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La Depressione secondo Alda Merini

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
I topic di questa sezione sono in genere piuttosto articolati.
Questo non lo è.
Non ha pretese.




Questo video contiene una poesia molto semplice.
Le sue parole sono dirette e fanno un certo male.
Parla della depressione.

Io le trovo terribilmente vere.
E voi?

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2
euvitt
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:I topic di questa sezione sono in genere piuttosto articolati.
Questo non lo è.
Non ha pretese.



Questo video contiene una poesia molto semplice.
Le sue parole sono dirette e fanno un certo male.
Parla della depressione.

Io le trovo terribilmente vere.
E voi?
di certo è la visione del depresso da parte della donna che ha tentato inutilmente di fare qualcosa per lui
molte donne, per propria natura compiono questo errore, quello che hanno da dare non colma quel vuoto...e loro stesse crollano svuotate
lasciate perde'
augh!!!
(tanto lo so che nun me date retta)

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3
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
molto bella e vera ma parla solo, con l'amarezza che ha chi sta criticando qualcosa che gli appartiene, del punto di vista del depresso, che in quanto depresso deprime innanzitutto se stesso ed il proprio mondo significativo, gli amici, ma se si prendono i due capi della corda e li si guarda da un pò più lontano si vede che il depresso è tale perchè gli amici lo vedono così e cercando di "tirarlo su" gli scavano la fossa...nella quale però, poi, finiscono loro.
firmato un depresso rancoroso

@ euvitt, no secondo me è la visione che ha un depresso di se stesso

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4
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
Un punto di vista estetizzante e ruffiano, "delicazzitudine" sulla depressione. Purtroppo non vi è uno sguardo del/sul depresso perchè la depressione è l'implosione desertificante di ogni sguardo. Eugenio Borgna ricordava come il deserto sia la figura che ritorna più ossessiva e incalzante nell'immaginazione dei depressi.
Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilità ogni evento, al passato che ha desertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui accordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilità senza espressione, coglie quell'altra faccia della verità che è l'insignificanza dell'esistere.
Non si può parlare neppure di disperazione, perché l'anima del depresso non è più solcata dai residui della speranza.
E le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti, più o meno sincere, le parole che non si rassegnano, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono guarire languono tutte intorno al depresso, come rumore insensato; il rumore (anche le poesiole) che gli altri, i non depressi, si scambiano ogni giorno per far tacere a più riprese quella verità che il depresso, nel suo silenzio, dice in tutta la sua potenza. Bisogna avere il coraggio di vivere fino in fondo anche l'insignificanza dell'esistenza per essere all'altezza di un dialogo con il depresso, e solo muovendosi intorno a questa sua verità, che è poi la verità che tutti gli uomini si affannano a non voler sentire, può aprirsi una comunicazione.

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5
euvitt
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Viandante Storico
Viandante Storico
BIGbossSTIGAZZI ha scritto:

@ euvitt, no secondo me è la visione che ha un depresso di se stesso
po' esse scratch
non sono mai stato abbastanza depresso per giudicare ma so l'effetto che il tipo fa agli altri
vediamo che dice la ninfa

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6
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
pietra a me sembra lo spot pubblicità progresso-regresso su perchè evitare il depresso

Aleister ha scritto:
Bisogna avere il coraggio di vivere fino in fondo anche l'insignificanza dell'esistenza per essere all'altezza di un dialogo con il depresso, e solo muovendosi intorno a questa sua verità, che è poi la verità che tutti gli uomini si affannano a non voler sentire, può aprirsi una comunicazione.

sì, si può aprire un dialogo, anche muto, sullo stesso piano, dove non ci siano richieste, aspettative, sollecitazioni ma presenza e forse quella comprensione, del mondo, degli altri e di se stesso, che al depresso sembra mancare

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7
tulip
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Viandante Storico
Viandante Storico
Aleister ha scritto:Un punto di vista estetizzante e ruffiano, "delicazzitudine" sulla depressione. Purtroppo non vi è uno sguardo del/sul depresso perchè la depressione è l'implosione desertificante di ogni sguardo. Eugenio Borgna ricordava come il deserto sia la figura che ritorna più ossessiva e incalzante nell'immaginazione dei depressi.
Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilità ogni evento, al passato che ha desertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui accordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilità senza espressione, coglie quell'altra faccia della verità che è l'insignificanza dell'esistere.
Non si può parlare neppure di disperazione, perché l'anima del depresso non è più solcata dai residui della speranza.
E le parole che alla speranza alludono, le parole di tutti, più o meno sincere, le parole che non si rassegnano, le parole che insistono, le parole che promettono, le parole che vogliono guarire languono tutte intorno al depresso, come rumore insensato; il rumore (anche le poesiole) che gli altri, i non depressi, si scambiano ogni giorno per far tacere a più riprese quella verità che il depresso, nel suo silenzio, dice in tutta la sua potenza. Bisogna avere il coraggio di vivere fino in fondo anche l'insignificanza dell'esistenza per essere all'altezza di un dialogo con il depresso, e solo muovendosi intorno a questa sua verità, che è poi la verità che tutti gli uomini si affannano a non voler sentire, può aprirsi una comunicazione.


L'anima del depresso non è più solcata dalla speranza
L'anima che non ha speranza è morta e per me depressione significa morte.
Neanche il deserto rappresenza bene la depressione ma un tunnel nero dove non si vede la luce, nessuna fine, quello si, un limbo nero e ovattato, una dimensione non conosciuta, irreale
Depressione è solitudine, egoismo, voglia di annullarsi o forse è non voglia.
Avere voglia di qualcosa presuppone un desiderio, un'intenzione, ma nel depresso non c'è intenzione nè desiderio, non c'è nulla, c'è il vuoto che fa l'eco a se stesso.

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8
euvitt
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Viandante Storico
Viandante Storico
tulip ha scritto:

L'anima del depresso non è più solcata dalla speranza
L'anima che non ha speranza è morta e per me depressione significa morte.
Neanche il deserto rappresenza bene la depressione ma un tunnel nero dove non si vede la luce, nessuna fine, quello si, un limbo nero e ovattato, una dimensione non conosciuta, irreale
Depressione è solitudine, egoismo, voglia di annullarsi o forse è non voglia.
Avere voglia di qualcosa presuppone un desiderio, un'intenzione, ma nel depresso non c'è intenzione nè desiderio, non c'è nulla, c'è il vuoto che fa l'eco a se stesso.
toglimi una curiosità
dove hai acquisito questo punto di vista?

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9
tulip
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Viandante Storico
Viandante Storico
euvitt ha scritto:
tulip ha scritto:

L'anima del depresso non è più solcata dalla speranza
L'anima che non ha speranza è morta e per me depressione significa morte.
Neanche il deserto rappresenza bene la depressione ma un tunnel nero dove non si vede la luce, nessuna fine, quello si, un limbo nero e ovattato, una dimensione non conosciuta, irreale
Depressione è solitudine, egoismo, voglia di annullarsi o forse è non voglia.
Avere voglia di qualcosa presuppone un desiderio, un'intenzione, ma nel depresso non c'è intenzione nè desiderio, non c'è nulla, c'è il vuoto che fa l'eco a se stesso.
toglimi una curiosità
dove hai acquisito questo punto di vista?
sulla mia pelle

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10
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@BigBoss
@Euvitt

Avete ragione tutti e due.
E' il punto di vista di chi ama un depresso e del depresso stesso quando si guarda.
Perchè?
Perchè, al di là delle apparenze il depresso si ama disperatamente.
Si tratta di un amore non corrisposto, che può addirittura semprare odio.
Ma infondo è una relazione d'amore tanto stretta da essere esclusiva.
Sembra strano vero?


@ Tulip
Chi non è mai stato depresso?

@ Paper
Il depresso non può dialogare con tanta facilità. L'altro deve fare inevitabilmente la sua parte e ne farlo verrà divorato, per altro senza appetito. Ed il depresso resterà comunque solo.

@ Aleister
Depressione è assenza di speranza. Non in tutte le sue fasi... ma si, direi di si.


Quanti di voi, come me, credono che la fine di questa poesia, il momento in cui il depresso ride, corrisponda alla morte ?

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11
tulip
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:



@ Tulip
Chi non è mai stato depresso?


Spero in molti.
Faccio differenza tra umore depresso, tipico di chi è insoddisfatto, malinconico, triste, apatico, pessimista, anche perchè considero molta gente insoddisfatta a causa di cause contingenti, mancanza di denaro, di affetti etc e depressione che invece è una malattia vera e propria da cui si esce solo con farmaci e psicoterapia( se si esce) e che spesso è ereditaria, e che non dipende dalla situazione economina o affettiva in cui si trova il soggetto

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12
PaperMoon
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
@Ninfa
credo che entrare in relazione con un depresso sia un restituirgli in qualche modo lo sguardo; sguardo che rimanda al guardare il mondo, gli altri e la possibilità di guardarsi e farsi guardare e sentirsi guardato, senza che lo sguardo altrui gli restituisca l'horror vacui, o la pena o la pietà, con cui lui continua a guardare a se stesso.

il depresso vive questo:
Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilità ogni evento, al passato che ha desertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui accordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilità senza espressione, coglie quell'altra faccia della verità che è l'insignificanza dell'esistere.

Sapere e sopportare di guardare, lo dice magistralmente Ale, la verità che il depresso vive, e muovendosi intorno ad essa, può aprire un possibile canale cominicativo.

Il depresso non è disperato, e in effetti la speranza non è di casa, e spesso la solitudine deriva dal rifuggire gli sguardi altrui e dall'impossibilità di comunicare la (propria) mancanza di senso.

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13
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
tulip ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
@ Tulip
Chi non è mai stato depresso?


Spero in molti.
Faccio differenza tra umore depresso, tipico di chi è insoddisfatto, malinconico, triste, apatico, pessimista, anche perchè considero molta gente insoddisfatta a causa di cause contingenti, mancanza di denaro, di affetti etc e depressione che invece è una malattia vera e propria da cui si esce solo con farmaci e psicoterapia( se si esce) e che spesso è ereditaria, e che non dipende dalla situazione economina o affettiva in cui si trova il soggetto

Certo.
Anche io.


P.s.

Mi fido poco delle teorie encefaloiatre sull'ereditarietà.
Ciò che gli encefaloiatri chiamano ereditarietà io lo chiamo ambiente e storia affettiva.

Credo anche che non esista depressione senza causa.
Soltanto in alcuni casi è palese ( quella che viene chiamata depressione reattiva )e in altri nascosta.





PaperMoon ha scritto:@Ninfa
credo che entrare in relazione con un depresso sia un restituirgli in qualche modo lo sguardo; sguardo che rimanda al guardare il mondo, gli altri e la possibilità di guardarsi e farsi guardare e sentirsi guardato, senza che lo sguardo altrui gli restituisca l'horror vacui, o la pena o la pietà, con cui lui continua a guardare a se stesso.

il depresso vive questo:
Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilità ogni evento, al passato che ha desertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui accordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilità senza espressione, coglie quell'altra faccia della verità che è l'insignificanza dell'esistere.

Sapere e sopportare di guardare, lo dice magistralmente Ale, la verità che il depresso vive, e muovendosi intorno ad essa, può aprire un possibile canale cominicativo.

Il depresso non è disperato, e in effetti la speranza non è di casa, e spesso la solitudine deriva dal rifuggire gli sguardi altrui e dall'impossibilità di comunicare la (propria) mancanza di senso.


Pie illusioni Paper. Non sempre è possibile. Il depresso fagocita il tuo tentativo di liberarlo da se stesso. E questo è il migliore dei casi.
Credo ciò avvenga perchè il passato doloroso in cui rimane immobile e intrappolato, sia una cosa meno tremenda di quella che incontrebbe liberandosene. Questo qualcosa di tremendo, infondo è solo la realtà, ma a volte se si è stti feriti profondamente essa è intollerabile. E non parlo solo delle prove che impone a tutti ma anche delle cose belle che porta con se.
Quello di cui tu parli può accadere solo se il depresso ha già iniziato dentro di se un percorso. Può accadere solo se qualcosa è già cambiato in lui.

La descrizione che hai riportato coglie molte cose.

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14
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
tutto molto bello ma evidentemente nessuno di noi è malato di depressione o non ci affanneremmo così a cercare senso e/o spiegazioni...anch'io sono quanto di più lontano in natura ci sia dal depresso, anche se a volte..., ma essere giù a volte non significa essere depressi, io immagino, amplifico il senso di inutilità e di impotenza che provo in alcuni momenti e mi immagino...non ne so un cazzo, ma si fa per parlare no? Beh io penso che sia vero che la depressione è una malattia della modernità, IL malessere della società del benessere, che del benessere ha una immagine falsa e stereotipata che si porta in dote la depressione, molti sono depressi e giustamente, non trovano un senso nella propria vita perchè fanno cose, lavori, hobbies, senza senso che non li arricchiscono, che non li gratificano, ma perchè lo fa il vicino, perchè i colleghi ce l'hanno...insomma oltre alla depressione malattia ed alla depressione "mi sento un pò giù" io credo che ci sia anche una depressione positiva che ti fa sentire che niente vale, perchè in effetti niente di quello che stai facendo, dicendo, condividendo, vale...allora si può decidere di cambiare vita o adattarsi a crogiolarsi nel malessere.



Ultima modifica di BIGbossSTIGAZZI il Sab 17 Mar 2012 - 22:32, modificato 3 volte

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15
Candido
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Viandante Storico
Viandante Storico
Il depresso descritto dalla Merini è proprio uno scassapalle. Come depresso cronico, non posso dire di rispecchiarmici in pieno. Però è probabile che in qualche modo la poetessa volesse descrivere se stessa, maltrattandosi troppo...

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16
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Candido ha scritto:Il depresso descritto dalla Merini è proprio uno scassapalle. Come depresso cronico, non posso dire di rispecchiarmici in pieno. Però è probabile che in qualche modo la poetessa volesse descrivere se stessa, maltrattandosi troppo...

Eh già... il depresso è uno scassapalle
Non ha problemi a dirlo ma li ha a cambiare. cool

Perchè secondo te?

P.s.
come scassa palle non sei male commosso

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17
tulip
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:
tulip ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
@ Tulip
Chi non è mai stato depresso?


Spero in molti.
Faccio differenza tra umore depresso, tipico di chi è insoddisfatto, malinconico, triste, apatico, pessimista, anche perchè considero molta gente insoddisfatta a causa di cause contingenti, mancanza di denaro, di affetti etc e depressione che invece è una malattia vera e propria da cui si esce solo con farmaci e psicoterapia( se si esce) e che spesso è ereditaria, e che non dipende dalla situazione economina o affettiva in cui si trova il soggetto

Certo.
Anche io.


P.s.

Mi fido poco delle teorie encefaloiatre sull'ereditarietà.
Ciò che gli encefaloiatri chiamano ereditarietà io lo chiamo ambiente e storia affettiva.

Credo anche che non esista depressione senza causa.
Soltanto in alcuni casi è palese ( quella che viene chiamata depressione reattiva )e in altri nascosta.





Eppure io ho conosciuto persone che non avevano problemi affettivi e neanche economici ma erano depressi cronici...persone un pò sopra le righe...

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18
-William-

Viandante Storico
Viandante Storico
Aleister ha scritto:Un punto di vista estetizzante e ruffiano, "delicazzitudine" sulla depressione.
Si, non è piaciuta nemmeno a me.


Chi è depresso è vigilissimo. Concordo. Macbeth lo era, aveva ucciso il sonno. A parte questo la poesia nel complesso non mi piace, la trovo di mior tono rispetto alle altre della Merini, l'apice del dispiacere è la frase "chi è depresso è...iettatore". Capisco l'intento ma non mi piace. Ho conosciuto persone depresse e più che iettatrici erano casomai loro vittime della sfortuna, cioè di un destino terribilmente infausto. più la leggo e più non condivido nulla...il punto di vista dell'autrice è offuscato dalla sua, di depressione, proprio no, non mi convince. La depressione è una cosa varia, molto varia. Questa poesia si adatta meglio alla depressione di qualcuno che ha qualcuno e che sputtana tutto da sé, ma la depressione -spesso- mica è così eh. La depressione spesso va di pari passo con una solitudine esistenziale certamente non voluta né cercata in alcun modo dal soggetto, Depresso era Baudelaire eppure rideva eccome, depresso era Cioran eppure -anche lui- rideva eccome, depresso era x, di mia conoscenza, eppure rideva e non soltanto, cercava il contatto con gli altri, lo cercava disperatamente. Depresso è anche y, come non esserlo nelle sue condizioni? Ma tira avanti come un toro. Quello che voglio dire è che non sempre la depressione chiude il depresso in un cerchio mortale di egli è l'unico colpevole, anzi. Per me la depressione RIMANE un disagio, non una condizione esistenziale, le condizioni esistenziali sono la "causa" all'inizio, poi diventano l'effetto, ebbene, non tutti i disagi si contraggono perché si è colpevoli di qualcosa, e non tutti fanno terra bruciata attorno a sé dopo averne fatto esperienza. E no, non tutti i depressi sono scassapalle, a me anzi, vi dirò, deturpa più lo scroto stare a contatto con persone "brillanti per forza", "sempre sorridenti" che godono di glorie vuote e di modi di far da coglioni, sono le stesse che, puntualmente, piangono se hanno un unghia incarnita. And that's the bottom line.

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19
Aleister
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:
tulip ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
@ Tulip
Chi non è mai stato depresso?


Spero in molti.
Faccio differenza tra umore depresso, tipico di chi è insoddisfatto, malinconico, triste, apatico, pessimista, anche perchè considero molta gente insoddisfatta a causa di cause contingenti, mancanza di denaro, di affetti etc e depressione che invece è una malattia vera e propria da cui si esce solo con farmaci e psicoterapia( se si esce) e che spesso è ereditaria, e che non dipende dalla situazione economina o affettiva in cui si trova il soggetto

Certo.
Anche io.


P.s.

Mi fido poco delle teorie encefaloiatre sull'ereditarietà.
Ciò che gli encefaloiatri chiamano ereditarietà io lo chiamo ambiente e storia affettiva.

Credo anche che non esista depressione senza causa.
Soltanto in alcuni casi è palese ( quella che viene chiamata depressione reattiva )e in altri nascosta.





PaperMoon ha scritto:@Ninfa
credo che entrare in relazione con un depresso sia un restituirgli in qualche modo lo sguardo; sguardo che rimanda al guardare il mondo, gli altri e la possibilità di guardarsi e farsi guardare e sentirsi guardato, senza che lo sguardo altrui gli restituisca l'horror vacui, o la pena o la pietà, con cui lui continua a guardare a se stesso.

il depresso vive questo:
Un deserto che si espande da quel presente muto, in cui il depresso disabita per invivibilità ogni evento, al passato che ha desertificato amori che non si sono radicati, creatività estinte al loro sorgere, ricordi che non hanno nulla a cui accordarsi, in quella solitudine frammentata dove l'identico, nella sua immobilità senza espressione, coglie quell'altra faccia della verità che è l'insignificanza dell'esistere.

Sapere e sopportare di guardare, lo dice magistralmente Ale, la verità che il depresso vive, e muovendosi intorno ad essa, può aprire un possibile canale cominicativo.

Il depresso non è disperato, e in effetti la speranza non è di casa, e spesso la solitudine deriva dal rifuggire gli sguardi altrui e dall'impossibilità di comunicare la (propria) mancanza di senso.


Pie illusioni Paper. Non sempre è possibile. Il depresso fagocita il tuo tentativo di liberarlo da se stesso. E questo è il migliore dei casi.
Credo ciò avvenga perchè il passato doloroso in cui rimane immobile e intrappolato, sia una cosa meno tremenda di quella che incontrebbe liberandosene. Questo qualcosa di tremendo, infondo è solo la realtà, ma a volte se si è stti feriti profondamente essa è intollerabile. E non parlo solo delle prove che impone a tutti ma anche delle cose belle che porta con se.
Quello di cui tu parli può accadere solo se il depresso ha già iniziato dentro di se un percorso. Può accadere solo se qualcosa è già cambiato in lui.

La descrizione che hai riportato coglie molte cose.

Non credo che il depresso fagociti i tentativi di liberarlo. Come nella poesiaccia della Marini, sembrerebbe si attribuisca al depresso un'intenzionalità e quasi un "gusto" della fagocitazione e del rifiuto. Ma il depresso non sa neppure di fagocitare alcunchè in quanto morto ad ogni intenzionalità. Morto ad ogni passato in cui rifugiarsi immobile, passato che nemmeno più riconosce come suo nello scarto e nella lacerazione che infragilisce persino la continuità fra sè ed il suo corpo. Visitato dalla (dis)grazia della lucidità - come ben nota William - non rifiuta ma semplicemente non può sentire le parole consolatorie con le quali gli altri nascondono a se stessi quella verità della vanità del tutto che egli abita e da cui è disabitato.
"Quando ci confrontiamo, noi che viviamo nella speranza e nelle speranze, con chi non abbia più speranze nel cuore (bruciate dall’angoscia e dalla disperazione), non dovremmo mai dimenticare la debolezza e la inconsistenza, le ambivalenze e la precarietà, delle parole e dei gesti con cui esprimiamo le nostre emozioni e le nostre cure. Le parole possono essere capaci di testimoniare una alleanza terapeutica, o essere invece divorate dalla indifferenza e dalla preoccupazione; e allora ogni volta chiediamoci cosa abbiamo nel cuore: quando ci avviciniamo al destino, al volto e agli sguardi, ai silenzi e agli scoramenti, alle tristezze e alle angosce, alla timidezza e alle insicurezze, e soprattutto alle speranze recise, di chiunque fra noi sia colpito dalla malattia mortale: nel senso così splendidamente delineato nel geniale discorso kierkegaardiano" (E.Borgna)

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20
-William-

Viandante Storico
Viandante Storico
Aleister ha scritto:
Non credo che il depresso fagociti i tentativi di liberarlo. Come nella poesiaccia della Marini, sembrerebbe si attribuisca al depresso un'intenzionalità e quasi un "gusto" della fagocitazione e del rifiuto. Ma il depresso non sa neppure di fagocitare alcunchè in quanto morto ad ogni intenzionalità. Morto ad ogni passato in cui rifugiarsi immobile, passato che nemmeno più riconosce come suo nello scarto e nella lacerazione che infragilisce persino la continuità fra sè ed il suo corpo. Visitato dalla (dis)grazia della lucidità - come ben nota William - non rifiuta ma semplicemente non può sentire le parole consolatorie con le quali gli altri nascondono a se stessi quella verità della vanità del tutto che egli abita e da cui è disabitato.
(E.Borgna)
Esattamente, in quelle righe c'è una specie di "colpa" che avviene attribuita al depresso, che a me suona molto come "ha ragione chi è sano", ma queste sono categorie vuote, prive di senso, trovo strano che la Merini le abbia chiamate in causa.

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21
Candido
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Viandante Storico
Viandante Storico
Quando sei depresso è come se ogni risposta che il mondo può darti sia inutile, inefficace e assurda. Assurdo il lavoro, assurdo il divertimento, assurda la famiglia, gli amici, lo sport...E' come se tutto fosse un tentativo di costruire qualcosa su di un abisso. E pare che sia solo tu a vedere e vivere l'abisso.

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22
hakimsanai43
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
Candido ha scritto:Quando sei depresso è come se ogni risposta che il mondo può darti sia inutile, inefficace e assurda. Assurdo il lavoro, assurdo il divertimento, assurda la famiglia, gli amici, lo sport...E' come se tutto fosse un tentativo di costruire qualcosa su di un abisso. E pare che sia solo tu a vedere e vivere l'abisso.
fischio
L'attuale civiltà,occidentale e non,è gerarchico/piramidale dove sulla cima sta
il miliardario più ricco del mondo (cioè Dio)e alla base il pensionato con la pensione minima.
Pertanto,tutti coloro che non sono sulla cima sono depressi.

party2

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23
Finalitario
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Viandante Residente
Viandante Residente
Non ho capito una cosa del video, si sta parlando di depressione strinsciante e non di vera depressione. In sostanza è una derisione che per certe persone può essere anche vera. La depressione vera mi sembra altro.Questa mi sembra più che altro una poesiaccia come è già stato detto, che non coglie la vera essenza della depressione da una parte, e che mette il depresso alla stregua di uno iettatore.

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24
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
A me piace. Esprime con esattezza alcuni miei pensieri al riguardo. La depressione è contagiosa, peggio, è una specie di buco nero che attira e distrugge tutto quel che di bello c'è intorno. Aggiungo che i depressi sono invidiosi della felicità degli altri, e si sentono meglio fra tragedie e tristezza. In questo senso portano sfiga...
Dovrebbero fare dei depressari, come un tempo esistevano i lebbrosari.

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25
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:Mi fido poco delle teorie encefaloiatre sull'ereditarietà.
Ciò che gli encefaloiatri chiamano ereditarietà io lo chiamo ambiente e storia affettiva.
aspe' fai attenzione:
se si ipotizza ereditarietà, si comparano situazioni ambientali diverse accomunate da biologie comparabili;

io posso capire una diffidenza nei confronti della farmacolatria, l'idolatria del farmaco, nella fattispecie, di quello d'uso psichiatrico;

ma questa critica non può in nessun modo occultare l'evidenza assoluta che sotto l'effetto di sostanze psicotrope ogni personalità viene trasfigurata, e pertanto anche una variazione endogena delle condizioni fisiologiche è in grado di indurre stati psichici a prescindere da altre idee terapeutiche, o pretese tali;

perché accettiamo facilemente la gastrite, e persino che essa ci induca uno stato di nervosismo e irritabilità, e vogliamo ignorare che un'analoga (anzi, direi assai impercettibile in confronto) disfunzione organica a livello cerebrale possa produrre effetti sullo stato psichico, e ciò contro ogni evidenza ?

direi che siamo abbastanza acriticamente indottrinati ad una cultura che sottintende il predominio di un soggetto inventato che di volta in volta chiamiamo anima, spirito, mente, ecc, sulla materia...



Ultima modifica di Magonzo il Lun 2 Apr 2012 - 10:38, modificato 1 volta

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