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La Quercia blu

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Lucio Musto
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La quercia blu

Più usuale di così, la giornata non poteva cominciare.
Eppure sarebbe stata un giorno particolare, assolutamente diverso da ogni altro.

Con l’incertezza naturale del periodo autunnale il tempo aveva fatto le bizze per più di una settimana, alternando piovaschi a temporali, a fugaci schiarite; fresco, tiepido e freddo in rapido susseguirsi di ora in ora, ma senza ordine. E vento a raffiche balorde.

Ora il cielo schiariva lentamente nei colori pastello di una mattina di pace, dove monti e piante maestose, boschi e prati sembravano svelarsi al mondo come gli occhi di una angelo che si aprano al mattino dopo una notte a contemplare stelle.
Ogni goccia di rugiada, un’infinitesima stilla di luce, ogni foglia, un sorriso.

Giù alla capanna, il Bosa è già sveglio da un pezzo, ha già ha rassettato l’unica stanza della sua tana da eremita, ed il caffè brontola nel bricco sulla vecchia “cucina economica” a legna, relitto prezioso di tempi andati, faticosamente portata quassù da un mulo volenteroso, quando il Bosa decise di lasciare la sua cattedra alla facoltà di botanica, e farsi boscaiolo.

Boscaiolo restio a toccare un ramo se non sicuramente secco, per farne legna per la stufa, eremita di un eremitaggio laico, ma profondamente mistico, e provetto cacciatore di funghi.

In effetti (fra noi lo possiamo solo sussurrare, per non urtare la suscettibilità del Bosa) la pensione devoluta gli era decisamente poca, pur per la sua vita umilissima, perché il più à destinato alla retta del collegio di qell’orfanella incontrata per strada che gli chiese il pane.
Il Bosa non lagna mai, ma integra gli scarni introiti con la vendita dei funghi raccolti nei “posti” segreti del bosco… quelli buoni che conosce solo lui.

Chi vive in città forse non lo sa, ma i funghi sono strane creature. Né animali né piante, vivono della loro esistenza sotterranea come in un mondo a parte, con strane regole e d affascinanti filosofie, che il Bosa conosce bene, per professione, per passione... e per un suo istinto particolare… ma di questo forse parleremo un’altra volta.

I funghi, e questo la gente di città in qualche modo un poco lo sa, sono strane creature anche quando facendo capolino dal loro mondo segreto, spuntano nel bosco.

In certi anni ne spuntano pochissimi, in certi altri in quantità esagerata ed a volte, ma raramente, giusti per numero e qualità, tanto da farci su un guadagno decente, da parte dei raccoglitori.

Perché se è vero che quando sono pochi rendono bene, perché ai consumatori costano carissimi, di soldi te ne trovi comunque pochi a fronte di una gran fatica di ricerca, e talvolta non ti rifai nemmeno delle spese, sempre ammesso che il mercato non si inacidisca e la gente si rassegni e decida: “quest’anno niente funghi”, e compri solo quelli artificiali… che ditemi voi cosa significa un fungo coltivato!...
Un fungo è un fungo solo perché ha in se la libertà del bosco, il profumo del vento ed il fascino del mondo degli Elfi!... mentre uno che nasce nella merda di cavallo?…. mah!

Ma peggio è quando i funghi sono troppi. Ti affanni a raccoglierli e riempirne ceste e cassette… ma nessuno te ne compra se non quasi a regalo, ché la concorrenza è troppa e gli intermediari ci marciano. Loro si, fanno affari, ma al cercatore rimangono gli spiccioli…

E non c’è speranza di battere le industrie che li seccano… Tu ne perdi due terzi in marciume, mentre loro senza affumicarli ammazzano tutte le larve prima che nascano, ed i funghi li vendono lo stesso, e sono belli e puliti…

Quell’anno, sembrava potesse essere uno di quelli buoni. Le voci misteriose della foresta avevano sussurrato ed i segni erano favorevoli.

Il Bosa, in totale equivoco fra il suo rigoroso agnosticismo ed una specie di deferente, inconfessato feticismo prende le sue ceste e borbottando fra se come fanno gli uomini solitari scaramanzie (o forse preghiere) lascia la capanna, in quel quieto, splendido mattino, e si avvia verso il folto, circospetto, che nessuno lo segua, o sbirci il suo andare nei posti segreti.

Uscendo, come d’abitudine o come segno propiziatorio, lascia all’aperto, sotto la tettoia, il bricco del caffè ancora caldo, sulla fornacella di ghisa dove ha raccolto le ultime braci del camino.

Come conforto per qualche affaticato viandante di passaggio?... come buon auspicio di un breve e gioioso ritorno?... come scaramantica trappola ad inchiodare lì gli spioni, allettandoli col caldo corroborante?...
Non ci è dato di saperlo. Bontà d’animo, preveggenza e intento apotropaico si mescolano reciprocamente nell’animo dei sapienti perduti nei boschi.
Loro, sono usi a parlare indifferentemente con le stelle, le piante, le bestie, i funghi.

Va il Bosa, lentamente, per dar tempo all’occhio esperto di scrutare nel sottobosco alla ricerca delle preziose cappelle. Ricerca veloce e superficiale per scoprire nuovi improbabili affioramenti, ricerca attenta dove già sa che le ife sono fitte, sotto la superficie, e pronte a fruttificare.

Nessuna fretta. La fretta non si addice alle creature del bosco, ed il vecchio professore creatura del bosco lo è diventato certamente.

Assorto nel suo pensare, ormai è più che altro un ascoltare, ché troppo ha ragionato e pensato in gioventù, il Bosa percepisce gli olezzi leggeri nell’aria quasi immobile, le voci sommesse di infinite piccole creature, lo sfumarsi dei colori, i piccoli mutamenti del paesaggio… un giovane pollone che cresce vigoroso accanto a sua madre ormai quasi cadente, un nuovo nido di picchio, il cerchio delle streghe quest’anno ancora più largo… qualche bucaneve precoce…

Farà freddo, quest’inverno

Vive di ogni palpito del folto e ne partecipa, creatura fra le creature, tutte insieme in armonia nel cuore della creazione. Vive il suo mondo… e cerca funghi….

E ne trova, il vecchio, ne trova… il suo istinto aveva ragione, e ben aveva interpretato le voci… “sarà un anno buono questo”, pensa consolato dal pensiero di un giusto guadagno, ma soprattutto gratificato nella sua passione di cercatore.
E c’è anche la canna della cucina che andrebbe sostituita, rugginosa com’è!... chissà che una notte non finisca di bucarsi e mi riempie la capanna di ossido di carbonio…

Istintivamente la sua mente va alla reazione chimica dell’ossido di carbonio che contamina l’emoglobina del sangue, con produzione ci carbossiemoglobina soffocante… sorride fra se della sua passata scienza. Come se contasse molto come si muore quando è venuto il momento di andarsene… uomo bischero!... quante angosce potrebbe evitarsi se solo ascoltasse anche oltre che presuntuosamente ragionare…

La raccolta dei funghi procede proficua, e fra poco siamo alla cunetta della Quercia Blu!...
Quella blu è una quercia enorme, che il Bosa ha chiamato blu per via di uno squarcio pauroso che ha nel tronco, di certo provocato da un fulmine… chissà quanto tempo fa!...

In corrispondenza di quello squarcio antico si vede un pezzetto di cielo, che nessun ramo nuovo ha ancora ingombrato, e così nella quasi ininterrotta copertura di quella zona, perforata dalla folgore… spicca il fazzoletto blu del grande albero.

Per effetto di quel fulmine, o di qualche altra tempestosa vicissitudine della sua lunga vita, il tronco possente ha subito una strana inclinazione, quasi per una voglia di sradicarsi ed alla sua base s’è prodotta una cunetta ellittica… una vera miniera di funghi!...
Ed il posto più segreto fra tutti i “posti”…

Oggi, in questa magica mattina, la “valletta della quercia blu” è incredibile. Il vecchio biologo cercatore non ha mai visto una tale quantità di stupendi funghi in un solo posto…
innumerevoli, belli, giovani, carnosi, sanissimi!... una meraviglia!... ed una quantità tale da rendere ridicola ogni altra ricerca. Questi qui bastano per il guadagno di tutta la stagione… e ce se ne può anche fare una spanciata, come mai fatta!...

La mente razionale del professore suggerisce che tanta abbondanza forse è dovuta ad un grave degrado del grande albero… in fondo i funghi sono come una specie di parassiti…

Ed istintivamente lo sguardo si leva in alto.
No, non sembra più vecchia del solito, la quercia blu… e nemmeno più malata… ma che importa, comunque?... qui lo spirito del mistico sopravanza la ragione.

Il ciclo della vita è comunque ineluttabile, e quale miglior momento che morire, che questo spettacolare mattino di novembre?... e quale miglior modo di morire, se non donando una così sterminata produzione di gioielli preziosi?... profumo di bosco, nettare di fata, essenza di mistero?...

Il vecchio accademico prova la completezza di un momento di gioia assoluta.
Non c’è più fretta, ammesso che ce ne sia mai stata. Il posto è segreto e nessuno l’ha seguito.
Può raccogliere con calma tutti i funghi che gli servono, tutti quelli che vuole, e può mangiarne senza scrupoli… a volontà!

Un piccolo fuoco è acceso con la consumata abilità dell’uomo dei boschi, ed alimentato con ramoscelli di mirto ed altre essenze profumata. La borraccia del vino rosso è naturalmente a tracolla, come d’abitudine, e torna utile anche la fiaschetta col sale, quello da lasciare il dono ai daini, sul masso piatto su alla sorgente.

Affetta funghi beato, il professore e li arrostisce sulla brace, girandoli spesso che non prendano d’amaro ed innaffiandoli con generose sorsate alla borraccia.

Quella di oggi è una giornata particolare, e va festeggiata. Che importa se per una volta la fiaschetta si vuota?... E che fa se il tempo è girato di nuovo e minaccia la neve?

Lo ritrovarono a primavera, dopo un inverno eccezionalmente gelato. Qualche osso bianco, pochi stracci fracidi ed alcuni poveri strumenti. Un coltellino affilato, una borraccia vuota, due cesti da funghi.

Tracce di una felicità coerente, in armonia col creato.




Lucio Musto 21 ottobre 2009
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acca larenzia
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...mi hai fatto venire una voglia matta di funghi... Li amo tutti, ma adoro i porcini.

Un paio di settimane fa c'e' stata una sagra del fungo e della castagna, nel napoletano,ma sia le castagne che i funghi lasciavano molto a desiderare.

I funghi esposti (solo allo stato naturale, nessuno che si fosse preso la briga di cuocerli e venderli cotti) erano al 99% degli squallidissimi porcini, indegni di far parte di questa nobilissima famiglia e venivano venduti a 30€ al kg., ma io credo che la loro provenienza fosse da grandi magazzini di surgelati. Non ho nulla contro i surgelati, perche' al supermercato ne trovo di splendidi, di molto migliori a quelli citati in precedenza ad un prezzo molto diverso : 11€ al kg.

In zona, attualmente, vendono le cassette con i chiodini a 14€ al kg. per i porcini freschi e' meglio dirigersi verso l'irpinia oppure il beneventano.

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Pazza_di_Acerra
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L'amore per i funghi che traspare dal suo racconto è, direi, commovente. Ma ancor più quello per la lingua e il raccontare. Complimenti sinceri.

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Naturalmente i vostri commenti mi riscaldano il cuore, ed ahimè
titillano anche la mia vanità, o almeno quell'ultimo rametto che ne resta.

Ed allora come non non lasciarmi tentare dal dire che "La quercia blu" ebbe un seguito?

Direi conseguenziale, anche se non narrativamente indispensabile.
La filosofia del Bosa, la sua essenza vitale avevano bisogno dell'alito supremo,
del respiro più importante, quello che giustifica l'esistenza.

L'ho visto chiaramente nella mia mente, ma forse per smentire la benevolenza della Signora Pazza,
dalla penna non mi è fluito con sufficiente drammaticità, e quell'emozione non mi riuscì di renderla bene.
"Non ha importanza - mi giustifico - in fondo io non sono uno scrittore, ma un testimone",
e "La quercia blu - 2 -" la lascio così, ma con nelle orecchie l'ammonimento della Signorina de Matteis,
la mia maestra di filosofia che mi ripeteva: "quando una cosa la sai bene, la sai anche esporre a dovere".

Forse, il vero destino del Bosa dovrò penetrarlo meglio. Fra poco.

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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La quercia blu – 2 –


Il momento fu strano, lento, “strampalato” diresti, ma non brutto, né doloroso.
E chissà pure se fu un momento, o un lungo tempo…

Uno scivolare queto in un’altra dimensione, in un altro sentire, in un altro universo, con colori e forme differenti, o forse senz’affatto colori e forme, ma con sensazioni differenti, mai provate, mai immaginate.

La mente del Bosa si accordò subito alla nuova situazione e, forse senza soluzione di continuità (ho già detto che non c’era modo di valutare il passare del tempo) egli riprese, o continuò a ragionare.

Non è facile svincolarsi da decenni di schiavitù scolastica, dalla soggezione dei libri, della preparazione, della cattedra, di innumerevoli studenti che cercano di rubarti un “18” e di almeno altrettanti esperimenti che cercano di scipparti ogni credibilità scientifica facendoti fare la classica gaffe che come mina distrugge in un attimo la rispettabilità accademica costruita in una vita…
Ed il vecchio professore mica è il primo ingenuotto di passaggio!

Ma pur sempre un ricercatore appassionato; ed una occasione così non capita tutti i giorni!
Il Bosa decise di analizzare questa nuova strabiliante esperienza gustandone ogni dettaglio, e cercare di ancorarli a punti fermi per meglio ricordarli… Poi scriverà un saggio particolareggiato ed oggettivo, uno di quelli da applausi, quelli che escono sulle riviste specializzate di tutto il mondo!...

Ecco, i fatti di base sono perlomeno banali, e le conseguenze possono essere analizzate senza dipendenze e turbative esterne, come se fatti in laboratorio… ricapitoliamo.

“ Il Bosa, ex professore universitario di Biologia, particolarmente qualificato nello studio dei regni eucaryota “Fungi” e “Chromista”, lì, proprio al centro della vita sulla Terra, ritiratosi in solitudine per vivere e meditare in pace lontano dalle immondizie morali e materiali dell’uomo, cercando funghi commestibili e commerciabili nei boschi dove si è ritirato, trovandone in gran copia, ha fatto una pantagruelica mangiata dei suddetti con conseguente epica indigestione.

Probabilmente, è incappato in una sorta di “frenesia alimentare” simile a quella che si osserva nei pesci ed in altri gruppi sociali di solito condannati all’astinenza, ed ha perso il controllo, ingerendo assieme ai commestibili anche varietà fungine allucinogene o lievemente tossiche, che hanno causato nel soggetto le turbe sensoriali e percettive che ora andremo a descrivere…”

Sorride fra sé il vecchio saggio, al risvegliarsi delle imperiose dipendenze culturali… no, ora lui è un uomo libero cui sta capitando un’avventura interessante!... deve solo godersela fino in fondo, straimpipandosene di quanto bizzarre possano essere le apparenze e grottesche le situazioni… lui, adesso, dopo aver mollato l’accademia, non è più un “accademico”!... è un uomo!, un uomo libero!...

Gli effetti sono simili a quelli che (dicono) sono indotti dalla mescalina… mai assunta!
Peccato!... sono sensazioni eccezionalmente gratificanti anche se non piacevoli nel senso fisico del corpo sensibile.

Anzi, pare di non averlo più affatto il corpo, ma contemporaneamente di muoversi fluttuando lentamente in un paesaggio surreale… surreale?... come i quadri di Dalì?... no, diverso più strano,
intrigante, che sembra immateriale, ma materiale lo è certamente, e concreto, quasi familiare…
Certe forme sono anche distinguibili e riconoscibili dall’occhio esperto del ricercatore… l’ovoteca abbandonata di un ragno, un nido di lombrichi ancora con le uova dentro, la punta apicale caratteristica di un seme di ortica, dei peli radicali attribuibili ad un tarassaco…
il Bosa decide che bizzarramente la mente gli ripropone come reali immagini mimate del sottosuolo del bosco… immagini già studiate innumerevoli volte ed ora, grazie all’effetto della droga riproposte nel loro ambiente, come in uno specolo microscopico, con ricchezza di particolari e vividi colori… già!... perché pur essendo sottoterra… non è buio!... strano, ma si sa, nei sogni succede di tutto!..

Lo scienziato curioso, l’innamorato della natura, lo spirito libero prova ciò che per lui è più vicino alla felicità.
Scorrere senza peso e fuori del tempo in un mondo selvaggio, meraviglioso e sconosciuto, sentirne gli effluvi, goderne i colori e le strane rifrangenze di raggi sconosciuti, quasi gustarne gli esotici sapori, ascoltarne i bisbigli…

Già, i bisbigli. Le mille voci sommesse del folto che il Bosa ascolta sempre con grande attenzione.
Le voci del bosco, a saperle interpretare, trasmettono infinite notizie, ed emozioni, ed avvisano dei pericoli, delle bizzarrie dei venti, delle piogge in arrivo… cantano di amori sperati, di connubi conclusi, di minacce, di sfide, di vittorie, di morte!...tutto si può capire del mondo dei vivi, ascoltando con attenzione…

Il Bosa si scopre a trattenere il fiato, per cercare di capire i suoni di questo mondo nuovo e sconosciuto, di interpretarli, di farli suoi… piano piano, che ci vuole pazienza ad interpretare, a penetrare, a capire… poi rimane interdetto…

Qualcuno sta parlando. Non nella lingua degli uomini, il vecchio ne è certo. Ma tuttavia in un idioma assolutamente comprensibile ed inequivoco… Parla, e si rivolge a lui, ripetitivo e paziente, come in attesa che lui si ambienti, e cominci a comprendere…

«Bene arrivato!... – dice la voce – benvenuto, benvenuto; il tuo arrivo era atteso, e da molto… secondo il tuo modo di dire…»

Benearrivato?... e dove?... la razionalità laica dello scienziato riprende il sopravvento.
Non si era forse lui addormentato, satollo di fungi e vino sotto la vecchia quercia blu?... dopo la raccolta straordinaria di preziose cappelle?...

«Si… - la voce ha intuito il suo pensare – è cominciata così, per giusta volontà!... ma ora si potrebbe dire… con una qualche licenza stilistica, che tu sei sotto la superficie della valletta ellittica della quercia blu… fra le sue radici… o dentro… insomma questa è solo una similitudine!...»

«Che vuoi dire, che sono morto?... e che mi sbagliavo assolutamente, nel mio agnosticismo?... che c’è davvero un Paradiso, dopo che uno crepa, ed un Inferno, dove certamente ora mi trovo, da peccatore impenitente quale sono sempre stato?... e che la morte non è l’annichilimento, la fine di tutto?... e magari c’è pure un Creatore con la barba bianca, nel triangolo di luce laggiù, oltre i confini dell’Universo?...»

La Voce sua interlocutrice sembra esitare, come divertita; ma la sua risposta è assolutamente seria e serena…

«Si… e no… non c’è nessuno che sbaglia in assoluto, come nessuno che possieda tutt’intera la verità… ricordi?... anch’io ho usato una similitudine, perché non ho parole per dire in assoluto!

Ma certamente sbagli parlando di annichilimento totale. Nulla di quanto creato, perché anch’io immagino, come te, che tutto sia stato creato, salvo poi a potermi sbagliare… nulla di quanto creato va sprecato, va distrutto… non almeno nella nostra esperienza, e la vita è indistruttibile!...
Ecco, tu dici di essere morto, e certamente dici bene… credo…
O almeno così forse diranno i tuoi simili se e quando in futuro dovessero trovarti… ma tu, ti senti morto?... a me sembrava che zufolassi lieto in questo mondo… in questo diverso livello di esistenza, direbbe la tua scienza senza sapere cosa dice… in questo “posto” dove le cose vanno diversamente.. o identicamente che da te….»

«Ecco!... a proposito! – interrompe il Bosa – perché non mi dici dove sono, che ci faccio qui, come ci campo e quale sarà il mio futuro?.... ma innanzi tutto, tu chi sei?...»

«Ora mi fai domande davvero difficili – il tono della Voce gentile s’è fatto decisamente pensoso – e non mi è facile risponderti a tono… ma cercherò di fare del mio meglio, e se vorrai cercare di interpretarmi…»

«Si, dici, dici!... non farti scrupoli!... cercherò di capire!...in fondo, mica sono l’ultimo fesso dell’universo conosciuto!...»

«Bene allora… cominciamo dall’inizio. Il tuo corpo, quella materia che compose le tue cellule ed i tuoi abiti si sta lentamente liquefacendo e, molecola dopo molecola, troverà nuova sistemazione in altri esseri corporei come piante o animali, funghi, chromista, protozoi, batteri ed altri procaryoti….
il tuo spirito invece si riamalgama nello spirito complessivo del tutto arricchendolo di pensiero, come tu che sei uno scienziato certamente sai.
Sul dove sei, sempre facendo una similitudine, tu sei nel mondo vivente che voi chiamate “Fungi”, e naturalmente sei qui perché questo è il mondo che di più hai amato nella tua vita…
Ma non dirmi che cosa io intenda dicendo “mondo” perché non lo so. Voi usate quella parola, ed io l’ho presa a prestito come chiamate “Regno dei funghi” l’insieme dei nostri figli che fate in padella o arrosto…
NO!... non turbartene! – la Voce amica deve avere intuito l’imbarazzo del Bosa cacciatore di funghi – va tutto bene!... i “Funghi” sono diversi, e le gustose cappelle sono prodotte apposta per essere mangiate!... usi barbari, penserai… ma non tutto funziona come nel tuo borgo antico!...»

La voce, interrompendosi, sembra meditare un attimo. Ma presto riprende:

«E siccome le cose sono diverse, io non so dirti se io sono “uno”, “una” o “tanti”… come dite voi. Noi questo concetto non ce l’abbiamo… noi tutti assieme siamo un uno… e da soli siamo “niente”… ma naturalmente anche questa è una similitudine… Io potrei essere indifferentemente, per dirla col tuo linguaggio, una ifa di porcino della valletta ellittica della quercia blu, o solo un suo frammento, o tutte le ife del bosco, o quelle di tutti i porcini della Terra… scusami… ma nel nostro “regno” funziona così!... perciò siamo funghi, e non piante, o animali, o batteri, o altro…»

Sembra quasi intimidita la Voce, ed il Bosa vorrebbe rinfrancarla, ma a lui, ex professore universitario, per una volta mancano le parole… E la voce continua.

«Tutte le cose del creato hanno un inizio, per quanto ne so io, ed è l’atto della creazione. Ma non una fine, nel senso che non sappiamo se, quando e come la Creazione finirà di accrescersi e cosa succederà!... per quanto ne so io, non è mai successo prima… in quella similitudine che voi chiamate tempo, e che io non percepisco bene… forse perché (direste voi) io esisto uguale da sempre, da quando sono stata creata… ma nemmeno “sempre” so bene cosa significhi.
Di un’altra cosa invece sono certa, perché ne ho esperienza. Tu, sei qui, perché questo è il posto in cui avresti voluto stare, perché con me/noi… insomma come ti pare ameresti percorrere l’eternità… (il professore avverte nettamente il grullare di una testa che non esiste… la Voce non ha coscienza del concetto di eternità, e non lo nasconde).

Perché “tutti” vanno nel “posto” che preferiscono, e che desiderano con ardore… voi lo chiamate “Paradiso”… ho capito bene?.... mentre “Inferno”… sarebbe il “posto” dove vanno i confusi… quelli che non sanno dove vorrebbero andare… ed il loro desiderio si diluisce nella Creazione…
Si, penso che sia così!...»

il Bosa è ammirato dalla sapienza di quel filamento bianchiccio che infinite volte ha visto nel vetrino del suo microscopio, e sorride dell’insipienza degli uomini che hanno “scoperto” nei “procarioti mucillaginosi” dei comportamenti “curiosamente vicini ad una qualche forma d’intelligenza”… sorride fra se e non sa frenarsi:

«Ma tu, scusa, con tutta questa esagerata saggezza che hai, che ci fai nascosto nel sottosuolo, fra le antiche radici di una vecchia quercia di una modesta foresta di serie B?...».

La Voce saggia impiega parecchio a digerire la domanda ed elaborare la risposta. Sembra stupita della stupidità della domanda…

«Ma cosa chiedi?... cosa ci faccio?... tu, il Luminare della Micologia?... non è possibile che non lo sappia!... vuoi farmi uno scherzo!...
Io trasformo la materia organica, in questo momento quella del tuo cadavere, in sostanza assimilabile per altri organismi, per le piante, per i vermi demolitori, per i batteri…. io faccio il mio lavoro, quello che è il più importante dell’Universo, o ameno lo è per me, ovviamente, perché è il mio compito, quello che mi è stato assegnato dalla creazione!...
Ma perché me lo chiedi?.... forse che nel tuo mondo, le cose non funzionano così?...»

Il Bosa non trova nessuna risposta da dare… ma piange scoprendo d’un tratto di non averlo più, un occhio da far lacrimare.




Lucio Musto 22 ottobre 2009
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Mi e' piaciuta anche la seconda parte.

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Sono contento di questo, acca. Grazie!

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