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Sardegna nascosta

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
...in una nostra precedente escursione presso l' orrida fenditura di Gorròpu, l' immensa gola del Supramònte, avevamo potuto osservare le evoluzioni di un magnifico avvoltoio grifone : nelle numerose nicchie naturali di cui la gola è piena trovano ancor rifugio gli ultimi esemplari di questi volturidi che abitano quegli inospitali luoghi rupestri, vivendo remoti ed immensamente liberi, in perenne lotta contro la fame, il gelo dei monti e l' insidia dei bracconieri.
Per studiare meglio il loro ambiente, i loro spostamenti e, possibilmente, per fotografarli, chiediamo informazioni in merito ad alcuni amici pastori, che abitano in un ovile alle falde del Supramònte di Dorgali. Risponde per tutti ziu Màuru, un vecchio capraro dorgalese, sulla cui esile figura, oltre che il segno degli anni, sono impresse le tribolate esperienze della dura esistenza di pastore nomade. Ziu Màuru è un uomo magro e minuto, che diffonde intorno semplicità e simpatia : "ho vissuto a lungo su quei monti che tu vedi da questa capanna - mi dice - è una vita aspra, da bestie, più che da uomini. Se non resisti ai disagi ed alle fatiche, che la vita del pastore ti impone, è meglio che cambi mestiere. In tanti anni che ho vissuto lassù non mi è mancata l' occasione di osservare sos gutturgios, gli avvoltoi che tu vai cercando, e che là sono di casa; anzi, una volta m è capitato di trovarmeli vicini molto più di quanto avrei desiderato... Ma, a questo proposito - continua il pastore nel suo stretto dorgalese - voglio raccontarti la mia avventura, anzi la mia disavventura... Erano gli ultimi del mese di novembre di tre anni fa; quel giorno, mi ricordo, era S. Andrea. Mi trovavo sul Monte Guttùrgios, una cima di questa dorsale che tu ora vedi, che è del Monte Oddèu. Conducevo al pascolo le mie capre. Alcune avevano appena partorito e gli avvoltoi perciò planavano intorno, in attesa di ingurgitarne la placenta. Ero tranquillo, sapevo per esperienza che i grifoni non attaccano esseri viventi, neppure i timidi capretti, subito dopo nati. La giornata era stata piuttosto piovosa, tirava un vento freddo dalla direzione di Orùne. verso sera raggruppai le mie bestie e m' avviai sulla via del ritorno, in direzione dell' ovile.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Le rocce erano bagnate e scivolose. in un difficile passaggio caddi e mi ferii seriamente, fratturandomi una gamba. Ero solo, immobilizzato e sanguinante. Gridavo per attirare l' attenzione degli altri pastori, che pascolavano molto più a valle le loro pecore, ma invano: erano infatti troppo lontani ed ormai chiusi nelle loro capanne. Vidi, alzando lo sguardo, che il tempo si era ripreso ed il cielo si era intanto fatto sereno. Già il crepuscolo calava repentinamente, mentre la luna cominciava a sorgere, illuminando a giorno le pallide rupi del Monte Guttùrgios...Qund' ecco, proprio da quelle giogaie scesero in volo planato, ad uno ad uno, gli avvoltoi, spinti dalla fame e dall' odore del mio sangue. Ne contai quindici. Mi volteggiavano intorno a breve distanza; alcuni mi passavano così vocino che potevo sentire addirittura lo spostamento d' aria delle loro grandi ali ed il loro tanfo insopportabile. Ero veramente impaurito - prosegue il vecchio - eppure nella mia difficile esistenza ne avevo viste tante ! Temevo infatti di svenire per le ferite riportate, giacché i rapaci potevano forse credermi morto e ciò avrebbe significato per me una fine atroce...

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Urlai dunque con tutto il fiato che ancora mi rimaneva, per spaventarli, lanciando ogni tanto, come potevo, qualche pietra. Riuscii in tal modo a tenerli un po' lontani, ma rimasero sempre nei pressi, appollaiati sulle rocce circostanti...".
Lo sguardo di ziu Màuru, l' espressione del suo viso rugoso, quasi rispecchiano quei paurosi ricordi, neanche tanto lontani nel tempo. "Passai una notte - egli continua - che non dimenticherò più, per quei pochi anni che mi rimangono ancora da vivere. Arrivò l' alba. Quando ormai ero rassegnato al mio destino mi soccorse un altro capraro, che per caso passava nella zona, il quale li trovò mezzo morto per le ferite ed il sangue perduto, per il freddo e la paura. Feci sei mesi di ospedale. Il gregge delle mie bestie abbandonate ha così popolato la montagna di imprendibili capre rinselvatichite. Se vuoi dunque trovare gli avvoltoi dovrai andare là, sul loro monte : il Monte Guttùrgios !...".

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Il racconto di ziu Màuru ha acceso in me la curiosità ed il desiderio di vedere i luoghi della sua terribile avventura. Per stanotte dormirò dunque nell' ovile e domattina, all'alba, ci inerpicheremo sulla montagna con ziu Borèddu, socio di ziu Màuru, il quale mi guiderà lassù, onde aiutarmi ad abbattere alcune di quelle capre inselvatichite, cui accennava il vecchio, da usare come esca per attirare per attirare gli avvoltoi e poterli, in tal modo, fotografare.
L' indomani, prima che il sole incendi il cielo da dietro gli spalti del monte Bàrdia siamo infatti già in marcia, risalendo, armati, il sentiero che s' arrampica per il passo di Scala Sùrtana. Ci inseriamo così entro il valico, che rompe l' uniformità dell' immensa muraglia calcarea del Monte Oddèu. Giunti ad una biforcazione prendiamo a destra, inerpicandoci su tormentati costoni.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ora il sentiero diventa una traccia sempre più labile, appena distinguibile sulle pareti calcaree. All' imboccatura di un piccolo tunne di roccia, un vero passaggio obbligato, il tratturo finisce. D questo accesso naturale inizierà l' emozionante esperienza. Stiamo penetrando infatti nel Sùpramonte di Dòrgali, dove la natura impervia e l' isolamento hanno fin' ora difeso un lembo di mondo, eccezionale nella sua selvaggia bellezza. Qui, in questi scenari non è infrequente osservare vari selvatici della terra sarda, alcuni dei quali ormai rari : il muflone, il grifone, l' aquila reale, l' avvoltoio monaco, il gatto selvatico, la donnola sarda, ecc., che vivono e trovano ricetto su gigantesche cenge, nel cuore di profonde foreste, entro incavi profondi, su lunghissimi e ciclopici cornicioni, che contornano appiombi di roccia, modellati per mille e mill' anni dal tempo, dal gelo e dalla pioggia.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
In prossimità di una breve radura, che domina il valico, notiamo gli avanzi di una muraglia, che delimita i ruderi di alcune capanne : è un antico cuìle o un remoto insediamento ? Chissà...Manca, purtroppo, il tempo per poterci soffermare e meglio comprendere queste tracce del passato.
Non molto lontano si erge il Monte Tundu, che rammenta le rovine di una gigantesca ed antica torre infranta, assediata dalla boscaglia. Rasentiamo un inghiottitoio carsico ad imbuto, entro il quale la luce si perde. L' imboccatura, pressoché circolare, è seminascosta dalla vegetazione. "In questa bocca d' inferno - mi dice la guida - lasciarono la vita alcuni uomini e molte bestie. Giriamo dunque al largo da questo luogo maledetto!...".
Attraversiamo grandi tavolati rocciosi in pendio, spaccati dal sole ed incisi dalla pioggia, sui quali i nostri passi rimbombano cupamente. Ove la poca terra riesce a raccogliersi, lì si manifesta miracolosamente la primavera sopramontana, emergendo dalle fessure profonde delle rocce bianchissime; molte pianticelle riescono a sopravvivere infatti nel grembo di questo difficile ed arido massiccio : dalla vasta gamma della genziana maggiore e della ginestra etnense, dalle tipiche fioriture gialle, più o meno squillanti, alla splendida peonia vermiglia, è spesso un esplodere di colori sgargianti, che ravvivano l' ambiente carsico del Supramonte Dorgalese, riuscendo spesso a colonizzare luoghi quanto mai ostili.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
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Cominciano infine ad apparire gli elci ed i ginepri, che man mano che procediamo si infittiscono. Ci troviamo ora infatti nella vasta distesa silvana di Sas Tràes, vero regno del calcare e della foresta, entrambi in costante ed intimo connubio. La primitiva natura è qui ancora perfettamente e totalmente integra. Uno stormire di fronde, più o meno intenso, a seconda della brezza, è già divenuto il costante e discreto sottofondo, che accompagna il nostro cammino; solo un lontano guaito di richiamo di un cucciolo di volpe incrina, all' improvviso, la voce e l' incanto della selva.
Accanto ai rigogliosi germogli, che saranno, domani, alberi colonnari, si notano spesso le imponenti e nude ramificazioni di vecchissime piante, ormai morte, eppur ancora erette, che bianche e terribilmente spoglie si innalzano, come immani scheletri d' animali antidiluviani, in attesa dell' ultima raffica di vento. Ma su di loro, ormai, muschi e licheni multicolori già preparano il terreno ad altre piante ed a nuove e più evolute forme di vita. A Sas Tràes infatti è solo la natura che scandisce il perenne ciclo biologico della vita e della morte.
La rigogliosa vegetazione cede infine alle rocce. La montagna si fa più povera, eppure ancora offre, qua e là, odorose macchie di gariga, composte da rosmarino e da erba barona, che con l' elicriso, l' euforbia dendroide, la rosa canina e gallica, la genziana lutea, rompono l' uniformità delle bianche pietraie.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Giungiamo finalmente in prossimità del Monte Guttùrgios ( mt. 689 ), dopo circa tre ore di strada faticosissima, in un continuo inerpicarsi su un caotico ammasso di rocce, spesso interrotte dalli grandi orbite scure di monumentali e misteriose cavità. Ancor un po' di cammino su quelle balze impervie ed infine la guida mi sistema presso un passaggio obbligato, ubicato lungo il margine di uno stretto e brullo canalone. Impugnando la sua fida e rugginosa doppietta, raccomandandomi il massimo silenzio e l' immobilità assoluta, l' uomo s' allontana agilmente fra le asperità e lo sfasciume della forra, scomparendo ben presto alla vista. Passano circa tre quarti d' ora. Uno sparo echeggia infine all' improvviso, spandendo l' eco intorno e rompendo bruscamente il silenzio di quelle intatte solitudini.
"ziu Boreddu - penso - avrà ormai immolato la prima vittima...".
Ad un tratto sento nl fondo del canalone un rumore di sassi smossi : sono due capre selvatiche, che a circa cinquanta metri dal punto ove mi trovo appostato corrono giù a precipizio. Ne inquadro una nel reticolo del cannocchiale della mia carabina. La piccola palla espansiva del 22 Magnum Winchester compie un lavoro fulmineo e pulito. L' animale infatti muove ancora qualche passo e crolla fra i massi.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
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Arriva dopo un po' il compagno con la "sua" capra sulle spalle, accaldato, affaticato, ma assai soddisfatto. "E' andata bene - mi dice- questa volta vi sarà carne in abbondanza per uomini e avvoltoi...".
Scendiamo giù dai costoni del monte che il sole è già alto e batte, implacabile, sulle candide rupi, creando un riverbero e un calore insopportabili. Il peso, la lanuggine, assieme all' acre odore degli animali uccisi, che portiamo sulle spalle, accrescono il disagio.
Giungiamo infine presso un silente altopiano, un estesa e paurosa conca, quasi un immenso e squallido anfiteatro naturale, racchiuso da rocce calcaree, relativamente vicino alla cima del Monte Guttùrgios, chiamato appunto Su Campu 'e Sos Guttùrgios, il campo degli avvoltoi, entro il quale si avverte, in un raccolto silenzio, una sorta di atmosfera rarefatta e strana, quasi oppressiva.
All' improvviso una coppia di nerissimi corvi imperiali ci sorvola, gracchiando sfacciatamente e rompendo la turchina uniformità d' un purissimo cielo; i grandi e funerei volatili compiono una dozzina di ardite picchiate ed evoluzioni, quasi dei e propri arabeschi aerei, scomparendo infine in direzione del Monte Corràsi.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Appendiamo intanto le carcasse delle capre sotto i fitti rami di alcuni ginepri fenici, che vegetano ai margini dell' altopiano, accingendoci quindi a squartarle.
Siamo impegnati da un po' in quest' improba operazione, quando a un tratto ziu Boreddu, al quale evidentemente nulla sfugge, mi guarda allibito e mi fa osservare, con gesti misurati, la grande e mobile ombra d' un volatile, che si proietta sul terreno del campo : un grifone, anzi, due grifoni stanno volteggiando sulle nostre teste a circa cinquanta metri d' altezza. Non ci hanno visti, giacchè le basse fitte fronde delle piante, sotto le quali ci troviamo, ci occultano assai bene alla loro vista acutissima. Anche il nostro odore, molto probabilmente, è stato mimetizzato da quello assai forte degli animali uccisi, che abbiamo dovuto trasportare sulle spalle.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Mi precipito ai piedi dell' albero sulla mia reflex, col teleobiettivo già montato, rannicchiandomi infine accanto al compagno, che nel frattempo si è inginocchiato e osserva, immobile, la scena.
Gli avvoltoi sfruttano le correnti d'aria; non battono minimamente le ali. Il loro volo è silenzioso e bellissimo : uno spettacolo indimenticabile ! veleggiano entrambi in perfetta sincronia come due alianti.
Ora il maschio si fa più audace e si abbassa, posandosi infine su un dirupo, lungo il margine roccioso dell' altopiano. Lo riprendo così, in una posa dalla quale traspare la formidabile potenza e lunghezza delle sue al favolose.
La compagna del rapace, nel suo aereo giro di ronda, si è intanto abbassata di quota e chiama, ad un tratto, con uno sgraziato verso il suo partner. E' in allarme. Deve esseri insospettita : forse la macchina fotografica ha creato qualche riflesso metallico, o forse ci ha addirittura visti. Il maschio, probabilmente affamato, sembra tuttavia indeciso se lanciarsi nella nostra direzione, donde proviene l' odore delle carcasse delle capre, o se spiccare il volo lassù, verso la compagna, che planando in tondo continua a richiamarlo.
Più che l' appetito infine prevale l' insistenza della femmina accorta : un balzo dalla roccia, pochi possenti colpi d' ala e via, incontro alla splendida libertà degli infiniti spazi rupestri.


Giugno, 1982.

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cinzia
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Viandante Storico
Viandante Storico



già finito? e le foto?

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
è un brano tratto da qui http://www.elioaste.it/sarnas.htm

io la Sardegna lo girata in lungo e in largo; e posso confermare, come descritto nel libro, che dal periodo delle guerre puniche ad oggi, in una zona della Sardegna è sopravvissuto qualcosa che è perfettamente coerente con l' elevata longevità dei sardi.

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Nella gola di Gorropu prima o poi ci vado. E' un mio progetto che per ora è chiuso in un cassetto.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
se ami scarpinare, la fotografia, perderti nei dettagli della natura incontaminata alla ricerca di tracce del passato, nonché la cucina campestre è un paradiso; se sei facile di vesciche ai piedi e hai paura dei serpenti e di romperti le unghie è una tortura.

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