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Riflessioni senza pretese sul legame tra personalità depressiva e amore

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1
NinfaEco
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Amore, voler amare ed essere amato sono per l'individuo con tendenze depressive le cose piu'importanti della vita. In questo campo puo' sviluppare i suoi lati migliori, ma qui ci sono anche le maggiori insidie e i maggiori pericoli per lui. Da quanto si è detto, il pericolo maggiore riguarda la possibilità che il suo rapporto di coppia vada in crisi. Tensioni,discussioni,conflitti sono per lui torture, sono insopportabili e lo opprimono molto piu' del dovuto perchè attivano la sua angoscia della perdita. Per il depressivo è incomprensibile, nonostante avvenga frequentemente, che proprio le premure e le attenzioni che dedica al partner scatenino le crisi, in quanto il partner cerca di liberarsi da un abbraccio troppo avvinghiante. L'individuo depressivo, in questo caso, reagisce con il panico, con profonde depressioni e nella sua angoscia ricorre spesso ai ricatti fino alla minaccia del suicidio, talvolta messo in atto. Non puo' neppure immaginare che il partner non senta lo stesso suo bisogno di vicinanza, che per lui non è mai sufficientemente stretta. Il bisogno di distanza del partner viene vissuto dal depressivo come mancanza di affetto se non , addirittura, come segnale di disinteresse.
La capacità di identificazione empatica, cioè di accostare con amorosa dedizione un'altra persona nel suo intimo, e di vivere l'altro con una partecipazione trascendente è tipica del depressivo ed è una delle sue caratteristiche migliori.Se questa qualità viene vissuta in modo autentico è un elemento essenziale di qualsiasi tipo di amore, addirittura di ogni tipo di umanità. La sua disponibilità a identificarsi puo' aumentare fino all'empatia di tipo medianico nella quale è effettivamente eliminato il confine tra l'Io e il Tu , nostalgia struggente di tutti gli amanti e fine ultimo dei mistici, i quali anelano a fondersi nella sconfinata trascendenza, a divenire un tutt'uno con il Divino o con il creato, fusione in cui sperano forse inconsciamente di ritrovare, a un livello piu' alto, il rapporto simbiotico vissuto con la madre nella prima infanzia. Vedremo ancora che per lo sviluppo della capacità di amare è di importanza decisiva l'esperienza iniziale con la madre.
Negli individui con spunti depressivi ma sani vi è una grande capacità di amare,una disponibilità alla dedizione e al sacrificio, la capacità a sopportare con il partner anche situazioni molto difficili; è una persona che puo' dare un senso di protezione, di affettuosità di sentimenti e di dedizione incondizionata all'altro.
Nei casi di depressi gravemente disturbati, domina all'interno del rapporto amoroso l'angoscia della perdita. Per questo motivo si arriva alle relazioni di coppia piu' difficili, ai rapporti "depressivi" veri e propri. Le due forme piu' diffuse si configurano all'incirca cosi': si cerca di vivere soltanto tramite il partner, identificandosi totalmente con lui. Cio' rende in effetti possibile la massima vicinanza. Si diviene praticamente l'altro, si cessa di essere un essere autonomo, separato da lui, di avere vita propria. Si pensa e si sente come l'altro, si indovinano i suoi desideri, "glieli si legge negli occhi"; si sa bene cio' che rifiuta, cio' che lo disturba, e glielo si toglie di mezzo; si assumono i suoi punti di vista, si condividono le sue opinioni, si vive, in poche parole, come se un diverso modo di pensare, un diverso parere, un diverso gusto,....un essere se stessi fossero pericolosi e potessero scatenare l'angoscia della perdita. In questo modo ci si dissolve interamente nel partner, e si vive con la coscienza di un amore fatto di abnegazione e di altruismo. L'autenticità o l'inautenticità di un simile amore dipende dalla scelta fra i due atteggiamenti: o si vuole evitare la "rotazione su se stessi" e la relativa angoscia della perdita, oppure,consapevoli dei pericoli che insidiano ogni amore, si è disposti a lasciar liberi se stessi e il partner verso l'autonomia, e si corre ugualmente il rischio di amarlo.
Qui il motto" ti seguiro' ovunque tu andrai" diviene assoluto. Per il partner un rapporto simile è, sotto certi aspetti, molto comodo. Chi pero' da un rapporto di coppia si aspetta qualcos'altro che non trovare nel partner soltanto un eco di se stesso, oppure soltanto una figura servizievole, rimarrà senz'altro deluso. Una situazione di questo tipo viene a crearsi anche quando, per l'angoscia della perdita, si rinuncia talmente a se stessi da ridursi in pratica come un bambino.
Si delega tutto al partner...in tal modo si dipende sempre di piu' da lui....in caso contrario, se si fosse piu' autonomi, il partner potrebbe pensare di non essere piu' indispensabile; si crede addirittura di potersi assicurare il partner con la propria sprovvedutezza. E' evidente che qui si ripete inconsciamente il rapporto padre/bambino o madre/bambino nel rapporto di coppia-non pochi matrimoni hanno questa caratteristica.Le cose stanno press'a poco nello stesso modo nei casi in cui, rimasti vedovi, ci si risposa subito dopo, anche se il coniuge morto era stato amato: si tratta di persone che non hanno una sufficiente vita propria, e riescono ad adattarsi a qualsiasi nuovo partner pur di non rimanere soli.

La personalità depressiva e l'amore (Riemann)




Stavo leggendo questo brano, immediatamente disponibile grazie alle magiche potenzialità della rete ( le uniche che ritengo buone con relativa sicurezza oggi).
Lo posto qui perchè vorrei parlare delle cose che mi ha fatto pensare, e che, per la verità hanno ben poco di teorico.
Mi succede sempre così, da una lettura intelligente ricavo lo stimolo per partorire decine di stronzate.

Il primo interrogativo concerne il legame tra personalità depressiva e amore.
Perchè l'elemento depressivo genera una potente capacità empatica, una grande capacità di immedesizione e mobilita tutte le abilità del soggetto in vista dell'obbiettivo contatto?
Si può forse asserire su questa base che sia proprio una sensazione di intriseca tristezza e mancanza, a nutrire il sentimento d'amore? In una condizione ideale di benessere e autosufficienza qualcosa potrebbe nutrire un attaccamento altrettanto forte e generoso? La risposta è tutt'altro che scontata secondo me e per capirlo basta guardarsi dentro.

L'altra cosa che mi colpisce è quanto questa capacità d'amare esponenzialmente potenziata implichi, e non solo sottenda, un'esigenza d'amore altrettanto potenziata. E' tanto forte da "soffocare l'altro" ma anche se stessi, fino a scomparire nell'altro. E' proprio questo che consente di unirsi a lui come in altro modo non sarebbe possibile, ma è anche ciò che blocca lo sviluppo di chi lo fa. Si tratta della mia esperienza e leggerla mi fa un certo effetto, perchè la vedo nuda e cruda, scritta con una certa pietà, ma pur sempre come un fatto, mentre io la sento come trascorso. Nel leggerla vedo cosa c'è di sbagliato, e capisco cosa c'è di brutto. Eppure entrambe le considerazioni fanno torto a ciò che considerano. Nel dissolversi c'è un elemento di pace che non compare in queste giuste considerazioni. Dissolversi è superarsi, rinciare ai quell'individualità che tanto ci feriva, sballotata di qua e di là dai suoi desideri e dalle sue paure. Ed è andare oltre noi stessi, verso qualcuno a cui dare ciò che la vita non gli darebbe, ciò che vuole... e vederlo felice. Non è una cosa sana, lo so. Ma forse se gli amori non finissero, nessuno si sarebbe mai posto il problema. Perchè la non salubrità di un simile atteggiamento, emerge a posteriori. Non credo che nemmeno in questo caso la valutazione della cosa sia scontata e semplice.

A voi

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2
Magonzo
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resto perplesso su questa accezione essenzialmente proiettiva/unilaterale di "amore", legittima se si vuole, ma che non necessariamente esaurisce i profili del sentimento;

personalmente tendo a sottolineare nell'amore l'aspetto di relazione, la relazione d'amore che intercorre tra due persone; l'oggetto della mia eventuale devozione è in grande misura quel rapporto, per come si evolve e per ciò che manifesta delle possibilità di essere del mondo, ove la rappresentazione è destinata anche a nutrire e dare fiducia a terzi, non l'altra persona che vi fa parte, investita di tutte le aspettative e pertanto privata della sua autonomia, come nelle situazioni patologiche, regressive, ecc... correlate agli stati depressivi;

forse è un concetto che ho già ripetuto, magari molte volte, ma credo che pensare all'amore come a quella-robà-lì in cui si soffre perché quella non te la dà o quello ti lascia per la culona costituisca già un'interpetazione dell'esistenza che condiziona le relazioni senza descriverne necessariamente la realtà;

come dare per scontato che siccome un potenziale partner è nato sotto un segno astrologic incompatibile, le cose andrebbero male perché lui "è dello scorpione e quindi..."

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3
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@NinfaEco ha scritto:
Il primo interrogativo concerne il legame tra personalità depressiva e amore.
Perchè l'elemento depressivo genera una potente capacità empatica, una grande capacità di immedesizione e mobilita tutte le abilità del soggetto in vista dell'obbiettivo contatto?

L'altra cosa che mi colpisce è quanto questa capacità d'amare esponenzialmente potenziata implichi, e non solo sottenda, un'esigenza d'amore altrettanto potenziata. E' tanto forte da "soffocare l'altro" ma anche se stessi, fino a scomparire nell'altro.

Nel dissolversi c'è un elemento di pace che non compare in queste giuste considerazioni. Dissolversi è superarsi, rinciare ai quell'individualità che tanto ci feriva, sballotata di qua e di là dai suoi desideri e dalle sue paure. Ed è andare oltre noi stessi, verso qualcuno a cui dare ciò che la vita non gli darebbe, ciò che vuole... e vederlo felice. Non è una cosa sana, lo so. Ma forse se gli amori non finissero, nessuno si sarebbe mai posto il problema. Perchè la non salubrità di un simile atteggiamento, emerge a posteriori. Non credo che nemmeno in questo caso la valutazione della cosa sia scontata e semplice.

A voi

Parto con una contestazione: perchè non è una cosa sana? Per quanto mi riguarda è l'essenza dell'amore, ed è veramente pura trascendenza. Forse è un peccato mortale amare una persona come si dovrebbe amare solo Dio, forse espone ad inevitabili delusioni, ma rimane un'esperienza umana tra le migliori. Non mi pento delle volte che ho amato in questo modo. Anzi, questo è il mio modo d'amare.
Leggendo il brano che hai riportato mi sono riconosciuta in qualche punto, come nella tendenza a delegare, a rendersi dipendenti, a ricostituire una sorta di rapporto "paterno". Non invece nella morbosità degli attaccamenti, dalla quale mi salva il pudore, e forse l'ironia, il sapersi guardare "da fuori" con occhio disincantato. E poi volere il bene assoluto dell'altro dovrebbe arrivare al paradosso dell'assenza di gelosia e di senso del possesso: dovresti gioire delle sue gioie, anche con le altre. E' successo. Ma forse hai ragione, sono stati alterati della coscienza Suspect

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4
crigri
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
@NinfaEco ha scritto:[color=darkblue][b]Mi succede sempre così, da una lettura intelligente ricavo lo stimolo per partorire decine di stronzate.

Non sono per niente stronzate. Ogni sforzo per capire se stessi o gli altri, di sondare gli aspetti più nascosti e anche dolorosi dell'animo umano, é lodevole in quanto implica, anche solo facendo domande, una capacità di analisi coraggiosa e scevra da pregiudizi che non tutti hanno.
E' una bella tematica, mi piace.

@NinfaEco ha scritto:Il primo interrogativo concerne il legame tra personalità depressiva e amore.
Perchè l'elemento depressivo genera una potente capacità empatica, una grande capacità di immedesizione e mobilita tutte le abilità del soggetto in vista dell'obbiettivo contatto?
Si può forse asserire su questa base che sia proprio una sensazione di intriseca tristezza e mancanza, a nutrire il sentimento d'amore? In una condizione ideale di benessere e autosufficienza qualcosa potrebbe nutrire un attaccamento altrettanto forte e generoso? La risposta è tutt'altro che scontata secondo me e per capirlo basta guardarsi dentro.
A mio parere la tendenza ad instaurare un rapporto eccessivamente empatico con l'altro deriva dalla scarsa autostima, un sé sentito potenzialmente pericoloso per la propria sopravvivenza e quindi da annullare o anche soltanto da nascondere sovrapponendogli la personalità dell'altro ritenuta migliore.
Questo atteggiamento non è generoso, anche se lo sembra, ed è dettato dalla paura di restare soli e di non riuscire per questo motivo a vivere. Quindi essenzialmente egoistico.

@NinfaEco ha scritto:L'altra cosa che mi colpisce è quanto questa capacità d'amare esponenzialmente potenziata implichi, e non solo sottenda, un'esigenza d'amore altrettanto potenziata. E' tanto forte da "soffocare l'altro" ma anche se stessi, fino a scomparire nell'altro. E' proprio questo che consente di unirsi a lui come in altro modo non sarebbe possibile, ma è anche ciò che blocca lo sviluppo di chi lo fa. Si tratta della mia esperienza e leggerla mi fa un certo effetto, perchè la vedo nuda e cruda, scritta con una certa pietà, ma pur sempre come un fatto, mentre io la sento come trascorso. Nel leggerla vedo cosa c'è di sbagliato, e capisco cosa c'è di brutto. Eppure entrambe le considerazioni fanno torto a ciò che considerano. Nel dissolversi c'è un elemento di pace che non compare in queste giuste considerazioni. Dissolversi è superarsi, rinciare ai quell'individualità che tanto ci feriva, sballotata di qua e di là dai suoi desideri e dalle sue paure. Ed è andare oltre noi stessi, verso qualcuno a cui dare ciò che la vita non gli darebbe, ciò che vuole... e vederlo felice. Non è una cosa sana, lo so. Ma forse se gli amori non finissero, nessuno si sarebbe mai posto il problema. Perchè la non salubrità di un simile atteggiamento, emerge a posteriori. Non credo che nemmeno in questo caso la valutazione della cosa sia scontata e semplice.

Non è semplice né scontata ma bisogna imparare dall'esperienza, non solo propria ma anche altrui. Se gli amori finiscono é evidente che l'altro non é felice nonostante la dedizione assoluta, e anche se per certi aspetti non è comprensibile occorre sforzarsi per capirne le ragioni. Occorre andare oltre il concetto dell'offrire tutto altro perchè spesso quello che noi pensiamo siano le sue esigenze non coincidono con la realtà, senza contare che un rapporto basato sullo yes men casalingo porta sempre ad un certo, anche se dissimulato, disprezzo nei confronti del soggetto più debole, che prima o poi porta alla rottura.
Questo è il mio pensiero, che non ha pretese di oggettività ma è basato sull'esperienza e sulla riflessione.

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5
NinfaEco
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@psicomago
resto perplesso su questa accezione essenzialmente proiettiva/unilaterale di "amore", legittima se si vuole, ma che non necessariamente esaurisce i profili del sentimento;

personalmente tendo a sottolineare nell'amore l'aspetto di relazione, la relazione d'amore che intercorre tra due persone

Io una credevo che l’amore esistesse sempre e soltanto in due. Era una cosa che mi era stata detta, a cui mi ero opposta come sempre faccio e che poi invece avevo trovato vera. In realtà nessuno dei due aveva ragione. L’amore è una forza che ti spinge verso qualcuno ( o forse qualcosa). La fantasia d’amore non è amore ma il desiderio dell’amore lo è già. A differenza del sentimento condiviso però non cresce e non si struttura. E’ una creatura più famelica, ma meno complessa… più primitiva e limitata. Però senza di essa non ci sarebbe l’amore condiviso. Questo thread parlava di questa creaturina in una delle sue forme più miserabili, per questo le considerazioni sono unilaterali

@ beautiful stranger
Parto con una contestazione: perchè non è una cosa sana? Per quanto mi riguarda è l'essenza dell'amore, ed è veramente pura trascendenza. Forse è un peccato mortale amare una persona come si dovrebbe amare solo Dio, forse espone ad inevitabili delusioni, ma rimane un'esperienza umana tra le migliori. Non mi pento delle volte che ho amato in questo modo. Anzi, questo è il mio modo d'amare.
Leggendo il brano che hai riportato mi sono riconosciuta in qualche punto, come nella tendenza a delegare, a rendersi dipendenti, a ricostituire una sorta di rapporto "paterno". Non invece nella morbosità degli attaccamenti, dalla quale mi salva il pudore, e forse l'ironia, il sapersi guardare "da fuori" con occhio disincantato. E poi volere il bene assoluto dell'altro dovrebbe arrivare al paradosso dell'assenza di gelosia e di senso del possesso: dovresti gioire delle sue gioie, anche con le altre. E' successo. Ma forse hai ragione, sono stati alterati della coscienza
Eh lo sapevo che non potevi resistere….
L’idea di sano e malsano non piace nemmeno a me, e forse è davvero stupida. Basta pensare alla risposta che chiunque sentendosi dire “Ho scoperto che ci univa una dinamica malsana” fantastica dentro di se. Chissà perché le dinamiche diventano malsane solo quando si rompono…. La risposta che invece da chi ama ancora è “E allora?”. In effetti è così. Qualsiasi cosa che da e permette di dare è buona. Ma ciò rende vere entrambe le affermazioni.
Però, se una volta tanto, inizio a ragionare semplificando, anziché provare a prendermi tutto, compresa la contraddizione, mi rendo conto che esistono cose che espongono a rischi. Esistono delle esigenze della persona che così non vengono nutrite e se il legame si spezza, la persona non è cresciuta come avrebbe dovuto. In termini d’amore ciò è irrilevante, ma è rilevante in termini individuali. Del resto non era quell’individualità ciò a cui in parte si era rinunciato? Come mi disse una volta un'altra persona “Noi siamo irriducibilmente singoli, non soli ma singoli”. Ed è così.
Le manifestazioni negative, come il possesso e la gelosia, di cui tu parli, arrivano per forza in questo tipo di legame. Arrivano perché la personalità depressiva è ciò che una perdita, reale o immaginaria ha forgiato. L’oggetto viene così amato perché il rischio della perdita è un assedio costante. In una zona piena di borseggiatori, come terresti la borsetta? Ecco, fai conto di fare la stessa cosa in mezzo a distese di pannocchie.

@Crigri
Non sono per niente stronzate. Ogni sforzo per capire se stessi o gli altri, di sondare gli aspetti più nascosti e anche dolorosi dell'animo umano, é lodevole in quanto implica, anche solo facendo domande, una capacità di analisi coraggiosa e scevra da pregiudizi che non tutti hanno.
E' una bella tematica, mi piace.
Oddio… farebbero fuggire a gambe levate gli uomini più prodi e causerebbero il distacco dei testicoli ai pochi valorosi rimasti. Essendo donna , ed avendo come tale le mie priorità, credo che dovrei valutare seriamente l’ipotesi gassare parte dei miei neuroni con lo Zyclon B.

A mio parere la tendenza ad instaurare un rapporto eccessivamente empatico con l'altro deriva dalla scarsa autostima, un sé sentito potenzialmente pericoloso per la propria sopravvivenza e quindi da annullare o anche soltanto da nascondere sovrapponendogli la personalità dell'altro ritenuta migliore.
Questo atteggiamento non è generoso, anche se lo sembra, ed è dettato dalla paura di restare soli e di non riuscire per questo motivo a vivere. Quindi essenzialmente egoistico.
Condivido pienamente. Però, esiste secondo te una spinta qualsiasi verso un altro essere umano che non sia egoistica?
E poi…. l’egoismo se ci pensi non è un male. Esistono egoismi eccessivi ( ciò che tutti intuitivamente associamo al termine egoismo) e l’ egoismo “fisiologici”, quell’amore per se e quella tutela di se indispensabili per fare qualsiasi cosa, compreso amare un’altra persona. Paradossalmente, è proprio se non sussiste questo egoismo minimo che si instaurano rapporti fusionali simili a quello descritto sopra.
Se gli amori finiscono é evidente che l'altro non é felice nonostante la dedizione assoluta, e anche se per certi aspetti non è comprensibile occorre sforzarsi per capirne le ragioni.
Credo anche io. Quello che non capisco è cosa prima era apprezzato di tale dedizione assoluta. Che vantaggi ricava l’altro? Che tipo di persona attrae chi si dedica all’altro in modo assoluto?



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6
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:@psicomago
Io una credevo che l’amore esistesse sempre e soltanto in due. Era una cosa che mi era stata detta, a cui mi ero opposta come sempre faccio e che poi invece avevo trovato vera. In realtà nessuno dei due aveva ragione. L’amore è una forza che ti spinge verso qualcuno ( o forse qualcosa). La fantasia d’amore non è amore ma il desiderio dell’amore lo è già. A differenza del sentimento condiviso però non cresce e non si struttura. E’ una creatura più famelica, ma meno complessa… più primitiva e limitata. Però senza di essa non ci sarebbe l’amore condiviso. Questo thread parlava di questa creaturina in una delle sue forme più miserabili, per questo le considerazioni sono unilaterali

ma io non ho eccepito riguardo alla soggettività - peraltro inevitabile - della prospettiva;

ho solo fatto presente che l'oggetto di "amore" potrebbe non essere necessariamente l'altro, bensì la relazione che con l'altro si instaura, ed il significato di tale relazione per l'esistenza, personale e in una certa misura collettiva;

le conseguenze di questo spostamento di baricentro possono ben essere notevoli in termini di propensione a nutrire profili più o meno patologici, no ? :_-_:

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7
beautiful stranger
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@NinfaEco ha scritto:

Però, se una volta tanto, inizio a ragionare semplificando, anziché provare a prendermi tutto, compresa la contraddizione, mi rendo conto che esistono cose che espongono a rischi. Esistono delle esigenze della persona che così non vengono nutrite e se il legame si spezza, la persona non è cresciuta come avrebbe dovuto. In termini d’amore ciò è irrilevante, ma è rilevante in termini individuali. Del resto non era quell’individualità ciò a cui in parte si era rinunciato? Come mi disse una volta un'altra persona “Noi siamo irriducibilmente singoli, non soli ma singoli”. Ed è così.


Non so. Forse se dietro questi attaccamenti si nasconde qualcosa di patologico, che tenderà a ripetersi nei successivi innamoramenti in modo identico, ti do ragione. Ma io non vedo l'amore in termini contabili: io ho avuto molto anche dagli amori unilaterali, da quelli taciuti, da quello stronzo, da quello abortito a fini terapeutici. Dipende dalla disponibilità a prendere, ad arricchirsi, e questo non dipende da come va a finire una relazione. Per me amare fa comunque bene all'anima: se fai dono di te stesso con sincerità e gioia cresci comunque, non perdi nulla. Si impara anche dalle esperienze negative o dolorose.

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NinfaEco
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@Magonzo ha scritto:
ho solo fatto presente che l'oggetto di "amore" potrebbe non essere necessariamente l'altro, bensì la relazione che con l'altro si instaura, ed il significato di tale relazione per l'esistenza, personale e in una certa misura collettiva;


Come si fa ad amare la relazione prima che l'altro?
In una relazione si crede perchè si ama l'altro scratch

@beautiful stranger ha scritto: Per me amare fa comunque bene all'anima: se fai dono di te stesso con sincerità e gioia cresci comunque, non perdi nulla. Si impara anche dalle esperienze negative o dolorose.

No, lo dicevo anche io. E invece perdi. Perdi eccome. Te ne accorgi quando riesci a fare un balzo per essere viva ancora e cadi per terra. Quando ti alzi, ti accorgi che non sai saltare più oppure che nessuno motivo sarebbe sufficiente per farlo. E' un forma di apprendimento anche questa senz'altro. Ma qualcosa l'hai perso.



P.s.

Con la frase che hai quotato intendevo il formarsi e lo svilupparsi come individuo adulto e indipendente.

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9
Magonzo
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Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:
@Magonzo ha scritto:
ho solo fatto presente che l'oggetto di "amore" potrebbe non essere necessariamente l'altro, bensì la relazione che con l'altro si instaura, ed il significato di tale relazione per l'esistenza, personale e in una certa misura collettiva;

Come si fa ad amare la relazione prima che l'altro?
In una relazione si crede perchè si ama l'altro scratch

non vedo un prima e dopo: si ama consustanzialmente; conosci una persona, ci fai cose insieme, crei con lei un modus vivedi e puoi amare quello, che non è la stessa cosa del sentimento di possesso;

se quella persona cambia, e in seguito a quel cambiamento si deteriora la relazione, tu puoi avere nostalgia del passato ma non dovresti ignorare che il rapporto non è più lo stesso o ha perduto il suo senso;


@NinfaEco ha scritto:
@beautiful stranger ha scritto: Per me amare fa comunque bene all'anima: se fai dono di te stesso con sincerità e gioia cresci comunque, non perdi nulla. Si impara anche dalle esperienze negative o dolorose.

No, lo dicevo anche io. E invece perdi. Perdi eccome. Te ne accorgi quando riesci a fare un balzo per essere viva ancora e cadi per terra. Quando ti alzi, ti accorgi che non sai saltare più oppure che nessuno motivo sarebbe sufficiente per farlo. E' un forma di apprendimento anche questa senz'altro. Ma qualcosa l'hai perso.

io ho perduto molto in vita mia, ma davvero molto e non solo in amore;
eppure mi sento ricchissimo per quelle amputazioni, anche perché niente è più tuo di quello che ti è stato portato via;

bada, non è retorica ad effetto, à la Tamaro Sorriso Scemo
è proprio il fatto che le cose conchiuse acquistano esattamente il senso che tu hai voluto attribuirvi mentre le vivevi, perché sono la dimostrazione che è possibile dar loro vita, e in quel modo;
è chi non le ha vissute con generosità, concentrato su se stesso, che proverà un senso di smarrimento e vuoto...

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10
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@Magonzo ha scritto:
io ho perduto molto in vita mia, ma davvero molto e non solo in amore;
eppure mi sento ricchissimo per quelle amputazioni, anche perché niente è più tuo di quello che ti è stato portato via;

bada, non è retorica ad effetto, à la Tamaro Sorriso Scemo



Allora è grave

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11
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
meeerda mi stò zadighizzando...ma quanto cazzo scrivi ninfa? Come faccio a leggere tutto questo papello?
Vabbè, una frase al giorno:




[quote="NinfaEco"][color=darkblue]Amore, voler amare ed essere amato sono per l'individuo con tendenze depressive le cose piu'importanti della vita.


...basta questo...ma checcazzo! Perchè l'individuo che non ha tendenze depressive quali cose considera importanti, le zecche? amore, voler amare ed essere amati sono le cose più importanti per tutti....sono, poi non tutti CONSIDERANO importante l'amore, ma non vuol dire che non sia l'amore la cosa realmente più importante...poi individuo con tendenze depressive...chevvordì, un depresso? tendente al depresso? ma in questo mondo del cazzo fra crisi, disoccupazione, tg che parlano solo di maniaci assassini, i plastici di vespone, come caspita (ho detto caspita per chi mi ritiene troppo volgare) come caspita si fa a non deprimersi? Bisognerebbe essere heidi mentre gioca con le caprette, candy candy nel suo mondo di caramello prima che muoia il suo grande amore, lady oscar che incontra la donna della sua vita...chi è che non è depresso? Alzate la mano! Sù sù forza qualcuno ci sarà!

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12
crigri
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
@NinfaEco ha scritto:Oddio… farebbero fuggire a gambe levate gli uomini più prodi e causerebbero il distacco dei testicoli ai pochi valorosi rimasti. Essendo donna , ed avendo come tale le mie priorità, credo che dovrei valutare seriamente l’ipotesi gassare parte dei miei neuroni con lo Zyclon B..
No, se tali riflessioni le tieni per te e al rapporto applichi soltanto le conclusioni dell'analisi, se sono positive ovviamente.


@NinfaEco ha scritto:Condivido pienamente. Però, esiste secondo te una spinta qualsiasi verso un altro essere umano che non sia egoistica?
E poi…. l’egoismo se ci pensi non è un male. Esistono egoismi eccessivi ( ciò che tutti intuitivamente associamo al termine egoismo) e l’ egoismo “fisiologici”, quell’amore per se e quella tutela di se indispensabili per fare qualsiasi cosa, compreso amare un’altra persona. Paradossalmente, è proprio se non sussiste questo egoismo minimo che si instaurano rapporti fusionali simili a quello descritto sopra.
Quello che tu chiami egoismo fisiologico, è in realtà l'espressione di una personalità equilibrata che sa dare ma vuole anche ricevere.
Non é un do ut des ma la coscienza di un sé che rifiuta, giustamente, di essere calpestato, perché é quello che succede: chi è oggetto di dedizione assoluta, all'inizio se ne compiace ma alla fine se ne approfitta. E' un limite dell'animo umano.


@NinfaEco ha scritto:Credo anche io. Quello che non capisco è cosa prima era apprezzato di tale dedizione assoluta. Che vantaggi ricava l’altro? Che tipo di persona attrae chi si dedica all’altro in modo assoluto?
La dedizione assoluta soddisfa l'ego e attira il narcisista. Ma anche qui occorre fare un distinguo tra il narcisista sano e quello patologico.
Alla prima definizione appartengono individui che, pur avendo una grande stima di sé, sono anche in grado di apprezzare la personalità dell'altro nella quale trova uno spunto per arricchirsi. E' quello che scappa quando si accorge che questa personalità non viene alla luce ma é solo uno specchio della sua.
Il rapporto allora si rompe.
Il secondo tipo invece é quello che trova piena soddisfazione nell'annullamento dell'altro, per cui il rapporto può durare tantissimi anni, cioé fino a quando l'altro non pretende l'affermazione di sé.

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13
latino
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Viandante Residente
Viandante Residente
...tematiche così, implicano una profonda conoscenza dell'Animo umano, e non certo bastano le dissertazioni di psicologi, sociologi ecc ecc...di cui, non me ne vogliano, non li ritengo sufficientemente attendibili...
...alla base ci sta un concetto che tutti credono di conoscere, ma così non è:"L'Amore"...tutti parlano di amore, ma nessuno è mai riuscito a dargli un vero significato; ne parlano i poeti, i sessuologi,le cartomanti, i Preti, di qualunque estrazione essi siano...
...L'Amore è la forza motrice dell'Universo, che fa cantare gli atomi in tutto il creato, inducendoli al connubio con altri atomi, per farne molecole, e così via...l'Amore è un reciproco darsi, è un'offerta di se stessi,senza nulla pretendere in cambio...
ma tutto questo che" ci azzecca" con la depressione? quando un psicologo, spara strampalaterie, in merito alla ricerca del" Mistico che cerca la sua fusione con la Coscienza Universale, e la condisce con la reminescieza del ritorno al rapporto vissuto con la madre nell'infanzia" tutto il resto non appare altro che una inutile dissertazione...
...è vero... la depressione ha cause insite nella mancanza di fiducia in se stessi...nel ritrovare insormontabili, alcuni ostacoli nella vita, e ci si aggrappa, poi, più o meno disperatamente, a tutto ciò che potrebbe offrire loro un'ancora sicura...soprattutto nei sentimenti...il patologico sfocia poi nelle forme ossessive...ma, alla base, ci sta la mancanza di un qualcosa, che altri sembrano avere in abbondanza...la fiducia in se stessi..dove il Se Stesso, è la parte interiore , la più importante dell'essere umano... quando non si ha questo riferimento interiore, è facile cadere preda della depressione...nella'ambito familiare, ci si annichilisce, pur di restare al fianco della persona amata...se poi l'amata, ricambia l'amore offerto, significa che lo comprende, lo ama, lo aiuta a superare la crisi, e a riportarlo nel giusto alveo...se poi la depressione è maniacale...beh...altra storia...
ci sarebbe ancora tanto da dire...ma credo di avervi annoiato già troppo...

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BigBossStigazzi
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Da quanto si è detto, il pericolo maggiore riguarda la possibilità che il suo rapporto di coppia vada in crisi. Tensioni,discussioni,conflitti sono per lui torture, sono insopportabili e lo opprimono molto piu' del dovuto perchè attivano la sua angoscia della perdita.

seconda frase Sorriso Scemo

...riguarda la possibilità che il suo rapporto di coppia vada in crisi... perchè i rapporti di coppia degli altri non vanno mai in crisi?

...il pericolo maggiore....ahhh ok allora è un problema che uno metta questo rischio al primo posto nella lista delle preoccupazioni....qual'è il posto giusto?

il problema identico ritorna qui....molto più del dovuto...quant'è il dovuto? chi stabilisce quanto deve essere? in base a cosa?

non sono domande polemiche se non si riesce a rispondere a queste domande diventa impossibile quantificare i propri comportamenti liberamente, diventa un modo autoritario attraverso il quale il potere determina la tua vita...quanto ami? ami abbastanza? lo esprimi nella maniera giusta? CHI LO DECIDE?
L'unica risposta sensata viene dopo quando parla di soffocare ed infastidire il partner...ecco il metro, l'altro, se la moglie/marito non ti sopporta più ti dice che è infastidita dalle attenzioni, allora...ecco il segnale, ma non ci si arriva neanche se si ASCOLTA DAVVERO l'altro, il problema non è la depressione è l'egoismo stupido uno sente solo il proprio bisogno di amore e non sente il bisogno di libertà dell'altro e la soffoca...così come una farfalla ti sei alzata per scappare ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta anche inchiodare...se non fossi uscito fuori per provare anch'io a volare (L.Dalla)

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