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1
lisandro
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"Il vero saggio è colui che sa di non sapere" *.

Anche questa frase può divenire un espediente retorico, per suffragare una costruzione formale che sappia erigere quel sontuoso panegirico "del sé - nel mutamento - verso la conoscenza".

E' una sorta di passepartout: dimostro che so apparire cordiale affinché mi si dia lo spazio per potermi affermare.
Perché ciò che preme è l'attestazione di sé e creare una scia di compensazione, ovvero ridurre le correlazioni al fine di controllarne meglio l'impatto.
Vale a dire che l'individuo che avrà affinato una tecnica di comunicazione atta a suscitare solo approvazione è da intendersi "malsano", quanto colui che di contro saprà attirarsi solo disapprovazione.
In altre parole, quando ci si espone è per oltrepassare un valico con consensi e dissensi come sprone. E la speranza è di uscirne comunque rinnovato, solitamente in senso contrario a ciò che si era prefisso.

In questo discorso rientra la riflessione verso quelle figure carismatiche che detengono una certa quota di potere, che riconfigura il sistema nel quale questo potere è esercitato.
Il livello di criticità nel contesto è da intendersi costante se lo sviluppo di un concetto si mantiene ad un grado di attenzione "alto", e in questo senso si può parlare di progressione di conoscenza.

Quando parliamo di cambiamento, poiché la conoscenza a questo porta, inevitabilmente i simboli particolari che adotteremo per commutarlo in qualcosa che sia fruibile genericamente, saranno ripresi dal contesto stesso, che diventano quindi sia strumento che finalità. (vi risparmio il rimando a immanenza/trascendenza Sorriso Scemo )

*Nella dialettica, la retorica rientra come esercizio per vertere nel discorso volgendo delle impressioni a proprio favore, screditando non l'oggettività di quelle impressioni, ma l'interpretazione altrui.  
Già il pronunciarsi contrario alla retorica, è un intento retorico per fare della retorica.


-----------------------------------------------

Detto questo, la domanda che vi pongo è cosa impone che si dia preminenza ad un aspetto, sapendo che a parità con altri aspetti, esso può sortire un tipo d'impatto piuttosto che un altro?
Ma soprattutto, perché esprimere delle ovvietà, che persino i pesci si rifiuterebbero di pronunciare?

La domanda di riserva (putacaso non sapeste di sapere quelle altre due): in quanti luoghi siete presenti contemporaneamente?

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2
lisandro
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approfondimenti:


lisandro ha scritto:
In altre parole, quando ci si espone è per oltrepassare un valico con consensi e dissensi come sprone. E la speranza è di uscirne comunque rinnovato, solitamente in senso contrario a ciò che si era prefisso.


da wiki: "La sezione aurea o rapporto aureo o numero aureo o costante di Fidia o proporzione divina, nell'ambito delle arti figurative e della matematica, indica il rapporto fra due lunghezze disuguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. In formule, se a è la lunghezza maggiore e b quella minore,

b:a=a:(a+b)

Lo stesso rapporto esiste anche tra la lunghezza minore e la loro differenza.

In formule, indicando con a la lunghezza maggiore e con b la lunghezza minore, vale la relazione:

   

Tale rapporto vale approssimativamente 1,6180 ed è esprimibile per mezzo della formula:



Un altro modo per calcolare il valore del numero aureo può essere ricavato dalla costruzione del rettangolo aureo; si può dedurre che equivale a:

Il valore così definito, che esprime la sezione aurea, è un numero irrazionale (cioè non rappresentabile come frazione di numeri interi) e algebrico (ovvero soluzione di un'equazione polinomiale a coefficienti interi). Esso può essere approssimato, con crescente precisione, dai rapporti fra due termini successivi della successione di Fibonacci, a cui è strettamente collegato."



---------------------------

se nella formula , dove "a fratto b" esprime l'oggettualità del soggetto che si frappone fra 'consensi e dissensi',

come si arriva alla formula successiva?
o meglio, come si può controllare questo rapporto?

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3
lisandro
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Viandante Storico
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Dare i numeri è sexi
di Laura Piccinini

L'articolo, di cui volevo riportare alcuni brani, è incentrato sulla figura di Nate Silver, esperto di statistiche.

"Silver solidarizza con la generazione inondata dai numeri (secondo l'IBM il 90% dei dati in circolazione si è generato negli ultimi due anni), ma che ha le maggiori incertezze sul proprio futuro."
"Ricorda il pessimo lavoro che ha fatto lagenerazione precedente nell'interpretazione dei dati: non che si potesse prevenire tutto"
"Se volete muovervi agilmente nelle nuove foreste di dati, be foxy, siate volpi... e non porcospini, che lo psicologo P.E.Tetlock ha preso a prestito per definire la tipologia di politici e pensatori che hanno fatto i più grandi errori di valutazione della storia perché troppo fissi su un'idea per prevedere tutti i cambiamenti possibili. Le volpi sanno tante piccole cose, sono multidisciplinari, fanno domande diverse: non sono  personalità alfa e insofferenti ai cambiamenti di programma. Siate scettici, raccomanda, perché non c'è mai stato tanto bisogno di menti che aiutino a distinguere tra il segnale e il rumore. Il "rumore" è la massa di dati inutili. Non basta mettere i dati dentro a una macchina per ottenere soluzioni miracolose, ci sarà sempre bisogno del senso del limite e della creatività della mente umana."



Continua l'articolo con una breve illustrazione di come, fare lo statistico, diverrà la professione del futuro.
E poi prosegue nel rilevare quanta influenza abbia la statistica sulle scelte intraprese quotidianamente. Riporto solo una curiosità:

"Risorse Web: sul tema delle statistiche è tutto un pullulare di app.
- World figures, i numeri del mondo forniti dall'Economist.
- Travel Guru Statistics, per i viaggi.
- Music Stats, da un senso numerico alla propria playlist.
- Vital Statistics, dedicata agli ipocondriaci.
- Sono l'unico?, per narcisisti, attraverso domande e calcolatori potremo calcolare quante persone al mondo condividano le tue caratteristiche.


-----------------------------------------------

Magonzo ha scritto:io credo che il punto di partenza sia nell'ottimismo dell'uomo ritenuto buono per natura ma corrotto dalla società (sinistra),  vs il pessimismo dell'"homo omini lupus" (destra).

prendo a prestito questa bella espressione, perché quando la lessi, la mia prima intenzione fu di confutarla e difatti la si potrebbe smontare e rimontare a piacimento:

la libertà è un principio ottimista
l'uomo è buono di partenza ma è corrotto dal resto degli uomini
il resto degli uomini sono lupi in quanto limitano la mia libertà
la libertà m'induce ad essere pessimista
l'uomo diventa cattivo perché si fa corromopere dal resto degli uomini
quindi la libertà non è un principio ottimista
etc
etc
etc

lisandro ha scritto:l'uomo è come un fiore/l'uomo è lupo - il quesito è: quando essere l'uno o l'altro e non chi escluda quale.
capisci la differenza tra la mia sinistra e la tua?

io risposi con questa frescaccia, dove la parte evidenziata rileva il nonsense della questione: essere l'uno esclude essere l'altro.
però nel momento di pubblicarla, ha assunto una sua funzione "emotiva", e la percezione (cieca) delle cose, sembra sia stata allora chiara.

come è chiaro ora che si tratterebbe di un escamotage se parafrasassi*:  

l'ottimismo dell'uomo lupo vs il pessimismo dell'uomo buono
(che significa? l'uomo sano contro l'uomo malato, l'uomo carismatico contro il depresso per antonomasia?)

il giusto mezzo!
direbbe qualcuno...

be foxy , oppure stay foolish

e neanche questa è una condizione permanente.

Allora la comunicazione, l'immagazinamento di dati, la statistica, la tecnologia
hanno un senso in relazione ai numeri
e la malattia
è in relazione alla trasmissione di questi numeri
la conduttività vs corrente alternata

che domanda porsi, ora?




*parafrasassi. ma che diamine di parola è?
(altro che Sisifo!!!)  

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4
Magonzo
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lisandro ha scritto:
Magonzo ha scritto:io credo che il punto di partenza sia nell'ottimismo dell'uomo ritenuto buono per natura ma corrotto dalla società (sinistra),  vs il pessimismo dell'"homo omini lupus" (destra).

prendo a prestito questa bella espressione, perché quando la lessi, la mia prima intenzione fu di confutarla e difatti la si potrebbe smontare e rimontare a piacimento:

la libertà è un principio ottimista
l'uomo è buono di partenza ma è corrotto dal resto degli uomini
il resto degli uomini sono lupi in quanto limitano la mia libertà
la libertà m'induce ad essere pessimista
l'uomo diventa cattivo perché si fa corromopere dal resto degli uomini
quindi la libertà non è un principio ottimista
etc
etc
etc
l'accezione in cui ho riportato quella nozione non è astratta, ma storicizzata, riferita a come intesa nel contesto di quel dibattito;
volendo consultarla, ci sarebbe un'imponente letteratura filosofica, politica, politologica, sociologica in cui si è sezionata la nozione di Libertà in rapporto all'ipotizzata natura umana, all'eventualità di distinguere uno "stato di natura", ecc...

sarebbero cose che in una certa misura si studiano anche alle scuole superiori, anche se è comprensibile che, passata l'interrogazione, la maggior parte delle persone le dimentichi e torni ad esprimersi su quei temi in modo "spontaneista" e semplificato in base ai propri pregiudizi.

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5
lisandro
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Viandante Storico
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il fatto che tu abbia riportato quella nozione con la tua precisa intenzionalità

e la mia volontà di ridurre ai minimi termini l'imponenza della cultura (e memoria) per suffragare una mia ipotesi

nessuno lo nega

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6
lisandro
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Viandante Storico
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Ah, che meraviglia!

Il futuro che è già passato.

Non trovi?

Una scrollata e tutto passa.

Bramavi tua madre, scimmiottando tuo padre.

E per ogni scrollata ne cercheresti una nuova di madre, cosicché dopo aver ripassato una miriade di madri, ti parrà che forse sia sempre la stessa.

Ecco perché si è soliti dire che di mamma ce n'è una sola.

Augurandosi c'abbia come minimo, una miriade di sfaccettature! Che spetterebbe a te d'individuarle, sia chiaro... ammesso che il vecchio saggio le abbia infuse in te.

E tu che ti credevi per sempre reciso dalla tua prima madre, scopri ch'è il tuo membro ad essere il vero cordone.

Per mantenerti saldo e ancorato.

Quindi, non più il tuo membro solo un appendice, ma tutto te stesso un prolungamento di esso.

Tutto un mondo una sua proiezione.




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Sorriso Scemo   (poi ognuno di questo strumento ne fa l'uso che può)

domanda: alcune individualità che prorompono, appartengono alla spontaneità o alla forzatura delle cose?

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lisandro
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Viandante Storico
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- In questo processo di punizione e incentivazione, per il graduale apprendimento (come il paradosso di Achille e la tartaruga) le conoscenze che si acquisiscono dall'esperienza dovrebbero essere impresse nella memoria dell'intestino, oltre che del cervello, tramite mortificazione del corpo che l'intelletto s'ingegna di volta in volta a gratificare.
E' come se il cervello non potesse spiccare il volo per colpa di questo suo compagno muto e cieco, ma solo grazie proprio a questo suo fratello sventurato, quando capace agli estremi d'inauditi colpi di reni.
Ma se la realtà è modulare e noi stessi siamo la campionatura delle ramificazioni frazionarie, cosa impedisce di ottenere quell'ideale proporzione matematica che a suddetta causa, si determi il supposto effetto?
La chiave starebbe nei termini "segreto", "mistero", "desiderio", che s'identificano nel concetto più generale di ignoto e il suo derivato: l'ignoranza.
Ma anche in "compassione", che si traduce in: percezione di dolore cosmico, come afferma Tesla; un dolore totale e ineluttabile (quindi anche dolore verso l'inconoscibile).
Se il mondo è la nostra pancia e noi individui, un singolo cerebro (egoico) che desidera perpetuarsi e librarsi in essa, dovremmo noi ridurci terra e fango per così specularmente introiettare quella sottilissima tecnica che il mondo escogita ogni giorno da tempo immemore prima di noi.
Credo s'intenda questo quando Steiner riferisce di quella "veggenza interiore permeata di logica istintiva" per il superamento delle acquisizioni in seno alle "scienze naturali e il misticismo nella loro essenza".
Ma tutta questa chiarezza di procedimenti, al contempo ottundono il suo verificarsi, come il teorema di Heisemberg impone. E per la regola della falsificabilità, noi sempre siamo preposti ai ribaltamenti epistemologici dei concetti,  affinché si ottenga il risultato inaspettato, che quasi sempre è il conio di un termine nuovo, come ennesima declinazione del vecchio principio, che noi sovente interpretiamo come "amore": questo essere in sé e per sé che ci fa arrabbiare sino a quando non riusciamo a immedesimarlo.

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