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Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Parlando con una nuova, ma già carissima, Amica, risulta che secondo lei è impossibile fermare la violenza senza violenza.
Approfondendo capisco che per lei qualsiasi azione che limiti la libertà è violenza, perciò anche la carcerazione, così come, per es., è violenza privare una persona della possibilità di lavorare.

Lei dice: se qualcuno sta per lanciare una bomba che ucciderà 100 persone tu che fai, non cerchi di fermarlo in ogni modo, anche uccidendolo?
Io ho risposto no, non credo che potrei.
E ho della violenza un'immagine molto più fisica e tangibile.

Come vi mettete voi su questo tema?

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2
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Bellissima discussione Cleden.
Bentornata... mi mancavano i tuoi pensieri.

A riguardo ho opinioni incerte oggi.
Credo che la violenza alimenti la violenza perchè costituisce una reazione uguale e contraria ad uno stesso fenomeno. Viceversa però, non penso più come un tempo che la non violenza assorba la forza d'urto annullandola.
A volte nei rapporti umani accade che delle persone cuscinetto assorbano la violenza degli altri limitandone i danni nell'ambiente relazionale, ma ciò non riduce la violenza di queste persone, ne in termini quantitativi ne in termini di effetti. E l'ho provato sulla mia pelle. In termini storici e politici ogni volta che la non violenza ha funzionato è accaduto perchè era sorretta da altri tipi di interessi.
La violenza, d'altro canto pur alimentando la violenza, talvolta se è repressiva costringe la violenza a non manifestarsi. Accade nei rapporti umani, quando uno schiaccia l'altro, accade in politica.
Non riesco a trarre da queste osservazioni delle conclusioni, se non la certezza che nulla eliminerà mai la violenza. E' parte dell'uomo.

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3
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Che graditissimo bentornata, grazie Eco!!! :§§:

Anche la mia pelle ha sentito la violenza, e non solo in senso metaforico...

Sto riflettendo sul tuo post che è pieno di spunti.
Una frase in particolare è accecante: "In termini storici e politici ogni volta che la non violenza ha funzionato è accaduto perchè era sorretta da altri tipi di interessi."
Se avessi voglia di parlarne mi piacerebbe saperne di più da te su questo.

E' vero, la violenza è insita in noi, allora formulo per tutti la domanda che mi ha rivolto la mia amica:
sareste capaci di uccidere una persona violenta per evitare che essa commetta degli omicidi?

Non ci sentirebbe, poi, come quella persona?
Oppure c'è una violenza buona ed una violenza cattiva?

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4
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
In qualche modo la "violenza" è una modalità di "comunicazione" (che sia parlata, agita, pensata, quel che si vuole), e in quanto tale è parte integrante del "messaggio" che si vuole veicolare. Come tale, non è il tipo di messaggio che distingue il tipo di violenza (se violenza "buona" o violenza "cattiva" o altro) - di per sé la modalità (in questo caso violenta) denota anche il messaggio, il suo portato.

Per quanto mi riguarda, la violenza è da delimitare e arginare, perché il ricorso alla violenza veicola un messaggio distorto dalla stessa, con l'alta probabilità di entrare in contraddizione con il messaggio stesso nel caso riguardi discorsi sociali o ideali; ma non sono e non mi sento né pacifista, né completamente antiviolenta, perché a seconda dei casi e dei contesti e dei tempi di reazione può essere una -risposta- necessaria, a patto di essere consapevoli delle implicazioni. Questo non significa però giustificare la deriva violenta e il dilagare quotidiano della violenza, non tanto in un contesto fisico, ma del sopruso che può essere verbale, relazionale, culturale, sociale, la violenza come modalità privilegiata di instaurare rapporti e legami di forza.

Mmm.

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5
Lostboy
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Viandante Storico
Viandante Storico
Anche voler eliminare completamente la violenza è una violenza, l'aggressività fa parte della natura dell'uomo e cercare di sopprimerla o non riconoscerla come sentimento è una violenza.
Anzi i più grandi casini forse vengono fuori da persone che non sono in contatto con il proprio istinto violento che non sanno riconoscerlo come proprio e quindi ne cercano la causa e il modo di sfogarlo all'esterno.

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6
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Cleden ha scritto:
Una frase in particolare è accecante: "In termini storici e politici ogni volta che la non violenza ha funzionato è accaduto perchè era sorretta da altri tipi di interessi."
Se avessi voglia di parlarne mi piacerebbe saperne di più da te su questo.

Mi era venuto in mente Gandhi e le vicende legate all'indipendenza dell' India.

E' vero, la violenza è insita in noi, allora formulo per tutti la domanda che mi ha rivolto la mia amica:
sareste capaci di uccidere una persona violenta per evitare che essa commetta degli omicidi?
Non ci sentirebbe, poi, come quella persona?




Non so risponderti con certezza.
Nel senso che ti direi che.. si potrei, ma che poi non potrei perdonarmi.
Nei fatti però, ogni volta che ho immaginato che di fronte al male fatto avrei reagito in modo da punire, hanno sempre prevalso altri sentimenti.

Oppure c'è una violenza buona ed una violenza cattiva?


Sai cosa penso? Che certe differenze esistono solo nell'atto del parlarne.
Se ci manteniamo a livello astratto e concettuale, applicando la logica come se fosse un metodo, la violenza o è tale o non lo è . Quindi non potrebbe esistere una violenza buona ed una cattiva.
In termini reali questi ragionamenti però perdono di senso. Per l'uomo è buono ciò che gli appare giustificabile o necessario, cioè ciò che non stride con l'insieme di valore che persegue, e cattivo ciò che non lo ha. Quindi l'idea di buono e di cattivo sono strumentali rispetto al raggiungimento di altre mete che definiscono gli atti fatti per raggiungerle in relazione alla loro efficacia. In tal senso esiste una violenza buona ed una cattiva.
Ma infondo non ci piace molto guardarci allo specchio...

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7
hakimsanai43
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Viandante Storico
Viandante Storico
scratch

Uccidereste vostra madre,vostro padre o vostro figlio per 2 miliardi di Euro?

scratch scratch scratch

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8
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Lostboy ha scritto:Anche voler eliminare completamente la violenza è una violenza, l'aggressività fa parte della natura dell'uomo e cercare di sopprimerla o non riconoscerla come sentimento è una violenza.
Anzi i più grandi casini forse vengono fuori da persone che non sono in contatto con il proprio istinto violento che non sanno riconoscerlo come proprio e quindi ne cercano la causa e il modo di sfogarlo all'esterno.
Concordo in parte, è vero che è necessario riconoscere ed accogliere i propri istinti aggressivi, ed è vero che essendo parte della nostra natura non potremmo vivere senza dato che l'aggressività è funzionale all'autoconservazione, ma il passo successivo, secondo me, è quello di operare una scelta usando la ragione per non dare corso a tali istinti. Credi che non sia possibile?

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9
Kleana
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Viandante Storico
hakimsanai43 ha scritto: scratch

Uccidereste vostra madre,vostro padre o vostro figlio per 2 miliardi di Euro?

scratch scratch scratch

no

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10
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
hakimsanai43 ha scritto: scratch

Uccidereste vostra madre,vostro padre o vostro figlio per 2 miliardi di Euro?

scratch scratch scratch

Eh, ma stiamo parlando di violenza, non di denaro .
Ti ripongo la domanda: uccideresti, pur di fermarlo, qualcuno che stesse per commettere degli omicidi?

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11
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
purplebunny ha scritto:In qualche modo la "violenza" è una modalità di "comunicazione" (che sia parlata, agita, pensata, quel che si vuole), e in quanto tale è parte integrante del "messaggio" che si vuole veicolare. Come tale, non è il tipo di messaggio che distingue il tipo di violenza (se violenza "buona" o violenza "cattiva" o altro) - di per sé la modalità (in questo caso violenta) denota anche il messaggio, il suo portato.

Per quanto mi riguarda, la violenza è da delimitare e arginare, perché il ricorso alla violenza veicola un messaggio distorto dalla stessa, con l'alta probabilità di entrare in contraddizione con il messaggio stesso nel caso riguardi discorsi sociali o ideali; ma non sono e non mi sento né pacifista, né completamente antiviolenta, perché a seconda dei casi e dei contesti e dei tempi di reazione può essere una -risposta- necessaria, a patto di essere consapevoli delle implicazioni. Questo non significa però giustificare la deriva violenta e il dilagare quotidiano della violenza, non tanto in un contesto fisico, ma del sopruso che può essere verbale, relazionale, culturale, sociale, la violenza come modalità privilegiata di instaurare rapporti e legami di forza.

Mmm.

Che bello leggerti, purplebunny sorriso
La prima parte del tuo post mi ha messo un po' in crisi, nel senso che a me pare che si possano perlomeno distinguere due tipi di violenza: quella in risposta ad un'aggressione, quindi atta a difendersi, e quella, se così si può dire, "primaria", che esplode senza apparente provocazione.

La tua firma spiega molto bene il tuo modo di rapportarti con la violenza, e allora ti domando: quand'è che la violenza diventa una risposta necessaria? E secondo te i rapporti umani/sociali/professionali sono effettivamente , nel nostro tempo, sempre più improntati su prove di forza oppure alla fin fine l'uomo è sempre stato così?

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12
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:
Mi era venuto in mente Gandhi e le vicende legate all'indipendenza dell' India.
Purtroppo sono poco ferrata sui retroscena cui ti riferisci imbarazzo .
Mi era arrivata notizia che Gandhi fosse tutt'altro che pacifista in famiglia, in particolare con la moglie, tu ne sai qualcosa?




Sai cosa penso? Che certe differenze esistono solo nell'atto del parlarne.
Se ci manteniamo a livello astratto e concettuale, applicando la logica come se fosse un metodo, la violenza o è tale o non lo è . Quindi non potrebbe esistere una violenza buona ed una cattiva.
In termini reali questi ragionamenti però perdono di senso. Per l'uomo è buono ciò che gli appare giustificabile o necessario, cioè ciò che non stride con l'insieme di valore che persegue, e cattivo ciò che non lo ha. Quindi l'idea di buono e di cattivo sono strumentali rispetto al raggiungimento di altre mete che definiscono gli atti fatti per raggiungerle in relazione alla loro efficacia. In tal senso esiste una violenza buona ed una cattiva.
Ma infondo non ci piace molto guardarci allo specchio...

Eh, infatti! E' molto facile autoassolversi, dare la colpa agli altri, alle provocazioni, agli ordini superiori... Facile anche trovare persone disposte a giustificare atti violenti, o addirittura ad ammirarne gli artefici se, come dici tu, tali atti risultano "necessari" ad una causa.

Ma come si pone un freno a tutto questo?
scratch

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13
Zadig
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Viandante Ad Honorem
hakimsanai43 ha scritto: scratch

Uccidereste vostra madre,vostro padre o vostro figlio per 2 miliardi di Euro?

scratch scratch scratch
no, ma qualcuno lo ucciderei gratis.
O gli farei fare la lobotomia.
Indovina chi?

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14
tulip
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Viandante Storico
Viandante Storico
Zadig ha scritto:
hakimsanai43 ha scritto: scratch

Uccidereste vostra madre,vostro padre o vostro figlio per 2 miliardi di Euro?

scratch scratch scratch
no, ma qualcuno lo ucciderei gratis.
O gli farei fare la lobotomia.
Indovina chi?

sei un cavernicolo tu testata contro il mu rotolarsi dal ridere

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15
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
Cleden ha scritto:La prima parte del tuo post mi ha messo un po' in crisi, nel senso che a me pare che si possano perlomeno distinguere due tipi di violenza: quella in risposta ad un'aggressione, quindi atta a difendersi, e quella, se così si può dire, "primaria", che esplode senza apparente provocazione.

Cerco di spiegare cosa intendevo partendo da un esempio tangenziale: prendi una "pistola", ovvero un oggetto atto a colpire violentemente chiunque sia sulla traiettoria di tiro una volta che si è premuto il grilletto.
A) da una parte si può dire che la "pistola" risulti "buona" o "cattiva" non di per sé, ma seconda dell'uso che se ne fa, per es. è "buona" se la uso per difendermi da un maniaco omicida, è "cattiva" se la uso per fare una rapina in banca (esempi stupidi, chiedo scusa).
B) dall'altra si può sostenere che a denotare la "pistola" non è l'uso che se ne fa (buono o cattivo a seconda, come nel punto A)), ma il suo stesso statuto, cioè la funzione per cui esiste, perché qualsiasi atto che tu possa eseguire con detta pistola, sarà comunque un atto per cui la pistola è designata (ovvero colpire chi sta sulla traiettoria di tiro). Una pistola non serve ad aprire i barattoli della conserva o per fermare delle carte volatili sulla scrivania, è la sua -funzione- a determinare il suo -statuto-, intrinseco e presente qualsiasi sia l'uso che se ne faccia.
Sostituendo "violenza" a "pistola", credo ora si capisca meglio.
Questo discorso è quello che Marshall McLuhan intendeva con la famosa frase "il medium è il messaggio" - ovvero il medium (la "pistola", la "violenza") scelto per veicolare il proprio messaggio ("difesa", "offesa", etc.) denota il tenore e la portata del messaggio, a prescindere da quale sia il messaggio nello specifico.
Perciò, a prescindere da quale sia il fine della violenza, il fatto di farvi ricorso implica determinate cose e ne esclude altre, e questo ha delle conseguenze sul tipo di messaggio che si può veicolare.

Detto questo, come scrivevo, purtroppo trovo che in determinate situazioni limite la violenza possa diventare una strada percorribile - a patto di comprenderne appieno il significato e saper fare i conti con le conseguenze. In quanto tale, qualsiasi sia la volontà alla base del suo utilizzo, rimarrebbe comunque una sconfitta e una incoerenza rispetto ad altre cose che posso sostenere.

La tua firma spiega molto bene il tuo modo di rapportarti con la violenza, e allora ti domando: quand'è che la violenza diventa una risposta necessaria? E secondo te i rapporti umani/sociali/professionali sono effettivamente , nel nostro tempo, sempre più improntati su prove di forza oppure alla fin fine l'uomo è sempre stato così?

Con la premessa che la mia firma non si richiama necessariamente alla violenza nei confronti dei "lupi" (credo ti riferissi a quella parte di firma, giusto?), credo che sia soggettivo il quando la violenza diventi necessaria - per quanto mi riguarda è "spero mai e comunque il più in là possibile, esaurite tutte le altre eventuali opzioni". Ciò non toglie che non la rifiuterei a priori (se non per innata incapacità, tutta da testare, per fortuna!) con tutte le conseguenze del caso.

La questione dei rapporti sociali in rapporto alla violenza credo sia più delicata. Non credo che sia aumentato il livello di violenza intrinseco all'umanità, ovvero il grado di violenza è credo in media stabile, tra volontà di conservazione e istinti territoriali (per quanto superabili). A mutare nel tempo trovo che sia il livello e la qualità delle connessioni tra individui, ossia del tessuto sociale: nel presente questa connessione, questo tessuto, è sicuramente più sfilacciato, e questo facilità l'emersione di forme di violenza latenti o comprovate.
Secondome.

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16
The Royal
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Viandante Storico

A mio modestissimo parere ci sarebbe un problemino di fondo. Se un elemento tira una pistoletata ed ammazza un altro. l'ammazzato rimane ammazzato e non recupera niente, mentre il pistolettatore, grazie a tutta una serie di induzioni sociologiche, magari dopo sei mesi esce di galere e si rifa' una vita. Ma il morto rimane sempre morto, almeno fino alla fine del mondo quando verra' resuscitatao per rispondere dell'omicidio compiuto. Ma li' non si potranno fare tanti rigiri. Una calorosa stretta di mano. cool

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17
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@Purplebunny: sulla tua firma ho riflettuto spesso, soprattutto da quando ho cambiato città e mi sono ritrovata a fare i conti con modalità di relazione tra estranei improntate spesso sul "vediamo chi fa la voce più grossa", non penso sia una frase che spinga alla violenza verso i lupi/predatori, quanto una forma di adattamento all'ambiente a scopo conservativo/protettivo (ma forse proietto visto che è ciò che mi sono adattata a fare io) . Quello che mi ha dato più da pensare è che in quel modo un lupo ci sarà sempre.

Sul resto sono d'accordo ed ora ho capito bene l'esempio sull'aspetto comunicativo della violenza, di fatto però le pistole sono costruite per sfruttare l'istinto aggressivo dell'uomo ricavandone un guadagno, la valenza comunicativa non può avere nessuna ambiguità, mentre la violenza umana è più complessa da fotografare... A volte siamo aggressivi o violenti con qualcuno che non ci ha fatto niente solo perché abbiamo subito a nostra volta violenza da altri: siamo stati vittime ed abbiamo appreso ad essere carnefici. Per non parlare dei violenti per sadismo (o per patologia?), che guarda caso trovano anche i posti di lavoro adatti a loro (sto pensando a vicende agghiaccianti di persone arrestate che muoiono per le percosse).
In tutti i casi a me sembra che al giorno d'oggi ci siano tutti i presupposti per una diminuzione della violenza visto che, pensando solo all'Italia, viviamo in uno stato di diritto e dovremmo essere tutelati e protetti, nei fatti, invece, per le strade come sul posto di lavoro e dappertutto è come vivere nella giungla... "homo homini lupus".
Come dici tu il tessuto sociale è sfilacciato e credo sia perché si ha meno bisogno degli altri.

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18
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
The Royal ha scritto:
A mio modestissimo parere ci sarebbe un problemino di fondo. Se un elemento tira una pistoletata ed ammazza un altro. l'ammazzato rimane ammazzato e non recupera niente, mentre il pistolettatore, grazie a tutta una serie di induzioni sociologiche, magari dopo sei mesi esce di galere e si rifa' una vita. Ma il morto rimane sempre morto, almeno fino alla fine del mondo quando verra' resuscitatao per rispondere dell'omicidio compiuto. Ma li' non si potranno fare tanti rigiri. Una calorosa stretta di mano. cool
Scusa, T.R., con chi stai parlando? Ma soprattutto, di cosa stai parlando?
Il morto ammazzato verrà risuscitato per rispondere dell'omicidio compiuto???? pietra

Pensi anche tu che sarebbe carino che intervenissi in modo comprensibile e, magari, in relazione al topic?

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19
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
Cleden ha scritto:@Purplebunny: sulla tua firma ho riflettuto spesso, soprattutto da quando ho cambiato città e mi sono ritrovata a fare i conti con modalità di relazione tra estranei improntate spesso sul "vediamo chi fa la voce più grossa", non penso sia una frase che spinga alla violenza verso i lupi/predatori, quanto una forma di adattamento all'ambiente a scopo conservativo/protettivo (ma forse proietto visto che è ciò che mi sono adattata a fare io) . Quello che mi ha dato più da pensare è che in quel modo un lupo ci sarà sempre.

Quella frase nella firma per me ha un significato particolare, e perciò scusa se mi dilungo un attimo in cose che non c'entrano nulla. Non è una frase che ho scritto/pensato io, ma me la "porto dietro" da quando avevo si e no tredici anni e mi collegavo per le prime volte a internet. Forum, blog e social non esistevano, c'era usenet e le sue liste. Su una lista che parlava di ateismo e agnosticismo, scrivevano tantissimi teisti e c'erano sempre tante diatribe dialettiche (che peraltro mi hanno aiutato un sacco sacchissimo a crescere - in quella come in altre liste): tra questi c'era un wicca e quella era più o meno la sua firma, che mi ha sempre colpito molto. Dopo il periodo di usenet ho abbandonato internet come luogo sociale per moltimolti anni, non era quello di cui sentivo più il bisogno in quei momenti piuttosto delicati (per me) della crescita, e ci sono ritornata praticamente solo dopo l'università (internet l'ho sempre usato, ma solo per usi di ricerca svago o conoscenza "in solitaria"). A quel punto quella frase, che comunque non mi aveva mai abbandonato, aveva cambiato talmente tante volte senso nella mia testa che non ho più potuto liberarmene, e mi sembra sempre buffo che abbia potuto subire tante circonvoluzioni nella mia testa se penso che è la frase di un perfetto sconosciuto di cui non so nulla (o forse ci sono affezionata anche e soprattutto per questo).
E bu, scusa se ho scritto questo sopra, ma che ti abbia fatto riflettere spesso me lo ha riportato alla mente. Ma questo anche per dire che non ce l'ho l'interpretazione di quella frase, davvero per me ha assunto significati diversi, da quell'inizio in cui visto il contesto la prendevo solo come un riferimento a determinate parole della religione. E poi si è evoluto. Per questo dicevo che per me non ha a che fare con la violenza. Ma l'interpretazione è libera e la tua è una delle tante possibili credo.


Sul resto sono d'accordo ed ora ho capito bene l'esempio sull'aspetto comunicativo della violenza, di fatto però le pistole sono costruite per sfruttare l'istinto aggressivo dell'uomo ricavandone un guadagno, la valenza comunicativa non può avere nessuna ambiguità, mentre la violenza umana è più complessa da fotografare...

Sì, ne sono consapevole, la pistola era solo un esempio per cercare di chiarire quello che intendevo, non un parallelismo perfetto.

A volte siamo aggressivi o violenti con qualcuno che non ci ha fatto niente solo perché abbiamo subito a nostra volta violenza da altri: siamo stati vittime ed abbiamo appreso ad essere carnefici. Per non parlare dei violenti per sadismo (o per patologia?), che guarda caso trovano anche i posti di lavoro adatti a loro (sto pensando a vicende agghiaccianti di persone arrestate che muoiono per le percosse).

Però, qualsiasi sia la genealogia della violenza, le sue cause e i suoi orizzonti o gli scopi, al fondo la violenza è una modalità precisa di "comunicazione" (inteso in senso ampio) che implica determinate cose sue specifiche e peculiari rispetto ad altre, e quindi informa di sé qualsiasi cosa, una volta adottata. Come metodo di comunicazione è sempre una scelta (consapevole, nella stragrande maggioranaza dei casi). Essendo una scelta, quasi sempre consapevole, il punto credo non sia contrastare la violenza, ma predisporre altre forme di comunicazione più efficaci e immediate, in un tessuto sociale in grado di recepirle. Se viene disattivata l'efficacia comunicativa della violenza, la sua attrattiva e le reazioni che fa risuonare, diventano possibili anche altre forme di comunicazione quando prima si credeva possibile il solo utilizzo della violenza.
Ma è un percorso certamente lungo. Nel frattempo, appunto, personalmente non la rifiuto a priori.

In tutti i casi a me sembra che al giorno d'oggi ci siano tutti i presupposti per una diminuzione della violenza visto che, pensando solo all'Italia, viviamo in uno stato di diritto e dovremmo essere tutelati e protetti, nei fatti, invece, per le strade come sul posto di lavoro e dappertutto è come vivere nella giungla... "homo homini lupus".
Come dici tu il tessuto sociale è sfilacciato e credo sia perché si ha meno bisogno degli altri.

La violenza, in assoluto, io credo sia diminuita con il progredire di forme sociali complesse e vincolate e con l'aumentare della consapevolezza. Credo che adesso si sia a una sorta di recrudescenza perché siamo in un periodo di passaggio, che disfa il tessuto sociale, un periodo di passaggio da vecchi sistemi e modelli a qualcosa di diverso, non ancora definito. E in questo si inserisce naturalmente la violenza e lavora nel sottostrato intrinseco dell'uomo (inteso come specie)...

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20
Massimo Vaj
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Un detto preso dalle arti marziali cinesi cita così: se qualcuno si merita gli sia rotta una gamba tu rompigli solo un braccio.
Sta a significare che se si è contenuti, nella propria reazione mantenendola a un grado più basso rispetto al danno che si è subito, si commette una violenza accettabile, a patto che serva a qualcosa di buono, come buono è il contenimento della violenza altrui, o la legittima difesa.
Una pace è sempre frutto di un equilibrio e spesso questo equilibrio è stato raggiunto attraverso una guerra di resistenza. Essere pacifisti ad ogni costo è riservato ai santi e chi ancora santo non è non lo diverrà favorendo, col suo star fermo, guerre ingiuste.

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21
Bumble-bee
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Massimo Vaj ha scritto:Un detto preso dalle arti marziali cinesi cita così: se qualcuno si merita gli sia rotta una gamba tu rompigli solo un braccio.
Sta a significare che se si è contenuti, nella propria reazione mantenendola a un grado più basso rispetto al danno che si è subito, si commette una violenza accettabile, a patto che serva a qualcosa di buono, come buono è il contenimento della violenza altrui, o la legittima difesa.
Una pace è sempre frutto di un equilibrio e spesso questo equilibrio è stato raggiunto attraverso una guerra di resistenza. Essere pacifisti ad ogni costo è riservato ai santi e chi ancora santo non è non lo diverrà favorendo, col suo star fermo, guerre ingiuste.

minchia!!! Ogni tanto qualcosa di sensato la dici... meno pasticche meno pasticci!!! evvaj!!!

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22
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Massimo Vaj ha scritto:Un detto preso dalle arti marziali cinesi cita così: se qualcuno si merita gli sia rotta una gamba tu rompigli solo un braccio.
Sta a significare che se si è contenuti, nella propria reazione mantenendola a un grado più basso rispetto al danno che si è subito, si commette una violenza accettabile, a patto che serva a qualcosa di buono, come buono è il contenimento della violenza altrui, o la legittima difesa.
Una pace è sempre frutto di un equilibrio e spesso questo equilibrio è stato raggiunto attraverso una guerra di resistenza. Essere pacifisti ad ogni costo è riservato ai santi e chi ancora santo non è non lo diverrà favorendo, col suo star fermo, guerre ingiuste.

A me sembra molto violento decidere che qualcuno si merita che gli sia rotta una gamba, a te no? Invece di "occhio per occhio, dente per dente" la proposta cinese è "gamba per braccio"?
Bho...
Devo essere molto miope perché non ci vedo né pace né equilibrio.

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23
Cleden
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Viandante Affezionato
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purplebunny ha scritto: Quella frase nella firma per me ha un significato particolare, e perciò scusa se mi dilungo un attimo in cose che non c'entrano nulla. (...)


Però, qualsiasi sia la genealogia della violenza, le sue cause e i suoi orizzonti o gli scopi, al fondo la violenza è una modalità precisa di "comunicazione" (inteso in senso ampio) che implica determinate cose sue specifiche e peculiari rispetto ad altre, e quindi informa di sé qualsiasi cosa, una volta adottata. Come metodo di comunicazione è sempre una scelta (consapevole, nella stragrande maggioranaza dei casi). Essendo una scelta, quasi sempre consapevole, il punto credo non sia contrastare la violenza, ma predisporre altre forme di comunicazione più efficaci e immediate, in un tessuto sociale in grado di recepirle. Se viene disattivata l'efficacia comunicativa della violenza, la sua attrattiva e le reazioni che fa risuonare, diventano possibili anche altre forme di comunicazione quando prima si credeva possibile il solo utilizzo della violenza.Ma è un percorso certamente lungo. Nel frattempo, appunto, personalmente non la rifiuto a priori.
Ti leggo sempre con molto interesse, ho pensato alle tue parole e mi ci ritrovo benissimo

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hakimsanai43
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Viandante Storico
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Lostboy ha scritto:Anche voler eliminare completamente la violenza è una violenza, l'aggressività fa parte della natura dell'uomo e cercare di sopprimerla o non riconoscerla come sentimento è una violenza.
Anzi i più grandi casini forse vengono fuori da persone che non sono in contatto con il proprio istinto violento che non sanno riconoscerlo come proprio e quindi ne cercano la causa e il modo di sfogarlo all'esterno.
cool
Ed esiste anche una violenza che si chiama "carità"verso il prossimo:
Due esempi:

1: "O ti fai battezzare o ti tagliamo la testa!"(V secolo d.C)

2: "O ti fai la tessera della Democrazia Cristiana o non potrai trovare lavoro come statale. (anno 1962)

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