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26
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Grazie nextlife!

Ero certo che l'avevi fatto (commentare mentalmente)!

Uno dei modi per tenere la lingua viva sono queste "umanizzazioni" del popolo ecco perché dicevo che mi piace (a parte i miei sfondoni, giustificabili parzialmente solo per il fatto che non ho alcuna madre lingua).

Un altro esempio buono è stato il termine interpretare che ogni tanto sento dire interpetrare e penso che sia per la difficoltà di pronunciare troppe consonanti in sequenza "impappando" la lingua sul labbro superiore ed invece me lo hanno rifilato come variante derivante dal toscano e letterario.

Siamo meno severi dei francesi come con il mouse, il software ma anche l'interfaccia che ha fatto il giro in America prima di entrare nella lingua italiana.

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27
An Boum
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Viandante Storico
Viandante Storico
Sarò malpensante ma a me, il fatto che Lady Marie abbia ripetuto la stessa cosa in tre post, puzza; ho l'impressione che abbia voluto farsi notare sadness 

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28
Cenere79
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Imparare nel senso di insegnare è molto diffuso in area meridionale, mi par
di ricordare.
Una curiosità: in francese "apprendre" ha i due significati (insegnare/imparare).


[...] qual è la direzione, nessuno me lo imparò
quale il mio vero nome, ancora non lo so. (De André)

meditare 

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29
An Boum
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Viandante Storico
Viandante Storico
@Cenere79 ha scritto:Imparare nel senso di insegnare è molto diffuso in area meridionale
Lo so Cenere. è che a me Marie sa tanto da tanto di burlona...

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30
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Insegnare, apprendere, imparare vengono mostrati come sinonimi.

Guardate l'etimologia (in questo vocabolario etimologico non si trovano neologismi della nostra epoca).






Fragolina,

Tendenzialmente nessuno sa tanto di burlone (lo sai già che non ti rimprovero e parlo solo con alcune persone).

Con l'anonimato è consentito alla gente recitare delle parti così come le persone ci rispondono qualche volta in ogni altro posto.

Una volta a Torino mi ero trovato a parlare dei personaggi comici, venne fuori che da quelle parti un Gigi Proietti non faceva tanto ridere. Dissi che a Roma Gigi Proietti piace perché... e dissi; "dice che  il Colosseo s'è liqueso" - non venne capita la battuta e lasciai perdere. Non importava capire di più perché sia nel caso di mancanza di spirito che non apprezzamento del tipo di comicità proposta o ancora per semplice antipatia sarebbe mancato il confronto -

proprio per non discutere indelicatamente di mancanza di spirito.

A Roma avrebbero detto a lui: a) se semo capiti; b) fa un po' come te pare; e c) annamo bene.

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31
samanta
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Viandante Residente
Viandante Residente
la scuola italiana così com'è non funziona. lo sappiamo da circa 30 anni oramai. la cosa triste però è che il mio diplomino tanto sudato ( badate bene avrei voluto tanto andare all'università ma A non me lo potevo permettere B avevo partorito poco prima della maturità)e oltretutto così acclamato dai miei che in due arrivavano alla quinta elementare oggi non vale proprio niente...potevo andare a fare la parrucchiera a quattordici anni oggi avevo un salone tutto mio invece di elemosinare un qualsiasi lavoro.
gli insegnanti già ai miei tempi...cioè 15 anni fa piu o meno...erano degli incapaci...non tutti ma quasi....quelli che veramente ti davano qualcosa erano talmente pochi che si contavano sulla punta di una mano...non parliamo di quelli di diritto che a maggio facevano i 740 in classe...m'è servito dopo questo particolare passaggio...inoltre ci sono troppi indirizzi alle superiori che senza laurea comunque non servono a niente poi che ci piaccia o no in pochi arrivano a 19 anni e vogliono ancora studiare.
forse sarebbe meglio accorciare quel periodo per chi farà studi di lunga carriera e insegnare bene un lavoro a chi già ne ha poca prima ma ha molta attitudine per altro.

ps: giù imparare è usato splendidamente in entrambi i sensi e io lo trovo proprio bello.

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32
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Beh, «splendidamente» magari no, visto che quando va bene, una tale accezione viene glossata come secondaria, popolare; peraltro opposta a quella primaria.
Detto ciò, ognuno può fare come crede; ecco: eviterei di farne stendardo; «giù» o «su» che sia.

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33
samanta
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Viandante Residente
Viandante Residente
@nextlife ha scritto:Beh, «splendidamente» magari no, visto che quando va bene, una tale accezione viene glossata come secondaria, popolare; peraltro opposta a quella primaria.
Detto ciò, ognuno può fare come crede; ecco: eviterei di farne stendardo; «giù» o «su» che sia.
non ne faccio uno stendardo semplicemente da roma in giù è più usato in entrambi i sensi e a me piace tantissimo...forse perché mi ricorda i miei zii di siragusa....l'italiano viene talmente storpiato in tanti modi peggiori che questo...che oltre tutto è parte integrante di un certo dialetto molto più antico dell'italiano stesso...mi sembrava abbastanza irrilevante. forse mi sbagliavo!?

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34
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Sono lingue romanze, tutti i dialetti italiani sono lingue romanze.

Chi sa cos'è il marangone, oppure la pastecca? Non tanto per il sapere ma per la curiosità.

Stavo per aprire un tema su lingue e dialetti, l'andamento dei temi suggeriti da me mi frena un po'.

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35
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@samanta ha scritto:
@nextlife ha scritto:Beh, «splendidamente» magari no, visto che quando va bene, una tale accezione viene glossata come secondaria, popolare; peraltro opposta a quella primaria.
Detto ciò, ognuno può fare come crede; ecco: eviterei di farne stendardo; «giù» o «su» che sia.
non ne faccio uno stendardo semplicemente da roma in giù è più usato in entrambi i sensi e a me piace tantissimo...forse perché mi ricorda i miei zii di siragusa....l'italiano viene talmente storpiato in tanti modi peggiori che questo...che oltre tutto è parte integrante di un certo dialetto molto più antico dell'italiano stesso...mi sembrava abbastanza irrilevante. forse mi sbagliavo!?
Non ho ben capito (e non sto ironizzando) se quel «siragusa» sia anch’essa una declinazione dialettale o un semplice refuso.
Detto ciò, se non vuoi enfatizzare un determinato aspetto, io dubito che l’avverbio «splendidamente», possa aiutarti granché in tale opera.
Irrilevante poi? In che senso? In quale contesto?
Se un alunno propone quel termine in un componimento, con tale accezione, dubito fortemente non incassi dall’insegnante (che non è: «l’imparante») una correzione.
Si tratta semplicemente, al di là dell’utilizzo forbito, di un utilizzo più corretto della nostra lingua, che inevitabilmente si riconduce a certe caratteristiche individuali.
Che da «Roma in giù», possa essere più usato, non lo discuto, anche se: non posso fare a meno di notare che, dalle persone di mia conoscenza provenienti e/o residenti in quella parte d’Italia, non ho mai udito o letto, un tale utilizzo del verbo «imparare».
Poi lo ribadisco: ognuno è libero di conclamare sé stesso (con o senza accento, qua sì che è irrilevante) come ritiene opportuno/come può.

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36
samanta
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Viandante Residente
Viandante Residente
@nextlife ha scritto:
@samanta ha scritto:
@nextlife ha scritto:Beh, «splendidamente» magari no, visto che quando va bene, una tale accezione viene glossata come secondaria, popolare; peraltro opposta a quella primaria.
Detto ciò, ognuno può fare come crede; ecco: eviterei di farne stendardo; «giù» o «su» che sia.
non ne faccio uno stendardo semplicemente da roma in giù è più usato in entrambi i sensi e a me piace tantissimo...forse perché mi ricorda i miei zii di siragusa....l'italiano viene talmente storpiato in tanti modi peggiori che questo...che oltre tutto è parte integrante di un certo dialetto molto più antico dell'italiano stesso...mi sembrava abbastanza irrilevante. forse mi sbagliavo!?
Non ho ben capito (e non sto ironizzando) se quel «siragusa» sia anch’essa una declinazione dialettale o un semplice refuso.
Detto ciò, se non vuoi enfatizzare un determinato aspetto, io dubito che l’avverbio «splendidamente», possa aiutarti granché in tale opera.
Irrilevante poi? In che senso? In quale contesto?
Se un alunno propone quel termine in un componimento, con tale accezione, dubito fortemente non incassi dall’insegnante (che non è: «l’imparante») una correzione.
Si tratta semplicemente, al di là dell’utilizzo forbito, di un utilizzo più corretto della nostra lingua, che inevitabilmente si riconduce a certe caratteristiche individuali.
Che da «Roma in giù», possa essere più usato, non lo discuto, anche se: non posso fare a meno di notare che, dalle persone di mia conoscenza provenienti e/o residenti in quella parte d’Italia, non ho mai udito o letto, un tale utilizzo del verbo «imparare».
Poi lo ribadisco: ognuno è libero di conclamare sé stesso (con o senza accento, qua sì che è irrilevante) come ritiene opportuno/come può.

mettila così sono un pot pourri di lingue e dialetti...mio padre è palermitano e come italiano parlava un mix di milanese-francese-palermitano....si portava dietro un po' di ogni posto in cui aveva vissuto, mia madre di genitori siracusani era nata in Tunisia a sfax e di prima lingua parlava il francese e poi l'italiano ma storpiava molto il siciliano, io sono nata in provincia di firenze metti tutto insieme e probabilmente il verbo imparare usato in entrambi i modi ti risulterà splendido all'udito. all' insegnante si può anche controbattere con la forza di un buon vocabolario...al massimo dimostrerà antipatia per il resto dell'anno ma vuoi mettere la soddisfazione.
mi sembra però che la prendi a cuore un po' troppo. cribbio scriviamo sms con al posto del per un x e ti arrabbi per un vocabolo dialettale....

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37
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Adoro il "pout pourri" mentre io sono "insalata russa" - Samanta.

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38
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@samanta ha scritto:
mettila così sono un pot pourri di lingue e dialetti...mio padre è palermitano e come italiano parlava un mix di milanese-francese-palermitano....si portava dietro un po' di ogni posto in cui aveva vissuto, mia madre di genitori siracusani era nata in Tunisia a sfax e di prima lingua parlava il francese e poi l'italiano ma storpiava molto il siciliano, io sono nata in provincia di firenze metti tutto insieme e probabilmente il verbo imparare usato in entrambi i modi ti risulterà splendido all'udito. all' insegnante si può anche controbattere con la forza di un buon vocabolario...al massimo dimostrerà antipatia per il resto dell'anno ma vuoi mettere la soddisfazione.
mi sembra però che la prendi a cuore un po' troppo. cribbio scriviamo sms con al posto del per un x e ti arrabbi per un vocabolo dialettale....
No, guarda: tu stai insistendo su di una battaglia persa sin dall’inizio, adducendo poi un'analisi assai poco felice; per la cronaca:
1)
Io non me la sto prendendo per l’uso del termine, al punto che il mio commento iniziale, me lo sono tenuto per me e sono intervenuto per rispondere a ciò che Sergio (due volte) e Faust, avevano evidenziato; semmai mi sto rapportando al tentativo (il tuo) di elevare un limite a virtù.
2)
Ribattere all’insegnante con l’uso del vocabolario, interessante questa.
Sei assai fiduciosa nelle tue possibilità; dovresti spiegarmi perché, ma ad ogni modo: se prendi quel «buon vocabolario» in questione, ti accorgerai che appunto, se va bene, quel verbo, in quell’accezione, viene glossato come popolare, dialettale; se va bene.
All’invito dell’insegnante di utilizzare un’accezione più corretta, si chiude la partita; tu puoi poi agitarti fino alla fine dei tempi.
3)
Io non devo «mettere» un bel nulla; le cause che hanno determinato e che determinano il modo con il quale utilizzi la lingua italiana, sono fatti tuoi.
Qualcuno, lo capirai, potrebbe ritenere importante ricondurti ad una dimensione più corretta; quel qualcuno non sono io; a meno che, come è successo, tu non enfatizzi ciò che non merita di essere enfatizzato perché allora un tributo alla verità bisogna versarlo.
4)
Se scrivi castronerie per sms, sono di nuovo fatti tuoi, ma esiste anche altro, al punto che – per dire – a me non capita di ricevere sms che contengono elementi della foggia che citavi.
5)
Abbiamo una diversa concezione di ciò che è «splendido», ed evidentemente anche di ciò che l’aggettivo «arrabbiato». significhi.

Ora, siccome non mi pare di leggere grandi argomentazioni, credo risparmierò energie e tempo, non prima però, di aver chiesto scusa all’autore del thread per questa deriva.
Splendida eh? Meravigliosa, sublime!
Over

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39
Lady Joan Marie
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Viandante Storico
Viandante Storico
@doctor faust ha scritto:
@Lady Joan Marie ha scritto:
Io non dico che non si deve studiare, anzi lo studio è fondamentale per la formazione di un ragazzo. Dico solo che i professori dovrebbero imparare agli alunni che fuori dalla scuola c'è un altro mondo!
....scratch ...mmmm.....dovrebbero imparare dagli alunni o dovrebbero insegnare loro?
Secondo me tutti e due...

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40
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Benché io trovi Nextlife aggressivo, leggo troppo tra le righe e forse sbaglio, ha detto bene lui.

Vanno descritte le cose che si vogliono sostenere, condizionamento ambientale, dialetto, regola grammatica, ambiguità o semplice usanza.

Mio figlio ha detto "ti sei sciupato", per lui (provincia romana popolare) poteva solo significare "sei dimagrito", si lascia perdere per comodità.

Qui invece si dovrebbe avere il piacere di parlarne, piacere dico. Allora, quanto pesa l'istruzione in questo dibattito?

Voglio dire che vicino a Bari s'è trovata una scritta dei romani riferita all'imperatore e si leggeva "imbratur", da com'è scritta si può immaginare tanto, vero?

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41
samanta
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Viandante Residente
Viandante Residente
primo io l'insegnate l' ho massacrata davanti ad una commissione con il suddetto vocabolario...avevo 17 anni.... secondo non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, saggezza popolare docet...terzo scendi dal piedistallo ti prego lo abbiamo capito che sai la lingua italiana in maniera "splendida" ma sai il bello delle lingue è che sono vive evolvono, crescono si modificano in base alla società poi possiamo anche stare qui a parlare di semantica; disciplina che tra parentesi trovo odiosa, ma la verità è che tu hai voluto mettere l'accento su un mio personalissimo commento . quarto ed ultimo gli sms nascono per essere una risorsa veloce di comunicazione basati sulla lingua inglese che si può contrarre in modo eccezionale.
ora siccome abbiamo fatto una tempesta in un bicchiere d'acqua e lo trovo abbastanza insulso arrivederci a tutti.

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42
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Resta nella discussione qualunque essa sia, se ti va.

Ah ah! Usa l'effetto "nervosismo" in maniera positiva, se ti va.

In un altro thread hai parlato con coraggio e non sembra che tu stia recitando un ruolo e pertanto sei una privilegiata, lo sei come alcune altre persone qui (non tutte).

Quello che intendo è in questo thread qui sotto, ma ce ne sono altri dello stesso tipo - l'uomo è una funzione, qualche volta sorprendentemente prevedibile. Per essere affidabili deve essere così.

http://www.lavalledelleco.net/t8158p50-ma-noi-della-valle-siamo-incomprensibbbbili#202055

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43
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
E recuperare il concetto originario di scuola come scholè, ovvero quiete, riposo, tempo libero, otium contrapposto all'affanno del neg-otium? Un tempo per la conoscenza dedicato alla propria realizzazione. L’opera da realizzare e da portare a compimento siamo noi stessi, allora dobbiamo regalarci tempo. Un ozio dedicato a noi stessi per renderci migliori. Seneca scriveva otium sine litteris mors est – il riposo senza lettere è morte. Un tempo lento in cui non è importante l’immediatezza del risultato, ma il padroneggiare i nostri affetti, la capacità di dire no alle abitudini correnti sottraendosi al loro chiasso. Silenziosamente. Scholé come esercizio di sapienza e di virtù.

Nell'ozio- scholè, l'uomo si libera da sé, dal suo immediato interesse, non per negarsi, ma per meglio ritrovarsi, per pervenire alla più compiuta consapevolezza della sua vera condizione. Non a caso l'ozio degli antichi era caratterizzato dallo studio e soprattutto dallo studio disinteressato: non quello funzionale ai risultati immediati, ma quello necessario solo per capire. Tutto questo gli antichi lo chiamavano contemplazione. Ed è allora che si scopre davvero quello che siamo: un frammento minimo in una storia infinita, un breve respiro nella vita della terra, un'increspatura d'onda nel grande mare dell'essere.

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44
samanta
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Viandante Residente
Viandante Residente
@Aleister ha scritto:E recuperare il concetto originario di scuola come scholè, ovvero quiete, riposo, tempo libero, otium contrapposto all'affanno del neg-otium? Un tempo per la conoscenza dedicato alla propria realizzazione. L’opera da realizzare e da portare a compimento siamo noi stessi, allora dobbiamo regalarci tempo. Un ozio dedicato a noi stessi per renderci migliori. Seneca scriveva otium sine litteris mors est – il riposo senza lettere è morte. Un tempo lento in cui non è importante l’immediatezza del risultato, ma il padroneggiare i nostri affetti, la capacità di dire no alle abitudini correnti sottraendosi al loro chiasso. Silenziosamente. Scholé come esercizio di sapienza e di virtù.

Nell'ozio- scholè, l'uomo si libera da sé, dal suo immediato interesse, non per negarsi, ma per meglio ritrovarsi, per pervenire alla più compiuta consapevolezza della sua vera condizione. Non a caso l'ozio degli antichi era caratterizzato dallo studio e soprattutto dallo studio disinteressato: non quello funzionale ai risultati immediati, ma quello necessario solo per capire. Tutto questo gli antichi lo chiamavano contemplazione. Ed è allora che si scopre davvero quello che siamo: un frammento minimo in una storia infinita, un breve respiro nella vita della terra, un'increspatura d'onda nel grande mare dell'essere.
quoto in pieno ma mi domando tutto ciò è sovrapponibile ad un mondo in cui tutto è da consumare, anche l'istruzione?

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45
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@Lady Joan Marie ha scritto:
@doctor faust ha scritto:
@Lady Joan Marie ha scritto:
Io non dico che non si deve studiare, anzi lo studio è fondamentale per la formazione di un ragazzo. Dico solo che i professori dovrebbero imparare agli alunni che fuori dalla scuola c'è un altro mondo!
....scratch ...mmmm.....dovrebbero imparare dagli alunni o dovrebbero insegnare loro?
Secondo me tutti e due...
Mi pare giusto...ma allora dai una connotazione diversa ai due predicati YES 

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46
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
@samanta ha scritto:
@Aleister ha scritto:E recuperare il concetto originario di scuola come scholè, ovvero quiete, riposo, tempo libero, otium contrapposto all'affanno del neg-otium? Un tempo per la conoscenza dedicato alla propria realizzazione. L’opera da realizzare e da portare a compimento siamo noi stessi, allora dobbiamo regalarci tempo. Un ozio dedicato a noi stessi per renderci migliori. Seneca scriveva otium sine litteris mors est – il riposo senza lettere è morte. Un tempo lento in cui non è importante l’immediatezza del risultato, ma il padroneggiare i nostri affetti, la capacità di dire no alle abitudini correnti sottraendosi al loro chiasso. Silenziosamente. Scholé come esercizio di sapienza e di virtù.

Nell'ozio- scholè, l'uomo si libera da sé, dal suo immediato interesse, non per negarsi, ma per meglio ritrovarsi, per pervenire alla più compiuta consapevolezza della sua vera condizione. Non a caso l'ozio degli antichi era caratterizzato dallo studio e soprattutto dallo studio disinteressato: non quello funzionale ai risultati immediati, ma quello necessario solo per capire. Tutto questo gli antichi lo chiamavano contemplazione. Ed è allora che si scopre davvero quello che siamo: un frammento minimo in una storia infinita, un breve respiro nella vita della terra, un'increspatura d'onda nel grande mare dell'essere.
quoto in pieno ma mi domando tutto ciò è sovrapponibile ad un mondo in cui tutto è da consumare, anche l'istruzione?
Già, giusta osservazione. E' altresì vero che è la realtà di un mondo in cui anche l'istruzione è da consumare ad essersi imposta, sovrapposta a quella originaria di un sapere non solo informativo ma formativo e trasformativo dei propri rapporti con se stessi, gli altri e la visione del mondo. Tuttavia, almeno come atteggiamento interiore è sempre possibile sottrarre al fast-food momenti di scholè, di otium ri-creativo.

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samanta
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il concetto di cultura oggi non passa per la scuola. la cultura è qualcosa che va al di là di una serie di nozioni. la cultura intesa come promozione del se e accrescimento personale è una concezione lontana dalla scuola. lo stesso accostare la parola scuola con il concetto di cultura è opinabile poiché una serie di nozioni non sono cultura. la cultura richiede tempo e logica. la scuola però dovrebbe darti gli strumenti per acquisire una cultura personale ma a mio parere non fa neanche questo. lo scopo oggi è finire un programma che è lungo in termini di argomenti da esaurire ma limitato in termini di approfondimento. ma diciamocelo in termini spiccioli è dagli anni '60 che ci propinano la storia che devi andare a scuola per avere un lavoro ad una scrivania. come si fa a pensare che in questi termini la scuola sia cultura. in questi termini la scuola è un centro formativo in cui ti formano pure male. sai quanti ingegneri ho visto che non mi avevano disegnato le scale per il piano superiore non sapendo dove metterla, oppure mi sbagliavano i calcoli del ferro da inserire nel cemento armato.
in conclusione forse sarebbe meglio andare a scuola da adulti quando, anche se il cervello potrebbe essere meno ricettivo, siamo più formati al mondo e più propensi a stare in otium.

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48
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@ Sergio
Se «leggere tra le righe» ti viene congeniale e se in tale opera puoi mettere in campo anche strumenti e/o conoscenze in grado di arginare l’inevitabile sensazione di inadeguatezza che ognuno di noi può provare in proposito, fai bene a farlo.
Ecco, confido però, ti siano sufficientemente chiari rischi ed oneri di tale operazione.

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49
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
@nextlife ha scritto:@ Sergio
Se «leggere tra le righe» ti viene congeniale e se in tale opera puoi mettere in campo anche strumenti e/o conoscenze in grado di arginare l’inevitabile sensazione di inadeguatezza che ognuno di noi può provare in proposito, fai bene a farlo.
Ecco, confido però, ti siano sufficientemente chiari rischi ed oneri di tale operazione.
Tu non dare a me importanza che non merito che io posso avere dei dubbi. Se tieni alla mia opinione mi lusinghi. Anche io salgo in cattedra ma se non riesco a portare con me quelli che mi vorrebbero seguire sono costretto a scendere e andare io da loro. Che dire, ognuno interpreti liberamente, a meno che tu non abbia inserito del rumore la tua comunicazione è interpretabile.

Ok.

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50
samanta
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Viandante Residente
Viandante Residente
seguendo il filo logico di un altro trd che si è indirizzato sul linguaggio stanotte ho ponderato un concetto. provate a seguirmi. l'insegnante è che lui che insegna, quindi necessita del'edificio scuola per insegnare ma lo studente non è colui che impara ma colui che studia altrimenti sarebbe l'imparante. ora se lo studente studia presuppone una operazione singola che esula dall'insegnante quindi la struttura scuola non necessita di esistere, ma dovrebbero esistere edifici adibiti allo studio in cui si concentrano i saperi e si possono studiare senza necessariamente trovarti davanti qualcuno che insegna.
forse ho detto una castroneria? voi che ne dite?

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