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MA QUANTE NE SAI.....tutte le Barzellette di Lucio Musto

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1
NinfaEco
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Sorriso Scemo Questo è un Thread regalo pensato per Lucio nostro,
un orticello in cui spargere il prolifico seme del suo incontenibile umorismo
affinchè i Viandanti della Valle tutta
possano saziarsi con i succosi acini dell'ironia,
inebriarsi con il vino della risata
e se necessario utilizzarne il mosto purgativo.

La partecipazione chiaramente è libera,
e lo scambio promiscuo di barzellette senza precauzioni,
caldamente incoraggiato




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2
Lucio Musto
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"Dottò, dottò, aiutatemi voi!... io sono disperato!...
Io mi scordo le cose!... ma mi scordo proprio tutto!...
Dottò!... io non ce la faccio più!... io mi scordo!...

"Calmati, calmati... e da quanto tempo ti succede?...

"Da quanto tempo... che cosa, dottò?...

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3
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Questo, mi viene da rispondere subito
al tiro mancino della dolce Ninfa....
io mi sono fatto vecchio, ormai, e le barzellette... manco me le ricordo più!

E sono qui a lagnare...

Passa RO a salutarmi, che stasera è a cena da una amica,
e interrompe il mio lamento.

Per essere imprevedibile come sempre,
copio-incollo tal quale quello che è sortito
dal frettoloso bacio di saluto, e al suo commento.


un osso di pesca pende solitario
ad asciugare il suo umore vitale
giusto di fianco alla tastiera
del mio PC.

La dolce sposa passa, guarda e per un attimo
rimane pensierosa.
Poi commenta generosa:
«Tu si che sei un prudente!...
hai voluto vicino un talismano
per ricordarti che conta il nocciolo,
nel discorso, e poco le infiorettature
che la tua fantasia gli disegna intorno!».


NB per i curiosi:
L'osso di pesca c'è davvero, e sta li a ragion veduta!
è il cuore del cravattino che intendo costruirmi
per metterlo al meeting dei Viandanti a Roma, a settembre.
Lui si asciuga, ed io aspetto ispirazione sul come colorarlo!

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4
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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.

Doverosamente...
il primo intervento sarà dedicato al Patriarca del Forum,
il dottor Blasel,
per riguardo alla sua canizie, per omaggio alla sua professione, per affezione alla sua città...
e poi...
un poco di religiosità è sempre apotropaica,
all'inizio di qualsiasi impresa


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USL 40- martedì

Questo che racconto ora non è un fatto vero.

Come non fu vera, e non avrebbe potuto esserla, la storiella delle magliette con la cintura di sicurezza dipinta sopra
Le magliette furono fatte, si, a Napoli, ma per esportarle a Milano.
I napoletani immediatamente decisero, tacitamente ma plebiscitariamente, che l'onta di essere inguinzagliati come cagnolini era intollerabile per la dignità borbonica e partenopea.
E come noto, nessuno di noi le allacciò mai.

Anche questo racconto è una fola.
Ma ha quel nonsocché di familiare, di credibile, di verosimile, di quotidiano che ci fa pensare: se pure non è ancora successo, certo succederà domani.

La scena si svolge all'USL 40, come dice il titolo, precisamente nella sala di aspetto del poliambulatorio ed inizia alle ore 9 di un non meglio precisato martedì.

Sette, forse otto assistiti sono in attesa, nella fiducia che prima o poi arrivi qualche medico e comincino le visite.
L'orario indicato delle 8.30, loro lo sanno, è da considerarsi, appunto, indicativo.

Verso le dieci, gli assistiti sono diventati una ventina, nella sala di attesa del poliambulatorio, ma null'altro è cambiato. e non ce se ne stupisce .
Un certo ritardo nell'arrivo dei medici è fisiologico, quasi pragmatico…, nell'attesa, s'inganna il tempo.
Qualcuno, solerte contabile, ha "fatto i numeri", cioè come si fa ai banconi del supermercato per stabilire il turno di precedenza, ha assegnato dei biglietti (ricavati dalle pagine di una Settimana Enigmistica abbandonata) opportunamente numerati e siglati.

Quattro vecchietti sono riusciti ad accaparrarsi le seggiole (le uniche quattro della sala) e con un cartone poggiato sulle ginocchia giocano a tressette mentre una dozzina di angolisti bisbigliano i suggerimenti.
Il ragazzo del bar fa affari d'oro coi caffè e le sfogliate e vari gruppetti di comari "ciuciuleano" fra di loro dei fatterelli del quartiere.

Alle undici la gente è stufata ed a disagio: la sala d’attesa del poliambulatorio dell'USL 40 è troppo piccola per quaranta e più persone anche se sono in piedi, ed ormai fa caldo e c'è puzza.

I vecchietti non giocano più, hanno litigato per colpa degli angolisti, il solerte contabile di prima ora si dedica alla compravendita dei "numeri", perché è giusto che chi può, migliori la sua posizione nelle prenotazioni, le mamme di famiglia si lamentano "che loro ci hanno i figli a casa e che devono cucinare e non possono perdere tempo, ed il pesce che hanno comprato con questo caldo si rovina e poi al marito chi lo sente...".

A mezzogiorno è quasi bagarre.
Anche l'infermiera non consola più la folla invocando possibili o probabili cause dell’eccessivo, ma non inusuale, ritardo.
Proteste e parolacce ormai ne volano a volontà perché, è noto, il popolo napoletano è per natura paziente ed aduso alla sopportazione, ma anche caldo e fiero.

E l’eccesso è eccesso, e mal sopportato.


Ed ecco giunge un uomo.
Alto, bello, distinto, vestito di bianco. I lunghi capelli ramati e la fluente barba, dell'identica cuprea sfumatura, fan degna cornice al volto dolce ed austero insieme ed a quegli immensi, profondi occhi blu.
I suoi gesti e le sue parole sono quelle di uno che ha autorità.

All’infermiera, che si è avvicinata riverente pur senza essere stata chiamata dice, anzi quasi sussurra:
«Vedo che voi... ehm... oggi avete qualche difficoltà,... con i dottori.. Se credete, potrei darvi io, una mano»…

«E certo!... e come no!...»
- l'infermiera si rincuora di colpo e riprende vigore -
«Accomodatevi dottò prego, prego, da questa parte... e, scusate,... che specializzazione?... ».

L'uomo bianco sorride rassicurante;
«non ve ne curate, fanciulla..., fate pure accomodare i pazienti...»

L infermiera ora è giuliva;
«Avant’ avant’ adesso il dottore è arrivato, e si comincia con le visite...».
E, con toro più severo: «...e mi raccomando!, non fate confusione e comportatevi bene!; state educati e parlate l'talliano, col dottore... non fatemi fare mala flgura!...»

Gniiii... gniiii... il paziente col numero uno è un vecchiettino su una cigolante sediola a rotelle, pare parcheggiato lì dalla sera prima. Gniii... gniii... piano piano entra in sala visita e;
«dottò’ sentite a mme, quelle le pillole...».

«Calma, giovanotto, calma»
- la voce calda ma ferma del dottore gli blocca la strozza - «dimmi, da quanto tempo stai sulla sedia a rotelle?...»

«Da quand'ero ragazzo…, sempre sulla carrozzella, ma la colpa non è mia,...
quelli sono stati i compagni che m'hanno fatto appendere al tram..
io ero piccolo, e sò' caduto…
mò vi racconto tutto dottò’...,
ma le supposte…»

«Basta, basta…, va bene così»
- il grande dolce sorriso argina il fiume di parole –
«nonnetto, hai sofferto abbastanza.
Ora io ti dico: alzati e cammina!...»

«Ma comme?..., dottò!... non avete capito!... il tram... la paralisi... i’ so' caduto...»

«Alzati ti ripeto!. E cammima!...»

il tono è più forte, ora.

«Do… dottò’, io sono sciancato, come ve lo devo dire... mannaggia a me, ma perché so' venuto stamattina, ma chi m'ha pregato...»

«Ed io ancora ti ripeto e ti ordino: Alzati!... ora!... e cammina!!».

La voce s’è fatta imperiosa, gli occhi blu del dottore sono ora quasi neri.

lì vecchietto trema, sembra farsi ancor più piccolo, ma piano piano si alza, o meglio scende dalla carrozzella ed accenna un passo incerto, un altro, un altro ancora.

«Più svelto, più sciolto... e tieni su dritte quelle spalle che sembra t'abbiano bastonato...»
- la voce autorevole s'è fatta impaziente –
"Va bene, ora. Puoi andare. Vai!, vai!... e manda dentro il prossimo, che ce ne sono tanti che aspettano...»

Il vecchietto viene accompagnato alla porta, quasi spinto fuori e subito è attorniato dagli altri assistiti: tutti lo assillano per le informazioni sui nuovo medico.
E' bravo?, è paziente?, le medicine le dà o è tirchio come se fossero sue? tutti chiedono, tutti vogliono risposta;

«Al solito!..., al solito!..., come sempre...
Qui a Napoli è sempre ‘a stessa minestra!...
Una visita superficiale… 'a copp' a copp'...
non mi ha fatto neppure spogliare... e
non mi ha fatto dire una parola!...
E poi il tono!... pareva Mussolino sopra al balcone a piazza Firenze...
nessun rispetto per me che sono paralizzato da trent'anni...
alzati! Alzati!..., m’alluccava ‘n capa!... cammina! Cammina!... più svelto!...
così... va vattenne!... me ne ha cacciato!...

e alla fine me sé arrubbato pure la carrozzella!...»


Lucio Musto 31 maggio 2000 (parole 983)

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tulip
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bellissima

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Lucio Musto
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Me so’ magnato domani…

Io vo’ a fa la spesa e poi cucino puro…
magnamo in due…
o co’ chi ce capita e che vo’ magnà…

Oggi, pe’ falla contenta,
ho comparato un pescettino griggio
pe’ facce domani ‘na ‘nzalata
olio e limone, e coloralla
co’ le verdure fresche fresche de staggione.

E poi l’ho cotto puro, ‘sto pescetto,
co’ quella cosa francese strana che se chiama
“cur bulliòn”… ‘nzomma brodo d’erbe
e m’è venuto bono… proprio bono!

Però l’amore mio po’ se n’è andata
stasera a cena, co’ ll’amiche sue.
e so’ rimasto solo ‘nzieme ar gatto,
morto de fame, pe me cunsolà.

Nun me so perzo, e cor “cur bulliòn”
me ce so’ fatto ‘n grande risottino…
ma ‘n risottino “comm’ i ffò”, a la francese
che ‘r gatto e io, c’amo leccati i baffi tutt’e due!

Ah… me scordavo… dentro ar risottino,
me ce so’ cascati puro i gamberetti
del contorno previsto per domani,
e devo dì… ce se so’ trovati bene!

Scusate, questa storia nun è commica,
nun è de quelle che ce se sta a ride…
Ma ‘na morale sua ce l’ha e nun è male!
nun è male pe’ gnente, e ve la vojo dì:

“Er mejo de domani, certe vorte…
è assai più mejo oggi, se ce lo magnamo!”


Lucio Musto 30 luglio 2011

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@tulip ha scritto: bellissima
Vero. molto divertente.

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@Lucio Musto ha scritto:Me so’ magnato domani…

Io vo’ a fa la spesa e poi cucino puro…
magnamo in due…
o co’ chi ce capita e che vo’ magnà…

Oggi, pe’ falla contenta,
ho comparato un pescettino griggio
pe’ facce domani ‘na ‘nzalata
olio e limone, e coloralla
co’ le verdure fresche fresche de staggione.

E poi l’ho cotto puro, ‘sto pescetto,
co’ quella cosa francese strana che se chiama
“cur bulliòn”… ‘nzomma brodo d’erbe
e m’è venuto bono… proprio bono!

Però l’amore mio po’ se n’è andata
stasera a cena, co’ ll’amiche sue.
e so’ rimasto solo ‘nzieme ar gatto,
morto de fame, pe me cunsolà.

Nun me so perzo, e cor “cur bulliòn”
me ce so’ fatto ‘n grande risottino…
ma ‘n risottino “comm’ i ffò”, a la francese
che ‘r gatto e io, c’amo leccati i baffi tutt’e due!

Ah… me scordavo… dentro ar risottino,
me ce so’ cascati puro i gamberetti
del contorno previsto per domani,
e devo dì… ce se so’ trovati bene!

Scusate, questa storia nun è commica,
nun è de quelle che ce se sta a ride…
Ma ‘na morale sua ce l’ha e nun è male!
nun è male pe’ gnente, e ve la vojo dì:

“Er mejo de domani, certe vorte…
è assai più mejo oggi, se ce lo magnamo!”


Lucio Musto 30 luglio 2011

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bravo Lucio,meglio una gallina oggi che un'uovo domani.

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crigri
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Davvero bravo lucietto nostro.
Cuore e cervello.....non dico altro! hug tenderly

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Quella dell’Italo svizzero

Figlio di una Promoter svizzera in attività al Grand Hotel di Sorrento e di un marinaio locale sempre in giro in acque internazionali, Ciccillo Capece non ebbe mai una vera sua “nazionalità” ben precisa.

Fu uomo di mondo, apprezzato cicisbeo per le vogliose turiste straniere in relax sulla costiera, poliedrico amatore, trasgressivo anzichennò, flessibile ed adattabile quanto basta alle sfrenate fantasie erotiche delle sue abituali, assatanate clienti…

Non vorremmo criticare dicendo che ne fece di tutti i colori… ma fu proprio così!

Morto improvvisamente, forse per sua colpa, nel tentativo disperato ed impossibile di soddisfare contemporaneamente sei attempate signore nordiche in caccia di forti sensazioni “latine”,
come prevedibile andò dritto all’Inferno, e senza esitazione alcuna del diavolo guardaporta (l’alter ego del Celestiale Pietro), assegnato al girone dei lussuriosi, reparto “estremi”.

Fortunatamente sua mamma, la Promoter svizzera, era figlia di un diplomatico, e siccome all’inferno (ed ormai solo lì!) si ha ancora qualche riguardo per le persone di pregio, a Ciccillo Capece fu riservato un minimo di trattamento di “rispetto”.

Essendo lui notoriamente un cosmopolita napol-elvetico ( e raccomandato!) ebbe la chance di scegliere se trascorrere la sua eternità fra gli svizzeri, o fra i napoletani… e fu portato a visitare i relativi luoghi di tribolazione… e dal punto di vista logistico ed ambientale vi facciamo grazia delle differenze fra questo e quello….

Riguardo alla pena, ovviamente identica per tutti, perché nell’aldilà almeno, come tutti sanno c’è democrazia: “soggiorno in nudità perenne e vergognosa promiscuità e patimento del supplizio”.

Il supplizio è una pena giornaliera e consiste in questo.:
quando arriva il suo turno ogni dannato si stende sul letto di ferro arroventato in posizione bocconi, cioè a pancia in giù. Il Diavolo Pervertito gli versa un secchio di olio bollente sulle natiche e poi rimesta sadicamente nell’orifizio anale col suo atroce tridente…. mica gnente!...

Ciccillo Capece piange fra se, per il suo rio destino, e geme al pensiero dello strazio di quelle rotondità tanto apprezzate dalla sua clientela, ma si fa forza… lui è un uomo!...
e potendo scegliere, meglio il lindore, l’efficienza, la professionalità elvetica… che diamine!...

Ma sente un bisbiglio al suo fianco, e riconosce Pasquale Esposito, un famoso nano suo antagonista nel lavoro:

“Fatti furbo Ciccì!... stammi a sentire!....
quello, è vero ca gli svizzeri so meglio, più precisi, più organizzati…
ma questa, è terra napoletana!...
Qua, i letti di ferro arroventati ancora non sono arrivati,
i tridenti ce li siamo arrubbati,
l’olio bollente… un poco ce lo spartiamo ed un poco ce lo vendiamo…
e ‘o Diavolo Pervertito… vène, mette la firma, e se ne va!...”


Lucio Musto 1 agosto 2011
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.


.
Milano: Ospedale Generale:
reparto Terapia Intensiva Coronarica:
il Primario in visita:



« Bene... bene, giovanotto... vedo che le cose si stanno rapidamente normalizzando... fra poco sarà fuori di qui, robusto e gagliardo come al solito...
Ma.... occorre ricordarlo!... bisogna cercare di non tornarci,.. in Ospedale!... e questo si può fare solo... e dico solo... con una condotta di vita adeguata e rigorosa... sopratutto quando si sono avuti... ehm!... certi avvertimenti....
Vediamo... Lei come va... fuma, per caso?... »

« Fumo... come dire... un po', un pochino... dieci... quindici... sempre meno di un pacchetto... »

« No!, No!,.. Nooo!..., assolutamente, amico mio!... Lei deve eliminare... o almeno drasticamente ridurre!!... tre, quattro sigarette al giorno, bastano ed avanzano!... Capito?...eeee.... beve?... »

« Bevo... mah.. non saprei... superalcolici assolutamente… quasi mai!... due..., tre bicchieri di vino a pasto... a seconda... »

« Ma scherza?... ma che dice?... IO non sono un proibizionista e non vieto nulla a nessuno...
Ma Lei deve ridurre... per la Sua salute... un bicchiere... piccolo!... e solo di rosso! a pasto... »

« Cercherò... Professore... se Lei dice così... ci riuscirò senz'altro... »

« Ed ehm... coi... rapporti intimi... come andiamo?... intendo quelli... sessuali... »

« E che le devo dire?... normali, direi... quelle sei, sette volte al mese.... »

« E neanche qui ci siamo... occorre aumentare!... qui occorre accellerare... il cuore ha bisogno di stimoli, di emozioni…, di sangue che circoli in fretta!.
Anche di piccoli sforzi...
Dobbiamo cercare di raddoppiare, o anche più... »

« Egregio Professore...
Lei parla bene!... e rende il problema facile!...
Ma Lei,... Lei fa il cardiologo a Milano, caro Professore...
pensi a me, che faccio il Cardinale a Palermo!... »


Trascrizione 24 aprile 2001 parole 278

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Questa, se me lo permettete... la dedicherei all'amico Zadig


Gran ballo in società

scusa, è talmente antica che credevo fosse di pubblico dominio.

Ad un gran ballo di gala di tempi andati, quando ancora usava l'etichetta, nobili signori e splendide dame intrecciavano valzer, mazurke e minuetti... infatti il tango se lo facevano solo in privato... (ma questa è un'altra storia).

E così leggiadramente avvinti, scivolando sapientemente su seducenti melodie di prestigiosi maestri si scambiavano versi e complimenti, e delicate frasi di compiacimento e simpatia.

La marchesa Ballary volteggia leggera al braccio del conte Wolf, splendido rampollo di genìa teutonica e brillante comandante del locale distaccamento dei Granatieri.
Ed ecco che giusto nel culmine della danza, quando più incalzano le battute ed occorre reggersi stretti, il conte sfora con le labbra l'eburneo padiglione della nobile dama chiaramente sillabando: "Marchesa, appena finita 'sta festa, andiamo a scopare?..."

Inaudito ardire!!... e la marchesa nemmeno ha il tempo di pensare!... con sonoro, subitaneo e furibondo ceffone percuote il volto del bieco impudente e subito si scioglie dall'allaccio sdegnata sibilando "lurido porco svergognato".

Scappa via la marchesa dal centro della sala mentre alcuno mostra il minimo stupore. L'etichetta infatti, è ben noto a tutti, giammai permetterebbe un'ingerenza!

Procede tranquilla la serata, fra sorrisi, saluti e convenevoli. E pian piano, fra una danza e l'altra, un rinfresco, un brindisi, un sorriso, anche la gota giovane di Wolf riprende il naturale colorito, e si sbiadisce il marchio dello schiaffo.
Infatti, il prode militare non sembra sia adombrato per l'onta ricevuta!... e in nulla s'è turbata la giovialità che sempre sfoggia.

Non così invece per la povera Marchesa!... Umiliata, affranta, inviperita, siede impettita su di un divanetto ferita nell'onore e nell'orgoglio...
Quanto amerebbe che un nobile signore, un cavalier servente, un cicisbeo, sfidasse in duello quel fellone e ne effondesse il sangue sulla terra...

Eppure... eppur le sembra strano e poco vero che un giovane elegante e tanto ammodo, si sia permesso tanto turpiloquio...
e poi con lei, Marchesa Ballary!...
Non è pensabile! anche se ha ben inteso... una sì infame frase, in quella bocca, in quel giustacuore! E poi sorride, il conte, ed umiliato non sembra affatto dalla sua vergogna!... possibile sia mai?... si chiede la marchesa... e il dubbio le entra dentro al cuore.

"Certamente io, ho capito male!... - ripete a sé stessa titubante - chissà quale parola assai suadente, forse straniera, forse un neologismo... un'espressione poetica, chissà?... ha voluto sussurrarmi nell'orecchio... ed io per mia malizia ho travisato!..."

Ora è a disagio, la nobile signora, si sente in colpa, teme, di aver davvero fatto una gran gaffe... di quelle imperdonabili... tremende!...

Non v'ha che rimediare... sempre ammesso... che il gentiluomo voglia perdonare.... Ma forse si... in fondo poi non sembra che la collera gli bolla dentro al petto...
Ma non si sa mai!... c'è sempre l'etichetta... a coprire passioni ed emozioni...
Ma non c'è rimedio... sia pure con prudenza… occorre chieder scusa... e farlo adesso!

Procura dunque la nobile signora, ancora di ballare con in conte. Un poco vergognosa, in verità, ma certo a lei non manca la maestria!

Danzando pianamente un valzer strascicato, la marchesina studia le parole da sussurrare con prudenza al conte che, per suo conto non dimostra affatto, di avere remore per quanto sia accaduto...

"Ecco, signore... io vorrei scusarmi.... per quello che ho commesso poco fa..."
"E di cosa mai, dica, di grazia! una creatura divina mai dovrà pentirsi?...
- galante e pronto la interrompe il conte - forse d'una carezza vigorosa, data ad uomo al centro d'una sala?..." sorride franco il fiero capitano, stringendo fra le braccia la marchesa
"Gli è.. mi scusi, che io avevo inteso... per mia stoltezza certo e cattiveria!... di una sua proposta..."
"Ah si!... ricordo bene!... andare a letto insieme appena pronti, per una sana e libera scopata?... la proposta rimane, e questo è certo!... forse ci ha ripensato ed ora accetta?..."


Sdegno e vergogna arrossano le gote nuovamente alla giovane signora, ma il momento degli schiaffi è ormai passato; la donna s'impone calma; e cerca di capire.
"Ma signor conte non le pare questa proposta irriguardosa e indegna d'un signore?... un uomo blasonato, un militare?...."
"Forse ha ragione, si, signora mia... ma io uso spesso ripeterla alle dame più squisite, quelle desiderate e belle... come lei..."
"Ma allora avrà collezionato un numero infinito di schiaffoni!..."
"Ebbene si, Marchesa, non lo nego... ma sa quante scopate, mi son fatte?..."


Lucio Musto 6 luglio 2009
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Il primo lavoro dell'uomo
****** ***** ha scritto:
DISCUSSIONE FRA UNA ARCHITETTO,
UN MEDICO E UN POLITICO

Un architetto, un medico ed un politico stanno discutendo su quale sia stato il primo lavoro dell'uomo:

Il medico argomenta: «Beh, sapete, la storia della nascita di Eva nata da una costa di Adamo: indubbiamente si è trattato di un trapianto e solo un medico poteva fare un lavoro simile!»

L' architetto replica:«Eh no caro amico. L'universo, così perfetto, ogni cosa al suo posto, niente lasciato al caso; un'opera così bella e sublime: solo un architetto poteva fare un'opera simile»

Salta su il politico e dice: «Eh già! Ma prima di creare l'Universo c'era il caos. E il caos chi l'ha combinato?»

……………………………………

IO

Tutto "come da copione", direi:

Il medico ha risposto da medico. Tirando acqua al suo mulino.

L'architetto, a metà strada fra l'ingegnere e l'artista, ha risposto da sognatore, e da poeta: la risposta più bella.

E naturalmente il politico, ha risposto da "politico"!

Non è credibile infatti che non sapesse che prima dell'Universo c'era il nulla, non il caos.
Il caos è infatti "primigenio", cioè generato per prima cosa, ma è già "universo".

Naturalmente l'uomo non c'era ancora, ma il politico finge di non sapere nemmeno questo.

Mentre forse non sa davvero che è esattamente detto, quando iniziò il lavoro dell'uomo:
Secondo il racconto della Bibbia, che pure è stata implicitamente citata, avvenne dopo la tentazione, il peccato originale ed il tentativo dell'Uomo di giustificarsi.

(Per onestà di ragionamento va notato che la politica all'epoca non era stata ancora inventata e con essa l'abilità di scaricare su altri la propria inefficienza ed ignoranza, e quindi quella giustificazione dell'uomo fu un po' raffazzonata).

Pignolescamente, in [Gn 3,17] "poiché hai ascoltato.... con lavoro faticoso ricaverai da quella [la terra] il tuo nutrimento...."

Infatti l'uomo fu raccoglitore, prima che cacciatore.

Commento: il politico quindi ha risposto da politico, in perfetto abituale equilibrio fra ignoranza e malafede, ma ciò non toglie che la storiella è molto carina.


11 agosto 2006
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Amicizia

L’amicizia non conosce barriere. Nicola e Franco sono amici da sempre, e per sempre lo resteranno.
Non conta che Nicola è piccolo, bruttino un poco deforme e molto balbuziente, mentre Franco è bello, un Ares sceso dall’Olimpo
Senza gelosie, senza invidia hanno trascorso l’infanzia insieme, i giochi, la scuola.
Poi si sono persi di vista. Succede, nella grande città.

Si incontrano, una sera, nella Rinascente. Nicola al braccio della moglie, stortarella come lui, verrucosa e strabica, strattonata qua e la dai quattro bimbetti (bruttini) attaccati alle gonne, Franco al braccio di una splendida fanciulla, una Sirena da Grotta Azzurra.

Come ci aspetteremmo, abbracci e grandi pacche alle spalle fra i due amiconi, sorrisi di circostanza fra le signore, frigni e strepiti dei monelli… ma poi ci si calma, e le signore affettano una interessante conversazione da donne per dare a Franco e Nicola lo spazio di raccontarsi, di scambiarsi l’anima. Com’è normale.

«Quattro figli!... meraviglioso!... manco sapevo che ti fossi sposato!... che gioia!... ma come hai fatto?... io sono ormai anni che ci sto provando con Elisa… ma i bimbi sembrano non voler venire!... niente!»

«eh… co-co-come ho faaatto?... e co-come si faa..si faa… si faano i ba-ba-ba-bambini?...»

«Certo, ovvio lo so… ma dico… senz’offesa… tu… così, quattro bambini… ed io, con tutta la mia bellezza e la perfezione di Elisa… Ti prego, Nicola, dammi un consiglio… in nome della nostra amicizia di sempre!... cosa dobbiamo fare?... qualunque cosa!... credimi, mia moglie ed io… siamo alla disperazione!...».

«e…e… embè, tu-tu-tuuu fa così! Tie-tie-tieni tu-tu-tua moglie le-le-ggera pe… pe… peee per tutto un giorno… Ci-ci-cibo le-leggero e nu… e nutriente e nie-nie-niente stress o-a o-a o-a arra-arra…»

«Arrabbiature.. vuoi dire?...»

«si, quello. Poi alla se… alla se… alla sera le fai fa-fa-fare un bel ba-ba …un bel bagno caldo e pro-pro-profumato… le fai me… le fai me… le fai mettere un bel ne… un ne… un ne….»

«Un negligée vuoi dire?... ne ha giusto uno nuovo blu notte che le ho regalato oggi!»

«si, quello. Andràaaa beee… beeeenisiimo!... La fai ste..ste… ste… stenndere su… su… suuul
l.l..l…etto e poi chia… e poi chia.. e poi chia.. chia… chia…»

«E va bene, ho capito!... ma che diamine di consiglio mi dai?... io lo faccio tutte le sere, quello!...»

«nooo… no… quello!... E poi chia…chia… chia…. chiami a mmme!...»

Vecchia, certo. Ma spero ancora gradevole.


Lucio Musto 17 agosto 2010
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Poiché tutti hanno piacere di essere considerati, racconterò una arcinota barzellettina di quando andavo alle medie, più di mezzo secolo fa.

Pierino, pruriginoso come sempre, tenta di creare situazioni imbarazzanti per la procace maestra, ed ai compagni interrogati sul trovare parole cerca di dare suggerimenti:

“Su, Giovanni, dimmi una parolina che cominci… con la C!
“culo, culo, culo!!! Suggerisce sottovoce Pierino
“Mmmm… cane!, Signora maestra!

“Bravo!... E tu, Luisa, dimmene una che cominci con la … Emme!
“mestruazione! Mestruazione!!! Ci riprova a suggerire Pierino
“Mamma!... signora maestra!...

“Brava!... Ed ora Nicola, tu una con la… Effe!
“fica, fica, Fiiiica!! Sibila sempre più impaziente Pierino
“Fe… Fa… Farfalla!... signora Maestra!...


Pierino si agita sconsolato. La buona Maestra lo nota e non lo trascura:

“Anche tu, da bravo, Pierino, dimmi una parolina… con la… Enne!
Pierino si sente perso… fra tante lettere interessanti, proprio la enne!... ma non si avvilisce:
“Enne… enne… Nano!,… signora Maestra!... Nano… ma con un cazzo enorme!

Ecco come ridevamo noi bambini, tanti anni fa.
I tempi sono cambiati, le barzellette pure ed anche il modo e le occasioni del riso. Ma lo spirito no! Anche in questo Forum aperto alle discussioni su argomenti i più vari pensabili, immancabilmente affiorano i turbamenti profondi, i pensieri fissi.

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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« e Claretta?...»

« ah!.. mia figlia!... una soddisfazione!... la consolazione di sua mamma!...
s’è laureata… francese, inglese, tedesco… ora fa fisso la stagista di tutti quelli che vengono
a Roma… Ambasciatori, Ministri, Sottosegretari… è tenuta in palmo di mano!.... è sempre chiamata, giorno, notte… week end interi!... sempre via… bella di mamma!...
e Nunziatina tua?... dimmi come se la passa?...»

«Eh… Nunziatina mia figlia!... la disperazione di mammà!... si… pure lei fa la zoccola, ma non si è nemmeno laureata!...»

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Kleana
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Viandante Storico
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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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«Allora, imputato, dite a parole vostre comm’ è iuto o fatto… cosa è successo!...»

«Ecco, siggnoggiù… signor Giudice… quello don Pasquale ed io stavamo giocando a tressette ed èvemo compagni!... ora, state a sentire a me. Io sono di mano e tengo la Napoli quarta a denari, il tre di coppe terzo e il due secondo a spade… a bastoni, o Rre sulo sulo… cioè solo il dieci…»

«E allora?...»

«eccoqquà siggnoggiù,… io metto asso di denari zitto zitto a terra… e me lo pappo!...»

«Perfetto!... e poi?...»

« E poi cerco il colpo grosso, no? – un maestoso cenno di assenso del magistrato spinge l’uomo a proseguire – e quindi sbatto il re di bastoni a terra e dico: Sola carta!... ed il compagno mio Zacchete! e ci mette il tre!».

«Bene!...»

«Mo quello, don Pasquale… teneva pure il ventinove [asso e tre, ndA] terzo a spada, in mano,… teneva… don Pasquale!...»

«E allora?... »

«S’è allisciato otto di bastone!....»

«Ehhhh!!!... Robba da spaccargli il fronte!.... e che miseria!...»

«E io quello ho fatto, siggnoggiù, … gli ho spaccato il fronte!... e chill’ è muorto!...».

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Barzelletta, ma non tanto

C'era un emporio una volta in una grande città la cui insegna diceva:
Ordine e Pecisione”.

Ma ci si spendeva malissimo, perchè i commessi, esasperati dalle direttive della Direzione di accontentare i clienti "esattamente" nelle loro esigenze, prima di fornire un qualsiasi prodotto facevano mille domande indagatrici su a che cosa fosse destinato, in quali condizioni, per quanto tempo ecc ecc.

Per questa strategia di vendita estremamente attenta e collaborativa , ogni acquisto diventava un’impresa infinita.

La gente invece, alla fine si scocciava e se ne andava.

Fu di spunto alla provocazione di un amico mio mattacchione che si presentò al bancone con un grosso pacco.

Scartatolo, ne uscì il vaso del cesso di casa.

Nello stupore dell’attenta commessa il mio amico si calò i calzoni e disse:

«Signorina, questo è il culo, e questo il cesso: datemi un rotolo di carta igienica appropriato»!

Dove si mostra che il meglio è peggiore del buono.

Chi ha orecchie per intendere, intenda!

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Kleana
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Viandante Storico
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Ma sono finite le barzellette? Ancora Ancora!

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