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L'uomo e l'ideologia come utopia: riflessioni a partire da Bloch

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Va premesso che Bloch reinterpreta tutta la filosofia marxista in un'ottica olistica, restituendo cioè alla natura meccanico-quantitativa uno spessore aristotelico. Il suo obiettivo è quello di superare “l'alienazione”, intesa come frattura apertasi tra l'uomo e la realtà in seguito al dilagare dello spirito oggettivante/obiettivante.
È per queste ragioni che molti concetti appaiono diversi e rivoluzionari nel suo pensiero.
Questo è il bello della filosofia: riscaldando la stessa zuppa, a seconda del cuoco essa può assumere sapori diversi, diventando addirittura somigliante ad un piatto di lasagne. Per questo ve la consiglio. E' un'ottima alternativa all'uncinetto ma non fa perdere la vista.
La rigidità del materialismo dialettico acquisisce lo statuto d'utopia, ovvero di volontà umana di attuazione di un ideale umano sino alle sue estreme conseguenze. La chiave del marxismo in quanto utopia, non è “ciò che è” ma “ ciò che non è ancora”. In altre parole, il marxismo non è un'analisi della realtà di tipo descrittivo e scientifica con valenze progettuali oggettivamente/obiettivamente fondate, ma una velleità umana ( o un sogno, se preferite). La forza della dialettica, in quanto utopia, sta nell'attuare i contrasti tra “ciò che è ” e “ ciò che non è ancora” e non nell'evidenziarne il legame di derivazione necessaria. L'utopia con tutte le sue caratteristiche è uno degli elementi che qualificano la natura umana, essendo essa essenzialmente proiettiva ( volta al futuro). L'uomo di Bloch è un essere sociale, quindi queste caratteristiche della sua natura implicano il suo inserimento in un sistema di relazioni sociali che in virtù della sua proiettività utopica, l'uomo vuole trasporre da una condizione non emancipata ad una emancipata.

Bene. Ecco una possibile interpretazione della genesi di un'ideologia politica. Essa ha secondo me il pregio di restituire ad essa la sua vera sostanza: quella di costruzione arbitraria fondata solo su esigenze umane. Ed ha il pregio di riconoscerne la natura utopistica. Anche l'utopia si vede restituito quello che è secondo me il suo vero significato: velleità e sogno.
A questo proposito mi ricordo l'immagine dell'idealismo come amore infelice. Non so se ne ho già parlato. Eventualmente lo farò.

Da quello che ho riportato sopra ne consegue che:
- L'ideologia non è fondata sulla realtà ma su un progetto di realtà
- Tale progetto è umano, cioè utopistico e rivolto al futuro
- L'utopia è velleità e sogno
- L'ideologia è velleità e sogno
- E' errato intendere l'ideologia come esplicativa della realtà
- Le velleità e i sogni ( le utopie) sono debolezze umane

Voi come la vedete?

Ora se volete parliamo di questo.
Mi sembra che un po' di voglia di arrovellarsi in giro ci sia.



Ultima modifica di NinfaEco il Sab 13 Ott 2012 - 10:40, modificato 3 volte (Motivazione : Errori)

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Pazza_di_Acerra
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Alla quarta riga avevo già la meningite... party2

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3
NinfaEco
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@Pazza_di_Acerra ha scritto:Alla quarta riga avevo già la meningite... party2

Ah sì... meglio non esagerare.
Ma con moderazione, se qualcuno vuole sta qui.
Per l'O.T. e il cazzeggio ci sono tante sezioni KleanaOcchiolino

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4
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Diceva Hegel che il destino degli utopisti è diventare esecutori di condanne a morte. Non si fonda lo stato angelico o sognante se non si eliminano i portatori del corpo e del desiderio (e qui Bloch ha insegnato qualcosa), se quel carnaio di segni che è il sesso non si cancella nella parola piena o nella lingua muta di un corpo politico perfetto, di un corpo disincarnato e trasparente.
Si dice che Robespierre tenesse "Il contratto sociale" sul comodino. Se l'avesse letto bene avrebbe dovuto trovarvi, anzichè i fondamenti del Terrore, i terrori del povero Rousseau, lo spavento che lo faceva disperare in questo mondo e di questa storia. Può sembrare paradossale ma gli utopisti di cui parlava Hegel, convinti che basti tagliare qualche testa per rifare il mondo, sono inguaribili ottimisti, comunque figli di quei lumi che Rousseau vedeva già con il senno di poi, fiaccati e spenti da quella malattia che scivola presto nelle vene del progresso.
Veri utopisti sono quelli che condannano a morte solo se stessi, uomini postumi, in anticipo sul loro tempo, arretrati rispetto a qualunque tempo reale, contemporanei di nessuna umanità perchè la pensano sempre dislocata in quel "nessundove senza negazioni" di cui parla una splendida elegia di Rilke (non mi ricordo quale).

Per quanto riguarda Bloch è ancora diverso, resta fondamentale la distinzione tra contenuto utopistico ed utopico nella loro opposizione. Il suo percorso, attraverso il principio speranza ed il dialogo con la teologia della speranza, è smentita delle conclusioni Ninfiane in quanto la speranza non è sogno, illusione o velleità (ma neppure, in polemica con Moltmann, escatologia futura) bensì profezia del presente, rinvenimento delle tracce dell'Homo absconditus che costituisce realissima essenza umana da inverare.

P.S Anche questo topic non si salva dall'esercizio di cazzeggio. La filosofia non potete permettervela e neppure è indispensabile ne balbettiate...

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5
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@Aleister ha scritto:Diceva Hegel che il destino degli utopisti è diventare esecutori di condanne a morte. Non si fonda lo stato angelico o sognante se non si eliminano i portatori del corpo e del desiderio (e qui Bloch ha insegnato qualcosa), se quel carnaio di segni che è il sesso non si cancella nella parola piena o nella lingua muta di un corpo politico perfetto, di un corpo disincarnato e trasparente.
Si dice che Robespierre tenesse "Il contratto sociale" sul comodino. Se l'avesse letto bene avrebbe dovuto trovarvi, anzichè i fondamenti del Terrore, i terrori del povero Rousseau, lo spavento che lo faceva disperare in questo mondo e di questa storia. Può sembrare paradossale ma gli utopisti di cui parlava Hegel, convinti che basti tagliare qualche testa per rifare il mondo, sono inguaribili ottimisti, comunque figli di quei lumi che Rousseau vedeva già con il senno di poi, fiaccati e spenti da quella malattia che scivola presto nelle vene del progresso.
Veri utopisti sono quelli che condannano a morte solo se stessi, uomini postumi, in anticipo sul loro tempo, arretrati rispetto a qualunque tempo reale, contemporanei di nessuna umanità perchè la pensano sempre dislocata in quel "nessundove senza negazioni" di cui parla una splendida elegia di Rilke (non mi ricordo quale).

Per quanto riguarda Bloch è ancora diverso, resta fondamentale la distinzione tra contenuto utopistico ed utopico nella loro opposizione. Il suo percorso, attraverso il principio speranza ed il dialogo con la teologia della speranza, è smentita delle conclusioni Ninfiane in quanto la speranza non è sogno, illusione o velleità (ma neppure, in polemica con Moltmann, escatologia futura) bensì profezia del presente, rinvenimento delle tracce dell'Homo absconditus che costituisce realissima essenza umana da inverare.

P.S Anche questo topic non si salva dall'esercizio di cazzeggio. La filosofia non potete permettervela e neppure è indispensabile ne balbettiate...

È vero. L'utopista inevitabilmente diventa assassino, perchè l'idea che nasce dall'uomo diventa qualcosa di intrisecamente disumano ed opera per necessità proprie che ciò che è umano ostacola. L'idealità nutre l'idea fino a renderla tale mostro mosso da bisogni umani, paure magari. Il piccolo lo scrive in grande, senza riconoscerlo e finisce così per chiamarlo con un altro nome.
Per questo dici che il vero utopista condannerebbe se stesso?
Se è così non credo, perchè questo semplice atto non lo renderebbe tale... a meno che non si uccida per un nobile ideale.
Complimenti per questa risposta Aleister, mi hai messa in seria difficoltà.

P.s.
Ben venga il cazzeggio. Ci fa bene. Anche parlare di queste cose è una perdita di tempo. E chi non ne è consapevole mi fa paura.

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6
hakimsanai43
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Viandante Storico
Viandante Storico
@Pazza_di_Acerra ha scritto:Alla quarta riga avevo già la meningite... party2
scratch
Ma Bloch è quello delle calze velate?
scratch

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