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Rabbia-Rancore-Ira

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1
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
n termini psicologici si tratta di sentimenti differenti.


Rabbia
é un stato lieve e transitorio che si sviluppa a livello istintuale
senza un significativo intervento di elaborazioni razionali di secondo
grado. é esplosiva e rapida. La rabbia ha l’obiettivo di proteggere il
proprio valore, le necessità e le convinzioni, riconoscendo
contemporaneamente la dignità degli altri.
a rabbia ha la funzione positiva di sostenere con fermezza ciò in cui
si crede; di esprimere un’autentica preoccupazione per le scelte
altrui, ritenute sbagliate; consente di stabilire i confini personali,
“piantando paletti” invalicabili; esprime l’esigenza di essere
rispettato. Si reagisce con rabbia per attenersi alle proprie
convinzioni, reagendo al tentativo di altri di manipolarci; ci si
arrabbia per evidenziare in modo netto le proprie esigenze personali;
per avvalorare il nostro punto di vista e invitare gli altri a
considerarlo; per ripristinare le priorità delle nostre scelte rispetto
alle sfide di ogni giorno.
Se riusciamo a collegarla a motivazioni costruttive, la rabbia smette
di essere un’emozione che intrappola, per diventare un impulso ad
assumere un approccio propositivo nella risoluzione dei conflitti. La
“rabbia assertiva” è funzionale alla protezione del valore personale,
delle proprie esigenze e convinzioni, nel rispetto del riconoscimento
della dignità dell’altro.

Rancore
Chi non riesce ad esprimere apertamente la sua rabbia quando si sente
offeso, ma allo stesso tempo non riesce neanche a dimenticare, a
perdonare, è colui/colei che prova il doloroso sentimento del rancore,
molto comune fra le persone 'timide'.
Portare rancore ad una persona significa infatti avere nei suoi
riguardi una forma di ostilità, impegnativa, forte, esclusiva.
Certamente questo sentimento non nasce dal nulla: l'ostilità provata si
verifica in presenza di un tradimento affettivo, quando ci si aspettava
dall'altro un comportamento diverso, capace di tenere conto dei propri
bisogni fondamentali, dei propri desideri, delle proprie aspettative.
Si tratta di un sentimento amaro, ossessivo, che spinge alla vendetta,
anche se difficilmente si traduce in esplicita aggressione. Chi prova
rancore si sente una vittima, è portato a lamentarsi, soprattutto con
sé stesso, a tornare di frequente alla situazione che ha aperto la
ferita, che in questo modo non riesce certamente a rimarginarsi.
Provare rancore porta a legarsi indissolubilmente al proprio
'carnefice': il sentimento del rancore non permette di dimenticare chi
ci ha offeso, né l'offesa subita.



Ira
se la rabbia non assume forme costruttive e diventa oggetto di
elucubrazioni interiori essa si sedimenta nel soggetto come rancore,
per cristallizzarsi poi nell'ira propriamente detta. L'ira è il
risultato dell'elaborazione razionale, conscia e inconscia della
rabbia, e come tale è relativamente stabile e immodificabile. Ciò
accade perchè essa ha assunto per la sopravvivenza dell'io un ruolo
fondamentale.




Questo processo però non si verifica in modo necessario.
Perchè per qualcuno la rabbia diventa costruttiva e può essere sfogata e per altri no?
Perchè per alcuni la rabbia si trasforma in rancore?
Perchè infine per altri si trasforma in ira?

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2
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Non so rispondere alle tue domande.
Posso dire che di queste emozioni se ne farebbe volentieri a meno, ma a volte non è proprio possibile.
Probabilmente il rancore si sviluppa quando si calpesta con cinismo e con sarcarsmo. Quando si calpesta qualcuno con gusto. Ostentando la propria - presunta - superiorità e sicurezza.
Oddio....non c'è limite alle nevrosi.

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3
IlDucaBianco
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Viandante Residente
Viandante Residente
NinfaEco ha scritto:

Questo processo però non si verifica in modo necessario.
Perchè per qualcuno la rabbia diventa costruttiva e può essere sfogata e per altri no?
Perchè per alcuni la rabbia si trasforma in rancore?
Perchè infine per altri si trasforma in ira?

Credo che orienti il processo la capacità, o la mancata capacità di integrare in se i sentimenti negativi.

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4
Leda

Viandante Storico
Viandante Storico
xmanx ha scritto:Non so rispondere alle tue domande.
Ecco, bravo. Allora taci e non rispondere.

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5
Blasel
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Banned
Banned
O.T. mi e' semblato di sentile un gatto..., dice il 'povero' canarino (e qua sbagliate profondamente, perche' il canarino non e' affatto povero e poi vince sempre lui, quindi, povero, semmai, sara' il gatto)

Dunque, dicevo, c'e' qualcun.... che votta a' petrelle e annascunne a manella (lancia il sasso e nasconde la manina), aspettando la risposta alla sue 'provocazioni'...

Se quest... qualcun... (cui tengo moltissimo) non si esprime chiaramente nel dire che vuole la mia risposta ai temi che detta... me ne astengo... (prima di pensare qualcosa circa la mia genitrice, consideri che e' deceduta nel lontano 1977 e non puo' leggere gli eventuali apprezzamenti)

miro
tiri
sira
ciriamo
virate
sirano

e' sbagliatissimo, perche' e' cosi :

m'iro -
t'iri
s'ira
c'iriamo
vi irate
s'irano


che va bene

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6
herbaemme
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Viandante Residente
Viandante Residente
NinfaEco ha scritto:
Perchè per qualcuno la rabbia diventa costruttiva e può essere sfogata e per altri no?
Perchè per alcuni la rabbia si trasforma in rancore?
Perchè infine per altri si trasforma in ira?

La rabbia diventa costruttiva quando chi la prova riesce ad indirizzarla per il proprio bene con un atto cosciente. Implica la volontà di lavorare su sé stessi, partendo quindi dalla capacità - non molto comune - di accettarsi.

La rabbia si trasforma in rancore quando non riesce ad esprimersi né distruttivamente né costruttivamente.

Si trasforma in ira quando, essendosi espressa distruttivamente, non ha avuto soddisfazione: cioè, la frustrazione dello sforzo inefficace trasforma la rabbia distruttiva in ira.

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7
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
herbaemme ha scritto:

La rabbia diventa costruttiva quando chi la prova riesce ad indirizzarla per il proprio bene con un atto cosciente. Implica la volontà di lavorare su sé stessi, partendo quindi dalla capacità - non molto comune - di accettarsi.

La rabbia si trasforma in rancore quando non riesce ad esprimersi né distruttivamente né costruttivamente.

Si trasforma in ira quando, essendosi espressa distruttivamente, non ha avuto soddisfazione: cioè, la frustrazione dello sforzo inefficace trasforma la rabbia distruttiva in ira.


Fin da quando ti ho chiesto di scrivere qui, ho capito che tu potevi insegnarmi qualcosa e non manchi di darmene conferma.
Ecco tutte le mie domande minuto per minuto.
La rabbia è costruttiva se si traduce in un atto cosciente. Fin qui potremmo esserci, perchè la traduzione in atto implica uno sfogo verso l'esterno. Come però tale atto sia per il solo fatto di estrinsecarsi sintomo di autoaccettazione e lavoro su se stessi mi sfugge. La rabbia sistematicamente riversata sull'esterno può anche essere un modo di non guardarsi dentro affatto per me.
Come fa poi un sentimento a non essere ne distruttivo ne costruttivo? Il rancore ha necessariamente una direzione.
L'ira poi è certamente qualcosa che non ha trovato sfogo. Ma mi sembra sia in se stessa un risarcimento e che serva ad espellere attraverso una negazione assoluta irrisolti propri. L'oggetto diventa quasi irrilevante.
Devi sapere che ho avuto a che fare con una persona che funzionava così. Tutti questi suoi atteggiamenti erano per me segni di forza in cambio dei quali otteneva la mia completa sottomissione. La persona in questione avbeva esplosioni di rabbia terrificanti di cui restava vittima per primo. Io dovevo andarlo a prendere ed in cambio ottenevo lacrime. Il sentimento veniva quindi buttato fuori ma era talmente distruttivo da devastare la persona stessa. Credo che le lacrime fossero soltanto paura di questo e che quindi il rancore covasse infondo comunque, anche nelle lacrime. C'era qualcosa forse che voleva ma non poteva ottenere e l'ira era una sorta di battaglia perenne contro l'inottenibile. Però non mi sento di capire molto queste cose. Nemmeno capisco perchè quando incontro chi funziona così finisco com le farfalle bruciate dalla fiamma e mi lascio indurre ogni tipo di senso di colpa. So di essere infondo arrabbiata anche io per cose antiche, ma funziono in modo diverso e complementare.
Dimmi tu ora.

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8
herbaemme
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Viandante Residente
Viandante Residente
NinfaEco ha scritto:
La rabbia è costruttiva se si traduce in un atto cosciente. Fin qui potremmo esserci, perchè la traduzione in atto implica uno sfogo verso l'esterno. Come però tale atto sia per il solo fatto di estrinsecarsi sintomo di autoaccettazione e lavoro su se stessi mi sfugge. La rabbia sistematicamente riversata sull'esterno può anche essere un modo di non guardarsi dentro affatto per me.
La rabbia costruttiva si esplica proprio nel lavoro su se stessi, nel guardarsi dentro e cercare di capire le ragioni profonde di quel sentimento. E secondo me, un lavoro costruttivo su se stessi è possibile soltanto se siamo disposti ad accettarci completamente, ed a pagare anche le conseguenze dolorose che questa accettazione e la successiva autoanalisi possono comportare. E' chiaro che l'azione esterna è il necessario complemento dell'autoanalisi.

NinfaEco ha scritto:
Come fa poi un sentimento a non essere ne distruttivo ne costruttivo? Il rancore ha necessariamente una direzione.
Dal mio punto di vista, il rancore ha certamente un oggetto, ma non ha direzione. Nel rancore trovo l'immobilismo di un sentimento che giorno dopo giorno diventa sempre più rancido.

NinfaEco ha scritto:
L'ira poi è certamente qualcosa che non ha trovato sfogo. Ma mi sembra sia in se stessa un risarcimento e che serva ad espellere attraverso una negazione assoluta irrisolti propri. L'oggetto diventa quasi irrilevante.
Su questo punto non mi trovo tanto d'accordo. Penso che l'ira sia la pena da scontare per non essere riusciti a distruggere l'oggetto della rabbia. Si potrebbe dire che l'oggetto rimanda indietro la rabbia amplificata, perché non si è limitato a subire ma ha reagito, cosa intollerabile per chi è solito sfogare la sua rabbia per distruggere.

NinfaEco ha scritto:
Devi sapere che ho avuto a che fare con una persona che funzionava così. Tutti questi suoi atteggiamenti erano per me segni di forza in cambio dei quali otteneva la mia completa sottomissione. La persona in questione avbeva esplosioni di rabbia terrificanti di cui restava vittima per primo. Io dovevo andarlo a prendere ed in cambio ottenevo lacrime. Il sentimento veniva quindi buttato fuori ma era talmente distruttivo da devastare la persona stessa. Credo che le lacrime fossero soltanto paura di questo e che quindi il rancore covasse infondo comunque, anche nelle lacrime. C'era qualcosa forse che voleva ma non poteva ottenere e l'ira era una sorta di battaglia perenne contro l'inottenibile. Però non mi sento di capire molto queste cose. Nemmeno capisco perchè quando incontro chi funziona così finisco com le farfalle bruciate dalla fiamma e mi lascio indurre ogni tipo di senso di colpa. So di essere infondo arrabbiata anche io per cose antiche, ma funziono in modo diverso e complementare.

Molto spesso scarichiamo sugli altri la rabbia che nutriamo verso noi stessi. Da quel che mi racconti credo che sia il caso di quella persona.
Ed è naturale che il senso di colpa sia sempre in agguato, soprattutto e paradossalmente in chi subisce.

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9
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
herbaemme ha scritto:
La rabbia costruttiva si esplica proprio nel lavoro su se stessi, nel guardarsi dentro e cercare di capire le ragioni profonde di quel sentimento. E secondo me, un lavoro costruttivo su se stessi è possibile soltanto se siamo disposti ad accettarci completamente, ed a pagare anche le conseguenze dolorose che questa accettazione e la successiva autoanalisi possono comportare. E' chiaro che l'azione esterna è il necessario complemento dell'autoanalisi.

Condivido. Senza essersi accettati con i propri limiti non si muove un passo. Si è come bimbi che fanno i capricci e niente altro. Io dico che bisogna passare attraverso l'umiliazione più completa. Sentirsi nulla, manchevoli, miserabili, non sapere più chi si è.
Ti sembreranno magari termini eccessivi, ma sono tutti stati che ho sperimentato.


Dal mio punto di vista, il rancore ha certamente un oggetto, ma non ha direzione. Nel rancore trovo l'immobilismo di un sentimento che giorno dopo giorno diventa sempre più rancido.

Non lo so. L'esperienza avuta con una persona, mi dice che una direzione ce l'ha, ma che spesso è pretestuosa.
La persona si arrabbia con un'altra che incarna qualcosa che lo turba e cerca di distruggere attraverso il rancore per quella persona altro nascosto in lui. Si tratta spesso di offese antiche, magari avvenute su un terreno differente e non accessibile al ricordo.


Su questo punto non mi trovo tanto d'accordo. Penso che l'ira sia la pena da scontare per non essere riusciti a distruggere l'oggetto della rabbia. Si potrebbe dire che l'oggetto rimanda indietro la rabbia amplificata, perché non si è limitato a subire ma ha reagito, cosa intollerabile per chi è solito sfogare la sua rabbia per distruggere.

Ti ho detto così sempre riferendomi all'esperienza con quella persona.
L'oggetto dell'ira fui io a causa di questo comportamenti. Non voglio raccontare qui i dettagli ma sono accadute cose brutte, eppure la persona non si allontanava e sembrava mi odiasse pure per questa sua incapacità.
Quella che ti ho detto prima, è infondo una spiegazione che mi sono data e in parte il segno di ciò che lui diceva di se.
Però quello che tu dici, mi accende qualcosa nella testa che non riesco a mettere a fuoco... come se avessi una domanda da fare, ma me la dimenticassi mentre la dico.
Perchè l'oggetto dell'ira non può essere distrutto?
Dipende da ciò che fa l'oggetto, o dal fatto che non è il reale bersaglio dell'ira?


Molto spesso scarichiamo sugli altri la rabbia che nutriamo verso noi stessi. Da quel che mi racconti credo che sia il caso di quella persona.
Ed è naturale che il senso di colpa sia sempre in agguato, soprattutto e paradossalmente in chi subisce.
Io l'ho pensato. Per questo mi sono prestata ad accogliere tutto e una parte sovrumana, ovvero tentare di essere super partes e a disposizione dei suoi bisogni, quando ero invece parte in causa e ferita a mia volta.
Ma verso cosa di se stessa può essere arrabbiata una persona che incolpa un altra?
L'ira è un modo per non guardare qualcosa? Liberandoti di un altro ti vuoi liberare di tuoi irrisolti?
Scusa se sono caotica nel domandare, ma ho problemi seri di messa a fuoco.

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freedom

Viandante Residente
Viandante Residente
un modo per non affrontare se stessi e le cose che ci danno fastidio, le nostre presunzioni se le vediamo in un altro possono esserci insopportabili
per me è così, mi accanisco stupidamente contro chi amo ma non le vede in sè e mi accetta,allora io non accetto lui e mi arrabbio, ma sto malissimo perchè quella rabbia è tutta per me

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victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente
Dirigere la rabbia su se stessi è pericoloso.
Constituisce il tentativo di salvare l'oggetto d'amore,
ma nessun oggetto d'amore eviste senza di noi.

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