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Modificazione volontaria del corpo: nella cultura e tra le culture

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1
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Il corpo non è soltanto qualcosa che abitiamo, e non è nemmeno semplicemente ciò che siamo.
Il corpo è il nostro modo di esserci ed ogni manifestazione d’esistenza è essenzialmente espressiva. Essere tutt’uno con il proprio corpo significa riconoscerci in ciò che è la nostra espressione e manifestazione, nel suo riconoscimento e nei significati che tutto ciò sottende e comporta.
Per indagare questa costruzione complessa occorre un’indagine che chiami in causa l’antropologia, la psicologia e la sociologia del corpo ( la disciplina che studia i rapporti di influenza tra società e corpo, partendo dal presupposto che il corpo, in quanto parte della realtà, sia in parte una costruzione culturale). Dopo averlo fatto non si giunge che ad ipotesi, come è normale per ciò che riguarda l’uomo, l’unica bestia che prova piacere a parlare di se stesso ( sarà un caso?).

La domanda che vorrei porvi è questa: davvero il corpo è una costruzione culturale? In che misura lo è? Come incide questo sulla nostra identità?
Perché sono oggetto di modifica certe parti del corpo piuttosto che altre?
In cosa siamo diversi noi oggi da queste culture antiche o lontane (se lo siamo)?
Oppure abbiamo anche noi le nostre tribù con i loro riti corporei?
La chirurgia estetica odierna può ritenersi una pratica equiparabile?



Alcune pratiche di "deformazione" volontaria del corpo


- Tatuaggi: gli Aborigeni Australiani furono probabilmente i primi ad utilizzarli, 60.000 anni fa.
La stessa usanza comare in Nubia ed Egitto circa 4000 anni fa, ed è prerogativa delle donne. L’usanza giunge in Europa nel 2000 a.c. e attorno al 500 a,c. in Giappone.

- Piercing: le più antiche testimonianze vengono dai testi Vedici, e risalgono a circa 8000 anni fa. Le zone interessate erano i lobi delle orecchie e il naso.

- Deformazione del cranio: L’allungamento del cranio compare nella fascia sub sahariana nel neolitico e viene praticata in Egitto a partire dal 4000 a.c.. In Perù invece compaiono crani deformati in larghezza


- Scarnificazione: ha origine in Africa attorno all’8.000 a.c. e ha volte religioso-simbolico.

- Allungamento del pene: è praticato da popolazioni africane e centro americane. Al pene vengono applicati pesi in modo da allungare la pelle.

- Allungamento del collo: Ha origine in Africa e tutt’ora è praticata in Myamar e Thailandia



- Allargamento delle labbra: è praticato dai masai tramite piattini inseriti in un foro collocato nelle labbra




Un caro saluta dalla vostra psico babbea Sorriso Scemo



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2
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
NinfaEco ha scritto:...

1) - La domanda che vorrei porvi è questa: davvero il corpo è una costruzione culturale? In che misura lo è? Come incide questo sulla nostra identità?
2) - Perché sono oggetto di modifica certe parti del corpo piuttosto che altre?
3) - In cosa siamo diversi noi oggi da queste culture antiche o lontane (se lo siamo)?
Oppure abbiamo anche noi le nostre tribù con i loro riti corporei?
4) - La chirurgia estetica odierna può ritenersi una pratica equiparabile?



...


Per esprimerme in scioltezza il mio parere mi sono permesso di numerare le domande; spero non te ne dispiacerà, Ninfa

1) - si senz'altro lo è. In che "misura" e difficile quantificare... molto e poco sono scarsamente significativi, ma certo la "misura è grandemente variabile a seconda del tempo, del luogo, della cultura. Basti pensare ad esempio ad un giovanotto della Sparta Classica dove predominante era l'importanza della forma fisica, rispetto ad un giovanotto parigino del periodo romantico.

2) - Direi che c'è solo una prevalenza (alla modificazione) delle parti meno funzionali e perciò "sacrificabili" al simbolo con meno pregiudizio dell'efficienza. Ma non dimentichiamo l'uso pellerossa per le vedove di tagliarsi le dita... giusto quando avrebbero avuto più bisogno delle mani per sopravvivere senza più il proprio uomo.

3) - Nessuna differenza concettuale. Solo tecniche, mode, e (forse) gusto e buongusto.

4) - Certamente, ma non solo quella! anche il parrucchiere e l'estetista e le estrosità personali, dal fai da te, al pappagallamento di pratiche mistiche o scaramantiche di civiltà lontane e spesso del tutto incognite...

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3
Lostboy
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Manco a farlo apposta stamattina ho trovato il video di questo tizio che spiega come farsi un "calco" per un parrucchino perfetto, fantastico...

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4
luci62
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
io ho fatto un tatuaggio martedi scorso. ci pensavo da anni,lo vedevo anche se non c'era.
non l'ho fatto per esibirlo,nemmeno per moda(non seguo le mode)l'ho fatto semplicemente perchè è una cosa che desideravo,lo sento mio,mi piaccio di più.non mi trucco e non tingo i capelli,ma questo disegno,che è poi un disegno degli aborigeni australiani,ce l'avevo nel cassetto da tanto tempo,e non mi decidevo mai a farlo,perchè tutti in casa cercavano di dissuadermi.ma alla fine l'ho fatto e ne sono felice.
ma non mi sento parte di nessuna tribù per questo.

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5
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Lucio Musto ha scritto:
NinfaEco ha scritto:...

1) - La domanda che vorrei porvi è questa: davvero il corpo è una costruzione culturale? In che misura lo è? Come incide questo sulla nostra identità?
2) - Perché sono oggetto di modifica certe parti del corpo piuttosto che altre?
3) - In cosa siamo diversi noi oggi da queste culture antiche o lontane (se lo siamo)?
Oppure abbiamo anche noi le nostre tribù con i loro riti corporei?
4) - La chirurgia estetica odierna può ritenersi una pratica equiparabile?



...


Per esprimerme in scioltezza il mio parere mi sono permesso di numerare le domande; spero non te ne dispiacerà, Ninfa

1) - si senz'altro lo è. In che "misura" e difficile quantificare... molto e poco sono scarsamente significativi, ma certo la "misura è grandemente variabile a seconda del tempo, del luogo, della cultura. Basti pensare ad esempio ad un giovanotto della Sparta Classica dove predominante era l'importanza della forma fisica, rispetto ad un giovanotto parigino del periodo romantico.

2) - Direi che c'è solo una prevalenza (alla modificazione) delle parti meno funzionali e perciò "sacrificabili" al simbolo con meno pregiudizio dell'efficienza. Ma non dimentichiamo l'uso pellerossa per le vedove di tagliarsi le dita... giusto quando avrebbero avuto più bisogno delle mani per sopravvivere senza più il proprio uomo.

3) - Nessuna differenza concettuale. Solo tecniche, mode, e (forse) gusto e buongusto.

4) - Certamente, ma non solo quella! anche il parrucchiere e l'estetista e le estrosità personali, dal fai da te, al pappagallamento di pratiche mistiche o scaramantiche di civiltà lontane e spesso del tutto incognite...

Mica mi dispiaccio facilmente Lucio, e sopratutto ciò non accate se una mano pia mette ordine punto per punto nei miei pensieri incasinati Sorriso Scemo

1) anche io la penso così e credo anzi che la parte della nostra corporeità costruita dalla cultura sia quella preponderante. Anche per questo mi chiedo cosa esprima e cosa richieda una cultura che tanto punta sulla giovinezza eterna e sull'artificialità delle forme. Una simile cultura non da posto alla maturità e a tutti quegli eventi legati al ritmo della vita che restano incisi nel nostro corpo. Il rifiuto dell'immagine esprime a mio avviso il rifiuto di una sostanza. Quello che è grave è che è la sostanza della vita.

2) Non sono certa che le modifiche si applichino indifferentemente ad ogni parte del corpo. Sono sempre parti visibili e sono sempre parti la cui modifica da parte di chi le subisce sollecita fortemente il senso del tatto. Mi sembrano anche molto spesso parti del corpo che hanno a che fare con sensazioni fondamentali, legate al piacere.
O sto diventando pervertita? rotolarsi dal ridere

3) e 4) Anticamente avevano spesso a che fare con culti religiosi, riti di passaggio o di gruppo. Erano forti elementi di identità collettiva legati al ruolo. Oggi? Sembra che il fine per cui la modifica del corpo avviene sia il corpo stesso. Potremmo dire che il corpo è diventato un dio, ma mi colpisce l'assenza dell'elemento simbolico. L'unico rimando presente è alla sessualità, intesa in senso corporeo e quantitativo. Però è anche vero che un certo corpo è uno status symbol che accomuna certi gruppi di persone. La faccenda è complessa.

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6
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
NinfaEco ha scritto:
Lucio Musto ha scritto:
NinfaEco ha scritto:...

1) - La domanda che vorrei porvi è questa: davvero il corpo è una costruzione culturale? In che misura lo è? Come incide questo sulla nostra identità?
2) - Perché sono oggetto di modifica certe parti del corpo piuttosto che altre?
3) - In cosa siamo diversi noi oggi da queste culture antiche o lontane (se lo siamo)?
Oppure abbiamo anche noi le nostre tribù con i loro riti corporei?
4) - La chirurgia estetica odierna può ritenersi una pratica equiparabile?



...


Per esprimerme in scioltezza il mio parere mi sono permesso di numerare le domande; spero non te ne dispiacerà, Ninfa

1) - si senz'altro lo è. In che "misura" e difficile quantificare... molto e poco sono scarsamente significativi, ma certo la "misura è grandemente variabile a seconda del tempo, del luogo, della cultura. Basti pensare ad esempio ad un giovanotto della Sparta Classica dove predominante era l'importanza della forma fisica, rispetto ad un giovanotto parigino del periodo romantico.

2) - Direi che c'è solo una prevalenza (alla modificazione) delle parti meno funzionali e perciò "sacrificabili" al simbolo con meno pregiudizio dell'efficienza. Ma non dimentichiamo l'uso pellerossa per le vedove di tagliarsi le dita... giusto quando avrebbero avuto più bisogno delle mani per sopravvivere senza più il proprio uomo.

3) - Nessuna differenza concettuale. Solo tecniche, mode, e (forse) gusto e buongusto.

4) - Certamente, ma non solo quella! anche il parrucchiere e l'estetista e le estrosità personali, dal fai da te, al pappagallamento di pratiche mistiche o scaramantiche di civiltà lontane e spesso del tutto incognite...

Mica mi dispiaccio facilmente Lucio, e sopratutto ciò non accate se una mano pia mette ordine punto per punto nei miei pensieri incasinati Sorriso Scemo

1) anche io la penso così e credo anzi che la parte della nostra corporeità costruita dalla cultura sia quella preponderante. Anche per questo mi chiedo cosa esprima e cosa richieda una cultura che tanto punta sulla giovinezza eterna e sull'artificialità delle forme. Una simile cultura non da posto alla maturità e a tutti quegli eventi legati al ritmo della vita che restano incisi nel nostro corpo. Il rifiuto dell'immagine esprime a mio avviso il rifiuto di una sostanza. Quello che è grave è che è la sostanza della vita.

2) Non sono certa che le modifiche si applichino indifferentemente ad ogni parte del corpo. Sono sempre parti visibili e sono sempre parti la cui modifica da parte di chi le subisce sollecita fortemente il senso del tatto. Mi sembrano anche molto spesso parti del corpo che hanno a che fare con sensazioni fondamentali, legate al piacere.
O sto diventando pervertita? rotolarsi dal ridere

3) e 4) Anticamente avevano spesso a che fare con culti religiosi, riti di passaggio o di gruppo. Erano forti elementi di identità collettiva legati al ruolo. Oggi? Sembra che il fine per cui la modifica del corpo avviene sia il corpo stesso. Potremmo dire che il corpo è diventato un dio, ma mi colpisce l'assenza dell'elemento simbolico. L'unico rimando presente è alla sessualità, intesa in senso corporeo e quantitativo. Però è anche vero che un certo corpo è uno status symbol che accomuna certi gruppi di persone. La faccenda è complessa.


Che la faccenda sia complessa è fuor di dubbio, sia per quanto riguarda il primo punto che l'ultimo, ciascuno nel suo campo.
Se vuoi, nel nostro piccolo possiamo smattirci su un poco per cercare di capire meglio e darci qualche ombra di spiegazione accettabile.

Il secondo punto invece è più banale ed è no, non stai diventando pervertita, ma il dente batte dove la lingua duole, ed alla tua età è normale e giusto che uno sia il dente ed una la lingua... Sorriso Scemo
comunque non saprei darti né ragione né torto... i tatuaggi per esempio non hanno a che spartire col tatto, mentre i polpastrelli, che del tatto sono la sede naturale, non mi risulta vengano manipolati granché!...
Ma forse tu ti riferisci a ben altri interventi di cui io non ho contezza né esperienza... ai miei tempi tante cose non usavano...

Perché non usavano?... forse qui andiamo a sbattere nel ragionamenti del gruppo successivo, quelli che ti dicevano forse andrebbero fatti a parte.

E qui, credo si andrebbe a finire anche ragionando sul primo punto.
Infatti io credo che nessuno penserà che maturità, sostanza, e fine (in senso ontologico) della vita, siano cose casuali, piovute così, con la pioggia, e meno che mai cose che si acquistino nelle botteghe o nei mercatini di merci di riciclo!...

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7
luci62
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Viandante Mitico
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Lucio Musto ha scritto:
NinfaEco ha scritto:
Lucio Musto ha scritto:
NinfaEco ha scritto:...

1) - La domanda che vorrei porvi è questa: davvero il corpo è una costruzione culturale? In che misura lo è? Come incide questo sulla nostra identità?
2) - Perché sono oggetto di modifica certe parti del corpo piuttosto che altre?
3) - In cosa siamo diversi noi oggi da queste culture antiche o lontane (se lo siamo)?
Oppure abbiamo anche noi le nostre tribù con i loro riti corporei?
4) - La chirurgia estetica odierna può ritenersi una pratica equiparabile?



...


Per esprimerme in scioltezza il mio parere mi sono permesso di numerare le domande; spero non te ne dispiacerà, Ninfa

1) - si senz'altro lo è. In che "misura" e difficile quantificare... molto e poco sono scarsamente significativi, ma certo la "misura è grandemente variabile a seconda del tempo, del luogo, della cultura. Basti pensare ad esempio ad un giovanotto della Sparta Classica dove predominante era l'importanza della forma fisica, rispetto ad un giovanotto parigino del periodo romantico.

2) - Direi che c'è solo una prevalenza (alla modificazione) delle parti meno funzionali e perciò "sacrificabili" al simbolo con meno pregiudizio dell'efficienza. Ma non dimentichiamo l'uso pellerossa per le vedove di tagliarsi le dita... giusto quando avrebbero avuto più bisogno delle mani per sopravvivere senza più il proprio uomo.

3) - Nessuna differenza concettuale. Solo tecniche, mode, e (forse) gusto e buongusto.

4) - Certamente, ma non solo quella! anche il parrucchiere e l'estetista e le estrosità personali, dal fai da te, al pappagallamento di pratiche mistiche o scaramantiche di civiltà lontane e spesso del tutto incognite...

Mica mi dispiaccio facilmente Lucio, e sopratutto ciò non accate se una mano pia mette ordine punto per punto nei miei pensieri incasinati Sorriso Scemo

1) anche io la penso così e credo anzi che la parte della nostra corporeità costruita dalla cultura sia quella preponderante. Anche per questo mi chiedo cosa esprima e cosa richieda una cultura che tanto punta sulla giovinezza eterna e sull'artificialità delle forme. Una simile cultura non da posto alla maturità e a tutti quegli eventi legati al ritmo della vita che restano incisi nel nostro corpo. Il rifiuto dell'immagine esprime a mio avviso il rifiuto di una sostanza. Quello che è grave è che è la sostanza della vita.

2) Non sono certa che le modifiche si applichino indifferentemente ad ogni parte del corpo. Sono sempre parti visibili e sono sempre parti la cui modifica da parte di chi le subisce sollecita fortemente il senso del tatto. Mi sembrano anche molto spesso parti del corpo che hanno a che fare con sensazioni fondamentali, legate al piacere.
O sto diventando pervertita? rotolarsi dal ridere

3) e 4) Anticamente avevano spesso a che fare con culti religiosi, riti di passaggio o di gruppo. Erano forti elementi di identità collettiva legati al ruolo. Oggi? Sembra che il fine per cui la modifica del corpo avviene sia il corpo stesso. Potremmo dire che il corpo è diventato un dio, ma mi colpisce l'assenza dell'elemento simbolico. L'unico rimando presente è alla sessualità, intesa in senso corporeo e quantitativo. Però è anche vero che un certo corpo è uno status symbol che accomuna certi gruppi di persone. La faccenda è complessa.


Che la faccenda sia complessa è fuor di dubbio, sia per quanto riguarda il primo punto che l'ultimo, ciascuno nel suo campo.
Se vuoi, nel nostro piccolo possiamo smattirci su un poco per cercare di capire meglio e darci qualche ombra di spiegazione accettabile.

Il secondo punto invece è più banale ed è no, non stai diventando pervertita, ma il dente batte dove la lingua duole, ed alla tua età è normale e giusto che uno sia il dente ed una la lingua... Sorriso Scemo
comunque non saprei darti né ragione né torto... i tatuaggi per esempio non hanno a che spartire col tatto, mentre i polpastrelli, che del tatto sono la sede naturale, non mi risulta vengano manipolati granché!...
Ma forse tu ti riferisci a ben altri interventi di cui io non ho contezza né esperienza... ai miei tempi tante cose non usavano...

Perché non usavano?... forse qui andiamo a sbattere nel ragionamenti del gruppo successivo, quelli che ti dicevano forse andrebbero fatti a parte.

E qui, credo si andrebbe a finire anche ragionando sul primo punto.
Infatti io credo che nessuno penserà che maturità, sostanza, e fine (in senso ontologico) della vita, siano cose casuali, piovute così, con la pioggia, e meno che mai cose che si acquistino nelle botteghe o nei mercatini di merci di riciclo!...



mi intrometto di nuovo,io sono un po' ignorante,ma mi piace dire la mia.
modificare il corpo per piacere a sè stessi è una cosa,farlo per conformarsi ai canoni di una bellezza(falsa)proposta dai media è un'altra.farsi le tette di silicone o alzarsi le chiappe lo trovo patetico.a una certa età la legge di gravità si fa sentire.

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8
Lostboy
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Viandante Storico
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Io mi sono sempre chiesto cosa direbbero i membri delle popolazioni che fanno uso di queste pratiche che a noi qua sembrano tanto disumane tipo l'allungamento del collo, se gli facessimo vedere il video di un'operazione di mastoplastica..



Ed ora qualche video interessante

Un tizio che aveva paura di perdere gli occhiali:




Una buzzica col reggiseno imbottito si fa il piercing al clitoride:



Questo ragazzo voleva fare paura a tutti, ma dopo essere apparso nel video di Lady Gaga si è ridotto ad essere solo un'icona Zombiegay

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9
Lucio Musto
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luci62 ha scritto:...
mi intrometto di nuovo,io sono un po' ignorante,ma mi piace dire la mia.
modificare il corpo per piacere a sè stessi è una cosa,farlo per conformarsi ai canoni di una bellezza(falsa)proposta dai media è un'altra.farsi le tette di silicone o alzarsi le chiappe lo trovo patetico.a una certa età la legge di gravità si fa sentire.


Io penso che sia sempre giusto dire la propria,
e particolarmente lodevole quando ci si consideri "un po' ignoranti"
infine mi piace tantissimo condividere le idee altrui, specialmente quando sono uguali alle mie!

anch'io la penso esattamente come te... ma proprio nei dettagli!

Il problema è che non sempre si riesca a distinguere quale sia il "piacere a sé stessi"
e quale il "conformarsi". Purtroppo tutti siamo, seppur in misura diversa, sensibili
ai condizionamenti esterni. Tutta la pubblicità, "l'anima del commercio" si basa infatti su questo.
Ti dice e ti ripete: "Per piacerti devo fare questo e quello, mangiare così, vestire così..."

questo è il motivo perché non stiamo tutti sempre in perizoma d'estate e sempre sotto la pelle dell'orso d'inverno.

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10
Lucio Musto
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Lostboy ha scritto:Io mi sono sempre chiesto cosa direbbero i membri delle popolazioni che fanno uso di queste pratiche che a noi qua sembrano tanto disumane tipo l'allungamento del collo, se gli facessimo vedere il video di un'operazione di mastoplastica..



...


Niente. continuerebbero a fare quello che hanno sempre fatto.

Tal quale i nostri fumatori vedendo un polmone canceroso.
Tal quale i nostri evolutissimi concittadini che continuano a farsi lampade solari

Lo diceva anche un mio amico di tanto tempo fa, un certo GesuCristo, ai suoi contemporanei,
che manco assistendo ai miracoli e vedendo le opere si convincevano...

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11
Lostboy
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Lucio Musto ha scritto:

Lo diceva anche un mio amico di tanto tempo fa, un certo GesuCristo, ai suoi contemporanei,
che manco assistendo ai miracoli e vedendo le opere si convincevano...


Certo che se fai il rappresentante e poi ti presenti coi cappelli lunghi e la barba sfatta...

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luci62
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Lucio Musto ha scritto:
luci62 ha scritto:...
mi intrometto di nuovo,io sono un po' ignorante,ma mi piace dire la mia.
modificare il corpo per piacere a sè stessi è una cosa,farlo per conformarsi ai canoni di una bellezza(falsa)proposta dai media è un'altra.farsi le tette di silicone o alzarsi le chiappe lo trovo patetico.a una certa età la legge di gravità si fa sentire.


Io penso che sia sempre giusto dire la propria,
e particolarmente lodevole quando ci si consideri "un po' ignoranti"
infine mi piace tantissimo condividere le idee altrui, specialmente quando sono uguali alle mie!

anch'io la penso esattamente come te... ma proprio nei dettagli!

Il problema è che non sempre si riesca a distinguere quale sia il "piacere a sé stessi"
e quale il "conformarsi". Purtroppo tutti siamo, seppur in misura diversa, sensibili
ai condizionamenti esterni. Tutta la pubblicità, "l'anima del commercio" si basa infatti su questo.
Ti dice e ti ripete: "Per piacerti devo fare questo e quello, mangiare così, vestire così..."

questo è il motivo perché non stiamo tutti sempre in perizoma d'estate e sempre sotto la pelle dell'orso d'inverno.

io sono avvantaggiata allora,perchè non guardi praticamente tv e non leggo riviste.

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13
luci62
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Viandante Mitico
insomma, io penso che il corpo non siamo noi.lo abitiamo fin dalla nascita,ma è come avere una casa in cui stare,e per questo è normale averne cura e anche avere il desiderio di abbellirlo.
se abbelliamo la nostra casa per abitarci più felici va benissimo, se lo facciamo solo perchè gli altri si stupiscano o per averene il consenso , senza essere convinti di ciò che facciamo,allora non va tanto bene.

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14
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
Secondome bisognerebbe distinguere tra pratiche di modificazione del corpo culturali, da un lato, e personali/individuali, dall'altro.

Nel primo gruppo rientrano tutte quelle modificazioni in qualche modo imposte dalla cultura predominante, in cui l'adattamento alla modifica è in realtà una omologazione identitaria al gruppo: l'allungamento del collo in alcune etnie, ad esempio, o il "rimpicciolimento" dei piedi nell'antica Cina, e tutti i casi consimili. O la moderna chirurgia estetica, che è equivalente.
Sono processi di uniformazione a un ideale astratto culturale a cui idealmente il corpo viene adeguato.

Nel secondo gruppo rientano tutte quelle pratiche inseguite individualmente in difformità alla cultura predominante: tatuaggi, piercing, scarificazioni, impianti sottocutanei etc., quando deprivati della loro connotazione culturale, cioè quando decontestualizzati e adottati volontariamente dai singoli.
Sono processi di differenziazione e particolarizzazione rispetto alla fissità del corpo nella sua realtà bioloogica.

Mi sembra che il movimento si svolga in due direzioni diverse. Se al centro si mantiene il corpo biologico per come è dato (ma è solo un'astrazione illusoria, non esiste un corpo biologico "dato", ma è sempre frutto di processi di modificazione - cibo, attività, età, etc.) e ai due opposti si mette omologazione e differenziazione:
(omologazione) uniformazione <--( corpo biologico )--> differenziazione (individualizzazione)

Poi però non credo che questi due insiemi siano sempre definiti e distanti tra loro, ma mi sembra invece si intreccino su più piani.
Il processo che innesca il desiderio di una modifica corporea verso la differenziazione può essere anche in realtà un desiderio di aderire a un modello idealizzato che, per quanto altro rispetto alla cultura predominante e alle norme estetiche consolidate in quella data cultura, è pur sempre l'espressione di una uniformazione a processi di alternativa culturale (le creste e i piercing dei punk ad esempio delimitano comunque un preciso gruppo di riferimento, per quanto isolato e in contrapposizione al gruppo-sociale-culturale predominante).
Ma anche il processo di omologazione può includere in sé profonde necessità di individualizzazione, per quanto esteriormente si tratti di un processo di uniformazione al desiderio collettivo, perché spesso è accompagnato da un desiderio di aderenza tra il sé percepito e il sé biologico su cui non ci sarebbe altrimenti influenza diretta (se non in forme non ritenute sufficienti).

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15
luci62
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
purplebunny ha scritto:Secondome bisognerebbe distinguere tra pratiche di modificazione del corpo culturali, da un lato, e personali/individuali, dall'altro.

Nel primo gruppo rientrano tutte quelle modificazioni in qualche modo imposte dalla cultura predominante, in cui l'adattamento alla modifica è in realtà una omologazione identitaria al gruppo: l'allungamento del collo in alcune etnie, ad esempio, o il "rimpicciolimento" dei piedi nell'antica Cina, e tutti i casi consimili. O la moderna chirurgia estetica, che è equivalente.
Sono processi di uniformazione a un ideale astratto culturale a cui idealmente il corpo viene adeguato.

Nel secondo gruppo rientano tutte quelle pratiche inseguite individualmente in difformità alla cultura predominante: tatuaggi, piercing, scarificazioni, impianti sottocutanei etc., quando deprivati della loro connotazione culturale, cioè quando decontestualizzati e adottati volontariamente dai singoli.
Sono processi di differenziazione e particolarizzazione rispetto alla fissità del corpo nella sua realtà bioloogica.

Mi sembra che il movimento si svolga in due direzioni diverse. Se al centro si mantiene il corpo biologico per come è dato (ma è solo un'astrazione illusoria, non esiste un corpo biologico "dato", ma è sempre frutto di processi di modificazione - cibo, attività, età, etc.) e ai due opposti si mette omologazione e differenziazione:
(omologazione) uniformazione <--( corpo biologico )--> differenziazione (individualizzazione)

Poi però non credo che questi due insiemi siano sempre definiti e distanti tra loro, ma mi sembra invece si intreccino su più piani.
Il processo che innesca il desiderio di una modifica corporea verso la differenziazione può essere anche in realtà un desiderio di aderire a un modello idealizzato che, per quanto altro rispetto alla cultura predominante e alle norme estetiche consolidate in quella data cultura, è pur sempre l'espressione di una uniformazione a processi di alternativa culturale (le creste e i piercing dei punk ad esempio delimitano comunque un preciso gruppo di riferimento, per quanto isolato e in contrapposizione al gruppo-sociale-culturale predominante).
Ma anche il processo di omologazione può includere in sé profonde necessità di individualizzazione, per quanto esteriormente si tratti di un processo di uniformazione al desiderio collettivo, perché spesso è accompagnato da un desiderio di aderenza tra il sé percepito e il sé biologico su cui non ci sarebbe altrimenti influenza diretta (se non in forme non ritenute sufficienti).


esempio di forme non ritenute sufficienti...?

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16
purplebunny
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Viandante Storico
luci62 ha scritto:esempio di forme non ritenute sufficienti...?

Intendevo tutte quelle forme di controllo quotidiane del corpo, come per esempio scegliere ciò che si mangia o quanto moto si fa, che a un certo punto non vengono più reputate sufficienti a modellarlo secondo l'immmagine del sé che si ha, e dunque si decide di soprassederle passando ad altro.

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17
luci62
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
l'immagine del sè che si ha o l'immagine del sè che si crede di avere perchè condizionata da canoni di bellezza confezionati dalla società??
io ho cominciato a piacermi quando ho deciso di non tingermi più i capelli,non far caso alle prime rughe....anzi
amando questo aspetto che cambia.

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18
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
luci62 ha scritto:l'immagine del sè che si ha o l'immagine del sè che si crede di avere perchè condizionata da canoni di bellezza confezionati dalla società??
io ho cominciato a piacermi quando ho deciso di non tingermi più i capelli,non far caso alle prime rughe....anzi
amando questo aspetto che cambia.

Si, il credo che influisca.
Questo ovviamente non impedisce alle persone di prenderne le distanze.

Domandina parzialmente O.T.
Quando apprezzi qualcosa di te stessa, ad esempio l'aspetto che cambia, non ti sfiora l'angosciante dubbio che tu potresti credere una cosa e tutti gli altri pensare il contrario? Se fosse vero, sarebbe rilevante ?

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19
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
luci62 ha scritto:l'immagine del sè che si ha o l'immagine del sè che si crede di avere perchè condizionata da canoni di bellezza confezionati dalla società??
io ho cominciato a piacermi quando ho deciso di non tingermi più i capelli,non far caso alle prime rughe....anzi
amando questo aspetto che cambia.

Ipotesi mie (ipotesi, perché non ho modo di dimostrare niente):

1) Che siamo condizionati, ed assai pesantemente dal "mondo esterno", credo sia fuori discussione.
Sicuri di saper distinguere fra "l'immagine di se che si ha" e quella "che si crede di avere perché condizionati da canoni..."?

2) te sei semplicemente cresciuta equilibratamente, ed ad un certo punto hai opportunamente dismesso
certi infantilismi e certe pratiche che, ormai incapaci di nascondere i primi segni dell'età non facevano altro
che contribuire a renderli ancor più evidenti, ridicolizzandoli.

Quante anziane signore vediamo in giro coi capelli nero corvino delle quindicenni!... sono più belle?...
No, sono solo vecchiette con la papalina in testa!

E Carla (nome cambiato) che amava farsi scarrozzare dal molto prestante figlio sulla potente moto, lei col
giubbino di pelle semiaperto sul seno vizzo costretto in procaci guepières rinforzate?...
Malinconici segni di demenza precoce precoce, assai più che immagini di una coriacea freschezza giovanile!

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20
Lucio Musto
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NinfaEco ha scritto:...

Domandina parzialmente O.T.
Quando apprezzi qualcosa di te stessa, ad esempio l'aspetto che cambia, non ti sfiora l'angosciante dubbio che tu potresti credere una cosa e tutti gli altri pensare il contrario? Se fosse vero, sarebbe rilevante ?

Nel senso che io lo so benissimo di essere abbastanza ributtante mentre tutte voi ragazze mi trovate
interessante ed affascinante?...
No, penso di aver ragione io, ma mi va benissimo come la vedete voi... questioni di cavalleria, s'intende!!!

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21
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Lucio Musto ha scritto:
NinfaEco ha scritto:...

Domandina parzialmente O.T.
Quando apprezzi qualcosa di te stessa, ad esempio l'aspetto che cambia, non ti sfiora l'angosciante dubbio che tu potresti credere una cosa e tutti gli altri pensare il contrario? Se fosse vero, sarebbe rilevante ?

Nel senso che io lo so benissimo di essere abbastanza ributtante mentre tutte voi ragazze mi trovate
interessante ed affascinante?...
No, penso di aver ragione io, ma mi va benissimo come la vedete voi... questioni di cavalleria, s'intende!!!

rotolarsi dal ridere Ok ho capito.... allora facciamo che io sarò la prima donna a diventare cavaliere (anzichè rendere cavalieri altri nelle mie favole) e a fare atti di cavalleria agli uomini.... non sembra male .... no.... no

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22
luci62
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Viandante Mitico
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NinfaEco ha scritto:
Lucio Musto ha scritto:
NinfaEco ha scritto:...

Domandina parzialmente O.T.
Quando apprezzi qualcosa di te stessa, ad esempio l'aspetto che cambia, non ti sfiora l'angosciante dubbio che tu potresti credere una cosa e tutti gli altri pensare il contrario? Se fosse vero, sarebbe rilevante ?

Nel senso che io lo so benissimo di essere abbastanza ributtante mentre tutte voi ragazze mi trovate
interessante ed affascinante?...
No, penso di aver ragione io, ma mi va benissimo come la vedete voi... questioni di cavalleria, s'intende!!!

rotolarsi dal ridere Ok ho capito.... allora facciamo che io sarò la prima donna a diventare cavaliere (anzichè rendere cavalieri altri nelle mie favole) e a fare atti di cavalleria agli uomini.... non sembra male .... no.... no


gli uomini apprezzerebbero...........

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