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Eritrea

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Sfuggo al recinto degli asini dove vengo erroneamente ricoverato da un’attraente fanciulla non so se perché confusa o ammaliata dal mio fascino.








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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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E’ un mercato nel complesso veramente suggestivo, assolutamente meritevole di una visita, molto frequentato, la cui attrattiva maggiore è data dalla gente stessa che lo vive. Si vedono fianco a fianco signore con una specie di burqua scuro che lascia liberi solo gli occhi ad altre vestite con il caratteristico abito bianco degli ortodossi, a matrone avvolte in coloratissime tuniche.


















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Mononeurone
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Una apoteosi di colori, odori, trambusto, polvere, nel quale è bello perdersi, tanto che rinunciamo al pranzo preferendo gli eccezionali frutti in vendita per pochi soldi, con menzione alle straordinarie banane prodotte in zona, smarrendoci fra vimini, stoffe, cianfrusaglie, pentole, tostacaffé, cereali, spezie,








berberé che acquistiamo in formato famiglia, per disdetta gli scialle,








e persino dei souvenir,



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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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per finire con un thè seduti ad un tavolino del centro vista rotonda e paseo.


















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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Del resto della città posso dire poco, mezza giornata abbondante, con i miei tempi, non è sufficiente nemmeno per il mercato, ma non mi è sembrato avesse attrazioni degne di una particolare nota. Il Tigu, castello egiziano domina la città dall’alto, ma non è visitabile al momento. Del palazzo imperiale non resta quasi nulla, distrutto durante i combattimenti del 77. Di passaggio vediamo l’imponente cattedrale cattolica e la moschea. Del retaggio coloniale visitiamo solo l’ex stazione ferroviaria ora terminal dei bus, o meglio quello che ne resta, dal grande valore storico ma decisamente deteriorata.

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Altri valori storici


E’ comunque una città ariosa, come detto vivace, sicuramente piacevole. Il consiglio per chi andasse è di fermarsi a pernottare.















































Nostalgici cartelli indicatori

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Mononeurone
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Sulla via del ritorno, ovviamente per portarmi via hanno dovuto sedarmi, ci fermiamo ai Sacrari italiano ed internazionale dove riposano i resti dei soldati che combatterono la storica battaglia di Keren, la quale sancì di fatto la fine dell’impero coloniale italiano.
«In confronto alle battaglie della Seconda Guerra Mondiale, quella di Cheren, dal punto di vista fisico, fu un vero inferno. Nei nove mesi trascorsi in Europa occidentale, quale Comandante di Compagnia, posso assicurare di non aver mai trascorso giorni più duri di quelli di Cheren.» (Maggiore inglese P. Searight). http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/41/africao.htm













Ignoto, ignoto, ignoto. In tutto ciò c’è una solidarietà.



Ci fermiamo per un altra visita presso un villaggio tribale tradizionale formato da cinque o sei tucul, (perchè non riesco a trovare un sinonimo compatibile con tribale e tradizionale ed i sopraccitati termini continuano sembrarmi fuori luogo e non piacermi?), dove i ragazzi non brillano per ospitalità e simpatia, mentre le fanciulle sono, oltre che molto carine anche decisamente più socievoli.















Riflessione cimiteriale
In questa apoteosi di visite ai cimiteri che, a priori devo ammettere ha una sua ragione storica, non posso esimermi dal lasciare una nota, chiedo venia, sfrutto questa possibilità d’espressione.
Confesso ed ammetto di non avere personalmente una grande affinità con i camposanti, men che meno con quelli militari e non nego che le ripetute visite non mi abbiano troppo entusiasmato.
Ciò che in particolare ha attirato la mia attenzione sono le note lasciate dai visitatori nel libro degli ospiti, presente in ogni Sacrario, trovandole piuttosto significative.
E’ evidente che questi luoghi siano meta di un turismo commemorativo, oltre che storico militare e magari anche nostalgico dell’impero e quindi gli scritti siano improntati di conseguenza. Ho il massimo rispetto verso il cameratismo che può aver stretto fra loro uomini uniti dalla condivisione di esperienze così drammatiche e siano ancora legati a distanza di anni dallo spirito di corpo.
Ma quando mi imbatto nella retorica più becera, quella che fa un uso spropositato ed a sproposito di tronfi vocaboli quali: dovere, gloria, onore, sacrificio, caduti, allacciati in tutte le combinazioni possibili con la parola patria, passo dal disagio, dato dall’essere prossimo a tante tombe all’irritazione pura, al disappunto e per finire allo sconforto.
Nel vedere una teoria di lapidi che riportano tutte la dicitura di anni 24, la metà della mia età attuale, sinceramente di onore e gloria ne vedo pochi ma di idiozia molta e mi sconvolge constatare quanto poco si sia capito della storia ed ancor meno si sia tratto insegnamento da essa, motivo per cui si ripete all’infinito con gli stessi errori, le stesse perdite, le stesse commemorazioni, le stesse vuote parole inutili e futili ovviamente in maiuscolo.

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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MENDEFERA

Dopo una mattinata passata ad Asmara partiamo per MENDEFERA, circa 100 km a sud. L’escursione non prevista e a lungo discussa da una parte del gruppo è gentilmente offerta dall’organizzazione.
Si percorre la carrozzabile di montagna nel solito secco paesaggio punteggiato da acacie e polinfosfori,decisamente meno spettacolare rispetto a quello verso Nefasit, fino a circa 30 km dal capoluogo dove la strada inizia a scendere verso la pianura direzione Etiopia. Qui vive una colonia di scimmie ed una volta individuate è sufficiente fermarsi perchè loro si avvicinino anche di molto, consapevoli del fatto che faranno man bassa di biscotti, frutta, banane, e di tutto quello che un turista non dovrebbe dare ad un animale selvatico. Infatti le vediamo in alto sul pendio nei pressi di un tornante, ci fermiamo nel primo spazio possibile e loro arrivano di gran carriera. Non so che razza particolare siano ma sono decisamente belline, sopratutto mamme e piccoli e, nonostante si muovano a scatti in continuazione, regalano possibilità di servizi fotografici completi.
La località dovrebbe chiamarsi Monguda.
















Se qualcuno avesse dubbi su chi sia il maschio dominante.




Proseguiamo oltre imbucando la pianura decisamente arida ed arriviamo nella sonnolenta cittadina di Mendefera che però superiamo di gran carriera, fermandoci poco dopo presso una specie di pub, bar, caffé di una qualche pretesa. Qui ci rilassiamo, sorseggiamo una bevanda fresca, facciamo 4 chiacchiere, socializziamo, visitiamo un paio di pseudostanze pseudotradizionali, tutto piacevole per carità e ripartiamo. Risuperiamo il villaggio sempre senza fermarci direzione Asmara ed allora mi chiedo se ci sia qualcosa che mi sfugge. La domanda mi sorge spontanea:
Ma cosa c’era da vedere qui?
Niente!
..........?
..........!
E che ci siamo venuti a fare?
Per il paesaggio!
???
!..
Facciamo almeno 4 passi in paese....
Perchè? Non c’è nulla!
(ma vaffan....), thinkin'





C’era però questa autentica meraviglia, la cui vista ha nostalgicamente dissotterrato dagli obnubilamenti del tempo ricordi da ragazzino di coni col ricciolo in un paese di provincia...

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Zadig
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Viandante Ad Honorem
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@Mononeurone ha scritto:



Che bel tuo primo piano...
Devo ammettere che qui sei venuto proprio bene, e sembri pure più intelligente.

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Chiedo il ban di zadig per per aver quotato un immagine nella risposta creando un doppione antiestetico ed appesantente il server.

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Per godersi appieno la VALLE DEI SICOMORI è fondamentale partire ad un orario che non saprei definire se notte fonda o mattino presto. Infatti partiamo con il buio e, per ovvi motivi, non sono in grado di descrivere il tragitto. Siamo a circa 100km a sud est di Asmara.
Mi sveglio appena dopo l’alba in tempo per ammirare uno dei paesaggi più belli visti in Eritrea, quello della piana di Deghera alla mattina presto.
L’altopiano eritreo grazie alla sua posizione geografica a due passi dall’Oceano Indiano, permette spesso, per non dire sempre, almeno nella stagione invernale il fenomeno della bruma. La grande umidità prodotta dall’evaporazione si condensa nel fresco della notte sui pendii delle montagne producendo nebbie e foschie, le quali, man mano che si alza il sole ed aumenta la temperatura si diradano fino a scomparire.
Con le montagne a fare da sfondo, la piana, punteggiata dai bellissimi alberi di Sicomoro e da macchie di euforbie, è di per se paesaggisticamente bella, con la nebbia che, ora qua, ora là, lascia spuntare vette e campanili, chiome o alberi spinosi ovattando tutto dietro il suo velo, assume un atmosfera rarefatta e spettacolare, quasi magica.


















Citato nel Vangelo di Luca, il peccatore Zaccheo si arrampica, non casualmente, sul Sicomoro per vedere Gesù (Lc 19, 1-10), considerato portatore d’immortalità e consacrato alla dea Hator nell’antico Egitto, il Ficus Sycomorus, è un albero che, oltre ad avere un alone metafisico, è fisicamente molto bello a vedersi con le grandi fronde, benedizione sotto il sole tropicale ed i grandi tronchi un po’ contorti. In questa valle se ne ammirano esemplari vecchi di oltre 300 anni sotto le cui frasche ancora trovano ospitalità le comunità dei villaggi circostanti per riunirsi a dibattere, festeggiare o compiere riti.









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Zadig
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Viandante Ad Honorem
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PROOOOOOT!

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Coraline
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Viandante Storico
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Meravigliose le immagini e anche il racconto. Grazie!

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Zadig
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Viandante Ad Honorem
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@Mononeurone ha scritto: un atmosfera rarefatta
avevi scoreggiato?

(se sì, sei perdonato per l'accento mancante).

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Coraline
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Viandante Storico
Viandante Storico
@Zadig ha scritto:
@Mononeurone ha scritto: un atmosfera rarefatta
avevi scoreggiato?

(se sì, sei perdonato per l'accento mancante).

Per dirla alla Silentis, tecnicamente sarebbe un apostrofo

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Zadig
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Viandante Ad Honorem
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@Coraline ha scritto:
@Zadig ha scritto:
@Mononeurone ha scritto: un atmosfera rarefatta
avevi scoreggiato?

(se sì, sei perdonato per l'accento mancante).

Per dirla alla Silentis, tecnicamente sarebbe un apostrofo
facepalm
Avevo scritto "accento" appositamente...

Non aiutare il Mono!

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Coraline
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Viandante Storico
Viandante Storico
@Zadig ha scritto:
facepalm
Avevo scritto "accento" appositamente...

Non aiutare il Mono!

Ecco, farsi i fatti propri sarebbe sempre cosa buona e giusta. Mannaggia a me facepalm

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Zadig
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Viandante Ad Honorem
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tranquilla, tanto il mono è così pirla che non le capisce queste sottigliezze!

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Grazie Coraline, molto gentile.
E' un report, magari posterò un diario in futuro.

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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Lasciati Sicomori raggiungiamo ADI KEYH, vivace cittadina di circa 13000 abitanti che ha vissuto momenti duri durante la guerra d’indipendenza ed ancora ne porta i segni, nei dintorni tuttora si trovano zone densamente minate.







Attorno alla moschea un altro caotico mercatino, più che altro gente che va e che viene affacendata, quasi un uscita del metro’ di Milano se non fosse che qui sono presenti tutti i colori dell’iride ed i cammelli. Come non ci sono cammelli a Cordusio?












Se pensate che a Keren ne abbia in qualche modo avuto abbastanza vi sbagliate di grosso, nel poco tempo in cui mi lasciano la briglia sciolta mi getto nel putiferio ed una volta di più resto sorpreso di quanto la vitalità africana sia contagiosa pur nella modestia dei mezzi.







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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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Ancora più a sud lungo una stretta strada che diventa mulattiera raggiungiamo la diga di Saphira, la quale si presenta come un terrapieno a trattenere uno specchio d’acqua limacciosa. L’importanza del sito è data dall’età, più di 1000 anni, forse oltre, a rifornire i pastori Saho di prezioso liquido.



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Mononeurone
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Un ulteriore strappo e raggiungiamo KOHAITO, dove si trovano le misteriose rovine Axumite del V, VI secolo AC. Non metto in dubbio l’importanza archeologica del sito ma allo stato attuale delle cose da vedere c’è poco. E’ praticamente tutto da scavare e pare non esserci un grande interesse in tal senso al momento. Anche questa potrebbe essere una grande potenzialità turistica di questo paese se sfruttata.
Di visitabile c’è la Meqabir Ghibtsi, ovvero una tomba egiziana entro la quale si può accedere attraverso uno stretto passaggio che conduce ad una piccola camera interna. Scendendo si vedono delle incisioni e si finisce in un buco. Il bello è risalire.




A circa un km si trova il tempio di Mariam Wakiro, un ammasso di pietre e pilastri dei quali solo quattro sono ancora in piedi, di cui uno ha sulla sommità un enigmatico “cappello”. La cosa più interessante che ho trovato è il contrasto con la moschea nuova di zecca costruita a poca distanza.







Le rovine sono collocate nei pressi di uno spettacolare belvedere, dal quale si possono ammirare le montagne circostanti, fra cui il monte Ambasoira e la valle sottostante con coltivazioni a terrazza e villaggi di capanne. Purtroppo all’orario in cui arriviamo la foschia è al massimo e non si riesce ad apprezzare appieno il paesaggio.










Con un breve, simpatico trek di una mezz’ora scendiamo in una gola molto suggestiva. Non ne sono certo ma dovrebbe essere Adi Alauti. Il sentiero si snoda sul bordo del dirupo fino a raggiungere in sequenza degli anfratti ove sono presenti delle pitture rupestri risalenti a circa 4/5000 anni fa. Non sono i Tassili, ma sono interessanti e la passeggiata è decisamente piacevole.













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Mononeurone
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Sulla via del ritorno ci fermiamo ad una scuola mi sembra cattolica, ma non ricordo bene, dove, oltre che ad insegnare ai piccoli alunni, c’è un laboratorio di filati ed, ovviamente, annesso spaccio. Questo mi permette, mentre quintali di scialli vengono riversati, tastati, commentati, radiografati, palpeggiati, assaggiati, contrattati, sul bancone,







di scattare qualche foto e fare un po’ il clown in classe. Entrare in una scuola africana è sempre un esperienza e per me un piacere che, se possibile cerco. E’ affascinante vedere i volti sorridenti, contenti, così distanti dalle facce, spesso cupe ed annoiate degli studenti europei. Scoprire che l’istruzione, la quale da noi scende dal cielo per Carità Divina quanto l’acqua dal rubinetto, può essere considerata una opportunità, una fortuna, per cui vale la pena sacrificarsi camminando tutti i giorni km e km senza porsi il problema se lo zainetto sia pesante, semmai avercelo lo zainetto.








Campanella...














Un ultima sosta sulla via del ritorno per scattare una foto al cippo posto a ricordo delle truppe coloniali del Comandante martini che aprirono la rotabile.






Ed a proposito di rotabile, una menzione al nostro pulmino, stipato solo da una decina di turisti invece che dai consoni 50/60 locali




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Mononeurone
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Viandante Affezionato
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THE STEAM RAILWAY

Mea culpa, mea culpa! Ebbene si, ho peccato e mi cospargo il capo di cenere. Memore di trenini folcloristici alla gardaland, ad esempio quello di Alausì, pensavo fosse una tavanata per turisti anche questo e, con molto sussiego e puzza sotto il naso, faccio outing, ero quasi intenzionato a saltare la gita e dedicarmi ai mercati d’Asmara, ricchi d’attrattive.. Mi sbagliavo di grosso, la gita è veramente bella.
Il treno storico, restaurato nei vagoni e trainato da una vera, originale, locomotiva a vapore Ansaldo, rimessa in movimento e funzionante con tutti gli annessi e connessi di un convoglio d’inizio novecento, polvere di carbone, fumo, vapore, rumore, ferrovieri sudati che spalano materiale nella caldaia fiammeggiante, ha veramente un sapore d’altri tempi, un vero fascino. La rotabile, con 64 ponti e 30 gallerie, curve strette, tutta filo strapiombo da sola meriterebbe il viaggio, se non altro per il valore storico che possiede. Per chi non fosse interessato alla storia, dal treno si ammira un paesaggio impossibile a vedersi dalla carrozzabile, molto più drammatico e spettacolare essendo il punto d’osservazione praticamente all’interno della gola, proprio sulla scarpata come in un belvedere. E può anche capitare che il treno rallenti o si fermi perchè qualche pastore usa la ferrovia per spostarsi con tutto il gregge. La lentezza con cui si procede permette di fotografare e godersi la vista con tutta calma.
Una partecipazione, una visita sono il minimo che il turista può fare per ripagare gli sforzi costati per rimettere in sesto locomotori e strada ferrata, bisogna vedere dove passa per capirne la difficoltà, e per non aver lasciato scomparire questa eredità storica. Di questo bisogna darne atto al presidente Eritreo .

http://www.ferroviaeritrea.it/i_miracoli.htm





Il frenatore Jones alla partenza



Il viaggio inizia dalla stazione d’Asmara




Una “Littorina” ferma sui binari.


e nel primo tratto la locomotiva spinge il convoglio, con fatica ma senza mai mollare, in salita fino al culmine offrendo, come nella valle dei Sicomori, scenografici banchi di nebbia in controluce con uno spettacolo di notevole bellezza














Nelle discese scopro che non ci schiantiamo grazie al freno azionato manualmente da un simpatico e concentrato frenatore, il treno non sbuffa, si scende a forza d’inerzia.








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Zadig
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@Mononeurone ha scritto:








questa è proprio bella, minchionazzo.

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