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Musica da capire?

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Placelop
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Viandante Residente
Viandante Residente
Il solfeggio e' imparare comprendere e recitare formule ritmiche, dicendo le note corrispondenti e tenendo il tempo. Chi inizia puo' distinguere semplicemente gli ottavi dai quarti, e suonare piccole melodie. Mi pare piu' importante abituarsi ad aggiungere qualche consonanza alla mano sinistra, introduttiva all'armonia.

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27
Placelop
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Viandante Residente
Viandante Residente
Non è facile capire la musica, perchè essa è in movimento. Credi di capire qualcosa e in quel momento la musica è già andata avanti. Essa occupa il tempo e ha un modo tutto suo di occupare lo spazio, direi che è immateriale. Trovo che sia sfuggente, per cui è più facile proporsi di capirla quando è scritta. Per cui la corsia sarebbe quella, capire e confrontarsi con la notazione. Senza dimenticare l'acustica, sebbene essa sia mutevole.

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28
Megara
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Viandante Storico
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Una volta che però hai analizzato quintali di musica scritta, riesci poi a capirla (nel senso armonico del termine) anche solo ascoltandola.... ci vuole però taaaaaaaaanto esercizio e una buonaquantità di orecchio

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An Boum
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Viandante Storico
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imbarazzo   sorriso 

In effetti in questi giorni mi sto interrogando su questioni inerenti il percorso musicale di mia figlia. Ai miei occhi è molto portata ma non sono certa di non peccare di scarsa obiettività.
Sin da piccolina ha strimpellato al piano con mia madre e, siccome sembrava divertirsi, le abbiamo regalato una tastiera di quelle che permettono di imparare i brani segnalando i tasti da abbassare. Alle medie ha cominciato a suonare il flauto traverso ed ha così imparato a leggere la musica trasferendo questa conoscenza al piano. Così adesso è capace di suonare seguendo uno spartito (di note singole) sia al piano che col flauto. Inoltre, grazie alla tastiera, adesso suona bene, a due mani, Per Elisa e sta imparando un Nocturne di Chopin. Con mia madre, impara molto velocemente brani semplici a quattro mani e li memorizza e si diletta anche con la chitarra grazie ad un metodo di apprendimento elettronico; fatto sta che le ho suonato l'unico brano di chitarra classica che sia mai stata capace di suonare dopo anni e lei l'ha risuonato subito.
Quello che temo è che, terminate le medie, lei possa abbandonare la musica che invece, sia a me, che a lei, piacerebbe che diventasse persino un percorso professionale. C'è da dire che io adoro il mondo della musica e vedo i musicisti come essere superiori superdotati e non vorrei che questo mi portasse a sopravvalutare il talento di mia figlia. Inoltre fin'ora non c'è mai stato nessun tipo di pressione, suona solo quando ha voglia e sono cosciente che lo studio serio comporta un esercizio molto impegnativo, Certo è che è l'unica della classe che ha suonato, per diletto, tutti i brani del libro di testo curriculare e che mio figlio di due anni più piccolo la tastiera non la sfiora.

Cosa mi conviene fare con lei? Che percorso di studi? Quali sono gli sbocchi professionali? Conviene tenerla come hobby e basta? Spero di non avervi tediato.

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30
Placelop
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Viandante Residente
Viandante Residente
Di solito chi intende fare studiare i figli o studiare lui stesso, frequenta una scuola. Ce ne sono di comunali, private o lezioni private. Consiglierei programmi liberi, tanto per iniziare: informati laddove vivete, e rifletteteci. Quanto agli sbocchi professionali, direi che tantopiù il programma è rigido tantopiù è difficile e poi ci si contende il lavoro con altri, spesso molto bravi. Direi che al contrario che in passato non c'è alcuna garanzia di poter lavorare con la musica, è altamente competitiva. Però qualcuno riesce.
Terrei come hobby e basta, se vorrà troverà poi lei la sua strada.

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31
Magonzo
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Viandante Storico
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il problema che vedo più spesso in chi studia in modo accademico è che si allontana dall'idea di arte creativa;
cioè, tende a pensare in termini accademici e il più delle volte inibisce le spinte creative;

Paul McCartney aveva iniziato a prendere lezioni di piano dalla madre della sua fidanzata con cui conviveva, Jane Asher; poi ha smesso, perché ha avuto l'impressione che quei moduli lo inibissero al momento di comporre;

in famiglia, la maggior parte di noi ha fatto qualcosa, anche per una certa tradizione, cantato in cori o studiacchiato; io sono cresciuto ascoltando di tutto, molta classica e rock; a 15/16 anni ho studiato chitarra, con una formazione jazzistica, anche se suonavo rock; avevo imparato scale, modi, armonizzazioni, anche solfeggio...

mia nipote canta a livello quasi professionale e studia al conservatorio; però quando le ho chiesto se le sarebbe piaciuto scrivere qualcosa di suo mi ha risposto che "non aveva ancora la preparazione"; insomma...

anche John Lennon e John Coltrane non avevano quella preparazione...
la stortura è un po' quella per cui se si fermano per strada 10 persone e si chiede loro di nominare qualche musicista, si sentono i nomi di artisti di 200 anni fa, o per le persone più colte, di esecutori;
come se l'arte musicale fosse finita con la tradizione colta.

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32
Placelop
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Viandante Residente
Viandante Residente
ottime osservazioni. Ho preso il diploma di pianoforte a 19 anni e almeno sino a 40 anni ho studiato e tenuto concerti, oltre a insegnare. Subito dopo ho iniziato a comporre e ora ho raggiunto buoni risultati, tanto che ho il compito di insegnare a scrivere musica, oltre a insegnare pianoforte. Incontro persone che studiano da anni e non sanno scrivere una melodia; non ho dubbi che la dimensione creativa vada tenuta in gran conto, anche se la prassi esecutiva aiuta a formare la mano. L'unico Cd che ho prodotto si chiama "Ricerca armonica" ed è composto solo di mie musiche. Certo, comporre può sottrarre tempo ed energie alle capacità performative, ma almeno a un certo punto pare proprio il caso di pensarci.

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33
Placelop
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Viandante Residente
Viandante Residente
ho finito per parlare di me, comunque ognuno può scrivere musica, conoscendo i dati fondamentali. Poi si tratta di svilupparli, e sento dire che senza suonare il pianoforte è difficile comporre o tentare qualcosa di creativo. Perciò proponevo di illustrare alcuni aspetti della musica, quasi di chimica musicale. In pratica va dove ti porta il cuore.. o meglio vado dove mi portano le domande musicali.

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34
paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
chi comincia studiare musica sul serio, arriva al punto in cui si rende conto di quanto certi autori siano inarrivabili; ed è per questo che la maggior parte di quelli che hanno studiato, o studiano, al conservatorio, se gli chiedi se hanno scritto mai qualcosa di loro, ti rispondono che 'non hanno ancora la preparazione'; del resto, chi scommetterebbe su chi, che un qualcosa prodotto oggi da chicchessia, tra duecento anni resista ancora alla stregua dei classici ? Del resto, chi, o quanti, tra chi ha conseguito una laurea in storia, o letteratura, o medicina, ha fatto storia, a scritto un libro divenuto celebre, o ha dato un importante contributo al progresso scientifico ?

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35
Placelop
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Viandante Residente
Viandante Residente
Sì certo hai ragione, anche se molti dei successi attuali, e presumibilmente anche passati, erano dovuti al fatto che il tale era amico dell'altro, dell'editore etc. Se basassimo il nostro metro di giudizio solo sulle carriere staremmo freschi. Non escludo infatti che fra un secolo si parlerà di Madonna o della regina Elisabetta. La propaganda ha un grande peso, quindi bisogna valutare i prodotti a prescindere dalla fama. Probabilmente fra duecento anni il mondo sarà molto diverso da adesso, chi potrebbe ambire a essere ricordato? l'importante è produrre qualcosa oggi, nell'attuale. Certo, la creatività appartiene alle tappe avanzate, difficilmente in quelle iniziali di un'esperienza.

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36
paolo iovine
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Viandante Mitico
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macchè; viviamo nell'era del consumismo più sfrenato, ed è una cosa che investe tutti i settori, compresa la musica; lo hanno capito bene molti gruppi di vari generi musicali 'impegnati', che per non perire hanno iniziato a produrre qualcosa di commerciale, che sicuramente li ha arricchiti, ma che è tutta roba finita, o quasi, nel dimenticatoio, soppiantata da altre 'novità'.

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37
Placelop
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Viandante Residente
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Sì, certo. In questo caso comunque parlerei di cultura di massa; proprio l'altro giorno un mio amico compositore ha postato su Fb un video di musica classica attuale, precisamente di musica spettrale, per viola e pianoforte mi pare, o violino non ricordo. Sono avanguardie, che a mio parere vanno stimate al massimo grado. La cultura consumista è certo pervasiva, direi dominante: basta non lasciarsene dominare. Esiste una cultura alta, detta di nicchia, accessibile ma trascurata dalla massa. Intanto va avanti, ma è per le elites. Spiace parlare di elites, ma esistono veramente senza nuocere a nessuno.

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38
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
@paolo iovine ha scritto:chi comincia studiare musica sul serio, arriva al punto in cui si rende conto di quanto certi autori siano inarrivabili; ed è per questo che la maggior parte di quelli che hanno studiato, o studiano, al conservatorio, se gli chiedi se hanno scritto mai qualcosa di loro, ti rispondono che 'non hanno ancora la preparazione'; del resto, chi scommetterebbe su chi, che un qualcosa prodotto oggi da chicchessia, tra duecento anni resista ancora alla stregua dei classici ?
nella storia, l'arte non è mai stata assente;
il che significa che come contemporanei evidentemente non siamo in grado di individuare equivalenti di valore di quelli che definiamo "classici", che è un limite nostro, non dell'arte;

ci sono diverse cose che hanno modificato il rapporto tra pubblico e arte - musicale nel nostro caso;
una è la riproducibilità dell'esecuzione;
un'altra, estremamente importante, è il combinato della funzione sociale dell'arte, con l'inedita capacità di promozione sociale per chi la frequenti, molto cresciuta negli ultimi 200 anni;

questo percorso ha concettualizzato il linguaggio dell'arte, e nella tradizione musicale colta la dodecafonia lo ha sostanzialmente annientato, e non mi dilungo sul dettaglio tecnico;

fatto sta che evidentemente la creatività musicale degli ultimi 80/100 anni sta in un "altrove" quasi del tutto estraneo all'ambiente e ai linguaggi della tradizione colta, e i segni linguistici della creatività si riscontrano in elementi del linguaggio musicale cui la stessa tradizione colta e scritta, pur contemplandoli, attribuiva un peso relativamente scarso: il suono, il timbro, il ritmo, il tempo e l'espressione...

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39
paolo iovine
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i classici degli ultimi due secoli, mi pare siano tutt' altro che estranei ai linguaggi della tradizione colta; gli autori hanno composto per riempire di suoni stanze coi soffitti ben più alti di quelli a cui siamo abituati noi oggi, le stesse stanze proprio della cultura, appannaggio unicamente dei nobili.

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Magonzo
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Viandante Storico
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@paolo iovine ha scritto:i classici degli ultimi due secoli, mi pare siano tutt' altro che estranei ai linguaggi della tradizione colta;
dove avrei scritto il contrario ?

ho scritto che negli ultimi 80/100 anni la tradizione colta è diventata marginale - prova ad indicarmi un paio di compositori rilevanti e noti - perché il suo linguaggio è divenuto tecnicamente esausto a causa della sua concettualizzazione, in parallelo a quanto avvenuto per gli altri linguaggi dell'arte.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
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due a caso, Wagner e Tchaikovsky, che mi dici ?

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Placelop
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Viandante Residente
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interessante il termine concettualizzazione. La musica colta in effetti sembra oggi devitalizzare e avvilire il senso motivico, melodico, paragonabile a quella che era l'arte figurativa in pittura. Certo, comporre oggi sullo stile romantico o "classico" è praticamente impossibile perchè paradossale a livello stilistico. Però trovo si possa comporre musica contemporanea senza concettualizzare, nel senso di anteporre il calcolo all'acustica. Cioè, si può comporre contemporaneo senza stabilire concettualmente il ruolo svolto da ogni singolo suono, direi riconoscendo anzi il suo effetto di perturbazione estetica, tramite l'intuizione. Io ci sono riuscito nel recente passato, certo l'autorevolezza cresce con l'organico orchestrale..

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Placelop
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Beh, se è per quello anche Prokofiev e Stravinsky. Nel secondo dopoguerra è più difficile stabilire chi sia il più grande, anche perchè i molto validi sono assai più numerosi che in passato.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
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i grandi sono tali perché hanno saputo indovinare la colonna sonora dei tempi in cui hanno vissuto, quella che più rifletteva gli ideali di quel tempo; ideali tratti da quell' "altrove" che dice Magonzo, l' iperuranio musicale.

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Placelop
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Viandante Residente
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Certo, hai ragione. I classici riproducendo il meccanismo insito nella rivoluzione industriale. Gli ideali di bellezza si mantenevano prima nell'ambito della tradizione, mentre nel '900 c'è stata innovazione. Gli ideali di oggi quali sono? Il compositore Varèse ha cercato di ritrarre il clima delle metropoli nordamericane, e c'è riuscito. Ma oggi quali ideali abbiamo? direi che rimane un'idea conservativa contrapposta a un'altra innovativa. Poi oggi abbiamo le amplificazioni, cosa che un tempo neanche si immaginavano. Il silenzio potrebbe essere un'ideale (vedi John Cage), ma la musica richiede suoni, sino a prova contraria. Quindi gli ideali melodici del Festival di Sanremo o le sottiligliezze dei più raffinati? Il genere più gettonato è il motivico, cioè la canzone.

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paolo iovine
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diciamo anche che il periodo in cui sono stati scritti i classici, non è un caso che coincida con un periodo di grandi avvenimenti storici.

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Magonzo
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@paolo iovine ha scritto:due a caso, Wagner e Tchaikovsky, che mi dici ?
Wagner lo conosco quasi a memoria, è quasi uno "di famiglia"; pensa che mia madre, invece delle favole, quando ero bambino mi raccontava le storie della Tetralogia SGHIGNAZZARE
comunque si tratta di ottocenteschi, anche anagraficamente;
nessun musicista della tradizione colta che abbia minimamente influenzato i posteri è nato negli ultimi 120/130 anni;
non è che la gente ascolta Maderna o Donatoni, eh...
anche i contemporanei eseguiti nelle sale, spesso tributano alle tradizioni non colte e folk, come Gershwin, Copeland, Weill...

@Placelop ha scritto:interessante il termine concettualizzazione. La musica colta in effetti sembra oggi devitalizzare e avvilire il senso motivico, melodico, paragonabile a quella che era l'arte figurativa in pittura. Certo, comporre oggi sullo stile romantico o "classico" è praticamente impossibile perchè paradossale a livello stilistico. Però trovo si possa comporre musica contemporanea senza concettualizzare, nel senso di anteporre il calcolo all'acustica. Cioè, si può comporre contemporaneo senza stabilire concettualmente il ruolo svolto da ogni singolo suono, direi riconoscendo anzi il suo effetto di perturbazione estetica, tramite l'intuizione. Io ci sono riuscito nel recente passato, certo l'autorevolezza cresce con l'organico orchestrale..
la dodecafonia concettualizza al punto di distruggere, abolendo le chiavi, il meccanismo di attesa e risposta, la fruibilità stessa della composizione;
se componi in modo tradizionale, fai un percorso a ritroso, replichi qualcosa che in quel contesto è già stato fatto, almeno concettualmente; niente di male, ma è un po' un binario morto, cui accedono solo gli addetti ai lavori;

l'"altrove" cui mi riferivo, Paolo, è quello di tradizioni musicali diverse, come quella afroamericana e folk, la forma canzone più o meno trasfigurata, che hanno impregnato tutto il Novecento.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
sicuramente il rock, o ciò che ne rimane, come fenomeno del novecento affondano le loro radici nella tradizione afroamericana blues, quello nato nelle piantagioni di cotone della Louisiana assieme al gospel; ma per quanto possano aver svettato gruppi come i Led Zeppelin, per dirne uno, si tratta sempre di roba che non arriva nemmeno alle caviglie di un Wagner o Tchaicovsky, come è normale che sia, essendo questi l' apice di secoli e secoli di espansione.

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laura18

Viandante Mitico
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La musica è gusto,e memoria,e sentimento...non a tutti piace la musica classica,come non a tutti piace il rock,o il jazz o rhythm and blues (per citare stili diversi ma che sempre classici sono)..io amo la musica nella sua complessità.Secondo me è sbagliato paragonare stili diversi,perche ogni stile ha un "suo perche"..

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Magonzo
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Viandante Storico
@paolo iovine ha scritto:sicuramente il rock, o ciò che ne rimane, come fenomeno del novecento affondano le loro radici nella tradizione afroamericana blues, quello nato nelle piantagioni di cotone della Louisiana assieme al gospel; ma per quanto possano aver svettato gruppi come i Led Zeppelin, per dirne uno, si tratta sempre di roba che non arriva nemmeno alle caviglie di un Wagner o Tchaicovsky, come è normale che sia, essendo questi l' apice di secoli e secoli di espansione.
vabbè, ma questo giudizio su quale scala di valori comparabili e oggettivabili lo esprimi ?
perché per far questo dovesti ricorrere ad un criterio discriminante - cosa di per sé arbitraria - e procedere ad una comparazione, ammesso che si tratti di forme comparabili;
sarebbe un po' come dire che i Minnesaenger sono meglio di Philip Roth o Erri De Luca; non è che abbia molto senso.

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