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Alla Ricerca delle Origini Psicologiche dell'Attrazione Interpersonale: Ipotesi

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victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente
Gli aspetti che precedono l'attrazione sono quelli che includono i momenti in cui due persone si incontrano per la prima volta, si piacciono reciprocamente, per giungere all'innamoramento che si sviluppa in una relazione intima.

Uno degli aspetti più semplici che determina l'attrazione è la vicinanza, o prossimità. Le persone che vediamo e con le quali interagiamo più spesso hanno maggiori probabilità di diventare nostri amici o compagni di vita. L'effetto della prossimità si verifica a causa della familiarità, ovvero della semplice esposizione che abbiamo con le persone che ci sono vicine. A favorire il crearsi di relazioni, è anche la somiglianza, ovvero quando i nostri atteggiamenti, valori, provenienze o personalità si accoppiano con quelli di un'altra persona. E’ particolarmente potente perchè tendiamo a pensare che le persone simili a noi ci troveranno di loro gradimento, e quindi ci sono maggiori probabilità di iniziare una relazione e perchè le persone simili convalidano le nostre caratteristiche e credenze. Non a caso l'aspetto più importante che determina l'attrazione è il fatto di ritenere che risultiamo graditi all'altro. Le persone con stima di sé moderata o positiva rispondono all'attrazione reciproca, mentre quelle che hanno un'autostima negativa rispondono in maniera diversa, non considerando il comportamento amichevole degli altri.

Ogni variabile finora esaminata tra quelle che determinano una relazione interpersonale può essere vista in termini di profitti sociali, ovvero gli aspetti gratificanti e positivi della relazione stessa. Possiamo dire che quanto più una persona ci procura profitti sociali, a costi minimi, tanto più ci piacerà.
La teoria dello scambio sociale sostiene che il modo in cui le persone percepiscono la loro relazione dipende dalla valutazione dei profitti e dei costi, dalla percezione del tipo di relazione che meritano e dalla probabilità di riuscire ad avere una relazione migliore con qualcun'altro. La teoria dell'equità sottolinea poi come le persone non cerchino solo massimi profitti e costi bassi, ma anche la loro equità: i profitti e i costi che diamo in una relazione devono essere equivalenti ai profitti e ai costi dati dall'altra persona.

Si tratta di ipotesi valide secondo voi?
Cosa manca ?
Le sentite vere rispetto a voi stessi?
E' possibile per voi una spiegazione esaustiva di questi fenomeni?
Oppure qualsiasi spiegazione tende ad impoverirli?


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2
Unachi
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Viandante Storico
Viandante Storico
Propenderei per l'ultima opzione: qualunque spiegazione tende ad impoverirli.

trovo che sia un argomento molto interessante, ma ..non ne sono una studiosa e quindi mi attengo, come suggerisci, al vissuto personale quale unico parametro.

Non mi attrae la familiarità, che addirittura vivrei come sterile e priva di ogni attrattiva se fosse prossima al "totale" (per la serie: parlo da sola, allo specchio? ..Che senso avrebbe?).
Piuttosto mi attrae (molto) il diverso da me.
Chiaro che occorra un linguaggio comune, o almeno la illusione di questo, altrimenti ...decade tutto.
E quindi: familiarità nel linguaggio, per esempio, ma non familiarità/condivisione delle opzioni.

Riguardo al nesso attrazione-profitto sociale....tutto sulla negativa, per quanto mi riguarda.
Dovessi trarre una "regola" dal vissuto, ma proprio una regola-fissa, potrei dire di essere sempre stata attratta da chi...non solo non poteva elargirmi alcun profitto sociale, ma ...addirittura era pressochè aritmetico e prevedibile che mi avrebbe conportato ...perdite sociali.
Non per questo nego altri profitti.
Ma non di carattere sociale, però. Assolutamente. :_-_:

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3
victorinox
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Viandante Residente
Viandante Residente
Unachi ha scritto:Propenderei per l'ultima opzione: qualunque spiegazione tende ad impoverirli.

Questo sicuramente.


Non per questo nego altri profitti.

Di che tipo?

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4
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
il grado di consapevolezza di ogni relazione è inversamente proporzionale alla "magia" certo che le principesse che vogliono credere al principe azzurro hanno un alto grado di magia ed un infimo grado di consapevolezza, per questo solitamente prendono delle tavanate galattiche, d'altro canto le disilluse realiste vedendo ogni uomo (o donna) solo per quello che è si precludono (felicemente a volte) ogni tipo di rapporto sapendo che il sangue dalle rape non si può cavare...secondo me serve una mediazione fra la consapevolezza e la pietosa bugia SE si vuole portare avanti profiquamente una relazione, altrimenti se basta viverne il primo momento e poi passare ad altro si può fare quello che fanno quasi tutti a prescindere dal genere, intontirsi magicamente durante l'innamoramento e vivere pienamente la squallida realtà una volta conosciuto più intimamente il/la partner, ma questo porta invariabilmente (a mio parere ovvio) alla fine del rapporto.

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5
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Unachi ha scritto:Propenderei per l'ultima opzione: qualunque spiegazione tende ad impoverirli.

trovo che sia un argomento molto interessante, ma ..non ne sono una studiosa e quindi mi attengo, come suggerisci, al vissuto personale quale unico parametro.

Non mi attrae la familiarità, che addirittura vivrei come sterile e priva di ogni attrattiva se fosse prossima al "totale" (per la serie: parlo da sola, allo specchio? ..Che senso avrebbe?).
Piuttosto mi attrae (molto) il diverso da me.
Chiaro che occorra un linguaggio comune, o almeno la illusione di questo, altrimenti ...decade tutto.
E quindi: familiarità nel linguaggio, per esempio, ma non familiarità/condivisione delle opzioni.

Riguardo al nesso attrazione-profitto sociale....tutto sulla negativa, per quanto mi riguarda.
Dovessi trarre una "regola" dal vissuto, ma proprio una regola-fissa, potrei dire di essere sempre stata attratta da chi...non solo non poteva elargirmi alcun profitto sociale, ma ...addirittura era pressochè aritmetico e prevedibile che mi avrebbe conportato ...perdite sociali.
Non per questo nego altri profitti.
Ma non di carattere sociale, però. Assolutamente. :_-_:

Quoto tutto. Identica esperienza.
Profitto sociale: ammetto che il prestigio di un uomo costituisce un elemento aggiuntivo di attrazione (nel senso che non basta solo quello). E' una tentazione di sicurezza, qualcosa che mi rimanda alla riparazione di un torto infantile, e alle compensazioni che ne ho cercato da giovane. Poi nella vita ho fatto e dato valore ad altro, in primo luogo alla mia indipendenza, esattamente come Unachi; però quando un uomo di autorità e potere mi corteggia, e comunque mi piace anche per altro, sperimento sempre una gratificazione particolare, da Cenerentola che potrebbe andare a palazzo. Ma resisto Sorriso Scemo

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