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Ristrutturazione Gestaltica del Campo Esistenza

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1
NinfaEco
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Data una certa situazione ed un certo problema da risolvere al suo interno, le persone in genere procedono analizzando le coordinate di tale situazione, scartando in base ad esse certe strategie e scegliendone altre.
Secondo la psicologia della Gestalt (forma) ciò accade perchè noi tendiamo a percepire la realtà sotto forma di insiemi organizzati, rintracciando al suo interno regolarità che ci consentano di orientarci ed isolando istintivamente i tratti emergenti.
Se non ricordo male, alcune tra le principali leggi di organizzazione dei sistemi sono quella della buona continuazione, della figura-sfondo ecc.
Esistono però persone che procedono in modo molto diverso. Data una situazione ed un problema, per risolvere quest'ultimo ridisegnano la situazione. Si parla in questo caso di ristrutturazione del campo gestaltico. L'atteggiamento di chi procede così, possiamo chiamarlo creatività, con buona approssimazione. Ma anche follia è un termine calzante, se si esagera.
Ora, facendo un po' di "fanta-psicologia" trasponiamo questa interpretazione, prevalentemente descrittiva, dall'ambito della percezione a quello dell'esistenza.

La situazione non è più uno spazio fisico che osservo, ma la mia vita.
Il problema è qualsiasi cosa significativa che io devo affrontare al suo interno.
Qualcosa emerge e qualcosa va sullo sfondo, qualcosa prosegue perchè appare la buona continuazione di qualcos'altro ecc
Posso risolvere tutto tenendo conto di certe coordinate o ristrutturarle con un atto di insight.

Quali e quanti problemi cesserebbero di esistere se non ci approcciassimo alla nostra esistenza considerando certe coordinate presenti al suo interno come qualcosa di indubitabile e di fisso?
Se cioè non partissimo dal presupposto che i problemi vanno per forza risolti a partire da certe coordinate obbligate?
La realtà esiste, e non tutto può venire "ristrutturato".
Ma molto della realtà è in realtà influente soltanto perchè noi conferiamo ad esso questo statuto.

Pensiamoci un po'.
Siamo in grado di ristrutturare il campo ?
Oppure no?
E perchè no?




P.s.
Se qualche parolone vi spaventa, vi rassicurino i miei errori ortografici



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2
euvitt
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Viandante Storico
per esempio potresti evitare di considerare il tuo io come una forma rigida
si tratterebbe di assumere delle "forme" adatte alle circostanze
si può cominciare da una certa flessibilità sino ad assumere la forma più idonea alla situazione

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3
Zadig
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euvitt, ma cosa ha scritto?
Nun ja posso fa' a legge' tutto quer papello...

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4
euvitt
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Viandante Storico
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Zadig ha scritto:euvitt, ma cosa ha scritto?
Nun ja posso fa' a legge' tutto quer papello...
e ch'ai raggione sad

dice che certe persone... o un po' matte o un po' genialoidi risorvono er problema a rovescio....riggirano er problema come un pedalino e trovano le soluzioni impensate
dice la ninfa se nun se po' fa' la stessa cosa co' la vita dove certe cose vengono date pe' scontate... ma saranno proprio scontate o è la nostra visione che ce le fa vede' così?

mo' arriva la ninfa e dice che nun c'ho capito 'na sega Sorriso Scemo

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5
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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rotolarsi dal ridere dai cattivi....

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6
Coraline
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Viandante Storico
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NinfaEco ha scritto:

Quali e quanti problemi cesserebbero di esistere se non ci approcciassimo alla nostra esistenza considerando certe coordinate presenti al suo interno come qualcosa di indubitabile e di fisso?


Se cioè non partissimo dal presupposto che i problemi vanno per forza risolti a partire da certe coordinate obbligate?
La realtà esiste, e non tutto può venire "ristrutturato".
Ma molto della realtà è in realtà influente soltanto perchè noi conferiamo ad esso questo statuto.

Pensiamoci un po'.
Siamo in grado di ristrutturare il campo ?
Oppure no?
E perchè no?

Sarà banalissimo ma mi sembra evidente che esista una categoria di problemi o questioni (perlopiù pratiche e tecniche) che va necessariamente affrontata, e possibilmente risolta, attraverso passaggi obbligati nei quali il raggio d'azione è fortemente limitato dalla "necessità", e un'altra, più vicina alla sfera emozionale (il termine non è appropriatissimo) il cui peso specifico può variare a nostro piacimento.
Per me è anche una questione di allenamento: ristrutturare il campo si può, anche e soprattutto sfrondandolo e liberandolo il più possibile sorriso

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7
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
a me è il campo di esistenza che mi ristruttura la gestalt

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8
blugipsy
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Viandante Storico
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L'importante è che non lo faccia a tua insaputa...

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9
Zadig
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Viandante Ad Honorem
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Il termine "gestaltica" è troppo simile a Gestapo, quindi vaffanculo.
E mi faccio biondo pure io.

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10
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Coraline ha scritto:

Sarà banalissimo ma mi sembra evidente che esista una categoria di problemi o questioni (perlopiù pratiche e tecniche) che va necessariamente affrontata, e possibilmente risolta, attraverso passaggi obbligati nei quali il raggio d'azione è fortemente limitato dalla "necessità", e un'altra, più vicina alla sfera emozionale (il termine non è appropriatissimo) il cui peso specifico può variare a nostro piacimento.

Si questo certamente.
Ma se ci pensi sono poche queste situazioni rispetto a quelle che percepiamo come tali.




Per me è anche una questione di allenamento: ristrutturare il campo si può, anche e soprattutto sfrondandolo e liberandolo il più possibile sorriso


Che tipo di allenamento?


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11
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Ristrutturare il campo percettivo presuppone esserne separati, non co-implicati nel campo. La sensazione di una casa al di là della strada o di una stella nello spazio esterno non è meno io di un prurito alla pianta del piede o di un'idea nella mia testa. In un altro senso io sono anche ciò che non conosco. Non sono consapevole della mia mente "in quanto" mente. Esattamente allo stesso modo non sono consapevole della casa al di là della strada, come di qualcosa di separato dalla mia sensazione di essa. Conosco la mia mente come pensieri e sentimenti, e conosco la casa come sensazioni. Che vi sia un sole separato dalla sensazione che ne ho è un'inferenza. E siccome, sono le mie sensazioni devo inferire che la mia esistenza ed il campo percettivo chiamato realtà formano un unico processo. In pratica non abbiamo la sensazione del cielo, ma quella sensazione siamo noi. Allora nulla da cambiare...Spero di (non) essere stato chiaro.. KleanaStupore

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12
Zadig
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Viandante Ad Honorem
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ti tratti bene, Satanello... ti fumi roba buona.

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13
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Zadig ha scritto:ti tratti bene, Satanello... ti fumi roba buona.

Bha, si cerca di non farsi mancare (il) niente. Non è fumo, è qualcosa di più devastante..

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14
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
...è l'arrosto?

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15
Top-man
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Viandante Affezionato
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Sicuramente l'insieme è sempre dippiù della somma delle sue parti e in questo concordo con tale pensiero.Da qui a dire che questo concetto possa risolvere probelmatiche esistenziali ne dubito.

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16
Coraline
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:




Per me è anche una questione di allenamento: ristrutturare il campo si può, anche e soprattutto sfrondandolo e liberandolo il più possibile sorriso


Che tipo di allenamento?




Concedendo solo a pochissime persone, e a tutto ciò che le riguarda, il lusso di penetrare l'intercapedine che si frappone tra noi e il resto del mondo.
Certo, alla luce di quello che dice Aleister (o chi per lui Sorriso Scemo ), questa è una cazzata infinita, però è pure necessario non farsi sopraffare e invadere e infarcire la vita e il quotidiano da pesi e spessori che hanno il solo compito di allontanarci dalla leggerezza e dalla bellezza della Vita. Dunque ci si allena a scartare ogni percorso derivante da retaggi predefiniti e a saltarlo a piè pari masticandone solo il nocciolo. In poche parole guardo la maggior parte delle cose che mi capitano, soprattutto quelle col potenziale intrinseco di ferirmi, con assoluto distacco e decido (io) di non dargli valore o comunque di dargliene quanto sono in grado di gestire senza sconvolgermi più di tanto.
Spoiler:
do you know "chissenefrega"?

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