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lisandro
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Viandante Storico
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La prima cosa che mi colpisce è che tutto dipende da come si comincia: con una risata o con un pianto?
So a cosa rispondere, ma non come.
Allora improvviso: con una risata - rispondo - e comincio col titolo "Un Giapponese ad Acerra".
Cosa sia un Giapponese e cosa sia Acerra è lo scopo di questo scritto dovuto, come se...
Il 'come se' occorre per deputare che il tempo non avrebbe modo di scorrere ulteriormente se non venisse sacrificato almeno in parte - credo si stia accennando al significato e significante.
Comunque a ognuno spetta il proprio pezzettino di tempo, da masticarsi feracemente.
In realtà a quella prima domanda avrei saputo dire una risposta più corretta; che fa più male - allora la reputo ingiusta. E me la mordo fra le labbra.
Quindi dimentichiamo e proseguiamo a rivelare sui percome di questa giornata; a giustapporre le parole, l'una su l'altra, ognuna che giustifichi quella precedente, seppure non si sappia come possa quella successiva essere attendibile.
Conta la mia testimonianza, poiché io così l'ho veduta: un faccenda tutta inventata che in realtà ne nasconderebbe un'altra. Però i verbi rivelare e dimostrare, che in questi casi si è soliti utilizzare, credo non aiutino a capire il tutto. Ma è importante perlomeno il credere - aggrappiamoci a questo - così qualcosa da dirsi lo si trova ugualmente: ecco come prende corpo "Un Giapponese ad Acerra".
E quando saranno stati impiegati 1 minuto e qualche secondo per leggere queste poche righe, si sappia che sono occorsi 37 anni e qualche giorno per confezionarle in bella copia.

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2
lisandro
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Viandante Storico
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Dicevo di "Un Giapponese ad Acerra" che è colui costretto in un labirinto.
Perché Giapponese e perché ad Acerra?
Bisogna trovare le soluzioni in ogni momento. Ognuna veritiera, ognuna bella.
L'ho trovata non appena sono giunto ad Acerra, ch'era la stessa trovata nelle scritte sui muri delle stazioni che ho superato. La stessa che avrei scovato anche se mi fosse stato impedito stamane di partire. E forse identica alla soluzione stessa di non partire, che avevo ormai deciso stanotte, prima d'iniziare a prepararmi.
Un "Giapponese ad Acerra" è lo stesso che ho lasciato a casa, che già sapeva cosa fosse colui che ritroverò quando stasera sarò di ritorno.
Qualcosa di veritiero, qualcosa di bello, ora più che mai.

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3
lisandro
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Viandante Storico
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Se l'avessi intitolato "un uomo onesto, un uomo probo", avrei plagiato l'intenzione stessa in un problema mal posto. Mentre qualcosa, per rinnovarsi, si pone in modo problematicamente interessante da esaudire.
Qualcosa che qualcuno ha posto come problema al mondo, senza considerare che la soluzione era forse appartenente ad un altro mondo lontano?
Che forse era troppo lontano, da non essere neanche avvertito?
O semplicemente problema e soluzione sono scaturiti in tempi diversi, tanto da apparire asincroni?
O meglio ancora, il problema è sorto al mondo senza che alcuno potesse dargli risoluzione?
O se qualcuno avrebbe potuto in questo, ha preferito che si deturpasse, poiché già troppo grossolano di suo?
In ogni caso il male fortuitamente non è mai gratuito. Serve per aumentarne la tolleranza (a guarire altrove).

Come due muli dalla stessa mangiatoia:
chi esala tossine per spurgarsi
e chi se ne asperge.

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4
Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
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"un uomo onesto, un uomo probo" trallalallalalla trallallalero

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5
lisandro
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Viandante Storico
Viandante Storico
Se il titolo avesse riportato il mio nome, o se fosse inteso per descriverne i desideri, o se illustrasse i toni gioviali che quei desideri l'hanno congeniato, non avrei saputo racchiuderne il senso.
Mentre "Un Giapponese ad Acerra" - smarritosi per avvenuta incongruenza dell'idealità con la realtà - gode di una semplice verità: può lui racchiudersi entro un quadro e fare da monito verso quanti tenteranno per la sua stessa strada. Ammesso che monito faccia il paio con anelito.

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6
Miss.Stanislavskij
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anelito d'immenso

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7
lisandro
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Viandante Storico
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@Miss.Stanislavskij ha scritto:"un uomo onesto, un uomo probo" trallalallalalla trallallalero

non chiedermi come, ma credo d'averti risposto.

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8
Candido
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Acerra mi ricorda qualcosa... sorriso

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9
Pazza_di_Acerra
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@Candido ha scritto:Acerra mi ricorda qualcosa... sorriso

Non iniziamo coi pettegolezzi di bassa lega. E neppure di alta! fischio 

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10
lisandro
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Viandante Storico
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Vedo che c'è già una piccola frotta di turisti dall'altro capo del mondo - un po' spaesati, per la verità - ma non vi preoccupate.
Se non seguite il labiale, ma piuttosto le intenzioni, riusciremo a superare ogni barriera culturale.


Dopo il caffè con la sfogliatella e aver colto l'antefatto, vogliate condurvi nelle sale del museo e apprendere come sia potuta, una maschera, divenire universale.

http://www.incampania.com/beniculturali.cfm?s=5&Menu_ID=211&Sub_ID=215&Info_ID=4234

Capitateci in qualsiasi giorno, ché tanto Acerra non ha tutta 'sta vocazione al turismo. Ben meglio! Io ero l'unico visitatore e le sale l'hanno tenute accese solo per me. L'entrata è gratuita e inevitabilmente entrerete anche in confidenza col custode. Che prima che lasciate il museo ci terrà a esporvi la propria versione delle cose. Con me ha iniziato con le sue testimonianze dirette, per poi passare agli aspetti salienti dell'economia locale, sino ad arrivare alle prospettive per il futuro. Ci siamo salutati fraternamente.

Ma prego, vogliate entrare nella prima stanza:

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11
lisandro
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Viandante Storico
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Prima Stanza


"La caratteristica tipologica di Pulcinella non sta nella sua identità, ma nella sua orrenda e sacrale, misterica e fascinosa mancanza d'identità.
Contenitore amorfo, ha segnalato in un controllo di varianti esteriori (maschera, abito, cappello, bastone, voce-pivetta), la funzione unitaria del tipo e, nella molteplicità delle variazioni interiori, la mancanza di una identità, quindi la negazione stessa di unità.

F.C.Greco, Quante storie per Pulcinella, 1988

-Pullicinella deriva dal latino Pulliceno=Pullo Gallinaceo

così Pulcinella imita col naso prominente e adunco il rostro dei polli.





-Sembra che alcuni ruoli li si impersonifichi accettandone le consegne che alcune tipologie umane lasciano in eredità.
Così accade che nel teatro si esasperi con le maschere certi caratteri, tramandandoli attraverso le culture.
Come per esempio lo "Zanni", ch'é il ruolo dello zotico.
Nell'antica lingua Osca, nella città di Atella, era detto "Maccus" il contadino rozzo della vicina e antagonista Acerra.
Evidentemente rielaborato attraverso i secoli, è stato una figura superstite sia all'epoca classica, che al medioevo, tanto da giungere alla seconda metà del '500 col documento più antico che testimonia la presenza di un 'personaggio' ancora vivo nella stessa Acerra.
Personaggio che prende corpo nel '600 con la descrizione che ne fa F.Galliani (1789): la maschera di Pulcinella nasce dopo una disputa tra un contadino di Acerra, tal Puccio d'Aniello, e una compagnia di commedianti che era lì di passaggio.
"Se ne dissero dall'una e dall'altra parte, e faceano a gara a chi sapea meglio deridere e beffare il contrario."
"Fu una vera battaglia, finché riuscì il contadino a soprastarli."
"Gli fu proposto, per il suo spirito assai faceto e arguto, di girare in compagnia, per teatri e piazze come nuovo buffo, il quale riuscì a meraviglia e divenne celebre."

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proseguiamo nella Seconda stanza:



Ultima modifica di lisandro il Mer 24 Lug 2013 - 7:41, modificato 1 volta

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lisandro
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Seconda stanza





"Sgarbato di persona, con naso adunco e lungo, sordido melenso sciocco in tutti i gesti, con un sacco a guisa dei villani."

A.Perrucci, 1699.





"Un uomo goffo buffonescamente, portato per la ghiottoneria e per le donne, quando parla dice sempre spropositi, ma in una maniera lepida e curiosa."

F.Galliani, 1789.




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per poi passare nella terza stanza:

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Dudù
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@Candido ha scritto:Acerra mi ricorda qualcosa... sorriso
Pulcinella

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Candido
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@Dudù ha scritto:
@Candido ha scritto:Acerra mi ricorda qualcosa... sorriso
Pulcinella
E Pazzerella sorriso 

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PaperMoon
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Carnevale Notturno
Chagall

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lisandro
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Terza stanza


Pulcinella e la luna.




Nel suo rapporto con la luna, che rappresenta la vanità nel credere, con la vacuità insita in questo suo credere, è ciò che poi viene definito come il segreto di Pulcinella.
Credulone sino all'inverosimile e scettico verso le cose evidenti, lo rende capace d'imprese paradossali come quella di recarsi con una nave a ruote sulla luna, per scoprirla. Dimostrando una cosa che tutti già sanno, riesce a vanificarla.

Nel tempo questo rapporto è stato sempre costante:

quando lesse nel Libro Settimo delle Leggi di Platone questa affermazione "non sarà chiamato divino chi ignora la luna." ebbe subito a ridire "ma chi si crede, il caro Platone? In India mi chiamavano dio e lo stesso morivo di fame."

anche quando le teorie copernicane si diffusero per sostituire il sistema tolemaico, di nuovo prese a discutere sulla luna, sostenendo la sua di teoria: "Copernico avrà pure rinnovato l'astronomia, ma di certo non l'ha rivoluzionata".

sino a Galileo in poi, con i nuovi telescopi, decidendosi di partire per cercarla.

e a chi lo onorava per questi suoi prodigi, egli raggelò gli encomiasti con il noto suo motto:

"Ccà io e te simmo 'e meglio,
e nun simmo na gra cosa"

rivelando proprietà di Trimegisto, tre volte saggio*.


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Quarta stanza


Pulcinella e la fame




"I macchroni sono l'antidoto contro la fame: la fame di Pulcinella, che come tutti i Commedianti dell'Arte, è vera fame.
E' fame viscerale, che mormora e morde."


la fame e l'invaghimento verso la luna, vanno inevitabilmente a braccetto.

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* Pulcinella Trimegisto
sapere di non sapere
a) Ccà io e te simmo 'e meglio → sapere

b) e nun simmo na gran cosa → non sapere

vs verso

a) Ccà io e te simmo 'e meglio → percezione soggettiva → non sapere

b) e nun simmo na gran cosa → oggettivazione conseguenziale → sapere

vs verso

a) il passato vs verso il futuro

b) determinismo vs verso indeterminismo

opistea

a) PASSATO reinterpretabile (soggetto a continua indagine) indeterminismo

vs verso

b) FUTURO imperscrutabile (effetto soggetto a causa) determinismo


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la filosofia è quella cosa, che con la quale e senza la quale...

io tengo sempre fame.

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lisandro
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Viandante Storico
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Quinta stanza


Pulcinella e i padroni

-Nelle gerarchie Pulcinella si colloca al gradino più basso, per estrazione e fattezze fisionomiche. Ma in uno strato così basso che per acume, affinato dalle umiliazioni, e furbizia, per competere contro la fame, si colloca e sovrappone al sovrano stesso, che spesso lo eleva di fianco al proprio soglio come monito contro le umane sventure (e per giustificare le proprie, di bassezze).





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Sesta stanza


Pulcinella, la piazza e il teatro





"Ai tempi nostri il numero et la specie di costoro son cresciute a guisa della mal erba, in modo che per ogni città, per ogni terra, per ogni piazza non si vede altro che ceretani o cantimbanchi, che più presto magnaguadagni puon dimandarsi che altramente"

Discours de l'origine et moeurs, fraudes et impostures des ciarlatanes, 1622.


"Il male si è che oggi uno si stima abile per ingolfarsi nella Comica improvvisa, e la più vile feccia della plebe vi si impiega stimandola cosa facile, ma il non conoscer il pericolo nasce dall'ignoranza e dall'ambizione.
Ond'è che i vilissimi Ciurmatori e il Saltimbanco, che s'hanno posto in testa d'allettare le genti e trattenerli con parole a guisa di tanti Ercoli Gallici con auree catene, vogliono rappresentare nelle pubbliche piazze commedie all'improvviso storpiando i soggetti parlando a sproposito, gestendo da matti e quel ch'è peggio, facendo mille oscenità, e sporchezze, per poi cavare dalle borse quel sordido guadagno con venderli le loro imposture d'ogli cotti, controvalenti da avvelenare e rimedi da far venire quei mali che non vi sono."

A.Perrucci, Dell'Arte Rappresentativa, 1699.

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lisandro
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Settima (ultima) stanza


Pulcinella e le guarattelle





La Guarattella è il piccolo teatrino dove viene allestito lo spettacolo con i burattini. E' detto anche 'baracca' o 'castelletto'.
Gli spettacoli di guarettelle sono montati su canovacci tradizionali che lasciano molto spazio all'improvvisazione.
Oltre alle compagnie girovaghe, è stato anche grazie alla diffusione delle guarettelle che è stato possibile esportare le maschere della Commedia dell'Arte in tutta Europa.


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Pulcinella e la pivetta






"La Pivetta o 'Franceschina' è un istromento composto da due pezzolini di latta fra i quali passa un cordone. Il burattinaio gittandosela in gola fa passarvi la parola, che acquista un suono gracidato e ridicolo, e con egual facilità, tornandola in bocca, e allogandola lateralmente lascia alla parola il suono naturale. Con quel suono bizzarro si fa parlare il Pulcinella".


G.Ferretti, Bagattelle eroicomiche in versi, 1831.



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"La verità nuda è presa dai fatti, perché le cose non vanno altrimenti nella strada che nel teatro. L'arte in questo modo, non fa che copiare la natura".


Mercery F., Le Theatre en Italie Les Theatres napolitains, 1840.

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lisandro
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Viandante Storico
Viandante Storico
Così volevo porre una riflessione a tutti noi Giapponesi con la soluzione in tasca, che ci accaparriamo delle definizioni sintatticamente idonee in un frangente, corrispondente al momento medesimo in cui ci mostriamo. Dandoci l'opportunità così, di alternarci nei ruoli di burattini e burattinai, in quella che accettiamo come commedia, per non doverla poi considerare un dramma.

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