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La Diade Odio-Perdono: cocci frantumati sulla via della Felità

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Come accade per ogni cosa che esiste nel mondo degli uomini, parlare di perdono significa parlare di odio. Non esiste alcuna realtà di significato che deterrebbe un senso senza l’esistenza del suo opposto rispetto al quale è in rapporto di auto definizione reciproca. In termini esistenziali l’interdipendenza essenziale di odio e perdono si esprime nella nostra vita fin dall’atto della nascita. Ognuno di noi nasce indossando un progetto di vita che non gli appartiene ed un’identità che si definisce attraverso tale progetto.
Si tratta di un meccanismo naturale, che non implica nel suo svolgersi necessariamente violenza ma che esercita comunque un’inevitabile forma di coazione. Ecco perché ogni bambino nasce covando in se stesso una rabbia sorda e profonda: è nato attrezzato per inserirsi nel meccanismo che lo sosterrà finchè non sarà giunto il momento di mandarlo in pezzi.
Ma questo processo è tutt’altro che lineare e indolore. Questo tipo di rabbia è difficile da esprimere. Farlo significa rischiare di perdere l’amore dei genitori ed assumere un atteggiamento che la cultura dominante non apprezza.
La rabbia inespressa arriva così a sostanziare la personalità di una persona adulta, governata da un Io cosciente socialmente adattato che è all’oscuro della presenza di tale affittuario inconscio. Si realizza così una scissione tra l’Io adattato e il Sé autentico che non è potuto emergere che è fatta di odio rimosso: odio per l’incapacità affettiva dei genitori, per i loro errori che hanno rappresentato una violenza profonda verso un Io non ancora consolidato e incapace di elaborare una strategia di difesa e soprattutto odio verso se stessi,verso la propria incapacità di respingere, distinguere e resistere alle richieste ricevute e ai tentativi di seduzione manipolatoria, verso la propria infedeltà nei confronti di se stessi. Per questa via l’uomo arriva a lamentare una vita infelice senza divenir consapevole che l’ostacolo che si pone tra lui e la felicità è lo stesso odio che coltiva. L’odio rimosso infatti non vuole riemergere e dissolversi perchè ciò che gli da questa capacità di resistenza è l’orgogliosa decisione dell’individuo di odiarsi per la propria imperfezione.
In altre parole, la frattura che genera la rimozione dell’odio implica perdono, verso le imperfezioni genitoriali ma soprattutto verso se stessi. Questo è il perdono che spesso l’adulto non riesce a concedere.

Credo che in queste dinamiche sia possibile trovare la spiegazione di molte cose che ci hanno soffrire e di molte situazioni invalidanti.
Generalmente appena ci si accorge della coazione si risponde con odio, e questa strategia si chiama adolescenza. E' tutto normale perchè si tratta di un passaggio. Anzi deve esserci. Ma se tale passaggio non c'è? Oppure se tale passaggio si assolutizza senza evolversi? In entrambi i casi ci troviamo di fronte alla scissione tra Io e Se autentico divaricata dall'odio, rimosso nel primo caso e mal gestito nel secondo. La cura è il perdono, non tanto e non solo verso i genitori ( Se ci fosse solo questo tipo di perdono ci troveremmo di fronte all'ennesima forma di abnegazione di se stessi ad altro) ma sopratutto e prima di tutto verso se stessi. Pochi si rendono conto che chi attacca è la prima vittima del suo odio, anche perchè in genere il suo odio lo rende più brutto e deficiente. Eppure bisogna riconoscersi come sofferenti e perdonarci nel medesimo atto in cui perdoniamo gli altri, in questo caso i nostri genitori. Alla forma aggressiva di affermazione di se e di difesa dall'annichilimento, dispendiosa e autolesiva, subentra così una forma di autoaffermazione meno dispendiosa e più costruttiva perchè consente integrazione: il perdono. Perdonare se stessi, significa non sentirsi più i deboli vigliacchi che ci siamo sentiti e ciò chi consente di perdonare gli altri senza timore, perchè non possono più toglierci ciò che siamo. o almeno io vedo tutto collegato.

Venghino siori, venghino...
aggiugete qui le vostre riflessioni Sorriso Scemo

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Giglio Bianco
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
C'e' un passaggio che non e' obbligatorio secondo me, e si tratta, una volta che si e' raggiunta la consapevolezza di non colpevolezza per aver subito, del perdono poi del prossimo. Diciamo che mi riservo il diritto di considerarlo un anello facoltativo, aggiungendo come esempio di motivazione un caso purtroppo per niente raro di sviluppo di questi eventi "naturali" deviato.

Quando si tratta di genitori (o in generale persone di cui ci si fida molto in una situazione di maturita' relazionale ancora molto sottosviluppata) l'odio non e' sempre scaturito soltanto da un naturale senso di autonomia represso, a volte ci sono affiancate delle rotture veramente molto pesanti, come violenze fisiche, verbali, sessuali, strettamente legate al meccanismo utilizzato per "disciplinare" il bambino. Cose che ti strappano l'infanzia dalle mani dopo averla affogata nel terrore di ogni passo, nella sfiducia per ogni persona. Cose che rendono questo tuo istinto naturale "inesploso" un mostro interiore dalle dimensioni esorbitanti.
In quei casi ritengo il perdono finale un ennesimo atto di sottomissione che non ci si potrebbe perdonare mai veramente.

Ci sono ombre che certe persone riescono purtroppo a proiettare fin troppo bene sull'esistenza di chi in teoria dovrebbero proteggere e amare. Che riemergono ogni volta che ti devi rapportare con qualcuno.
E allora, veramente non possono piu' influenzare la tua vita, o tuo malgrado ti ritrovi a lottarci ad ogni passo, ogni volta che ti ritrovi attivamente a dover ricordare a te stesso che non tutti sono come i tuoi genitori, o chi per loro, lasciando la tua scissione interiore in balia di tanti involontari ritorni alla situazione di partenza, condite dalle reazioni illogicamente potenti del proprio se' ancora una volta vessato?

Un giorno diventerai piu' forte di quello che e' successo, e sarai finalmente felice.
E allora tutto questo non importera' piu', ma si leggera' ancora la tua espressione sul tuo viso quando qualcuno tirera' fuori argomenti correlati.

Certe forme di odio non se ne vanno riconoscendo ed accettando la propria debolezza ed innocenza come lecite.
Anzi, sottolineano quanto *merda* possa essere la controparte.

Poi, per tutta la vita, quando si odia qualcuno per averci feriti o danneggiati in qualsiasi modo, si odia anche noi stessi per non averlo saputo evitare. Questo fa anche parte del meccanismo che scaturisce un'organizzazione mentale in grado di sviluppare il cosiddetto "imparare dalle esperienze".
Sapersi perdonare e' necessario quanto il sapersi colpevolizzare inizialmente. Da piccoli, da grandi.

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