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Le dimissioni di Ratzinger e la bufala della profezia di San Malachia

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Faust
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Viandante Affezionato
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C'è una storia che circola da secoli e che ha ripreso a circolare anche su Internet alla morte di Papa Giovanni Paolo II nel 2005 e in occasione delle dimissioni di Benedetto XVI.
San Malachia, monaco cistercense (1094-1148), avrebbe lasciato una profezia scritta, nella quale enumera 112 papi (senza farne i nomi ma attribuendo a ciascuno un motto in latino), dal suo contemporaneo Celestino II fino alla fine del mondo, e ne prevede soltanto ancora uno dopo Benedetto XVI; prevede inoltre che durante il pontificato del papa successivo a Benedetto XVI Roma verrà distrutta e (secondo alcune interpretazioni) finirà il mondo.

Questa profezia sarebbe stata scritta da Malachia in seguito a una visione del futuro avuta durante una visita a Roma e sarebbe stata consegnata a Innocenzo II, restando però sconosciuta negli Archivi Romani fino alla sua scoperta nel 1590. Fu pubblicata per la prima volta nel 1595 da Arnold de Wyon nell'opera Lignum Vitae.

Ma il documento è considerato falso, anche da molte fonti ecclesiastiche. Il fatto che per quattrocento anni nessuno ne parli, compreso San Bernardo, che scrisse la Vita di San Malachia, è molto sospetto, anche se non è possibile escludere l'ipotesi che il documento sia rimasto sepolto negli archivi per secoli. Anche il fatto che l'elenco include degli antipapi sembrerebbe porre dubbi sulla sua autenticità.

Un altro indizio importante a sfavore dell'autenticità è che i motti calzano con precisione notevole i rispettivi papi fino al 1590 e successivamente diventano calzanti soltanto con un notevolissimo sforzo creativo. Questa differenza di precisione potrebbe essere spiegata senza ricorrere a facoltà mistiche, ma ipotizzando più semplicemente che il documento sia stato scritto intorno al 1590, potendo quindi beneficiare della straordinaria chiaroveggenza tipica di chi scrive dopo che gli eventi "previsti" sono già avvenuti.
Tuttavia si potrebbe anche ipotizzare che la chiaroveggenza di San Malachia avesse una “portata” temporale limitata, un po' come una radio ricetrasmittente, e perdesse precisione man mano che aumentavano i secoli che separavano Malachia dagli eventi che profetizzava.

Secondo una ricerca di Francesco D'Alpa del Cicap, inoltre, la “...prova maggiore della sua falsità è che nella lista sono presenti tutti i Papi del periodo in questione, ma solo due antipapi su otto, proprio come nell'elenco preparato dallo storico Panvinio, contemporaneo di Vion [Arnold de Wyon, lo scopritore] che certamente ne conosceva l'opera. Non solo, anche il motto di alcuni Papi era elaborato sulla base di indicazioni biografiche erronee fornite da Panvinio. Se così non fosse, in base al documento, Malachia avrebbe non solo profetizzato i Papi futuri, ma addirittura copiato gli errori di uno storico vissuto quattrocento anni dopo di lui! Tutti i Papi precedenti il 1595, sono chiaramente indicati da un motto che ne sintetizza il casato o lo stemma, quelli successivi a tale data invece lo sono invece quasi tutti per elementi alquanto eterogenei.”

Vediamo qualche esempio di come sono fatti questi motti. Prendiamo alcuni dei primi della lista, tutti (tranne il primo che cito qui) successivi alla morte di Malachia, e tutti molto calzanti:

- Eugenio III (1145-1153) è identificato dal motto Ex magnitudine montis, ossia “dalla grandezza del monte”, ed Eugenio era nato nel castello di Grammont; inoltre il suo cognome era Montemagno.
- Gregorio IX (1227-1241) è Avis Ostiensis (“uccello di Ostia”) e questo papa era stato cardinale di Ostia prima di essere eletto.
- Urbano IV (1261-1264) è abbinato al motto Hierusalem Campaniae (“Gerusalemme della Champagne”): era nato a Troyes, nella regione dello Champagne, e fu patriarca di Gerusalemme.
- Anche andando avanti di un paio di secoli, troviamo per esempio Callisto III (1455-1458), identificato con precisione dal motto Bos pascens (“bue al pascolo”): lo stemma di Alfonso Borgia recava un bue dorato che pascola.

Coincidenze davvero notevoli, vero? Confrontiamole con i motti riferiti a papi più recenti: sono molto più vaghi e le loro spiegazioni (tratte in parte da questo sito) diventano più “arrampicate”:

- Pio IX (1846-1878) ha il motto Crux de cruce, che potrebbe significare la tribolazione della Chiesa durante l'unificazione dello stato italiano, ma si adatterebbe a moltissime altre circostanze.
- Leone XIII (1878-1903) ha il motto Lumen coeli o Lumen in caelo (a seconda delle fonti), ossia “luce del (o “nel”) cielo”, che potrebbe riferirsi allo stemma di questo papa, che conteneva una cometa, ma potrebbe riferirsi a qualsiasi altro fenomeno corrispondente a queste parole.
- Pio X (1903-1914) è Ignis ardens (“fuoco ardente”), che indicherebbe “il cuore carico di santa fede di questo papa”.
- Benedetto XV (1914-1922), Religio depopulata, starebbe a indicare i milioni di cattolici morti durante il primo conflitto mondiale.
- Pio XI (1922-1939), Fides intrepida, sarebbe associabile alla lotta della fede contro i regimi nazionalsocialisti.
- Pio XII (1939-1958), Pastor Angelicus, calzerebbe perché “fu da molti definito il papa Pastore dal portamento angelico”.
- Giovanni XXIII (1958-1963), Pastor et Nauta (“pastore e marinaio”), sarebbe spiegabile perché “fu patriarca di Venezia e viaggiò molto”.
- Paolo VI (1963-1978), Flos florum (“fiore dei fiori”), aveva tre gigli nel suo stemma.
- Giovanni Paolo I (1978), De medietate lunae (“della metà della luna”), avrebbe un motto che indica “il suo brevissimo pontificato, che durò poco più di un mese lunare” e iniziò e terminò quando la luna era visibile a metà, oppure si riferirebbe alla sua nascita a Canale d'Agordo, nella diocesi di Belluno (“bel-luno”).
- Giovanni Paolo II (1978-2005), De labore solis, sarebbe un “riferimento all'instancabile attività svolta in svariati campi”, ma potrebbe essere un riferimento alla sua nascita in un giorno in cui si verificò un'eclissi di sole (non visibile nel luogo di nascita).

Una prima parte dei motti, insomma, contiene indicazioni precise, spesso anche geografiche, e chiaramente attinenti a uno specifico papa. La parte successiva, invece, ricorre a espressioni vaghe e intercambiabili. Se volete approfondire il confronto, una lista completa e commentata dei motti è reperibile in Rete per esempio presso Misteromania. Il confine fra profezie precise e profezie vaghe si trova guarda caso intorno alla data del ritrovamento del documento attribuito a San Malachia.

Come controprova di questa vaghezza, provate a scambiare papi e rispettive profezie: troverete che in quelle recenti c'è sempre qualche “spiegazione” che consente di farle calzare. Questo è un fenomeno tipico di molte profezie di origine religiosa o meno: si prende una frase vaga, la si confronta con un gran numero di eventi e fatti come quelli che costituiscono la vita di una persona, e alla fine, magari scavando un po' e usando una buona dose d'inventiva, sicuramente qualche nesso lo si trova.

Per esempio, la Religio depopulata andrebbe benissimo anche per molti altri papi del ventesimo secolo, perché potrebbe indicare il diffondersi dell'ateismo o di altre religioni; tutti i papi sono pastor et nauta, ossia pastori (del proprio gregge) e marinai (conducono la nave della fede); qualunque papa avrà una fides intrepida, e ogni papa è un flos florum perché è un cardinale scelto dai cardinali (un fiore tra i fiori).

Un altro esempio: a papa Benedetto XVI corrisponde il motto Gloria olivae, motto talmente vago che sarebbe adattabile a chiunque: un papa italiano (terra delle olive), un papa non italiano (di carnagione olivastra), un papa che si adopera per la pace (l'ulivo è simbolo di pace), e così via.

( di Paolo Attivissimo http://www.attivissimo.net/)


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Shri_Radha
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Viandante Affezionato
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Sempre a disturbare questo povero Malachia! SGHIGNAZZARE

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ThanksGod
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Viandante Storico
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un ottimo articolo...grazie Faust KleanaOcchiolino

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hakimsanai43
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Viandante Storico
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Ma Malachia non è quello che diceva che l'ultimo papa sarà nero?
E infatti il prossimo papa sarà l'ultimo e nero (Francis Arinze del Niger)

Profeta Hakim.

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