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Aborto e psiche

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IlDucaBianco
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Viandante Residente
Viandante Residente
L' aborto volontario sembra essere un'esperienza sempre destrutturante per la psiche femminile. La ragione sta nel fatto che esso rappresenta un contatto estremamente ravvicinato con la morte.
La psiche, di fronte al pensiero della morte, si destruttura, perché istintivamente l'uomo se ne difende e si ribella alla sua ineluttabilità. Procurare la morte di un altro essere è a sua volta un'esperienza drammatica difficilmente sostenibile. La donna che sente in sé il compiersi di un evento mortale contro il frutto del concepimento, vi partecipa sia inconsciamente sia consapevolmente e il trauma che ne riceve lascia segni incancellabili.Per tutte queste ragioni la donna può andare incontro ad una sorta di "sindrome del boia".
Una sindrome è un insieme di segni in collegamento fra loro e sufficientemente costanti da formare un Gestalt coerente e riconoscibile. Sarebbe corretto distinguere "segno" da "sintomo". Il segno sarebbe la manifestazione esterna, per cosi dire oggettiva, che l'osservatore e quindi il clinico può vedere direttamente; mentre il sintomo sarebbe la sensazione soggettiva.
La sindrome del boia colpisce chi ha il compito di eseguire le condanne a morte, ovvero il "boia", è talmente disturbato psichicamente dall'obbligo di compiere un dovere che ripugna alla natura umana, che se ne difende con reazioni che in particolare si esprimono in patologie paranoidi. Proprio una componente paranoide è quella che si riscontra nelle donne che hanno voluto abortire: per negare l'omicidio che hanno commesso e la vicinanza cosi immediata con la morte di un altro, mettono in atto un meccanismo di difesa che è molto simile a quello di chi, per ufficio, è stato delegato, in questa o quella realtà sociale, ad eseguire le sentenze di morte emanate dai tribunali. Angoscia ancora più tragica in chi, come la donna, sa bene che la vita che sopprime è quella di un innocente.

Condividete quasta interpretazione? Trovate altre possibili ragioni di disagio legate all'aborto?
Tenendo presente le conseguenze psicologiche che esso provoca, e tenendo da parte le convinzioni morali, ritenete che sia ragionevole praticarlo?

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2
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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IlDucaBianco ha scritto:L' aborto volontario sembra essere un'esperienza sempre destrutturante per la psiche femminile. La ragione sta nel fatto che esso rappresenta un contatto estremamente ravvicinato con la morte.
La psiche, di fronte al pensiero della morte, si destruttura, perché istintivamente l'uomo se ne difende e si ribella alla sua ineluttabilità. Procurare la morte di un altro essere è a sua volta un'esperienza drammatica difficilmente sostenibile. La donna che sente in sé il compiersi di un evento mortale contro il frutto del concepimento, vi partecipa sia inconsciamente sia consapevolmente e il trauma che ne riceve lascia segni incancellabili.Per tutte queste ragioni la donna può andare incontro ad una sorta di "sindrome del boia".
Una sindrome è un insieme di segni in collegamento fra loro e sufficientemente costanti da formare un Gestalt coerente e riconoscibile. Sarebbe corretto distinguere "segno" da "sintomo". Il segno sarebbe la manifestazione esterna, per cosi dire oggettiva, che l'osservatore e quindi il clinico può vedere direttamente; mentre il sintomo sarebbe la sensazione soggettiva.
La sindrome del boia colpisce chi ha il compito di eseguire le condanne a morte, ovvero il "boia", è talmente disturbato psichicamente dall'obbligo di compiere un dovere che ripugna alla natura umana, che se ne difende con reazioni che in particolare si esprimono in patologie paranoidi. Proprio una componente paranoide è quella che si riscontra nelle donne che hanno voluto abortire: per negare l'omicidio che hanno commesso e la vicinanza cosi immediata con la morte di un altro, mettono in atto un meccanismo di difesa che è molto simile a quello di chi, per ufficio, è stato delegato, in questa o quella realtà sociale, ad eseguire le sentenze di morte emanate dai tribunali. Angoscia ancora più tragica in chi, come la donna, sa bene che la vita che sopprime è quella di un innocente.

Condividete quasta interpretazione? Trovate altre possibili ragioni di disagio legate all'aborto?
Tenendo presente le conseguenze psicologiche che esso provoca, e tenendo da parte le convinzioni morali, ritenete che sia ragionevole praticarlo?

A me, sembra un'analisi assolutamente corretta.
Forse la si potrebbe allargare anche all'aborto spontaneo ed al trauma... come dire, da impotenza?... che comunque colpisce la madre.
Simile a quella osservabile nei medici che strenuamente lottano cercando di salvare una vita, magari giovane e forte e che invece ineluttabilmente fugge via.
Mi pare che i due patimenti siano perfettamente naturali ed istintuali. Nessuna persona è naturalmente portata all'omicidio, nessuno è preparato alla morte prematura di un suo simile, perché questo non è nelle caratteristiche della specie.

L'aborto quindi, come ogni altro omicidio appartiene alla sfera del disagio psichico, ed è evidente che tale disagio è tanto più forte quanto più consapevole è l'atto e più prossima la vittima.
Solo di sfuggita ricordiamo come, appunto come palliativo alla sindrome del boia, nelle esecuzioni per fucilazione, una delle armi veniva solitamente caricata a salve, ma non veniva detto quale, cosicché in ogni esecutore rimanesse la residua speranza di non aver davvero partecipato all'ammazzamento.

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3
Il_Soldatino_di_Stagno
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
"Anche se respinto un figlio costa comunque caro alla donna: ella lo estirperà dal suo
corpo ma resterà per sempre iscritto nel suo immaginario, vivo e incompiuto come
le figure dell inconscio."

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4
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:"Anche se respinto un figlio costa comunque caro alla donna: ella lo estirperà dal suo
corpo ma resterà per sempre iscritto nel suo immaginario, vivo e incompiuto come
le figure dell inconscio."

... naturalmente sorvolando sul "quanto" costerà caro al ragazzino/a che ci rimette la pelle!...

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5
Il_Soldatino_di_Stagno
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Non aprirò un dibattitio pro/anti abortista pietra

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6
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:Non aprirò un dibattitio pro/anti abortista pietra

fai benissimo! Su certe cose è meglio tacere.

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7
Il_Soldatino_di_Stagno
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Io ho riportato il breve brano soprascitto per ribadire il dolore della donna.

A proposito di quando affermavi di non giudicare mi sembra che questo tema sia il più idoneo per applicare quel principio.

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8
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:"Anche se respinto un figlio costa comunque caro alla donna: ella lo estirperà dal suo
corpo ma resterà per sempre iscritto nel suo immaginario, vivo e incompiuto come
le figure dell inconscio."

La penso come te.
E' sempre facile agitare bandiere, siano esse abortiste o anti abortiste.
Sembra che la maternità appartenga a tutti fuorchè alla donna.
Ciascuna donna deve decidere di se e per se, insieme a colui che con lei ha concepito quella vita.
L'ultima parola però è sua, perchè è nel suo corpo che il bambino prenderà vita ed è lei che deve essere madre.
La scelta della maternità deve essere consapevole.
Essere madri non significa generare ma allevare, quindi prima di diventarlo occorre valutare con onestà noi stesse.
Non rimprovero nessuna per il fatto di tirarsi indietro, piuttosto sono severa con chi nemmeno si pone il problema della propria idoneità a diventare madre. Detto questo però, credo che in condizioni "normali" essere donne significhi anche saper scegliere prima, saper evitare di trovarsi di fronte ad una scelta simile. E questo non per ragioni morali, ma semplicemente perchè ospitare una vita dentro di te ti cambia per sempre. Si può uccidere quel bambino o perderlo ma il vuoto non si colma.

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9
Gèca

Viandante Storico
Viandante Storico
Sarebbe essenziale anche che, ad una donna sola che decide di portare avanti una gravidanza, le istituzioni offrano la possibilità di mantenere se stessa ed il figlio attraverso una "rete" di aiuti concreti e non contentini.

Non basta essere "garanti" della vita che sta nascendo solo a parole per sbandierare un buonismo spesso fuori luogo quando poi, madre e figlio da soli, si ritrovano col sedere per terra.

Credo che tra implicazioni morali e psicologiche, quelle concrete giochino un ruolo fondamentale perché incidono sia su quella che si chiama "morale" sia sulle scelte della persona.

Ma ovviamente la società è fatta di "cose comode" e questa non è tra quelle.

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10
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:Io ho riportato il breve brano soprascitto per ribadire il dolore della donna.

A proposito di quando affermavi di non giudicare mi sembra che questo tema sia il più idoneo per applicare quel principio.

ed io la risposta per ribadire il dolore del piccolo che perde la vita senza nemmeno poterlo urlare.

-----

Non sono invece affatto d'accordo sul tuo secondo asserto.
Le singole persone non vanno giudicate è vero, condivido e confermo.
Ma i fatti si, eccome!!!
Altrimenti lo stesso discorso di "non giudizio" varrebbe per lo stupro, il furto, la guerra, l'abigeato, il conflitto di interesse, la ciucciaggine, la malversazione, l'ingordigia,la violenza, la stessa cupidigia di cui parlavi prima, la truffa, il tradimento, la maleducazione.... devo continuare?
No, le cose e le azioni vanno analizzate, giudicate, esaltate, difese, permesse o condannate. Favorite o evitate.

Ma anche circa le singole persone, occorre chiarirsi sul tema del giudizio.
Il personale "giudizio morale" è fuori dalla nostra competenza, ma non quello sociale.
Il tizio che commette un reato danneggiando la collettività, dalla collettività deve essere giudicato nei modi e tempi opportuni secondo le regole che quella collettività si è data "Buone o cattive" che ci sembrino, e conseguentemente sanzionato.

Ed è proprio in virtù di questo principio che in alcuni Stati certe persone possono essere condannate, anche fino alla morte, al verificarsi di determinate circostanze.
In quella collettività l'omicidio, a certe condizioni è infatti permesso, o spesso sollecitato dalla legge.
Ma l'atto rimane comunque omicidio, e quindi, per chi ha rispetto della vita, un fatto altamente condannabile... anche se non ci si va in galera!.

Anche le religioni, nei loro catechismi trattano l'argomento, vista la grande importanza sociale. Per il Vangelo citerò il cap. 18 di Matteo. Senza istigazione alla pena di morte, vengono abbozzati i vari gradi di giudizio operati dalla collettività; se continua a non esserci sottomissione alle regole comuni, ma pervicacia, si arriva fino all’emarginazione.
Colui che ha sbagliato viene considerato “fuori” dalla comunità; “come se fosse un pagano” è detto esplicitamente.

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11
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Gèca ha scritto:Sarebbe essenziale anche che, ad una donna sola che decide di portare avanti una gravidanza, le istituzioni offrano la possibilità di mantenere se stessa ed il figlio attraverso una "rete" di aiuti concreti e non contentini.

Non basta essere "garanti" della vita che sta nascendo solo a parole per sbandierare un buonismo spesso fuori luogo quando poi, madre e figlio da soli, si ritrovano col sedere per terra.

Credo che tra implicazioni morali e psicologiche, quelle concrete giochino un ruolo fondamentale perché incidono sia su quella che si chiama "morale" sia sulle scelte della persona.

Ma ovviamente la società è fatta di "cose comode" e questa non è tra quelle.

Questo è un argomento davvero importante e sul quale si potrebbe validamente incidere. A livello sociale come a livello politico.
Altre collettività, altri Stati hanno ordinamenti molti diversi dal nostro e decisamente più congrui alle questioni che poni tu in questo intervento.
Io ho esperienza diretta dell'Austria, e potremmo approfondire il discorso, sicuramente interessante, E certo altri potrebbero dare utili contributi.

Ma dal punto di vista sociale (la "morale" non è qui più implicata) bisogna prima rispondere ad una domanda fondamentale.
E bisogna rifletterci bene, prima di esprimersi, perché non è banale per niente, ed è invece condizionante.
L'accennava NonfaEco, ma merita assai più di un accenno - ci vuole una presa di coscienza... e poi delle leggi.

La domanda è: "Ma il nascituro, di chi è?... per quanta parte è della madre, del padre naturale, della famiglia, della contrada (scusate, è tempo di Palio...), dello Stato?... " perché in funzione di questa "spartizione" vengono stabiliti oneri ed onori, responsabilità, potestà, diritti e doveri... soprattutto doveri!

Ma come saggiamente dice la saggia Gèca, a noi piacciono le cose facili... e possibilmente confuse, per meglio rimestarci dentro.
Del tipo: "i diritti sono tutti miei, per gli oneri... spartiteveli un po' fra voi!"

In dipendentemente da chi sia io, e chi siate voi!

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12
^Sick_Boy
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Chiarimento agli utenti LucioMusto e Il_Soldatino_di_Stagno: invece di rischiare un flame che, per altro, qui sarebbe OT, aprite un bel thread che tratti dell'argomento. Possibilmente, però, fatelo evitando uscite oscurantiste che avvicinano l'aborto all'omicidio: una cosa sono le opinioni personali, del tutto legittime, una cosa è dire che la terra è piatta quando ci sono prove schiaccianti del contrario. Stessa cosa avviene qui, che l'aborto non sia un omicidio è stato largamente dimostrato sotto il profilo etico come sotto quello scientifico.

Venendo IT: io credo che buona parte del trauma psichico legato all'aborto sia connesso ad un ambiente culturale che tende ancora a vederlo come una colpa, non tanto in termini di "omicidio" quanto in termini di "sottrarsi alla funzione biologica (riproduttiva)".
Ovviamente, c'è poi un'ALTRA parte di questo trauma, che è abbastanza facilmente riconducibile alla difficoltà della decisione, ai non trascurabili effetti fisiologici dell'intervento e dell'interruzione del processo biologico (che, è documentato, tendono a creare una serie di patologie e disturbi della psiche più o meno gravi).
É anche chiaro, poi, che il discorso andrebbe ricondotto alle singole persone, visto che esistono modi diversissimi di elaborare l'aborto, che vanno da un vero e proprio sconvolgimento psichico, ad una reazione non molto diversa da quella che si ha davanti ad un normale intervento chirurgico, e risulta lampante che queste differenze dipendano in larga parte dall'ambiente culturale in cui è stata "immersa" la persona. Difficilmente una donna allevata all'ombra dell'oscurantismo cattolico "pro-life" (peccato che siano "pro" solo al tipo di "life" che dicono loro) reagirà nello stesso modo di un'altra nata e cresciuta in un ambiente razionale e progressista che riconosce l'aborto per quel che realmente è.

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13
Il_Soldatino_di_Stagno
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato

@^Sick_Boy

Io non creerò un flame, a meno di non averlo già fatto (?) perchè ho saputo solo oggi che cosa significa (anche se l'ho già dimenticato) ma, celia a parte sulle varie terminologie moderne, tornando seria, non ho neanche letto quella lunga polemica che è stata fatta dopo il mio scritto perchè ribadisco che non è mia intenzione aprire un dibattito, altrimenti avrei fatto come hai suggerito tu.

In un altro 3d ho scritto che è una fortuna aver ricevuto il dono della fede, salvo quando diventa cieco integralismo : la reazione di INDELICATEZZA, quella di contrapporre un paragone ad una frase di sottolineatura del dolore, credo sia esemplificativa.

"L'oscurantismo cattolico "pro-life" (peccato che siano "pro" solo al tipo di "life" che dicono loro)", per riportare il tuo scritto, non guarda in faccia a niente e a nessuno.


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14
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:


Io non creerò un flame, a meno di non averlo già fatto (?) perchè ho saputo solo oggi che cosa significa (anche se l'ho già dimenticato)



Oddio Soldatino ...pensavo di essere l'unica rotolarsi dal ridere
Fino a qualche mese fa credevo che un Fake fosse una donna infoiata imbarazzo

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15
Il_Soldatino_di_Stagno
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:


Io non creerò un flame, a meno di non averlo già fatto (?) perchè ho saputo solo oggi che cosa significa (anche se l'ho già dimenticato)



Oddio Soldatino ...pensavo di essere l'unica rotolarsi dal ridere
Fino a qualche mese fa credevo che un Fake fosse una donna infoiata imbarazzo


hug tenderly

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
^Sick_Boy ha scritto: io credo che buona parte del trauma psichico legato all'aborto sia connesso ad un ambiente culturale che tende ancora a vederlo come una colpa, non tanto in termini di "omicidio" quanto in termini di "sottrarsi alla funzione biologica (riproduttiva)".
No Sick, io non ti parlo di questo.
Ti parlo di un vuoto profondo che senti dentro di te e che razionalmente è forse impossibile da spiegare.
Quando ti accorgi che c'è un bambino le pensi tutte, e novantanove su cento il primo sentimento non è una gioia senza ombre. E' quasi come se non lo accettassi, o comunque ne fossi spaventata. Se poi capita che di colpo il supposto problema sparisce, ti accorgi di fare ormai pensieri che prima non avresti mai fatto, ti accorgi che quel qualcosa che avevi consiederato un annesso removibile della tua esistenza la stava in realtà trasformando. Ti parlo solo di sensazioni. Le idee di bene, male, giousto, sbagliato non mi riguardano. Io le più grandi scoperte le ho fatte guardando le cose con la bocca a pesce.

É anche chiaro, poi, che il discorso andrebbe ricondotto alle singole persone, visto che esistono modi diversissimi di elaborare l'aborto
E' vero. Ho visto donne abortire perchè il figlio era arrivato prima del trasferimento in un appartamento più grande.
Ma davvero non riesco a credere che in loro non resti un segno che riaffiorerà.

Difficilmente una donna allevata all'ombra dell'oscurantismo cattolico "pro-life" (peccato che siano "pro" solo al tipo di "life" che dicono loro) reagirà nello stesso modo di un'altra nata e cresciuta in un ambiente razionale e progressista che riconosce l'aborto per quel che realmente è.
Questo è certo

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17
^Sick_Boy
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Faccio un discorso generale: per quanto sia distruttivamente poco romantico secondo me molti di quei "vuoti che non riusciamo in alcun modo a spiegare razionalmente" sono il prodotto di un processo fisiologico. O, meglio: è ovvio che tutti gli stati psichici, le sensazioni, le emozioni, i pensieri sono il prodotto di un processo fisiologico, quindi, anche quando ci sembrano razionalmente inspiegabili, hanno una loro origine "materiale".

E per quanto riguarda la donna che abortisce perché il figlio arriva prima del trasferimento in un appartamento più grande...uhm. Io non avrei la tua stessa sicurezza. Voglio dire che ci sono persone che arrivano a concepire l'aborto come sistema anticoncezionale e dubito che si raggiungerebbero questi estremi se in queste persone rimanesse il, pur minimo, "trauma".

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18
Gèca

Viandante Storico
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Lucio Musto ha scritto:Ma come saggiamente dice la saggia Gèca, a noi piacciono le cose facili... e possibilmente confuse, per meglio rimestarci dentro.
Del tipo: "i diritti sono tutti miei, per gli oneri... spartiteveli un po' fra voi!"

Mica ho scritto questo e neanche lo intendevo.
Saprò bene cosa intendevo, o no?

In dipendentemente da chi sia io, e chi siate voi! [/size][/color]

Il marchese del Grillo docet.

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19
^Sick_Boy
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Come da accordo con l'admin, ho cancellato da questa discussione i messaggi miei, di LucioMusto, nextlife e NinfaEco che rischiavano di coprire il focus della discussione iniziata da IlDucaBianco; detti messaggi, sono stati spostati in quest'altro topic, dal titolo Aborto: la questione morale tranne l'ultimo messaggio di Lucio che esulava completamente da qualsiasi discussione ed era una mera frecciata personale senza nessun aggancio al topic. Per problemi di qualsiasi natura, potete contattarmi via MP.
Mi scuso per il disturbo che ho contribuito a creare -e a cui spero di aver rimediato- e auguro a tutti un buon proseguimento, di conversazione e di serata.

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20
IlDucaBianco
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Viandante Residente
Viandante Residente
Ringrazio Sick Boy per aver scelto di sviluppare separatamente l'aspetto morale di questa discussione, poichè non era nei miei itenti ma trovo decisamente interessante quello spunto e quindi non andava sacrificato.

Lucio Musto : Come tu giustamente osservi il senso di vuoto è comune a chi abortisce spontaneamente e a chi lo fa volontariamente. Cambiano poi diverse implicazioni: in un caso senso di inadeguatezza e nell'altro senso di colpa, ad esempio. Il punto centrale è però ciò che il vuoto denuncia, ovvero la centralità della maternità nella psiche femminile a livello profondo, anche quando viene negata a livello conscio. Davvero questo può essere solo frutto della cultura?

Sick Boy: E' innegabile che le donne declinano questa esperienza diversamente, ma un turbamento dai tratti così pre logici davvero è solo frutto della cultura? Inoltre la cultura non costituisce fosse una delle possibili articolazioni di senso della nostra sfera istintuale? Cio che è nei libri non è prima di tutto nelle nostre mutande?

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21
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
IlDucaBianco ha scritto:...
Lucio Musto : Come tu giustamente osservi il senso di vuoto è comune a chi abortisce spontaneamente e a chi lo fa volontariamente. Cambiano poi diverse implicazioni: in un caso senso di inadeguatezza e nell'altro senso di colpa, ad esempio. Il punto centrale è però ciò che il vuoto denuncia, ovvero la centralità della maternità nella psiche femminile a livello profondo, anche quando viene negata a livello conscio. Davvero questo può essere solo frutto della cultura?

...

assolutamente no, Anzi penso proprio il contrario.
La cultura abortista da ormai due generazioni tende proprio ad eliminare sia il senso di colpa che quello di inadeguatezza che richiami, ma finora ancora con risultati modesti.
Essi sentimenti sono invece profondamente radicati nella natura della donna, ed è comprensibile il perché; obiettivo fondamentale della vita organica sulla Terra appare essere il successo nella la riproduzione e la perpetuazione della specie. Non solo nell'uomo o nei mammiferi (si pensi alla scimmietta che trascina il piccolo morto per giorni), ma in tutti gli animali e così nelle piante ogni energia e risorsa è investita nello sforzo riproduttivo ed anzi, in molte specie sia animali che vegetali è l'atto supremo della vita, la conclusione di tutta l'avventura personale, dopo la quale non resta sufficiente forza per continuare a vivere e l'individuo muore.
Conseguenziale quindi che il fallimento di questo scopo supremo comporti tragiche conseguenze e frustrazioni profonde.
Non per motivi morali, ma costituzionali.

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22
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
^Sick_Boy ha scritto:Come da accordo con l'admin, ho cancellato da questa discussione i messaggi miei, di LucioMusto, nextlife e NinfaEco che rischiavano di coprire il focus della discussione iniziata da IlDucaBianco; detti messaggi, sono stati spostati in quest'altro topic, dal titolo Aborto: la questione morale tranne l'ultimo messaggio di Lucio che esulava completamente da qualsiasi discussione ed era una mera frecciata personale senza nessun aggancio al topic. Per problemi di qualsiasi natura, potete contattarmi via MP.
Mi scuso per il disturbo che ho contribuito a creare -e a cui spero di aver rimediato- e auguro a tutti un buon proseguimento, di conversazione e di serata.

Prendo atto, accetto e rispetto la decisione del Moderatore e dell'Admin.
Mi rammarico che adesso i miei interventi, sotto il nuovo sottotitolo "la questione morale" risulteranno del tutto fuori luogo, ma non so cosa farci.
Io, intervenendo qui, sono stato attento a tenermi lontano da ogni implicanza filosofica, etica o religiosa, limitando le mie parole ai soli fatti biologici, ma superiormente è stato deciso diversamente e mi inchino all'autorità dei responsabili.
Purtroppo non potrò intervenire in quel nuovo thread; non mi sento qualificato sulla "questione morale" dell'aborto per dare alcun contributo utile; spero però che altri,più preparati di me lo facciano poiché il tema, anche così diversamente formulato, resta di grande interesse ed appropriato alla notevole levatura culturale degli utenti di questo Forum.

Tanto, per doverosa precisazione.

Cordialità

Lucio Musto 21 agosto 2010

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23
^Sick_Boy
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
IlDucaBianco ha scritto:
Lucio Musto : Come tu giustamente osservi il senso di vuoto è comune a chi abortisce spontaneamente e a chi lo fa volontariamente. Cambiano poi diverse implicazioni: in un caso senso di inadeguatezza e nell'altro senso di colpa, ad esempio. Il punto centrale è però ciò che il vuoto denuncia, ovvero la centralità della maternità nella psiche femminile a livello profondo, anche quando viene negata a livello conscio. Davvero questo può essere solo frutto della cultura?

Sick Boy: E' innegabile che le donne declinano questa esperienza diversamente, ma un turbamento dai tratti così pre logici davvero è solo frutto della cultura? Inoltre la cultura non costituisce fosse una delle possibili articolazioni di senso della nostra sfera istintuale? Cio che è nei libri non è prima di tutto nelle nostre mutande?

Detta così, mi pare limitativa, Duca.
Mi capita spesso di incontrare questa linea di demarcazione che pone gli istinti, quelli che condividiamo con le altre specie animali, da una parte e razionalità ed intelletto -cioè gli strumenti che ci hanno permesso di partorire delle culture e di evolverci- dall'altra, come se la comunicazione tra queste due componenti fosse nulla o ridotta al minimo. In realtà, ratio ed intelletto ci caratterizzano sin dalla nostra comparsa sulla terra e sono radicate bene in profondità nella nostra "costituzione", tanto che senza di esse un animale non particolarmente forte, o agile, o veloce, o resistente, o adattivo come l'essere umano non sarebbe mai sopravvissuto alla selezione naturale.

Ecco dunque che, se è vero che un istinto (come quello di sopravvivenza o quello riproduttivo) non può essere "annientato" ma può, al massimo, sopirsi, è vero anche che noi esistiamo soprattutto in funzione della nostra ragione e del nostro intelletto.
Ci sono donne che, in tutta la loro vita, non desiderano diventare madri. Non dubito che dentro di loro ci sia una spinta biologica a riprodursi, ma è una spinta latente e molto debole se paragonata alla forza dell'intelletto e della scelta razionale, consapevole.

In definitiva, sì, sono convinto che le diverse declinazioni e intensità che il turbamento post-abortivo può assumere, dipendano in buona parte dalla Cultura (generica, che ci circonda in senso lato), in parte maggiore dall'ambiente culturale individuale (chi abbiamo, e abbiamo avuto, intorno, con quali istituzioni ci siamo maggiormente rapportati, quali percorsi di crescita personale abbiamo seguito ecc.) e, solo per la parte restante, da una componente biologica.

Esiste uno strano equilibrio tra istinti e intelletto e questo equilibrio ci permette, allo stesso tempo, di liberarci dalle nostre "catene" (evolutive, biologiche, morali) e di essere le creature più creative e più terribili che abitano questo pianeta, proprio perchè possiamo scegliere dei comportamenti che non appartengono a nessun altro animale.

L'aborto è sicuramente uno di questi ed una classificazione etica, e quindi il conseguente impatto psichico, può venire solo dalla persona formata, completa, di certo non dal suo solo corpus istintuale.

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24
Il_Soldatino_di_Stagno
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:
Il_Soldatino_di_Stagno ha scritto:


Io non creerò un flame, a meno di non averlo già fatto (?) perchè ho saputo solo oggi che cosa significa (anche se l'ho già dimenticato)



Oddio Soldatino ...pensavo di essere l'unica rotolarsi dal ridere
Fino a qualche mese fa credevo che un Fake fosse una donna infoiata imbarazzo


Ecco, io invece il "fake" sapevo benissimo che cos'è : ne ho incontrati talmente tanti.
Soprattutto nella vita reale!

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25
PorceDi
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Viandante Storico
Viandante Storico
Sì, anch'io.

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