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La Scimmie e la Giustizia

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IlDucaBianco
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Viandante Residente
Viandante Residente
Una ricerca condotta negli Stati Uniti sembra dimostrare che scimmie e primati hanno un innato senso della giustizia e dell'equità e che sanno anche essere riconoscenti. Merito dell'evoluzione. (Alessandro Bolla, 9 marzo 2009)

La "nobiltà d’animo" degli animali supera di gran lunga quella degli esseri umani! Un recente studio condotto presso l’Università della Georgia (Stati Uniti) ha infatti messo in luce come scimmie e gorilla siano in grado di riconoscere l’equità e la giustizia e di offrire un aiuto altruistico ai compagni in difficoltà. E sembra che sappiano anche riconoscere i propri doveri. Frans de Waal, responsabile della ricerca, ha chiesto agli animali di svolgere una serie di semplici azioni, la cui corretta esecuzione è stata ricompensata con cibo o coccole. De Waal ha osservato come le scimmie mostrassero chiari segni di risentimento quando vedevano altre compagne ricevere ricompense più consistenti pur avendo compiuto lo stesso gesto, addirittura manifestando la propria rabbia rifiutandosi di continuare i giochi-test. La stessa ricerca ha evidenziato che i primati sono i grado di ricordarsi di chi ha fatto loro un favore e che si danno da fare per restituirglielo.
GENEROSI OPPORTUNISTI Secondo alcuni scienziati, generosità e altruismo si sono sviluppati tra 500.000 e 800.000 anni fa, in un periodo di grandi cambiamenti climatici, quando i primi ominidi si spostarono nelle foreste e, per sopravvivere, dovettero imparare a cacciare insieme e difendersi dai predatori. In una simile situazione comportamenti egoistici e individualisti avrebbero potuto portare alla morte. Al contrario, gli individui generosi e riconoscenti sono riusciti a riprodursi.

focus.it

Sono i nostri antenati giusto?
Che ci è successo nel corso dell'evoluzione?

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2
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
io direi che più che altruismo bisognerebbe parlare di egoismo cooperativo.
Gli animali (ed anche l'uomo) imparano che l'unione fa la forza e che non si fa unione se si pretende troppo per se lasciando troppo poco agli altri.

Gli animali applicano il principio secondo logica aitmetica, gli uomini hanno pensato di poter introdurre il parametro "ma io sono più furbo degli altri".
che se poi la valutazione è presuntuosa..... sconvoltA

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3
anna85
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
non avevo nessun dubbio
sono meravigliosamente unici



[quote="IlDucaBianco"]

La "nobiltà d’animo" degli animali supera di gran lunga quella degli esseri umani!

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4
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Nella scimmia rhesus compare una rigorosa gerarchia di dominanza, che va da un singolo maschio, individuabile per la sua coda sollevata, giù giù fino al meno importante, l’omega.
La femmina, quando entra nel periodo di estro, si mostra, disponibile con tutti - ma l’alfa la ignora. Così lei, man mano che la sua eccitazione sessuale si intensifica, sale la scala sociale (la sale in babydoll, così quelli che stanno sotto vedono le sue chiappe dal basso in alto ). La sua desiderabilità toglie di mezzo quegli adolescenti appassionati che già se la sono spassata, a favore della borghesia rhesus alla quale tocca ora di divertirsi. Non v’è snobismo femminile che tenga di fronte al rhesus della classe media, ma viene il momento in cui essa stringe una relazione coniugale con il Numero 1 o il Numero 2, insomma con quanto di meglio si possa permettere. Soltanto allora il suo ovulo discende dall’ovaia, per essere fertilizzato da un maschio alfa. Una combinazione davvero sconcertante di direttive fisiologiche è stata associata a una direttiva comportamentale per conservare la selezione naturale. Si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: la femmina del primate l’ha dimostrato. (e non solo la femmina del primate, verrebbe da dire )

Di cosa stavamo parlando? Ah già....della "nobiltà d'animo" degli animali.
Che spasso leggere certe...ehm....sciocchezze

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5
freeweb
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Devo contraddirti, caro antropocentrista disinformato
http://veja.abril.com.br/noticia/ciencia/nao-e-mais-possivel-dizer-que-nao-sabiamos-diz-philip-low

traduzione

Neuroscienziati riconoscono la coscienza nei mammiferi e uccelli.
"Un polpo ha 500 miliardi di neuroni (gli esseri umani ne hanno 100 miliardi)"

La sofferenza degli anim
ali è stata riconosciuta a livello scientifico...
una verità scomoda....

Sabato scorso in una conferenza a Cambridge neuroscienziati di tutto il mondo hanno firmato una petizione che indica che tutti i mammiferi, uccelli e altre creature, tra cui i polpi, hanno una coscienza.

Il Neuroscienziato canadese Philip Low spiega perché i ricercatori si sono riuniti per firmare una dichiarazione che riconosce l'esistenza della coscienza in tutti i mammiferi e come questa scoperta potrebbe avere un impatto società.

Philip Low, "Tutti i mammiferi e gli uccelli sono coscienti."

Low è un ricercatore presso la Stanford University e il MIT (Massachusetts Institute of Technology), entrambi i luoghi si trovano negli Stati Uniti. Lui e altri 25 ricercatori ritengono che le strutture cerebrali che producono la coscienza negli esseri umani esistono anche negli animali. "Le aree del cervello che ci distinguono dagli altri animali sono quelli che producono la coscienza", dice Low, che ha dato la seguente intervista a un sito web:

Intervistatore: Gli studi sul comportamento animale hanno sostenuto che gli animali vari hanno un certo grado di coscienza. Cosa le neuroscienze dicono in proposito?

Low: Abbiamo trovato che le strutture che ci distinguono dagli altri animali, come la corteccia cerebrale, non sono responsabili per la manifestazione della coscienza. In breve, se il resto del cervello responsabile per la coscienza e queste strutture sono simili tra gli esseri umani e altri animali come i mammiferi e gli uccelli, possiamo concludere che questi animali sono anche consapevoli.

Intervistatore: Quali animali hanno una coscienza?

Low: Sappiamo che tutti i mammiferi, tutti gli uccelli e molte altre creature, come il polpo, sono dotate di strutture nervose che producono coscienza.
Ciò significa che questi animali soffrono.
Si tratta di una verità scomoda: è sempre stato facile dire che gli animali non hanno coscienza. Ora abbiamo un gruppo di autorevoli neuroscienziati che studiano il fenomeno della coscienza, comportamento animale, la rete neurale, anatomia e genetica del cervello. Non si può dire che non sapevamo.

Intervistatore: E 'possibile misurare la somiglianza tra la coscienza di mammiferi e uccelli e gli esseri umani?

Low: Questa domanda è stata lasciata aperta sul documento. Non abbiamo un indicatore, data la natura del nostro approccio. Sappiamo che ci sono diversi tipi di coscienza. Possiamo dire, tuttavia, che la capacità di sentire piacere e dolore nei mammiferi e nell'uomo è molto simile.

Intervistatore: Che tipo di comportamento animale sostiene l'idea che essi hanno la coscienza?

Low: Quando un cane ha paura o di dolore o di gioia nel vedere il suo padrone, si attivano nel cervello come le strutture che si attivano negli esseri umani, quando ci mostriamo la paura, dolore e piacere. Un comportamento molto importante è il riconoscimento di sé allo specchio. Tra gli animali che possono, oltre che gli esseri umani, sono i delfini, scimpanzé, bonobo, cani e una specie di uccello chiamato pica-pica.

Intervistatore: Quali vantaggi potrebbero derivare da una comprensione della coscienza negli animali?

Low: C'è una certa ironia. Spendiamo un sacco di soldi cercando di trovare vita intelligente fuori dal pianeta, mentre siamo qui, circondato da intelligenza cosciente del pianeta stesso. Se si considera che un polpo - che ha 500 miliardi di neuroni (gli esseri umani hanno 100 miliardi) - si capisce che il polpo ha coscienza, siamo molto più vicini alla produzione di una coscienza sintetica di quanto pensassimo.

Intervistatore: Qual è l'ambizione di questo studio? Sarà che i neuroscienziati sono diventati membri del movimento per i diritti degli animali?

Low: Si tratta di una questione delicata. Il nostro ruolo come scienziati non è quello di convincere la società, ma rendere pubblico quello che abbiamo trovato. La società avrà ora una discussione su ciò che sta accadendo e può decidere se fare leggi nuove, ulteriori ricerche per capire la coscienza degli animali o di proteggerli in qualche modo. Il nostro ruolo è quello di presentare i dati.

Intervistatore: Quale impatto avranno queste scoperte su di lei?

Low: Diventerò vegetariano. E 'impossibile non essere toccati da questa nuova percezione degli animali, in particolare sulla loro esperienza di sofferenza. Sarà difficile, perché amo il formaggio.

Intervistatore: Cosa può cambiare con questa scoperta?

Low: I dati sono inquietanti, ma molto importanti. In definitiva, penso che la società dovrà contare meno sugli animali. Sarà meglio per tutti.

Lasciate che vi faccia un esempio. Il mondo spende 20 miliardi di dollari uccidendo 100 milioni di animali vertebrati nella ricerca medica. La probabilità che un farmaco proveniente da questi studi sia efficace negli esseri umani è del 6%.

Si tratta di una possibilità terribile. Un primo passo è di sviluppare metodi non invasivi. Non occorre uccidere una vita per studiare la vita.

Penso che dobbiamo fare appello al nostro ingegno e sviluppare migliori tecnologie che rispettano la vita degli animali. Dobbiamo mettere la tecnologia in grado di servire i nostri ideali, piuttosto che competere con loro.


PRIMA DI CONTROBATTERE VAI DAL SIG. LOW E DIGLI CHE SPARA, EHM, SCIOCCHEZZE

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6
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Eppure, ero convinto di aver già dato il mio contributo sull'argomento,
ma la funzione "cerca" non mi ha dato risposta, qui in Valle.

Allora ripubblico, chiedendo scusa all'Admin per l'eventuale ridondanza

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Marziani - 6 – Il polpo


Una volta parlammo di polpi.

Della loro incredibile biologia.
Mi ci condusse pian piano; con piccole frasi dette così come a caso.

Ognuno di loro ha otto tentacoli.
E’ per questo che si chiamano ottopodi; vuol dire otto piedi.

Ma sono assai più che dei singoli piedi.

Se qualcuno gli mangia un tentacolo, questi ricresce ben presto.
Non è fine, nel mondo dei polpi, mostrarsi zoppi per molto…

«Ed inciampano meno di noi, lo sai?, nonostante debbano gestire otto arti. Hai notato la fluidità dell’andare? Paiono danzare, sul fondo del mare!...»

Le ventose!… ne hanno a bizzeffe; e chiamarle soltanto ventose è far loro un gran torto.
Dapprima sono nasi affilati, poi polpastrelli sensibili come quelli d’un cieco.
Ognuna riconosce l’oggetto che sfiora.
E, ma solo a comando, ed ognuna per sé, diventa una mano robusta che afferra e che stringe; un viscido oggetto aspirando, una rustica pietra tendendo i muscoli forti.

Fanno pensare alla tromba del grande elefante, delicata e possente ad un tempo, ma questi, non ne ha che una sola…

E i colori.
Duecentomila e più ampolle ripiene di liquido rosso, e blu scuro, e giallo, e nero disseminate dappertutto, sul corpo.
Opache.
Se il polpo è a riposo non se ne vede che l’involucro glauco sotto la pelle trasparente: ed appare perlaceo, quasi bianco.
Ad una ad una, a comando, per manifestare il suo umore o per nascondersi, o per amare possono essere strette da un piccolo muscolo e, come la sacca canora della rana o il palloncino di lattice colorato con cui gioca il bambino, la vescicola si gonfia ed attraverso la parete resa sottile e trasparente dalla pressione mostra il suo contenuto.

Ed il corpo si accende di colori: a chiazze, a strisce in mille disegni… secondo il bisogno… una sfilata di moda, diresti.

«Questa bestia ha più muscoli e nervi per le sue ampolle colorate che noi per tutte le nostre funzioni. Ed ovviamente, alle spalle un adeguato cervello per comandarli, e come comandarli…»

Lo stupefacente cervello del polpo!


Apertamente, e certo per delicatezza nei miei confronti, non me lo disse mai, pasquale, il mio amico extraterrestre dal nome impronunciabile (ed è per questo che l’ho soprannominato pasquale, con la “p” minuscola ovviamente in quanto non-umano), ma da come ne parlava io credo che considerasse il polpo come la razza più intelligente della terra.

Ne era affascinato, e se si sforzava di non darlo a vedere, era certo per non ferirmi .
In fondo, noi i polpi li mangiamo!

Mi fece rivedere l’entusiasmante celebre esperimento del barattolo con un polpo comprato vivo al mercato (e che è sopravvissuto).

Nella tinozza d’acqua di mare mise l’animale, incazzatissimo e per niente rassegnato a morire ed il barattolo della Bormioli con una cozza dentro e la chiusura a vite ben serrata.

Il cefalopode impiegò sei minuti scarsi per risolvere il problema, svitare il coperchio e raggiungere il suo cibo; dopo aver tentato di schiacciare il barattolo e rompere il vetro picchiandolo contro un sasso.
Ma solo la prima volta; al secondo tentativo, con una nuova succulenta cozza, la prigione trasparente del povero bivalve resse sole ventuno secondi… mi sbaglierò, ma ebbi l’impressione che i colori del polpo mi comunicassero il suo disprezzo per la mia ingenuità.

«A Me, due volte lo stesso problema?…» sembrava dicessero quei freddi occhi neri.

Non ci crederete, ma quella volta, mi sentii davvero un mollusco.



Lucio Musto 5 ottobre 2001 parole 569

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