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Il mito di Pandora

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1
rebel

Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Chi lo conosce? Per me è uno dei più belli per la sua ricchezza di significati.

E' uno dei tanti miti che tentano di rispondere all'eterna questione: unde malum?

Il significato che attribuisce alla speranza è completamente diverso da quello della cristianità.

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2
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Secondo me il mito del vaso di pandora non nasce per spiegare da dove proviene il male.
Semmai è uno di quei miti che servono a ribadire le nefaste conseguenze che sorgono dall'infrangere un divieto - legge. Se si infrange la legge allora si manifesta il male, che la legge teneva "ingabbiato". Il male si manifesta come "punizione".
In questo senso ci sono alcune somiglianze con il mito di Adamo ed Eva. Però ci sono molte differenze. Nel mito di pandora ciò che la legge ha rinchiuso e sigillato in un contenitore è il male. Nel mito cristiano di Adamo ed Eva invece sono gli uomini. Nel primo caso il mondo al di fuori del "contenitore" ha in se il bene. Nel secondo caso no ( in contenitore è il paradiso). Nel mito di Pandora l'infrazione della legge libera il male, mentre nel mito di Adamo ed Eva libera gli uomini.
Effettivamente se alludevi a questo mito, no, non c'è traccia di speranza.
Credo che la ragione di questa differenza vada proprio ricercata nel fatto che in un caso è il male a venir liberato e nel secondo gli uomini. Gli uomini nel mito di Adamo ed Eva sono protetti dal fatto di essere rinchiusi in un contenitore sovrumano, che li separa da ciò che è al di fuori, cioè un mondo in cui esiste il male. Ovvio che per "sperare" di rientrarci necessitino di Dio no? Per questo al posto della speranza troviamo l'idea di grazia. Non solo. Il loro atto, a differenza di quello di Pandora è creativo: creano il mondo umano con i suoi dolori. Mentre Pandora si limita a ripristinarlo. Se con il loro atto pongono in essere nuove condizioni per se stessi, interamente umane e per questo connotate dal male, allora l'unica speranza è che rimedi Dio, facendoli rientrare post mortem nel contenitore con la grazia.
Nessuno dei due comunque spiega l'origine del male, ne il mito di Pandora ne quello di Adamo ed Eva ( essi "creano" soltanto le condizioni attraverso cui il male è accessibile)


Intendevi il mito di Adamo ed Eva tu?

inchino Ho fatto uno sforzo immondo per spiegarmi.
Di meglio non gliela fo.

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3
rebel

Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Apprezzo molto gli sforzi immondi, davvero! party

Per una volta eviterò di mondar l'immondo per mondar lo mondo sparirecesso

Hai toccato molti punti interessanti che hanno, in effetti, una contiguità con questo mito.

Per chi non lo sapesse, tuttavia, voglio ricordare come "finisce" il mito di Pandora: una volta che Pandora ha sollevato il coperchio dell'orcio contenente tutti i mali, questi si diffondono rapidamente sulla terra, generando la morte, la malattia, la vecchiaia ecc ecc. All'interno del vaso rimane solo la speranza.

E' qui che risiede il genio dell'inventore di questo mito ed è qui che il lettore si scontra con la sua interpretazione. Perchè la speranza rimane nel vaso??
Il perchè lo si può capire solo ricorrendo al sentimento religioso greco. La speranza, finchè resta nel vaso, è un male come tutti gli altri mali, ma quando rimane sola dentro di esso ecco che la speranza diventa un bene.

Attenzione, così come nel mito di Adamo ed Eva, anche qui stiamo parlando di una umanità sui generis. Pandora è la prima donna, non esistevano donne. Stiamo quindi parlando di un archetipo di umanità. In quel contesto, di una umanità in un certo qual modo congiunta al divino, la speranza è un male. Gli dei non sperano e non desiderano poichè essi già possiedono tutti i beni nella loro completezza. Ma nell'umanità post caduta ecco che la speranza diventa un bene.

Il perchè diventi un bene bisogna scoprirlo anche ricorrendo anche ad un altro mito greco in cui interviene ancora Prometeo. In questo mito le dee oceanine chiedono a Prometeo, incatenato da Zeus a una montagna, quale bene abbia mai donato lui agli uomini, ed egli risponde: "ho donato loro le cieche speranze".

Le cieche speranze. La speranza è in un certo senso cieca perchè ci permette di chiudere gli occhi sui mali, ce li rende in una qualche misura sopportabili.

I due miti, quello di Epimeteo-Pandora e quello di Adamo-Eva, sono quindi più simili di quanto si immagini. Entrambi parlano di una umanità che è pre-storica e, a mio avviso, tendono effettivamente a dare una risposta al tema dell'origine del male. In entrambi i miti è la donna e la sua curiosità la causa del liberarsi del male, costretto su un albero da un lato e in un orcio dall'altro.

Ciò in cui si differenziano sta nel "ritorno" e nel concetto di speranza; e qui si introduce il concetto di grazia che tu hai richiamato.

Se nel cristianesimo la speranza è una virtù teologale, nell'antichità classica la speranza è un bene che deve essere superato: non saremo spiritualmente realizzati fino a quando non cesseremo di sperare e torneremo ad essere dei.

A questo punto si apre un altro grandioso capitolo che consiste nella differente visione del ritorno al divino. Da un lato abbiamo la cristianità col concetto di grazie e del Dio fatt uomo che si abbassa fino alla miseria umana, dall'altro abbiamo la religione greca in cui è sempre fisso il concetto di "scala" e di purificazione. Più ci purificheremo dall'egoismo, dall'odio, dall'ira ecc, e più saliremo la scala che ci ricondice al divino. Da un lato la necessità il divino deve abbassarsi data la condizione di deficienza dell'uomo, dall'altro è l'uomo che, con le sue forze, riconquista la sua deità.

In realtà non è che mondo classico e cristianità siano così inconciliabili in quanto tutta la mistica cristiana ha sostanzialmente ripreso il concetto di scala. Ma qui il discorso si amplierebbe indefinitamente. Ma è proprio questa la ricchezza dei miti, essi tramandano, in immagini e simboli, intere teologie, cosmogonie ecc.

Ps: condivido, tuttavia, il tuo acuto ragionamento secondo cui entrambi i miti non sarebbero la spiegazione prima dell'origine del male ma piuttosto la risposta al suo manifestarsi. Diciamo che è la spiegazione del male visibile e percepibile agli uomini e non la spiegazione metafisica del male per il quale, se vogliamo essere sinceri, nessuna religione è riuscità a trovare una risposta, neanche simbolica o racchiusa in un mito.

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Top-man
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Non potrebbero spiegare l'origine e la causa del male, la sua storia è antica più del nostro mondo e si perde nei miti. Non sapevano o non volevano? Questa forse sarebbe la domanda da porsi.
Sembra che il male sia la "conditio sine qua non" a cui sottostà davvero il privilegio di "divenire dei". L'uomo non potrebbe mai esprimere la volontà (e perserguirla)di salire l'Olimpo greco se non ci fossero le insidie del male a tentarlo. E' un pò la storia di Ulisse che affronta tutti i pericoli e li vince ma che alla fine perde la sua battaglia. Le Colonne d'Ercole sono metaforicamente parlando, quel limite (a mo' di informazione sbagliata del DNA) che constringe i "navigatori" ad una importante riflessione. Se il mondo antico non fece vincitore Ulisse è perché non sapeva di questa opportunità ma soprattutto perché credeva che le tentazioni e quindi il male fossero delle sfere di competenza di un certo insieme e non che potessero comprendere la totalità.
L'uomo di oggi come di ieri è sottoposto a delle scelte e forse, come Ulisse, sceglie la libertà, la conoscenza e l'avventura ma poi questo anelito primordiale naufraga negli scogli di un mare ancora in tempesta, oppure trova un porto sicuro? Questo porto sicuro non è mai stato investigato e mai trovato. Ma è questo che ci deve guidare. Tra l'altro il male non è qualcosa a cui si può rinunciare, pena l'annichilimento, la robotizzazione e la rinuncia al libero arbitrio.
In definitva l'uomo è stato creato, non solo per fare una scelta nell'oggi, nel vissuto, ma per inseguire questa stessa scelta all'infinito. Se così non fosse, anche Ulisse avrebbe fatto ritorno in patria e da li non si sarebbe mai più mosso, invece il viaggio continua, è infinito e lo stesso male è potenzialmente infinito, anche se non fa parte di noi oggi, tuttavvia sta sempre li in agguato, non come soggetto ma come probabilità, come scelta latente.

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5
rebel

Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Dire che il male è un fattore irrinunciabile perchè comporterebbe la perdita del libero arbitrio non mi pare realistico. Nulla osta a che si possano compiere scelte anche all'interno di un mondo di solo bene. Se così non fosse ne deriverebbe che Dio stesso, dando per scontato sia esso il sommo Bene, non potrebbe nè scegliere nè agire.

Quel che è vero. almeno per gli uomini, è che dalla divisione, si genera il movimento e quindi la ricerca.

Comunque sia sono stato precipitoso affermando che nessuna religione è riuscita a risolvere il problema del male: Vi sono le religioni dualistiche che avendolo ipostatizzato ed eleveto al rango di dio malefico, hanno risolto alla radice il problema. Per quanto anche in queste religioni Bene e Male non siano irriducibili ma si dia quasi spempre una fine del male e una vittoria del bene.

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6
Top-man
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Il male è il fattore potenzialmente irrinunciabile. Non che lo si debba provare a tutti costi , ma irrinunciabile nel senso della realtà duale che viviamo. Se non si avesse la possibilità di sbagliare potrebbe significare tante cose, una delle quali riguarderebbe la perfezione o almeno un più alto grado rispetto a questa nostra attuale. Quindi un essere che è un animale ha bisogno di "prove" (non mi viene un termine ora più calzante) per elevarsi da quel suo stato. Quindi il male è qualcosa che ci "può stare" in un cammino fatto di errori, dove l'errore non è già il male stesso ma un imparare, un riconoscere la strada giusta.
Il mondo di solo bene non lo escludo ma lo sto soltanto posticipando, ci stiamo arrivando, e parlo a livello di umanità, il singolo ci arriva in ogni epoca ma la civiltà impiega molto dippiù.

Dio infatti, nel nostro discorso umano non ci può mettere "mano", siamo i soli a decidere. La volontà di Dio, nonostante sia la vera ed unica realtà, pur tuttavvia è sottomessa (per questo nostro aspetto) a quella degli uomini. Se fossimo esseri semi perfetti potremmo già al momento avere la visione di Dio ma i nostri meriti sarebbero molto inferiore a chi come gli uomini stanno lottando per elevarsi dal rango di animali.

Il male divide chi veramente vuole evolvere e chi invece preferisce involvere. Anche nella storia della biologia e per arrivare all'uomo ci sono una serie ininterrotta di scelte (biologicamente parlando) che portano verso un risultato, quello dell'uomo.

Le religione dualistiche che ipostatizzano il male lo hanno fatto su una base mitologica in comune con tutte le civiltà antiche, la figura del male oltre all'aspetto che riguarda lo spirito sembra che abbia rigaurdato anche l'aspetto antropomorfo non bene capito e cmq a prescindere dalla verità del male storico il discorso che ci riguarda verte sempre sul male potenziale umano e soprattutto il male in senso spirituale che è molto ma molto diverso dal concetto di male terreno.

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