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Allevi e Beethoven

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51
Magonzo
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@cinzia ha scritto:si..forse ora sei stato più chiaro, oppure mi sono sintonizzata meglio sorriso 

tralasciando il passato, che complica troppo le cose, ti faccio due esempi comparabili di alto artigianato, due dialoghi immaginari, uno con un figlio, l'altro con una rivale più giovane;

premesso che trovo Baglioni un talento melodico straordinario e a modo suo onesto e genuino, che ha scritto tante cose apprezzabili in chiave gozzaniana;
qui mette in atto tutto il suo artigianato paraculo, però cade malamente in termini di gusto: tutte le parole sono facili e accattivanti, piene di luoghi comuni, come la melodia e l'armonia, ma nel momento di maggior pathos ti piazza quel "avrai la stessa mia triste speranza"... che minchia vuol dire ? tutto e niente;
sono quelle parole "poetiche in sé, tipo il sogno, l'infinito, cui ricorrono i poetucoli da strapazzo per fare effetto e strappare la lacrimuccia e l'applauso, non sapendo descrivere un sentimento autentico e diretto;

qui Baglioni ce le mette come il carico da undici a briscola, proprio a dire: ve vojo fa piàgne facile Sorriso Scemo



la canzone cantata da Mina invece, descrive un sentimento non edulcorato, complesso ma non equivocabile: c'è chiaramente rassegnazione all'abbandono, e al tempo stesso empatia sincera per la rivale, che forse subirà lo stesso destino; un tema classico nel confronto tra donne;
anche la musica, nonostante gli arrangiamenti datati, ha un pathos più sobrio e controllato, proprio a sottolineare la complessità del sentimento;



la bellezza, o bruttezza, la percepiamo proprio dall'armonia con cui questi elementi sono composti e dalla genuinità e freschezza dell'espressione che ne viene fuori; magari, tra cento anni, nessuno saprà più l'italiano, quello di oggi, e non sarà in grado di percepire quello che a noi, oggi, è abbastanza evidente negli esempi che ti ho fatto;

e per i classici del passato è lo stesso:
Beethoven tocca sapientemente certi sentimenti, ma lo fa in modo autentico, equilibrato, articolato e complesso, in modo autonomo: scriveva così perché si sentiva così, non per compiacere le aspettative del pubblico;

altri - come oggi fa Allevi - invece confezionavano cose gradevoli in un modo che sapevano sarebbe piaciuto al pubblico, "alla maniera di..."; oggi in assoluto possiamo coglierne pathos e gradevolezza, ma la qualità vera è qualcosa che si capisce bene solo collocandole nel loro contesto, perché come tutti i linguaggi il significato è relativo:

se io sono Borghezio e do del "frocio" a Vendola in tv, è un conto; se io incontro un amico che lucida la moto per strada e gli dico: sei proprio frocio pe' sta moto, è un altro...

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52
Magonzo
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FragolinaBoumBum ha scritto:
A me piacciono le dissonanze ed aritmie di cui parla Magonzo, un brano, che sia jazz, rock, classico, pop, techno deve contenere degli elementi che mi sorprendano
infatti questo è esattamente il principio che genera il piacere dell'ascolto:

nella musica ci sono moduli armonici e melodici che hanno un fondamento nella fisica delle vibrazioni e in rapporti matematici e anche forme geometriche, che per l'ascoltatore comportano il meccanismo di "attesa-e-risposta":
cioè, il musicista costruisce una frase che secondo il canone ha una sua prevedibile risoluzione che termina uno stato di tensione emotiva precedentemente creato;

la sorpresa di una risoluzione inedita, o "aperta", cioè non risolta, se viene adottata in una misura che l'ascoltatore è in grado di "digerire", determina il piacere; se le innovazioni sono troppo concentrate, l'effetto sarà semanticamente caotico e genererà disorientamento, disagio, e rifiuto;

faccio due esempi di grandissima raffinatezza e compiutezza artistica - guardacaso, due donne - in cui prevale la struttura aperta:
nel primo caso, la Donà, uno dei più grandi e sottovalutati talenti del nostro tempo, c'è una struttura armonica appena accennata, e quando emerge è comunque estremamente rarefatta, lasciando alla melodia cantata il compito di suggerire alla mente dell'ascoltatore la ricostruzione completa dell'armonia sottostante, per induzione;
questa soluzione diventa grande arte perché è appropriata e si fonde col testo e i suoi significati, e il pathos è sempre misurato e guidato dal gusto:



nel secondo, Joni Mitchell, l'armonia, è semplicemente omessa, ma suggerita nella trama del canto, in certi passaggi quasi forzata, nonostante assente; anche qui il legame col testo non è casuale, dato che si parla di incomprensioni;



in entrambi i casi, viene evocato il canto solitario, che parte dal nomade preistorico e passa per le sonate per violino o violoncello solo di Bach, o per i primi blues dolenti intonati a bassa voce dagli schiavi;

Se c'è una cosa che però detesto è quando si rende ancora più popolare con un arrangiamento pop un brano di musica classica già popolare in sè.
eh SGHIGNAZZARE ... questa è la fase pre-Allevi, tipica degli anni '70/80, in cui si cercava di rendere familiari i suoni orchestrali della tradizione colta con l'aggiunta della ritmica moderna; l'unico accostamento che mi viene in mente è con i libri finti con costola di cartone a riempire gli scaffali e alcuni soprammobili e ninnoli che solo a guardarli ti chiama la segretaria del dentista per fissare un appuntamento;

a parte i Rondò Veneziano  , il campione mondiale di quell'epoca era il Francese Richard Clayderman... facepalm 

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53
Rupa Lauste
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a mago' tutto ma no baglioni!
Linguino 

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Cenere79
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Stavolta quoto Rupa Lauste.
Baglioni è melenso assai.

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Magonzo
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@Cenere79 ha scritto:Stavolta quoto Rupa Lauste.
Baglioni è melenso assai.
beh, io l'ho portato ad esempio di cosa raccapricciante Sorriso Scemo

tuttavia, dopo averlo infamato per tutta l'età giovanile, mi sono dovuto ricredere sul suo talento, non sul gusto;
diverse cose degli esordi però hanno una loro autenticità che, collocata nel panorama dell'epoca, non era cosa facile né conformista;
trovo molto peggio Venditti che, dopo aver fatto anche cose interessanti agli esordi, si è poppizzato nella maniera peggiore.

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56
Cenere79
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@Magonzo ha scritto:
beh, io l'ho portato ad esempio di cosa raccapricciante Sorriso Scemo


@Magonzo ha scritto:
ha scritto tante cose apprezzabili in chiave gozzaniana

Per esempio? sadness 

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57
Magonzo
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@Cenere79 ha scritto:
@Magonzo ha scritto:
beh, io l'ho portato ad esempio di cosa raccapricciante Sorriso Scemo


@Magonzo ha scritto:
ha scritto tante cose apprezzabili in chiave gozzaniana

Per esempio? sadness 

i primi due o tre album hanno un senso e una personalità autentica, che può non piacere; cioè non c'è ancora l'identificazione piena col pubblico target dei "non impegnati" rifluenti;
le scene di "Signora Lia" o "Porta Portese", i quadretti di vita quotidiana della ragazza di campagna, ecc... sono melensi ma non speculativi;
è un po' dopo, con "E tu" che si avverte proprio lo standard ricalcato sul successo del "Piccolo grande amore" e "Sabato pomeriggio", il cliché.

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58
cinzia
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MIna.....grande!!! una voce che non ha tempo

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Rupa Lauste
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infatti mina non ha inventato 'na cippa

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60
cinzia
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@Rupa Lauste ha scritto:infatti mina non ha inventato 'na cippa
non ho detto che abbia inventato qualcosa. SGHIGNAZZARE 
Ho espresso la mia opinione tra Baglioni e Mina..preferisco 1000 volte Mina.

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61
Dudù
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@cinzia ha scritto:
@Rupa Lauste ha scritto:infatti mina non ha inventato 'na cippa
non ho detto che abbia inventato qualcosa. SGHIGNAZZARE 
Ho espresso la mia opinione tra Baglioni e Mina..preferisco 1000 volte Mina.  
Infatti quoto a volte c'è chi capisce fischi per fiaschi

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62
Magonzo
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@cinzia ha scritto:
@Rupa Lauste ha scritto:infatti mina non ha inventato 'na cippa
non ho detto che abbia inventato qualcosa. SGHIGNAZZARE 
Ho espresso la mia opinione tra Baglioni e Mina..preferisco 1000 volte Mina.  

forse - forse - Rupa intendeva che non sono comparabili, perché è come mettere sullo stesso piano, chessò, Puccini e Pollini: uno è un creatore, l'altro solo un interprete.

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63
Rupa Lauste
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Ecco, volevo dire che mina pur non avendo contribuito al livello di ricerca o sperimentazione resta un'interprete di gran talento che personalmente apprezzo.
Nonostante tutto mina rappresenta un'innovazione in virtù delle sue qualità.



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An Boum
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@Magonzo ha scritto:
@cinzia ha scritto:
oddio, Cinzia, sei andata a pescare uno che per alcuni aspetti è un po' l'Allevi del suo tempo,

In effetti sia questo brano che uno molto popolare di Allevi, questo



mi fanno venire in mente i cd coi rumori della natura che si usano per rilassarsi.

Questo invece mi sembra un capolavoro


@Cenere79 ha scritto:La doppia vita di Veronica di Kieślowski
Preisner ha lavorato molto con questo regista.
Allora probabilmente non è stata intuizione associarlo al cinema, l'avrò già sentito nei film colorati SGHIGNAZZARE 

@Rupa Lauste ha scritto:

lui é er mejo!

Questo è un pò troppo anche per me, intuisco il genio ma non riesco a godere dell'ascolto.

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65
An Boum
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@Magonzo ha scritto:
FragolinaBoumBum ha scritto:
A me piacciono le dissonanze ed aritmie di cui parla Magonzo, un brano, che sia jazz, rock, classico, pop, techno deve contenere degli elementi che mi sorprendano
infatti questo è esattamente il principio che genera il piacere dell'ascolto:

nella musica ci sono moduli armonici e melodici che hanno un fondamento nella fisica delle vibrazioni e in rapporti matematici e anche forme geometriche, che per l'ascoltatore comportano il meccanismo di "attesa-e-risposta":
cioè, il musicista costruisce una frase che secondo il canone ha una sua prevedibile risoluzione che termina uno stato di tensione emotiva precedentemente creato;

la sorpresa di una risoluzione inedita, o "aperta", cioè non risolta, se viene adottata in una misura che l'ascoltatore è in grado di "digerire", determina il piacere; se le innovazioni sono troppo concentrate, l'effetto sarà semanticamente caotico e genererà disorientamento, disagio, e rifiuto;

faccio due esempi di grandissima raffinatezza e compiutezza artistica - guardacaso, due donne - in cui prevale la struttura aperta:
nel primo caso, la Donà, uno dei più grandi e sottovalutati talenti del nostro tempo, c'è una struttura armonica appena accennata, e quando emerge è comunque estremamente rarefatta, lasciando alla melodia cantata il compito di suggerire alla mente dell'ascoltatore la ricostruzione completa dell'armonia sottostante, per induzione;
questa soluzione diventa grande arte perché è appropriata e si fonde col testo e i suoi significati, e il pathos è sempre misurato e guidato dal gusto:



nel secondo, Joni Mitchell, l'armonia, è semplicemente omessa, ma suggerita nella trama del canto, in certi passaggi quasi forzata, nonostante assente; anche qui il legame col testo non è casuale, dato che si parla di incomprensioni;



in entrambi i casi, viene evocato il canto solitario, che parte dal nomade preistorico e passa per le sonate per violino o violoncello solo di Bach, o per i primi blues dolenti intonati a bassa voce dagli schiavi;

Se c'è una cosa che però detesto è quando si rende ancora più popolare con un arrangiamento pop un brano di musica classica già popolare in sè.
eh SGHIGNAZZARE ... questa è la fase pre-Allevi, tipica degli anni '70/80, in cui si cercava di rendere familiari i suoni orchestrali della tradizione colta con l'aggiunta della ritmica moderna; l'unico accostamento che mi viene in mente è con i libri finti con costola di cartone a riempire gli scaffali e alcuni soprammobili e ninnoli che solo a guardarli ti chiama la segretaria del dentista per fissare un appuntamento;

a parte i Rondò Veneziano  , il campione mondiale di quell'epoca era il Francese Richard Clayderman... facepalm 

   orrore, mi viene l'orticaria

Per quanto riguarda la Donà e la Mitchell: il primo brano mi piace e riesco a capire perchè lo abbia portato come esempio nella discussione ma il secondo no. Nel secondo non trovo nulla che mi faccia tendere l'orecchio. C'è da dire che io ho una pecca, per me le parole in musica è come se non esistessero, la voce è uno strumento come un altro, probabilmente perchè ho da sempre sentito molta musica in inglese o forse perchè non sono mai stata molto interessata alla poesia.
Forse è stato anche un bene perchè, chessò, sarei potuta diventare anche una sorcina se avessi dato molto peso ai testi Sorriso Scemo 

Per quanto riguarda l'elemento sorpresa pensavo però a qualcosa che per me costituisce un'eccezione. Di solito per la musica ho i colpi di fulmine, se una cosa mi piace mi piace subito e per sempre, se la ascolto e non mi piace non mi piacerà più.
Coi Radiohead è stato diverso. Ricordo di aver ascoltato i loro brani più popolari e di non aver provato nessun tipo di trasporto, poi, ascoltandoli nel tempo, li ho riabiliatati e adesso li adoro. Confesso che non sono immune dal fascino del cantante dall'occhio guercio   ma li trovo bravissimi ed unici.

Per quanto riguarda Baglioni capisco il discorso di Magonzo, però, chissà perchè Sabato Pomeriggio è l'unica che tollero Sorriso Scemo . Di Mina apprezzo la indiscussa capacità e l'interpretazione di brani particolari, ma non mi ha mai entusiasmato il suo timbro, preferisco il timbro della Zanicchi per esempio.
Come giovani mi piace molto il timbro di Malika Ayane, ha una voce di velluto.

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66
An Boum
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Errata Corrige

Non è Sabato Pomeriggo che tollero di Baglioni anzi, quando la ascolto mi viene di testata contro il mu  o party2 

quella che tollero è Poster

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67
Cenere79
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Mille giorni di te e di me? KleanaInfoiata  scherzo... sparirecesso 

Invece, non so perché, questa mi piace
tanto:



commosso 

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68
Magonzo
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le canzoni di Baglioni sono, anzi sarebbero state, potenzialmente significative;

l'intuito melodico e armonico è notevole; purtroppo manca completamente di ciò che i Trovatori definivano come "mezura", il senso dell'equilibrio; insomma, lui sala il baccalà Sorriso Scemo

se immaginiamo quelle canzoni note interpretate con la misura emotiva di De Gregori, arrangiamenti purgati da suoni e timbri che sovraccaricano l'impatto emotivo, e testi adeguatamente più sobri, si intravede un talento notevole;

resta il fatto che Baglioni si è letteralmente inventato come personalità, al pari di Battisti e Dalla;
mentre De André, che pure è insuperabile per molti aspetti, nasce già con una tradizione ed un modello di riferimento, e un gusto, una misura che mancavano ad altri, dovuti al fatto di essere borghese e colto.

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69
lisandro
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Beati sono i santi, i cavalieri e i fanti;
beati i vivi, i morti ma soprattutto i risorti
Beati sono i ricchi perché hanno il mondo in mano
Beati i potenti e i re e beato chi è sovrano
Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno
Ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno
Beata è la guerra, chi la fa e chi la decanta
Ma più beata ancora è la guerra quando è santa
Beati i bambini che sorridono alla mamma,
Beati gli stranieri ed i soufflé di panna
Beati sono i frati, beate anche le suore
Beati i premiati con le medaglie d'oro
Beati i professori, beati gli arrivisti ,
I nobili e i padroni specie se comunisti
Beata la frontiera beata la finanza
Beata è la fiera ad ogni circostanza
Beata la mia prima donna che mi ha preso ancora vergine
Beato il sesso libero si ma entro un certo margine
Beati i sottosegretari i sottufficiali
Beati i sottaceti che ti preparano al cenone
Beati i critici e gli esegeti di questa mia canzone

Rino Gaetano

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70
Megara
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Io non trovo niente di male nella musica di Allevi, non l'ascolto e non mi piace, ma credo che lui abbia il diritto di continuare a scrivere per le (tante) persone che trovano piacevoli le sue composizioni.
Il vero dramma sono le cazzate che questo va in giro a dire... Il successo (esagerato) di Allevi è stato creato non tanto da tutti i suoi fan, ma dai veri musicisti che commentando con tanto calore le sue castronerie (e ne ha dette tante, eh) hanno mostrato a tutti (ma soprattutto a che di musica non se ne intende) che il grande mondo della musica si interessava a questo pianista uscito dal nulla e LORO gli hanno creato il nome.
Comunque non sembra ancora che la gente abbia capito questa strategia, se da una frase così palesemente ignorante è scoppiato tutto questo dibattito... Beethoven non ha ritmo? ma cosa vuol dire? tutta la musica ha un ritmo, dal canto Gregoriano a Jovanotti.... (tralasciamo il fatto che il Ludovico Van è stato uno dei compositori che impostava gli sviluppi delle sue sinfonie variando RITMICAMENTE le sue esposizioni....
Allevi è innocuo e se i tutti (musicisti e non) imparassero a ignorare ciò che esce dalla sua bocca, potrebbero ascoltare cosa esce dal suo pianoforte e in poco tempo si rivelerebbe come il pianista mediocre che è, e Beethoven, Mozart e co. smetterebbero di rivolltarsi nelle tombe.

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71
Rupa Lauste
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@Magonzo ha scritto:

resta il fatto che Baglioni si è letteralmente inventato come personalità, al pari di Battisti e Dalla;
mentre De André, che pure è insuperabile per molti aspetti, nasce già con una tradizione ed un modello di riferimento, e un gusto, una misura che mancavano ad altri, dovuti al fatto di essere borghese e colto.  

ma non so. probabilmente ho un approccio nei confronti della musica diciamo piú "sensibile" e meno "intelligibile". Ma a me De André pare innovativo. la ricerca e la sperimentazione di De André sono ai livelli di artisti come i PFM o i bancodelmutuosoccorso...
il fatto che De André appartenga a una certa tradizione musicale cantautorale, non lo rende meno innovativo di molti altri.

ma poi torniamo al punto di partenza
bisogna necessariamente inventarsi per rimanere nella storia?

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72
Magonzo
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@Rupa Lauste ha scritto:
@Magonzo ha scritto:

resta il fatto che Baglioni si è letteralmente inventato come personalità, al pari di Battisti e Dalla;
mentre De André, che pure è insuperabile per molti aspetti, nasce già con una tradizione ed un modello di riferimento, e un gusto, una misura che mancavano ad altri, dovuti al fatto di essere borghese e colto.  

ma non so. probabilmente ho un approccio nei confronti della musica diciamo piú "sensibile" e meno "intelligibile". Ma a me De André pare innovativo. la ricerca e la sperimentazione di De André sono ai livelli di artisti come i PFM o i bancodelmutuosoccorso...
il fatto che De André appartenga a una certa tradizione musicale cantautorale, non lo rende meno innovativo di molti altri.

ma poi torniamo al punto di partenza
bisogna necessariamente inventarsi per rimanere nella storia?
beh, di solito, sì, anche se poi col tempo il dato innovativo viene inglobato in un'identità più complessa come percepita ai posteri;
non è detto che - come avveniva nella tradizione colta - l'innovazione sia misurabile sul terreno del linguaggio formale e scritto, ma comprenda anche altre circostanze espressive;

il mio paragone tra De André e Baglioni era centrato esattamente su questo punto; cioè, il primo aveva solidi punti di riferimento e una figura, come quella di Brassens, che rappresentava già un modello, almeno per un coté importante; anche la PFM e il Banco trovavano diretti ispiratori formali nei primi King Crimson - la Premiata ne eseguiva cover dal vivo nel 70-71 - e nei primi Gentle Giant per il Banco;

mentre Baglioni, nel suo, ha compiuto un salto espressivo amplissimo, è quasi nato per partenogenesi, come Battisti o Dalla; nel senso che non avevano alcun cliché formale con cui misurarsi e si sono inventati;

non c'è contrasto tra "sensibile" e "intellegibile", dato che ciò che appare come intuitivo può essere compreso razionalmente, purché si osservi il processo creativo in modo attento;
ripeto: al contemporaneo l'innovazione e il valore di solito non sfuggono; mentre col passare del tempo è sempre più difficile valutare, e allora si fa strada il pre-giudizio critico, che spesso è il risultato di corrette valutazioni contemporanee, ma che non può sostituire nell'ascoltatore la capacità di distinguere il risultato formale dal processo creativo che ha originato quella forma.

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73
Rupa Lauste
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@Magonzo ha scritto:
beh, di solito, sì, anche se poi col tempo il dato innovativo viene inglobato in un'identità più complessa come percepita ai posteri;
non è detto che - come avveniva nella tradizione colta - l'innovazione sia misurabile sul terreno del linguaggio formale e scritto, ma comprenda anche altre circostanze espressive;
continuo a non capire. inoltre in questo modo il termine innovativo assume un significato ancora piú labile. mi sta anche bene proprio perché non bado molto all'innovazione. la domanda ovvia allora sarebbe qual é la soglia dell'innovazione? é una questione di scala? rimanendo in campo musicale ci sono migliaia di artisti che meritano un posto nella storia pur non essendo stati innovativi. A quel punto forse sarebbe meglio parlare di peculiaritá e non di innovazione. forma, tecnica...per me fanno tutti parte dell'espressione.

@Magonzo ha scritto:
il mio paragone tra De André e Baglioni era centrato esattamente su questo punto; cioè, il primo aveva solidi punti di riferimento e una figura, come quella di Brassens, che rappresentava già un modello, almeno per un coté importante; anche la PFM e il Banco trovavano diretti ispiratori formali nei primi King Crimson - la Premiata ne eseguiva cover dal vivo nel 70-71 - e nei primi Gentle Giant per il Banco;

mentre Baglioni, nel suo, ha compiuto un salto espressivo amplissimo, è quasi nato per partenogenesi, come Battisti o Dalla; nel senso che non avevano alcun cliché formale con cui misurarsi e si sono inventati;
premetto che conosco veramente poco baglioni. peró prendiamo De André e Battisti. Per quanto siano evidenti i punti di riferimento di De André, mi pare sia stato in grado di fare suo un genere. Non so se penso a brani come "l'ottico" ci vedo innovazione e creativitá. Battisti ha chiari riferimenti come i Beatles o addirittura gli Abba ma mettiamoci anche i Pink Floyd (sui PF poi aprirei una vasta parentesi proprio in merito all'innovazione). Il genio "secondo me" sta nell'aver portato un genere internazionale dandogli una buona farcitura di regionalismo ma resta comunque figlio del suo tempo. Forse Dalla é quasi un puro, anche se quel suo cantare parlato non é sua invenzione. Per quanto riguarda Baglioni, se non sbaglio aveva cominciato con le cover di Paul Anka. I riferimenti devono averli tutti. Gruppi come PFM e il Banco poi hanno dato vita a generi come il rock progressivo (tutto italiano) anche questa mi pare possa definirsi innovazione.


@Magonzo ha scritto:
non c'è contrasto tra "sensibile" e "intellegibile", dato che ciò che appare come intuitivo può essere compreso razionalmente, purché si osservi il processo creativo in modo attento;
sí ma chi non é in grado di osservare il processo creativo in modo analitico...lo potrá fare solo in modo sensibile.


@Magonzo ha scritto:
ripeto: al contemporaneo l'innovazione e il valore di solito non sfuggono; mentre col passare del tempo è sempre più difficile valutare, e allora si fa strada il pre-giudizio critico, che spesso è il risultato di corrette valutazioni contemporanee, ma che non può sostituire nell'ascoltatore la capacità di distinguere il risultato formale dal processo creativo che ha originato quella forma.
strano ma senza voler generalizzare...in molti casi penso esattamente il contrario.

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74
An Boum
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Vi adoro KleanaInfoiata 

Non sapevo dell'esistenza di Brassens, sono andata ad ascoltarlo e per qualche secondo mi era caduto un mito; De Andrè un pedissequamente copione! Poi ho ascoltato Un Ottico che non conoscevo...
Dopo il primo minuto "normale" poi è geniale, stupenda, strainnovativa (sempre che non abbia copiato da qualche sfigato sconosciuto suo contemporaneo morto nell'anonimato).

Battisti mi piace ma i riferimenti ai Beatles ed agli altri non li colgo, lo trovo abbastanza unico ed originale. E' possibile, però, che la mia sensibilità sia sconnessa dall'intellegibile, dal bagaglio della memoria, che mi manchino dei pezzi, proprio dei pezzi (sorriso  )dei musicisti citati che mi permettano di fare un collegamento.

Edit: però riascoltando Un ottico, le doppie voci mi ricordano Bowie di quel tempo e qualche suono dei Doors confused  c'è psichedelia, c'è praticamente di tutto mischiato in modo sublime e sapientissimo.

Riedit: però il merito della bellezza ed originalità del brano potrebbe essere di Nicola Piovani
http://it.wikipedia.org/wiki/Non_al_denaro,_non_all'amore_n%C3%A9_al_cielo

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75
Magonzo
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Viandante Storico
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@Rupa Lauste ha scritto:
@Magonzo ha scritto:
beh, di solito, sì, anche se poi col tempo il dato innovativo viene inglobato in un'identità più complessa come percepita ai posteri;
non è detto che - come avveniva nella tradizione colta - l'innovazione sia misurabile sul terreno del linguaggio formale e scritto, ma comprenda anche altre circostanze espressive;
continuo a non capire. inoltre in questo modo il termine innovativo assume un significato ancora piú labile. mi sta anche bene proprio perché non bado molto all'innovazione. la domanda ovvia allora sarebbe qual é la soglia dell'innovazione? é una questione di scala? rimanendo in campo musicale ci sono migliaia di artisti che meritano un posto nella storia pur non essendo stati innovativi. A quel punto forse sarebbe meglio parlare di peculiaritá e non di innovazione. forma, tecnica...per me fanno tutti parte dell'espressione.
ti rispondo a tranci, perché diventa complessa:
la musica, come tutte le arti, è un linguaggio;
l'innovazione consiste nell'espressione di una sensibilità in modo inedito, data l'interazione delle diverse componenti di un messaggio;

in questo senso dico che Baglioni si è creato come standard: il cantante dalla poetica gozzaniana degli amori adolescenti;
e nello stesso senso posso obbiettare sull'innovatività della PFM, che ho vissuto quasi da contemporaneo, e per questo ti preciso riguardo all'ultima frase:

a me la PFM è sempre piaciuta molto, ma, nonostante diversi elementi di valore e originalità, l'ispirazione a suonare in quel modo per noi contemporanei dei primi album era chiaramente partita dall'emulazione di forme "altre", e a noi piaceva esattamente perché ci portava quelle atmosfere create da poco da King Crimson e Genesis e altri, che avevano creato il prog;
tanto per fare solo un esempio, lo stile batteristico del primo Di Cioccio, col rullante che negli stacchi ricalcava le note della chitarra o delle tastiere, era chiaramente ispirato da quello inventato da Michael Giles, cioè era manierista, non originale;
culturalmente, era un formalismo che sostanziava il desiderio di noi italiani d suonare come quei riferimenti inglesi;
Battisti non replicava forme, almeno non principalmente, ma restituiva quella cultura del rock e R&Blues filtrata dalla sua sensibilità melodica con pochissima affettazione; per quello resta ancora fresco oggi, nonostante l'intervento pesante della produzione, con quei violini da festival di Sanremo...

quando ascolti i dischi che escono nel giro di pochi mesi, ti rendi perfettamente conto del divario di originalità e ispirazione, perché le cose "sono nell'aria", e si capisce bene chi ha inventato e chi è andato a rimorchio;
io poi, suonavo, e in sala prove è ancora più netta la sensazione di come l'influenza di quello che senti fare a gli altri gioca nel tuo modo di suonare e nell'ispirazione; vabbè, io ero solo un mediocre chitarrista SGHIGNAZZARE

col passare del tempo, il giudizio è ridondante e sedimentato, certi miti si consolidano, mentre si accavallano le "rivalutazioni" o le "scoperte", che spesso però sono giochi dei critici, mentre in alcuni casi si tratta di valutazioni serie;
molto spesso entrano in gioco pregiudizi e altri filtri che distorcono la valutazione, ed in effetti in questo senso hai ragione a dire che il tempo fa giustizia di queste distorsioni;

però, spesso appiattisce la percezione del divario artistico in una percezione incentrata sulla compiutezza formale, per cui hai il genio tecnicamente scarso ma ispirato che viene trascurato a favore degli imitatori formalmente più precisini e calligrafici, che magari hanno codificato in modo più digeribile quell'idea creativa.

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