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Autoesibizione e Pubblico

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1
NinfaEco
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Molti individui, costantemente o in determinati periodi della loro vita, sono inclini all'autoesibizione.
Il loro io dilaga e colma ogni spazio a loro disposizione. La persona viene recepita come "forte" e l'effetto è quasi sermpre quello della fascinazione sull'interlocutore ridotto a pubblico.
Parlando sempre per immagini però, chi si esibisce è un attore. Questo non implica falsità consapevole, ma comporta uno sdoppiamento tra persona e personaggio. Inoltre l'attore è sul un palco e ciò implica una doppia distanza dal pubblico: fisica (il palco è in alto e lo spettatore non può salirci, se non divenendo attore) e in termini di realtà (l'attore vive nella trama dell'opera rappresentata, sia essa un dramma, una commedia o altro, e non nella realtà, come lo spettatore). In altre parole la persona che si esibisce incarna una fantasia di se stessa, che richiede certe battute e comportamenti, vincolando così chi interagisce con lei a ruoli prestabiliti. La potenzialità trasformativa degli affetti e la gamma di affetti godibili si restringe. L'interlocutore è ridotto a spettatore e non può quindi interagire a livello reale. Se ciò accadesse la parte verrebbe meno e il personaggio morirebbe. Resterebbe la persona, che non è necessariamente del tutto diversa dalla parte esibita ma che a differenza del personaggio, non brilla sempre, ha lati oscuri e debolezze.
Ora io mi chiedo vistpo che è palese la debolezza di chi si autoesibisce, perchè risulta affascinante?
Forse perchè, chi invece è persona, ed è quindi portatrice del peso della realtà ( vincoli esternmi e interni, debolezze e paure) fantastica attraverso al personaggio qualcosa di diverso. Fantastica forse un modo migliore o ciò che vorrebbe essere? Del resto il desiderio talvolta è affine al cannibalismo: io voglio possederti, cioè assimilarti, mangiarti come in un pasto rituale assimilando la tua forza.
Cosa poi ha patito l'esibizionista per automutilarsi così a prezzo di un illusione di grandezza effimera, rigida e vuota?
Incontro di narcisismi?
Ho un innata ossessione per la difesa di ciò che è vero, amo chi lo è ed insieme sono un essere che ama fantasticare. Ecco perchè stando a cavallo di tutto questo, sono cose che mi interessano.
Forse a voi no.

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2
w.punci

Viandante Residente
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3
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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rotolarsi dal ridere Grazie grazie....

se mi tiri un pomodoro facciamo una bella insalata

............................................................

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4
Ospite
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Ospite
Ci sono persone che hanno una forte carica, una forte personalità, ed in questo non vedo attori, vedo solo il fatto che questa carica non riesce a star chiusa nella gabbia del loro corpo e della loro mente, ma è inevitabile che esploda e che avvolga tutto ciò che questi hanno intorno. Di solito queste persone non risultano indifferenti, possono essere adorate, amate ma anche estremamente odiate. Ma questi non li trovo attori, ma semplicemente, appunto, persone con un forte io, ed a queste persone poco importa la presenza del pubblico o meno: loro sono così, punto, e tanto di cappello, dal mio punto di vista. Poi ci sono quelli che devono assolutamente dimostrare qualcosa prima di tutto a se stessi, e di conseguenza lo dimostrano agli altri cercando la loro approvazione, e questi sono gli attori che hanno bisogno del loro pubblico, si nutrono della sua approvazione, delle sue reazioni, e che senza di questo sono assolutamente il nulla, il vuoto più assoluto. Non c'è emozione, non c'è piacere senza un pubblico.
Alla fine l'effetto sortito è lo stesso: entrambi i personaggi, quello più reale e l'attore attirano l'attenzione, ed entrambi i personaggi possono attirare un'attenzione favorevole o negativa, ma nel secondo caso, però, credo che prima o poi si arrivi a capire dove finisce il personaggio e dove inizi la persona con le sue debolezze, e qui si cade nel tranello: la persona che ha una forte personalità per indole, proprio non avendo bisogno del pubblico come necessità, non soffre per il fatto che il pubblico può diminuire, può essere molto presente, può apprezzarlo o meno, l'attore invece se vede diminuire il suo controllo sul pubblico, ne soffre terribilmente.
Il perchè se ne rimane affascinati, o anche perchè lo si invidia da arrivare ad odiarlo, perchè c'è anche la parte negativa dell'essere sul palco, credo che sia in entrambi i casi perchè si ha davanti qualcuno che ci risulta forte, per l'appunto. Intraprendente, determinato, che piace a tutti. Quel qualcuno ha quella marcia in più, ai nostri occhi, che forse noi vorremmo avere, e questo vale anche per l'odio, per il disprezzo che questi può provocare, dato semplicemente dall'invidia nei confronti di qualcosa che non abbiamo.

5
Gèca

Viandante Storico
Viandante Storico
Il pubblico serve sempre.
E' la riconoscibilità anche dell' Ego più forte a fare da contrappeso.

La personalità forte non ha necessità di esibirsi in continuazione.

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6
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@ Cigno
Sai, io credo che nessuna persona davvero forte si esiubisca. Anzi credo che non scelga di mostrarsi mai. Può accadere che venga notata ed assuma un ruolo trainante, ma non perchè si espone volontariamente. In ogni caso non vorrà imporsi e tenderà a coinvolgere gli altri, perchè non ha nulla da perdere e da temere. Forse penso così petrchè interpreto la forza non tanto come carisma, ma come saggezza ed equilibrio. Il carisma ed il fascino sono cose che invece può avere anche una persona non forte, anzi magari poco equilibrata. A volte ti rende tale proprio una ferita.
Io ritengo poi che le emozioni vere siano intime.
Secondo me, non è vero che non c'è emozione senza pubblico.
Le emozioni vere non si esibiscono, sono protette dal pudore.
Le emozioni legate al pubblico non sono condivise, cioè non soono le emozioni vere che legano due o più persone, ma stati dell'io. Mi spiego: l'io ha delle fantasie che vengono gratificate o frustrate e si gonfia o restringe.
Sono emozionoidi, sentimenti narcisistici.
La fascinazione davvero può essere invidia?
Mi spieghi? BeautyfulSuina

@Geca
Lo penso anche io.
Ma allora perchè dici che il pubblico serve sempre?
Io sto un gran bene se ordisco una bella trama che poi agiscono altri, cioè in genere faccio da coreografa..come avveniva quando facevamo spettacoli alle feste. Io facevo costumi e trame, dialoghi e battute.
Poi però io non le inscenavo, facevo loro le foto.
Scomparivo ma catturavo poi il bello, perchè i miei amici potessero ricordarlo... e mi bastava che solo una persona lo sapesse.

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7
Gèca

Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:@Geca
Lo penso anche io.
Ma allora perchè dici che il pubblico serve sempre?


Perché spesso si confonde la forte personalità con l'esibizionismo.
La persona di carattere, secondo me, non esibisce ciò che sa, ad esempio, ma il fraintendimento di chi la osserva è quello di pensare che stia facendo esibizione di qualcosa. Quindi il pubblico, in questo senso, serve a fare in modo che l'altro si metta in discussione.

Inoltre il pubblico serve a se stesso:
si autorigenera sentendo scattare l'applauso dal vicino;
gli viene da fischiare, se qualcuno lo fa per primo;
piange perché sa che, nella folla degli altri, nessuno farà caso a lui.

Io sto un gran bene se ordisco una bella trama che poi agiscono altri, cioè in genere faccio da coreografa..come avveniva quando facevamo spettacoli alle feste. Io facevo costumi e trame, dialoghi e battute.
Poi però io non le inscenavo, facevo loro le foto.
Scomparivo ma catturavo poi il bello, perchè i miei amici potessero ricordarlo... e mi bastava che solo una persona lo sapesse.

A me piace vivere le cose in prima persona, lontano dagli occhi e dai pensieri del "pubblico" oppure in mezzo, senza esser notata, perché non mi decido ad essere altro se non come sono. Un po' così e un po' cosà.

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8
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@Gèca ha scritto:
Perché spesso si confonde la forte personalità con l'esibizionismo.
La persona di carattere, secondo me, non esibisce ciò che sa, ad esempio, ma il fraintendimento di chi la osserva è quello di pensare che stia facendo esibizione di qualcosa. Quindi il pubblico, in questo senso, serve a fare in modo che l'altro si metta in discussione.
questo è verissimo, non ci avevo pensato. BeautyfulSuina



A me piace vivere le cose in prima persona, lontano dagli occhi e dai pensieri del "pubblico" oppure in mezzo, senza esser notata, perché non mi decido ad essere altro se non come sono. Un po' così e un po' cosà.
io solo a volte. In genere ho proprio bisogno degli altri. Mi piace anche essere notata, anche se solo quando dico io, cioè poche volte, e da chi dico io, tipo uno alla volta.
Ma appunto perchè sono insicura, mi sa.

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9
Gèca

Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:Mi piace anche essere notata, anche se solo quando dico io, cioè poche volte, e da chi dico io, tipo uno alla volta.
Ma appunto perchè sono insicura, mi sa.

Son d'accordo, più o meno vale per me lo stesso.
Per me non è solo l'insicurezza, è che non penso che tutti possano capire, aver voglia di capire come sono, magari uno su dieci sì.
In quel caso l'insicurezza fa un po' di spazio alla curiosità di capire: "ma che ci vede questo in me?!" e alla curiosità verso l'altro, ma scremando.

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10
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:
Ora io mi chiedo visto che è palese la debolezza di chi si autoesibisce, perchè risulta affascinante?
Forse perchè, chi invece è persona, ed è quindi portatrice del peso della realtà ( vincoli esternmi e interni, debolezze e paure) fantastica attraverso al personaggio qualcosa di diverso. Fantastica forse un modo migliore o ciò che vorrebbe essere? Del resto il desiderio talvolta è affine al cannibalismo: io voglio possederti, cioè assimilarti, mangiarti come in un pasto rituale assimilando la tua forza.
Cosa poi ha patito l'esibizionista per automutilarsi così a prezzo di un illusione di grandezza effimera, rigida e vuota?
è il fascino dell'osceno, ob scena, di chi esibisce ciò che dovrebbe restare fuori salla scena;
suscita il voyeurismo, ma non l'emulazione o il desiderio da parte del pubblico, che invece si ciba della constatazione rassicurante di essere diverso (superiore) dall'osceno, che è il motivo del sucesso di Maria De Filippi e delle varie risse tv...

l'esibizionista ha una nevrosi che non riesce a metabolizzare in arte, e che percio gli fa fraintendere quella che percepisce come approvazione o comunque considerazione per lui da parte del pubblico, sentimento di cui continuerà a sentire il bisogno e cercare;
certo, un presupposto di questa condizione è la scarsa empatia e l'essere molto concentrati su se stessi...

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11
^Sick_Boy
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Su un altro forum, tanto tempo fa, un mio "avversario" (in senso politico) storico, aveva messo in firma qualcosa di ampiamente condivisibile, per quanto un pelino generalista, che suonava come "un forum è come un reality show dove tutti recitano sia il ruolo di protagonisti che di pubblico".

Grosso modo, io credo che questo sia vero un po' per tutti gli ambienti sociali ed è il famoso discorso delle "maschere", no? Per cui -in pubblico- portiamo tutti una maschera, ossia un modo in cui filtriamo la nostra personalità e la adattiamo a convenzioni sociali, aspettative, situazioni e quant'altro.
Ecco, già questo significa, in buona parte "esibirsi".

Naturalmente in questa teoria di "maschere" ci sono quelle più esuberanti e quelle più tendenzialmente remissive ma il fatto di essere mattatore o pubblico, è uno "scontro" che si gioca ad armi sostanzialmente pari.
Se in una discussione c'è qualcuno che tende alle manie di protagonismo può stare anche a chi partecipa a quella discussione di "impedirgli" di imporsi.

Quindi io non sono sicuro che sia il caso di parlare di esibizionismo: l'esibizionismo è abbastanza fine a sè stesso mentre, se si inserisce nel contesto di una discussione, che è necessariamente un confronto, perde questa sua caratteristica perchè deve sottostare a regole dialettiche, di scambio.

Per quanto riguarda invece chi fa effettivamente dell'esibizionismo fine a sè stesso, dove lo spazio degli altri è negato perchè non c'è alcun tipo di confronto, può trattarsi secondo me di una manifestazione di insicurezza, di debolezza così come di un deplorevole eccesso di ego. Ma, anche lì, si tratta di non farsi scavalcare, di avere abbastanza ego da non permettere a quello degli altri di invaderci.

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12
Ospite
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Ospite
@NinfaEco ha scritto:@ Cigno
Sai, io credo che nessuna persona davvero forte si esiubisca. Anzi credo che non scelga di mostrarsi mai. Può accadere che venga notata ed assuma un ruolo trainante, ma non perchè si espone volontariamente. In ogni caso non vorrà imporsi e tenderà a coinvolgere gli altri, perchè non ha nulla da perdere e da temere. Forse penso così petrchè interpreto la forza non tanto come carisma, ma come saggezza ed equilibrio. Il carisma ed il fascino sono cose che invece può avere anche una persona non forte, anzi magari poco equilibrata. A volte ti rende tale proprio una ferita.
Io ritengo poi che le emozioni vere siano intime.
Secondo me, non è vero che non c'è emozione senza pubblico.
Le emozioni vere non si esibiscono, sono protette dal pudore.
Le emozioni legate al pubblico non sono condivise, cioè non soono le emozioni vere che legano due o più persone, ma stati dell'io. Mi spiego: l'io ha delle fantasie che vengono gratificate o frustrate e si gonfia o restringe.
Sono emozionoidi, sentimenti narcisistici.
La fascinazione davvero può essere invidia?
Mi spieghi? BeautyfulSuina




Ci sono personalità forti che è difficile ingabbiare, ma per forti non intendo prevaricanti, ma semplicemente la loro essenza è palpabile, tangibile, e non si mettono in mostra, ma è inevitabile che vengano notate, è questa la differenza tra una personalità e l'attore.
Fascinazione e invidia, provo a fare una metafora: il fan che adora il suo cantante preferito, questa adorazione può trasformarsi in odio se non si ottiene chi si adora, ma alla base di questo però c'è l'adorazione, l'amore per tale persona.
La fascinazione che si trasforma in qualcosa di negativo è data, secondo me, da quello che noi non abbiamo, che vorremmo raggiungere ma a cui non riusciamo, o sentiamo di non riuscire, minimamente ad avvicinarci. Questa può essere invidia e/o sentimento equiparabile all'odio.
L'invidia del resto viene proprio dalla brama e dal senso di frustrazione di ciò che vogliamo ma realmente non abbiamo.

13
The Royal
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Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:

fascinazione sull'interlocutore ridotto a pubblico.


Un'altra questione complessa,poiche' hai toccato molti temi collegati e dalla consistenza "profonda".

Innanzitutto, secondo me' bisognerebbe considerare se la cosiddetta esibizione-recitazione sia talentuosa o a pappagallo, nel senso di vedere se" l'attore" esibizionista viva nei propri sentimenti cio' che sta' recitando (alla Stanislavskj ) o no'.

Se vive approvando interiormente il proprio comportamento allora abbiamo un identificazione delle personalita', il recitante e' un'altra persona e diciamo cosi' "adora" i contenuti che sta' esponendo.

A questo punto egli e' autenticamente vivo, non c'e' piu' paccottiglia interpretativa e la parte ricevente, cioe' l'altro-a si posiziona secondo le proprie capacita': ovvero se talentuso anche lui-lei puo' criticamente valutare ed a sua volta innamorarsi del contenuto recitato fino al punto di istituirlo come proprio fondamento culturale, se invece e' intellettualmente limitato, in questo caso subisce, ma attenzione e' quasi indifferente: "assiste spentamente".

Quindi semplicemente la sussistenza della questione "dell'interlocutore ridotto a pubblico" si porra' solo nel caso di interlocutori dalla portata limitata e dalla quasi inanita' critica delle loro valutazioni analitiche.

Circa poi la reale e permanente sussistenza del cosiddetto esibizionista, la questione e' riconducibile alla forza culturale e talentuosa, appunto della propria performance.

Un esibizionista senza talento e fede culturale e' come un troll: fa' poca strada.

Sul fatto ancora , se l'esibirsi possa avere o meno risvolti patologici, alla fine, in presenza di talento attivo da parte cioe' del recitante, questo ben poco conta, poiche' quell'esibizione "patologica", sara' stata trasformata in arte espressiva dal proprio artista "proponente".

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14
victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente
L'esibizionismo è una via necessaria ad acquisire un'identità, quando essa è di per se nebulosa.
Mi vedete, quindi sono.
Mi mostro così, perchè così voglio essere.

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15
LiQuiRizia91
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Viandante Storico
Viandante Storico
Non ho letto tutto, son riuscita a leggere solo il primo intervento (scusate).
Però...la mia idea è che TUTTI siamo attori nel grande teatro della vita (pirandello cit).
Nessuno escluso.
Vi giuro, mi sto formando un'idea semplicemente ascoltando un album degli In Tormenata Quiete, il titolo è "Teatro elementale" tutto incentrato sulla (credo loro personale?) interpretazione di Pirandello.
Io lo trovo illuminante. E poi appunto la intro è lo stesso discorso di Pirandello:

"Il Teatro non può morire.

Forma della vita stessa, tutti ne siamo attori; e aboliti o abbandonati i teatri, il teatro seguiterebbe nella vita, insopprimibile; e sarebbe sempre spettacolo la natura stessa delle cose. Parlare di morte del teatro in un tempo come il nostro cosí pieno di contrasti e dunque cosí ricco di materia drammatica, tra tanto fermento di passioni e succedersi di casi che sommuovono l'intera vita dei popoli, urto d'eventi e instabilità di situazioni e il bisogno sempre piú da tutti avvertito d'affermare alla fine qualche certezza nuova in mezzo a un cosí angoscioso ondeggiare di dubbii, è veramente un non senso."


E poi continua, ma la intro riporta solo questa parte (per il discorso completo potete sbirciare qua )

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16
Jester

Viandante Storico
Viandante Storico
liqui, guarda : solo per la citazione del Grande Maestro e l'accostamento che ne fai all'argomento del 3d, ti meriti questo ...e condivido comunque le idee pirandelliane, perché con i suoi scritti ha rivelato un aspetto reale e tangibile della dimensione umana..

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