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Eredità psicologica

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1
Shri_Radha
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Il mio prcorso di autoconoscenza continua e mi porta a fare alcune ipotesi su di me.
Da mia madre ho ereditato, la tendenza a dipendere dagli altri, l'incapacita di arrabbiarsi, l'insicurezza, l'ansia, e da mio padre invece ho ricevuto in eredità la rigidità morale.
Secondo voi è così che va?
i problemi dei nostri genitori, per via del contatto che abbiamo con loro durante la crescita, diventano parte di noi?
come si diventa adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore, senza però rinnegare le nostre radici?

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2
^Sick_Boy
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@Shri_Radha ha scritto:Il mio prcorso di autoconoscenza continua e mi porta a fare alcune ipotesi su di me.
Da mia madre ho ereditato, la tendenza a dipendere dagli altri, l'incapacita di arrabbiarsi, l'insicurezza, l'ansia, e da mio padre invece ho ricevuto in eredità la rigidità morale.
Secondo voi è così che va?

Il problema sta nella parola "ereditare". Sì, dai propri genitori si assorbe, fin dai primi giorni di vita molto, moltissimo di ciò che andrà a costituire poi la nostra struttura psichica. Ma, quando ci rendiamo conto di questo, possiamo in qualche modo intervenirci, modularlo, operare quel tipo di scelte che non sono possibili, invece, quando si eredita un carattere genetico.

i problemi dei nostri genitori, per via del contatto che abbiamo con loro durante la crescita, diventano parte di noi?

Abbastanza inevitabilmente sì, in modo diretto o indiretto, identico o di riflesso, ma sì, succede questo. É già essere capaci di rendersene conto è un gran passo avanti.

come si diventa adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore, senza però rinnegare le nostre radici?

Prima di tutto, credo, rendendosi conto che tutto ciò che abbiamo assorbito, metabolizzato, appreso dai nostri genitori né ci rende delle loro copie né ci incatena "nel pensiero e nel cuore": fa semplicemente parte di noi, insieme ad una miriade di altri input (esperienze, persone conosciute, situazioni vissute ecc.) che, tra l'altro, siamo liberi di analizzare e di gestire a modo nostro e, quindi, ci rende unici.

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3
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@Shri_Radha ha scritto:Il mio prcorso di autoconoscenza continua e mi porta a fare alcune ipotesi su di me.
Da mia madre ho ereditato, la tendenza a dipendere dagli altri, l'incapacita di arrabbiarsi, l'insicurezza, l'ansia, e da mio padre invece ho ricevuto in eredità la rigidità morale.
Secondo voi è così che va?
i problemi dei nostri genitori, per via del contatto che abbiamo con loro durante la crescita, diventano parte di noi?
come si diventa adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore, senza però rinnegare le nostre radici?

se nel tuo dna e' riposta la tendenza all'autonomia, e se le condiziono ambientali saranno sufficentemente stimolati da spingerti ad agire, allora ci riuscirai.

Altrimenti no.

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4
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Vi è un famoso concetto gestaltico (la Gestalt è una delle scuole della psicologia) che è riassumibile nello slogan: «Il tutto è più della somma delle parti».
In realtà la stessa creatura Werthermeriana (e altre scuole), si sofferma notevolmente sulla componente psicologica innata.
Personalmente, io in proposito ho una posizione più cauta, ma ad ogni modo, alla domanda: «secondo voi è così che va?» Io rispondo: sì, è anche così che va.

Se -su quanto di innato- si innestano gli elementi veicolati dalla dimensione e dal contesto sociale di appartenenza, può sembrare che lo spazio di autonomia individuale sia alquanto ristretto.
In realtà, come dicevo prima, tale aspetto non perde le proprie potenzialità, che sono appunto insite nel fatto che esistono dinamiche autonome.
Qui entrano in gioco fattori individuali che non posso desumere: età, indipendenza materiale, economica e via dicendo, ma la via per divenire come dici tu: «adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore» è sempre la medesima, mentre può variare a seconda delle condizioni, il grado di difficoltà che si incontrerà nel raggiungere l’obiettivo o approssimarsi ad esso.
Come fare? Come stai facendo, aggrappandoti con tutte le tue forze a quell’elemento di valore che ti pare –a ragione- di aver isolato. Mi riferisco all’importanza di sentirti, di esplorare, di pensare, di sezionare, di vagliare, di informarti. Mi riferisco a quell’incessante opera che ti proietta nelle situazioni attivamente, rifiutando ogni posizione passiva in proposito e che progressivamente, da esercizio complesso e faticoso, si tradurrà in forma mentis.
Un modo per iniziare a farlo può essere quello di incontrare il pensiero, le esperienze e gli stimoli che provengono dagli altri, quindi la letteratura, la filosofia, l’arte, ecc.
Alcuni individui in tal senso sono precocemente fortunati: sono le stesse famiglie a favorire questi incontri, dai quali germoglierà sicuramente qualcosa; altri devono attivarsi in proposito, ma una volta avvertita ed individuata la scintilla che fornisce tale abbrivio, la direzione da intraprendere può essere più chiara.

Leggo: «senza però rinnegare le nostre radici?». Vorrei dire che ciò non è automatico, vi potrebbe essere una convergenza in tal senso, e se tale convergenza fosse il risultato di un percorso personale che si articola da uno stimolo iniziale, potrebbe essere qualificante e –al contempo- equilibrante.
Vi e poi anche la possibilità di una certa conflittualità nei confronti del contesto famigliare di appartenenza, ma tale eventualità –come tutto il resto- non deve essere lasciata passiva, ma visitata concettualmente per contenere –se possibile- l’eventuale deflagrazione del potenziale distruttivo in essa contenuto.
A tal proposito, ma più in generale sull’interezza della questione che avanzi, potrebbe ad un certo momento (successivo al consolidamento primario dell’abbrivo che dicevo) essere utile un approccio a qualche testo che tratta l’argomento: psicogenealogia.

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5
falansterio
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@nextlife ha scritto:Vi è un famoso concetto gestaltico (la Gestalt è una delle scuole della psicologia) che è riassumibile nello slogan: «Il tutto è più della somma delle parti».
Il concetto non è originario della Gestalt: si deve quantomeno all'idealismo dialettico hegeliano, poi mutuato dalla sua scuola (Marx compreso), e in ambito fisico-matematico è proprio anche della teoria dei sistemi (non solo ingressi-uscite ma ingressi-stati-uscite, ove gli stati rappresentano la memoria del sistema).

A tal proposito, ma più in generale sull’interezza della questione che avanzi, potrebbe ad un certo momento (successivo al consolidamento primario dell’abbrivo che dicevo) essere utile un approccio a qualche testo che tratta l’argomento: psicogenealogia.
Che ne pensi della teoria delle costellazioni familiari e sistemiche di Hellinger?

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6
Ospite
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Ospite
@Shri_Radha ha scritto:come si diventa adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore, senza però rinnegare le nostre radici?

Imparando dai loro errori, imparando dai nostri errori.
La famiglia è il nostro primo contatto, il primo modo in cui ci relazioniamo e ci si relaziona, soprattuto, a noi, invevitabilmente assorbiamo quello che fa parte del contesto in cui viviamo. C'è un detto che dice che la mela non cade mai troppo lontano dall'albero, io non lo condivido particolarmente.
Per il resto mi associo a quanto scritto da Sick, che poi in questi discorsi è decisamente più bravo della sottoscritta.

7
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@Shri_Radha ha scritto:Il mio prcorso di autoconoscenza continua e mi porta a fare alcune ipotesi su di me.
Da mia madre ho ereditato, la tendenza a dipendere dagli altri, l'incapacita di arrabbiarsi, l'insicurezza, l'ansia, e da mio padre invece ho ricevuto in eredità la rigidità morale.
Secondo voi è così che va?
i problemi dei nostri genitori, per via del contatto che abbiamo con loro durante la crescita, diventano parte di noi?
come si diventa adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore, senza però rinnegare le nostre radici?
Non parlerei di "problemi" dei tuoi genitori. Ma più semplicemente del loro modo di vivere...di essere.
In parte si assorbe il loro modo di essere.
Però non sottovaluterei la tua capacità di pensiero autonomo e la tua capacità di agire. E di inventarti un modo di essere tutto tuo. Che sia una sintesi degli insegnamenti ricevuti e del tuo modo di vedere il mondo.
Eggià. Perchè nessuno può vivere al posto nostro. Nemmeno i nostri genitori.

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8
nextlife
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@falansterio ha scritto:
@nextlife ha scritto:Vi è un famoso concetto gestaltico (la Gestalt è una delle scuole della psicologia) che è riassumibile nello slogan: «Il tutto è più della somma delle parti».
Il concetto non è originario della Gestalt: si deve quantomeno all'idealismo dialettico hegeliano, poi mutuato dalla sua scuola (Marx compreso), e in ambito fisico-matematico è proprio anche della teoria dei sistemi (non solo ingressi-uscite ma ingressi-stati-uscite, ove gli stati rappresentano la memoria del sistema).

Quasi, Falansterio, concordo quasi.
Il contributo interdisciplinare è spesso riscontrabile, anche se poi vi sono concetti che si articolano nel campo specialistico di appartenenza.
Nella dialettica psicologica -in contrapposizione allo strutturalismo- la paternità della costruzione particolare del concetto rimane Gestaltica ed aveva –a mio avviso- senso introdurla nel thread come evidenziazione di quello spazio di autonomia che si auspicava poter produrre.
È la generalizzazione (per quanto rappresentativa) compiuta dallo slogan che si presta di più a quanto dicevi, ma trovo sia fondamentale l’avverbio che hai usato: «quantomeno».
Sì perché, se siamo disposti a rinunciare ad un certo livello di formalità, possiamo viaggiare a ritroso nella filosofia, per trovare gli elementi che convergono su quel concetto.
Se poi, concettualmente ci è permesso di accettare elementi di non assoluta concretezza, possiamo far risalire lo slogan in questione alla notte dei tempi.
Lo troveremo nella sua forma primitiva ancora articolarsi da un ambito psico-logico, riconducibile alla comparsa delle abilità meta-cognitive: ovvero a quando l’intelletto ha potuto pensare se stesso.


@falansterio ha scritto:
@nextlife ha scritto:
A tal proposito, ma più in generale sull’interezza della questione che avanzi, potrebbe ad un certo momento (successivo al consolidamento primario dell’abbrivo che dicevo) essere utile un approccio a qualche testo che tratta l’argomento: psicogenealogia.
Che ne pensi della teoria delle costellazioni familiari e sistemiche di Hellinger?

Per quanto riguarda la tua domanda su Hellinger, devo dire che la trovo comprensibile: per la questione avanzata nel thread, per il mio riferimento alla Gestalt, ma in particolare per quello sulla psicogenalogia.
Trattazione complessa e -se vorrai materializzare l’argomento in thread- vi parteciperò senz’altro.
Il mio riferimento alla psicogenealogia non è stato casuale, preferendo nell’ambito del trans generazionale la Schützenberger ad Hellinger per un’ovvia questione di metodologia scientifica.
Personalmente trovo sia un ambito di ricerca piuttosto interessante, così come lo è la psichiatria evoluzionistica ecc.

Vi è un aspetto però che non posso tacere in attesa dell’eventuale topic: le caratteristiche che deve possedere un conduttore o facilitatore di qualsiasi tipo di psicodramma o derivati.
Non sono in tal senso sufficienti le segnalazioni avanzate dall’ordine di categoria alle autorità competenti per esercizio abusivo della professione di psicologo , occorre una precisa attività legislativa che imponga una preparazione ad assumere quel ruolo, la medesima che occorre per fregiarsi del titolo di terapeuta, mentre si può notare come attualmente non sia affatto così.

Per vie generali, io sono persuaso che in particolare in ambito psicologico, ove è così difficile realizzare un paradigma -seppur relativo- sia importante mantenere un ampio spettro possibilistico e la prospettiva integrata, con tutte le difficoltà del caso.
Chi può –come- integrare cosa? Le figure che citavo precedentemente possono integrare gli elementi di valore, attraverso l’unico serio processo a nostra disposizione: quello scientifico.

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9
victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente
Più che l'eredità, possono i suoi effetti divenuti elementi identitari e trama obbligata della vita attraverso la coazione a ripetere, ovvero la coercizione a compiere ripetutamente le stesse azioni.
Si tratta di un meccanismo per cui una persona cerca di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel remoto passato, rimettendosi nelle identiche circostanze che provocarono quell’antica difficolta’.
Spesso la coazione a ripetere e’ collegata ad un altro problema, ad esempio l’ansia abbandonica, ma sono in genere facce diverse della medesima medaglia.
Più traumatico dell'evento iniziale, è il ripetersi costante del trauma che ne rende gli effetti spesso piu’ devastanti che un singolo grave evento, scatenante un trauma piu’ facilmente identificabile.
L'esempio più classico è quello della perdita, reale o fantasmatica, cioè dovuta a delusioni ricevute dalll'oggetto d'amore.
Una volta cresciuta, la persona cerca di superare la paura di quell’abbandono dimostrando a se’ stessa che riuscira’ a non essere lasciata. Ma per poterlo fare deve necessariamente, e inconsciamente, rimettersi in condizioni simili, ad esempio andandosi a cercare una relazione difficile, dove sia facile innescare una sensazione di “pericolo di rottura” che faccia riprovare quella antica sensazione di essere a rischio di abbandono. Addirittura e’ spesso la persona stessa a “guidare” la relazione verso la sua fine, per una sensazione di ineluttabile .

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10
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Secondo me, un peso ce l'ha.
Rendermi conto di certe cose, mi ha aiutato e ricordo che quando ho
Bolwlby, mi ci attaccai particolarmente per questo.
Lui dice che a partire dai primi rapporti d'amore si strutturerebbero dei Pattern di attaccamento, cioè delle griglie interpretative dell'esperienza
relazionale successiva e dei modelli di comportamento affettivo.
Il comportamento di attaccamento perdura nel tempo e la qualità dell'esperienza primaria definisce la sicurezza d'attaccamento alimentando una rappresentazione mentale di sé, dell'altro e della relazione.
Un attaccamento di tipo sicuro si ha se il bambino sente di avere dalla figura di riferimento, protezione, senso di sicurezza, affetto; in un attaccamento di tipo insicuro invece il bambino riversa sulla figura diriferimento comportamenti e sentimenti come instabilità, prudenza,eccessiva dipendenza, paura dell'abbandono.
Da un legame di attaccamento insicuro verebbero alcuni stili di attaccamento che nella realtà poi sono sempre misti:
- evitante - > Modello operativo interno: immagine di sé come di un essere “poco amabile“, che deve tenersi a distanza anche se desidera la vicinanza; “sé“ privo della capacità di suscitare nell‘altro risposte positive e affettuose ; sviluppo di una falsa autonomia ( negazione dei bisogni); figura di accudimento indisponibile alle proprie richieste di aiuto e vicinanza, unapersona cattiva dalla quale non aspettarsi alcunché.
- ambivalente - > Modello operativo interno: Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), non vi è nell´individuo la certezza che la figura diattaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta di aiuto. Per questo motivol´esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il
bambino, angoscia da separazione e senso di colpa.
Poi c'è l'attaccamento disorganizzato, caratterizzato da più pattern scoordinati tra loro.
Bowlby ritiene che i pattern non sicuri, sono molto più completti ca modificare rispetto a quelli sicuri.
Mi sarebbe piaciuto dicesse cosa può aiutare in tal senso, ma non l'ha fatto.... ovviamente.

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11
hakimsanai43
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Viandante Storico
Viandante Storico
Tutti i bambini nascono Islamici e con la scienza infusa.
Ma i loro genitori fanno di loro degli Sciiti,dei Cristiani o degli Ebrei

Bayazid al-Bistami al-Sufi.

inchino

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12
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Ospite ha scritto:

Imparando dai loro errori, imparando dai nostri errori.
La famiglia è il nostro primo contatto, il primo modo in cui ci relazioniamo e ci si relaziona, soprattuto, a noi, invevitabilmente assorbiamo quello che fa parte del contesto in cui viviamo. C'è un detto che dice che la mela non cade mai troppo lontano dall'albero, io non lo condivido particolarmente.
Per il resto mi associo a quanto scritto da Sick, che poi in questi discorsi è decisamente più bravo della sottoscritta.

E vero, ma attenzione...ci sono bambini che si sentono corpi stranei in certe famiglie, come se non fossero la loro famiglia, divergendo da ogni somiglianza fisica e comportamentale.

Questo semplicemente perche' non hanno assorbito direttamente i geni genitoriali, ma quelli di qualche ramo collaterale introdotto magari qualche generazione prima.
Questo secondo le leggi mendeliane.

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13
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@NinfaEco ha scritto: Secondo me, un peso ce l'ha.
Rendermi conto di certe cose, mi ha aiutato e ricordo che quando ho
Bolwlby, mi ci attaccai particolarmente per questo.
Lui dice che a partire dai primi rapporti d'amore si strutturerebbero dei Pattern di attaccamento, cioè delle griglie interpretative dell'esperienza
relazionale successiva e dei modelli di comportamento affettivo.
Il comportamento di attaccamento perdura nel tempo e la qualità dell'esperienza primaria definisce la sicurezza d'attaccamento alimentando una rappresentazione mentale di sé, dell'altro e della relazione.
Un attaccamento di tipo sicuro si ha se il bambino sente di avere dalla figura di riferimento, protezione, senso di sicurezza, affetto; in un attaccamento di tipo insicuro invece il bambino riversa sulla figura diriferimento comportamenti e sentimenti come instabilità, prudenza,eccessiva dipendenza, paura dell'abbandono.
Da un legame di attaccamento insicuro verebbero alcuni stili di attaccamento che nella realtà poi sono sempre misti:
- evitante - > Modello operativo interno: immagine di sé come di un essere “poco amabile“, che deve tenersi a distanza anche se desidera la vicinanza; “sé“ privo della capacità di suscitare nell‘altro risposte positive e affettuose ; sviluppo di una falsa autonomia ( negazione dei bisogni); figura di accudimento indisponibile alle proprie richieste di aiuto e vicinanza, unapersona cattiva dalla quale non aspettarsi alcunché.
- ambivalente - > Modello operativo interno: Sé negativo e inaffidabile (a causa della sfiducia verso di lui che attribuisce alla figura di attaccamento), non vi è nell´individuo la certezza che la figura diattaccamento sia disponibile a rispondere ad una richiesta di aiuto. Per questo motivol´esplorazione del mondo è incerta, esitante, connotata da ansia ed il
bambino, angoscia da separazione e senso di colpa.
Poi c'è l'attaccamento disorganizzato, caratterizzato da più pattern scoordinati tra loro.
Bowlby ritiene che i pattern non sicuri, sono molto più completti ca modificare rispetto a quelli sicuri.
Mi sarebbe piaciuto dicesse cosa può aiutare in tal senso, ma non l'ha fatto.... ovviamente.


ecco cosa succede a cercare di capire il pensiero di persone piu' confuse di noi.

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14
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Oddio , io sono confusa...
ma Bowlby perchè lo sarebbe?

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15
The Royal
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Viandante Storico
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@Shri_Radha ha scritto:
l'incapacita di arrabbiarsi,

Ti prego di non considerare questo mio intervento come spirito di patata: riferendomi alla caratteristica quotata che riguarda l'incapacita' di arrabbiarti, ebbene tu hai ereditatato una qualita' che vale migliaia di miliardi e di fantastiliardi. E' l'antefatto della "divina atarassia", come dicevano i greci ovvero l'imperturbabilita'. Non solo ma la non arrabbiatura e' la caratteristica prima del potente. Hai una fortuna immensa che molti vorrebbero avere. BeautyfulSuina

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16
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@NinfaEco ha scritto: Oddio , io sono confusa...
ma Bowlby perchè lo sarebbe?

Perche' la filosofia utilitaristica, che parte dal rasoio di Occam, dice che l'ipotesi piu' semplice e' quella che ha maggiori probabilita di essere veritiera.

Le spiegazioni troppo complesse, non rischiarano, ma confondono.

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17
RobyM
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Viandante Storico
@Shri_Radha ha scritto:Il mio prcorso di autoconoscenza continua e mi porta a fare alcune ipotesi su di me.
Da mia madre ho ereditato, la tendenza a dipendere dagli altri, l'incapacita di arrabbiarsi, l'insicurezza, l'ansia, e da mio padre invece ho ricevuto in eredità la rigidità morale.
Secondo voi è così che va?
i problemi dei nostri genitori, per via del contatto che abbiamo con loro durante la crescita, diventano parte di noi?
come si diventa adulti, indipendenti, liberi nel pensiero e nel cuore, senza però rinnegare le nostre radici?

Guarda io non ho neanche un decimo della cultura in materia delle persone che ti hanno risposto prima di me, ma ti diro' quello che penso: e' cosi' che va?
Dipende. Da quello che vuoi essere tu per te stesso. I problemi dei tuoi genitori devono restare problemi loro (facile a dirsi, molto difficile da applicarsi, ma te lo voglio dire nella speranza che tu eviti di fartene carico: non ti compete e ti fa sprecare tempo ed energie).
E' molto piu' semplice dire "io sono cosi', identica a mia madre". No, non lo sei. Tu sei tu.
E puoi essere cio' che preferisci e desideri, indipendentemente da come sei cresciuta.
Devi lavorare su te stessa, "sfidarti" con intelligenza, metterti alla prova. Alzarti e cadere. Commettere degli errori. Cercare la capacita' di rialzarti. Combattere per non essere identica a nessuno, ma essere semplicemente te stessa.
Richiede tempo, fatica, impegno costante.
Ma non e' impossibile da realizzarsi.
Nota bene: il cercare d'essere se stessi senza aderire al modello genitoriale da sempre conosciuto non implica necessariamente il rinnegare le proprie radici (non deve per forza poi avere una connotazione negativa la parola "rinnegare").

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18
hakimsanai43
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scratch
E perchè mai non dovresti rinnegare le tue radici?
Io ho rinnegato le mie radici cristiane e ora il Papa chiama me e i miei amici:"Fratelli Maggiori."
rotolarsi dal ridere

Shalom !

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19
fantasma76
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Deciditi sei mussulmano quindi un fratello minore, o ebreo quindi un fratello maggiore?
Comunque la religione, e la storia di un paese, non sono le nostre radici, ma quelle del paese, le nostre radici sono nella nostra famiglia.
Ora bisogna vedere se sei un cocco, una ghianda, o un altra miriade di semi, il cocco cade a mare e abbandona la famiglia immediatamente, la ghianda giace al suolo fino a quando il genitore non muore, e solo allora prenderà il suo posto.

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20
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@doctor faust ha scritto:
@NinfaEco ha scritto: Oddio , io sono confusa...
ma Bowlby perchè lo sarebbe?

Perche' la filosofia utilitaristica, che parte dal rasoio di Occam, dice che l'ipotesi piu' semplice e' quella che ha maggiori probabilita di essere veritiera.

Le spiegazioni troppo complesse, non rischiarano, ma confondono.


Ricondurre tutto a dinamiche e a sistemi di dinamiche non soddisferebbe Occam?
Come la vedi tu?
Mi interessa.

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21
hakimsanai43
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Viandante Storico
Viandante Storico
Occam era un cieco come tutti gli altri e pertanto doveva dimostrare

con le chiacchiere che la neve è verde.

I vedenti invece non chiacchierano perchè la VEDONO bianca.

E in queste tre righe è riassunto tutto il Buddhismo.


E il Buddhismo è del tutto incomprensibile per chi è stato programmato dal Cristianesimo e ha accettato passivamente quella programmazione.

Hare Krishna!
Hare Rama!
Hare Sita!
commosso

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22
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@hakimsanai43 ha scritto:Occam era un cieco come tutti gli altri e pertanto doveva dimostrare

con le chiacchiere che la neve è verde.


anche tu pero' sei un po' miope, mi pare.

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23
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@NinfaEco ha scritto:
@doctor faust ha scritto:
@NinfaEco ha scritto: Oddio , io sono confusa...
ma Bowlby perchè lo sarebbe?

Perche' la filosofia utilitaristica, che parte dal rasoio di Occam, dice che l'ipotesi piu' semplice e' quella che ha maggiori probabilita di essere veritiera.

Le spiegazioni troppo complesse, non rischiarano, ma confondono.


Ricondurre tutto a dinamiche e a sistemi di dinamiche non soddisferebbe Occam?
Come la vedi tu?
Mi interessa.

La sintesi...che magnifico concetto.

Occam dice che e' inutile moltiplicare gli enti, quando non aggiungono nulla a cio' che si puo' verificare.

Le ipotesi inutili confondono, quando ci sono gia' ipotesi in grado di spiegare il fenomeno.

Cio' e' alla base del pensiero scientifico.

Ora...le spiegazioni psicologiche di un dato fenomeno possono essere molteplici. Tante quante sono gli autori.

Ma se non lo fai semplicemente per far fronte ad un esame universitario, dove sei costretta a studiare un autore perche' imposto dal professore, penso si economicamente svantaggioso perdersi in autori che alla fine ti lasciano piana di dubbi e senza nessuna certezza.

E' chiaro che poi si deve fare i conti con la propria personalita' e i suoi bisogni.

Ma se non e'nei tuoi bisogni quello di perderti nella palude dell' eterno scontento, dove il fetore impera e il tanfo e' insopportabile, vira verso autori spumeggianti, che cavalcano l'onda e ti invogliano a seguirli e a prenderli a modello, perche' danno risposte pratiche, verificabili e utili.

O no?

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24
hakimsanai43
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Viandante Storico
Viandante Storico
@doctor faust ha scritto:
@hakimsanai43 ha scritto:Occam era un cieco come tutti gli altri e pertanto doveva dimostrare

con le chiacchiere che la neve è verde.


anche tu pero' sei un po' miope, mi pare.

Certamente!
Infatti credo fermamente nel partito della Neve Rossa e nella religione dei Corvi Bianchi.

commosso

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