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Le potenzialità psicopatologiche della Rete

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26
Pazza_di_Acerra
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Viandante Ad Honorem
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PaperMoon ha scritto:
Pazza_di_Acerra ha scritto:
PaperMoon ha scritto:Ho questa fantasia che la rete è il grande mare da cui possono emergere molti contenuti inconsci, miei come quelli del collettivo di Carl.

Non è un'idea così campata per aria...

è per questo che non riesco a cambiare l'elefante dell'avatar, anche se non ha la proboscide sollevata... nascondersi

Perché cambiarlo? Ormai la identifichiamo tutti con lui.

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27
Zadig
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Candido ha scritto:
Zadig ha scritto:confidarsi in rete è come mettersi in pantofole davanti a sconosciuti.
È saggio farlo?

Embè? Zazà, mentre ti scrivo mi sono messo in mutande... rolleyss
eh ma (per fortuna) non c'è la webcam!

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28
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
musicante di brema ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
Tornando in topic, io non sono certa che tutti ne sino consapevoli. Anzi, sono più propensa a credere il contrario.
Mi spiego meglio.
Tutti sanno di essere anonimi. Infatti, come tu osservi molti si lasciando andare come non farebbero altrove ( confidenze per alcuni, cazzeggio per altri, azioni più gravi per altri ancora) ma pochi riescono a comprendere dove questo gioco si attacca alla loro persona, cosa colma e cosa crea. E il problema sta lì. Lì ci sono i rischi.

Scusa, ma dove sarebbe il problema?

Per i repressi c'è lo sfogo che non potrebbero mai permettersi, per chi non ha remore c'è la possibilità espressiva senza censura che li caratterizza anche nella vita reale e della quale sono consapevoli. certamente si possono prendere abbagli e cantonate, ma anche questo serve a comprendere meglio alcune parti di noi.

Dove starebbe il rischio?

Non esiste nessun problema a meno che non lo si avverta.
Fermo restando questo, è vero che comportamenti "malsani" tradiscono falle e aprono voragini. Per restare nel tuo esempio, se uso la rete perchè nella vita sono represso, nella vita resterò tale perchè lì non affronto il mio problema.
Ma accantoniamo anche questo. In genere chi fa questo tipo di uso della rete nuoce agli altri, a volte in modo serio.
Se non vogliamo considerare i rischi per il diretto interessato, restano i rischi per gli altri.

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29
silena
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
musicante di brema ha scritto:[quote="silena?
Qualsiasi hacker scemo può individuare la tua identità, se lo volesse. Questo è solo il minimo che ti può accadere. [/quote]

A parte che si stava discettando di rischi psicopatologici della rete e non di altro tipo di rischio...in realtà ciò che paventi non è così facile da realizzarsi se io prendo alcune elementari precauzioni di navigazione nel senso di occultare dati sensibili e usare magari un proxy per evitare l'identificazione dell'I.P.. E non commettendo alcun reato non si vede perchè eventuali (e abilitate) forze dell'ordine dovrebbero perseguirmi: figuriamoci un semplice hacker e per di più scemo.... A che scopo poi? E nell'ipotetico caso (dato e non concesso) che mi scoprisse veramente, che se ne farebbe? Proprio meno di zero. In attesa di sentire cosa vada oltre questo minimo....[/quote]

Ti ho risposto ieri, ma il messaggio è sparito. Se lo desideri, ti invio il riassunto in mp.

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30
silena
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Aleister ha scritto:

Si è dentro, poi fuori ciò che si è stati dentro.
Ci si sente vuoti perchè non c'è nulla dentro di sè
Si cerca di fare entrare dentro di sè il dentro del fuori che un tempo si era dentro
una volta che si cerca di entrare dentro ciò che si è fuori: per mangiare ed essere mangiati
Perchè il fuori divenga il dentro e per essere all'interno dell'esterno...ma non basta Sorriso Scemo


Ti ho compreso, ma non puoi negare che questo avvicendarsi di "dentro" e "fuori" non possa essere frainteso. Sorriso Scemo

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31
Rupa Lauste
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Viandante Storico
Viandante Storico
Secondo me il topic avrebbe dovuto chiamarsi
"le potenzialità psicopatologiche dell'individuo"
perchè il problema è nell'individuo.
la rete è un mezzo.
tutto qui.

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32
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
silena ha scritto:
Aleister ha scritto:

Si è dentro, poi fuori ciò che si è stati dentro.
Ci si sente vuoti perchè non c'è nulla dentro di sè
Si cerca di fare entrare dentro di sè il dentro del fuori che un tempo si era dentro
una volta che si cerca di entrare dentro ciò che si è fuori: per mangiare ed essere mangiati
Perchè il fuori divenga il dentro e per essere all'interno dell'esterno...ma non basta Sorriso Scemo


Ti ho compreso, ma non puoi negare che questo avvicendarsi di "dentro" e "fuori" non possa essere frainteso. Sorriso Scemo

Infatti, prova ne sia che non basta perchè si cerca di portar dentro il dentro di ciò che si è fuori,
e di portar dentro il fuori. Ma non si porta dentro il fuori col portar il fuori dentro perchè
sebbene si sia colmi dentro del dentro del fuori
si è al di fuori del proprio dentro
e col portar dentro il fuori si rimane vuoti
perchè mentre si è al di dentro anche il dentro del fuori è di fuori
e dentro di sè non c'è ancora nulla. Non c'è mai stato nè ci sarà mai nient'altro. testata contro il mu

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33
hakimsanai43
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Viandante Storico
Viandante Storico
doctor faust ha scritto:
Non dico nulla in un forum che non sarei in grado di dire faccia a faccia, confidarsi in rete è come mettersi in pantofole davanti a sconosciuti.
Io l'ho fatto e mi sono sempre trovata bene..
Chi è la rete, dov'è la patologia?
mentre ti scrivo mi sono messo in mutande..
Io per niente.

I bisogni sono tutti uguali, ma ...ognuno ha i suoi
cool
Lo spero bene !!

Nessuno può sedersi sul Water al posto mio !

rotolarsi dal ridere

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34
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto: Per restare nel tuo esempio, se uso la rete perchè nella vita sono represso, nella vita resterò tale perchè lì non affronto il mio problema.

Non sono molto d'accordo.
La rete a dei vantaggi sotto questo aspetto.
Un aspetto interessante è una autoterapia psicologica, in quanto quello che si scrive rimane li e si piò andare a rivedere a distanza di tempo, come una psicie di biografia a frammenti o un diario.
Questo, per una persona capace di riflessione, permette di valutare la propria perfomance mentale e comunicativa e vedere se e' più o meno efficace, permettendo anche aggiustamenti la dove non lo è.

Un altro aspetto e quello relativo alla costruzione delle idee.
Oggi, se non lo si fa a scuola, in università, o in qualche rara occasione, non si ha l'opportunita di avere un dialogo complesso con altre persone, più o meno preparate, ma in grado di fornirti input formativi.

Invece in un forum virtuale, o più forum di diversa natura, hai la possibilità di ordinare e riordinare le tue idee, in una sorta di autodidattica, e aumentarne i contenuti, rafforzando le tue convinzioni, o mettendole in discussione [se si e' capaci di tanto coraggio].

Ma accantoniamo anche questo. In genere chi fa questo tipo di uso della rete nuoce agli altri, a volte in modo serio.
Se non vogliamo considerare i rischi per il diretto interessato, restano i rischi per gli altri.

Io trovo che il pericolo maggiore, che almeno io ho incontrato, è quello di avere a che fare con soggetti frustrati che però hanno potere, come per esempio qualche moderatore o qualche professionista che non tollera critiche al suo status.
Costoro hanno il potere di buttarti fuori dalla piazza, a volte senza una ragione utile che non sia la semplice antipatia o altri sentimenti poco nobili.
PS Non mi rivolgo certo a questo forum, dove mi pare che chi ha potere lo eserciti con l'oggettivita necessaria.

Meno evidente è il pericolo per altri utenti. Basta imparare a non restare agganciati ai tentativi di provocazione.
Anche imparare a fare questo è psicoterapia autodidattica a costo zero.

dentro di sè non c'è ancora nulla. Non c'è mai stato nè ci sarà mai nient'altro. testata contro il mu

Il nichilismo assoluto.



Ultima modifica di doctor faust il Ven 19 Ott 2012 - 17:05, modificato 1 volta

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35
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
@ doctor Faust

Doctor, qui l'unico "nikilismo" assoluto è quello della tua grammatica sconvoltA

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36
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Lo ammetto, sono sciatto e disattento nello scrivere, un pò presbite e non mi va di tornarci sopra agli scritti per pigrizia. Mi basta che si capisca. Linguino

La mia spinta non è :- Sii perfetto!-, tutt'altro.

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37
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Rupa Lauste ha scritto:Secondo me il topic avrebbe dovuto chiamarsi
"le potenzialità psicopatologiche dell'individuo"
perchè il problema è nell'individuo.
la rete è un mezzo.
tutto qui.

Infatti. Sono molto d'accordo su questo. Ciascuno in rete porta sè stesso e nient'altro: e i "rischi" che corre sono quelli che correrebbe nella vita reale, più o meno.

L'impulsivo sarà imprudente, il cauto sarà diffidente. L'entusiasta pieno di fuoco riempirà di sè il rapporto con l'alterità, il creativo meraviglierà con le sue performances.

Il solitario sarà meno solo.

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38
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Rupa Lauste ha scritto:Secondo me il topic avrebbe dovuto chiamarsi
"le potenzialità psicopatologiche dell'individuo"
perchè il problema è nell'individuo.
la rete è un mezzo.
tutto qui.

Certamente. La radice è nell'individuo. Il mezzo in virtù delle sue caratteristiche ne sollecita alcuni lati e ne adombra altri.
Parlare di potenzialità psicopatologiche della rete significa sempre parlarne in relazione ad un individuo.
Il mezzo è muto e morto senza chi lo usa. Vale per qualsiasi mezzo, a maggior ragione per i mezzi con valenza espressiva

@ musicante di brema

Infatti. Sono molto d'accordo su questo. Ciascuno in rete porta sè stesso e nient'altro: e i "rischi" che corre sono quelli che correrebbe nella vita reale, più o meno.

L'impulsivo sarà imprudente, il cauto sarà diffidente. L'entusiasta pieno di fuoco riempirà di sè il rapporto con l'alterità, il creativo meraviglierà con le sue performances.

Il solitario sarà meno solo.

Mi trovi d'accordo. Ma non fare l'errore di ritenere il mezzo neutro rispetto a chi lo utilizza. I mezzi con valenza espressiva e comunicativa sono in rapporto con chi li usa in modo reciproco, cioè non solo l'utilizzatore influisce sul mezzo ma anche il mezzo utilizzato h effetti sull'utilizzatore.

Piuttosto vorrei farti una domanda, perchè il tono che usi quando parli di certe cose sembra di difesa?
Mi riferisco a quello che hai detto dei repressi.
Nessuno qui punta il dito, credo. E so per certo di non farlo io.
Vedi, ora il mio indice sta premendo invio.
Ne hai le prove Sorriso Scemo



Ultima modifica di NinfaEco il Ven 19 Ott 2012 - 18:10, modificato 2 volte

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39
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
doctor faust ha scritto:
NinfaEco ha scritto: Per restare nel tuo esempio, se uso la rete perchè nella vita sono represso, nella vita resterò tale perchè lì non affronto il mio problema.

Non sono molto d'accordo.
La rete a dei vantaggi sotto questo aspetto.
Un aspetto interessante è una autoterapia psicologica, in quanto quello che si scrive rimane li e si piò andare a rivedere a distanza di tempo, come una psicie di biografia a frammenti o un diario.
Questo, per una persona capace di riflessione, permette di valutare la propria perfomance mentale e comunicativa e vedere se e' più o meno efficace, permettendo anche aggiustamenti la dove non lo è.

Un altro aspetto e quello relativo alla costruzione delle idee.
Oggi, se non lo si fa a scuola, in università, o in qualche rara occasione, non si ha l'opportunita di avere un dialogo complesso con altre persone, più o meno preparate, ma in grado di fornirti input formativi.

Invece in un forum virtuale, o più forum di diversa natura, hai la possibilità di ordinare e riordinare le tue idee, in una sorta di autodidattica, e aumentarne i contenuti, rafforzando le tue convinzioni, o mettendole in discussione [se si e' capaci di tanto coraggio].

Sì alcuni dicono che la rete attraverso la possibilità di incarnare ruoli alternativi a quelli agiti nella propria vita senza rischi consenta di sperimentare nuove condotte trasformando così chi le agisce. Ma quanta seria volontà di autoesame ed autocritica stiamo ipotizzando negli esseri umani accreditando questa ipotesi? Certo, può verificarsi questa eventualità, ma per pochi. Questi pochi non presentano nel profondo di loro stessi quei tratti che fanno invischiare nel virtuale.
Anche riguardo alla costruzione di idee sei molto fiducioso. Può succedere come dici, ma più spesso vedo la ricerca di platee o cori per dar forza alle proprie idee e/o alla propria idea di mondo. Vedo la morte del dialogo ripetuta in molteplici scambi all'apparenza dialogici. La rete si presta bene a questo, ferme restando le sue potenzialità che conducono nella direzione che tu ricordi.

Ma accantoniamo anche questo. In genere chi fa questo tipo di uso della rete nuoce agli altri, a volte in modo serio.
Se non vogliamo considerare i rischi per il diretto interessato, restano i rischi per gli altri.

Io trovo che il pericolo maggiore, che almeno io ho incontrato, è quello di avere a che fare con soggetti frustrati che però hanno potere, come per esempio qualche moderatore o qualche professionista che non tollera critiche al suo status.
Costoro hanno il potere di buttarti fuori dalla piazza, a volte senza una ragione utile che non sia la semplice antipatia o altri sentimenti poco nobili.
PS Non mi rivolgo certo a questo forum, dove mi pare che chi ha potere lo eserciti con l'oggettivita necessaria.

Succede. Ma il pericolo maggiore non sta in questi frustrati perchè le loro azioni sono visibili ed anche il loro ruolo. Sono i frustrati travestiti da altro il pericolo. La rete abbonda di salvatori che vogliono in realtà salvare se stessi, di buoni senza macchia e saggi tuttologi. Lì sta l'insidia peggiore. Tra di essi si nasconde chi può ferire senza ritegno e senza limiti, travalicando il virtuale... perchè la loro identità virtuale ha funzione compensatoria rispetto a quella reale, tanto che per loro è vitale difendere quell'identità, tanto quanto lo sarebbe difendersi da un omicida. E capirai che questo giustifica ogni forma di violenza.

Meno evidente è il pericolo per altri utenti. Basta imparare a non restare agganciati ai tentativi di provocazione.
Anche imparare a fare questo è psicoterapia autodidattica a costo zero.

Non basta a volte, perchè in rete le tue risposte possono addirittura essere inventate. Se incontri un vero malato, esso le inventerà... perchè la presenza nell'atto di venire mortificata serve a loro per vivere con la loro identità compensatoria la loro esistenza surrogata.

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40
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto: Piuttosto vorrei farti una domanda, perchè il tono che usi quando parli di certe cose sembra di difesa? Mi riferisco a quello che hai detto dei repressi. Nessuno qui punta il dito, credo. E so per certo di non farlo io. Vedi, ora il mio indice sta premendo invio. Ne hai le prove Sorriso Scemo

Scusa, ma dove lo vedi l'atteggiamento "di difesa"? Ti trascrivo il post che avevo scritto:
...........................


Scusa, ma dove sarebbe il problema?

Per i repressi c'è lo sfogo che non potrebbero mai permettersi, per chi non ha remore c'è la possibilità espressiva senza censura che li caratterizza anche nella vita reale e della quale sono consapevoli. certamente si possono prendere abbagli e cantonate, ma anche questo serve a comprendere meglio alcune parti di noi.

Dove starebbe il rischio?

-------------------------

Non vedo dove tu legga un atteggiamento di "difesa". Se vuoi esplicitare meglio sono tutt'orecchi.

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41
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
musicante di brema ha scritto:
NinfaEco ha scritto: Piuttosto vorrei farti una domanda, perchè il tono che usi quando parli di certe cose sembra di difesa? Mi riferisco a quello che hai detto dei repressi. Nessuno qui punta il dito, credo. E so per certo di non farlo io. Vedi, ora il mio indice sta premendo invio. Ne hai le prove Sorriso Scemo

Scusa, ma dove lo vedi l'atteggiamento "di difesa"? Ti trascrivo il post che avevo scritto:
...........................


Scusa, ma dove sarebbe il problema?

Per i repressi c'è lo sfogo che non potrebbero mai permettersi, per chi non ha remore c'è la possibilità espressiva senza censura che li caratterizza anche nella vita reale e della quale sono consapevoli. certamente si possono prendere abbagli e cantonate, ma anche questo serve a comprendere meglio alcune parti di noi.

Dove starebbe il rischio?

-------------------------

Non vedo dove tu legga un atteggiamento di "difesa". Se vuoi esplicitare meglio sono tutt'orecchi.


Non intendevo dire di autodifesa, ma di difesa nei confronti di questo genere di persona che hai chiamato in causa tu, cioè i repressi. Mi sembrava che il discorso ti stesse molto a cuore.
Ma forse è solo il tuo modo di esprimerti, visto che anche questo post mi sembra "accalorato".
D'altronde l'unico modo attraverso cui posso capirti è leggendoti, e quindi fraintendersi è facilissimo. Dato che questo mezzo ci fa comunicare in modo fortemente mediato, si possono vedere negli altri cose che non ci sono e attribuirgliele. Fortunatamente per il nostro scambio comunicativo ne sono consapevole.
E così ritorniamo in topic

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42
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto: Non intendevo dire di autodifesa, ma di difesa nei confronti di questo genere di persona che hai chiamato in causa tu, cioè i repressi. Mi sembrava che il discorso ti stesse molto a cuore. Ma forse è solo il tuo modo di esprimerti, visto che anche questo post mi sembra "accalorato". D'altronde l'unico modo attraverso cui posso capirti è leggendoti, e quindi fraintendersi è facilissimo. Dato che questo mezzo ci fa comunicare in modo fortemente mediato, si possono vedere negli altri cose che non ci sono e attribuirgliele. Fortunatamente per il nostro scambio comunicativo ne sono consapevole. E così ritorniamo in topic

Non mi pare di essermi espressa in modo particolarmente accalorato, per quanto io sia una persona effettivamente "calda" nella mia interlocuzione, solitamente.

Comunque...perchè mai dovrei categorizzare l "repressi"? Si tratta di persone irrisolte, cariche di problemi interiori e dunque sofferenti, che spesso trovano nel web una via di fuga dalla loro difficile condizione: condizione che io comprendo, poichè comprendere l'animo umano fa parte delle cose che faccio anche professionalmente. E anche perchè l'animo dell'uomo mi sta a cuore in quanto donna, dell'uomo controparte naturale.

Ora potrai chiedermi perchè io parli riferendomi al maschile: la risposta è semplice...perchè gli uomini rappresentano la più parte di questa categoria. E questo me lo dice l'esperienza e la riflessione conseguente sui mali della società di oggi. Oggi è l'uomo ad essere sempre più spesso vittima silenziosa del nostro contesto sociale: espropriato della sua virilità, esautorato, violentato nelle sue istanze profonde, compresso nei suoi comportamenti. La donna vive ugualmente nel disordine dei modelli odierni imposti, ma reagisce di più anche se scompostamente e in modo spesso autolesionistico. L'uomo invece no, troppo spesso tace e si adegua accettando in apparenza un'imposizione occulta che lo devasta come maschio e come essere umano. Con perniciose conseguenze.

E dunque cosa vuoi che sia se la Rete gli consente di perpetrare una fuga temporanea dal suo reale aiutandolo a sopravvivere alle sue contraddizioni?

Penso che l'equivoco sia chiarito.... sorriso

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43
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:

Sì alcuni dicono che la rete attraverso la possibilità di incarnare ruoli alternativi a quelli agiti nella propria vita senza rischi consenta di sperimentare nuove condotte trasformando così chi le agisce. Ma quanta seria volontà di autoesame ed autocritica stiamo ipotizzando negli esseri umani accreditando questa ipotesi? Certo, può verificarsi questa eventualità, ma per pochi. Questi pochi non presentano nel profondo di loro stessi quei tratti che fanno invischiare nel virtuale.


Certo che non e' per tutti. E' già stato detto. Ma il fatto che per alcuni sia possibile mi pare già un buon risultato.

Anche riguardo alla costruzione di idee sei molto fiducioso. Può succedere come dici, ma più spesso vedo la ricerca di platee o cori per dar forza alle proprie idee e/o alla propria idea di mondo. Vedo la morte del dialogo ripetuta in molteplici scambi all'apparenza dialogici. La rete si presta bene a questo, ferme restando le sue potenzialità che conducono nella direzione che tu ricordi.

Be...questo rientra nella dinamica delle masse. Ognuno cerca di intrupparsi la dove si sente più al sicuro. Come le bande di quartiere o i gruppi nei luoghi di lavoro, nelle caserme, carceri, comunita' di vario genere.

Succede. Ma il pericolo maggiore non sta in questi frustrati perchè le loro azioni sono visibili ed anche il loro ruolo. Sono i frustrati travestiti da altro il pericolo. La rete abbonda di salvatori che vogliono in realtà salvare se stessi, di buoni senza macchia e saggi tuttologi. Lì sta l'insidia peggiore. Tra di essi si nasconde chi può ferire senza ritegno e senza limiti, travalicando il virtuale... perchè la loro identità virtuale ha funzione compensatoria rispetto a quella reale, tanto che per loro è vitale difendere quell'identità, tanto quanto lo sarebbe difendersi da un omicida. E capirai che questo giustifica ogni forma di violenza.

...Non basta a volte, perchè in rete le tue risposte possono addirittura essere inventate. Se incontri un vero malato, esso le inventerà... perchè la presenza nell'atto di venire mortificata serve a loro per vivere con la loro identità compensatoria la loro esistenza surrogata.


Questi due passaggi mi sono oscuri. Puoi dispiegarti meglio?

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44
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
doctor faust ha scritto:
NinfaEco ha scritto:


Succede. Ma il pericolo maggiore non sta in questi frustrati perchè le loro azioni sono visibili ed anche il loro ruolo. Sono i frustrati travestiti da altro il pericolo. La rete abbonda di salvatori che vogliono in realtà salvare se stessi, di buoni senza macchia e saggi tuttologi. Lì sta l'insidia peggiore. Tra di essi si nasconde chi può ferire senza ritegno e senza limiti, travalicando il virtuale... perchè la loro identità virtuale ha funzione compensatoria rispetto a quella reale, tanto che per loro è vitale difendere quell'identità, tanto quanto lo sarebbe difendersi da un omicida. E capirai che questo giustifica ogni forma di violenza.

...Non basta a volte, perchè in rete le tue risposte possono addirittura essere inventate. Se incontri un vero malato, esso le inventerà... perchè la presenza nell'atto di venire mortificata serve a loro per vivere con la loro identità compensatoria la loro esistenza surrogata.


Questi due passaggi mi sono oscuri. Puoi dispiegarti meglio?

Sì. Mi sono lasciata andare nello scrivere lasciandoti per intero il peso di capirmi. Scusami.
Intendo dire che troppi in rete impersonano l'identità che vorrebbero avere. In genere non è una scelta istantanea e consapevole. Avviene a partire da feed back positivi ricevuti. Progressivamente questa identità si sovrappone alla propria, e si perde la consapevolezza della differenza. Il virtuale diventa il terreno in cui la persona agisce attraverso questo golem ( chiamiamolo falso sé, credo sia il termine più corretto). Ogni virtù del golem è propria. Ogni ferita al golem è propria. Se il golem dovesse rivelarsi per il pupazzo di fango che è, sarebbe la persona che lo ha impastato a sentirsi distrutta.
Queste persone allora diventano aggressive, per evitare che questo accada e usano tutti gli strumenti che il virtuale fornisce per difenderlo ( difendersi). Nel farlo sferrano attacchi anche reali ad altre persone, non distinguendo più la differenza tra le due cose.
Perché il golem ha certe fattezze? Credo che esse costituiscano l'ideale dell'io di queste persone e che lette al negativo rivelino con precisione le loro ferite.
Se il ruolo del mod è esplicito, il golem è occulto. Lo hai di fronte senza saperlo. Non solo, il golem ( la persona nascosta e mascherata) ha paura e quindi è cattivo.

musicante di brema ha scritto:
E dunque cosa vuoi che sia se la Rete gli consente di perpetrare una fuga temporanea dal suo reale aiutandolo a sopravvivere alle sue contraddizioni?

Penso che l'equivoco sia chiarito.... sorriso

Sì certo, che lo è. Manon costituiva un problema nemmeno quando non lo era.

Ora rispondo alla tua domanda.
Cosa vuoi che sia? Una fuga. Lo dici tu stessa.
Fuggire non è mai un bene se si fugge da se stessi.
La fuga come strategia di auto-preservazione restringe lo spazio vitale e atrofizza le nostre attitudini alla vita. Più lo spazio vitale si restringe, più l'uomo si sente debole più aggredisce, se stesso e gli altri.
Lo sfogo è una cosa, la fuga un'altra.

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45
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto: Ora rispondo alla tua domanda. Cosa vuoi che sia? Una fuga. Lo dici tu stessa. Fuggire non è mai un bene se si fugge da se stessi. La fuga come strategia di auto-preservazione restringe lo spazio vitale e atrofizza le nostre attitudini alla vita. Più lo spazio vitale si restringe, più l'uomo si sente debole più aggredisce, se stesso e gli altri. Lo sfogo è una cosa, la fuga un'altra.
D'accordo. Ma vi sono persone che non hanno altre possibilità che non siano quelle della fuga. Persone che per un attimo si sfogano ma poi intraprendono subito la via della fuga perchè non possono sostenere la propria identità nemmeno opportunamente mascherata, da tanto che si disprezzano. Ho avuto esperienze in tal senso. Se venisse ipoteticamente negata quasta fuga non so cosa accadrebbe di loro.

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46
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
musicante di brema ha scritto:
NinfaEco ha scritto: Ora rispondo alla tua domanda. Cosa vuoi che sia? Una fuga. Lo dici tu stessa. Fuggire non è mai un bene se si fugge da se stessi. La fuga come strategia di auto-preservazione restringe lo spazio vitale e atrofizza le nostre attitudini alla vita. Più lo spazio vitale si restringe, più l'uomo si sente debole più aggredisce, se stesso e gli altri. Lo sfogo è una cosa, la fuga un'altra.
D'accordo. Ma vi sono persone che non hanno altre possibilità che non siano quelle della fuga. Persone che per un attimo si sfogano ma poi intraprendono subito la via della fuga perchè non possono sostenere la propria identità nemmeno opportunamente mascherata, da tanto che si disprezzano. Ho avuto esperienze in tal senso. Se venisse ipoteticamente negata quasta fuga non so cosa accadrebbe di loro.



Tutte le persone hanno una possibilità di non fare questo. Può essere difficilissimo e richiedere fatica, ma la possibilità c'è sempre.
Io mi chiedo piuttosto cosa accade loro se si dimenticano di avere questa possibilità e iniziano a vivere di conseguenza.

Vietare non ha senso. Non voglio mettere il discorso su questo piano.

Potresti spiegarmi cosa intendi?

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47
musicante di brema
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:Tutte le persone hanno una possibilità di non fare questo. Può essere difficilissimo e richiedere fatica, ma la possibilità c'è sempre. Io mi chiedo piuttosto cosa accade loro se si dimenticano di avere questa possibilità e iniziano a vivere di conseguenza. Vietare non ha senso. Non voglio mettere il discorso su questo piano. Potresti spiegarmi cosa intendi?

Non ho mai inteso "vietare", ma solo ipotizzare che questa via di fuga non sia possibile, per varie ragioni: può accadere. Se non riuscisse, questa ipotetica persona, a trovare valvole di sfogo equivalenti io credo che imploderebbe in senso sia fisico che psichico con gravi danni personali poichè il carico sarebbe impossibile da sostenere. Il carico delle proprie problematiche interiori e il senso di irresolutezza della propria esistenza così come in atto. Vi sono situazioni così mortificanti, annichilenti, di compressione così stringente che comportano il camminare su fili talmente sottili per non esplodere che il manifestarsi forti di fake identities del tutto fasulle rappresenta il bastone del funambolo a garanzia del mantenimento di un pur precarissimo equilibrio.
Si tratta di un gioco-terapia che ha la funzione degli scolmatori delle dighe quando la pressione sale pericolosamente e occorre in qualche modo diminuirla per evitare il disastro. Spesso, troppo spesso queste persone non hanno la volontà sufficiente ad uscire dal gioco autoprodotto: non ce la fanno proprio. E poi non lo trovano alla fine conveniente. Recuperare sè stessi è faticoso, difficile, comporta un rovesciamento dei loro canoni di giudizio su sè stessi, una rimessa in discussione, un rimescolamento di carte che non possono consentirsi perchè sono sfiduciati, stanchi e a sè stessi non credono assolutamente più.

Meglio, molto meglio lo status quo.

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48
NinfaEco
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musicante di brema ha scritto:
NinfaEco ha scritto:Tutte le persone hanno una possibilità di non fare questo. Può essere difficilissimo e richiedere fatica, ma la possibilità c'è sempre. Io mi chiedo piuttosto cosa accade loro se si dimenticano di avere questa possibilità e iniziano a vivere di conseguenza. Vietare non ha senso. Non voglio mettere il discorso su questo piano. Potresti spiegarmi cosa intendi?

Non ho mai inteso "vietare", ma solo ipotizzare che questa via di fuga non sia possibile, per varie ragioni: può accadere. Se non riuscisse, questa ipotetica persona, a trovare valvole di sfogo equivalenti io credo che imploderebbe in senso sia fisico che psichico con gravi danni personali poichè il carico sarebbe impossibile da sostenere. Il carico delle proprie problematiche interiori e il senso di irresolutezza della propria esistenza così come in atto. Vi sono situazioni così mortificanti, annichilenti, di compressione così stringente che comportano il camminare su fili talmente sottili per non esplodere che il manifestarsi forti di fake identities del tutto fasulle rappresenta il bastone del funambolo a garanzia del mantenimento di un pur precarissimo equilibrio.
Si tratta di un gioco-terapia che ha la funzione degli scolmatori delle dighe quando la pressione sale pericolosamente e occorre in qualche modo diminuirla per evitare il disastro. Spesso, troppo spesso queste persone non hanno la volontà sufficiente ad uscire dal gioco autoprodotto: non ce la fanno proprio. E poi non lo trovano alla fine conveniente. Recuperare sè stessi è faticoso, difficile, comporta un rovesciamento dei loro canoni di giudizio su sè stessi, una rimessa in discussione, un rimescolamento di carte che non possono consentirsi perchè sono sfiduciati, stanchi e a sè stessi non credono assolutamente più.

Meglio, molto meglio lo status quo.

No, no... credevo che tu credessi che io ero per i divieti... vabbè
Usciamo dal tunnel e continuiamo. cool
Capisco ciò che tu dici e lo trovo vero: si tratta di una valvola di sfogo con una funzione.
Però tale funzione non va assolutizzata. Deve essere una tappa, non un punto d'arrivo.
Lo status quo in questione non garantisce un maggior benessere a chi ha questi problemi, li fossilizza semplicemente. Non solo. In molti casi la reiterazione del comportamento che inizialmente costituiva uno sfogo, avendo la funzione che tu ricordi, porta tale comportamento a perdere la valenza iniziale. Allora il soggetto, come in ogni "dipendenza" deve aumentare la dose. Nell'I.A.D. ( Internet Addiction Disorder) succede esattamente questo.
Insomma questo status quo, se lo si guarda bene, è molto costoso in termini emotivi.

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NinfaEco ha scritto:Capisco ciò che tu dici e lo trovo vero: si tratta di una valvola di sfogo con una funzione. Però tale funzione non va assolutizzata. Deve essere una tappa, non un punto d'arrivo. Lo status quo in questione non garantisce un maggior benessere a chi ha questi problemi, li fossilizza semplicemente. Non solo. In molti casi la reiterazione del comportamento che inizialmente costituiva uno sfogo, avendo la funzione che tu ricordi, porta tale comportamento a perdere la valenza iniziale. Allora il soggetto, come in ogni "dipendenza" deve aumentare la dose. Nell'I.A.D. ( Internet Addiction Disorder) succede esattamente questo. Insomma questo status quo, se lo si guarda bene, è molto costoso in termini emotivi.
Verissimo. Occorre aumentare la dose, come per ogni droga. Alcool, psicofarmaci, pornografia e quant'altro serve a stordire e a regalare nuovi input e sensazioni. E' una trappola, un cerchio senza fine. C'è gente che sta su Internet 20 ore e più su 24, non avendo una vita sociale nè affettiva nè sessuale. Persone che vivono un'esistenza larvale e in pratica parlano e scrivono solo a sè stessi. Persone che magari hanno una splendida creatività e molte doti personali che sono state misconosciute o coartate o semplicemente ignorate. Persone che hanno rinunciato al futuro e al proprio IO. Persone scomparse, sparite, rifugiate in un mondo fittizio così come il reietto della società si barrica nelle sue propaggini più nascoste inventandosi una nuova e differente realtà. E' vero che lo status quo non produce maggior benessere: costoro restano persone profondamente infelici, ma secondo la loro ottica esso risparmia loro altre sofferenze ponendoli nella condizione di dirigere in qualche modo il gioco a loro vantaggio e soddisfazione, osservando il mondo senza essere visti e riconosciuti. Dovrebbe essere una tappa? Non credo. Chi arriva a certe dipendenze totali non ha speranza di uscita a meno che un cataclisma rovesci davvero la sua vita. E non si tratta di cosa probabile.



Ultima modifica di musicante di brema il Dom 21 Ott 2012 - 11:29, modificato 1 volta

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NinfaEco
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musicante di brema ha scritto:

Dovrebbe essere una tappa? Non credo. Chi arriva a certe dipendenze totali non ha speranza di uscita a meno che un cataclisma rovesci davvero la sua vita. E non si tratta di cosa probabile.

Si, è vero. Se si arriva a certi livelli è dura cambiare.
Però credo profondamente nella capacità dell'essere uimano di trasformare se stesso.
Ho bisogno di crederci, lo confesso... o troverei la vita di una crudeltà insostenibile imbarazzo

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