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La donna come arma pubblicitaria: spiegazioni psicologiche cercasi

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Zingara
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Viandante Residente
Viandante Residente
Il corpo della donna è un'arma pubblicitaria potentissima, messa a punto in modo da avere il massimo impatto possibile sul pubblico. I requisiti di un alto potenziale d'impatto sembrano essere la giovane età, l'imponente emotività e la sensualità a discapito dell'abilità e dell'intelligenza. In altre parole, anche quando veste i panni dell'intrepida avventuriera, la donna della pubblicità è pensata per essere "di facile consumo", la cosidetta donna oggetto, in parole povere.
Questo risultato viene raggiunto tramite un messa a punto del messaggio pubblicitario mirata. In primo luogo la donna viene reificata attraverso la frammentazione del suo corpo: della donna si rappresentano parti corporee, per lo più ammiccanti ed allusive, come se la parte e la circostanza esaurissero il tutto. Va così persa l'identità del portatore della parte che da totalità diventa assemblamento di parti, come una bambola... cioè come un oggetto. La frammentazione del corpo porta così al secondo elemento del messaggio pubblicitario e cioè la spersonalizzazione della donna. Accanto a questi due aspetti si colloca uno studio preciso dello sguardo della donna strumento di pubblicità. Esso è sempre rivolto allo spettatore, vuole coinvolgerlo. La donna si qualifica come "colei che seduce" e dipende da questo effetto. La sguardo è coerente con il suo ruolo, che nel messaggio pubblicitario non è mai attivo.
Questo tipo di donna piace e quindi vende. Vale la pena di farsi delle domande su di noi e sulla nostra società, secondo me.

Cosa pensate di questo uso della donna nella pubblicità in quanto donne e in quanto uomini?
Perchè per voi ha questo impatto? Qual'è la spiegazione psicologica?
È una caratteristica del presente oppure no?


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