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76
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
doctor faust ha scritto:
nextlife ha scritto:@ Mr. Faust Psy.D.
La domanda è:
se sei così evidentemente estraneo alla questione sulla quale si dibatte; estraneo al punto da riuscire ad assemblare cotali corbellerie; per quale motivo decidi di percorre la «terza via» ?
Ne hai due fantastiche a disposizione:
- colmare le lacune
- evitare di manifestarle, utilizzandole – tra l’altro – come stendardo.
Ero annoiato e sapevo che la dolce fobica yale non avrebbe perso l'occasione per cercare di mordermi al polpaccio.Linguino 


Come poi spesso accade, anche questa interazione ha avuto un aspetto positivo.
Ho infatti scoperto, che le escort redigono documentazione delle loro prestazioni; questo secondo me, è un dato che ignorano in molti.
Eviterò di chiederti come mai – esso – sia in tuo possesso.
Presto detto. Ogni serio professionista prende nota delle generalita e degli aspetti clinici del cliente.
Anche una escort seria lo fa.
Se tu aggiungessi un pò di pratica alle teorie psico-sociologiche non faresti di queste domande.YES 

Eri annoiato..
E se tu, con noi a tergo, anziché perdere tempo ed energie nel tentativo di racchiudere il nulla tra caratteri grafici, convergessi direttamente sull’argomento che in realtà ti sta a cuore?
Tipo: «ma quanto buoni sono i frutti di mare»?

doctor faust ha scritto:
Presto detto. Ogni serio professionista prende nota delle generalita e degli aspetti clinici del cliente.
Anche una escort seria lo fa.
Se tu aggiungessi un pò di pratica alle teorie psico-sociologiche non faresti di queste domande.YES
Questo invece è un passaggio ineccepibile. Del resto è risaputo che avvocati, architetti e quant’altri redigono un profilo clinico del cliente.
Può sempre far comodo, inoltre è semplice realizzarlo, ed infine copiose sono le competenze che hanno raggiunto per poter fare ciò; ergo…
doctor faust ha scritto:
Presto detto. Ogni serio professionista prende nota delle generalita e degli aspetti clinici del cliente.
Anche una escort seria lo fa.
Se tu aggiungessi un pò di pratica alle teorie psico-sociologiche non faresti di queste domande.YES
Molto carina… sì, sì.
Cosa suggerisci? Pratica con la chiacchierata psicoterapeutica da bar, oppure maggior frequentazione di escort?
Credo rinuncerò ad entrambe le possibilità, potrei lasciarti la mia quota però, credo gradiresti.

Dimmi ora: quali teorie psico-sociologiche ho sottoposto alla tua attenzione in questo thread?

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77
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Non viene in mente che ci sia la tendenza a fare una specie di pulizia etnica? Come ha da essere il vostro forumista ideale?

Se affrontaste un dibattito nella realtà sono certo che usereste una diversa tecnica di comunicazione. Forse perché il forum garantisce presenza e continuità entro i limiti consentiti dalla moderazione mentre, nella vita reale v'è un "equilibrio ambientale" da rispettare per fare parte della comunità.

Per quanto riguarda il tema, la mia insignificante opinione è che con l'ausilio della capacità audio video over IP, si fanno conferenze, riunioni, comunicazione private e pertanto dovrebbe essere possibile parlare con qualunque specialista. Inoltre, le attese e tempi di percorrenza sarebbero nulli.

Ovviamente per questi tipi di "on line" suppongo che sia privilegiata la comunicazione "peer to peer" e https, probabilmente non in versione anonima o incontrollata come ho detto sopra dove, penso che, pochi di voi siano veramente come appaiono qui. Insomma tecnicamente a me sembra possibile.

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78
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
fischio  veramente parlavo di idrofobia in senso figurato...

PS Per l'ossessiva Yale

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79
Yale
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
doctor faust ha scritto:fischio  veramente parlavo di idrofobia in senso figurato...  
Non parlavi di "idrofobia" visto che hai scritto solo "fobica".
Ma vabbè...non è una novità che tu non abbia nemmeno idea di quello che vuoi dire.

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80
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
nextlife ha scritto:

Dimmi ora: quali teorie psico-sociologiche ho sottoposto alla tua attenzione in questo thread?
Nessuna. Volevi solamente strutturare il tempo in modo da trovare qualche briciola di soddisfazione, mantenere alta la tua autostima e mostrare un aplomb da professionista a spese altrui.YES 

Yale ha scritto:
doctor faust ha scritto:fischio  veramente parlavo di idrofobia in senso figurato...  
Non parlavi di "idrofobia" visto che hai scritto solo "fobica".
Ma vabbè...non è una novità che tu non abbia nemmeno idea di quello che vuoi dire.
hug tenderly 


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81
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@ SergioAD

Rispondo volentieri, Sergio, a questo tuo intervento.
Intanto, permettimi: vorrei consigliarti di essere più cauto relativamente ad alcune «certezze» ed anche – nonostante siano legittimi – ad alcuni pensieri che riguardano deduzioni sulle caratteristiche altrui.
Le interazioni, oltre ad essere spontanee, possono anche essere governate, ovvero possono – anche – essere sottoposte ad un metodo, orientato ad un determinato fine.
Proprio perché il thread porta quel titolo e visto che si parla anche di psicoterapia, ti informo che esistono approcci che vedono tali interazioni come vere e proprie «partite a scacchi», laddove non di rado si mettono in campo anche certe tensioni.

La «comunità» alla quale ti riferisci, l’esigenza o il desiderio di partecipare ad essa, non può omologare al ribasso le caratteristiche individuali, ed in ultima istanza la verità.
Se ci trovassimo nel mondo reale, la confutazione sarebbe ben più potente, sai cosa invece?
Sarebbe meno frequente, poiché l’individuo - non potendo scrollarsela di dosso (la realtà) - sarebbe ben più accorto, poiché altamente consapevole delle conseguenze.
Il vincolo identitario che la realtà fornisce, lascia meno spazio per sentirsi oltraggiati, messi in ridicolo, lesi nella propria autostima; poiché spesso, la consapevolezza di cui sopra materializza i limiti ed agisce in autotutela.

Trovo poi sia fuorviante riferirsi alla realtà come una dimensione nella quale, certi aspetti che ti sembra di aver rilevato, possano presentarsi assai mitigati.
Credo invece, sia vero il contrario.
Credo che nella realtà, possa anche accadere che, a forza di passare (l’individuo in questione non sono io)  - giorno dopo giorno - da un determinato vicolo e leggere di una scombinata insegna che parla di «psicoanalisi», sorga il desiderio di svolgere qualche verifica, ed effettuare magari qualche segnalazione, che può portare (ed ha portato), la contestazione di un reato: quello dell’esercizio abusivo di…

Relativamente a quanto riferisci, inerente alla tematica del thread, la tecnologia sicuramente fornisce possibilità tangibili, ovvio che esse dovranno essere impiegate in conformità a determinati aspetti deontologici.
Credo però,  la questione sia: fino a che punto e con quale efficacia è possibile effettuare attività psicologica, psicodiagnostica, psicoterapeutica?

@ Faust
Eh… «strutturare il tempo», chiamami Brown, Emmet Brown, please
Guarda che ho scritto thread, non post.
Siccome sei stato tu, ad aver chiamato in causa l’esistenza di tali teorie, che dovrei addizionare della pratica, ho semplicemente chiesto delucidazioni.
Dovrebbe essere semplice argomentare quanto si è scritto, no?

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82
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
nextlife ha scritto:@ SergioAD

Rispondo volentieri, Sergio, a questo tuo intervento.
Intanto, permettimi: vorrei consigliarti di essere più cauto relativamente ad alcune «certezze» ed anche – nonostante siano legittimi – ad alcuni pensieri che riguardano deduzioni sulle caratteristiche altrui.
Le interazioni, oltre ad essere spontanee, possono anche essere governate, ovvero possono – anche – essere sottoposte ad un metodo, orientato ad un determinato fine.
Proprio perché il thread porta quel titolo e visto che si parla anche di psicoterapia, ti informo che esistono approcci che vedono tali interazioni come vere e proprie «partite a scacchi», laddove non di rado si mettono in campo anche certe tensioni.
Non abbiamo avuto la possibilità di conoscerci e dobbiamo fidarci delle apparenze per costruire opinioni che poi sono quelle che regolano il dibattito.

Prendo per buono il tuo consiglio anche se ti avrò dato da intendere “certezze” quelle che invece sono apparenze e mie interpretazioni.

Non so nulla di psicoterapia ma invece comprendo il senso delle partite a scacchi, le tecniche di comunicazione, percezione e analisi di realtà.

La «comunità» alla quale ti riferisci, l’esigenze o il desiderio di partecipare ad essa, non può omologare al ribasso le caratteristiche individuali, ed in ultima istanza la verità.
Se ci trovassimo nel mondo reale, la confutazione sarebbe ben più potente, sai cosa invece?
Sarebbe meno frequente, poiché l’individuo - non potendo scrollarsela di dosso (la realtà) - sarebbe ben più accorto, poiché altamente consapevole delle conseguenze.
Il vincolo identitario che la realtà fornisce, lascia meno spazio per sentirsi oltraggiati, messi in ridicolo, lesi nella propria autostima; poiché spesso, la consapevolezza di cui sopra materializza i limiti ed agisce in autotutela.
Con comunità io mi riferisco agli insiemi della società a cui apparteniamo e/o vogliamo appartenere. Non lo so quanto ti potrà sembrare strano ma certe persone non assumono ruoli di personalità ma sono esattamente le stesse in ogni occasione, la sostanza è la stessa.

Allora si potrà notare che gli italiani che incontriamo per strada, nei supermercati o conoscenti che si siedono a casa nostra sanno dove termina la propria libertà e dove inizia quella dei propri interlocutori – non dico che sanno cosa fare ma che sanno cosa non possono fare.

Io il mio intervento lo avrei fatto, ne faccio di simili, all'interno di riunioni, simposi o conferenze. Cosa vale di più tra discutere le proprie ragioni e dequalificare l'interlocutore? Non indico metodi ma dico che sembra di stare in mezzo ai litigi. Oggi pensavo questo guardato la gente.

Sono andato al “Le Roy Merlin”, un po' arrabbiato perché mi si è rotta una pompa di ricircolo e filtraggio e aumenterò il cloro per evitare che nascano alghe proprio domani che vengono ospiti. Ma la gente la vedevo triste e tesa, gente che avrebbe voluto reagire con forza chissà?

Queste sono delle realtà e chissà a quale verità o presunta verità appartengono – non ha alcuna importanza, tanto queste persone le vivono così le loro verità. Poi alcuni di noi si sorridono senza motivo... Mia moglie chiede se sono miei conoscenti – No! Siamo dello stesso tipo.

Trovo poi sia fuorviante riferirsi alla realtà come una dimensione nella quale, certi aspetti che ti sembra di aver rilevato, possano presentarsi assai mitigati.
Credo invece, sia vero il contrario.
Credo che nella realtà, possa anche accadere che, a forza di passare (l’individuo in questione non sono io) - giorno dopo giorno - da un determinato vicolo e leggere di una scombinata insegna che parla di «psicoanalisi», sorga il desiderio di svolgere qualche verifica, ed effettuare magari qualche segnalazione, che può portare (ed ha portato), la contestazione di un reato: quello dell’esercizio abusivo di…

Relativamente a quanto riferisci, inerente alla tematica del thread, la tecnologia sicuramente fornisce possibilità tangibili, ovvio che esse dovranno essere impiegate in conformità a determinati aspetti deontologici.
Credo però, la questione sia: fino a che punto e con quale efficacia è possibile effettuare attività psicologica, psicodiagnostica, psicoterapeutica?
Leggo e capisco il tuo punto di vista. A qualcuno viene chiesto di mitigare anzi, di trovare soluzioni e devono essere le stesse che avrebbero trovato le persone che le hanno chieste. Se fa ridere ti assicuro che è così, sia professionalmente che nell'ambito delle loro conoscenze.

Be' ci sono dei casi in cui mostrare debolezze significa avere problemi in più e significa che esistono delle persone che non si possono permette di pensare alla psicoterapia e può darsi che siano persone che devono assumere sempre responsabilità con aspettative irrinunciabili.

Cadiamo tutti all'interno della distribuzione gaussiana e così anche i depressi suppongo avranno le loro comunalità analizzate dagli operatori di quel settore sanitario. Non so se quello che mi “sembra di aver rilevato” sia mitigante però così deve essere recepito per restare nella società.

Non lo so con chi sto dibattendo e mi auguro di aver saputo calibrare la risposta amichevolmente in modo appaia che i consigli è meglio che vengano dati quando sono stati chiesti perché in condizione di anonimato in genere potrebbe essere che risulti imbarazzante sia darli che riceverli.

Adesso se ti va fammi sapere qualcosa di te e perché la mia ipotesi non ti sembra verosimile e dove ho sbagliato bersaglio. Forse potrò correggermi. Voglio dire il motivo per cui mi hai risposto volentieri come hai fatto. Hei! Non v'è alcun disappunto, in fondo dire italiani è come dire...

Non sono io che lo penso ma la comunità...


Meglio questa...

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83
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Io partirei da quel «farti sapere qualcosa di me».
La frase, Sergio, trovo sia meno positiva di quello che può sembrare.
Può essere certo proferita in un determinato contesto, ma non credo sia sostenibile in un rapporto paritario tra adulti; non è sostenibile poiché asimmetrica.
Non credo siano quelle le dinamiche con le quali si costruisce la conoscenza dell’altro.
Trovo che essa, si realizzi (e non è un obbligo: è una meravigliosa possibilità) con modalità più naturali, fluenti, sintoniche.
Conoscere qualcosa di me, non è poi neppure utile nel frangente specifico, ove ci si confronta sulle idee, sui concetti, sulle affermazioni, alcune più verificabili di altre.
Quando ho riesumato il thread, ad esempio, ho scritto alcune cose, ed esse sono là, verificabili e confutabili, a prescindere da ogni informazione aggiuntiva che mi riguardi e che posso comunicarti.

Relativamente al «consiglio», io capisco perfettamente possa essere un elemento fastidioso, ma bisogna ben comprendere  la  sua natura di reazione ad un evento che lo ha determinato.
Conviene, come accade per ogni cosa, sforzarsi di ricostruire una certa oggettività degli eventi che ci vedono attori.
Sia costituisse una risposta retorica all’altrettanto – eventuale - taglio retorico con il quale hai composto certe frasi; sia che si trattasse di una risposta calibrata alla realtà intrinseca delle tue affermazioni, tale elemento rimane in essere: valido o: più valido; solo questa è la scelta.
Credo sarà ancora più semplice comprendere quanto ho scritto, partendo da queste tue frasi:
«[…] Se affrontaste un dibattito nella realtà sono certo che usereste una diversa tecnica di comunicazione».
«[…] penso che, pochi di voi siano veramente come appaiono qui».
Spero converrai che quel «consiglio», formulato in quella maniera, risulta essere motivato e sarebbe stata motivata – in realtà -  anche una scelta meno soft.

Io, ti ho risposto «volentieri», poiché ho trovato nel tuo intervento qualcosa di interessante, ovvero di meritevole – ai miei occhi – di una riflessione, anche se avversa ai contenuti espressi.
Ho intravisto, in altre parole, tratti di quell’idealismo che sovente mi capita di contrastare.
Non credo sia utile e neppure fattibile spiegare qua ed ora i motivi di questa battaglia; come e perché essi siano radicati in me; penso invece sia necessario affermare che ciò che mi interessa maggiormente è la sua presenza (dell’idealismo) nella declinazione «assoluta» o se vogliamo: «romantica».

L’armonia nei rapporti, nelle interazioni, non può essere ricercata e perseguita strenuamente, o anticipata in surrogato.
Anch’essa è una meravigliosa possibilità, tanto più meravigliosa quanto qualificata; tanto più meravigliosa quanto porzione di un insieme più ampio che la ospita e che è in grado, di esprimere anche il suo contrario.
Un sistema che, per rispecchiare la realtà che ci circonda, le caratteristiche della nostra natura, è vitale sia multidimensionale, ampiamente articolato.
Voglio dire: noi possiamo amare se esiste anche il «non amore»; qualcuno può essere veramente importante per noi se esiste anche qualcuno che per noi, tale non è; e via di questo passo.
Non esiste quindi – per me -  «l’individuo ideale», «l’interlocutore ideale», «il forumista ideale».
Potrò, in cuor mio, auspicare l’esistenza di certi elementi, ma non avverto il bisogno così stringente di trovare corrispondenze  precise, talmente precise da essere idealizzate.
Esiste: l’individuo, l’interlocutore, il forumista e l’insieme dei tratti che gli appartengono, che evidenzia, che mostra, oppure – ad altro livello – che cela.

La possibilità di esprimersi, di manifestare le proprie idee e posizioni utilizzando questo strumento che è il forum, è garantita da chi lo gestisce, ma ancora prima di ciò: da quell’altro da sé, che ne contempla concettualmente l’esistenza, che ne percepisce l’importanza, la vitalità, la ricchezza.
Tali qualità, si trasmettono al confronto, anche quello più acceso, purché esso non si alieni dai contenuti che lo caratterizzano e che essi – a loro volta – non si alienino dalla realtà quando è impossibile farlo.
Sotto questo aspetto, non si può proprio prescindere da ciò che accade nel passaggio dalla potenza all’atto e dalle caratteristiche di quest’ultimo.
Le motivazioni che ci  spingono  a ritrovarci qua, sono le più disparate, riconducibili ad una personalità, reale o presunta, alle sue caratteristiche, esigenze e quant’altro.
Trovo  non sia neppure conveniente, ora,  fermarsi troppo su questo aspetto, bensì ci si debba rivolgere al prodotto di tale partecipazione che è variegato e – come tale – approcciato.

Iperinvestire su sé stessi, per dirla semplicemente, ha sempre un costo, anche se non lo si percepisce.
La realtà, ha molti modi per confutare – anche - questo iperinvestimento, ben più potenti, come dicevo, e con ripercussioni in termini esistenziali ben più pesanti di quanto possa accadere in un forum, in condizioni di anonimato assoluto o relativo, piuttosto che altro.

Pensa, ad esempio, cosa potrebbe accadere, nella realtà, ad un interlocutore che dicesse:
«il campo medico, non ha molti segreti per me».
Converrai  che, rapportandosi a tale affermazione, non vi sia lo spazio per inserirvi nulla, se non un riferimento a quei limiti che, bada: autonomamente l’individuo ha messo in campo, dequalificandosi.
Io concordo sul fatto  che sia importante rimanere sui concetti, sulle idee, sulle affermazioni; almeno fin quando essi/e lo permettono.
Almeno fin quando, non si materializzi quella «violenza ad ampio raggio» che necessariamente – invece - deve essere disinnescata.

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84
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Nextlife ha detto:
Risposta
Io partirei da quel «farti sapere qualcosa di me».
La frase, Sergio, trovo sia meno positiva di quello che può sembrare.
Ipotesi e verifica. La verifica può essere diretta oppure indiretta come le ragioni per ritenerla meno positiva.
Può essere certo proferita in un determinato contesto, ma non credo sia sostenibile in un rapporto paritario tra adulti; non è sostenibile poiché asimmetrica.
Il contesto l'ho proposto io e dovrebbe essere possibile mantenere la simmetria sulla base delle capacità dell'interlocutore – i mondi si possono incontrare o scontrare.
Non credo siano quelle le dinamiche con le quali si costruisce la conoscenza dell’altro.
Quando si scende nei dettagli perché non aiutarsi con giro di presentazione?
Trovo che essa, si realizzi (e non è un obbligo: è una meravigliosa possibilità) con modalità più naturali, fluenti, sintoniche.
Conoscere qualcosa di me, non è poi neppure utile nel frangente specifico, ove ci si confronta sulle idee, sui concetti, sulle affermazioni, alcune più verificabili di altre.
Quando ho riesumato il thread, ad esempio, ho scritto alcune cose, ed esse sono là, verificabili e confutabili, a prescindere da ogni informazione aggiuntiva che mi riguardi e che posso comunicarti.

Relativamente al «consiglio», io capisco perfettamente possa essere un elemento fastidioso, ma bisogna ben comprendere  la  sua natura di reazione ad un evento che lo ha determinato.
Conviene, come accade per ogni cosa, sforzarsi di ricostruire una certa oggettività degli eventi che ci vedono attori.
Sia costituisse una risposta retorica all’altrettanto – eventuale - taglio retorico con il quale hai composto certe frasi; sia che si trattasse di una risposta calibrata alla realtà intrinseca delle tue affermazioni, tale elemento rimane in essere: valido o: più valido; solo questa è la scelta.

"high context culture"
Credo sarà ancora più semplice comprendere quanto ho scritto, partendo da queste tue frasi:
«[…] Se affrontaste un dibattito nella realtà sono certo che usereste una diversa tecnica di comunicazione».
«[…] penso che, pochi di voi siano veramente come appaiono qui».
Spero converrai che quel «consiglio», formulato in quella maniera, risulta essere motivato e sarebbe stata motivata – in realtà -  anche una scelta meno soft.
There are case where latins and anglosaxons don't understand each other until they get to know themselves. 
Doveva emergere guardando la pubblicità Statunitense della Fiat.
Vivo da qualche anno in Italia e confermo che siete più affabili e disponibili rispetto a quanto vedo qui.
Ti prego resta più soft oppure ignorami.
Io, ti ho risposto «volentieri», poiché ho trovato nel tuo intervento qualcosa di interessante, ovvero di meritevole – ai miei occhi – di una riflessione, anche se avversa ai contenuti espressi.
Ho intravisto, in altre parole, tratti di quell’idealismo che sovente mi capita di contrastare.
Non credo sia utile e neppure fattibile spiegare qua ed ora i motivi di questa battaglia; come e perché essi siano radicati in me; penso invece sia necessario affermare che ciò che mi interessa maggiormente è la sua presenza (dell’idealismo) nella declinazione «assoluta» o se vogliamo: «romantica».

L’armonia nei rapporti, nelle interazioni, non può essere ricercata e perseguita strenuamente, o anticipata in surrogato.
Anch’essa è una meravigliosa possibilità, tanto più meravigliosa quanto qualificata; tanto più meravigliosa quanto porzione di un insieme più ampio che la ospita e che è in grado, di esprimere anche il suo contrario.
Un sistema che, per rispecchiare la realtà che ci circonda, le caratteristiche della nostra natura, è vitale sia multidimensionale, ampiamente articolato.
Voglio dire: noi possiamo amare se esiste anche il «non amore»; qualcuno può essere veramente importante per noi se esiste anche qualcuno che per noi, tale non è; e via di questo passo. 
Non esiste quindi – per me -  «l’individuo ideale», «l’interlocutore ideale», «il forumista ideale».
Potrò, in cuor mio, auspicare l’esistenza di certi elementi, ma non avverto il bisogno così stringente di trovare corrispondenze  precise, talmente precise da essere idealizzate.
Esiste: l’individuo, l’interlocutore, il forumista e l’insieme dei tratti che gli appartengono, che evidenzia, che mostra, oppure – ad altro livello – che cela.

La possibilità di esprimersi, di manifestare le proprie idee e posizioni utilizzando questo strumento che è il forum, è garantita da chi lo gestisce, ma ancora prima di ciò: da quell’altro da sé, che ne contempla concettualmente l’esistenza, che ne percepisce l’importanza, la vitalità, la ricchezza.
Tali qualità, si trasmettono al confronto, anche quello più acceso, purché esso non si alieni dai contenuti che lo caratterizzano e che essi – a loro volta – non si alienino dalla realtà quando è impossibile farlo.
Sotto questo aspetto, non si può proprio prescindere da ciò che accade nel passaggio dalla potenza all’atto e dalle caratteristiche di quest’ultimo. 
Le motivazioni che ci  spingono  a ritrovarci qua, sono le più disparate, riconducibili ad una personalità, reale o presunta, alle sue caratteristiche, esigenze e quant’altro.
Trovo  non sia neppure conveniente, ora,  fermarsi troppo su questo aspetto, bensì ci si debba rivolgere al prodotto di tale partecipazione che è variegato e – come tale – approcciato.

Iperinvestire su sé stessi, per dirla semplicemente, ha sempre un costo, anche se non lo si percepisce.
La realtà, ha molti modi per confutare – anche - questo iperinvestimento, ben più potenti, come dicevo, e con ripercussioni in termini esistenziali ben più pesanti di quanto possa accadere in un forum, in condizioni di anonimato assoluto o relativo, piuttosto che altro.
"high context culture"
Pensa, ad esempio, cosa potrebbe accadere, nella realtà, ad un interlocutore che dicesse:
«il campo medico, non ha molti segreti per me».
Converrai  che, rapportandosi a tale affermazione, non vi sia lo spazio per inserirvi nulla, se non un riferimento a quei limiti che, bada: autonomamente l’individuo ha messo in campo, dequalificandosi.
Se ho detto di non sapere nulla di psicoterapia non significa che il mio campo di specializzazione non sia applicabile anche in quel settore.
Come ciclo di vita, aree di processo, analisi dei segnali biologici o comportamentali, etc...
Chiedere di identificare in aeroporto chi suda o ha la febbre e altro sono requisiti che io posso soddisfare senza necessariamente saperne i motivi.
La retorica è un'opzione.
Io concordo sul fatto  che sia importante rimanere sui concetti, sulle idee, sulle affermazioni; almeno fin quando essi/e lo permettono.
Almeno fin quando, non si materializzi quella «violenza ad ampio raggio» che necessariamente – invece - deve essere disinnescata.
Basterebbe comportarsi in modo diretto e sopratutto amichevole.
E ricordarsi anche di evitare il doppiopesismo.
Guarda che non sto difendendo Dr. Faust e nemmeno discuto la psicoterapia anzi io riesco a vedere l'uomo come una funzione, diciamo l'estensione del bottone premuto dalla parte del potere decisionale.

Nextlife, se tu mi hai risposto ed io non ho compreso e ti va ancora potresti facilitarmi a capire nel merito o sostanza tralasciando metodo o forma. Se ti va dibattiamo in modalità "low context".

Poi se sei un medico apro un argomento sulla cardiopatia che alcune cose sono così poco deterministiche da sembrare opinioni... e questo è "low context", tanto per restare all'interno del sotto tema.

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85
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Evviva Hall!!
E perché – a questo punto – non chiamare in causa anche Bernstein?
Vorrei invece fare due commenti e – se possibile – rivolgerti un quesito.

SergioAD ha scritto:
Il contesto l'ho proposto io e dovrebbe essere possibile mantenere la simmetria sulla base delle capacità dell'interlocutore – i mondi si possono incontrare o scontrare.
Ma figuriamoci se hai proposto il contesto.
Al contesto partecipi, così come  faccio io.
L’asimmetria che si è generata è poi duplice: la prima, quella riferita all’aspetto più nobile del tuo proponimento, può essere riassorbita dall’altro, non grazie alle capacità, bensì alla volontà (bisogno, opportunità).
L’altra che si è materializzata – o se vogliamo: che io ho rilevato – è riconducibile all’aver postulato un inesistente rapporto di forza.
Qua sì che la capacità dell’interlocutore può essere chiamata in causa: per sottrarsi ad esso però.
Operazione poco complessa: basta non riconoscere la validità del presupposto.
I «mondi» poi, al netto di ogni ragionamento dicotomico, possono fare anche altre cose rispetto a quanto affermi.

SergioAD ha scritto:
Ti prego resta più soft oppure ignorami.
Eh, hai delle belle pretese tu.
Come riesci a concepire, come pregevole, l’omologazione dell’altro a canoni per te indispensabili?
Necessità esistenziale? È comprensibile, ego-sintonica in realtà, ma inevitabilmente distorta rispetto alla realtà.
Non sarà meglio rapportarsi assai più naturalmente e in modo più maturo a ciò che ci perviene dall’altro sia nel bene che nel male?
Non è forse il caso di essere i primi ad esercitare quella tutela che si percepisce così importante?
Guarda che, sono piuttosto violente le affermazioni che hai avanzato nel corso del tuo primo intervento.

Il quesito ora.
Quando ho riportato la frase: «il campo medico non ha molti segreti per me», ho citato l’affermazione di un forummino in altro thread .
Ti chiedo: immagina nel mondo reale, di trovarti coinvolto in una discussione sul tema medico e/o affini, ed immagina che ad un determinato momento, l’interlocutore ti regali tale perla.
Puoi descrivermi la tua reazione? Spiegarne le motivazioni anche alla luce di quel precetto imprescindibile: «basterebbe comportarsi in modo diretto e soprattutto amichevole»?

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86
SergioAD

Viandante Storico
Viandante Storico
Ho cancellato roba inutile che avevo postato.

Allora non ci resta che fermarci sull'impasse. Per quanto mi riguarda sono soddisfatto così, non siamo solo noi due a discutere e non mi ero nemmeno rivolto a te, quello che volevo dire l'ho detto e non dico quello che penso ora per non essere violento - apparentemente manca il confronto e sono certo che sia più per colpa mia.

Spero che l'eventuale prossima volta da qualche altra parte sia migliore.

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87
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
La mia conclusione sulla faccenda è che parlare di pdicoterapia è argomento molto scivoloso, in quanto non possiamo sapere che cosa è veramente terapeutico per la mente di un soggetto.

Comunque ogni mezzo è utile per fare o disfare l' autostima e la volonta altrui.

Per cui qualsiasi impulso sensoriale che lo raggiunge, ha sicuramente un effetto, piccolo o grande che sia, con qualunque mezzo a disposizione.

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88
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
doctor faust ha scritto:La mia conclusione sulla faccenda è che parlare di pdicoterapia è argomento molto scivoloso, in quanto non possiamo sapere che cosa è veramente terapeutico per la mente di un soggetto.

Comunque ogni mezzo è utile per fare o disfare l' autostima e la volonta altrui.

Per cui qualsiasi impulso sensoriale che lo raggiunge, ha sicuramente un effetto, piccolo o grande che sia, con qualunque mezzo a disposizione.
Per me, non è un problema se sei tu a chiudere il thread, però – francamente – non posso lasciare siano questi contenuti a farlo.
Siccome un confronto su di essi - come abbiamo visto - è particolarmente difficile, vorrei ribadire due cose.
La prima, relativamente alla tematica, ovvero: l’attività psicologica e per estensione: psicoterapeutica on line: siamo in una fase di attesa.
La seconda considerazione, invece, è indirizzata a coloro i quali stanno considerando di rivolgersi ad uno psicologo e/o psicoterapeuta, e sostanzialmente è un invito alla cautela, ovvero a verificare se il professionista in questione, abbia davvero titolo per esercitarla, tale professione.
È relativamente semplice.

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