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L'Analisi come Percorso Circolare

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1
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
L'altro giorno riflettevo sull'analisi, partendo dal ricordo di fatti che mi hanno coinvolta.
In principio c'è la motivazione, ovvero la ragione per cui ti rivolgi all'analista. La espliciti nella prima seduta in genere. Poi inizia un percorso a partire da quella motivazione. La direzione che prende è strana. Più che un percorso parlerei di qualcosa che si allarga attraverso molti rami. Alcuni scorrono, altri diventano paludi, altri si prosciugano. Dei rami che scorrono, alcuni hanno più forza e quelli ti portano allo sbocco. Il punto d'arrivo, stranamente coincide con la motivazione iniziale... ma completamente ribaltata.

Es
Un uomo si reca in analisi perchè ossessionato dall'idea di uccidere passerotti. Chiede all'analista di liberarlo da quel bisogno violento che gli risulta intollerabile perchè lo fa vergognare di se stesso ( Motivazione). Inizia a parlarne e sviluppa nuove abilità e comportamenti che gli rendono l'uccidere passerotti meno necessario. Pensa di essersene liberato. Proprio in quel momento il bisogno ritorna. L'uomo si permette di uccidere un passerotto ( Percorso) L'uomo riesce ad uccidere serenamente i passerotti (Sbocco)

Scusa l'esempio ridicolo ma non trovavo nella mia immaginazione altri esempi neutri.
La domanda è questa: l'nalisi è forse un percorso circolare? La intraprendiamo cioè per permetterci ciò che inizialmente ci vietavamo? Ci serve ad elaborare convincenti "permessi" che da soli non riuscivamo ad elaborare?
Io la ritenevo un percorso trasformativo. O questa secondo te è una trasformazione?

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2
An Boum
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:

Scusa l'esempio?

Ti rivolgi a qualcuno in particolare? Sorriso Scemo

Scherzi a parte, una mia amica con un vissuto fuori dal comune è finalmente stata dall'analista con grande soddisfazione (ed insiste affinchè vada anch'io).
Quello però che mi ha sorpreso è stato che a quanto pare questa psicologa le dava ragione su tutto,
tutte le persone che lei rappresentava come negative le venivano confermate come tali;

es. mia madre adottiva è una stronza perchè ...
si è vero, è una stronza.

quell'altro è un bastardo perchè...
si, è vero, è un bastardo.

Ma gli psicologi fanno così? Non è troppo facile?

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3
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:L'altro giorno riflettevo sull'analisi, partendo dal ricordo di fatti che mi hanno coinvolta.

La domanda è questa: l'nalisi è forse un percorso circolare? La intraprendiamo cioè per permetterci ciò che inizialmente ci vietavamo? Ci serve ad elaborare convincenti "permessi" che da soli non riuscivamo ad elaborare?
Io la ritenevo un percorso trasformativo. O questa secondo te è una trasformazione?

Sono del parere che inoltrarsi nell'inconscio sia impossibile, inutile e dannoso. Per questo temo la psicoanalisi, fondata sull'immaginazione dell'interprete.

Mentre ci sono tecniche che aiutano a capire meglio le distorsioni della camunicazione o delle proprie convinzioni in merito a se stessi, gli altri e il mondo.
Basata sulla razionalità, non su una razionalizzazione dell'irrazionale.

Non so se ho risposto in modo soddisfacente.

FragolinaBoumBum ha scritto:

Quello però che mi ha sorpreso è stato che a quanto pare questa psicologa le dava ragione su tutto,
tutte le persone che lei rappresentava come negative le venivano confermate come tali;

Ma gli psicologi fanno così? Non è troppo facile?


Evidentemente l'analista vuole conquistarsi la fiducia e la complicità della sciocchina, per poi poter manipolare teraputicamente la sue decisioni/convinzioni, e portarla verso un maggior grado di maturita', o adultita', mentre ora evidentemente sono l'espressione di un infantilismo di fondo.

Lo si puo dedurre dall'entusiasmo con cui ne parla, come se avesse finalmente trovato una madre chioccia e comprensiva.

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4
An Boum
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Viandante Storico
Viandante Storico
doctor faust ha scritto:
FragolinaBoumBum ha scritto:

Quello però che mi ha sorpreso è stato che a quanto pare questa psicologa le dava ragione su tutto,
tutte le persone che lei rappresentava come negative le venivano confermate come tali;

Ma gli psicologi fanno così? Non è troppo facile?


Evidentemente l'analista vuole conquistarsi la fiducia e la complicità della sciocchina, per poi poter manipolare teraputicamente la sue decisioni/convinzioni, e portarla verso un maggior grado di maturita', o adultita', mentre ora evidentemente sono l'espressione di un infantilismo di fondo.

Lo si puo dedurre dall'entusiasmo con cui ne parla, come se avesse finalmente trovato una madre chioccia e comprensiva.

E' andata da questa psicologa per un anno intero, infatti mi ha sorpreso che le conclusioni fossero così banali.
A distanza di qualche mese d'interruzione ha sentito la necessità di andarci di nuovo in seguito ad un evento traumatico. Penso che lo trovi liberatorio ma che appunto non riesca a risolvere nevrosi profonde.

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5
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
L'analisi è infatti il percorso circolare di un asino intorno alla macina, il perenne intrattenersi nella dimensione accidentale dei determinismi e dei contenuti psicologici, nella catena dello psichismo in cui ogni contenuto rimanda ad un altro senza fine.

"La rinuncia alla conoscenza di se stessi dipende dal terrore di scendere al di sotto delle potenze, nel fondo dell'anima, ove è il nulla. Non occorre scomodare qui la mistica per definizione: basta prendere in considerazione un autore che non viene considerato mistico, ovvero Nietzsche. Fu infatti la sua penetrante critica a mostrare la debolezza della psicologia - del suo tempo, ma, in anticipo, anche del nostro. Non gli fu difficile mostrare che, come non esistono i dati, i fatti, se non nella misura in cui sono scelti da noi, ovvero già come frutto di una selezione, di una interpretazione, così l'interpretazione stessa, è frutto di qualcosa di cui non rendiamo ragione per disonestà, ovvero perché vittima noi stessi di oscuri, torbidi, inconfessabili legami e moventi i quali, peraltro, si riconducono a uno solo: l'affermatività dell'io, che è quella che Nietzsche chiama "volontà di potenza"." (M.Vannini).

Vera ed onesta psicanalisi sarebbe solo quella fedele peraltro all'etimo, cioè dissoluzione, scioglimento della psiche e di ogni contenuto, valore e volere in cui consiste l'(in)esistenza del soggetto...

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6
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
doctor faust ha scritto:
Sono del parere che inoltrarsi nell'inconscio sia impossibile, inutile e dannoso. Per questo temo la psicoanalisi, fondata sull'immaginazione dell'interprete.

Una volta ti avrei contraddetto. Ora non. posso farlo, ma nemmeno posso assentire. Non so più cosa pensare, per la verità. Posso dirti soltanto che se è vero che scendere nell'inconscio è pericoloso, è anche vero che a volte è necessario ed è l'unica strada. Però altrettante volte questo percorso si traduce in un impaludamento improduttivo. Dipende dal paziente? dall'analista? dalla coppia terapeutica? Non credo ci sia una sola risposta, ma di certo il metodo analitico stesso si presta a tale deriva, essendo fondato su un tipo particolare di introspezione che già i pazienti che entrano in analisi tendono a praticare spontaneamente e questo atteggiamento di ipervigilanza su se stessi è una delle radici del loro malessere.
Non sono nemmeno certa che l'analista interpreti per il paziente. Anzi, credo il contrario. Ed anche questo non è del tutto un bene.

Mentre ci sono tecniche che aiutano a capire meglio le distorsioni della camunicazione o delle proprie convinzioni in merito a se stessi, gli altri e il mondo.
Basata sulla razionalità, non su una razionalizzazione dell'irrazionale.

Mi faresti esempi?
Non so se ho risposto in modo soddisfacente.

Per me è soddisfacente il fatto di ricevere risposta.
Se avessi pretese sul contenuto della risposta amerei i monologhi e non i dialoghi.



FragolinaBoumBum ha scritto:

Ti rivolgi a qualcuno in particolare? Sorriso Scemo

Scherzi a parte, una mia amica con un vissuto fuori dal comune è finalmente stata dall'analista con grande soddisfazione (ed insiste affinchè vada anch'io).
Quello però che mi ha sorpreso è stato che a quanto pare questa psicologa le dava ragione su tutto,
tutte le persone che lei rappresentava come negative le venivano confermate come tali;
(...)
Ma gli psicologi fanno così? Non è troppo facile?


Mi rivolgevo al doctor faust, ma scusatemi.
Non è stato gentile verso di voi.
Il discorso, a scanso di equivoci , è aperto a tutti.

Nelle esperienze di cui sono stata testimone, l'analista per lo più taceva.
Credo che l'idea di ricevere assensi alle proprie esternazioni o disapprovazione sia un'attribuzione del paziente.



Aleister ha scritto:
Vera ed onesta psicanalisi sarebbe solo quella fedele peraltro all'etimo, cioè dissoluzione, scioglimento della psiche e di ogni contenuto, valore e volere in cui consiste l'(in)esistenza del soggetto...

Ovvero un compito di morte: la dissoluzione di tutto ciò che è umano nella vita di un uomo.
Fortunatamente è quasi impossibile compierlo.

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7
An Boum
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:

Aleister ha scritto:
Vera ed onesta psicanalisi sarebbe solo quella fedele peraltro all'etimo, cioè dissoluzione, scioglimento della psiche e di ogni contenuto, valore e volere in cui consiste l'(in)esistenza del soggetto...

Ovvero un compito di morte: la dissoluzione di tutto ciò che è umano nella vita di un uomo.
Fortunatamente è quasi impossibile compierlo.

Oppure semplicemente dissoluzione dell'ipervigilanza, spostare l'attenzione dall'interno all'esterno, essere più superficiali.

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8
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Sì, anche... in teoria.
E questo potrebbe voler dire permettersi ciò che prima ci si vietava.


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9
An Boum
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Viandante Storico
Viandante Storico
Con leggerezza :)

(facile a dirsi)

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10
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
avessi soldi in analisi ci andrei subito
e non certo per liberarmi da nevrosi o disagi, che manco a Lourdes
ma per puro piacere nascondersi
anche quello di relazionarmi con qualcuno con certificato doc di revisione del circuito psichico

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11
Pazza_di_Acerra
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
La psicoanalisi è quella malattia mentale di cui crede di essere la terapia.

Karl Kraus, Di notte, 1918

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12
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:
doctor faust ha scritto:
Sono del parere che inoltrarsi nell'inconscio sia impossibile, inutile e dannoso. Per questo temo la psicoanalisi, fondata sull'immaginazione dell'interprete.

Una volta ti avrei contraddetto. Ora non. posso farlo, ma nemmeno posso assentire. Non so più cosa pensare, per la verità. Posso dirti soltanto che se è vero che scendere nell'inconscio è pericoloso, è anche vero che a volte è necessario ed è l'unica strada. Però altrettante volte questo percorso si traduce in un impaludamento improduttivo.

Perchè dici che a volte è necessario? Su cosa si basa questa affermazione?

Dipende dal paziente? dall'analista? dalla coppia terapeutica? Non credo ci sia una sola risposta, ma di certo il metodo analitico stesso si presta a tale deriva, essendo fondato su un tipo particolare di introspezione che già i pazienti che entrano in analisi tendono a praticare spontaneamente e questo atteggiamento di ipervigilanza su se stessi è una delle radici del loro malessere.
Non sono nemmeno certa che l'analista interpreti per il paziente. Anzi, credo il contrario. Ed anche questo non è del tutto un bene.

Infatti. Il paziente/cliente parla di se a se, e l'analista, mentre si scaccola, interpreta quello che fa comodo alle proprie nevrosi.

Mentre ci sono tecniche che aiutano a capire meglio le distorsioni della camunicazione o delle proprie convinzioni in merito a se stessi, gli altri e il mondo.
Basata sulla razionalità, non su una razionalizzazione dell'irrazionale.

Mi faresti esempi?

Per i sintomi, la desensibilizzazione comportamentale. Per ribaltare gli schemi fissi mentali, i paradossi della terapia strategica filosofica, per capire la dinamica della comunicazione, l' analisi delle transazioni e la riflessione sul proprio copione di vita e dei giochi psicologici tipici, che si mettono in atto per mantenere lo status quo, sentito come salvifico.

FragolinaBoumBum ha scritto:

[infatti]Nelle esperienze di cui sono stata testimone, l'analista per lo più taceva.
Credo che l'idea di ricevere assensi alle proprie esternazioni o disapprovazione sia un'attribuzione del paziente.

Dipende da cosa sta cercando il cliente. Se vuole solo un lavandino in cui vomitare una volta la settimana, o se vuole qualcuno che dica sempre "si" e non lo contraddica. Ma personalità contorte vorrebbero lo scontro, oppure il ripudio, ma anche la disapprovazione e la pena da espiare.
Per lo più non sa quello che vuole e sarà molto difficile che riesca a chiarirselo con un'ora di sfogo alla settimana, senza qualcosa di concreto su cui lavorare.

Aleister ha scritto:
Vera ed onesta psicanalisi sarebbe solo quella fedele peraltro all'etimo, cioè dissoluzione, scioglimento della psiche e di ogni contenuto, valore e volere in cui consiste l'(in)esistenza del soggetto...

Una specie di annullamento, con battesimo e riconversione verso una nuova esistenza. Ma questa è religione, non riflessione sulla propria esistenza e comprensione dei propri bisogni fisiologici e psichici, e nemmeno comprensione dei propri modi di comportamento, che sono alla base dell'insoddisfazione.

Oppure semplicemente dissoluzione dell'ipervigilanza, spostare l'attenzione dall'interno all'esterno, essere più superficiali.

E come fa a raggiungere questo risultato se continua nel suo soliloquio, indifferente alle dinamiche con gli altri e col mondo?

PaperMoon ha scritto:avessi soldi in analisi ci andrei subito
e non certo per liberarmi da nevrosi o disagi, che manco a Lourdes
ma per puro piacere nascondersi
anche quello di relazionarmi con qualcuno con certificato doc di revisione del circuito psichico

Saresti deluso. Lo psicoanalista [freudiano, jumghiano, lacaniano] non ti può dare nessun certificato di revisione e approvazione.
Il puro piacere di raccontarti lo puoi trovare anche su un forum, Dove hai anche uno scambio attivo col mondo, e costa molto meno.
Se invece non vuoi essere giudicato, puoi sempre scrivere un diario o una biografia. Poi te la leggi e ha la stessa finalità della psicoanalisi, con la differenza che non ci sono nemmeno confusioni con simbologie e miti paraesoterici.

Pazza_di_Acerra ha scritto:La psicoanalisi è quella malattia mentale di cui crede di essere la terapia.

Karl Kraus, Di notte, 1918

Mi sa che che 90 anni di storia della psicanalisi tendano a corfermarlo.

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13
musicante di brema
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Viandante Affezionato
L'analisi non è altro che una confessione laica, in cui l'analista è il prete (di larghe vedute).

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14
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
doctor faust ha scritto:

PaperMoon ha scritto:avessi soldi in analisi ci andrei subito
e non certo per liberarmi da nevrosi o disagi, che manco a Lourdes
ma per puro piacere nascondersi
anche quello di relazionarmi con qualcuno con certificato doc di revisione del circuito psichico

Saresti deluso. Lo psicoanalista [freudiano, jumghiano, lacaniano] non ti può dare nessun certificato di revisione e approvazione.
Il puro piacere di raccontarti lo puoi trovare anche su un forum, Dove hai anche uno scambio attivo col mondo, e costa molto meno.
Se invece non vuoi essere giudicato, puoi sempre scrivere un diario o una biografia. Poi te la leggi e ha la stessa finalità della psicoanalisi, con la differenza che non ci sono nemmeno confusioni con simbologie e miti paraesoterici.



Anche no, almeno qualche sprazzo di consapevolezza e responsabilità dovrebbe averlo grazie alla taratura;
così per avere qualche scambio umano adulto e il meno inficiato dalle mie e altrui paranoie

A me non piace molto raccontarmi, e non è che ne senta sta grande esigenza.
Fondamentalmente ho imparato a fregarmene del fatto di essere giudicata, che tanto chi di dovere lo fa comunque, ma non mi va di espormi per diversi motivi. In rete particolarmente.

Andrei in analisi per puro piacere intellettuale Sorriso Scemo

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15
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
PaperMoon ha scritto:
Anche no, almeno qualche sprazzo di consapevolezza e responsabilità dovrebbe averlo grazie alla taratura;
così per avere qualche scambio umano adulto e il meno inficiato dalle mie e altrui paranoie

Forse tu cerchi un uomo posato e maturo, allora.

A me non piace molto raccontarmi, e non è che ne senta sta grande esigenza.
Fondamentalmente ho imparato a fregarmene del fatto di essere giudicata, che tanto chi di dovere lo fa comunque, ma non mi va di espormi per diversi motivi. In rete particolarmente.

Andrei in analisi per puro piacere intellettuale Sorriso Scemo

Se e' per passare il tempo non ci sono controindicazioni. Tanti americani ci passano la vita. Basta avere un po' di soldi in piu'.

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16
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
doctor faust ha scritto:
PaperMoon ha scritto:
Anche no, almeno qualche sprazzo di consapevolezza e responsabilità dovrebbe averlo grazie alla taratura;
così per avere qualche scambio umano adulto e il meno inficiato dalle mie e altrui paranoie

Forse tu cerchi un uomo posato e maturo, allora.

no non cerco,
comunque dinamico e burlone quanto basta, allora

doctor faust ha scritto:
Se e' per passare il tempo non ci sono controindicazioni. Tanti americani ci passano la vita. Basta avere un po' di soldi in piu'.

per passare il tempo potrei iscriverni a filosofia sadness
solo un pò di soldi in più? mi offro come cavia Sorriso Scemo , al migliore

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17
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
doctor faust ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
doctor faust ha scritto:
Sono del parere che inoltrarsi nell'inconscio sia impossibile, inutile e dannoso. Per questo temo la psicoanalisi, fondata sull'immaginazione dell'interprete.

Una volta ti avrei contraddetto. Ora non. posso farlo, ma nemmeno posso assentire. Non so più cosa pensare, per la verità. Posso dirti soltanto che se è vero che scendere nell'inconscio è pericoloso, è anche vero che a volte è necessario ed è l'unica strada. Però altrettante volte questo percorso si traduce in un impaludamento improduttivo.

Perchè dici che a volte è necessario? Su cosa si basa questa affermazione?


Perchè sono convinta che ogni malessere apparentemente ingiustificato abbia radici nel profondo.
Se la persona globalmente funziona, allora si può lavorare in superficie curando così il suo malessere. Lo si può fare perchè questo malessere è accessorio. Se è strutturale, bisogna risignificare gli affetti. Altrimenti il malessere si sposterà e insedierà altrove.

Dipende dal paziente? dall'analista? dalla coppia terapeutica? Non credo ci sia una sola risposta, ma di certo il metodo analitico stesso si presta a tale deriva, essendo fondato su un tipo particolare di introspezione che già i pazienti che entrano in analisi tendono a praticare spontaneamente e questo atteggiamento di ipervigilanza su se stessi è una delle radici del loro malessere.
Non sono nemmeno certa che l'analista interpreti per il paziente. Anzi, credo il contrario. Ed anche questo non è del tutto un bene.

Infatti. Il paziente/cliente parla di se a se, e l'analista, mentre si scaccola, interpreta quello che fa comodo alle proprie nevrosi.

Si, si scaccolano spesso.
E credo che sempre interpretino gli altri sulla base di loro stessi e delle loro nevrosi.
Ma è un male?
Non è invece un ponte questo?


Mentre ci sono tecniche che aiutano a capire meglio le distorsioni della camunicazione o delle proprie convinzioni in merito a se stessi, gli altri e il mondo.
Basata sulla razionalità, non su una razionalizzazione dell'irrazionale.

Mi faresti esempi?

Per i sintomi, la desensibilizzazione comportamentale. Per ribaltare gli schemi fissi mentali, i paradossi della terapia strategica filosofica, per capire la dinamica della comunicazione, l' analisi delle transazioni e la riflessione sul proprio copione di vita e dei giochi psicologici tipici, che si mettono in atto per mantenere lo status quo, sentito come salvifico.

Dichiaro la mia ignoranza sulle prime terapie da te citate. Se ne parlerai qui mi farà piacere e ti leggerò con attenzione.

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18
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
[quote="NinfaEco"][quote="doctor faust"]
NinfaEco ha scritto:

...sono convinta che ogni malessere apparentemente ingiustificato abbia radici nel profondo.
Se la persona globalmente funziona, allora si può lavorare in superficie curando così il suo malessere. Lo si può fare perchè questo malessere è accessorio. Se è strutturale, bisogna risignificare gli affetti. Altrimenti il malessere si sposterà e insedierà altrove.

E se si spostasse altrove proprio perchè si va a irritare ciò che deve restare sepolto nell'oblio?
Quella della catarsi risolutiva mi pare sempre più come una leggenda metropolitana.
Se è vero che lo sfogo è benefico, nel senso di tirar fuori i motivi della rabbia, o della malinconia, o dell'ansia angosciante che proviamo, e' altrettanto vero che queste si riformeranno, perche' e fisiologico che sia così.

Non e' che guarita una malattia grave non ci ammaliamo più. Anzi. Piccole crisi di guarigioni e qualche puntata febbrile stimolano il corpo a restare attivo e vigile, e quella persona camperà più di altre.

Quel "profondo" in cui ci si vorrebbe calare è un pozzo senza fondo, in cui non troveremo niente di grandioso, e che ci farà solo perdere tempo di vita e la possibiità di dedicarci ad altro, più costruttivo, che ci dia carezze e soddisfazioni. L'unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno per vivere.
Secondo me.

Si, si scaccolano spesso.
E credo che sempre interpretino gli altri sulla base di loro stessi e delle loro nevrosi.
Ma è un male?
Non è invece un ponte questo?

Ma non ti pare che sia lo stesso ponte che ti puo' porgere un frate in confessionale, che sta muto ad ascolare i tuoi tormenti? O un passante che agganci, che riempi di prolissita' logorroiche, e che poi saluti senza neppure chiedergli come si chiama?

Dichiaro la mia ignoranza sulle prime terapie da te citate. Se ne parlerai qui mi farà piacere e ti leggerò con attenzione.

La prima deriva dalla scuola di Palo alto, incentrata sulla comunicazione e sui paradossi della stessa. Affonda le radici sul neopositivimo logico e sull'attenzione per il linguaggio scientifico [ wittgenstein, Russel, Austin, ecc] e prima ancora sul pensiero sofista.Si tratta di manipolare e scuotere i vizi mentli dell'ideazione.

Si passa poi a Bateson, Watzlawick, e l'italiano Nardone -> Terapia strategica.
Le altre sono le tanto modaiole cognitivo -comportamentali. Un mezzo di desensibilizzazione al sintono, come il vaccino per i pollini. Un progressivo avvicinamento alla fonte della fobia e dell'ansia che ne deriva.

Si seguono dei protocolli, ma questo non ne fa un farmaco sicuro. Più un palliativo.

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19
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
doctor faust ha scritto: Ma non ti pare che sia lo stesso ponte che ti puo' porgere un frate in confessionale, che sta muto ad ascolare i tuoi tormenti? O un passante che agganci, che riempi di prolissita' logorroiche, e che poi saluti senza neppure chiedergli come si chiama?


Per questo io dico che sei pericoloso.
Riassumendo:
la psicoanalisi no perché è lunga...
la cognitivo comportamentale è un palliativo modaiolo...
meglio una bella chiacchierata con un frate muto, giusto? Già...quella è LA cura.
Da come parli sembra che il paziente medio di un terapeuta sia il ragazzetto brufoloso che è triste perché la fidanzata l'ha mollato.
Ah no, scusa, c'è la terapia strategica, quella delle dieci sedute.
Bene...tu presentami un terapeuta strategico che in dieci sedute risolve una depressione maggiore ed io gli pago le tasse per il 2013.
Giuro!
Ribadisco: tu sei pericoloso.

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20
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Yale ha scritto:
doctor faust ha scritto: Ma non ti pare che sia lo stesso ponte che ti puo' porgere un frate in confessionale, che sta muto ad ascolare i tuoi tormenti? O un passante che agganci, che riempi di prolissita' logorroiche, e che poi saluti senza neppure chiedergli come si chiama?


Per questo io dico che sei pericoloso.
Riassumendo:
la psicoanalisi no perché è lunga...
la cognitivo comportamentale è un palliativo modaiolo...
meglio una bella chiacchierata con un frate muto, giusto? Già...quella è LA cura.
Da come parli sembra che il paziente medio di un terapeuta sia il ragazzetto brufoloso che è triste perché la fidanzata l'ha mollato.
Ah no, scusa, c'è la terapia strategica, quella delle dieci sedute.
Bene...tu presentami un terapeuta strategico che in dieci sedute risolve una depressione maggiore ed io gli pago le tasse per il 2013.
Giuro!
Ribadisco: tu sei pericoloso.

Per la depressione maggiore e le altre patologie neurologico-psichiatriche c'e' la neuro-psichiatria, e un corposo bagaglio farmacologico, di cui l'eventuale psico-terapia diventa un sostegno aggiuntivo.

Per il resto non sono io a prescivere le cure, e ciò che dico qui rientra nel campo delle opinioni, non delle prescrizioni.
Misura le parole. E' più da adulti.

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21
Aleister
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Viandante Storico
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La modalità con cui viene approcciato il tema del topic ( ed in generale quelli inerenti la psicologia e affini) è imbarazzante e - come stato giustamente sottolineato - pericoloso. Un minestrone di affermazioni arbitrarie ed arrafazzonate, come arbitraria ed arrafazzonata è tutta la dimensione dello psicologico e dunque delle presunte scuole che se ne dovrebbero occupare. Raggruppare i sintomi in categorie patologiche più ampie è perlomeno arbitrario. Tra l'altro anche le categorie in cui i sintomi vengono raggruppati sono spesso oggetto di accesi dibattiti. Un altro problema è rappresentato dalle diverse tradizioni nazionali. Infatti uno stesso paziente può sentirsi formulare diagnosi differenti da specialisti di paesi diversi. Si pensi, ad esempio alla "psicosi acuta delirante" (la bouffée délirante) in Francia, una diagnosi che non ha analoghi in altri paesi. Henri Ellenberger, illustre storico della psichiatria, già a metà degli anni '50 sosteneva: "Gli inglesi definiscono con il termine nevrosi quasi tutti i disturbi emotivi. I francesi applicano con molta facilità la diagnosi di frenastenia. Per quanto riguarda gli elvetici, i francesi dicono che gli svizzeri formulano la diagnosi di schizofrenia al 90% dei soggetti psicotici e al 50% dei soggetti normali".

Inoltre credo che il doctor Faust dovrebbe, per rispetto e scrupolo morale nei confronti di chi tra gli utenti dovesse patire di disagi reali , evitare di spacciarsi per operatore nel settore, vantando lauree, master, e proponendo terapie in privato, elementi che pare già gli valsero la bannazione da alcuni forum e ripetuti richiami. Esistono modi più innocui, per sè e per gli altri, di rabberciare la propria claudicante autostima.

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22
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
doctor faust ha scritto:
Per la depressione maggiore e le altre patologie neurologico-psichiatriche c'e' la neuro-psichiatria, e un corposo bagaglio farmacologico, di cui l'eventuale psico-terapia diventa un sostegno aggiuntivo.

Per il resto non sono io a prescivere le cure, e ciò che dico qui rientra nel campo delle opinioni, non delle prescrizioni.
Misura le parole. E' più da adulti.


Neuropsichiatria?! Decisamente non sei del ramo.
E soprattutto...io dovrei misurare le parole?!
Senti ma...come stai messo ad esame di realtà?

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23
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Aleister ha scritto:
Inoltre credo che il doctor Faust dovrebbe, per rispetto e scrupolo morale nei confronti di chi tra gli utenti dovesse patire di disagi reali , evitare di spacciarsi per operatore nel settore, vantando lauree, master, e proponendo terapie in privato, elementi che pare già gli valsero la bannazione da alcuni forum e ripetuti richiami. Esistono modi più innocui, per sè e per gli altri, di rabberciare la propria claudicante autostima.

Se quanto dici è vero mi sento sollevata, anche se pare non sia stato sufficiente.

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24
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Yale ha scritto:
Aleister ha scritto:
Inoltre credo che il doctor Faust dovrebbe, per rispetto e scrupolo morale nei confronti di chi tra gli utenti dovesse patire di disagi reali , evitare di spacciarsi per operatore nel settore, vantando lauree, master, e proponendo terapie in privato, elementi che pare già gli valsero la bannazione da alcuni forum e ripetuti richiami. Esistono modi più innocui, per sè e per gli altri, di rabberciare la propria claudicante autostima.

Se quanto dici è vero mi sento sollevata, anche se pare non sia stato sufficiente.

Come tu ed altri utenti con una qualche competenza in materia avete notato, la preparazione del doctor è da libercolo di pessima divulgazione, le contraddizioni sono continue, così come le imprecisioni. Ma tutto fa brodo in discussioni al limite del cazzeggio, il discorso cambia quando ci si spaccia per chi non si è e si dispensano consigli rivestiti di presunta autorevolezza.

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NinfaEco
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doctor faust ha scritto:
NinfaEco ha scritto:

...sono convinta che ogni malessere apparentemente ingiustificato abbia radici nel profondo.
Se la persona globalmente funziona, allora si può lavorare in superficie curando così il suo malessere. Lo si può fare perchè questo malessere è accessorio. Se è strutturale, bisogna risignificare gli affetti. Altrimenti il malessere si sposterà e insedierà altrove.

E se si spostasse altrove proprio perchè si va a irritare ciò che deve restare sepolto nell'oblio?
Quella della catarsi risolutiva mi pare sempre più come una leggenda metropolitana.
Se è vero che lo sfogo è benefico, nel senso di tirar fuori i motivi della rabbia, o della malinconia, o dell'ansia angosciante che proviamo, e' altrettanto vero che queste si riformeranno, perche' e fisiologico che sia così.

Non e' che guarita una malattia grave non ci ammaliamo più. Anzi. Piccole crisi di guarigioni e qualche puntata febbrile stimolano il corpo a restare attivo e vigile, e quella persona camperà più di altre.

Quel "profondo" in cui ci si vorrebbe calare è un pozzo senza fondo, in cui non troveremo niente di grandioso, e che ci farà solo perdere tempo di vita e la possibiità di dedicarci ad altro, più costruttivo, che ci dia carezze e soddisfazioni. L'unica cosa di cui abbiamo veramente bisogno per vivere.
Secondo me.

No, non credo. Se rimestare nell'oblio genera malessere è perchè qualcosa è stato messo da parte in un modo che non torna.
Vedi, io credo che quello che tu chiamo oblio sia un bene. Non sono una fautrice del rischiaramento totale e della decostruzione assoluta. Credo anzi che gran parte della nostra felicità dipenda dalla presenza di un margine d'ombra.
Ma se un malessere è presente, se permane agendo sulle cause immediate significa che esse sono accessorie o apparenti. In quei casi bisogna andare oltre i mascheramenti e avventurarsi nell'ombra perchè essa non è oblio, ma qualcosa di vivissimo e disturbante... proprio perchè nascosto e non compreso.
La pretesa di una decostruzione assoluta la ritengo patogena. La vedo come un sintomo. Ho pietà per essa come ne ho per ogni fede cieca, riconoscendo dietro di essa un piccolo essere umno smarrito che cerca di rassicurarsi attraverso un'illusione di controllo.
Ma essa è diversa da un'introspezione consapevole di se stessa, che mira soltanto a riappropriarsi dei propri affetti.

Si, si scaccolano spesso.
E credo che sempre interpretino gli altri sulla base di loro stessi e delle loro nevrosi.
Ma è un male?
Non è invece un ponte questo?

Ma non ti pare che sia lo stesso ponte che ti puo' porgere un frate in confessionale, che sta muto ad ascolare i tuoi tormenti? O un passante che agganci, che riempi di prolissita' logorroiche, e che poi saluti senza neppure chiedergli come si chiama?

Si la ritengo la stessa cosa. Cambia la "simbologia" ma non la natura simbolica dell'atto. L'analisi è una confessione e in fondo, anche se inconsapevolmente, è una ricerca di assoluzione.
L'analisi però non promette salvezza e lascia al paziente l'onere della propria discolpa.
Riguardo al passante... le ritengo cose diverse. Nel tuo esempio il passante è violentato. È un mero contenitore muto. Non c'è dialogicità reale, e quindi non c'è trasformazione. Solo sfogo. L'analisi è anche sfogo, ma in minima parte.

Dichiaro la mia ignoranza sulle prime terapie da te citate. Se ne parlerai qui mi farà piacere e ti leggerò con attenzione.

La prima deriva dalla scuola di Palo alto, incentrata sulla comunicazione e sui paradossi della stessa. Affonda le radici sul neopositivimo logico e sull'attenzione per il linguaggio scientifico [ wittgenstein, Russel, Austin, ecc] e prima ancora sul pensiero sofista.Si tratta di manipolare e scuotere i vizi mentli dell'ideazione.

Si passa poi a Bateson, Watzlawick, e l'italiano Nardone -> Terapia strategica.
Le altre sono le tanto modaiole cognitivo -comportamentali. Un mezzo di desensibilizzazione al sintono, come il vaccino per i pollini. Un progressivo avvicinamento alla fonte della fobia e dell'ansia che ne deriva.

Si seguono dei protocolli, ma questo non ne fa un farmaco sicuro. Più un palliativo.

Mi leggerò qualcosa e poi ti chiedo.

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