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'A mmummera

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Lucio Musto
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‘A mmummera

Quando la chiusero, fu per i napoletani un colpo duro.

E tutti capimmo che era l’inizio di una fine, anche se non sapevamo bene di cosa. Una Napoli che svaniva… per fare posto ad un’altra magari migliore?... speriamo!

“Inquinata!” La parola ci arrivò addosso come una condanna, il fosco presagio un verdetto ineluttabile. Come quando, sentendoti ancora abbastanza bene, ti viene diagnosticato un male inguaribile; non senti dolore, ma ti senti già morto.

Di cosa parlo?... della fonte del Chiatamone.

C’era un piccolo chiosco decorato, di uno stile incerto fra il barocco ed il liberty giusto nell’angolo dove via Chiatamone presenta un varco non carrozzabile (allora) che con alquanti larghi gradini mena alla sottostante via Partenope, ai riflessi azzurro ed oro del mare ed alla maestosa vista dell’imponente castel dell’Ovo, baluardo inespugnabile in difesa della ninfa Partenope.

Un chiosco piccolo dicevo, poco più di un’edicola abbondantemente ingentilito da rami verdi di limone e vassoi con i deliziosi, profumati frutti. Un banco di marmo e due grandi, inconfondibili mmummere.

In quel posto infatti, dalle profonde viscere misteriose di quella terra ardente, giusto alle spalle del prestigioso Hotel Continental era la sorgente perenne e generosa dell’ “Acqua zuffregna” cantata, secondo la tradizione sin dal ‘500 nella seconda strofa della celeberrima “Fenesta vascia”.

Vorría addeventare no picciuotto,
co na langella a ghire vennenn'acqua,
Pe' mme ne jí da chisti palazzuotte:
Belli ffemmene meje, ah! Chi vó' acqua...
Se vota na nennella da llá 'ncoppa:
Chi è 'sto ninno ca va vennenn'acqua?
E io responno, co parole accorte:
Só' lacreme d'ammore e non è acqua!...




La mmummera, come la langella da cui deriva, è un orcio di terracotta non smaltata per il trasporto dell’acqua.
Tipicamente, a Napoli, l’acqua zuffregna del Chiatamone.
Diciamo qualcosa di più.

L’acqua di questa fontana è tecnicamente un’acqua sulfurea, con acido solfidrico a sufficienza da darle un deciso ma non sgradevole tipico odore; ha anche disciolta molta anidride carbonica che la rende naturalmente frizzante. Infine, l’azione dei minerali disciolti la rende esente da germi e la conserva a lungo biologicamente pura… insomma una benedizione di acqua!

La mmummera, per essere non smaltata, è molto porosa, ed un velo di umidità affiora costantemente rinnovato sulla sua superficie esterna. Evaporando, raffredda notevolmente il recipiente ed il suo contenuto, per il sollievo dei consumatori.

Fredda, frizzante, profumata. Come dire?... «Nu bicchiere de acqua zuffregna, te fa addicrià!...»

Poi chiusero la fonte… s’era inquinata pure quella!... lentamente, impercettibilmente, il cancro della modernità sfibrava la meravigliosa ninfa Partenope, troppo sfrontatamente bella, troppo altera per accorgersi l’onta del tempo, invecchiamento e declino!

Anche la chiusura della fonte del Chiatamone fece poco scalpore, in una Napoli convertita ormai alla CocaCola e le Shweppes ghiacciate di frigorifero ed anche gli atleti del Gymnasium, la gloriosa palestra di atletica sotto palazzo Reale lagnarono per la perdita di cotanto simbolo; oramai non si ristoravano più alle cannelle a quella fonte collegate.
Anche loro votati al Gatorade ed agli “integratori salini”.

Eppure quella fonte di acqua sulfurea per centinaia d’anni era stata la principale fonte di guadagno per gli abitanti di quella via (certo i grandi alberghi erano di là da venire…).
Durante il giorno le giovani popolane giravano per la città con la mmummera in bilico sul testa vendendo l’acqua agli operai affaticati (sarà un caso, o la somiglianza nella forma, o il sollievo rinfrescante di un attimo di pausa… o qualcos’altro a dare il soprannome di mmummera anche al seno femminile, quando prosperoso?).

Alla sera invece caricate una scorta di mmummere sulla “carrettella a mano” gli uomini facevano il giro di rifornimento per i chioschi degli “acquafrescai” (venditori di acqua fresca) e dei signori dei piani nobili… quelli che “potevano spendere pure per l’acqua!”.

Certo l’acqua sempre acqua è, e com’è oggi ce ne è per tutti e il fatto è più civile e democratico, ma volete mettere una bella mummera di acqua zuffregna gelata di suo con una bottiglia di plastica celeste schiaffata così, dentro un frigorifero?...



Lucio Musto 3 luglio 2008 parole 662



Un paio di note a margine:
- La botticella che porta sulle spalle il venditore d'acqua della foto è il "quartarulo" detto così per avere la capacità di un quarto di "barile" cioè 11 litri ed è stato usato fino ad epoche recenti (1960 circa) per il trasporto a domicilio del vino.

- L' "Acquafrescaio" invece, cioè l'edicola di vendita al minuto di acqua ed altre bibite è stata ancora più tenace e non mi meraviglierei se a Napoli ce ne fosse ancora qualcuna di quelle "storiche".

Tale pervicace sopravvivenza fu grazie alla commercializzazione dell'acqua "zuffregna" (solforosa) della fonte del Chiatamone chiusa negli anni 60 (credo) per inquinamento della falda.
Quest'acqua, mantenuta naturalmente freddissima dalle proprietà fisiche dall "mmummera", il suo tipico contenitore in terracotta non smaltata veniva servita dall'acquaiuolo con il succo di un mezzo limone strizzato al momento ed una "punta" di bicarbonato di sodio che le dava un'effimera, tumultuosa effervescenza.
Era tipica bevanda del dopopasto poiché (complice il bicarbonato) decisamente digestiva

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Blasel
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1°) Mancano le illustrazioni cui fai riferimento al termine dell'historia

2°) Non hai citato la mummarella, ovvero la piccola giara monodose, con tappino in sughero, venduta a 10 lire...

3°) la 'favola' dell'inquinamento fece comodo ai figli di Giovanni Leone che all'epoca controllavano l'hotel Vesuvio alle cui spalle, ma sul suo territorio, c'era la sorgente, confinante con l'hotel Continental, anche da loro controllato, prima che passase a Naldi

4°) c'era sempre la sorgente ai cavalli di bronzo (I giardini di Palazzo Reale), ma anche quella si esaurì, cosi come il fiume Sebeto che tu ed io non abbiamo mai conosciuto, a differenza del Pollena, ormai anch'esso scomparso

bye

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Hai ragione; le foto (che ho inserito nel mio racconto), mi è farraginoso riportarle, ma domani farò il possibile per trovarne sul Web.

La mummarella sul bancone dell'acquafrescaio me la ricordo, ma solo come un trofeo di epoche andate, io non ci ho mai bevuto dentro.
Ni ricordo invece (ma stiamo parlando dei primi anni della mia permanenza a Napoli) delle mummarelle calate a mare legate fra loro come i grani di un rosario sulle scogliere di Mergellina, sia quella del costruendo molo turistico sia quella più antica del sea garden...

La sorgente dei cavalli di bronzo invece la ricordo bene, e l'ho anche citata nel mio saggio, perché sgorgava nello spazio del GIMNASIUM, dove io frequentavo la palestra di attrezzistica... e me ne sono bevuti litri, di quell'acqua!...

Dei figli di Leone non so niente, ma mi ricordo bene della moglie, che quando la conobbi io, era "troppa bbona!!!... pròpeto nu femmenone!"


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Blasel
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La 'casertana', ovvero la città natale della moglie di Leone (Giovanni), cosi la chiamavano.

Le mummarelle, in genere, erano in una tinozza di legno, con il ghiaccio, frammiste ad altre bibite 'gassate', tra cui spiccavano, per il basso costo (circa 20-25 lire) le 'limonine', ovvero le gassose. Le aranciate e le coca-cola costavano 'troppo' 100lire..

al termine della litoranea, accanto all'ingresso superiore del circolo Canottieri Napoli, al Molosiglio, c'era sempre questa vecchina, con la tinozza e le bibite, d'estate e di fianco aveva anche una sporta coperta da una coltre di lana, sotto lo quale c'erano i taralli nzogna e pepe ancora caldi.

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