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Sex Addiction e Cyber Sex

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victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente

La dipendenza sessuale ( o sex addiction, definita anche con termini quali “compulsività sessuale”, “impulsività sessuale”, “ninfomania” o “ipersessualità”) è un fenomeno ancora non riconosciuto dai sistemi nosografici ufficiali. Questa condizione, data la sua massiva diffusione con l’utilizzo di Internet, sta però ricevendo un interesse crescente in ambito psichiatrico e si sta valutando l’ipotesi di inserirla nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

La dipendenza sessuale può essere considerata una relazione patologica con il sesso, attraverso cui la persona si rifugia nella ricerca di un piacere fisico per fuggire da sentimenti dolorosi o negativi e dalle relazioni intime che non è in grado di gestire, per accedere ad una realtà illusoria in cui sperimenta un senso di connessione interpersonale e una sensazione di piacere e di apparente controllo dei propri comportamenti. Questa relazione patologica diviene il bisogno fondamentale a seguito del quale tutto il resto viene sacrificato.

Il comportamento sessualedi diventa, infatti, parte di un ciclo di pensieri, sentimenti e azioni che non sono più controllabili dal soggetto stesso.






Il sesso tramite la rete è largamente e immediatamente accessibile ed economico, consente l'anonimato e può essere interattivo ( cosa che contribuisce a creare un’apparente relazione). Ecco così la dipendenza sessuale manifestarsi in rete.

La cyber-sex addiction, ossia la dipendenza dal sesso virtuale, è la ricerca ossessiva e compulsiva di una sorta di legame o attività con un'altra persona. Le attività sessuali sono: visionare e/o scaricare siti (o materiale) pornografici in contemporanea alla masturbazione, incontri virtuali in chat erotiche (“stanze” dove persone sconosciute si incontrano per poter “chiacchierare” liberamente di qualsiasi argomento), leggere e scrivere lettere o storie, scambiare e-mail o annunci per incontrare partner sessuali, impegnarsi online in relazioni amorose interattive con persone dello stesso sesso o opposto, inclusa la masturbazione in contemporanea con un’altra persona (disposta a farlo) davanti ad una web-cam, cioè una telecamera che permette di vedere quello che sta facendo l’utente con cui si dialoga. L’individuo ricerca una soddisfazione sessuale che può essere solo virtuale o virtuale e reale ( ricerca di incontri)

Nonostante la maggior parte dei dipendenti cybersessuali dichiari di non avere gravi danni nella propria vita, le conseguenze negative dei comportamenti sessuali online vissuti in maniera dipendente si ritrovano, solitamente, all’interno della relazione di coppia e/o con i figli: un’enorme quantità di tempo viene sottratta ad ambiti precedentemente considerati importanti quali lavoro, partner e famiglia.
Le persone che soffrono di questo disturbo trascorrono molto tempo in rete alla ricerca di materiale pornografico e contemporaneamente provano emozioni di vergogna e senso di colpa per il proprio comportamento e quindi cercano continuamente in modo autonomo di controllare o limitare i propri comportamenti compulsivo ma ogni tentativo è vano. Nei rapporti sessuali l'aspetto affettivo-emotivo tende a dim inuire o a scomparire del tutto . Manifestano un tipo di masturbazione compulsiva e spesso solo mediante materiale pornografico recuperato in rete. Tra le caratteristiche personologiche che rendono un individuo più esposto al rischio di sviluppare una dipendenza dalla forma “virtuale” del sesso vi sono: una bassa autostima , un’immagine corporea distorta , una disfunzione sessuale non diagnosticata o non trattata , una precedente forma di assuefazione al sesso .

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Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
victorinox ha scritto:
La dipendenza sessuale ( o sex addiction, definita  anche con termini quali “compulsività sessuale”, “impulsività sessuale”, “ninfomania” o “ipersessualità”) è un fenomeno ancora non riconosciuto dai sistemi nosografici ufficiali. Questa condizione, data la sua massiva diffusione con l’utilizzo di Internet, sta però ricevendo un interesse crescente in ambito psichiatrico e si sta valutando l’ipotesi di inserirla nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

La dipendenza sessuale può essere considerata una relazione patologica con il sesso, attraverso cui la persona si rifugia nella ricerca di un piacere fisico per fuggire da sentimenti dolorosi o negativi e dalle relazioni intime che non è in grado di gestire, per accedere ad una realtà illusoria in cui sperimenta un senso di connessione interpersonale e una sensazione di piacere e di apparente controllo dei propri comportamenti. Questa relazione patologica diviene il bisogno fondamentale a seguito del quale tutto il resto viene sacrificato.

Il comportamento sessualedi diventa, infatti, parte di un ciclo di pensieri, sentimenti e azioni che non sono più controllabili dal soggetto stesso.






Il sesso tramite la rete è largamente e immediatamente accessibile ed economico, consente l'anonimato e può essere interattivo ( cosa che contribuisce a creare un’apparente relazione). Ecco così la dipendenza sessuale manifestarsi in rete.

La cyber-sex addiction, ossia la dipendenza dal sesso virtuale, è la ricerca ossessiva e compulsiva di una sorta di legame o attività con un'altra persona. Le attività sessuali sono: visionare e/o scaricare siti (o materiale) pornografici in contemporanea alla masturbazione, incontri virtuali in chat erotiche (“stanze” dove persone sconosciute si incontrano per poter “chiacchierare” liberamente di qualsiasi argomento), leggere e scrivere lettere o storie, scambiare e-mail o annunci per incontrare partner sessuali, impegnarsi online in relazioni amorose interattive con persone dello stesso sesso o opposto, inclusa la masturbazione in contemporanea con un’altra persona (disposta a farlo) davanti ad una web-cam, cioè una telecamera che permette di vedere quello che sta facendo l’utente con cui si dialoga. L’individuo ricerca una soddisfazione sessuale che può essere solo virtuale o virtuale e reale ( ricerca di incontri)

Nonostante la maggior parte dei dipendenti cybersessuali dichiari di non avere gravi danni nella propria vita, le conseguenze negative dei comportamenti sessuali online vissuti in maniera dipendente si ritrovano, solitamente, all’interno della relazione di coppia e/o con i figli: un’enorme quantità di tempo viene sottratta ad ambiti precedentemente considerati importanti quali lavoro, partner e famiglia.
Le persone che soffrono di questo disturbo trascorrono molto tempo in rete alla ricerca di materiale pornografico e contemporaneamente provano emozioni di vergogna e senso di colpa per il proprio comportamento e quindi cercano continuamente in modo autonomo di controllare o limitare i propri comportamenti compulsivo ma ogni tentativo è vano. Nei rapporti sessuali l'aspetto affettivo-emotivo tende a dim inuire o a scomparire del tutto . Manifestano un tipo di masturbazione compulsiva e spesso solo mediante materiale pornografico recuperato in rete. Tra le caratteristiche personologiche che rendono un individuo più esposto al rischio di sviluppare una dipendenza dalla forma “virtuale” del sesso vi sono: una bassa autostima , un’immagine corporea distorta , una disfunzione sessuale non diagnosticata o non trattata , una precedente forma di assuefazione al sesso .
Interessante. E da compagna che ha vissuto indirettamente questo problema, posso dire che si tratta di un disturbo che davvero può minare in modo serio la vita affettiva e relazionale delle persone che ne sono affette. Le conseguenze possono essere devastanti.

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3
Macchia
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Viandante Residente
Viandante Residente
Non capisco come si possa arrivare a dimenticare la virtualità di questi rapporti.
La carne è carne. No?

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4
Macchia
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Viandante Residente
Viandante Residente
Macchia ha scritto:Non capisco come si possa arrivare a dimenticare la virtualità dei rapporti.
La carne è carne. No?

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5
Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Macchia ha scritto:Non capisco come si possa arrivare a dimenticare la virtualità di questi rapporti.
La carne è carne. No?
Dalla mia esperienza posso dirti che a volte si parte dal virtuale per poi, per una progressiva deformazione della realtà, arrivare a voler sperimentare nel reale quel tipo di relazione sessuale. O rendendo il partner un semplice oggetto sessuale sul quale proiettare le proprie fantasie (eliminando così dal sesso ogni traccia di affettività) o cercando incontri con persone disposte a fare sesso senza alcuna implicazione emotiva, con le quali sperimentare lo stesso distacco che c'è nella relazione virtuale.

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6
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Macchia ha scritto:Non capisco come si possa arrivare a dimenticare la virtualità di questi rapporti.
La carne è carne. No?
Solo rarissime volte purtroppo.

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7
Macchia
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Viandante Residente
Viandante Residente
Bonnie Parker ha scritto: Dalla mia esperienza posso dirti che a volte si parte dal virtuale per poi, per una progressiva deformazione della realtà, arrivare a voler sperimentare nel reale quel tipo di relazione sessuale. O rendendo il partner un semplice oggetto sessuale sul quale proiettare le proprie fantasie (eliminando così dal sesso ogni traccia di affettività) o cercando incontri con persone disposte a fare sesso senza alcuna implicazione emotiva, con le quali sperimentare lo stesso distacco che c'è nella relazione virtuale.
Sembra un trampolino di lancio per dare sfogo a fantasie represse.




Aleister ha scritto:
Macchia ha scritto:Non capisco come si possa arrivare a dimenticare la virtualità di questi rapporti.
La carne è carne. No?
Solo rarissime volte purtroppo.
Quello che una persona è, è davvero difficile da cogliere. Molti credono di aver messo in piedi un rapporto e invece non sanno nemmeno chi è chi dorme nel loro letto.
Magari è il presupposto di un rapporto ad essere virtuale.

Va beh, sono discorsi difficili per me

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8
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
Macchia ha scritto:Quello che una persona è, è davvero difficile da cogliere.  Molti credono di aver messo in piedi un rapporto e invece non sanno nemmeno chi è chi dorme nel loro letto.  
Magari è il presupposto di un rapporto ad essere virtuale.
molto spesso; soprattutto se si è accecati da esigenze di cui non si è pienamente consapevoli.

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9
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Mah..quella della carne è una dimensione ambigua. Insieme personale ed impersonale, la carne è nel medesimo tempo vicina e lontana, risplendente ed oscura, afferrabile e sfuggente ad ogni presa, trascendente ed immanente. E' il luogo di ciò che non ha luogo, il limite di ciò che non ha limite. La presenza personale vi si dona mentre se ne ritrae, vi si affida mentre resta all'orizzonte.
Ma queste sono stronzate attinenti la dimensione dell'eros, del corpo che tende a farsi volto, persona, relazione. La presenza dell'io, la presunzione di un soggetto che "ha" un corpo e si rapporta all'altro come soggetto ad oggetto, frattura che rende ogni relazione unicamente immaginaria. Se mi si contraccambia, se il plagio funziona direbbe Stendhal, si moltiplicano le varie cristallizzazioni, i mondi virtuali, sempre virtuali. Unica libertà dal sesso sempre virtuale è la carne senza concetto, il ritorno all'impersonale, all'inorganico, all'o-sceno.

"Il porno (lo o-scenè, a da alfa privativo, o/a-scenè, fuori dalla scena, tutto quanto non è di scena) non si pone più, non pone più un soggetto davanti a un oggetto, ma nell’abbandono totale del contemplarsi, del riguardarsi anche in atteggiamenti che si chiamano “osceni”, appunto perché non siamo più in casa come Teresa d’Avila, come San Juan de la Cruz, come Ruysbroek, i grandi mistici, con la testa non siamo più in noi, non siamo più soggetto e oggetto, io e l’altro, ma il soggetto diventa un tutt’uno, torna a fondersi col suo oggetto, non lo vuole più conoscere, si misconosce, si automisconosce, nella fusione con il suo, non più suo oggetto… questo è il porno, questo abbandono" (C.B)

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10
Macchia
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Viandante Residente
Viandante Residente
Magonzo ha scritto:
Macchia ha scritto:Quello che una persona è, è davvero difficile da cogliere. Molti credono di aver messo in piedi un rapporto e invece non sanno nemmeno chi è chi dorme nel loro letto.
Magari è il presupposto di un rapporto ad essere virtuale.
molto spesso; soprattutto se si è accecati da esigenze di cui non si è pienamente consapevoli.
o se in realtà si è interessati solo a se stessi.
Tutte e due le cose.

Il mondo è balordo.


Aleister ha scritto:Mah..quella della carne è una dimensione ambigua. Insieme personale ed impersonale, la carne è nel medesimo tempo vicina e lontana, risplendente ed oscura, afferrabile e sfuggente ad ogni presa, trascendente ed immanente. E' il luogo di ciò che non ha luogo, il limite di ciò che non ha limite. La presenza personale vi si dona mentre se ne ritrae, vi si affida mentre resta all'orizzonte.
Ma queste sono stronzate attinenti la dimensione dell'eros, del corpo che tende a farsi volto, persona, relazione. La presenza dell'io, la presunzione di un soggetto che "ha" un corpo e si rapporta all'altro come soggetto ad oggetto, frattura che rende ogni relazione unicamente immaginaria. Se mi si contraccambia, se il plagio funziona direbbe Stendhal, si moltiplicano le varie cristallizzazioni, i mondi virtuali, sempre virtuali. Unica libertà dal sesso sempre virtuale è la carne senza concetto, il ritorno all'impersonale, all'inorganico, all'o-sceno.

"Il porno (lo o-scenè, a da alfa privativo, o/a-scenè, fuori dalla scena, tutto quanto non è di scena) non si pone più, non pone più un soggetto davanti a un oggetto, ma nell’abbandono totale del contemplarsi, del riguardarsi anche in atteggiamenti che si chiamano “osceni”, appunto perché non siamo più in casa come Teresa d’Avila, come San Juan de la Cruz, come Ruysbroek, i grandi mistici, con la testa non siamo più in noi, non siamo più soggetto e oggetto, io e l’altro, ma il soggetto diventa un tutt’uno, torna a fondersi col suo oggetto, non lo vuole più conoscere, si misconosce, si automisconosce, nella fusione con il suo, non più suo oggetto… questo è il porno, questo abbandono" (C.B)
Infatti il rimbambimento da pelo centra poco.
È più vero semmai che non interessa avere a che fare con una persona ma con un oggetto.
Relazioni struimentali.
Chi non ci ha mai picchiato il naso?

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11
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
Macchia ha scritto:
Magonzo ha scritto:
Macchia ha scritto:Quello che una persona è, è davvero difficile da cogliere.  Molti credono di aver messo in piedi un rapporto e invece non sanno nemmeno chi è chi dorme nel loro letto.  
Magari è il presupposto di un rapporto ad essere virtuale.
molto spesso; soprattutto se si è accecati da esigenze di cui non si è pienamente consapevoli.
o se in realtà si è interessati solo a se stessi.
Tutte e due le cose.
...
... non interessa avere a che fare con una persona ma con un oggetto.
Relazioni struimentali.
Chi non ci ha mai picchiato il naso?
eh, nicotì, io lo dico da anni; me devi i diritti siae Sorriso Scemo 

il punto è che fino a quando si ha un'identità in costruzione o da puntellare, una relazione, e perciò la persona in questione, contribuisce a quell'identità in modo da divenire oggetto che mette in ombra la qualità della relazione stessa, e cioè è il puntello di uno status esistenziale;
cioè: sono la persona accoppiata, sistemata con Tizio/Tizia, che per me rappresenta l'incarnazione di ciò che voglio essere;

quando la personalità si rafforza, magari nutrita da conferme, conseguimenti, consapevolezze, la necessità si riduce e il piacere della relazione, la qualità dell'altro come davvero vissuta, diviene più importante;
poi, in genere si è più vecchi e selettivi, e si vuol meno perdere tempo prezioso;
forse Sorriso Scemo

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12
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Bha..Magò. Nell'eros, nell'ammore giocano i registri personalistici, l'illusione di un io che si rapporta ad un "altro", che "altro" non è se non proiezione del medesimo. Ma il porno eccede il principium individuationis per riconsegnare finalmente i dis-graziati (i doppi, le dualità sempre oppositive) alla quiete dell'impersonale, dell'inorganico. Sembrerebbe vero che solo una identità confermata, nutrita, rafforzata possa relazionarsi all'altro in quanto altro e non come protesi masturbatoria od oggetto.
Si possono amare nell'altro i vissuti che esso produce dentro di noi, dunque amare soprattutto noi stessi nell'obliqua apparenza di un desiderio che ci fa credere ad un'estasi soltanto apparente e in realtà dissolta nell'autoaffezione. Che ne sarà dell'amore in mancanza di quei vissuti o in assenza di chi li ha prodotti dentro di noi?
Due le possibilità: l'amore scomparirà e la sua scomparsa ci spingerà a cercare fuori di noi altri vissuti capaci di alimentare nel nostro intimo l'amore verso noi stessi.
Oppure continueremo ad amare l'altro a dispetto della sua assenza, del suo tradimento o del suo rifiuto, con la stessa devozione che si deve ad un morto o nel sacrificio che comporta ogni dono di cui si sa che non verrà mai ricambiato.

E qui ogni tipo di personalità, ogni io - strutturato o meno - va a farsi fottere (appunto), nell'asimmetria e nella consegna di sè senza ritorno. Saldatura paradossale degli estremi: del porno, della carne senza concetto, del rifluire nell'impersonale che "si" desidera in ogni (nostro) desiderio, e dell'Amore, originaria apertura che chiama l'amante verso l'amato e li rende aperti l'uno all'altro. Ma nessuna ferita sarà risanata, nessun vuoto verrà colmato se non per riaprire di nuovo il vuoto, ad un tempo condizione di possibilità e scacco di ogni relazione compiuta.

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PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
"Nell'eros, nell'ammore giocano i registri personalistici, l'illusione di un io che si rapporta ad un "altro", che "altro" non è se non proiezione del medesimo

il porno eccede il principium individuationis per riconsegnare finalmente i dis-graziati (i doppi, le dualità sempre oppositive) alla quiete dell'impersonale, dell'inorganico
E qui ogni tipo di personalità, ogni io - strutturato o meno - va a farsi fottere (appunto)
" [Aleister]


tiè alla strutturazione, ai nutrimenti di conferme e ai conseguimenti
( almeno quello sadness )

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14
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
Aleister ha scritto:Bha..Magò. Nell'eros, nell'ammore giocano i registri personalistici, l'illusione di un io che si rapporta ad un "altro", che "altro" non è se non proiezione del medesimo.
beh, no;
ci sono dei comportamenti concludenti - ovviamente filtrati dalla soggettività - che tuttavia sono rilevanti nel comunicare adesione - relativa - ad un sistema di "valori", comportamenti che sono rilevanti per i terzi e perciò costitutivi di "realtà":

se una mi ingrifa, ma non me la dà perché ha deciso di essere "fedele" al suo compagno, vedrai che la proiezione, per quello, non è tale; e non lo è nemmeno per me, perché me lo piglio 'n meloria... SGHIGNAZZARE 
l'effetto fiducia/rassicurazione a sua volta è costitutivo di una nozione di sentimento rilevante per i terzi e delle relative aspettative: vedi, si può fare questo, essere così e cosà, a prescindere dalla riproducibilità del fenomeno;

Ma il porno eccede il principium individuationis per riconsegnare finalmente i dis-graziati (i doppi, le dualità sempre oppositive) alla quiete dell'impersonale, dell'inorganico. Sembrerebbe vero che solo una identità confermata, nutrita, rafforzata possa relazionarsi all'altro in quanto altro e non come protesi masturbatoria od oggetto.
Si possono amare nell'altro i vissuti che esso produce dentro di noi, dunque amare soprattutto noi stessi nell'obliqua apparenza di un desiderio che ci fa credere ad un'estasi soltanto apparente e in realtà dissolta nell'autoaffezione. Che ne sarà dell'amore in mancanza di quei vissuti o in assenza di chi li ha prodotti dentro di noi?
Due le possibilità: l'amore scomparirà e la sua scomparsa ci spingerà a cercare fuori di noi altri vissuti capaci di alimentare nel nostro intimo l'amore verso noi stessi.
Oppure continueremo ad amare l'altro a dispetto della sua assenza, del suo tradimento o del suo rifiuto, con la stessa devozione che si deve ad un morto o nel sacrificio che comporta ogni dono di cui si sa che non verrà mai ricambiato.

E qui ogni tipo di personalità, ogni io - strutturato o meno - va a farsi fottere (appunto), nell'asimmetria e nella consegna di sè senza ritorno. Saldatura paradossale degli estremi: del porno, della carne senza concetto, del rifluire nell'impersonale che "si" desidera in ogni (nostro) desiderio, e dell'Amore, originaria apertura che chiama l'amante verso l'amato e li rende aperti l'uno all'altro. Ma nessuna ferita sarà risanata, nessun vuoto verrà colmato se non per riaprire di nuovo il vuoto, ad un tempo condizione di possibilità e scacco di ogni relazione compiuta.
però, è curioso e paradossale che tu sottoponga la nozione di essere a critica tanto radicale e destrutturante, ma al contempo accogli senza alcuna scomposizione o definizione quello che chiami "Amore", come fosse un dato di fatto; l'effetto è un po' come quello di sentire un epatologo che descriva con minuzia e linguaggio appropriato tutte le possibili reazioni di un fegato ad un agente ambientale, e poi, incidentalmente, definisca l'apparato digerente come tutta quella roba che sta lì attorno al fegato, sacche e sacchette, specie de tubi dove passa quello che si mangia Sorriso Scemo

in un approccio minimamente convenzionale - sul quale poter discutere, e sempre che si voglia discutere - il procedimento dovrebbe essere l'opposto, poiché la destrutturazione dell'essere annulla la soggettività, o meglio, la scompone in istanti di "io" diversi, col risultato di annullare qualsiasi convenzione che attribuisca un significato costante e individuabile ai comportamenti;

mentre, mettendo da parte quella variabile, si potrebbero osservare e incrociare comportamenti ai quali attribuire una relazione rispetto ad aspettative, "valori", condizionamenti di vario tipo, ecc., che - a prescindere dalla "volatilità" dell'io - mostrano un profilo di relativa omogeneità; es.: ad un determinato stimolo, una maggioranza reagisce con un determinato comportamento e in modo relativamente costante nel tempo...

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Aleister
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Non so. Parli di comportamenti “ovviamente filtrati dalla soggettività” ma tale soggettività non è "altra" dall'atto impersonale del filtrare. Gli individui sono concetti applicati ad un oceano impersonale di affetti-affezioni e di qualità sensibili che svaniscono e nascono istante dopo istante.Se non sono nemmeno la coscienza, che è ancora l’ennesima battezzata di turno, ed è notoriamente un’insieme di funzioni che se lavorano bene, danno l’impressione di unità, che cosa sono? Difficile disfarsi da questa opinione, se ho sempre creduto di essere il personaggio che agisce freneticamente tutto il giorno. Non è stato piuttosto un burattino maneggiato dal senso di essere, dall’ "io sono’" che, servendosi dell’aria che respiro (neutrale e comune a tutte le creature), mi ha dato l’illusione di essere padrone di quello che avevo deciso e fatto, agitandomi se non ottenevo qualcosa e rattristandomi per ciò che perdevo o mi era tolto? Tutto questo era avvenuto allo stesso modo fin dall’infanzia, con poche varianti. Che fatica!rotolarsi dal ridere 
Il filmino di lei che non me la dà perchè fedele all' "altro" e di un "me" sofferente per il rifiuto stanno tutti all'interno della contrazione nervosa della presunzione non indagata di un esistere separato. Che esperienze come il porno e l'amore contribuiscono a smantellare o a mostrarne ab initio l’infondatezza.

E qui arriviamo al cuore della questione, a quella convenzione-convinzione di un possibile discorso inerente tali dimensioni di eccedenza (verso l’alto o il basso, carne o Bene platonicamente oltre l’essere) che giustamente sottolinei. Al di là della volontà, si dà possibilità di discorso? Il discorso incontra nell’esperienza del porno o-sceno (non nell’eros batailliano, pippa cattocomunsta) il suo scacco. Il discorso dell’impossibile è il solo che di fronte all’esperienza del porno possa essere tenuto, nell’oscenità che lo estromette dalla scena della rappresentazione del concetto. Tale discorso non ha sistema, non può averlo poichè l’eccesso è indicibile, il godimento nel riso e nell’angoscia oppone al discorso l’esperienza interiore, l’estasi del sacrificio che annichilisce il soggetto che contempla e l’oggetto contemplato. Stesso (non) discorso per l’amore in cui il desiderio che afferra gli amanti nasce dalla memoria del passato immemoriale del Bene, dalla nostalgia di un’oltranza che aprirebbe il corpo e la parola alla radicale alterità di Dio, o della morte.

Scusa Magò, il tema è interessante ma mi sono lasciato sparlare troppo ( e troppo poco). 

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Magonzo
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Viandante Storico
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Aleister ha scritto:Non so. Parli di comportamenti “ovviamente filtrati dalla soggettività” ma tale soggettività non è "altra" dall'atto impersonale del filtrare...
...
Il filmino di lei che non me la dà perchè fedele all' "altro" e di un "me" sofferente per il rifiuto stanno tutti all'interno della contrazione nervosa della presunzione non indagata di un esistere separato.
sarà, ma i terzi ci leggono - separatamente, ma in modo relativamente omogeneo - una logica;

Che esperienze come il porno e l'amore contribuiscono a smantellare o a mostrarne ab initio l’infondatezza.
boh... a me l'"amore", questo sì, sembra un termine-contenitore di cui si potrebbe parlare per secoli intendendo cose davvero soggettivamente troppo diverse;

per restare in topic, credo che il porno sia una specie di surrogato della psicanalisi, non del sesso in senso stretto, con l'evocazione dei fantasmi agganciati alla sessualità più che dell'eccitazione;
infatti, il porno è suddiviso in sotto-specialità, evidentemente destinate ad incontrare i fantasmi dei rispettivi fruitori, quasi esclusivamente maschi;

dai fantasmi-base dell'impotenza e di doversi confrontare con rivali più efficienti come gli attori porno, alle situazioni più "specialistiche, che evidentemente suscitano un confronto con aspetti della propria personalità, anche se in una modalità che verosimilmente non fornisce spunti evolutivi o di consapevolezza.

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PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
@Aleister
mi viene in automatico, associare al tema "ammore e porno" il film di Bertolucci "Ultimo Tango a Parigi". Me ne daresti una tua chiave di lettura? del film o anche dell'associazione (nessun problema a riguardo)

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18
Aleister
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Viandante Storico
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PaperMoon ha scritto:@Aleister
mi viene in automatico, associare al tema "ammore e porno" il film di Bertolucci "Ultimo Tango a Parigi". Me ne daresti una tua chiave di lettura? del film o anche dell'associazione (nessun problema a riguardo)
Bel casino Paper, non si danno chiavi di lettura del porno, dell'o-sceno. Infatti "Ultimo tanga (ops..tango ma è uguale) a Parigi" mi sembra un tentativo (mancato) di muoversi verso l'irrappresentabile del porno, dell'eccedenza dei soggetti, dei nomi, della storia, del corpo "organizzato". Ma si resta nell'eros, nel simbolo. Non a caso Bertolucci ha fatto della pellicola un'orgia di significanti, mobilitando miti e interpretazioni psicanalitiche a raffica. Edipo su tutto, il desiderio di essere il proprio padre. La moglie-madre ed il suo amante come doppio di Paul. Le metafore degli specchi come fantasie di autoesplorazione ma anche di frattura "traverso cui la Morte entra nelle nostre anime ed Orfeo entra nel regno della Morte" nella lettura di Cocteau. Il mito di Orfeo, appunto, la discesa agli inferi con il divieto di voltarsi e l'inibizione della memoria, dell'identità, della cultura, della civiltà ciò che significano in termini di tabù, inibizioni, repressioni. La regressione "narcisistica" all'inorganico (mancato per questo). Insomma, sfiora il Sacro, l'in-distinzione, la follia dove ogni ruolo trapassa nell'altro ma non c'è liberazione, non è porno, eccesso del desiderio, il vero senso che ha l'osceno. Eccedere il desiderio è importante - non giochicchiare con le sue metamorfosi -. Klossowski dice addirittura: trasgrediamo la trasgressione....

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PaperMoon
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Viandante Mitico
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@Ale
Procedo in disordine sparso

Ok non se ne può dare una chiave di lettura e come rispondevi a Magò è tema non-tema iscrivibile nella sfera dell'indicibile così come la stessa rappresentazione, o tentativo di, sfocia il più delle volte nella pippa, e in questo caso neanche tanto cattocomunista (l'ultimo tanga...). Ma se a volte il linguaggio poetico e folle che eccede non so se il desiderio ma talvolta il senso del limite, delle cose dicibili che "sta bene dire" e soprattutto la presunzione di essere soggetti parlanti, così anche l'immagine, il racconto, una favola, un mito..., possono liberare dal significante?

Mi sembra un atto di fede che appunto rasenta la follia non voltarsi indietro, in riferimento al mito di Orfeo e alla discesa agli inferi, accostato alla regressione "narcisistica" all'inorganico.
Posso capire senso e necessità di trasgredire la trasgressione ma non comprendo il significato di eccedere, andare oltre il desiderio. Il desiderio che sia di vita o di morte ci mantiene in vita (licenza forumistica), desideranti. Se eccedi il desiderio rinunci al "desiderare" o al "desiderato=tutto ciò che ti sembra di desiderare" o a entrambi (espressioni entrambe dell'io)?. Ma cosa rimane sempre che si superi la depressione della rinuncia?

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Aleister
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Viandante Storico
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@ Paper

Di chiavi di lettura se ne possono dare molte, ho ricordato alcune suggestioni psicanalitiche tra tante. Il cinema poi è forma espressiva particolarmente ghiotta per smarginamenti vari alla ricerca ( o alla perdita) del senso, basti pensare alla distinzione fondamentale tra immagine-movimento ed immagine-tempo negli studi di Deleuze ( e altri ma questo resta fondamentale). Poi certamente l'immagine, il racconto, la favola, il mito possono liberare "i" significanti. George Steiner definiva il classico ( ma possiamo dire anche l'opera d'arte) come una forma significante che "ci" legge, che evoca un altro me, più me stesso di me, che mi rivela dimensioni inaudite della profondità umana, che apre scenari che eccedono la dimensione meramente individuale, egocentrata, privata, verso ulteriorità che per la prima volta in esso ci raggiungono, mutano, destabilizzano. E fin qui siamo nel desiderio, nelle sue metamorfosi in(de)finite.

Eppure l'apice di ogni desiderio non coincide proprio con il suo estinguersi? Il desiderio ci tiene in vita, in tensione perenne ma il vero godimento conseguente la realizzazione del desiderio non consiste nell'oggetto/soggetto posseduto ( che presto ci annoierà e slancerà verso altre tensioni, sempre mancando il bersaglio, mancando la mancanza) bensì nella quiete della tensione venuta meno. Così in ogni desiderio non "si" cerca che la sua fine, non si "desidera" che la sua estinzione (e non un suo oggetto, ma semmai la mancanza di ogni oggetto). Inorganico. O, se vogliamo tentare un'altra via diciamo che l'amore è volontà e la volontà-desiderio è appropriativa, egoistica così da potersi dire che il maggiore tormento è dimorare nell'amore. La fine della volontà, che è sempre e comunque egoistica, significa dunque la fine dell'amore in quanto desiderio; ma se questa fine avviene per la traboccante ricchezza dell'amore stesso (che tutto vuole e dunque nulla di particolare, nessun oggetto), l'anima cessa di amare in quanto diventa essa stessa l'Amore. Due (?) aspetti della stessa (?) eccedenza...

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PaperMoon
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@ Ale

per me desiderio è tensione, istinto alla vita, uno stato non volto al fugace soddisfacimento, e tantomeno neppure così egoistico in quanto dato, subìto (?), nessuna volontà: per analogia direi che l'anima (cos'è per te sta benedetta anima?) cessa di desiderare e diventa essa stessa Desiderio, desiderata alla vita.
Altro aspetto dell'eccedenza facepalm


Spoiler:
"i"    Sorriso Scemo sarà mai come quella storia delle maschere?

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Aleister
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In effetti desiderio, in origine, significava qualcosa come vuoto celeste, percezione di una stella mancante nel firmamento. Non una stella qualunque ma quella, esattamente quella, la mia stella particolare la cui eclisse spalanca un abisso davanti a me. In questo senso il desiderio è concetto inseparabile da quello di destino, contiene valenze cosmiche e siderali, disegna costellazioni che ognuno porta nel proprio sguardo come impronte fatali. L'anelito è "un desiderare il desiderare, un desiderio che è sentito come inestinguibile e che proprio per ciò trova in sè il proprio pieno appagamento" (Ladislao Mittner). Non mancanza, rinuncia o semplicemente rimpianto o nostalgia ma accettazione del proprio destino che tramuta in forza la debolezza.

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PaperMoon
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ecco questo YES 
non la vogliuzza (bè anche questa non guasterebbe)

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