessuno poi ci ha veramente fatto qualcosa. Non ho capito se per i costi, per la qualità o per cosa altro.
Mio padre era fotografo: ricordo ancora un articolo su quella che allora veniva chiamata "fotografia solida", attorno al... 1981. Altro non era che la stampa 3D, con un altro nome. Ci si gira attorno da oltre 30 anni, quanti ci vorranno per avere qualcosa di veramente affidabile? Come macchine E come risultato.

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23
il pilota
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Ecco la foto di una chimichiera

Grosso modo le dimensioni corrispondono col modello che elaborerei.
Notare le decine di supporti dei numerosissimi tubi. Mi chiedo quanti modellisti oserebbero riprodurre una nave del genere. Soprattutto quanti modellisti non navali oserebbero riprodurne. Paura 
Sapete perchè ci sono più tubi che in una petroliera? Perchè una chimichiera deve poter trasportare prodotti diversi e gestirli separatamente uno dall'altro, quindi ogni cisterna nello scafo deve avere proprie apparati distinti da quelli delle altre.
Qui c'è il rischio che mi sparo con una 45 ACP...  party2

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il pilota
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Forse il lavoro non è così difficile da portare al suicidio: ho trovato foto di una chimichiera con le condotte coperte da una sovrastruttura scatolare. Forse per impedire che si corrodano da fuori prima che di dentro.
Un ingegnere mi aveva detto che in una nave il 30% del metallo che la compone sono tubi, ma non so se avesse in mente queste navi...  confused 
Ricordo di due modellisti che avevano voluto farsi nel loro plastico una raffineria. Uno di loro ha fatto allibire l'altro quando gli ha detto che ci volevano 180 metri di tubi... già in scala (in una raffineria vera, come noto, ce ne sono chilometri).  rotolarsi dal ridere  Non hanno rivelato nè quanto hanno speso nè il tempo che ci hanno messo  fischio 

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il pilota
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Viandante Storico
Bach ha fatto le Variazioni Goldberg, Beethoven le Variazioni Diabelli...
Io più modestamente sto facendo delle variazioni modellistiche su un carro per minerale delle ferrovie britanniche: al vero ne erano esistiti diversi tipi, che si distinguevano per la posizione dei portelli di scarico e il loro numero, ma si rifacevano comunque ad uno schema base e un telaio unificato. La ditta Peco ha fornito il telaio, il cassone ce lo metto io...

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