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Il Teatro dell' Assurdo di Samuel Beckett

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Faust
Faust
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Non importa in che lingua lo si pronunci. Tutti aspettano Godot.
Sapendo perfettamente che Godot non arriverà mai. Godot non lo conosce neanche il suo autore,
Samuel Beckett, che lo rivelò in una bellissima intervista: “Se lo sapessi, l’avrei detto nel dramma”.
I personaggi di Beckett non per questo rifiutano di vivere, ma lo fanno senza sapere il perché.
L’ unica forma di difesa è per essi la parola, nella quale si identificano in una dimensione assurda
e per questo a mio avviso ostinatamente reale. il termine assurdo denota quindi
certamente una dissoluzione delle strutture narrative del teatro classico,
ma sopratutto uno stato d'essere che è un dire di sì alla vita nel suo non senso.
In Aspettando Godot si assiste ad una conversazione
densa di significati le cui interpretazioni possibili sono infinite, a partire dall’identità di Godot.

Voi? Cosa ne pensate ?
Condividete il mio amore per questo teatro?
Qual'è il suo pregio per voi?
... e sopratutto chi cacchio è Godot? Sorriso Scemo

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2
Gèca
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Viandante Storico
Viandante Storico
Se l'ultima domanda è una domanda seria, io rispondo.
Sennò non se ne fa niente.

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3
Faust
Faust
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@Gèca ha scritto:Se l'ultima domanda è una domanda seria, io rispondo.
Sennò non se ne fa niente.

è seria quanto il caso Godot

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4
Gèca
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Viandante Storico
Viandante Storico
Per me Godot non è un "chi", ma un "cosa".

Di solito si tende a credere che Godot sia Dio, il Fato, la morte ...
Per me è una tragicommedia che ha al centro della narrazione la condizione dell'uomo: l'attesa.
Infatti i due personaggi, Vladimir ed Estragon, riassumono perfettamente due tipi d'uomo diversi tra loro ma complementari e, soprattutto, uniti dalla medesima situazione, un'attesa che non si conclude con un arrivo.
Ma resta sempre tale.

E quest'attesa è la summa di tutte le attese possibili:
come dire che dalla condizione umana non è possibile uscire,
poiché la vita è attesa.

Quanto alla scelta del nome "Godot", Beckett non si pronunciò mai per darne una spiegazione. Da quanto ricordo la fece risalire al termine francese "godillots", che vuol dire stivali.

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5
Arzach
Arzach
Viandante Residente
Viandante Residente
mah. volendo essere funamboli si può camminare sul filo dell'assurdo di tre opere diverse ma che hanno, appunto, un legame comune.
aspettando Godot
Fando e Lis di Fernando Arrabal
il deserto dei tartari (che non è opera teatrale ma vabbè....)
tutti e tre sono dominati dall'angoscia dell'attesa e della ricerca.
qualcosa, qualcuno: una persona, un'occasione, un luogo, che dovrebbe cambiare la vita, darle un senso ma che non si troverà mai.
Al di la dei fatti reali, le tre opere rappresentano uno stato d'animo, un modo di essere.
Mi piace il teatro dell'assurdo e il teatro surrealista proprio perchè mette in scena il sogno, l'incubo, i pensieri più profondi.

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6
otttoz
otttoz
Viandante Residente
Viandante Residente
ma l'attesa di Godot è analoga a quella nel deserto dei Tartari di Buzzati?

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Arzach
Arzach
Viandante Residente
Viandante Residente
@otttoz ha scritto:ma l'attesa di Godot è analoga a quella nel deserto dei Tartari di Buzzati?
no

semmai, quella di aspettando Godot, è più simile a quella di Fando e Lis.
forzavo un po'.
unio tre cose che mi piacciono con il filo dell'angoscia per l'attesa.
che comunque c'è in tutte e tre le opere, e non credo sia contestabile.
poi, co
me disse Ghezzi in un fuorisincro, un'opera non è solo quello che vuole dire l'autore ma quello che ci si vede, più o meno oggettivamente.

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