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Musica Medioevale

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1
NinfaEco
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Per chi apprezza...
... questa mi ricorda molte cose.

Per chi ama far festa


Da Carmina Burana.










1. Bache bene venies gratus et optatus per quem noster animus fit letificatus

R: Istud vinum bonum vinum vinum generosum reddit virum curialem probum animosum

2. Hec sunt vasa regia quibus spoliatur ierusalem et regalis babilon ditatur

R: Istud vinum bonum vinum.... (v?ichni)

3. Ex hoc cypho conscii bibent sui domini bibent sui socii bibent et amici

R: Istud vinum bonum vinum....

4. Bachus forte superans pectora virorum in amorem concitat animos eorum

R: Istud vinum bonum vinum....

5. Bachus sepe visitans mulierum genus facit eas subditas tibi o tu venus

R: Istud vinum bonum vinum....

6. Bachus venas penetrans calido liquore facit eas igneas veneris ardore

R: Istud vinum bonum vinum....

7. Bachus lenis leniens curas et dolores confert iocum gaudia risus et amores

R: Istud vinum bonum vinum....

8. Omnes tibi canimus maxima preconia te laudantes merito tempora per omnia

R: Istud vinum bonum vinum.... Istud vinum bonum vinum....

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2
NinfaEco
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3
lupo

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Sig.ra Ninfa, hai aperto questa discussione
e anche una per Faber
e una per Gaber
per Guccini vogliamo attendere che muoia?
Se poi ti piace anche Locasciulli potrei sposarti (per dire eh!)



http://www.youtube.com/watch?v=LgGIOZiVCVU&feature=related

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4
An Boum
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Bella la musica medievale, ricca di atmosfera!

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5
lisandro
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-Questa che segue è la traduzione del canto scritto da Guglielmo IX conte di Poitiers e duca d'Aquitania.
Vissuto nel XII secolo, è il primo trovatore di cui ci sono arrivati i versi.

Il conte: COMPORRÒ UN CANTO POICHÉ SONNECCHIO E ME NE VADO GIRANDO SOTTO IL SOLE. CI SONO DONNE MALVAGE, ED IO SO DIRVI QUALI: QUELLE CHE L'AMOR D'UN CAVALIERE PORTANO AL PEGGIO. UNA DONNA NON FA PECCATO MORTALE SE AMA UN CAVALIERE LEALE, MA SE AMA UN MONACO O UN PRETE È FUORI DI SENNO: ANDREBBE BRUCIATA, MESSA SUL ROGO. UN GIORNO IN ALVERNIA, PASSATO IL LIMOSINO, ME NE ANDAVO TUTTO SOLO IN INCOGNITO. INCONTRAI LE MOGLI DI MESSER GUARI E DI MESSER BERNART CHE MI SALUTARONO DISCRETAMENTE PER SAN LEONARDO.

Agnese: CHE DIO VI SALVI MESSER PELLEGRINO! VOI MI SEMBRATE DI RAZZA NOBILE, MA, VEDETE, NOI VEDIAM GIRARE TANTA GENTE INSENSATA!

Il conte: STATE A SENTIRE COME LE RISPOSI: FINSI D'ESSER MUTO, NON DISSI NE BI NE BA, MA SOLAMENTE: BA-BA-RI-OL, BA-BA-RI-OL, BA-BA-RI-AN.

Ermesenda: SORELLA ABBIAMO TROVATO QUELLO CHE CERCAVAMO! ACCOGLIAMOLO PER L'AMORE DI DIO NELLA NOSTRA CASA, PERCHÉ QUEST'UOMO È MUTO E CERTO PER MEZZO SUO I NOSTRI AFFARI NON VERRANNO CONOSCIUTI.

Il conte: ALLORA UNA MI MISE SOTTO IL SUO MANTELLO E MI PORTÒ NELLA SUA STANZA AL CALDO. STATE SICURI CHE QUESTO MI PIACQUE, CHÈ IL FUOCO ERA BUONO E FORTE ED IO MI RISCALDAI VOLENTIERI VICINO AI GROSSI CEPPI. DA MANGIARE MI DETTERO CAPPONI E, BEN SAPPIATE, NE EBBI PIÙ DI DUE. NON C'ERA CUOCO NE GARZONE MA SOLTANTO NOI TRE; E IL PANE ERA BIANCO, IL VINO ERA BUONO E TUTTO ABBONDAVA DI PEPE.

Ermesenda: SORELLA, E SE QUEST'UOMO È FURBO E FINGE SOLAMENTE DI NON SAPER PARLARE?

Agnese: ALLORA FACCIAMO VENIRE IL NOSTRO BEL GATTONE CHE LO FARÀ SUBITO PARLARE SE IN QUALCHE MODO MENTE.

Il conte: FINITO DI BERE E DI MANGIARE IO MI SPOGLIAI A LORO PIACIMENTO. SUL DORSO MI PIAZZARONO QUEL GATTO MALIGNO E FELLONE E UNA LO TIRÒ LUNGO IL COSTATO FINO AI TALLONI. ALLORA L'ALTRA GLI TIRA LA CODA E QUELLO GIÙ A GRAFFIARE. MI FECERO PIÙ DI CENTO FERITE QUELLA VOLTA, MA NON AVREI PARLATO NEANCHE SE MI AVESSERO AMMAZZATO.

Ermesenda: SORELLA, ORA SIAMO SICURE CHE QUEST'UOMO È VERAMENTE MUTO!

Agnese: PREPARIAMO DUNQUE IL BAGNO E IL NOSTRO DIVERTIMENTO!

Il conte: OTTO GIORNI RIMASI IN QUELLA SITUAZIONE! STATE A SENTIRE QUANTO LE HO FOTTUTE: ESATTAMENTE CENTOVENTOTTO VOLTE, TANTO CHE PER POCO NON RUPPI IL MIO ARNESE E IL MIO EQUIPAGGIAMENTO! NON SO DIRVI QUANTI MALANNI ME NE SONO DERIVATI!

(Il tutto finisce con il linciaggio del gatto!)

- testo "FARAI UN VERS" -

Farai un vers, pos mi sonelh,
E-m vauc e m'estauc al solelh.
Donnas i a de mal conselh,
Et sai dir cals:
Cellas c'amor de cavalier tornon a mals.

Donna no fai pechat mortal
Que ama cavalier leal;
Mas s'ama monge o clergal
Non es raizo:
Per dreg la deuri'hom cremar ab un tezo.

En Alvernhe, part Lemozi,
M'en anei totz sols a tapi:
Trobei la moller d'En Guari
E d'En Bernart;
Saluderon mi sinplamentz per san Launart.

La una-m diz en son latin:
"O, Deus vos salv, don pelerin;
Mout mi semblatz de belh aizin,
Mon escient;
Mas trop vezem anar pel mond de folla gent."

Ar auzires qu'ai respondutz;
Anc no li diz ni ba ni butz,
Ni fer ni fust no ai mentagutz,
Mas sol aitan:
"Babariol, babariol, babarian."

So diz n'Agnes a n'Ermessen:
"Trobat avem que anam queren:
Sor, per amor Deu l'alberguem,
Que ben es mutz,
E ja per lui nostre conselh non er saubutz."

La una-m pres sotz son mantel
Et mes m'en la cambra, el fornel:
Sapchatz qu'a mi fo bon e bel,
E-l foc fo bos,
Et eu calfei me volentiers als gros carbos.

A manjar mi deron capos,
E sapchatz agui mais de dos,
Et no-i ac cog ni cogastros,
Mas sol nos tres;
E-l pans fo blancs e-l vins fo bos e-l pebr'espes.

"Sor, si aquest hom es ginhos
Ni laicha a parlar per nos,
Nos aportem nostre gat ros
De mantement,
Qe-l fara parlar az estros, si de re-nz ment."

N'Agnes anet per l'enoios:
Et fo granz, et ag loncz guinhos:
Et eu, can lo vi entre nos,
Aig n'espavent,
Qu'a pauc no-n perdei la valor e l'ardiment.

Quant aguem begut e manjat,
Eu mi despoillei per lor grat;
Detras m'aporteron lo gat
Mal e felon:
La una-l tira del costat tro al tallon.

Per la coa de mantenen
Tira-l gat, et el escoisen:
Plajas mi feron mais de cen
Aquella vetz
Mas eu no-m mogra ges enquers qi m'ausizetz.

Pos diz N'Agnes a N'Ermessen:
"Mutz es, que ben es conoissen.
Sor, del banh nos apareillem
E del sojorn."
.xli. jorn estei az aquel torn.


Tant las fotei com auziretz:
Cen e quatre vint et ueit vetz,
Q'a pauc no-i rompei mos corretz
E mos arnes;
E no-us pues dir los malaveg tan gran m'en pres.

Monet, tu m'iras al mati,
Mo vers porteras el borsi
Dreg a la molher d'en Guari
E d'en Bernat,
E diguas lor que per m'amor aucizo-l cat.

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lisandro
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Viandante Storico
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-Cantero` per confortare il mio cuore
Che' per il gran tormento
non voglio morire o impazzire,
Che' dalla terra selvaggia
Non vedo nessuno tornare
La` dov'e` colui che placa i miei mali
quando mi parla.

Dio, quando essi grideranno "Avanti",
Signore aiuta il pellegrino
Per il quale ho timore,
Che` i Saraceni sono felloni.

Soffriro` per tutto il tempo
Finche` non lo vedro` tornare.
Egli e` andato in pellegrinaggio;
Aspetto il suo ritorno,
E a dispetto del mio lignaggio
Non voglio scegliere nessun altro per marito.
E` pazzo chi l'ha detto.

Dio, quando essi grideranno "Avanti"
...

Sono molto dispiaciuta
Di non averlo accompagnato,
La camicia che indossava
Mi ha spedito, per abbracciarla.
La notte, quando il suo amore mi tormenta,
La porto con me nel letto
La tengo stretta sul mio corpo nudo
Per placare la mia sofferenza.

Dio, quando essi grideranno "Avanti"
...

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lisandro
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-Questo è uno dei brani più famosi dell'epoca, quindi era doveroso inserirla qua.
Quando vi sarete rotti della prima parte lenta, andate direttamente al 4'30", ché inizia "La Rotta".


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lisandro
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@Elendil ha scritto:CARMINA BURANA, 196

In taberna quando sumus,
non curamus, quid sit humus,
sed ad ludum properamus,
cui semper insudamus.
Quid agatur in taberna,
ubi nummus est pincerna,
hoc est opus, ut queratur,
sed quid loquar, audiatur.

Quidam ludunt, quidam bibunt,
quidam indiscrete vivunt.
Sed in ludo qui morantur,
ex his quidam denudantur;
quidam ibi vestiuntur,
quidam saccis induuntur.
Ibi nullus timet mortem,
sed pro Baccho mittunt sortem.

Primo pro nummata vini;
ex hac bibunt libertini.
Semel bibunt pro captivis,
post hec bibunt ter pro vivis,
quater pro Christianis cunctis,
quinquies pro fidelibus defunctis,
sexies pro sororibus vanis,
septies pro militibus silvanis.

Octies pro fratribus perversis,
novies pro monachis dispersis,
decies pro navigantibus,
undecies pro discordantibus,
duodecies pro penitentibus,
tredecies pro iter agentibus.
Tam pro papa quam pro rege
bibunt omnes sine lege.

Bibit hera, bibit herus,
bibit miles, bibit clerus,
bibit ille, bibit illa,
bibit servus cum ancilla,
bibit velox, bibit piger,
bibit albus, bibit niger,
bibit constans, bibit vagus,
bibit rudis, bibit magus,

bibit pauper et egrotus,
bibit exul et ignotus,
bibit puer, bibit canus,
bibit presul et decanus,
bibit soror, bibit frater,
bibit anus, bibit mater,
bibit ista, bibit ille,
bibunt centum, bibunt mille.

Parum durant sex nummate
ubi ipsi immoderate
bibunt omnes sine meta,
quamvis bibant mente leta.
Sic nos rodunt omnes gentes,
et sic erimus egentes.
Qui nos rodunt, confundantur
et cum iustis non scribantur.

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Elendil

Viandante Residente
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Altra versione molto particolare di «In taberna quando sumus».

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Elendil

Viandante Residente
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La versione musicale più conosciuta di «In taberna quando sumus» è quella di Carl Orff.

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Elendil

Viandante Residente
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@ NinfaEco

Vale anche il medieval-rock?
Se ti conosco un poco, questa ti piace...



Ps. Brava la cantante!!! KleanaInfoiata amorebandiera fiore

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lisandro
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-BEN VENGA MAGGIO, Angelo Poliziano

Ben venga maggio
e 'l gonfalon selvaggio!
Ben venga primavera,
che vuol l'uom s'innamori:
e voi, donzelle, a schiera
con li vostri amadori,
che di rose e di fiori,
vi fate belle il maggio,
venite alla frescura
delli verdi arbuscelli.
Ogni bella è sicura
fra tanti damigelli,
ché le fiere e gli uccelli
ardon d'amore il maggio.
Chi è giovane e bella
deh non sie punto acerba,
ché non si rinnovella
l'età come fa l'erba;
nessuna stia superba
all'amadore il maggio
Ciascuna balli e canti
di questa schiera nostra.
Ecco che i dolci amanti
van per voi, belle, in giostra:
qual dura a lor si mostra
farà sfiorire il maggio.
Per prender le donzelle
si son gli amanti armati.
Arrendetevi, belle,
a' vostri innamorati,
rendete e cuor furati,
non fate guerra il maggio.
Chi l'altrui core invola
ad altrui doni el core.
Ma chi è quel che vola?
è l'angiolel d'amore,
che viene a fare onore
con voi, donzelle, a maggio.
Amor ne vien ridendo
con rose e gigli in testa,
e vien di voi caendo.
Fategli, o belle, feste.
Qual sarà la più presta
a dargli el fior del maggio?
-Ben venga il peregrino.-
-Amor, che ne comandi?-
-Che al suo amante il crino
ogni bella ingrillandi,
ché gli zitelli e grandi
s'innamoran di maggio.-

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il pilota
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"Ripompiamo" questa discussione.
Piacendomi la storia dell'epoca, ovviamente mi piace anche la relativa musica. Ho i Carmina Burana ancora in vinile, suonati con strumenti d'epoca (trovati per botta di fondoschiena), ho decine di CD di canti gregoriani e musica trobadorica.
La difficoltà appunto è trovarli (per fortuna esistono i negozi online...).

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NinfaEco
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Porco cane quanto è bella

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lisandro
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-Farai un vers de dreit nien,
Non er de mi ni d'autra gen,
Non er d'amor ni de joven,
Ni de ren au,
Qu'enans fo trobatz en durmen
Sus un chival

·Scriverò un verso di puro niente,
non su di me né su altra gente
non sull' amore né sulla gioventù,
né su niente altro,
perchè su di un cavallo, dormendo
l'inventai.

-No sai en qual hora-m fui natz,
No soi alegres ni iratz,
No soi estranhs ni soi privatz,
Ni no-n puesc au,
Qu'enaisi fui de nueitz fadatz
Sobr'un pueg au.

·Non so a che ora son nato,
non sono allegro né arrabiato,
non sono straniero ma neppure paesano,
non so che farci se
su una montagna, di notte
fui stregato.

-No sai cora-m fui endormitz,
Ni cora-m veill, s'om no m'o ditz!
Per pauc no m'es lo cor partitz
D'un dol corau,
E no m'o pretz una fromitz,
Per saint Marsau!

·Non so se sono sveglio
o addormentato, se non mi si dice!
Solo per poco il mio cuore non s'è spezzato
dal gran dolore,
m'importa assai
di San Marziale!

-Malautz soi e cremi morir,
E re no sai mas quan n'aug dir.
Metge querrai al mieu albir,
E no-m sai cau:
Bos metges er si-m pot guerir,
Mas non, si-m mau.

·Sono malato e credo di morire
non ne so più di quanto senta dire.
cercherò un medico a casaccio,
e non so come:
sarà buono se mi potrà guarire
se non potrà, molto di meno.

-Amigu' ai ieu, non sai qui s'es,
C'anc no la vi, si m'aiut fes,
Ni-m fes que-m plassa ni que-m pes,
Ni no m'en cau
C'anc non ac Norman ni Franses
Dins mon ostau.

·Ho un amica , non so chi sia.
non l' ho mai vista, in fede mia
non mi compiacque né mai mi offese,
ma che vuol dire
non fui Normanno, neppure Francese
in casa mia.

-Anc non la vi et am la fort,
Anc no-n aic dreit ni no-m fes tort;
Quan no la vei, be m'en deport,
No-m prez un jau,
Qu'ie-n sai gensor e belazor,
E que mai vau.

·Mai non la vidi e l' amo tanto
non mi fece nè dritto né storto
se non la vedo, no non m' importa,
sto bene uguale,
che ne conosco più bella gentile
e che di più vale.

-Fait ai lo vers, no sai de cui,
Et trametrai lo a celui
Que lo-m trameta per autrui,
Enves Peitau,
Que-m tramezes del sieu estui
La contraclau.

·Ho scritto il verso, di che non so
e lo manderò a quello
che lo mandi ad altri
verso Peitau,
e del suo scrigno mi spedirà
la chiave che lo aprirà.


----------------------------

-Poesia non databile, se non entro i limiti di vita dell’autore (1071-1126).
Rendo vers del testo con versus (il genere poetico paraliturgico medio-latino),
che è la sua base etimologica. L’uso di questa definizione di genere da parte
di Guglielmo IX, in questa e in altre sue poesie, ha probabilmente un valore
allusivo e dissacrante nei confronti della poesia religiosa.

-Guglielmo è entrato nella cronachistica medievale, nella quale si parla anche
delle sue attività letterarie, come «nemico di ogni pudore e santità».
Egli con le sue canzoni avrebbe superato in umorismo persino gli artisti comici
di professione, gli ioculatores.
Solo poche, non più di una mezza dozzina, delle canzoni di Guglielmo ci sono
conservate. Esse presentano in parte dei tratti burleschi, che arrivano sino
all’osceno; alcune di esse hanno invece un carattere serio, si potrebbe dire
filosofico. Per via di questa polarità, che caratterizza l’esigua opera di
Guglielmo, Pio Rajna ha coniato per il primo trovatore il termine, entrato
ormai nella storia della letteratura, di «trovatore bifronte».

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Lucio Musto
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lo posso segnalare?... magari perché Marco Mencoboni è amico mio?...  sorriso 


-----------------------------------------

Ardo, avvampo, mi struggo, accorrete

Language: Italian

Ardo, avvampo, mi struggo! Accorrete
amici, vicini, all'infiammato loco!
Al ladro, al ladro! Al tradimento! Al foco!
Scale, accette, martelli, acqua prendete!

E voi torri sacrate anco tacete?
Su, su, bronzi, ch'io dal gridar son roco,
Dite il periglio altrui non lieve o poco,
E degl'incendi miei pietà chiedete!

Son due belli occhi il ladro, e seco amore
l'incendiario che l'inique faci
dentro la rocca m'avventò del core!

"Ecco i rimedi omai vani e fallaci",
Mi dice ogn'un per si beato ardore:
lascia che'l cor s'incenerisca, e taci."





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o qui.   Io c'ero, e garantisco che fu di una suggestione grandissima!



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Hara2
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Viandante Storico
Viandante Storico



De la crudel morte de Cristo on’hom pianga amaramente! Quandi ‘Iuderi Cristo pilliaro, d’ogne parte lo circundaro; le sue mane strecto legaro como ladro, villanamente. Trenta denar fo lo mercato ke fece Iuda, et fo pagato. Mellio li fora non essar nato k’aver peccato sì duramente! A la colonna fo, spoliato, per tutto ‘l corpo flagellato, d’ogne parte fo ‘nsanguinato commo falso, amaramente. Pöi ‘l menar a Pilato e, nel consellio ademandato, da li Iudèr fo condempnato, de quella falsa ria gente Tutti gridaro, ad alta voce: “Moia ‘l falso, moia ‘l veloce! Sbrigatamente sia posto en croce, ke non turbi tutta la gente.” Nel süo vulto li sputaro, e la sua barba sì la pelaro; facendo beffe, l’imputaro ke Dio s’è facto, falsamente. Poi ke ‘n croce fo kiavellato, da li Iuderi fo designato: “Se tu se’ Cristo, da Dio mandato, descende giù securamente!” Lo santo lato sangue menao et tutti noi recomparao da lo nemico ke ‘ngannao per uno pomo sì vilemente.

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biba
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Hara2
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è del II° secolo a.c. ma fa lo stesso




1."Un capretto, un capretto che mio padre comprò per due zuzim (due soldi).
Un capretto,
Spoiler:
un capretto".
Secondo una tradizione, il padre cui si fa riferimento nel canto è il Dio di Abramo, che regnava in solitudine
prima della creazione di ogni cosa. Il capretto è invece lo stesso Abramo, che fu comprato per due soldi.
Acquistare qualcosa implica la necessità di attribuire al denaro lo stesso valore di quello che vogliamo
acquisire. I due zuzim, le due monete d’oro, rappresentano l’intera creazione (il cielo e la terra), il Regno di
Dio, che vale esattamente quanto Abramo, il primo uomo a riconoscere l’opera del Creatore.
La prima strofa rappresenta quindi un Dio solo con se stesso, come era prima della creazione.
2."E venne il gatto, che mangiò il capretto, che mio padre comprò..."
Spoiler:
Il gatto (in aramaico ’Shunra’) rappresenta il secondo regno, quello di Babilonia. La capitale del re Nimrod,
si trovava nella valle di ’Shinar’, e la scomposizione di questa parola (’sonehra’, una altezza malefica)
richiama la celebre Torre di Babele, vanamente slanciata verso le altezze celesti. Nimrod, che odiava il
Creatore e il suo messaggero Abramo, venne e mangiò il capretto. La tradizione ebraica infatti racconta che il
profeta fu gettato nelle fiamme di una fornace ardente, da cui uscì però miracolosamente come una nuova
creatura.
3."E venne il cane, che morse il gatto, che..."
Spoiler:
Il cane simboleggia il terzo regno, quello del Faraone, che morse il gatto di Babilonia. "Un cane - insegna la
tradizione ebraica - ritorna sui propri escrementi, così come un pazzo alla sua follia". Esattamente come il re
d’Egitto che a dispetto delle piaghe illustrate nel libro dell’Esodo continuava a rifiutare la libertà al popolo
ebraico. L’Egitto superò Babilonia nella potenza senza mai affrontare uno scontro militare diretto. Per questo
motivo ’morsÈ, ma non mangiò l’avversario.
4."E venne il bastone, che picchiò il cane, che..."
Spoiler:
Il bastone è la verga che Dio consegnò a Mosè per colpire gli Egizi. Lo strumento prodigioso che si tramutava
in serpente, toccava le acque del Nilo per tramutarle in sangue e spezzò, infine, la dura schiavitù.
Simboleggia il quarto regno, quello di Israele sulla propria terra, dove gli ebrei, sotto il segno dello scettro (di
nuovo il bastone) del regno di Giuda costruirono il Santuario di Gerusalemme. Fino a quando non venne il
fuoco...
5."E venne il fuoco, che bruciò il bastone, che..."
Spoiler:
Quando il popolo ebraico si allontanò dall’insegnamento della Torà, un leone di fuoco scese dal cielo,
prendendo le forme del regno Babilonese di Nabuccodonosor, il quinto nella storia del capretto, e bruciando
il bastone (il potere temporale) di Israele. Il tempio fu divorato delle fiamme, gli ebrei deportati in schiavitù.
E contro il fuoco non c’è altro rimedio che l’acqua..
.
6."E venne l’acqua, che spense il fuoco, che..."
Spoiler:
Il sesto regno è quello di Persia e di Media, le cui fortune si sollevarono come le onde del mare sommergendo
la potenza di Babilonia. "Le loro voci ruggiscono come le onde marine", scrive il profeta Geremia riferendosi
alla Media.
7."E venne il bue, che bevve l’acqua, che..."
Spoiler:
Il toro è il segno celeste che secondo la tradizione ebraica contraddistingue le fortune della Grecia. Una
presenza associata dai saggi del Talmud all’oscurità spirituale. I greci cercarono di oscurare la vista degli
ebrei, riproponendo loro l’immagine del bue e ricordando loro di aver perduto la connessione con il Creatore
a causa dell’episodio legato a un quadrupede della stessa specie, il vitello d’oro. Il Toro della Grecia
macedone si bevve in un sorso l’acqua della Media.
8."E venne lo shohet, che uccise il bue, che..."
Spoiler:
Il destino del bue di Macedonia finì nelle mani dello shohet di Roma. Nessun’altra cultura più di Roma,
secondo la tradizione ebraica, è tinta con maggior decisione nel rosso del sangue. Affermatosi sotto il segno
guerresco del pianeta Marte, il regno di Romolo è il discendente spirituale di Esaù, primo figlio di Isacco, che
nacque, secondo la Genesi, coperto su tutto il corpo del rosso di una peluria e fu soprannominato Edom, il
Rosso, dopo l’episodio del “piatto di lenticchie” definito in realtà nella Torà “roba rossa”. Roma rappresenta
il dominio della cultura materialistica, lo stesso al quale, attraverso il potere dei suoi eredi spirituali,
sottostiamo, secondo la tradizione rabbinica, ancora oggi.

9."E venne il Malah hamavet, e uccise lo shohet, che..."
Spoiler:
I Maestri ci insegnano che l’arrivo del Messia sarà preceduto da un periodo di grande confusione, durante il
quale l’ordine naturale è destinato ad essere sovvertito. La vecchiaia sembrerà gioventù, la bruttura sarà
decantata come bellezza e la vera bellezza sarà presentata in maniera repulsiva. La barbarie sarà spacciata per
cultura. E la cultura apparirà vuota di significati. La brama di consumare e di possedere crescerà a dismisura,
ma troveranno sempre meno occasioni di placare la propria voracità.
Il materialismo rappresentato da Roma e da Esaù sarà percorso da una rapacità che lo condurrà
all’autodistruzione, fino a divenire l’angelo della morte nei suoi stessi confronti. Ma da questa caduta
risorgerà la dinastia messianica del re David. Secondo i profeti vi saranno tre guerre e quindi l’avvento del
penultimo regno, quello del Messia.
10."E venne l’Unico, benedetto egli sia, e uccise il Malah hamavet, che
uccise..."

Spoiler:
Siamo al capitolo finale della nostra vicenda. Alla decima strofa il cerchio si chiude con il necessario ritorno
al punto di partenza. L’Eterno rimuoverà definitivamente tutto il veleno spirituale cosparso sulla terra. Anche
l’istinto di fare il male (l’angelo della morte) sarà sradicato. Allora Dio, promette il Talmud, asciugherà le
lacrime da ogni viso e riprenderà possesso del Suo Regno. Solo quando il circolo sarà completo la gioia potrà
regnare in un riconciliato rapporto fra l’uomo e il suo Creatore.


...



Ultima modifica di Hara2 il Mar 17 Giu 2014 - 0:10, modificato 1 volta

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NinfaEco
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@ Biba

Bella la prima

@ Hara

Ho appena scoperto da dove arriva La Fiera dell'Est  imbarazzo 


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