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La memoria del dolore

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1
NinfaEco
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Oggi riflettevo con il povero Elendil ( Dio l'abbia in gloria rotolarsi dal ridere ) su alcune cose.

Immaginate un dolore forte che avete vissuto come un'operazione chirugica profonda.
Chi è stato operato per interventi non lievi ricorda le fasi del dolore che interessano la ferita nei vari momenti. Il dolore dell'operazione invece nessuno lo ricorda perchè le moderne anestesie, a differenza delle antiche cancellano la memoria del dolore. Pare che il dolore avvertito in passato durante gli inteventi segnasse profondamente chi lo aveva avvertito, cambiandolo in molti casi.
Un forte dolore è come una ferita di questo tipo, con tutte le sue fasi di guarigione, compresa la trasformazione della sensibilità in corrispondenza delle aderenze, ma che conserva la memoria del dolore avvertito durante il taglio e l'asportazione.
Credo che sia questa memoria del dolore a condizionare nella lunga durata più di ogni altra cosa. Non è qualcosa di acuto e definito, pur essendo palpabile e pervasivo. E' una coloritura della nostra sensibilità e il retrogusto di ogni nuova esperienza. E' qualcosa che ci si porta appresso con l'affaticamento che ne consegue come avviene per il dolore quando lo si avverte. E' un istante diventato cronico. E' qualcosa che si deposita su ogni momento in cui ricordi ciò che sei stata, immagini cosa potresti essere, e su ogni momento in cui riinizi a sentirti come ti sei sentita in passato, felice, viva e capace.
Credo davvero che sia questa la chiave che sto cercando, la chiave della porta che molte persone chiudono davanti a se non riuscendo più a costruirsi una vita.

Non so.
E' solo un'idea.
Volevo condividerla, e l'ho postata.
Se vi va ne parliamo... se no ciccia

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2
lisandro
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ma chi vuoi che ti risponda a 'sto 3d... secondo me non ti risponderà nessuno.

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3
Candido
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No, non hai postato una boiata, figliola. Ne riparliamo domani, adesso ho sonno...

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4
NinfaEco
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@lisandro ha scritto:ma chi vuoi che ti risponda a 'sto 3d... secondo me non ti risponderà nessuno.

Effettivamante rotolarsi dal ridere

.... però avevo bisogno di condividere questo pensiero con qualcuno,
e nel quotidiano non è una cosa semplice imbarazzo

@Candido ha scritto:No, non hai postato una boiata, figliola. Ne riparliamo domani, adesso ho sonno...

OK, mi piace così direttivo... KleanaOcchiolino

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5
vanth
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è molto bello Ninfa, proprio un bel sassetto nello stagno

scendendo un po' più sul triviale, pensavo di ricambiare con qualcosa di più terra terra...una roba del tipo Cronaca di una colica renale che, se non altro, mi valse un incontro con Monicelli in corsia di PS.

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6
NinfaEco
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Giura KleanaStupore

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7
paolo iovine
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Viandante Mitico
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mi viene in mente il 27 gennaio.

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8
cinzia
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Viandante Storico
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pochi medici valutano il "dolore" come malattia ..ma solo ed esclusivamente come sintomo
Per quanto riguarda la depressione, è tuttora controverso il significato della
sua concomitanza con il dolore in alcuni pazienti i disturbi
depressivi sembrano essere solo secondari all'insorgenza del dolore,in altri il dolore rappresenta uno dei sintomi di depressione endogena.

A parte qualche operazione...superate splendidamente
quello che mi ha segnato di più ,è stato il dolore psicologico che nonostante le cure ..
tutte le volte che ..qualcosa me lo riporta alla mente (anche un odore, un colore...una situazione) soffro nella stessa identica maniera.

Il dolore ha una memoria che sia fisico o psicologico...forse serve per farci ricordare che la vita non è sempre rosa e fiori...

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9
cinzia
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@paolo iovine ha scritto:mi viene in mente il 27 gennaio.
PER NON DIMENTICARE...MAI



Primo Levi



Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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10
Zadig
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il dolore serve a proteggerci, almeno in una certa misura.

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11
Candido
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@NinfaEco ha scritto:Oggi riflettevo con il povero Elendil ( Dio l'abbia in gloria rotolarsi dal ridere ) su alcune cose.

Immaginate un dolore forte che avete vissuto come un'operazione chirugica profonda.
Chi è stato operato per interventi non lievi ricorda le fasi del dolore che interessano la ferita nei vari momenti. Il dolore dell'operazione invece nessuno lo ricorda perchè le moderne anestesie, a differenza delle antiche cancellano la memoria del dolore. Pare che il dolore avvertito in passato durante gli inteventi segnasse profondamente chi lo aveva avvertito, cambiandolo in molti casi.
Un forte dolore è come una ferita di questo tipo, con tutte le sue fasi di guarigione, compresa la trasformazione della sensibilità in corrispondenza delle aderenze, ma che conserva la memoria del dolore avvertito durante il taglio e l'asportazione.
Credo che sia questa memoria del dolore a condizionare nella lunga durata più di ogni altra cosa. Non è qualcosa di acuto e definito, pur essendo palpabile e pervasivo. E' una coloritura della nostra sensibilità e il retrogusto di ogni nuova esperienza. E' qualcosa che ci si porta appresso con l'affaticamento che ne consegue come avviene per il dolore quando lo si avverte. E' un istante diventato cronico. E' qualcosa che si deposita su ogni momento in cui ricordi ciò che sei stata, immagini cosa potresti essere, e su ogni momento in cui riinizi a sentirti come ti sei sentita in passato, felice, viva e capace.
Credo davvero che sia questa la chiave che sto cercando, la chiave della porta che molte persone chiudono davanti a se non riuscendo più a costruirsi una vita.

Non so.
E' solo un'idea.
Volevo condividerla, e l'ho postata.
Se vi va ne parliamo... se no ciccia

C'è un vecchio modo di dire: "Il cane che si è scottato con l'acqua calda poi ha paura anche di quella fredda". Ecco. La memoria del dolore ci condiziona e ci porta ad affrontare tante situazioni con una specie di armatura, quando quelle situazioni ci ricordano il trauma vissuto. Siamo profondamente condizionati dal dolore vissuto. A meno che. Può arrivare un momento in cui il dolore vissuto, proprio perché vissuto ed elaborato a sufficienza, diventa SUPERATO dentro di noi. Allora avviene la liberazione da quel dolore, e, secondo me, un salto evolutivo dell'essere.

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12
paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Primo Levi ha sentito il bisogno di narrare la sua esperienza nei campi di concentramento, penso anche che ciò in qualche modo gli sia servito a superare il trauma subito; lo scrivere, dunque, può essere terapeutico. Il punto è però come lo si fa; Levi non scrive mai 'ahi quanto sto male', 'mi fa male qui, 'mi fa male lì'. Levi scrive e descrive le azioni e situazioni subite in cui il discorso dolore è implicito. Questo dunque dovrebbe essere il metodo di scrittura terapeutico : non menzionare mai la parola dolore, ma descrivere sempre eventi e situazioni.

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13
cinzia
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@paolo iovine ha scritto:Primo Levi ha sentito il bisogno di narrare la sua esperienza nei campi di concentramento, penso anche che ciò in qualche modo gli sia servito a superare il trauma subito; lo scrivere, dunque, può essere terapeutico. Il punto è però come lo si fa; Levi non scrive mai 'ahi quanto sto male', 'mi fa male qui, 'mi fa male lì'. Levi scrive e descrive le azioni e situazioni subite in cui il discorso dolore è implicito. Questo dunque dovrebbe essere il metodo di scrittura terapeutico : non menzionare mai la parola dolore, ma descrivere sempre eventi e situazioni.

descrivere un dolore fisico è molto più facile di descriverne uno che tocca il tuo cuore e lo lascia lacerato...lui ha avuto il dono di far capire a tutti che per lui quei dolori subiti sono diventati uno l'immagine dell'altro.

Tutti siamo capaci di descrivere un dolore fisico, anche mediante una scala numerica.
Ma il dolore che ti torce le budella e che strazia il cuore...come fai a descriverlo?...ognuno ha il suo....ognuno di noi non riuscirà mai a dimenticarlo rimarrà una cicatrice che tutte le volte che guardi , riappare il dolore tale e quale....
Ho sopportato dolori fisici "forti" ..
pensa ..quello che più mi ha fatto male è stato della morte di mio padre (ancora non riesco ad elaborare il lutto seppure siano passati 10 anni) e il male che mi ha fatto un' amicizia..finita, amicizia e non amore.....

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14
paolo iovine
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puoi provare a descriverlo scrivendo la tua biografia ( o brani di questa ); poi, chi legge, avrà un idea di ciò che chi scrive ha provato.

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15
hakimsanai43
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@cinzia ha scritto:
@paolo iovine ha scritto:mi viene in mente il 27 gennaio.
PER NON DIMENTICARE...MAI



Primo Levi



Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo



Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Ishmael ben Eliah

Tornavamo dai Lager
come torrenti in piena
verso la terra del sole.
Tutti i volti erano in pianto
e il cuore impazziva
nella PAURA di sentirci liberi.
Un nembo solo di cenere
avvolgeva morti e vivi
in cammino per le strade d'Europa.
Ma non sapevamo oh Signore
quanto è difficie
ESSERE LIBERI..........
pat

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16
cinzia
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Viandante Storico
Viandante Storico
@hakimsanai43 ha scritto:
@cinzia ha scritto:
@paolo iovine ha scritto:mi viene in mente il 27 gennaio.
PER NON DIMENTICARE...MAI



Primo Levi



Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo



Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Ishmael ben Eliah

Tornavamo dai Lager
come torrenti in piena
verso la terra del sole.
Tutti i volti erano in pianto
e il cuore impazziva
nella PAURA di sentirci liberi.
Un nembo solo di cenere
avvolgeva morti e vivi
in cammino per le strade d'Europa.
Ma non sapevamo oh Signore
quanto è difficie
ESSERE LIBERI..........


pat


la libertà..altra parola "sacra"



La paura ti rende prigioniero, la speranza può renderti libero.

dal film "Le ali della libertà

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17
cinzia
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Viandante Storico
Viandante Storico
@paolo iovine ha scritto:puoi provare a descriverlo scrivendo la tua biografia ( o brani di questa ); poi, chi legge, avrà un idea di ciò che chi scrive ha provato.

non è facile....sai quante volte ho provato...ma rileggendo quel che avevo scritto , mi è sempre sembrata una stupidata da diarietto da ragazzina di 15 anni sad

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18
paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
be, cinzia, se ti è sembrata una stupidata magari non ti è stata poi così dolorosa...

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19
Yale
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Viandante Mitico
@paolo iovine ha scritto:be, cinzia, se ti è sembrata una stupidata magari non ti è stata poi così dolorosa...

Perché non riuscire ad esprimere il dolore in parole equivale a non averlo provato così intensamente, no?
Non fa una grinza.

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20
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
La memoria del dolore è essa stessa dolore

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21
cinzia
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@paolo iovine ha scritto:be, cinzia, se ti è sembrata una stupidata magari non ti è stata poi così dolorosa...

non saper riportare un esperienza dolorosa non vuol dire non averla provata e che PER me non sia stata più che dolorosa.
Tra l'altro quando ti colpisce un dolore fisico o non fisico è sempre il tuo e sembra sempre il più doloroso di tutti...
come fai a pensare che se una persona non riesce ad esprimere il dolore
(delle volte è' difficile a parole figuriamoci per scritto)
molto superficialmente dici "allora non è stata così dolorosa?


Questa è una cosa che non puoi affermare ne ti consento di dirla.

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22
cinzia
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Viandante Storico
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@xmanx ha scritto:La memoria del dolore è essa stessa dolore

per questo un dolore grande non si dimentica mai.....la memoria lo custodisce e ogni tanto lo fa riemergere...forse proprio per non dimenticare.

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23
cinzia
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Viandante Storico
@paolo iovine ha scritto:be, cinzia, se ti è sembrata una stupidata magari non ti è stata poi così dolorosa...

Paoletto....non tutti sono scrittori ..è evidente che non riuscendo ad esprimere(per iscritto) tutto quel che avevo dentro e che ho tutt'ora, quando rileggevo il brano , non mi piaceva ..non mi sembrava di rileggere nelle righe quel che veramente avevo provato.
diciamo che come carattere sono più un 'umorista ....per fortuna Linguino

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24
paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
qui non si parlava di esprimere o descrivere il proprio dolore, bensì di scrivere e raccontare il proprio vissuto; sta poi nel lettore coglierne e capirne i contenuti dolorosi, drammatici, divertenti, gradevoli o altro.

Esempio : muore una persona cara, siamo tutti - ognuno a suo modo - addolorati. Per trasmettere, far cogliere e capire questo dolore al fine di superarlo, può essere utile raccontare a qualcuno il proprio vissuto con la persona venuta a mancare.

Pensavo, cinzia, che su questo punto ( metodo ) ci fossimo capiti; per questo, quando hai parlato di 'stupidata', ho pensato ti riferissi ad un episodio della tua vita che prima di scriverlo lo ricordavi come doloroso, ma dopo averlo riletto...

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@cinzia ha scritto:pochi medici valutano il "dolore" come malattia ..ma solo ed esclusivamente come sintomo
Per quanto riguarda la depressione, è tuttora controverso il significato della
sua concomitanza con il dolore in alcuni pazienti i disturbi
depressivi sembrano essere solo secondari all'insorgenza del dolore,in altri il dolore rappresenta uno dei sintomi di depressione endogena.

A parte qualche operazione...superate splendidamente
quello che mi ha segnato di più ,è stato il dolore psicologico che nonostante le cure ..
tutte le volte che ..qualcosa me lo riporta alla mente (anche un odore, un colore...una situazione) soffro nella stessa identica maniera.

Il dolore ha una memoria che sia fisico o psicologico...forse serve per farci ricordare che la vita non è sempre rosa e fiori...

Hai fatto un'osservazione molto acuta: pochi valutano il dolore come malattia ed i più lo ritengono un sintomo.
Non so se è vero che vale per i medici, visto che si distingue tra depressione reattiva e non, ma sicuramente è vero nel senso comune.
La memoria del dolore ha effetti depressivi. Forse assomiglia molto alla depressione. Magari addirittura la depressione è proprio la memoria del dolore o il suo esito.


@Zadig ha scritto:il dolore serve a proteggerci, almeno in una certa misura.

Mah... sì. Però è una protezione che si attiva per stimoli tanto lievi in certi casi da rendere insostenibile la vita. E' come un'ipersensibilizzazione che rende certe cose tanto poco sostenibili da portarti a fuggire e dato che non da tutto puoi fuggire la vita diventa piuttosto dolorosa.

@Candido ha scritto:

C'è un vecchio modo di dire: "Il cane che si è scottato con l'acqua calda poi ha paura anche di quella fredda". Ecco. La memoria del dolore ci condiziona e ci porta ad affrontare tante situazioni con una specie di armatura, quando quelle situazioni ci ricordano il trauma vissuto. Siamo profondamente condizionati dal dolore vissuto. A meno che. Può arrivare un momento in cui il dolore vissuto, proprio perché vissuto ed elaborato a sufficienza, diventa SUPERATO dentro di noi. Allora avviene la liberazione da quel dolore, e, secondo me, un salto evolutivo dell'essere.

L'elaborazione... eh brutta bestia. Per una persona cinica verso la propria tenerezza e contemporaneamente piuttosto bisognosa di affetto è complesso elaborare in un modo soddisfacente.
L'elaborazione per me è un mistero autentico. Se vuoi ( volete) svelarmelo sono tutta orecchi

@xmanx ha scritto:La memoria del dolore è essa stessa dolore

Su questo non ci piove

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