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Buon Compleanno.

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Akasha
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Viandante Residente
Viandante Residente
Nonna Dina era impegnata in giardino quel pomeriggio. Erano già le cinque e non si era ancora visto nessuno.

« Tra casa e lavoro se ne saranno scordati » pensò tra se. Era il giorno del suo compleanno e, come al solito, non aveva organizzato nessuna festa, nessun invito particolare; non voleva che nessuno si sentisse in obbligo d'andare a trovarla. In fondo, era solo un compleanno. Non era una festa che le avrebbe cambiato il modo di vivere la vita; di peripezie ne aveva passate tante. Non le serviva una festa, le bastava ringraziare Dio per ogni giorno in più che continuava a donarle; non aspettava nessuno, ma se qualcuno fosse arrivato, avrebbe avuto da offrire pane, formaggio e salsiccia secca, per spizzicare tra una chiacchiera e l'altra.

Nel frattempo, si dedicava a ciò che la impegnava con più soddisfazione.

Il suo, non era un vero e proprio giardino. Piuttosto, si trattava di una lunga striscia di terra che percorreva l'intero perimetro della casa; a dividerlo dalle pareti esterne della stessa, un corridoio di marmo grigio dal quale nonna Dina dava acqua alle piante con un vecchio annaffiatoio smaltato di bianco, ormai bucherellato dalla ruggine. Quell'angolo di verde era il suo rifugio, quello dove andava quando si sentiva giù di morale, e la paura di far preoccupare anche gli altri le impediva di confidarsi.

Negli ultimi tempi si era sentita un po' più sola del solito. I quattro figli, avuti dal matrimonio con il suo, unico, grande amore Gianfranco, erano ormai grandi; ognuno con una propria vita, una propria famiglia da mandare avanti e, come nonna Dina ben sapeva, con troppo poco tempo per tutto il resto.

Eh, si. Le mancavano, i giorni passati tutti insieme a ridere, raccontando barzellette o giocando a Scala Quaranta dopo cena, magari mangiando arance e noccioline; e quando si organizzavano i lunghi pranzi domenicali, con i parenti più cari, giusto per stare un pò di tempo assieme; e Marta e Stefania, le più grandi delle figlie, che giocavano a fare le mamme con Mario e Antonella, i due gemellini; mentre nonno Gianfranco cuoceva le caldarroste sulla brace del caminetto, e lei, nonna Dina ricamava a punto Assisi il corredo che avrebbe donato alle ragazze, quando sarebbero state pronte al matrimonio.

Com'erano lontani quegli anni. Ormai i suoi ragazzi erano cresciuti, e si erano creati una loro famiglia; avevano avuto dei figli che a loro volta si stavano preparando per spiccare il volo della vita. E a lei, erano rimasti solo i ricordi, di quella felicità che impregnava ogni angolo della sua casa, ormai vuota.

Ormai si erano già fatte le sette di sera; ormai, non si aspettava più che arrivasse qualcuno. Aveva potato le rose,suo gran vanto con tutto il vicinato; levato le erbacce che soffocavano le violette ed i gigli; aveva tagliato le foglie secche dei narcisi e dell'iris, e messo nella terra scura le giovani piantine di dalia, zinnia ed elicriso.

Ora, non aveva più la forza di continuare; decise che era meglio rientrare in casa, prima che l'umido della sera andasse a tormentare le sue povere, vecchie ossa. Mise da parte il vecchio annaffiatoio arrugginito ed aprì la porta sul retro, che dava direttamente alla sua stanza da letto.

Lì, tutto aveva un sapore antico; il letto, in ferro battuto, era ricoperto da una grossa coperta di lana color caffellatte lavorata a mano, con ricami che ricordavano fiori appena sbocciati. Sul pesante comò in noce massiccio stavano due grandi portagioie ovali in ceramica dipinta e, al centro una cornice d'argento, con la foto ormai sbiadita dal tempo del suo unico, grande, amore. Era ormai passata quasi un altra vita da quando l'aveva lasciata sola, ma ricordava ancora, chiaro e nitido nella sua mente, il loro ultimo giorno passato assieme, prima che un infarto se lo portasse via ad appena sessantadue anni.

Erano andati al mare quel giorno; i figli, ormai grandi e a loro volta genitori di due splendidi bambini ciascuno, avevano organizzato una gita di inizio estate; i piccoli si erano divertiti a costruire castelli di sabbia, ed a nuotare nell'acqua fresca aggrappati alla schiena del nonno; avevano mangiato panini imbottiti seduti sugli asciugamani ed alla fine della giornata erano andati a letto, stanchi ma felici.

Persa nel ricordo di quegli ultimi istanti di normalità, venne riportata alla realtà dal suono del campanello della porta. Erano i suoi figli, insieme ai nipotini ormai divenuti quasi adulti.

" Non vi aspettavo più. " Gridò loro, in finto tono di rimprovero andandoli incontro. " Non ce ne saremmo potuti scordare; oggi è la tua festa. " Risposero quasi all'unisono figli, consorti e nipoti. Per tutti loro nonna Dina non era solo una nonna, ma la più grande custode dei loro segreti, la confidente, l'amica, il rifugio per i momenti bui.

L'amore incondizionato che avevano sempre provato per lei, e che lei aveva sempre dato loro, faceva si che fosse per tutti il bene più prezioso che potessero avere.

" Se vi accontentate, ho pane e salsiccia. " Disse facendoli entrare, dopo essere stata sommersa di baci.

" Se per te va bene, oggi niente pane e salsiccia, ma una cena fatta con le nostre mani. " Annunciò, fiera, Marisa, la più piccola delle nipoti, che stava già apparecchiando la tavola della sala, senza aver neppure aspettato l'approvazione della nonna.

" Ma che avete combinato? " Chiese l'anziana donna, un po' spaesata e commossa al momento stesso.

" Forza, uomini! Scaricate le macchine. " S'impose Marta, che già si era infilata un grembiule della mamma, rivolgendosi poi a lei, gli occhi in lacrime, prendendo le sue mani.

" Ti vogliamo bene, mamma. É il minimo che potessimo fare. " Lasciandola poi con un sorriso, prima di mettersi al lavoro per preparare la tavola insieme agli altri.

C'era chi tagliava il pane a fette; chi portava da bere acqua e vino freschi, tirati fuori dal frigo per il mare; chi metteva le lasagne in forno e chi sistemava gli antipasti al centro del tavolo; e, intanto, Mario accendeva il fuoco dentro il camino, come aveva fatto mille volte il suo papà, tanti anni prima.

In quel momento, nonna Dina riviveva i giorni felici che le avevano riempito il cuore di gioia, e le sembrò quasi di essere tornata indietro nel tempo, prima che i suoi bambini diventassero grandi.

L'odore della carne che cuoceva sulla brace; le risate che riempivano le stanze; il senso di pace che colma l'anima. Tutto le appariva, in quell'istante, esattamente come l'aveva lasciato troppi anni addietro.

L'abbraccio improvviso di Nicola, figlio di Stefania, la più coccolona delle figlie, la riportò alla realtà.

" E allora, nonna? Ci mettiamo a ballare sui tavoli, dopo cena? " mimando i gesti scatenati che le avrebbe fatto fare .

" Non ho più l'età per salirci sopra. E poi, io dopo cena vi mando tutti via, 'ché gli anziani devono riposare! "

" Ma quale età? Sembri una ragazzina! " provocandole un sorriso malizioso.

" É pronto! " strillò Antonella autoritaria, da poco nominata assessore all'istruzione del loro paese. " Tutti a tavola! "

Nel trambusto di quegli istanti gioiosi, nonna Dina si sentì colmare l'anima di un calore che le mancava da ormai troppo tempo. Era felice, tra i suoi figli ed i suoi nipoti; sentiva che la vita, nonostante tutto, le aveva concesso la più grande soddisfazione che un essere umano potrebbe mai ricevere.

Le era stato concesso il dono di avere i suoi cari accanto e vederli realizzare i loro sogni. Non desiderava null'altro; era tutto ciò che avrebbe voluto.

Mangiarono tra risa e scherzi; ricordavano episodi della loro vita nei quali si erano entusiasmati, e piccoli gesti quotidiani che non avrebbero mai potuto dimenticare, come quando Papà Gianfranco, prima di metterli a letto, suonava per loro la chitarra, creando ballate sempre nuove.

Alla fine della cena, nonna Dina si alzò in piedi per ringraziare tutti quanti, un pò commossa.

" Non so che dire...di certo non me lo aspettavo. Voi tutti, siete il mio bene più grande; sono fiera di essere stata parte della vostra vita. Oggi, non potevate farmi regalo più bello. Grazie a tutti. "

" Grazie a te mamma, per esserci sempre rimasta accanto, anche nei momenti difficili, ed averci fatto dono del bene più prezioso: il tuo grande amore. Ti vogliamo bene. "

A quelle parole, accolta dall'applauso di tutti i suoi cari, ingoiò il groppo che le si era stretto in gola; in quello stesso istante, Nicola portò in tavola una grande torta di compleanno, stracolma di riccioli di panna e meringhe.

Nonna Dina quasi non credeva ai suoi occhi.

" Ti è rimasto un pò di fiato per soffiarci sopra? " la prese in giro Gloria, figlia di Marta, che sempre la stuzzicava per gioco.

" Ho fiato per una maratona. " ironizzò l'anziana, cercando di non piangere.

Tenendo il ritmo con le mani, tutti iniziarono a cantarle il " Tanti auguri a te. "

Nonna Dina, commossa, non riuscì più a trattenere le lacrime e, nel colmo della gioia e dell'emozione, accanto ai suoi cari, spense le sue prime, Cento Candeline.

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