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Ma la razza fa la differenza?

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Top-man
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Anche poco fa ho (letto qui dentro)in merito al post 25 Aprile che la tipologia del fascista sarebbe anche quella di chi metta in evidenza certe caratteristiche di certe razze.
Se qualcuno mi potesse spiegare che non c'è differenza tra italiani, tedeschi, inglesi, russi, greci, cinesi ect. ect. gliene sarei grato.

Mi spiego meglio, come mai per esempio ci sono razze che non hanno voglia di fare un c..zo e altre lavorano e pure bene?
Perché gli italiani non sono come i tedeschi o i giapponesi?
Insomma siamo tutti uguali e c'è in ogni razza la percentuali di svogliati, assassini,ect.., oppure certe razze hanno dei valori molto più alti di altre?

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2
MagicLight
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Secondo me siamo tutti uguali...il problema è la società in cui cresciamo che ci porta ad avere certi atteggiamenti e comportamenti.

se un italiano dovesse crescere in Germania con molta probabilità si adatterebbe alla perfezione al loro stile di vita esattamente come se un tedesco crescesse in Italia.

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3
Top-man
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Può essere, ma allora preché c'è tutta questa differenza, al momento? E poi non mi sembra vero, in Italia ci sono persone che fanno il loro dovere a prescindere dalla situazione in cui si trovano, personale e sociale. Gli italiani all'estero sono sempre stati derisi, eppure si erano trasferiti.



Cioè, sembrebbe quasi, dal tuo discorso, che tutto cambia in merito alla latitudine.

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4
MagicLight
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@Top-man ha scritto:Può essere, ma allora preché c'è tutta questa differenza, al momento? E poi non mi sembra vero, in Italia ci sono persone che fanno il loro dovere a prescindere dalla situazione in cui si trovano, personale e sociale. Gli italiani all'estero sono sempre stati derisi, eppure si erano trasferiti.



Cioè, sembrebbe quasi, dal tuo discorso, che tutto cambia in merito alla latitudine.

no non intendevo questo, non siamo tutti uguali.

però secondo me la cultura influisce molto!

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5
Magonzo
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@Top-man ha scritto:Anche poco fa ho (letto qui dentro)in merito al post 25 Aprile che la tipologia del fascista sarebbe anche quella di chi metta in evidenza certe caratteristiche di certe razze.
Se qualcuno mi potesse spiegare che non c'è differenza tra italiani, tedeschi, inglesi, russi, greci, cinesi ect. ect. gliene sarei grato.

Mi spiego meglio, come mai per esempio ci sono razze che non hanno voglia di fare un c..zo e altre lavorano e pure bene?
Perché gli italiani non sono come i tedeschi o i giapponesi?
Insomma siamo tutti uguali e c'è in ogni razza la percentuali di svogliati, assassini,ect.., oppure certe razze hanno dei valori molto più alti di altre?
scientificamente le "razze", come gruppi distinti, omogenei ed esclusivi non esistono, non tra gli esseri umani; siamo 7 miliardi di persone frutto di molteplici incroci che ci fanno avere un aspetto più o meno simile alla media del territorio in cui tali incroci si sono determinati;
il resto è cultura, non biologia;

se alla cieca prendo un campione genetico a caso in Romania, e ne faccio mappare il dna, scoprirò che è assolutamente interscambiabile con quello di molti tedeschi o italiani, e così via tra italiani, spagnoli e nordafricani...
più ci si allontana da un luogo di origine, più il campione si discosta dalla media dei caratteri registrata in quel luogo, con la forbice massima che si registra tra i valori medi in centro Africa e quelli degli aborigeni australiani;

è la cultura che si radica nei luoghi e tra i popoli...

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6
hakimsanai43
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@MagicLight ha scritto:
@Top-man ha scritto:Può essere, ma allora preché c'è tutta questa differenza, al momento? E poi non mi sembra vero, in Italia ci sono persone che fanno il loro dovere a prescindere dalla situazione in cui si trovano, personale e sociale. Gli italiani all'estero sono sempre stati derisi, eppure si erano trasferiti.



Cioè, sembrebbe quasi, dal tuo discorso, che tutto cambia in merito alla latitudine.

no non intendevo questo, non siamo tutti uguali.

però secondo me la cultura influisce molto!
cool
I preti hanno caricato nel cervello/computer della gente,il programma:
"www.Siamotuttipeccatori.it"
Negli anni 60 del 900 il Partito Comunista ha caricato il programma:
"www.siamotuttiuguali.it".

Ora,
a chi piace tanto che siamo tutti peccatori?
Alla persona onesta o al criminale?
A chi piace tanto che siamo tutti uguali?
Al primo o all'ultimo della classe?

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7
Magonzo
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@hakimsanai43 ha scritto:Ora,
a chi piace tanto che siamo tutti peccatori?
Alla persona onesta o al criminale?
A chi piace tanto che siamo tutti uguali?
Al primo o all'ultimo della classe?

infatti, non siamo tutti uguali; siamo tutti diversi, sia geneticamente, sia quanto a personalità; se ti piace, 7 miliardi di "razze";

chi è bravo a produrre musica ma inetto con la tecnologia, chi letteratura, chi automobili, chi telefoni cellulari e chi prodigiose architetture...

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8
BigBossStigazzi
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quoto mago oronzo in ogni sua parte

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9
Top-man
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Se ho compreso bene, geneticamente siamo uguali però la cultura che si radica in un luogo fa la differenza, anzi sarebbe il vero fattore che ci differenzia.
Non saprei, forse potrebbe anche risultare vero ma per esempio, l'Impero Romano mi sembra che sia durato qualche millennio e quindi avrà prodotto una cultura, eppure non mi sembra che tale Impero fosse omogeno. In questo caso la cultura non ha potuto nulla? O ci sono altre ragioni?
Prendiamo l'Italia stessa, gli italiani pur frequentando le stesse scuole statali non mi sembra siano uguali. Ma allora di quale cultura stiamo parlando?

Ritornando all'Impero Romano, come mai che oggi avendo avuto la stessa cultura romana ci sono paesi (non diciamo razze, dato che sembra non esistano) diversissimi tra loro?

Come è che i Baschi per esempio sono totalmente diversi dal contesto in cui si trovano?
Ma se proveniamo tutti da uno stesso nucleo dovremmo avere la stessa cultura no?

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10
Magonzo
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@Top-man ha scritto:Se ho compreso bene, geneticamente siamo uguali però la cultura che si radica in un luogo fa la differenza, anzi sarebbe il vero fattore che ci differenzia.
Non saprei, forse potrebbe anche risultare vero ma per esempio, l'Impero Romano mi sembra che sia durato qualche millennio e quindi avrà prodotto una cultura, eppure non mi sembra che tale Impero fosse omogeno. In questo caso la cultura non ha potuto nulla? O ci sono altre ragioni?
Prendiamo l'Italia stessa, gli italiani pur frequentando le stesse scuole statali non mi sembra siano uguali. Ma allora di quale cultura stiamo parlando?

Ritornando all'Impero Romano, come mai che oggi avendo avuto la stessa cultura romana ci sono paesi (non diciamo razze, dato che sembra non esistano) diversissimi tra loro?

Come è che i Baschi per esempio sono totalmente diversi dal contesto in cui si trovano?
Ma se proveniamo tutti da uno stesso nucleo dovremmo avere la stessa cultura no?

l'Impero romano è durato circa 5 secoli;
comunque, una cultura non la fa certo l'appartenenza ad un'entità politica, anche ipotizzando che il rapporto dei cittadini con le istituzioni e la scuola sia uniforme, cosa comunque non vera;

e poi, le interazioni tra cultura, ambiente e individualità sono talmente complesse da consentire solo approssimazioni e valutazioni statistiche:
in media, in certi luoghi si mostrano alcune propensioni piuttosto che altre, in media...

i Baschi non sono "competamente diversi", ma hanno una radice etno-culturale distinta, si sentono e si comportano in modo diverso, ma percepito come tale solo da chi frequenta e ha familiarità quella cultura e con quella delle regioni limitrofe;

a loro dire, pure i modenesi si sentono completamente diversi dalle teste quadre di Reggio Emilia, ma difficilmente un cinese potrebbe considerarli "diversi"; anche la stessa omogeneità culturale è un concetto parecchio difficile da verificare in senso deterministico e ha un valore solo relativo, per grandi linee;

cultura vuol anche dire che si viene educati a credere in certe cose, valori, modi di rapportarsi agli altri, e questo determina le azioni umane non meccanicamente istintive.

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11
An Boum
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@Top-man ha scritto:
Prendiamo l'Italia stessa, gli italiani pur frequentando le stesse scuole statali non mi sembra siano uguali. Ma allora di quale cultura stiamo parlando?

Quindi, secondo te, le differenze nell'istruzione pubblica nelle varie parti d'Italia sono da attribuire a differenze genetiche?

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12
Top-man
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L'Impero Romano è durato circa 5 secoli ma dalla nascita di Roma fino alla fine dell'Impero Romano d'Oriente passano circa 2000 anni. (rispettivamente 753 a.C. e 1453 d.C.)

Cmq fino ad ora con la sola cultura non si è detto proprio nulla e dimostrato men che meno. Ad oggi abbiamo gli Eschimesi, gli Aborigeni + le 4 razze normalmente riconosciute. E che tutto il mondo in qualche modo appartenga alla razza umana, ovvero che abbia avuto qualcosa in comune è noto ma non si sa bene cosa.

Fragolina: stavo dicendo che in Italia abbiamo una unica Scuola Pubblica con programmi unificati eppure a livello socio politico sembra una Italia divisa in 3 se non in 4. Stavo parlando di differenze all'interno di uno stesso popolo.

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13
Magonzo
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@Top-man ha scritto:L'Impero Romano è durato circa 5 secoli ma dalla nascita di Roma fino alla fine dell'Impero Romano d'Oriente passano circa 2000 anni. (rispettivamente 753 a.C. e 1453 d.C.)
a parte che se calcoli dalla fondazione - peraltro mitologica e putativa del villaggetto Roma, dovresti considerare che fino alla repubblica la città è stata dominio etrusco, come testimoniano anche i nomi dei re...
ma poi, considerare l'Impero bizantino come "romano" per il titolo ( allora anche il Sacro Romano Impero...) è un modo curioso di leggere la storia...

@Top-man ha scritto:
Cmq fino ad ora con la sola cultura non si è detto proprio nulla e dimostrato men che meno. Ad oggi abbiamo gli Eschimesi, gli Aborigeni + le 4 razze normalmente riconosciute. E che tutto il mondo in qualche modo appartenga alla razza umana, ovvero che abbia avuto qualcosa in comune è noto ma non si sa bene cosa.
veramente la cultura, nella fattispecie la scienza genetica, che ha mappato l'intero genoma umano - tra l'altro tra i ricercatori in prima linea c'è un italiano, L.L. Cavalli Sforza - ha esattamente dimostrato che non eistono razze umano, che discendiamo tutti dagli stessi antenati usciti dall'Africa, abbiamo tutti lo stesso patrimonio genetico con differenze minime, perlopiù esteriori;

infatti, la maggiore distanza genetica si verifica tra un centrafricano e un aborigeno australiano, mentre lo stesso centrafricano è quasi identico ad un europeo, nonostante l'aspetto esteriore suggerisca diversamente.

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14
Top-man
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E' vero tutti deriviamo da una unica cellula, figuriamoci se non abbiamo genitori in comune.
A volte non basta avere il padre in comune per dimostrare che si è fratelli.

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15
Lucio Musto
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@hakimsanai43 ha scritto:
@MagicLight ha scritto:
@Top-man ha scritto:Può essere, ma allora preché c'è tutta questa differenza, al momento? E poi non mi sembra vero, in Italia ci sono persone che fanno il loro dovere a prescindere dalla situazione in cui si trovano, personale e sociale. Gli italiani all'estero sono sempre stati derisi, eppure si erano trasferiti.



Cioè, sembrebbe quasi, dal tuo discorso, che tutto cambia in merito alla latitudine.

no non intendevo questo, non siamo tutti uguali.

però secondo me la cultura influisce molto!
cool
I preti hanno caricato nel cervello/computer della gente,il programma:
"www.Siamotuttipeccatori.it"
Negli anni 60 del 900 il Partito Comunista ha caricato il programma:
"www.siamotuttiuguali.it".

Ora,
a chi piace tanto che siamo tutti peccatori?
Alla persona onesta o al criminale?
A chi piace tanto che siamo tutti uguali?
Al primo o all'ultimo della classe?


mi sa che il parallelo è d'effetto ma logicamente stiracchiato. Mi spiego:

L'essere "tutti peccatori" fa evidentemente riferimento ad una condizione archetipa di peccato zero.
Cioè, considerato un insieme di norme perfettamente individuato, "non peccatore" sarebbe colui che non ne viola nessuna, mai;
e sarebbe esattamente individuabile, stanti quelle norme.

L'essere invece "tutti uguali" è una compromissione fra gli elementi stessi del gruppo. O si è tutti uguali, o non lo si è!... e nessuno quindi riveste più la caratteristica di "uguale a tutti gli altri".

In sintesi, l'essere non peccatore dipende dal singolo, (e c'è possibilità che almeno qualcuno lo sia), l'essere tutti uguali dipende da tutti contemporaneamente ed allo stesso modo... cioè da nessuno.

Siamo su due pianti diversi...

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Lucio Musto
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Le razze esistono e come nell'uomo!... esattamente come in ogni altra specie animale!

ed hanno caratteristiche molto differenti fra di loro!... proprio come un cane bassotto è diverso da un pastore maremmano!...

Si parla di razze diverse e non di specie diverse esclusivamente perché i patrimoni genetici sono fra loro miscibili e danno origine ad ibridi (= forme intermedie) fecondi, che possono quindi riprodursi a loro volta.

In caso di specie diverse (es asino-cavallo) l'ibrido pure può nascere (Mulo, Bardotto), ma è una forma generalmente sterile che non può procreare.

Tutta qui la differenza.

----------------------------------------

Quando si parla di razzismo non si intende negare l'esistenza delle razze umane, ma della pari dignità che l'umanità deve (dovrebbe) riconoscere ad ogni persona, a qualsiasi razza, cultura, lingua e religione appartenga.

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hakimsanai43
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KleanaStupore

L'attuale "Opinione pubblica" italiana dice che non si deve parlare di razze ma di popoli.

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Lucio Musto
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@hakimsanai43 ha scritto: KleanaStupore

L'attuale "Opinione pubblica" italiana dice che non si deve parlare di razze ma di popoli.

naturalmente (come ben sai) la cosiddetta "Opinione pubblica" italiana è uno sconfinato oceano di ignoranza,
anche e soprattutto delle proprie cose. Se andasse a sbirciare un buon dizionario (della Lingua Italiana, niente di trascendentale!) potrebbe capire da se che razza e popolo sono due parole con significato differente.

Usare l'una come sinonimo dell'altra vuol dire solo creare confusione ed incertezza, terreno peraltro prediletto dalla cultura tutta italiana dell'approssimazione e dell'equivoco,

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Magonzo
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@Lucio Musto ha scritto:Le razze esistono e come nell'uomo!... esattamente come in ogni altra specie animale!

ed hanno caratteristiche molto differenti fra di loro!... proprio come un cane bassotto è diverso da un pastore maremmano!...

Si parla di razze diverse e non di specie diverse esclusivamente perché i patrimoni genetici sono fra loro miscibili e danno origine ad ibridi (= forme intermedie) fecondi, che possono quindi riprodursi a loro volta.

In caso di specie diverse (es asino-cavallo) l'ibrido pure può nascere (Mulo, Bardotto), ma è una forma generalmente sterile che non può procreare.

Tutta qui la differenza.

bravo ! avevamo un potenziale Nobel per le scienze biologiche e non lo sapevamo !

meno male che c'è la tua sapienza ad illuminarci, a fronte di tutti quei ciarlatani che hanno passato la vita a studiare, mappare il genoma umano e a sottoporre i risultati delle loro ricerche al vaglio della critica scientifica...

e puntualizza pure la differenza tra popolo e razza...

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Top-man
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@Lucio Musto ha scritto:Le razze esistono e come nell'uomo!... esattamente come in ogni altra specie animale!

ed hanno caratteristiche molto differenti fra di loro!... proprio come un cane bassotto è diverso da un pastore maremmano!...

Si parla di razze diverse e non di specie diverse esclusivamente perché i patrimoni genetici sono fra loro miscibili e danno origine ad ibridi (= forme intermedie) fecondi, che possono quindi riprodursi a loro volta.

In caso di specie diverse (es asino-cavallo) l'ibrido pure può nascere (Mulo, Bardotto), ma è una forma generalmente sterile che non può procreare.

Tutta qui la differenza.

----------------------------------------

Quando si parla di razzismo non si intende negare l'esistenza delle razze umane, ma della pari dignità che l'umanità deve (dovrebbe) riconoscere ad ogni persona, a qualsiasi razza, cultura, lingua e religione appartenga.

Appunto, è quello che intedevo anche io, le razze esistono e il fatto che derivino da qualcosa di cui al momento neppure conosciamo tanto bene è un altro discorso, le razze esistono e come.

Per quanto riguarda il razzismo è vero quello che dici ma non per tutti, a volte, il solo fatto di parlare di razze, per alcuni, sarebbe sinonimo di razzismo.

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Top-man
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Il termine "razza", oggi sembra voler essere sostituito dal termine "etnia", il che se andassimo ad approfondire creerebbe ancor più divario tra gli appartenenti ad un gruppo etnico in contrapposizione ocn altri gruppi etnici o nazionali.

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
già!... l'aspirante premio Nobel per le scienze biologiche sa leggere anche un normale testo liceale, ed il dizionario.

Credo di poter ribadire che in italiano esistono parole diverse per essere applicate a concetti diversi, ed "etnia" è ancora diverso sia da razza, che da specie, che da cultura, che da popolo.

Se cercassimo di parlare la stessa lingua, usando i termini appropriati invece di cercare di ciurlar nel manico, ci capiremmo senz'altro meglio!... ma si sa, siamo italiani, filosofi, poeti, naviganti e liberi pensatori, ed ognuno dà a quello che dice il significato che crede!

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Top-man
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Esatto, da una certa spirale, difficilmente se ne esce fuori. Tra l'altro essa è creata da noi stessi, con termini, sensi, ogni volta diversi e più complessi. Per risolvere cosa? Nulla, una grande confusione. L'antropologia dice questo, la scienza dice questo altro, ma noi cosa diciamo? Le scienze, comprese quelle antropologiche oggi dicono in un modo e domani nell'altro, non sono la verità,la verità è dentro ciascuno di noi, il difficile è cercarla e trovarla.

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Magonzo
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Viandante Storico
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@Top-man ha scritto:
@Lucio Musto ha scritto:Le razze esistono e come nell'uomo!... esattamente come in ogni altra specie animale!

ed hanno caratteristiche molto differenti fra di loro!... proprio come un cane bassotto è diverso da un pastore maremmano!...


Appunto, è quello che intedevo anche io, le razze esistono e il fatto che derivino da qualcosa di cui al momento neppure conosciamo tanto bene è un altro discorso, le razze esistono e come.

quello di "etnia" non è un concetto esclusivamente biologico, ma tiene conto anche della cultura;

il paragone coi bassotti e maremmani è improprio, perché le razze animali sono state create dall'uomo o dall'isolamento in tempi idonei a distinguerle in modo inequivoco;

vi rispondo con le parole della scienza:

... il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, 87 anni, considerato un’autorità di spicco internazionale nel campo della genetica delle popolazioni, ha aperto ieri la due giorni del convegno “La diversità umana”, organizzato dal Dipartimento di storia e storia dell’arte e dalla Scuola dottorale in scienze umanistiche dell’Università di Trieste, in collaborazione con l’Ospedale Burlo Garofolo e il laboratorio di neuroscienze dela Sissa.
All’insegna dell’interdisciplinarietà, ancora oggi, per l’intera giornata a partire dalle 9, storici, linguisti, psicologi, neuroscienziati e biologici si danno appuntamento nell’aula magna della Scuola per interpreti e traduttori (in via Filzi 14), per esplorare e discutere le rappresentazioni e le narrazioni della diversità. Perché per comprendere le radici della diversità umana, come fatto storico e culturale, ma anche come fatto biologico e genetico, oltre che percettivo e cognitivo, è indispensabile mettere in relazione saperi diversi.
E proprio intrecciando discipline diverse - genetica, paleontologia, antropologia e linguistica - lo scienziato italiano, che per circa quarant’ anni ha lavorato alla Stanford University in California, è stato tra i primi a chiedersi se i geni dell’uomo moderno contengano ancora una traccia della storia dell’umanità e ha dimostrato che l’uomo appartiene a una sola e unica razza, la specie “Homo sapiens sapiens”, e che due gruppi etnici che presentano un aspetto esteriore diverso, come il colore della pelle, possono essere invece molto simili dal punto di vista genetico. Come, al contrario, gruppi con caratteristiche somatiche simili possono presentare grandi differenze genetiche al loro interno.
Professor Cavalli Sforza, la scienza ha ormai escluso la possibilità di dividere l’umanità in razze, lei stesso ha contribuito a togliere ogni fondamento al pregiudizio razziale. Cos’è dunque il razzismo? O meglio, perché non può esistere per ragioni scientifiche?
«Il razzismo è l’intolleranza per le persone che sono un po’ diverse da noi. Certo, ci sono differenze visibili, poche e non importanti, come per esempio il colore della pelle, che aiutano a stabilire la diversità. Sopattutto però vi sono differenze di costumi, largamente superficiali, che sono il risultato dell’apprendimento, dipendono dalla società in cui viviamo. Il nostro aspetto del resto coinvolge una frazione relativamente piccola del codice genetico della razza umana. Ecco perché individui che discordano su pochi geni, relativi al colore della pelle per esempio, possono invece avere in comune caratteristiche genetiche molto più complesse, anche se non visibili».
Più di dieci anni fa, nel libro ”Geni, popoli e lingue” ha dichiarato che l’educazione avrebbe relegato il razzismo agli errori e orrori del passato. A cosa dobbiamo allora gli episodi di microrazzismo quotidiano che abita alle fermate dell’autobus, nei pianerottoli dei condomini, ai tavolini del bar?
«La realtà è che l’educazione è rimasta molto indietro. Bisogna quindi far circolare più cultura. Che tra l’altro determina la diversità umana, più largamente della genetica ed è stata il motore trainante dell’evoluzione».
Perché secondo lei la componente davvero importante dell’evoluzione dell’uomo moderno è la sua evoluzione culturale?»
«Be’ l’evoluzione culturale è ciò che realmente differenzia i gruppi umani. Le differenze genetiche tra le popolazioni infatti sono molto modeste. Non c’è stato tempo né motivo per creare grosse differenze genetiche nei 60mila anni in cui una singola, piccola popolazione africana si è diffusa in tutto il mondo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale. Cose superficiali come la forma del corpo, il colore della pelle, che rispondono a necessità ambientali. Ciò che conta quindi non sono le novità biologiche, cioè le mutazioni genetiche, ma le novità culturali, cioè le invenzioni che hanno cambiato profondamanete la nostra vita. Ecco perché l’evoluzione culturale determina l’evoluzione genetica».
Ma se il patrimonio genetico si trasmette per via ereditaria, come si trasmette la cultura?
«La forza trainante è la comunicazione stabilita dal linguaggio, che permette di comunicare a tutto il mondo, oggi molto rapidamernte, una nuova idea. Quel che rende l’evoluzione culturale molto più rapida di quella biologica, è che ogni novità biologica è costituita da mutazioni che avvengono di rado, in un individuo solo, e si diffondono poi solo ai figli, e da questi ai nipoti ecc. Per cui occorrono molte generazioni perché una novità biologica si diffonda a tutto il mondo: in un caso concreto, come il colore della pelle bianca o nera, diecimila o più anni. Invece oggi una novità culturale, come un’invenzione per esempio, può diffondersi in minuti, addirittura secondi, in tutto il mondo. La cultura, comunque, proprio come la mutazione genetica, è un meccanismo di adattamento».
Ma cos’è per lei la cultura?
«La cultura è costituita da tutto ciò che può essere appreso: la fabbricazione di utensili, la scrittura, l’arte, le conoscenze scientifiche, il modo di vestire. Cultura è l’accumulo globale di conoscenze e di innovazioni, derivante dalla somma di contributi individuali trasmessi attraverso le generazioni e diffusi al nostro gruppo sociale, che influenza e cambia continuamente la nostra vita. È l’elemento differenziante l’uomo da tutti gli altri animali, è la straordinaria quantità di conoscenze accumulate nel corso dei millenni, il cui apprendimento ha contribuito in modo determinante a forgiare il nostro comportamento. Ogni generazione aggiunge qualcosa all’eredità ricevuta. E il presente si comprende solo cogliendo nel profondo ogni tappa di questo cammino».

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
@Magonzo ha scritto:...
il paragone coi bassotti e maremmani è improprio, perché le razze animali sono state create dall'uomo o dall'isolamento in tempi idonei a distinguerle in modo inequivoco;

...

esattamente com'è accaduto per i pigmei, parecchio diversi dagli svedesi, dai giapponesi, dai boscimani e dai nativi d'America... esattamente com'è accaduto per i fringuelli di Darwin, che sempre fringuelli sono!
Una specie, razze diverse.

questo il discorso biologico in cui si può parlare di razze e di specie

----------------------------------------------------------

tutto il resto del dotto intervento di Magonzo, e ne cito l'assai indicativo incipit:

""... il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza, 87 anni, considerato un’autorità di spicco internazionale nel campo della genetica delle popolazioni, ha aperto ieri la due giorni del convegno “La diversità umana”, organizzato dal Dipartimento di storia e storia dell’arte e dalla Scuola dottorale in scienze umanistiche dell’Università di Trieste, in collaborazione con l’Ospedale Burlo Garofolo e il laboratorio di neuroscienze dela Sissa.
All’insegna dell’interdisciplinarietà, ancora oggi, per l’intera giornata a partire dalle 9, storici, linguisti, psicologi, neuroscienziati e biologici si danno appuntamento nell’aula magna della Scuola per interpreti e traduttori (in via Filzi 14), per esplorare e discutere le rappresentazioni e le narrazioni della diversità. Perché per comprendere le radici della diversità umana, come fatto storico e culturale, ma anche come fatto biologico e genetico, oltre che percettivo e cognitivo, è indispensabile mettere in relazione saperi diversi.""
,

possiamo tranquillamente affermare che ci troviamo in un ambito completamente diverso, dove si va a speculare su interessanti quesiti del tipo: "ma il bernoccolo della politica si eredita o si acquisisce?..." ovvero:

"perché per gli Strauss una così tanta familiarità per il genio musicale si, mentre tanti altri sommi compositori sono solo lampi improvvisi in famiglie del tutto estranee all'armonia?!"

francamente credo che questo discorso si stacchi assolutamente dall'argomento in discussione "Ma la razza fa differenza?"

Cordialità

Lucio Musto

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