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I miei due fratelli

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Bumble-bee
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Faccio una premessa. Io non ho fratelli. Semplicemente ne ho adottati due, loro si che sono fratelli, nel senso naturale del termine.

Si chiamano rispettivamente, il più grande, Cosimo e il più piccolo, Gaspare, mio coetaneo, e quindi più piccoli di un solo anno, rispetto a Cosimo. Sono proprio i loro nomi, quelli veri. Due nomi un pò atipici, almeno dalle mie parti. Ma è anche vero che sono dei "mezzo sangue", cioè figli di padre sorrentino e madre augustana. Loro padre, era, ed è tutt'ora che è grandicello, un bell'uomo. Ex ufficiale di marina, nonchè culturista e boxer semiprofesionista.

Cosimo e Gaspare fisicamente sono come Bud Spencer e Terence Hill.


Cosimo, molto robusto, scuro di carnagione, tipico siciliano... ragazzo posato ma non troppo... insomma si dava alla pazza gioia, con moderazione, però.

Gaspare invece, biondo come il sole, occhi azzurri, gran facciatosta, pallonaro, "fimminaro"... opportunista, senza ritegno, ma anche di buon cuore, ogni tanto, senza esagerare comunque, insomma un gran figlio di buona donna.

Molto diversi tra loro quindi sia fisicamente che a livello umano. Cosimo era il "nobile" della famiglia, Gaspare colui che "ravanava" sempre nel torbido per sbarcare il lunario.

Li conobbi nella lontana estate del 1979 e potrei raccontarvi mille avventure passate insieme. Tutti e tre scout, sempre insieme e con Gaspare, ho avuto anche il "piacere" di aver passato una notte in caserma... entrambi graditi ospiti dei carabinieri.

dal 1980 al 1986 abbiamo vissuto in due palazzine, una di fronte all'altra, in appartamenti entrambi al primo piano, quasi attaccati, tanto da chiamarci quotidianamente dal balcone, organizzare gare di musica (chi metteva lo stereo più forte)e... nelle calde giornate estive, organizzare vere e proprie "battaglie" a lanci di pomodori!!

Oggi ci vediamo di rado... Cosimo fa il medico della mutua in un paesello del palermitano, Gaspare, dopo aver fatto mille mestieri, si è aperto una società finanziaria.

Sia ben chiaro, mai e poi mai potrei farmi visitare da Cosimo, anche se è un bravo medico e anche serio... oddio, serio... per gli altri forse... io appena lo vedo in camice bianco, comincio a ridere senza più smettere. rotolarsi dal ridere

Tantomeno mi farei prestare dei denari da Gaspare. Giammai!! Ricordo ancora quando da ragazzini, appena conosciuti, andammo al cinema per la prima volta. Il biglietto all'epoca costava 1500 lire. Quella sera andammo a vedere un fim a cartone animato, Goldrake contro Mazinga. Una schifezza, anche perchè alla fine goldrake moriva.

Ma stavo dicendo... poco prima di entrare, Gaspare mi chiese se ci stavo a regalargli 500 lire, qualora lui mi avesse fatto entrare gratis. A me sembrava un buon affare, così accettai. Cosimo sghignazzò, ma allo stesso tempo rimproverò il fratello per ciò che stava facendo.... ma io lì per lì, non capii. Solamente dopo essere entrati, mi accorsi che la "signora" del cinema, colei che staccava i biglietti, era una loro amica di famiglia, che poi sarebbe diventata anche amica della mia famiglia, pertanto la signora, riconoscendomi, non mi fece pagare, come del resto non fece pagare nemmeno loro.

Una volta dentro, Gaspare reclamò il suo compenso. Non aveva fatto nulla di particolare, solamente sfruttato l'occasione che si era presentata.
Ecco probabilmente avrete capito il soggetto e forse, anche voi stareste alla larga dalla sua "finanziaria". Sorriso Scemo

Insomma dei due Gaspare era quello che aveva più sangue "campano". Cosimo era più sincero e meno avido. Ma c'era un perchè a tutto questo e ve lo racconterò strada facendo.



Ultima modifica di Bumble-bee il Sab 11 Feb 2012 - 12:52, modificato 2 volte

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Bumble-bee
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Per completare il quadro, bisogna anche presentare le nostre sorelle. "Ilaria" e "Valeria", sorelle si Cosimo e Gaspare ed "Elena", mia sorella(nomi di fantasia questi). Nelle numerose storie che vi andrò a raccontare saranno anche loro protagoniste.

Ilaria era la più grande dopo noi maschi. Carattere particolare, era particolarmente sensibile ma allo stesso tempo vendicativa e dispettosa, quando riceveva dei torti.
Elena, mia sorella. Essenzialmente una stronza! Perfida, vendicativa, dispettosa... non temeva nulla, ne si tirava indietro quando c'era da litigare... non aveva problemi a farsi rispettare.
Valeria, la più piccola, era più simpatica, ma insieme a Ilaria ed Elena, completava il trittico rompiballe.

Dunque come vi avevo accennato, conobbi Cosimo e Gaspare nel lontano 1979, presso una spiaggia che frequentavamo con i nostri genitori. Il gioco delle carte ha sempre contribuito a formare amicizie e i nostri genitori si conobbero in questa occasione.

Avevamo la necessità di trasferirci dal nostro paese originario, ad Augusta, e loro ci indicarono un appartamento che si affittava in una palazzina proprio di fronte alla loro. Così ci trasferimmo in quell'appartamento all'inizio del 1980.

Era un condominio composto da 4 palazzine, locate in un area recintata. Gli appartamenti erano molto grandi... Il nostro, possedeva ben cinque balconi, avendo un'esposizione libera su tre facciate. Due di questi erano esposti a circa 15 metri dal mare, tanto che quando vi erano mareggiate, l'acqua del mare entrava, attraverso i doppi infissi, addirittura, in soggiorno e nel salone. Questi balconi erano talmente larghi che d'estate i miei organizzavano delle cene all'aperto e, addirittura, mio padre montò un'amaca che lasciavamo fissa per tutta l'estate dove spesso a turno, dormivamo la notte, dondolandoci e ascoltando il fruscio del mare.... meraviglioso!!! Quante volte ho dormito in balcone (svegliato però dal sole cocente già alle 8 del mattino). Bellissimo appartamento dunque, dove finalmente potevo godere di una stanza tutta mia, senza doverla dividere con mia sorella.

Altri ragazzini abitavano in quel condominio, tanto da costituire un vero e proprio gruppo ben definito, "la banda del Paradiso". Nome del quartiere dove risiedavamo. Un quartiere che si trovava nella punta estrema dell'isola di Augusta, dove non c'era traffico e quindi vi era un silenzio e una quiete paradisiaca... ...che sarebbe durata poco comunque, a causa nostra.

continua...

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Tra me, Cosimo e Gaspare, il rapporto non era lo stesso.

Con Cosimo avevo molte affinità. Entrambi eravamo caratterialmente tranquilli e, tutto sommato, eravamo ragazzi "posati", senza grilli per la testa, insomma. Tifavamo (e tifiamo tutt'ora) per la Juve (Gaspare invece... neache a dirlo... tifava e tifa ancora per il Napoli) e condividevamo tanti interessi, come quella per il modellismo, per esempio. Difficilmente ci capitacva di litigare, quindi. Anzi, a volerci pensare bene, non ricordo nessun litigio avuto con Cosimo.

Con Gaspare invece, il rapporto era diverso. Seppur coetani, avevamo caratteri completamente diversi che ci portavano ad avere una costante e infinita rivalità. Rivalità che dura anche oggi, dopo tanto tempo e che esce fuori con una semplice battura, un riferimento... qualsiasi cosa che possa far emergere le nostre diversità. Ciò grazie al fatto che Gaspare aveva (ed ha tutt'ora) una spiccata tendenza a primeggiare in ogni cosa, sempre e ovunque... una tendenza a distinguersi, rispetto a chiunque, anche rispetto a suo fratello. Inoltre non mancava mai di mettersi in mostra, da fare il primo attore. Era fatto così.

Fisicamente eravamo pressochè uguali, a parte i colori, biondo-azzurro lui, scuro-castano io... ad 11 anni sembravamo entrambi piuttosto gracilini fisicamente. Ricordo che prima di iniziare la metamorfosi ormo-adolescenziale, se messi a petto nudo, uno di fronte all'altro si vedevano chiaramente le costole. Cosa che non accadeva guardando Cosimo.

Tanto per rendervi meglio l'idea, io e Gaspare eravamo così :



Ci volevamo bene comunque.. anche se a modo nostro.

Tante volte i nostri genitori dovettero intervenire per sedare le nostre litigate. A volte arrivavamo ad azzuffarci. Con Cosimo questo rischio non lo si correva, anche perchè, vista la sua mole, evitavamo ogni "confronto" fisico. Sorriso Scemo

continua...

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Bumble-bee
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Era bello abitare nel quartiere Paradiso. Speciamente d'estate. Le giornate erano molto lunghe e noi, abitando vicinissimo al mare, organizzavamo spesso battute di pesca. Proprio vicino a noi vi era un vecchio stabilimento balneare a quel tempo ormai dismesso, in quanto trasferito in altra sede. Bastava arrampicarsi su un muretto, stare attenti al filo spinato e in un attimo eravamo dentro. Andavamo per lo più a caccia di granchi. Ve ne erano di tre tipi che in dialetto chiamiamo:

- aranci pilusi
- aranci salini
- aranci merdari.

La parola "aranci" il dialetto si usa per indicare i granchi. I primi erano i granchi più buoni, più pregiati. Erano di colore rossastro e in genere molto grossi, quanto la mano di un adulto.

I secondi, gli "aranci salini" erano un pò più piccoli e di colore verdognolo. Si potevano mangiare, anche se a confronto con i primi, ci perdevano moltissimo in sapore.

I terzi, gli "aranci merdari", erano scuri e generalmente di piccole dimensioni, anche se spesso capitava di trovarne qualcuno grosso quanto un "salino". Non erano buoni da mangiare ed in genere li prendavamo per usarli come esca per i granchi pelosi.

Ne catturavamo moltissimi, in quanto la zona ne era piena. Spesso organizzavamo delle battaglie tra granchi. Prendavamo un granchio peloso di medie proporzioni e lo facevamo lottare con uno salino, di grosse proporzioni in modo da equipararli.

Spesso il granchio peloso che vinceva, grazie alla sua forza e al maggior spessore delle tenaglie, ma capitava a volte che quanche granchio salino riuscise a vincere.

Dopo ogni battaglia contavamo le zampe amputate, che in genere determinavano il punteggio ottenuto dal vincitore : "Campione di 2,3... 5 stelle" dove ogni stella corrispondeva ad una zampa tranciata. Alla fine di ogni torneo, tutti i granchi finivano in una grande pentola e bolliti ancora "vivi", compreso il campione della giornata. Che scorpacciate!!!

Ma non sempre li mangiavamo. Un pomeriggio, mentre tornavamo da una battuta di pesca con un secchio pieno di granchi, a Gaspare venne una delle sue idee geniali. Aveva sempre un modo di proporre le sue idee originali, cioè li presentava sempre sotto forma di sfida: "Scommettiamo che entro nel supermercato e piazzo tra gli scaffali due granchi?". Noi sapevamo che nel momento in cui lui proponeva qualcosa, poi la portava a termine, specialmente se gli dicevamo che non ci credavamo. Così entrò nel supermecato che c'era di fronte il nostro condominio, con in tasca due granchi e li posizionò tra gli scaffali, uscendo poi come se non fosse accadunto nulla. Compiuto il gesto, ecco che sfidava i presenti: "scommetto che voi non avete il coraggio".

A quel punto, per non dargliela vinta, ed essere da meno, ecco che tutti noi a nostra volta, entrammo nel supermercato e posizionammo tutti i granchi pescati quella mattina. Una volta usciti, rientrammo nel nostro condominio come se non fosse accaduto nulla di particolare, scrutando ogni tanto l'ingresso del supermercato per vedere cosa succedeva.

Non passò molto che una delle cassiere si affacciò ed indicò al proprietario il nostro gruppetto. A quel punto cercammo di scappare, nasconderci, ma in effetti c'era poco da fare... eravamo gli unici ragazzini della zona che eravamo entrati dentro, non molto prima. Scoppiò un casino della madonna!

Il tizio ci voleva denunciare ai carabinieri. Chiamarono i nostri genitori. Io mi beccai un paio di ceffoni da mia madre e altrettanti se ne prese Gaspare. Cosimo invece, da gran furbacchione qual'era, avendo fiutato il pericolo, dopo il gesto pensò bene di dileguarsi, andando a trovare suo nonno allo studio. Suo nonno era medico. Così quando accadde il casino era lontano da casa e la fece franca.

Dopo i rimproveri e i ceffoni, fummo costretti ad entrare nel supermarcato e ripulirlo da tutti i granchi che nel frattempo deambularono tra uno scaffale e l'altro alla ricerca della salvezza. Persino nel banco frigo li avevamo messi.
Uno finì schiacciato come fosse stato un topo. Guardando il volto della cassiera, potei notare lo schifo che provava nel momento in cui riponevamo i granchi nel secchio... manco fossero stati scarafaggi!!

Dopo quell'esperienza, non ci provammo più ad accettare certe sfide. Anche a Gaspare passò la voglia di proporre certe idee... in compenso però ci capitò di lanciare granchi nei balconi degli appartamenti dei primi piani... lontani dal nostro condominio stavolta, in modo da non essere riconosciuti... di mettere piccoli granchi, sui vestiti delle ragazze, tra le quali anche le nostre sorelle che, come sirene impazzite, urlavano andando poi a lamentarsi con i nostri genitori... e la storia si ripeteva. Sorriso Scemo



"aranciu pilusu"

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Durante i primi anni passati a "Paradiso", frequentai le scuole medie nella "pregiatissima" scuola Principe di Napoli, sezione G, come quella di Cosimo, che essendo più grande di un anno, faceva la seconda media, quando io iniziai la prima. Gaspare invece capitò nella sezione D, dove a differenza della nostra sezione, che prevedeva lo studio dell'inglese, si studiava il francese. Sempre controcorrente Gaspare.

Ricordo che il giorno prima che la scuola iniziasse, l'idea di dovermi portare tutti quei libri, così tanti che nemmeno entravano nella cartella, mi impressionò moltissimo. Capii dopo la differenza con le scuole elementari, dove c'era un solo insegnante.... qui invece ce ne erano diversi e la cosa mi piaceva, perlomeno spezzava la monotonia.

Ogni pomeriggio, finiti i compiti ci ritrovavamo tutti nel cortile condominiale, dove svolgevamo interminabili partite di calcio. Spinti sempre dalla solità rivalità, io e Gaspare cercavamo di primeggiare l'un rispetto all'altro. Se lui giocava in porta, anch'io lo imitavo mettendomi a mia volta nella porta avversaria. Fu così che pian piano, definimmo i nostri ruoli... entrambi finimmo per fare i portieri ed entrambi, neanche a dirlo, rivali negli anni.

Lui era, come spesso accadeva, più bravo di me, senza alcun dubbio. Giocò anche in promozione successivamente, mentre io giocavo (e gioco tutt'ora) con gli amici di sempre.

Il problema di quando si gioca in un condominio, sono i danni causati a terzi. Il pallone spesso e volentieri finiva sulle vetrate dei balconi o, come capitò a me, nei parabrezza delle auto, rigandoli o addirittura infrangendoli.

Ogni volta che il pallone si infrangeva su una vetrata, causando un botto molto rumoroso, scappavamo come topi appena scoperti a mangiar formaggio in cantina! Urla e rimrpoveri dai balconi colpiti, si susseguivano puntuali come del resto le grida delle nostre madri che correvano ad affacciarsi al balcone e a loro volta venivano rimproverati dagli altri condomini.

Capitò più di una volta che lo "zio2 Franco (papà di Gaspare e Cosimo), fu costretto ad ordinare dei vetri nuovi al condomine di turno che era andato a reclamare i danni.

Lo "zio" Franco era un uomo lungimirante e, successivamente stipulò una polizza assicurativa che coprisse ogni eventuale danno causato dai suoi quattro figli. Cosa che lo rasserenò non poco durante gli anni a venire.

All'inzio, poichè ci abitavo da poco in quel condominio, la gente che si lamentava andava direttamente a casa di Cosimo e Gaspare, dato che si erano fatti la nomina di "cicloni pestiferi" e distruttori della quiete condominiale.. ma con il tempo, anche i miei genitori ricevettero puntualmente delle visite poco gradite.

Mio padre difficilmente mi alzava le mani, in compenso però mi dava castighi e spesso, tagliava in due il pallone causa del danno. Cosimo e Gaspare mi invidiavano perchè loro padre invece, da buon semiprofessionista di boxe li "massacrava" a cazzotti in punti dove non ti creava mica alcun danno, solamente un dolore acuto e infinito che ti lasciava a terra senza alcuna forza. Lo so perchè anch'io ebbi il privilegio di viverlo sulla mia pelle, anzi sui miei muscoli. Tante volte il mio muscolo dell'avambraccio, rimase dolorante a causa di un singolo colpo, ben assestato, dello "zio" Franco che quando picchiava, non faceva alcuna distinzione di...sangue!! Sorriso Scemo


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Fu anche per toglierci dalla "strada" (si fa per dire) peche un giorno ci iscrissero all'associazione AGESCI della città. Per separarci ci iscrissero ognuno in una squadriglia diversa :

Cosimo nella squadriglia Airone;
Gaspare nella squadriglia Castoro;
io nella squadriglia Pantera.

La sede si trovava relativamente vicino a casa nostra. Ricordo era una vecchia chiesa sconsacrata, non più in uso, dove, i locali limitrofi, erano stati dati in prestito all'associazione. Vi era anche un cortiletto interno dove spesso ci riunivamo durante le riunioni di squadriglia o di reparto. La mia squadriglia era comandata da un ragazzo biondo di nome Walter. Dichiaratamente comunista, tanto che quando i capi reparto lo riprendevano per qualche mancanza, gli chiedevano : "Ma a Mosca, fate così?" oppure "Così ti hanno insegnato i tuoi compagni?" rimarcando la parola "compagni" per rendere meglio l'allusione.

In tutto rimasi due anni negli scout, partecipando a due campi di reparto, uno invernale e un altro estivo e due campi solo di squadriglia, oltre a varie attività di w.e. nella mia città o in quelle limitrofe. Furono due anni intensi, anche se non arrivai mai a fare la promessa.

Il primo campo, quello estivo, ricordo lo effettuammo in un paesino sulle pendici dell'Etna, Santa Domenica Vittoria, vicino Randazzo. Fu meraviglioso. Ricordo tanti episodi, alcuni dei quali con Cosimo e Gaspare. Il campo si trovava ai piedi di una collina, circondato dai boschi. Eravamo tantissimi, con molta voglia di divertirci e far casino. Non era quella la prima volta che partecipavo ad un uscita senza i miei genitori. In passato per due anni di seguito, sempre d'estate, mi avevano mandato in una colonia estiva montana, a Gambarie, in Calabria.

Quando arrivammo al campo, coloro che ci avevano preceduto per costruirlo, gli "esploratori", ci misero in guardia riguardo un fatto piuttosto singolare,
erano stati avvistati dei grossi maiali ne bosco, pertanto ci raccomandarono di non avventurarci mai da soli, specialmente le guide, per evitare problemi. Non facemmo caso più di tanto a questo fatto e ben presto montammo le nostre tende, i tavoli dove pranzare, le cucine. Il tutto realizzate con tronchi d'albero e ogni squadriglia li realizzò secondo stili diversi.

Le tende delle guide stavano vicino a quelle dei capi reparto, naturalmente, mentre le nostre invece erano più lontane e piuttosto adiacenti al perimetro del bosco. Gli esploratori avevano già costruito le latrine e le docce, oltre a montare le tende più grandi, destinati alla cambusa, l'infermeria ecc. ecc. La sera, piuttosto stanchi, cenammo e dopo i soliti canti intorno al falò, andammo a dormire.

Durante la prima notte... udimmo dei rumori piuttosto strani... come se qualcuno camminasse in mezzo ai cespugli... ma eravamo troppo stanchi per andare a vedere. Ben presto ci addormentammo.

Contiua...

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Bumble-bee
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L'indomani, quando ci svegliammo, notammo che tutto era in disordine... contenitori roveciati, cassette rovistate... il pane... tutto sbriciolato... I maiali ci avevano fatto visita già la prima notte... rovistando tutto, attratti dall'odore del cibo. Rimanemmo perplessi e anche un pò spaventati. I capi reparto ci dissero di non lasciare nulla in giro che potesse richiamare i maiali. Costruimmo anche un recinto per impedire altre visite... non ci piaceva proprio l'idea che i maiali potessero tornare.

Fu così che a Cosimo venne la brillante idea di preparare delle trappole. Prima di sera scavammo un paio di buche in posti strategici e le riempimmo d'acqua. Peccato però che a cadere nella buca, l'indomani, finì il capo reparto delle guide, la quale, per poco non si faceva male seriamente, dato che prese una brutta storta ad una caviglia. Le sue urla e i richiami d'aiuto, fecero accorrere tutti quella mattina. Io, Gaspare e Cosimo invece, capimmo subito cosa era accaduto. Ci andammo a nascondere nella speranza che i pochi che ci avevano visto scavare, non se la "cantassero" con i capi. Purtroppo, come sempre accade, alla fine qualcuno parlò e pertanto ci prendemmo un cazziatone che ancora oggi ricordo bene. Il capo reparto delle guide se la cavò con una caviglia fasciata, ben impomatata e... un bastone di supporto per aiutarsi a camminare, povera donna!!!

I maiali invece... continuavano a spassarsela.... ogni tanto si vedevano in lontananza e... facevano impressione a vedersi, devo dire. Noi scout avevamo l'abitudine di non andare mai nelle latrine preparate per noi, quando dovevamo liberarci dai bisogni corporali... era considerato un disonore!! Non eravamo mica delle "guide", che diamine!! Così quando dovevamo espletare certe funzioni, ci si allontanava nel bosco e, scelto un cespuglio abbastanza alto e ....
Una sera, verso mezzanotte, mi scappò di fare la pipì. Uscii dalla tenda e mi allontanai un pò verso il bosco. Trovato il posto ideale, ecco che mi apprestai a... liberarmi dal bisogno.... quando un fruscio improvviso mi fece saltare il cuore in aria e vidi un'ombra correre nell'oscurità facendo tanto rumore!!! Scappai di corsa verso la direzione opposta, dirigendomi al campo e urlando come un matto per la paura!!! Arrivato nell'accampamento i miei compagni mi vennero incontro e allora io... con il cuore ancora in gola e terrorizzato, dissi che avevo appena pisciato su un enorme maiale nero!!!! Un compagno intervenne e disse che non avevo solo pisciato sul maiale... indicando i miei pantaloni!!! Per la paura non mi ero accorto di aver bagnato anche i pantaloncini, gambe e scarpe!!!

L'indomani organizzammo la caccia ai maiali!!! Naturalmente senza che i capi reparto sapessero nulla!!! Con la scusa di andare a raccogliere la legna, uscimmo in dieci... io, Walter "il rosso", mio capo squadriglia, Cosimo, Gaspare.... sempre presenti e altri compagni!! Ci addentrammo nel bosco armati fino ai denti!! Io avevo un'ascia... Walter un piccone, Cosimo un mazzuolo e Gaspare.... beh, lui doveva sempre distinguersi dagli altri.... pertanto si era portato un bastone che aveva appuntito per l'occasione, da usare come lancia. Ricordo che disse che quella sera avremmo mangiato costate di maiale!!!

Dopo un'ora circa li avvistammo. Piano piano, come esperti cacciatori, ci avvicinammo... senza far rumore.... sotto vento per non fare sentire il nostro odore (si insomma come gli indiani d'america). Riuscimmo a circondarli e un paio di noi al segnale convenuto si alzarono e gridarono per farli scappare verso noi che che aspettavano. Appena giunsero verso la nostra direzione, gli tirammo tutto quello che avevamo in mano!!! Un paio di maiali vennero proprio verso Walter e me!! Appena ci superarono valter lanciò il piccone. Ricordo ancora la scena come fosse oggi!!! Il piccone colpì il maiale sulla chiappa e.... rimbalzò come se avesse colpito un muro di gomma!!! Walter ebbe appena il tempo di abbassare la testa ma il piccone lo sfiorò portandosi via il suo cappello!! Per poco non ci rimaneva secco!! Il piccone gli aveva bucato il cappello!! Walter non riuscì a parlare, tanto era sconvolto ed io con lui, dato che avevo visto tutta la scena... tanto da non aver avuto nemmeno il tempo di tirare la mia ascia.... e meno male... perchè non osavo immaginare cosa sarebbe potuto accadere. Dopo che ci riprendemmo ritornammo mestamente al campo... Non dicemmo una parola di quanto era accaduto.

Da quel giorno però, e per tutta la durata del cammpeggio, mi recai sempre nelle latrine quando dovevo liberarmi dai miei bisogni corporali... poco mi importava di esser preso in giro.


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