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BigBossStigazzi
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Massimo Vaj ha scritto:Non è così. L'Eternità non costituisce percezione, ma Certezza assoluta. L'esperire l'Eternità è attuabile solo attraverso la centralità che è in noi e che ci contiene. Non di fede si tratta, perché non è un credere e nemmeno un non credere. Non è conseguenza del conoscere della ragione, perché la ragione potrà solo riconoscerne l'ineluttabilità. È frutto di un comunicare col centro di sé, per la via, diretta e immediata, che l'uomo chiama "ispirazione spirituale". Questo conoscere non è mediato dalla mente, ma è pura consapevolezza immediata e incomunicabile, come è incomunicabile qualsiasi certezza che sia assoluta. C'è un detto Sufi che esprime bene questa realtà, ed è in sintonia col sapere che sta al di sopra del tempo:
La Certezza è come l'infinità interna del Mistero assoluto, la quale non può esaurirLo.

Non è così...come dici tu ovviamente E' COME DICO IO

L'Eternità non costituisce percezione...quindi ovviamente non E'

ma Certezza assoluta...o così o pomì, se dici di no ho pronto Torquemada che applicherà al tuo culo una cura medievale

L'esperire...da esperanto lingua morta

l'Eternità è attuabile solo attraverso la centralità che è in noi...l'ombelico

e che ci contiene...no non è l'ombelico, forse una narice grandissima che ci ispira!

Non di fede si tratta...no chiamalo emilio

perchè non è un credere...quindi niente santini

e nemmeno un non credere... ritira fuori i santini che non ho capito cosa vuole...un cero?

non è conseguenza del conoscere della ragione...vediamo dove vuole arrivare

perchè la ragione potrà solo riconoscerne l'ineluttabilità...ne? NE? DI COSA NE?????

è UN FRUTTO DEL COMUNICARE COL CENTRO DI Sè...AH Sì BEH QUANDO OGNUNO PARLA CON IL PROPRIO OMBELICO

per la via diretta e immediata...la masturbazione???

che l'uomo chiama ispirazione spirituale..e la donna chiama ciclo mensile

questo conoscere non è mediato dalla mente ...ti stai ripetendo

ma è pura consapevolezza immediata ed incomunicabile...e quindi cosa la comunichi a fare?

come è incomunicabile qualsiasi certezza assoluta...beh no guarda il papa comunica continuamente certezze assolute

c'è un detto sufi...ca suffì?

che esprime bene questa realtà...perchè l'eternità è una cosa quindi res..reale

ed è in sintonia con il sapere che... aspetta che ora la spara grossa

sta al di sopra del tempo... quindi bisogna sorvolare almeno una fabbrica di orologi o la svizzera direttamente

la certezza è come l'infinità ...ma esiste in italiano infinità?

interna...quindi budelle veramente moooolto lunghe

del Mistero assoluto...quindi se le donne fingono l'orgasmo o meno

la quale... Certezza

non può esaurirLo ...e quindi sarà assoluta ma è un certezza PARZIALE


quindi?


capire tu non puoi tu chiamale se vuoi emozioniiiii





MENTRE SCRIVEVO HO LETTO L'ULTIMO TUO MESSAGGIO CHE DEFINIREI SEMPLICISTICAMENTE (OPS SCORDATE LE MAIUSCOLE) una leccata di culo con la carta vetrata.....ahahah complimenti max mi sei piaciuto però quest'ultimo pezzo te lo invio lo stess ciao








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Massimo Vaj
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BigBossStigazzi
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somigliantissimo fin nelle palle (si sà leccando il culo si ha modo di osservarle bene) solo non porto mutande bianche ma nere .... che snelliscono! Sorriso Scemo

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Massimo Vaj
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[quote=Stigazzi]

L'Eternità non costituisce percezione...quindi ovviamente non E'

[/quote]

L'Eterno è oltre l'essere. Se fosse non sarebbe eterno. Eterno non significa per sempre, quest'ultimo modo di dire ha, come correlativo in opposizione, il mai. L'Assoluto, Eterno, Infinito, non può avere opposizioni, altrimenti non sarebbe Ciò che non è...

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Massimo Vaj
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BIGbossSTIGAZZI ha scritto:somigliantissimo fin nelle palle (si sà leccando il culo si ha modo di osservarle bene) solo non porto mutande bianche ma nere .... che snelliscono! Sorriso Scemo

È stranoto che anche il Cristo in croce considerasse i suoi aguzzini dei leccaculo, e che l'ultima frase che pronunciò al cospetto del Cielo fu: — Padre, lasciami ancora un poco qui, in mezzo a questi amici che sanno quello che fanno—... pietra

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56
Massimo Vaj
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Cito stigazzi: la certezza è come l'infinità ...ma esiste in italiano infinità?

Se continui a dire un'infinità di minchiate lo scoprirai da solo...

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Lucio Musto
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A proposito di comunicabilità

Ero in giro per la città e mi sono perso gran parte della “diretta” sul gustoso duettare dei miei amici, circa le frasi criptiche, le circonlocuzioni tenebrose, le citazioni lise per il troppo essere state citate,
le cazzate dette a causa del nervosismo… ed i nervosismi innescati dalle cazzate dette…

Alla fin fine siamo fra amici, ed anche il punzecchiarci un po’ può starci bene, per ringalluzzirci e svagarci in queste ancora roventi giornate che inducono letargia e sterile ozio.

E fra tante battute, battutine e battutacce riaffiora il problema di sempre, la perenne, irrisolta maledizione del genere umano: capirsi.

L’argomento è di una banalità tanto grande fa sfiorare l’ovvietà eppure, o forse proprio per questo, assai facilmente ci sfugge, e quasi mai ci guida, nonostante la sua grande importanza.
Ed allora parliamone ancora, con la certezza di essere ridondanti, con la speranza di riuscire ad essere utili, almeno un po’… e ripetiamo ancora:


Del Comunicare

Ed allora, rifacendo il semplice ragionamento:

- il parlare così come lo scrivere serve per trasmettere ad altri notizie, sentimenti, impressioni, emozioni eccetera. Cioè a dire veicolare sapere, nel più ampio significato del termine.

- un linguaggio o una grafia che non sia comprensibile ad altri fallisce il suo compito e semplicemente non ha ragione di esistere.

- Non è detto, ed in effetti quasi mai accade completamente nel concreto, che il linguaggio sia adeguato a puntualizzare quel “sapere” in ogni sua sfumatura o dettaglio. Quasi sempre però riesce a darne un’immagine abbastanza completa, “comprensibile” all’interlocutore che potrà integrarla con altre sue esperienze, conoscenze eccetera e ricostruire abbastanza fedelmente il pensiero che attraverso il linguaggio gli era stato trasmesso.
Il maggiore o minor successo della comprensione equivale quindi alla qualità finale di questa ricostruzione del “sapere” originario.

- I passi che si compiono, val la pena ricordarlo, sono:
- - Esposizione del pensiero attraverso il linguaggio (parlare, scrivere)
- - Ricezione del linguaggio (ascoltare, leggere)
- - Interpretazione del linguaggio (capire quanto si ascolta, si legge)
- - Rifinitura e completamento del recepito grazie all’esperienza personale
- - Accettazione, condivisione, contestazione, o rifiuto del “sapere” originario ormai fatto proprio.

D’accordo con le ovvietà che ho detto?... penso di si, ed il fatto che avete letto fin qui mi incoraggia a proseguire con delle ovvietà ancora più evidenti, ma che sistematicamente vengono trascurate.

Ci sono solo pochi motivi per cui parlare o scrivere, e di questi pochi ne consideriamo uno solo, il più banale, che dà il titolo a questo mio lavoro “Del Comunicare”:

«La presunzione che chi parla o scrive intenda davvero comunicare qualcosa».

Va da sé che se quella è l’intenzione, ci si adopererà affinché il proprio dire sia massimamente efficace nell’espressione, esaustivo e…
«e...»?
Qui ci si aspetterebbe “il più immediatamente comprensibile”!... ma non c’è quasi mai.

L’ovvietà più ovvia di tutte manca spessissimo.
Chi parla si preoccupa di dir bene, mette cura nelle parole scelte, nei florilegi del discorso, nella forma elegante ed accattivante… ma non si preoccupa affatto se il suo interlocutore capisce o meno!... quasi che il suo parlare fosse un’opera astratta e non un tentativo di trasmissione di un “sapere”…
Il peso della comprensione di quanto si dice viene scaricato tutto sull’uditorio. Ma non funziona.

Perché non funziona?

Perché tocca a chi effonde “sapere” il farsi comprendere, a chi è “più”, in cultura, in dialettica, in cognizione dell’argomento, in esperienza… adeguarsi al livello di chi sta più in basso, in “ricezione” di quelle parole, ed adoperarsi per spiegarsi sufficientemente!
Perché se chi ascolta non capisce evidentemente manca di strumenti adeguati alla comprensione; fisici, culturali, intellettivi che siano; non ce li ha, e mica può inventarseli!...
Quindi, ovviamente…

Tocca a chi ha il lessico più ricco sfrondarlo per renderlo digeribile ai suoi ascoltatori.
Tocca a chi è padrone dell’argomento semplificarlo tanto quanto occorre affinché risulti digeribile!...
Tocca all’oratore interessare il suo auditorio…

La posizione “io dico, se gli altri non capiscono è colpa loro” è una posizione del tutto sbagliata!

Se chi dice non viene capito la responsabilità è tutta sua che non si è saputo far intendere da quell’interlocutore, ha fallito il suo intento ed è un perdente.

Ha parlato là o come o dove gli altri non potevano compendere.
Ha parlato inutilmente.
Avrebbe mostrato più intelligenza a stare zitto!

Ovvio, vero?... Già!
Il difficile è ricordarsene prima di aprire la bocca per pontificare.


Lucio Musto 12 settembre 2011
-----------------------------------------

A beneficio della chiarezza cercherò di "spiegarmi con un esempio", come sollecitava un mio Saggio Maestro,
e come spesso faccio ancora.
Vado a pubblicare una microscopica esperienza autobiografica che appuntai qualche tempo fa, e titola semplicemente "Ghiaccio".
La inserisco in questa stessa sezione del Forum, quella delle "Nostre opere".

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58
BigBossStigazzi
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L'Eterno è oltre l'essere. Se fosse non sarebbe eterno.


tu sei, per cui sei nell'essere, se l'eterno è oltre l'essere non solo ne hai alcuna certezza ma non ne hai neppure qualche indizio, visto che anche gli indizi si pongono aldilà dell'essere, per cui perchè parli di cose per sentito dire?


@Lucio ti quoto in toto con piacere rotolarsi dal ridere

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Massimo Vaj
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Quando si scrive il comunicare ha diverse connotazioni da quelle riferite alla comunicazione tra due individui che si guardano negli occhi. Gli antichi chiamavano "dono delle lingue" non il sapersi leccare vicendevole, ma la capacità che hanno i sant'uomini di commisurare il proprio dire alla mente dell'interlocutore. La comunicazione scritta deve affrontare problematiche più complesse perché si rivolge a un orizzonte di lettori che è indistinto. Chi scrive non riesce a prevedere quali possano essere le qualificazioni di chi leggerà, dunque deve decidere a quale fascia intellettiva dovrà rivolgere la sua attenzione, altrimenti la riduzione del significato del suo scrivere sarà tale da renderlo vano.
Per citare a casaccio: un paio di voi si devono essere accorti che io scrivo in modo sensato (per loro) quando scherzo o parlo di cose leggere e alla portata di tutti. Nonostante ciò si sono convinti che, superato il limite imposto dalla levità espressiva, quando ci si deve addentrare in concetti complessi... il mio modo espositivo diviene criptico, arzigogolato e difficile. Ebbene, queste due persone preferiscono credere che io sia un cretino che straparla piuttosto che sospettare di non aver capito per limiti che non sono i miei. Naturalmente queste due persone non dovrebbero arrogarsi il diritto di pensare che io debba rivolgermi esclusivamente a loro, quando esprimo concetti...

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Massimo Vaj
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BIGbossSTIGAZZI ha scritto:L'Eterno è oltre l'essere. Se fosse non sarebbe eterno.


tu sei, per cui sei nell'essere, se l'eterno è oltre l'essere non solo ne hai alcuna certezza ma non ne hai neppure qualche indizio, visto che anche gli indizi si pongono aldilà dell'essere, per cui perchè parli di cose per sentito dire?


@Lucio ti quoto in toto con piacere rotolarsi dal ridere

Io parlo attraverso la mia intelligenza. L'Essere, anche alla sua prima affermazione, sempre affermato è, dunque questa affermazione dovrà escludere, necessariamente, l'assolutezza. Se Dio fosse non sarebbe Dio. L'Assoluto " È " la Causa dell'essere e anche nel relativo ogni causa non partecipa ai propri effetti né da questi può essere modificata. Per questo il fuoco non può bruciare il calore dal quale è generato.

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Zadig
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un piccolo intervallo ci sta bene:



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Massimo Vaj
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Zadig ha dato l'esempio perfetto di cosa significhi possedere il dono delle lingue... Tutto ciò che lui scrive si adatta a tutto e a tutti. Zadig è un artista che sa piegare se stesso, in modo da cogliere tutte le opportunità che riesce a contenere, o che riescono a contenerlo. Dipende dai punti di vista dai quali i suoi gemiti sono considerabili.

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63
lisandro
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E altre due paginette sono quasi completate, a parlar di niente. Sorriso Scemo
E' forse questa regoletta elementare a dettare la storia del mondo, come d'altronde la vita stessa l'é una cosa mischiata di densità nella nullità.


E poi al centro di tutto ci sono io, ora.
E mi ostino a dare un senso a ciò che vedo e tramuto in simbolo, che così possa echeggiare.
Così anche in queste paginette scorgo una struttura sistemica con funzionalità forse fine a se stessa, ma anche allegorica di tutto il resto.

Ma... fatemi appartare adesso, con la fotina postata da Zadig...

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Massimo Vaj
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Un punto è niente. Il punto è privo di estensione e forma, in pratica parrebbe non utilizzabile, eppure... dalla distanza infinitesimale che separa due punti si ottiene l'estensione misurabile dal segmento che chiamiamo retta la quale, trascinata come merita nel fango dell'esistenza dà origine al piano che forma l'essere che sei anche se, occorre ammetterlo, l'inconsistenza continua ad assediarti imperterrita... pietra

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Lucio Musto
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Massimo Vaj ha scritto:... Ebbene, queste due persone preferiscono credere che io sia un cretino che straparla piuttosto che sospettare di non aver capito per limiti che non sono i miei. Naturalmente queste due persone non dovrebbero arrogarsi il diritto di pensare che io debba rivolgermi esclusivamente a loro, quando esprimo concetti...

No, no... queste due persone hanno perfettamente ragione, invece!...

Ed il loro credere (che si riferisce a loro, non ha carattere universale) è esatto!
Nei loro confronti, e giustamente a loro interessa quella, tu sei proprio un cretino, perché non sai farti capire da loro!...
Ma tu non parlavi a loro... e chi lo dice?...
Come se io andassi a parlare di calcolo infinitesimale in un asilo... sarei un cretino e basta. E quei bambini avrebbero tutto il diritto di considerarmi tale, anche se all'Università io sono una eccellenza.
perciò i limiti sono i tuoi!... perché tocca a te adeguarti a chi generosamente si sforza di ascoltarti, non a loro comprendere dove non possono comprendere!

L'ho raccontato chiaramente nel mio esempio che ho già citato: "Ghiaccio". Secondo te, al nipotino di tre anni avrei dovuto spiegare la cristallografia del ghiaccio comune (quello di fase I, per spiegarmi con te) e magari fare spallucce se lui non capiva l'ovvietà della cristallizzazione esagonale, di quella metastabile cubica e via dicendo?...
No, amico mio!... io, mi sarei sentito un cretino se ci avessi provato, tu non so.
Certo i limiti mica erano i miei!...

Su tutto il resto del tuo intervento mi riservo di aggiungere qualcosa più tardi, perché mica sono granché d'accordo!

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Zadig
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Viandante Ad Honorem
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Massimino mio tesoruccio, prova ad immaginare la vita come ad un arcobaleno: è bello, non si sa dove inizi e dove finisca, e contiene tutti i colori. Contiene pure il nero, è vero, ma non si vede.
Bacini bacini.

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Zadig
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Massimo Vaj ha scritto:Zadig ha dato l'esempio perfetto di cosa significhi possedere il dono delle lingue... Tutto ciò che lui scrive si adatta a tutto e a tutti. Zadig è un artista che sa piegare se stesso, in modo da cogliere tutte le opportunità che riesce a contenere, o che riescono a contenerlo. Dipende dai punti di vista dai quali i suoi gemiti sono considerabili.
lo fai un disegnino pure per me?

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Zadig ha scritto:un piccolo intervallo ci sta bene:




Tutta la mia approvazione, Zadig!... di tanto in tanto bisogna anche pensare alle cose serie!

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Zadig
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anfatti!

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Massimo Vaj
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Cito Lucio: Ed il loro credere (che si riferisce a loro, non ha carattere universale) è esatto!

Il credere o il non credere non sono mai esatti, altrimenti sarebbero il conoscere perfetto... tipo il mio.
Non mi scompongo, né mi meraviglio che delle persone abbiano difficoltà a capire quello che scrivo. Mi stupisce, però, che mai una volta mi chiedano delucidazioni su ciò che non riescono a capire. Questo indica il loro disinteresse verso il comprendere e, di contro, la loro attrazione solo verso se stessi. Contenti loro...

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lisandro
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Massimo Vaj ha scritto:Un punto è niente. Il punto è privo di estensione e forma, in pratica parrebbe non utilizzabile, eppure... dalla distanza infinitesimale che separa due punti si ottiene l'estensione misurabile dal segmento che chiamiamo retta la quale, trascinata come merita nel fango dell'esistenza dà origine al piano che forma l'essere che sei anche se, occorre ammetterlo, l'inconsistenza continua ad assediarti imperterrita... pietra
Da come dici l'inconsistenza appare come l'appartenenza di ogni forma.
Forse l'essere è sola pura percezione?



- Per gli amministratori: non c'è una faccetta con uno sbadiglio? -

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Lucio Musto
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Massimo Vaj ha scritto:Cito Lucio: Ed il loro credere (che si riferisce a loro, non ha carattere universale) è esatto!

Il credere o il non credere non sono mai esatti, altrimenti sarebbero il conoscere perfetto... tipo il mio.
Non mi scompongo, né mi meraviglio che delle persone abbiano difficoltà a capire quello che scrivo. Mi stupisce, però, che mai una volta mi chiedano delucidazioni su ciò che non riescono a capire. Questo indica il loro disinteresse verso il comprendere e, di contro, la loro attrazione solo verso se stessi. Contenti loro...

Si, loro devono rinunciare alla tua sapienza, è vero, o almeno a quella che tu affermi essere la tua sapienza,
ma la figura del cretino che non si fa capire la fai tu, mica loro!

Contento tu...

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Massimo Vaj
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lisandro ha scritto:
Massimo Vaj ha scritto:Un punto è niente. Il punto è privo di estensione e forma, in pratica parrebbe non utilizzabile, eppure... dalla distanza infinitesimale che separa due punti si ottiene l'estensione misurabile dal segmento che chiamiamo retta la quale, trascinata come merita nel fango dell'esistenza dà origine al piano che forma l'essere che sei anche se, occorre ammetterlo, l'inconsistenza continua ad assediarti imperterrita... pietra
Da come dici l'inconsistenza appare come l'appartenenza di ogni forma.
Forse l'essere è sola pura percezione?



- Per gli amministratori: non c'è una faccetta con uno sbadiglio? -

No, quando si è si saprebbe di esserci anche quando si fosse ciechi, sordi, muti, e persino privi del gusto e del tatto come tu sei... la questione assillante sarebbe un'altra: adesso che so di esserci che qualcuno mi suggerisca cosa dire...

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lisandro
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Inizio ad avere il sospetto che non ci sia connessione tra noi due.
E da ciò intuisco che la legna dovrò spaccarmela da solo.

Comunque ho scoperto un altro sadico che gode della mortificazione altrui.
Io sono di un'altra scuola, in cui l'umiltà l'è un valore imprescindibile.

Vabbè... da masochista quale sono, invece godo anche di questa amicizia balzana... ma solo per un giorno però. Sorriso Scemo

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Massimo Vaj
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Quando si sa in anticipo di non poter essere capiti non resta altro che riderci sopra. Come sempre si tratta poi di scegliere tra i due modi estremi concessi al ridere: ridersi addosso oppure ridere addosso. Io, per ora, ho optato per l'indefinita serie di sfumature che riempiono lo spazio tra le due estremità del ridere ma, posso assicurare, non godo dei miei tentativi di mettere in ridicolo il mio prossimo. Più che altro mi compiaccio di non essere finito io al centro dello sghignazzamento cosmico... almeno a me pare sia così, ma non potrei giurarci... nascondersi

Arthur Shopenhauer: "Nelle persone di capacità limitate la modestia è semplice onestà, ma in chi possiede un grande talento è ipocrisia."
P.S: i santi sono da escludere...



Ultima modifica di Massimo Vaj il Lun 12 Set - 12:01:08, modificato 2 volte

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