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Vita e analisi

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1
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
La vita non può essere sottomessa alle regole di un'analisi,
perchè l'analisi per capirla uccide la vita e finisce per descrivere la morte
Goethe



Leggendo questa frase mi è venuta in mente l'analisi ( psicoanalisi), anche se si può applicare in generale a qualsiasi analisi della vita. L'ottica in cui Goethe diceva questo chiaramente è una e ben precisa. Nel riportare così questa frase la sto un po' violentando. Ma il bello del pensiero è che funziona come le tesserine del lego. Quelle fatte a tegola servono a fare la casina... ma ci viene da dio anche il becco della papera ( mai provato?).
Anni fà, paragonai la psicoanalisi alla vivisezione. Nella vivisezione si seziona un organismo vivo per capire come funziona. Nell'analisi si seziona un vissuto per rischiarne le dinamiche. Nell'atto di sezionare l'animale egli smette di vivere e gli organi di funzionare e così il vissuto. L'oggetto d'osservazione sparisce perchè dipende in modo essenziale dall'essere vivo del tutto di cui fa parte, e questo tutto è un unità in movimento. Non solo. L'essere vivo dell'unità, dipende oltre che dal movimento proprio dal suo restare parzialmente oscura.
Cosa restituisce al paziente quindi l'analisi chiarendo una dinamica?
La dinamica non rende conto del sentire.
Detto questo, riconosco che l'analisi trasforma, proprio attraverso questo processo. Eppure lo stesso processo è potenzialmente tutt'altro che benefico.
Non a caso si reca in analisi spesso proprio già chi ne fa abbondante uso spontanemante. Altra cosa che mi ha fatto pensare che l'analisi sia "una strategia di gestione" elaborata da una persona che funzionava in un certo modo ( nevrotico), per altre persone che funzionavano come lui.
Cos'è ciò che resta del nostro vissuto ridotto a dinamica?
Cosa va perso?
E considerato quanto sia breve la nostra vita è il caso di perdere tanto?
Forse si, se ci si illude di acquistare qualcosa, è questo è il lato oscuro di ogni analisi... e il lato oscuro di ogni analista.
Niente di male, purchè lo si sappia. Ma non è una consapevolezza frequente.

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2
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
La sola analisi veramente utile e proficua è quella astrale personale ed approfondita, condotta da un autentico professionista, il quale sappia anche di Tradizione, di scienza dei simboli e che dal grafico steso sappia ricavare tutto di te: carattere, temperamento, destino, collocazione esistenziale, la tua via del dharma, le prigionie karmiche, ciò che ha causato la presente esistenza e il giusto atteggiamento nei confronti della conoscenza di tutto questo.

Che sappia leggerti dentro leggendo i segni che sul grafico ti connotano e ti sveli le tue più riposte dinamiche.

Che ti dica ciò che puoi o non puoi aspettarti dalla vita e da te stesso. Che ti collochi nella vasta rete dell'universo terrestre e celeste con precisione e sapienza. Che sappia dirti nel giusto modo anche le cose più ostiche, che ti stimoli all'azione e ti incoraggi laddove tu sia incerto e combattuto se del caso...o ti induca a frenare opportunamente se del caso. Che viva con un piede in terra ed uno in cielo. E che faccia questo per vocazione e passione per l'uomo e non per il denaro che ne ricava. Denaro che non deve mai essere quanto non ci si possa permettere agevolmente.

Un consigliere delle stelle che non vedrai mai in TV nè sui giornali. Che il destino mette sulla tua strada misteriosamente, quando ne hai bisogno. Perchè ti spetta, hac et tunc.

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3
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Perchè ti spetta, hac et tunc

Ed (io) che ero fermo all' hic et nunc...

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4
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
prat et prut (x restare in sintonia con i vostri interventi flatulogici)

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5
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem


musicante di brema ha scritto:La sola analisi veramente utile e proficua è quella astrale personale ed approfondita, condotta da un autentico professionista, il quale sappia anche di Tradizione, di scienza dei simboli e che dal grafico steso sappia ricavare tutto di te: carattere, temperamento, destino, collocazione esistenziale, la tua via del dharma, le prigionie karmiche, ciò che ha causato la presente esistenza e il giusto atteggiamento nei confronti della conoscenza di tutto questo.

Che sappia leggerti dentro leggendo i segni che sul grafico ti connotano e ti sveli le tue più riposte dinamiche.



Sa di delega.
Potessi delegare ad altri la gestione di me stessa l'avrei già fatto.
Ma non si può, e poi non sarei d'accordo con ciò che farebbero

O.t.
Sei capace tu a fare queste cose?
Perchè sono una scettica non integralisata. Mi divertono.
Quindi se hai un esperto o se sei un esperta faccio da cavia.


BigBossStigazzi ha scritto:prat et prut (x restare in sintonia con i vostri interventi flatulogici)

Capo, stai scoreggiando per il forum da ieri sera... e insomma... rivedi la tua alimentazione... suvvia

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6
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
L'analisi è riduzione a discorso "sull'anima" e non a discorso "dell'anima". Violenza della ragione calcolante che impone le proprie categorie metodologiche su quell'abisso del profondo da cui trae l'invenzione di un soggetto. Differente è la disposizione di chi al discorso sull'anima sostituisce l'ascolto del discorso dell'anima, che non è mai individuale ma affonda le sue radici nel terreno del mito e non del logos.
E l'approccio mitico all'anima smaschera - come notava James Hillman - il mito sotteso alla stessa analisi. Un mito di dominio (e implicitamente di persecuzione), che risale ad Apollo e alla sua terribile ambiguità di guaritore/distruttore. Quel mito, non a caso, è l’unico che l’analisi ha sempre ‘dimenticato’ di analizzare. E da esso non discende soltanto tutta la pratica clinica positivistica (da cui è germogliata, fra l’altro, la psicoanalisi), ma anche tutta una strategia offensiva che la nostra civiltà ha usato in vari àmbiti. Da esso discende quel processo che ha spinto tutto l’Occidente a degradare, in fasi successive, l’immaginazione, l’anima e il femminile, a farne le tre potenze oscure che bisogna innanzitutto ingabbiare.

Per sfuggire alla vendetta di Apollo, dice Hillman, non rimane che affrontare il problema freudiano del «termine dell’analisi» nella prospettiva addirittura di una fine dell’analisi stessa. Riprendendo una splendida immagine di Keats, che parla del mondo come della «valle del Fare Anima», Hillman riconduce tutto ciò che possiamo salvare dell’analisi a questa oscura attività di autoelaborazione dell’anima, di trasformazione alchemica del vissuto. Cadranno ovviamente, a questo punto, tutte le inconsistenti pretese ‘scientifiche’, che già Jung usava soprattutto per non spaventare troppo i benpensanti. Rimarrà, invece, in tutta la sua potenza, il contatto con le grandi immagini, quell’itinerario fra gli archetipi che Jung aveva delineato e Corbin aveva indicato come via dell’immaginale e all’immaginale. Ma questa volta non ci farà da guida l’accecante luce apollinea, anzi qui sarà essenziale, come in una prova delle favole, «spodestare l’‘analista interno’, che ha una poltrona nella nostra mente», per avviare quella «trasformazione della psiche in vita» che sfugga finalmente alla «maledizione dello spirito analitico».

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7
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:
O.t.
Sei capace tu a fare queste cose?
Perchè sono una scettica non integralisata. Mi divertono.
Quindi se hai un esperto o se sei un esperta faccio da cavia.


inizio a sorridere

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8
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Ma si parla di astrologia? In effetti la divinità è simbolo, dunque sintesi di un polo positivo e negativo: anzi si potrebbe dire che è solo quando la mente lo vuole definire (dividere) che i poli opposti appaiono. Intuitivamente gli antichi adoravano queste forze e sapevano che se ignorate si vendicavano. Significa accettarle nella loro grandezza per poterle integrare nell'apparato psicofisico: se le rinneghiamo, reprimiamo, esse non vanno perse, ma invadono la coscienza e ne siamo vittime. Ecco che si manifestano 'esternamente' ad esempio, come catastrofi collettive o personali (Plutone e Urano) o ci lasciamo ipnotizzare da qualche personalità perdendo la nostra identità (Nettuno), siamo presi da follia di grandezza, mascherata dall'azione sociale o tecnologica di punta (Urano, dio del cielo), o prendere dal panico e dagli istinti primitivi (Plutone).

Leggendo la storia di queste antiche divinità e altre simili in diverse tradizioni, troviamo in dettaglio tutti gli elementi della nostra psiche. I tibetani visualizzano profondamente e a lungo le loro divinità che rappresentano forze innate in ognuno di noi e poi le lasciano riassorbire nel vuoto, non le sopprimono, ma le integrano.

Quando l'uomo prende forma nascendo porta con sé un bagaglio di potenzialità che mettendosi in moto nel tempo in un preciso momento, come un seme va maturando, ma l'informazione è già tutta nel seme (dal momento che il tempo è apparente). E' necessario poi impiegare la sequenza temporale per poter srotolare il filo avvolto intorno alla bobina che è la vita e vedere, grazie a questo sistema di misura, come questi principi si muovono. In realtà noi viviamo apparentemente nuove esperienze che in verità sono specchi del passato: cioè viviamo il nostro oroscopo solo al presente, lo ripetiamo indefinitamente. La vita è la grande fattrice di coscienza delle nostre esperienze anteriori: nelle sempre nuove varianti degli stessi simboli, c'incontriamo di continuo. Il nostro inconscio (cioè noi stessi) sceglie situazioni e persone quali strumenti per svegliare materiale represso. Il nostro passato non compiuto ci ripresenta sempre il padre autoritario nel marito, la madre cattiva nel collega d'ufficio, il guru nel padre mancante…ma in definitiva, mostra continuamente noi stessi. Poi c'è la proiezione collettiva dove il "cattivo razzista" è là fuori, invece di interrogarsi se è qualcosa che ci riguarda in fondo da molto vicino.

Ovviamente il presupposto è la convinzione di essere....



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9
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Aleister ha scritto:Ma si parla di astrologia? In effetti la divinità è simbolo, dunque sintesi di un polo positivo e negativo: anzi si potrebbe dire che è solo quando la mente lo vuole definire (dividere) che i poli opposti appaiono. Intuitivamente gli antichi adoravano queste forze e sapevano che se ignorate si vendicavano. Significa accettarle nella loro grandezza per poterle integrare nell'apparato psicofisico: se le rinneghiamo, reprimiamo, esse non vanno perse, ma invadono la coscienza e ne siamo vittime. Ecco che si manifestano 'esternamente' ad esempio, come catastrofi collettive o personali (Plutone e Urano) o ci lasciamo ipnotizzare da qualche personalità perdendo la nostra identità (Nettuno), siamo presi da follia di grandezza, mascherata dall'azione sociale o tecnologica di punta (Urano, dio del cielo), o prendere dal panico e dagli istinti primitivi (Plutone).

Leggendo la storia di queste antiche divinità e altre simili in diverse tradizioni, troviamo in dettaglio tutti gli elementi della nostra psiche. I tibetani visualizzano profondamente e a lungo le loro divinità che rappresentano forze innate in ognuno di noi e poi le lasciano riassorbire nel vuoto, non le sopprimono, ma le integrano.

Quando l'uomo prende forma nascendo porta con sé un bagaglio di potenzialità che mettendosi in moto nel tempo in un preciso momento, come un seme va maturando, ma l'informazione è già tutta nel seme (dal momento che il tempo è apparente). E' necessario poi impiegare la sequenza temporale per poter srotolare il filo avvolto intorno alla bobina che è la vita e vedere, grazie a questo sistema di misura, come questi principi si muovono. In realtà noi viviamo apparentemente nuove esperienze che in verità sono specchi del passato: cioè viviamo il nostro oroscopo solo al presente, lo ripetiamo indefinitamente. La vita è la grande fattrice di coscienza delle nostre esperienze anteriori: nelle sempre nuove varianti degli stessi simboli, c'incontriamo di continuo. Il nostro inconscio (cioè noi stessi) sceglie situazioni e persone quali strumenti per svegliare materiale represso. Il nostro passato non compiuto ci ripresenta sempre il padre autoritario nel marito, la madre cattiva nel collega d'ufficio, il guru nel padre mancante…ma in definitiva, mostra continuamente noi stessi. Poi c'è la proiezione collettiva dove il "cattivo razzista" è là fuori, invece di interrogarsi se è qualcosa che ci riguarda in fondo da molto vicino.

Ovviamente il presupposto è la convinzione di essere....




Devo dedurne che non sei un sostenitore del libero arbitrio, vero (S)Al? pietra

E fai bene. Perchè non ce l'ha nessuno.

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Aleister
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Viandante Storico
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@Musicante

Devo dedurne che non sei un sostenitore del libero arbitrio, vero (S)Al?

E fai bene. Perchè non ce l'ha nessuno.


Ce l'ha solo nessuno. La libertà coincide paradossalmente con la totale accettazione della necessità, con l'essere uno con ciò che accade, in quanto accade. Amor fati, ego fatum....

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musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Aleister ha scritto:

Ce l'ha solo nessuno. La libertà coincide paradossalmente con la totale accettazione della necessità, con l'essere uno con ciò che accade, in quanto accade. Amor fati, ego fatum....


Esattamente.

Lo sai che sembri me? KleanaOcchiolino

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Aleister
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Viandante Storico
musicante di brema ha scritto:
Aleister ha scritto:

Ce l'ha solo nessuno. La libertà coincide paradossalmente con la totale accettazione della necessità, con l'essere uno con ciò che accade, in quanto accade. Amor fati, ego fatum....


Esattamente.

Lo sai che sembri me? KleanaOcchiolino

Ma (sono) te..gioco-giogo di specchi? KleanaOcchiolino

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musicante di brema
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Aleister ha scritto:

Ma (sono) te..gioco-giogo di specchi? KleanaOcchiolino

Una volta l'ho creduto.

Fu molto tempo fa... au

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Aleister
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Viandante Storico
musicante di brema ha scritto:
Aleister ha scritto:

Ma (sono) te..gioco-giogo di specchi? KleanaOcchiolino

Una volta l'ho creduto.

Fu molto tempo fa... au

Già...ma nel kronos si crede, nell'aion si è.... KleanaFurbo

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NinfaEco
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Devo rifletterci su

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