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Utilizzo Patologico di Internet, Dipendenza da Internet e Dipendenza Ciber-relazionale ( o dipendenza da social network)

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26
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Ah! Quando dicevo alieni mi riferivo a come mi sento ogni tanto - guarda che da qualche parte ho detto di aver avuto allucinazioni dentro casa in Africa dissero allora che erano fenomeni poltergeist.

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27
biba
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
SergioAD ha scritto:Ah! Quando dicevo alieni mi riferivo a come mi sento ogni tanto - guarda che da qualche parte ho detto di aver avuto allucinazioni dentro casa in Africa dissero allora che erano fenomeni poltergeist.
Ho appena aperto un topic dove dico di amare gli animali SGHIGNAZZARE  quindi se hai altre foto fila------>
   

Non parliamo di cose strane che allora potremmo scrivere un libro di "fenomeni che siamo noi" e non il poltergeist rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere 

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28
Raven
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Viandante Residente
Viandante Residente
biba ha scritto:
SergioAD ha scritto:
Messaggio per Biba, internet H24 per lavorare, leggere libri, consultare enciclopedie, fare video conferenze, parlare al telefono, federe i film o partecipare ai fora non altera lo stato di percezione - sono gli stati ansiosi, le battute sarcastiche inconcludenti, i confronti che non si confrontano - tutta la serie che vale tutta la trasparenza che hanno le persone inutili che palleggiano cacca va evitata - tipicamente gli adolescenti che non brillano o le persone non proprio contente della propria vita. Quei cinque messaggi scambiati - che significa pensare, scrivere e leggere, fanno male a loro ed a chi spera di tirarci fuori qualcosa.

Ma prima di sapere se ti sbagli o meno, taglia, tronca e ignora - tanto poi quando si presentano le occasioni per rivedere le proprie opinioni lo facciamo e ci si ammucchia felicemente.

Semmai ci può essere il problema opposto che è quello di non avere interlocutori ed è un altro tipo di problema o piacere di vedere le cose - ah ah un po' come gli alieni che ogni tanto posti tu - dicevo che è un altro tipo di situazione.
Mi impegnerò



Ma ci tengo a precisare una cosa: io non posto gli alieni



Non ho problemi a non avere interlocutori, sono abituata a starmene da sola, ho ritmi di vita che a volte mi rendono difficoltoso coltivare relazioni, ed ho anche gusti differenti da molte donne della mia età: molte adorano fare shopping nei centri commerciali o farsi le unghie arabescate...io amo andare in mtb sadness 
Su internet è la stessa cosa, apro topic che sono quasi certa non vengano graditi da nessuno o quasi (mi meraviglio per il rock FIGO  credevo che i rockers fossero in estinzione).
Tu, Sergio, sei molto differente da come sei nella vita reale?
Non mi riferivo a persone non abituate a non aver interlocutori, abituate a restar da sole...
Ma mi riferivo a persone, al contrario di te, che essendo talmente assuefatti da internet da aver paura di uscire di casa perfino per fare un giro in bici o per prendere un pacchetto di sigarette nella tabaccheria difronte casa.
Ognuno di noi ha i propri ritmi, le proprie priorità che vanno in ogni caso rispettate e capite.
Io parlo di quei casi estremi, assurdi...magari impossibili.
Come si fa a far capire a una peraona simile che si sta dirigendo in quella direzione?

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29
Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Ho avuto un lungo matrimonio con un uomo che utilizzava il pc in maniera compulsiva, in particolare aveva un rapporto ossessivo col porno.

I sintomi che ho riscontrato sono questi: difficoltà ad allontanarsi dal pc, nervosismo e insofferenza nei momenti di allontanamento dal pc, allontanamento dalla propria sfera 'emotiva' che si manifestava in una specie di freddezza e aridità nei confronti degli altri, incapacità di provare gioia e piacere nella relazione con l'altro.

Io credo che la cosa peggiore dell'uso compulsivo del pc sia la desertificazione emotiva. E' una cosa che ho vissuto e mi fa paura. Quando il pc serve per anestetizzarsi, per non pensare, per riempire un vuoto con un altro vuoto... è terribile.

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30
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
E se la desertificazione emotiva non fosse effetto dell'uso compulsivo del pc ma semmai la sua causa? L'abisso chiama l'abisso. Se si osservano impietosamente le "ragioni" della quasi totalità dei nostri atti non si potrà che rilevarne l'infondatezza, il tentativo disperato di mentire e mentirsi, le verità che ci raccontiamo come menzogne non indagate sino in fondo, le relazioni interpersonali come sfiorarsi di solitudini plurali in cui l'"altro" è proiezione dell'io e della sua vacuità in una gabbia di specchi, il corpo altrui non come linguaggio e parola ma come protesi per divenire percepibili a se stessi, il linguaggio che non significa più nulla se non il nulla di ogni significazione, il desiderio come segreto anelito di ritorno all'inorganico, imploso sulla propria sterilità. Ed infine il soggetto dissolto in una pluralità di pulsioni irrelate, in una fuga infinita da ogni centro. Nemmeno più un vuoto da riempire.

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31
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
sad

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32
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Quindi è una addizionale risorsa messa a disposizione degli umani. Nel nostro pannello dei comandi sono state aggiunte nuove manopole e interruttori, serve un po' di tempo e maggiore attenzione nella messa a punto. Siamo comunque differenziati come lo siamo sempre stati, dal povero di spirito al genio; qualunquista, umanista; la rete aggiunge spazio, toglie tempo e basta rapportarsi al passato per capire l'ampiezza delle maggiori opportunità.

Se questo sito diventasse un'isola felice da dove ciascuno di noi potesse prelevare soluzioni per i propri problemi quotidiani allora che male c'è esserne dipendenti - il progresso va avanti.

Già con Google Glasses l'interfaccia uomo macchina cambierà il sistema di comunicazione, la realtà sarà sempre aumentata, la lettura sarà la presentazione di analisi vocale, mani libere - soli?

Per restare soli bisognerà togliersi gli occhiali, sentiremo che sarà quella la dipendenza, gli occhiali più che la comunicazione globale ma ci saranno sempre gli alienati o bisognosi di sesso virtuale.

Come dice Aleister non è colpa della tecnologia, essa fa si solo che le paure, le manie o le bizzarrie delle persone abbiano nuovi sfoghi - be' egoisticamente meglio così nel virtuale che nella vita reale.

Ah ah! Ho detto reale? Allora davanti al contatto fisico col cibo e gli atti intorno e dentro la capacità di riproduzione, ovvero il soddisfacimento dell'istinto di conservazione che non può essere virtuale.

In conclusione, apparentemente abbiamo minori necessita da soddisfare (o anche ci manca la capacità per farlo) allora c'è più tempo libero ed è quello a disposizione delle nostre esigenze ludiche.

Papermoon!! Quasi tutti abbiamo cantato questa canzone! Alcune cose non cambiano e sono buone anche!


Dal tempo 1,18 al tempo 1,29 si può catturare una vita intera!

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33
Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Aleister ha scritto:E se la desertificazione emotiva non fosse effetto dell'uso compulsivo del pc ma semmai la sua causa? L'abisso chiama l'abisso
La mia esperienza è stata questa: si cerca di non pensare, di non impegnarsi nella 'fatica' della relazione con l'altro, di scansare il dolore, l'insofferenza, il fastidio cercando azioni ripetitive e vuote.
Cosa ci sia a monte credo sia diverso per ogni essere umano.

Io ho notato questo: mentre c'è chi tende a reagire alla sofferenza interiore appoggiandosi agli altri e utilizzando la relazione con l'altro, magari in modo distorto e morboso, per sostenersi e andare avanti, chi precipita nella compulsione e nella dipendenza ha imparato a non confidare in nessuno, solo in se stesso. E trova nella relazione 'malata' con un oggetto quel sostegno che gli manca.

Queste sono considerazioni mie, non sono una psicologa, ma conosco diverse persone che tendono a fuggire da se stesse con la dipendenza (pc, gioco, videogiochi). Alcune sono talmente assorbite da questo che il loro mondo affettivo e relazionale è stato compromesso: hanno pochi amici, non riescono a mantenere relazioni affettive stabili, vivono una vita con pochi interessi, senza passioni.
Questa è la costante.
Oltre al fatto di avere un pessimo rapporto con la famiglia d'origine, spesso con la madre.

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34
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Mentre postavo questo messaggio ho notato quello di scrive Bonnie Parker che è lucido e pragmatico - continuo a postare il mio così com'era preparato, credo che siano connesse le due osservazioni la sua e la mia, mi sa che hanno più denominatori comuni, rileggerò comunque. Allora continuo senza ulteriori modifiche.

Torno un po' più dentro. In questo filmato Dave Coplin - vedete chi è http://www.bbc.co.uk/news/business-23260286 - partecipa alla descrizione del problema in rete dal punto di vista del lavoro, e se c'è li... eppure ci sono state quelle che ho chiamato le isole felici, mi sono state insegnate, fatte usare ed ho perfino formato dei gruppi di interesse intorno.

Comunque quello che noi si fece è questo: si prese una casa a Lerici, si portò a casa un piccolo centro di calcolo e s'è vissuto godendo della vita e ciò comprendeva il lavoro, poi s'andava dove i risultati del nostro lavoro venivano implementati (sulle navi militari) e funzionò, anzi fu un grande successo. Io ero il più giovane, oggi in pensione ci si incontra ancora per giocare con la mente.

Da li negli anni successivi riuscì a fare in modo che tutto il tempo recuperato dalle pianificazioni venisse usato dal team a mo di tempo libero godendo del proprie capacità (ho detto lavora quanto puoi e prendi quanto ti serve? il modello di sinistra? ricordate?). I requisiti? Be' ovviamente solo persone coscienziose e disposte all'occorrenza a sacrificarsi per gli altri (la nostra comunità) potevano parteciparvi - i problemi? Be' nella linea gerarchica i giochi di potere non accettano questa ridistribuzione di tempo e spazio apparentemente fuori dagli spazi e tempi canonici.

Guardate il filmato e commentate (chi vorrà).

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35
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
@Bonnie Parker

Cogli con lucidità e sensibilità il nodo primario del discorso parlando di "fatica della relazione". Perchè siamo esseri di desiderio ma questo desiderio profondo è spesso inarticolato, un forza arrischiata a non trasfigurarsi in comunione ma a naufragare nella duplice deriva della consumazione vorace dell'"altro" o della distanza, del rifiuto.

Ciò di cui tutti noi facciamo esperienza, più o meno quotidiana e che fortissimi impedimenti interiori ostacolano il nostro più intimo desiderio di amare. E' come se la nostra capacità di amare fosse intrappolata, irretita, bloccata e deformata da una fitta rete di negatività. Molto facilmente l'impulso ad amare, ad aprirci all'altro e ad unirci con lui si trasforma in odio, in rivalità, in risentimento. Ci sentiamo feriti, rifiutati, e ci chiudiamo in atteggiamenti difensivi e offensivi nei confronti di chi pensiamo non ci abbia amati e rispettati o non abbia corrisposto al nostro amore nella misura e nei modi che noi ci saremmo aspettati.

Non possiamo di conseguenza sperare di liberare il nostro cuore e di intensificare la nostra capacità di amare se non ci impegnamo innanzitutto e sempre di nuovo a conoscere e a dissolvere gli strati di non-amore che incarcerano e distorcono i raggi della nostra più profonda identità.
Questi strati infatti sono una fitta trama di pensieri sbagliati e contorti, di concetti male-detti, di pregiudizi, illusioni, presunzioni, paure, che dobbiamo imparare a penetrare l'uno dopo l'altro, senza mai stancarci, con infinita pazienza e sconfinata umiltà, per diradare piano piano l'oscura cortina fumogena che ci avvelena e ci intrappola.

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36
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
L'utilizzo ricreativo della rete può rispondere a normali esigenze individuali di svago, cyber-socializzazione, informazione, conoscenza di altre realtà, partecipazione, si spera critica, al flusso costante ed inesorabile di idee, pensieri e umori collettivi che circolano, volontà di espressione a tutti i livelli. E qui spezzo pure una lancia a favore delle false identità: se mi presento altro da ciò che sono, forse desidero sperimentarmi in altri modi che non sono quelli soliti in cui sono costretto nella realtà, spezzo la rigidità impostami dal conformismo e libero, sperimento, qualche forma del mio essere che per varie ragioni rimane castrata o non può esistere (se mi presento uomo e sono donna). Ed entro in altri mondi, conosco, mi confronto con altre parole, ne assimilo il gergo.  Questo senza nuocere a nessuno e neppure a me stesso in quanto consapevole. Un po' la liberazione delle maschere (cit. Aleister), di tutti gli io di cui ci vestiamo o no quotidianamente per apparire o semplicemente per essere, aggiungerei visti.
Non è il mio caso comunque Sorriso Scemo


L'abuso è l'eccesso.
Non so se ci sia prima il disagio che porta all'abuso o l'abuso che determina il disagio e non cerco il patologico, subito e a prescindere, sull'uso/abuso del web (uno è allettato per l'influenza una settimana e posta come un ossesso).
Mi capita di esagerare, o di non essere particolarmente soddisfatta di tutta la merde che posto, ma voglio prenderla come opportunità di riflessione (almeno come inizio).

@sergio
gli open space, o comunque stanze, come l'attuale mia, affollate da 4 e più persone (i più si tratta di "occupanti" in transito più o meno prolungato) sono uno dei miei incubi al lavoro perché mi tolgono o addirittura mi precludono la concentrazione necessaria: c'è sempre un telefono, la conversazione telefonica o meno, l'apertura della porta con ricerca di qualcuno o qualcosa, il colpo di tosse o la battuta di spirito (magari pure indirizzata a me) e la rottura di palle volontaria o involontaria. Faccio fatica ad estraniarmi a comando.
Quanto alla flessibilità, hai voglia, se non fosse che la cosa alla fine mi fa incazzare perché mi sento più schiava che mai, il lavoro anche a casa non è optional, ma sarebbe quasi indispensabile.
Internet al lavoro è importante, oserei dire essenziale, per comunicare, reperire materiale utile alla ricerca, informarsi.

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37
victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente
È forse la prima volta che una discussione che apro ha così tanto seguito. Vi ringrazio per le vostre risposte.
Sono molte e copiose, quindi forse non riuscirò a mettere a fioco punto per punto ogni cosa importante che avete detto, ma ci proverò.

SergioAD ha scritto:
Alcuni di noi vivono all'interno di isole, lavoro, società, tempo libero, senza particolari necessità di incontrare le altre realtà. Altri hanno poche frequentazioni e nemmeno conoscono realtà al di fuori della loro famiglia se non attraverso quello che si vede in televisione.

Entrare nella rete per alcuni è come trovarsi nel Luna Park, scambiare opinioni che non sono necessariamente parte del proprio bagaglio culturale ma costruite per la sola presentazione di una immagine apparente - ricordate second life? Questa volta non si sa con chi si stanno scambiando opinioni ma solo cosa si sta dicendo e questo assume il profilo della persona con cui si sta parlando e tutti hanno voce.
Il quadro che hai tratteggiato è realistico. L'attaccamento al virtuale si nutre anche ( fortunatamente non solo) di una desertificazione progressiva della vita reale. Quel deserto chi l'ha creato? Lo si accetta perchè è davvero impossibile da coltivare o per altri motivi?

SergioAD ha scritto: Esiste un limite di messaggi, tempo di permanenza in rete oltre il quale si dice che effettivamente ci sia questa dipendenza - feci una breve raccolta ma non la presentai mai ed in quel periodo c'era un utente (non lo feci qua) a cui voglio bene che faceva di tutto per restare fuori, bannandosi, cancellando la password, facendo degli account multipli - era cosciente di questa saturazione/dipendenza insopportabile - diceva che per lui vestire un ruolo era come viverlo nella realtà o qualcosa di simile.
Questa è un esperienza personale, anche se non diretta e quindi è preziosa. Mi incuriosisce il fatto che questa persona fosse in grado di verbalizzare la sua situazione ma non la sbloccasse. Mi chiedo quindi quale tornaconto secondario ne ricavasse. L'hai incontrato mai nella realtà?




SergioAD ha scritto:
Nel video di Gianni Riotta che ho postato dice internet è bene e che siamo noi che lo facciamo diventare il mostro - come per l'alcol, le droghe, il cibo - comunque nella tabella gli ultimi due se non sono gestori dovrebbero fare il rapporto tra qualità e quantità - su tanti messaggi quanti effettivamente sono stati buoni?
Concordo con te. Il mezzo ha una certa valenza in virtù di chi lo maneggia e soprattutto del perchè lo maneggia.
Cosa intendi per messaggio buono?


Aleister ha scritto:Questo branco di segaioli. Questi maniaci della pippa. Sono loro che hanno ucciso il Betamax Sony. Che hanno sancito il trionfo del VHS sulla tecnologia Beta. Che si sono portati a casa la prima, costosa generazione di Internet. Che hanno reso possibile l'idea stessa del web. Sono i loro soldi malinconici ad aver pagato per i server. Sono stati i loro acquisti di pornografia online a far crescere le tecnologie di compravendita, tutti i firewall e i sistemi di sicurezza che permettono a eBay e Amazon di esistere. Sono stati questi segaioli solitari che, votando a colpi di cazzo, hanno fatto vincere il Blu-ray sull'HD nella lotta per la tecnologia di alta definizione dominante a livello mondiale. "Early Adopters" li chiama l'industria dell'elettronica di consumo.
Loro e il loro patologico isolamento. La loro incapacità di costruire legami emotivi.
È la verità.
Questi segaioli, questi malati di pippa, sono loro ad aprire il cammino per noialtri. Quello che li fa sborrare deciderà quello che un milione di vostri figli vorranno il prossimo Natale. (Chuck Palahniuk, "Gang Bang")
Nessuno segue un altra persona senza motivo a mio avviso. Questa constatazione si salda con la rilevazione della scelta espressiva da te compiuta in questo messaggio dai toni forti e volutamente dispregiativi. Restando nell'ottica della comprensione della dimensione della socialità web, vorrei che mi spiegassi i dati che ho rilevato.
Aleister ha scritto:Tornando alle cyber relazioni il pc non ha reso la nostra vita un fallimento ma ha solamente rivelato quanto fosse fallita da sempre
Concordo pienamente su questo punto.
La dimensione virtuale riflette quella reale. L'oggetto del nostro discorso è l'essere umano e la virtualità una terra che egli visita al pari di altre.


galadriel ha scritto:Non sono poche le persone che hanno sviluppato una vera e propria dipendenza da social network, anche se a parole ne sono tutti fuori.
Il fenomeno è tanto diffuso che è nato un programma per combatterlo.
Robert Morris e Dan McDuff, due dottorandi americani, si sono resi conto di trascorrere oltre 50 ore la settimana sui vari social network, hanno così deciso di ideare una cura per eliminare la dipendenza.
Ispirandosi agli studi di Pavlov sul riflesso condizionato, hanno creato il "Pavlov Poke", ovvero un sistema che procura una scossa elettrica (fastidiosa ma non dolorosa) ogni volta che il sistema rileva che si sta passando troppo tempo su Facebook. In questo modo si perderebbe l'abitudine di navigare sui social network senza un apparente motivo.
Se la scossa non dovesse bastare, il software prevede la possibilità di ricevere la telefonata di un perfetto sconosciuto che rimprovera animatamente.
Alluncinante ma vero.
La banalizzazione applicata a certi ambiti è devastante.



SergioAD ha scritto:Word Wide Web ovvero "la parola largo la rete" - vale quanto pesa questa composizione che sembra un errore di battitura per World Wide Web, Google è la realtà aumentata.
Tocchi un punto fondamentale. Nel momento in cui la realtà è costituita dall'incontro di più soggetti senzienti che la riconoscono allora il web di fatto è realtà, anche se una realtà dai connotati particolarissimi. Di fatto è un errore definire il web irreale, ma se mai è una realtà interamente prodotta dall'uomo. La cosa curiosa è che proprio tale realtà lo disumanizzi.

Bonnie Parker ha scritto: un lungo matrimonio con un uomo che utilizzava il pc in maniera compulsiva, in particolare aveva un rapporto ossessivo col porno.

I sintomi che ho riscontrato sono questi: difficoltà ad allontanarsi dal pc, nervosismo e insofferenza nei momenti di allontanamento dal pc, allontanamento dalla propria sfera 'emotiva' che si manifestava in una specie di freddezza e aridità nei confronti degli altri, incapacità di provare gioia e piacere nella relazione con l'altro.

Io credo che la cosa peggiore dell'uso compulsivo del pc sia la desertificazione emotiva. E' una cosa che ho vissuto e mi fa paura. Quando il pc serve per anestetizzarsi, per non pensare, per riempire un vuoto con un altro vuoto... è terribile.
Mi dispiace che tu abbia sofferto Bonnie. Direi che le caratteristiche della persona qui descritte potrebbero in via teorica rientrare nell'ambito delle dipendenze da sesso virtuale ( cyber sex). Non voglio spingermi oltre, essendo la tua vicenda degna del massimo rispetto e non avendo elementi per poter fare più che ipotesi senza impegno. Cercherò di occuparmi del tema nei prossimi giorni in termini generali.
Mi limito a dirti che la parola da te usata ( anestetizzare) è calzante: le persone in quei casi cercano di evadere da qualcosa e lo fanno attraverso ciò che sembra consolarli, ma di fatto quel meccanismo li aliena impedendogli del tutto di sentire ciò con cui già in partenza avevano difficoltà.


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38
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
victorinox ha scritto:Mi incuriosisce il fatto che questa persona fosse in grado di verbalizzare la sua situazione ma non la sbloccasse.
A me incuriosisce il fatto che questa cosa ti incuriosisca.
Mai conosciuto un tabagista?

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39
victorinox
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Viandante Residente
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Yale ha scritto:
victorinox ha scritto:Mi incuriosisce il fatto che questa persona fosse in grado di verbalizzare la sua situazione ma non la sbloccasse.
A me incuriosisce il fatto che questa cosa ti incuriosisca.
Mai conosciuto un tabagista?
Mi incuriosiscono molto anche i tabagisti.
E anche in quel caso mi chiedo quale sia il tornaconto secondario.

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Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Aleister ha scritto:@Bonnie Parker
Ciò di cui tutti noi facciamo esperienza, più o meno quotidiana e che fortissimi impedimenti interiori ostacolano il nostro più intimo desiderio di amare. E' come se la nostra capacità di amare fosse intrappolata, irretita, bloccata e deformata da una fitta rete di negatività. Molto facilmente l'impulso ad amare, ad aprirci all'altro e ad unirci con lui si trasforma in odio, in rivalità, in risentimento. Ci sentiamo feriti, rifiutati, e ci chiudiamo in atteggiamenti difensivi e offensivi nei confronti di chi pensiamo non ci abbia amati e rispettati o non abbia corrisposto al nostro amore nella misura e nei modi che noi ci saremmo aspettati.

Non  possiamo di conseguenza sperare di liberare il nostro cuore e di intensificare la nostra capacità di amare se non ci impegnamo innanzitutto e sempre di nuovo a conoscere e a dissolvere gli strati di non-amore che incarcerano e distorcono i raggi della nostra più profonda identità.
Questi strati infatti sono una fitta trama di pensieri sbagliati e contorti, di concetti male-detti, di pregiudizi, illusioni, presunzioni, paure, che dobbiamo imparare a penetrare l'uno dopo l'altro, senza mai stancarci, con infinita pazienza e sconfinata umiltà, per diradare piano piano l'oscura cortina fumogena che ci avvelena e ci intrappola.
Capisco e condivido tutto quello che dici.

Proprio per questo io credo che valga sempre la pena impegnarsi fino in fondo in una relazione autentica con l'altro. Perché alla fine è una palestra: ci scontriamo con noi stessi innanzitutto, ci alleniamo a guardarci dentro, tentiamo di ripulirci da tutta quella negatività di cui parli tu e che emerge in modo dirompente proprio quando amiamo di più (e vorrei capire il perché).

Si fa una fatica terribile e si soffre, ma ne vale la pena se si vuole vivere. Altrimenti si vegeta. Si sopravvive.
Io penso che molti, quando scelgono di allontanarsi dalla realtà, desiderino solo questo: sopravvivere e dimenticarsi di tutto ciò che pesa.

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41
Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
victorinox ha scritto: Mi dispiace che tu abbia sofferto Bonnie. Direi che le caratteristiche della persona qui descritte potrebbero in via teorica rientrare nell'ambito delle dipendenze da sesso virtuale ( cyber sex). Non voglio spingermi oltre, essendo la tua vicenda degna del massimo rispetto e non avendo elementi per poter fare più che ipotesi senza impegno.  Cercherò di occuparmi del tema nei prossimi giorni in termini generali.
Mi limito a dirti che la parola da te usata ( anestetizzare) è calzante: le persone in quei casi cercano di evadere da qualcosa e lo fanno attraverso ciò che sembra consolarli, ma di fatto quel meccanismo li aliena impedendogli del tutto di sentire ciò con cui già in partenza avevano difficoltà.
Ti ringrazio per la tua empatia. Fortunatamente quella sofferenza è passata ormai. Purtroppo quella dipendenza ha sconfinato in altro e il mio matrimonio è finito.

Quello che però vorrei evidenziare è che mi pare che ciò che tu hai scritto e che io ho nerettato, alla fine, si possa applicare per tutte le dipendenze... o no?

Io conosco persone, ad esempio, che passano una grande quantità di tempo giocando online. Non si tratta necessariamente di giochi d'azzardo, dove c'è la componente rischio. Ma il meccanismo è lo stesso: ogni momento libero lo dedicano a fare quello, in modo ripetitivo, in tempi dilatatissimi, privilegiando questo tipo di comportamento alla relazione con l'altro.

Mi sono chiesta: che differenza c'è tra questi comportamenti e la dipendenza, ad esempio, da fumo? Io noto questo: che nel fumatore incallito c'è l'esigenza di fumare, ma al di là dei gravi problemi di salute che porta il fumo, non vedo la sigaretta come una compulsione che condiziona la vita sociale e affettiva delle persone. Conosco moltissimi fumatori che si fanno anche due pacchetti al giorno, ma sono persone serene e solari, che hanno una vita affettiva piena.
La caratteristica delle dipendenze da pc (e di altre dipendenze), è l'isolamento e l'allontanamento da tutto ciò che dà emozioni vere, belle o brutte che siano.

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42
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
Bonnie Parker ha scritto:Mi sono chiesta: che differenza c'è tra questi comportamenti e la dipendenza, ad esempio, da fumo? Io noto questo: che nel fumatore incallito c'è l'esigenza di fumare, ma al di là dei gravi problemi di salute che porta il fumo, non vedo la sigaretta come una compulsione che condiziona la vita sociale e affettiva delle persone. Conosco moltissimi fumatori che si fanno anche due pacchetti al giorno, ma sono persone serene e solari, che hanno una vita affettiva piena.
questo lo sosteneva anche Carr nel suo libro su come smettere di fumare;
a parte il puzzo e altre conseguenze fisiologiche, la sigaretta sembra un diversivo nervoso di complemento, ma credo ci sia chi può rispondere meglio e in modo più appropriato sorriso 

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43
Bonnie Parker
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Magonzo ha scritto:
Bonnie Parker ha scritto:Mi sono chiesta: che differenza c'è tra questi comportamenti e la dipendenza, ad esempio, da fumo? Io noto questo: che nel fumatore incallito c'è l'esigenza di fumare, ma al di là dei gravi problemi di salute che porta il fumo, non vedo la sigaretta come una compulsione che condiziona la vita sociale e affettiva delle persone. Conosco moltissimi fumatori che si fanno anche due pacchetti al giorno, ma sono persone serene e solari, che hanno una vita affettiva piena.
questo lo sosteneva anche Carr nel suo libro su come smettere di fumare;
a parte il puzzo e altre conseguenze fisiologiche, la sigaretta sembra un diversivo nervoso di complemento, ma credo ci sia chi può rispondere meglio e in modo più appropriato sorriso 
Non ho idea di cosa sia, ma suona bene. Sai a me cosa fanno venire in mente i fumatori? I bimbi col ciuccio o con le dita.

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44
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Bonnie Parker ha scritto:Mi sono chiesta: che differenza c'è tra questi comportamenti e la dipendenza, ad esempio, da fumo? Io noto questo: che nel fumatore incallito c'è l'esigenza di fumare, ma al di là dei gravi problemi di salute che porta il fumo, non vedo la sigaretta come una compulsione che condiziona la vita sociale e affettiva delle persone. Conosco moltissimi fumatori che si fanno anche due pacchetti al giorno, ma sono persone serene e solari, che hanno una vita affettiva piena.
C'è da dire che il fumatore, rispetto ad altri "dipendenti", ha un vantaggio: la sigaretta è socialmente "accettata".
Il tabagista non si vergogna della propria dipendenza, quindi non deve nascondersi, mentire, ecc...

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45
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Bonnie Parker ha scritto:Sai a me cosa fanno venire in mente i fumatori? I bimbi col ciuccio o con le dita.
Sei in linea con Freud e con il concetto di "fissazione orale".
Ma non è esattamente una bella cosa. KleanaOcchiolino

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46
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
PaperMoon,

Credo di aver compreso, aldilà del problema degli open space, di carattere generale, tipologia del lavoro e relazioni tra colleghi. Tu indichi una situazione culturale, di demotivazione e alessitimia.

È un problema organizzativo del lavoro, andrebbe identificato e risolto e non lasciato a carico dei dipendenti, in alternativa i dipendenti dovrebbero percepire il collega “compagno”, dico fellowship.

Non mi permetto di suggerire, dico quello che forse avrei fatto io, senza manifestare disappunto avrei spiegato le similitudini tra libreria, luogo di lavoro, relative distrazioni e gli obiettivi comuni.

In genere cose così si scoprono durante le verifiche per ottenere delle certificazioni di eccellenza nell'ambito della assicurazione qualità oppure quando si chiamano gli esperti di processi del lavoro.

Un po' sono le esagerazioni per fare soldi un po' è vero se si guardano queste cose con buon senso. Attenzione al top management che per non allentare il collante sulla poltrona fa da omni-ostacolo.

Da noi nel 2000 iniziarono ad usare l'open space, prima per 60 persone poi 30. Inutili le lamentele, inoltre i neo assunti non conoscevano la differenza. Ora ci sono molti open spaces.

Io feci spazio nella mia stanza e fini che eravamo prevalentemente in 4 a rotazione per brainstorming, analisi e discussioni – divenne anche luogo tra amici, divertimento e confidenze.

Con alcune persone è possibile, mettici che i gruppi omogenei non sono raccogliticci anche nella motivazione. Epperò siamo o non siamo animali sociali? Con la giusta struttura organizzativa!

PaperMoon, hai messo dentro un bel problema sociale! sorriso 

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Per l'orientamento del dibatto sulle dipendenze, fumo o vizi in genere, ci sarebbe da considerare il giro d'affari eppure...

Ci sono luoghi, anche case da affittare, dove è richiesta una dichiarazione di "non fumatore" per essere accettati.

Discriminazione ed etica. Ieri avevo preparato un messaggio sulla curiosità relativa al tornaconto secondario del tabagismo.

A parte i problemi della dipendenza e la lotta per uscirne, viene in mente la Sindrome di Tourette ed trucchi per nasconderla.

La Philip Morris scommette sul presidente USA facendogli la campagna elettorale per avere favori legali, leggi e li ha avuti.

Se si esce da facebook si viene inondati di richieste che nessuno ha fatto, io non riesco a dismettere con LinkedIn - perché?

Mai saputo dei fotogrammi erotici espliciti nei cartoni animati della Disney? Esiste un comportamento maniacale qui nel sito?

E' banale dire che ci sono soglie, non lo è capire che ognuno ha le sue, ricordate il dibattito (discussione) sull'aggressività? Se essere aggressivi non corrisponda sopratutto alla percezione di aggressività, a livello della comunità e/o individuale - 60 sigarette al giorno oggi significa non avere vita sociale, chissà cosa mascherano tutte queste sigarette e quanta consapevolezza del danno che si riceve e che è comunque inferiore a chissà quale percezione?

Be' mi piacerebbe rientrare in tema anche se ci sono relazioni tra tutte le cose anomale. Probabilmente andrebbero parificate anche sui dettagli le emozioni di pari grado tra virtuali e reali (reali poi, diciamo non internettare).



Ultima modifica di SergioAD il Lun 21 Ott 2013 - 11:46, modificato 1 volta (Motivazione : E' stato notificato un clerical error ed è stato corretto il termine da alessistimia a alessitimia.)

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Yale
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SergioAD ha scritto:PaperMoon,

Credo di aver compreso, aldilà del problema degli open space, di carattere generale, tipologia del lavoro e relazioni tra colleghi. Tu indichi una situazione culturale, di demotivazione e alessistimia.

Per dovere di cronaca, è alessitimia.

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Yale
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SergioAD ha scritto: Ci sono luoghi, anche case da affittare, dove è richiesta una dichiarazione di "non fumatore" per essere accettati.
Certo...e nei locali pubblici c'è il divieto di fumare.
Ma ovviamente non è questo che intendevo.

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SergioAD

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Non ti stavo coinvolgendo Yale, avevo preparato ieri la risposta prima del tuo intervento e mi sono trattenuto dal postarla, per non dare questa impressione. Comunque a Manhatan accade che prendi in affitto una casa con quella dichiarazione e se trasgredisci si annulla il contratto e vai via... era quello che stavo dicendo. Tra le tante stupidaggini che dico mettermi in bocca di addizionali mi costringe replicare.

Spero di non aver istigato inutili palleggi.

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Aleister
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@ Bonnie Parker

Giustissimo. La fatica della relazione è davvero un percorso di conoscenza ed autoconoscenza. L'io esiste solo in relazione, di fronte ad un "tu", ad un "altro" e la pienezza della vita si dà solo nelle relazioni riuscite, in cui si trova il coraggio di quella fiducia, quell'infragilimento reciproco, di quell'esporsi al pericolo del fraintendimento o del rifiuto ed alla discesa nelle nostre zone d'ombra, in quelle ferite che abbiamo ricevuto fin dai primissimi anni della nostra infanzia e che hanno prodotto le nostre personalità in buona parte alienate, diventate cioè altro rispetto alla verità del nostro essere.
Queste nostre parti distorte e forzate, che abbiamo generato in noi come difesa dal dolore del non-amore, producono a loro volta pensieri, desideri, relazioni e azioni in buona parte impropri, che non ci sono appunto "propri" in quanto esprimono appunto ciò che "non" siamo, ciò che non ci appartiene nel profondo, tutto il nostro non-amore.

Credo che il nucleo del dramma possa essere riassunto in questa sorta di scissione originaria tra il nostro cuore profondo, in parte sepolto e congelato, e il complesso psicofisico, ancora una volta almeno in parte distorto e corrotto che ci troviamo a impersonare.
Quasi tutti i nostri rapporti umani iniziano e si mantengono a livello del nostro io sociale, cioè sul piano delle nostre strategie difensive, un commercio quotidiano, una sorta di carnevale continuo in cui si incrociano maschere di ogni tipo ignare di se stesse.
Non appena i rapporti diventano più stretti, incominciano a emergere quegli aspetti distruttivi che nei nostri ruoli sociali tendiamo a nascondere. L'intensificarsi della relazione d'amore ci disarma, ci espone e consegna al possibile "potere" dell'altro su di noi, in una dialettica tra desiderio di abbandono e paura/odio che esaspera le già presenti strategie di difesa-offesa, giungendo a un punto di rottura in cui o si decide di separarsi o si ritorna ai mascheramenti precedenti, oppure ci si impegna più o meno consapevolmente ad andare avanti e in profondità traendone insegnamento per correggere e approfondire il rapporto.

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