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La televisione ed il cinema

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Blasel
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Lo spettacolo televisivo e' nato successivamente a quello cinematografico e dovrebbero essere due realta', due mondi, completamente diversi tra di loro, ma, per quanto il cinema cerchi sempre di distaccarsi dalla televisione, queesta, non potendone fare a meno (del cinema), cerca sempre di seguirlo.
Cosi la televisione, anch'essa nata, come il cinema, in bianco e nero, appena possibile, e' divenuta a colori.
Il cinema ne riprese le distanze adottando il 'cinemascope', un formato d'immagine con rapporto 2.35 : 1 e la TV ha cercato di seguirlo nel suo attuale massimo formato che e' il 16 : 1, che e' andato a sostituire il 'quasi' quadrato 4 : 3.
Il cinema ha di nuovo cercato distanza, ri-adottando immagini tridimensionali che, in alcune pellicole, come 'Avatar' rendono godibilissimo lo spettacolo visivo, e la televisione, anche in questo caso, non si fatta scrupolo nell'adottare questa possibilita', pur di seguirlo.

Il 'film', quello girato per le sale cinematografiche, e', inizialmente, apparso, in televisione, come un ospite, mi riferisco a quello che e' avvenuto in Italia, ovviamente. Cio' avveniva con un'appararizione settimanale e solo quando, in qualche citta' c'erano delle manifestazioni fieristiche, come a Milano per la Fiera Campionaria, a Napoli pere la Fiera della casa, a Roma etc., al mattino, per la sola zona di quella citta', andava in onda un 'film', magari una vecchia pellicola, fuori giro delle distribuzioni, che contribuivano a far conoscere antichi capolavori e non.

Oggi, piu' che mai, la televisione non puo' fare a meno del cinema ed infatti ci sono editori televisivi che hanno canali di trasmissione, esclusivamente dedicati ai film, sia in abbonamento (Mediaset-Premium, Sky), sia in PPV (Pay Per View solo, per ora da Sky), sia gratuitamente, come Iris, da Mediaset che Raimovie, dalla RAI.
Ed a questi si aggiungono i film trasmessi dagli altri canali, generalisti nazionali e locali che in totale propongono piu' di 100 titoli giornalmente.

Certo l'emozione che da una sala cinematografica non la puo' dare il piu' diffuso elettrodomestico italiano, ma e', grazie a questo, che moltissime persone hanno la possibilita' di vedere, comodamente, tanti vecchi titoli che, magari, non li attirerebbero, non essendo novita' ed alla moda, in una sala cinematografica.

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2
purplebunny
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Alla televisione però manca la granatura della pellicola e la profondità di colori della proiezione (da pellicola o digitale che sia).

Comunque è interessante la gara che si è instaurata nel tempo tra cinema e televisione, e gli stimoli reciproci che questa ha innescato. Tutto il cinema di rottura da fine anni '50 e poi degli anni '60 (fino ai '70) sostanzialmente è una reazione all'ingresso in campo della televisione come mezzo di massa.
Non sta avvenendo altrettanto oggi nella guerra tra cinema e streaming (come invece avrebbe potuto) - legale o illegale che sia - dove l'unico risultato è un insensata rincorsa al gadget tecnologico (da un certo punto di vista l'introduzione del 3D è un ricatto per richiamare in sala, ma è un giocattolo che si sta già lentamente disfacendo, sembra).

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3
Automaalox
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@purplebunny ha scritto:
Comunque è interessante la gara che si è instaurata nel tempo tra cinema e televisione, e gli stimoli reciproci che questa ha innescato. Tutto il cinema di rottura da fine anni '50 e poi degli anni '60 (fino ai '70) sostanzialmente è una reazione all'ingresso in campo della televisione come mezzo di massa.

Cos'è il cinema di rottura?


Non sta avvenendo altrettanto oggi nella guerra tra cinema e streaming (come invece avrebbe potuto) - legale o illegale che sia - dove l'unico risultato è un insensata rincorsa al gadget tecnologico (da un certo punto di vista l'introduzione del 3D è un ricatto per richiamare in sala, ma è un giocattolo che si sta già lentamente disfacendo, sembra).

Cinema (inteso come film proiettati in strutture appositamente attrezzate) e streaming (legale e illegale) non sono, al momento, in competizione. La possibilità di reperire film online danneggia solo la distribuzione dell'homevideo. Cioè (in media, nel senso di moda,media e mediana, non di massmedia), l'avventore del cinematografo non rinuncia alla visione del film in sala avendo la possibilità di reperirlo in rete, ma guarda in rete i film che non sarebbe mai andato a vedere in sala.

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4
purplebunny
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@automaalox ha scritto:Cos'è il cinema di rottura?

Intendevo ad esempio tutti quei movimenti di "ribellione" nei confronti della messa in scena tradizionale che partirono tra fine anni '50 e inizio di anni '60 come la nouvelle vague francese dei Godard, Chabrol, Rohmer, etc. o la cosiddetta "noberu bagu" (che poi è nouvelle vague) giapponese degli Oshima, Yoshida, Imamura, Shinoda, etc.
Ma non è solo un rinnovamento della messa in scena, ma anche tematico. Il caso del Giappone è esemplare: con la televisione mutò radicalmente la tipologia di spettatori - il cinema prima era molto frequentato da donne, casalinghe in particolare, che con la tv rimanevano a casa a vedere gli sceneggiati, mentre a partire dagli anni '60 diventò un passatempo giovanile, degli studenti liceali e soprattutto universitari, e questo cambiò il tipo di pellicole prodotte, diventate più violente e con tipi di racconti diversi. Come per il Giappone vale comunque in modi differenti per tutto il mondo.

Cinema (inteso come film proiettati in strutture appositamente attrezzate) e streaming (legale e illegale) non sono, al momento, in competizione. La possibilità di reperire film online danneggia solo la distribuzione dell'homevideo.

Questo, semplicemente, non corrisponde a quanto succede. Verissimo che il maggior danno economico è subito dalle abitudini di fruizione home video, e tutti i dati di vendita lo confermano. Ma è un fenomeno che parte dalla proiezione in sala.

Cioè (in media, nel senso di moda,media e mediana, non di massmedia), l'avventore del cinematografo non rinuncia alla visione del film in sala avendo la possibilità di reperirlo in rete, ma guarda in rete i film che non sarebbe mai andato a vedere in sala.

Infatti lo streaming toglie gli "spettatori occasionali" al cinema, mentre i "cinefili" continuano a preferire la visione nelle sale. Se prima un trailer e altri metodi indiretti (recensioni, passaparola, etc.) potevano bastare a incidere sulla decisione di andare a vedere o meno un film, oggi in molti casi i film sui quali si è indecisi sono direttamente "spulciati" in streaming e poi "derubricati" ("non vado a vederlo al cinema, non mi interessa"). Se non avviene con gli "eventi di massa" (es. i grandi blockbuster hollywoodiani o le commedie natalizie nostrane - e almeno per i blockbuster americani avviene, o non si spiegherebbe la diffusione di cam direttamente ripresi nelle sale e diffusi in internet) avviene comunque con film che hanno minore impatto mediatico.

In ogni caso mi limitavo a dire come nella "guerra alla pirateria" informatica le armi dispiegate dall'industria siano fino a oggi mi sembra prevalentemente tecnologiche (cosa che è avvenuta anche negli anni '50 e '60), e non anche linguistiche e tematiche (come è avvenuto invece negli anni '50 e '60). Poi può essere che mi sbagli, ovviamente, cioè che la contemporaneità con il fenomeno mi impedisca di vedere dei mutamenti di quel tipo che stanno invece avvenendo e che a posteriori sarà semplice descrivere.

Poi non è che volessi ridurre tutto a bianco o nero, è comunque interessante vedere le attuali commistioni tra una serialità televisiva di nuovo genere (con evoluzioni a partire più o meno da fine anni '90) e film cinematografici, ad esempio, con le reciproche influenze che avvengono.

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Automaalox
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@purplebunny ha scritto:
@automaalox ha scritto:Cos'è il cinema di rottura?

Intendevo ad esempio tutti quei movimenti di "ribellione" nei confronti della messa in scena tradizionale che partirono tra fine anni '50 e inizio di anni '60 come la nouvelle vague francese dei Godard, Chabrol, Rohmer, etc. o la cosiddetta "noberu bagu" (che poi è nouvelle vague) giapponese degli Oshima, Yoshida, Imamura, Shinoda, etc.
Ma non è solo un rinnovamento della messa in scena, ma anche tematico. Il caso del Giappone è esemplare: con la televisione mutò radicalmente la tipologia di spettatori - il cinema prima era molto frequentato da donne, casalinghe in particolare, che con la tv rimanevano a casa a vedere gli sceneggiati, mentre a partire dagli anni '60 diventò un passatempo giovanile, degli studenti liceali e soprattutto universitari, e questo cambiò il tipo di pellicole prodotte, diventate più violente e con tipi di racconti diversi. Come per il Giappone vale comunque in modi differenti per tutto il mondo.

I nipponici hanno giapponesizzato la formula nouvelle vague in nuberu bagu? Che popolo fantastico.

Quindi il cinema di rottura indica quel cambiamento nella realizzazione dei film (ma anche dei temi trattati) che si è avuto a causa del diffondersi del mezzo televisivo che causò una variazione nella tipologia del fruitore cinematografico. Cioé, se non ci fosse la televisione oggi a tenere in casa le casalinghe ci ritroveremmo con Don Matteo su grande schermo interpretato da Terence Hill anziché da Mario Girotti.
Cosa dovremmo inventare per liberarci dai film con Adam Sandler?

Cinema (inteso come film proiettati in strutture appositamente attrezzate) e streaming (legale e illegale) non sono, al momento, in competizione. La possibilità di reperire film online danneggia solo la distribuzione dell'homevideo.

Questo, semplicemente, non corrisponde a quanto succede. Verissimo che il maggior danno economico è subito dalle abitudini di fruizione home video, e tutti i dati di vendita lo confermano. Ma è un fenomeno che parte dalla proiezione in sala.

Boh, io ti ho riferito quello che è emerso da uno studio commissionato un autorevole istituto di ricerca tedesco (Gesellschaft für Konsumforschung, GFK GRoup), che ha dato questo risultato:

http://www.kellylawblog.com/2011/07/report-reveals-bittorrent-fanatics-are-hollywood%E2%80%99s-best-customers/

Per quanto possa essere attendibile (come si fa a stabilire con certezza certi dati?) emerge che la condivisione online di contenuti cinematografici favorisce (addirittura) il mercato del cinema.



Infatti lo streaming toglie gli "spettatori occasionali" al cinema, mentre i "cinefili" continuano a preferire la visione nelle sale. Se prima un trailer e altri metodi indiretti (recensioni, passaparola, etc.) potevano bastare a incidere sulla decisione di andare a vedere o meno un film, oggi in molti casi i film sui quali si è indecisi sono direttamente "spulciati" in streaming e poi "derubricati" ("non vado a vederlo al cinema, non mi interessa"). Se non avviene con gli "eventi di massa" (es. i grandi blockbuster hollywoodiani o le commedie natalizie nostrane - e almeno per i blockbuster americani avviene, o non si spiegherebbe la diffusione di cam direttamente ripresi nelle sale e diffusi in internet) avviene comunque con film che hanno minore impatto mediatico.

E' un argomento difficile da trattare. Gli spettatori occasionali chi sono? E i cinefili?

Bisognerebbe ragionare coi numeri. Io farei così: considererei il numero di presenze al cinema (facile) col numero di film visionati tramite internet (difficile, ma possibile) e ne metterei a raffronto, per un periodo sufficientemente lungo, la variazione numerica. Cioé, se ad una variazione negativa di presenze al cinema corrispondesse una variazione positiva dei film visionati su internet creando una differenza che, moltiplicata per un coefficiente che tenga conto di fattori decisivi (costo dei biglietti e potere d'acquisto, per esempio), sia ritenuta sufficientemente ampia (sulla base di dati statistici) allora potremmo affermare che effettivamente internet danneggia il cinema.

In ogni caso mi limitavo a dire come nella "guerra alla pirateria" informatica le armi dispiegate dall'industria siano fino a oggi mi sembra prevalentemente tecnologiche (cosa che è avvenuta anche negli anni '50 e '60), e non anche linguistiche e tematiche (come è avvenuto invece negli anni '50 e '60). Poi può essere che mi sbagli, ovviamente, cioè che la contemporaneità con il fenomeno mi impedisca di vedere dei mutamenti di quel tipo che stanno invece avvenendo e che a posteriori sarà semplice descrivere.

Sì, effettivamente sembra chiaro il tentativo di combattere la pirateria col 3D. Non serve a niente ovviamente. Conta solo il costo dei biglietti e le strutture dedicate al cinema (qualità delle sale, posizione, parcheggio), cioé, se a costi contenuti (per il 3D c'è una maggiorazione del 50%! La gente, anche solo per principio, non lo accetta molto facilmente!) e in ambienti confortevoli (magari con altri elementi attrattivi), al cinema la gente continua ad andarci tranquillamente, cinefila o no che sia.

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purplebunny
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@automaalox ha scritto:I nipponici hanno giapponesizzato la formula nouvelle vague in nuberu bagu? Che popolo fantastico.

Non esattamente, in effetti. Le parole straniere in giapponese sono usualmente "riscritte" nel tentativo di mantenere il suono originale, ma adattate al loro alfabeto sillabico, in cui alcune combinazioni non esistono. Traslitterando alla lettera quindi dal katakana (l'alfabeto sillabico usualmente utilizzato per le parole straniere) e ritornando all'alfabeto occidentale, viene fuori "noberu bagu", che però se pronunciato in giapponese ha un suono molto molto simile a "nouvelle vague". Perciò in realtà, per fare una traslitterazione corretta sarebbe da riscrivere la traslitterazione come "nouvelle vague".
Però "nouvelle vague francese" e "nouvelle vague giapponese" non mi piaceva, finivano per sembrare la stessa cosa ecco commosso

Quindi il cinema di rottura indica quel cambiamento nella realizzazione dei film (ma anche dei temi trattati) che si è avuto a causa del diffondersi del mezzo televisivo che causò una variazione nella tipologia del fruitore cinematografico.

Non vorrei però assolutizzare troppo. Non intendevo dire che Godard si sia svegliato una mattina e abbia pensato "adesso giro così il mio film per fregare gli spettatori televisivi". Ci sono sicuramente tanti fattori concomitanti che hanno contribuito ai cambiamenti. Quello che comunque mi sembra certo è che determinati cambiamenti portati dall'ingresso della televisione abbiano finito con l'influenzare il cinema (nei modi di fruizione e nei modi di realizzazione).


Cioé, se non ci fosse la televisione oggi a tenere in casa le casalinghe ci ritroveremmo con Don Matteo su grande schermo interpretato da Terence Hill anziché da Mario Girotti.
Cosa dovremmo inventare per liberarci dai film con Adam Sandler?

Mi sa che è ineliminabile, ahimé.
L'unico film decente con Adam Sandler secondome è Reign Over Me, lo hai visto?

Boh, io ti ho riferito quello che è emerso da uno studio commissionato un autorevole istituto di ricerca tedesco (Gesellschaft für Konsumforschung, GFK GRoup), che ha dato questo risultato:

Risultati simili sono emersi anche dall'analisi dei comportamenti di chi scarica canzoni nei confronti dei cd.
Sono però dati che possono essere interpretati in diversi modi, anche perché i raffronti sono sempre fatti tra il gruppo che "scarica" (download, stream, etc.) e coloro che non lo fanno. Se però si tiene conto che, trattandosi di qualcosa di "gratuito", coloro che lo fanno, lo fanno perché sono evidentemente più interessati, e coloro che non lo fanno, non lo fanno perché evidentemente meno attratti dalla materia (che sia musica, cd o altro), è comprensibile che i risultati dicano che chi scarica è anche tra coloro che spende di più in quel dato settore. Il problema sarebbe capire il divario tra quanto viene speso e quanto invece non-viene speso dato che si è già scaricato.

Comunque non volevo difendere l'industria, assolutamente!, né tantomeno condannare chi scarica - è un discorso molto complesso e personalmente non sono d'accordo né con un gruppo (le risposte dell'industria sono state sempre anacronistiche, spesso controproducenti, destinate a volte a peggiorare sulla lunga distanza le possibilità di un recupero) né completamente con l'altro (la soluzione non può essere l'annullamento completo delle norme della produzione a livello massificato all'insegna di una generale gratuità solo apparente).

Il cinema ha subito un processo altalenante di incassi in questi anni, mentre l'home video è sostanzialmente in costante calo mi sembra un po' dappertutto (soprattutto noleggio, meno la vendita, considerato anche l'iniziale bagno di sangue del blu-ray), quindi è certamente realistico dire che la gran parte degli incassi eventualmente drenati dallo streaming e pratiche assimilabili ricada sull'home video. Ma i produttori percepiscono queste perdite anche nelle uscite cinema, a prescindere poi dalla possibilità di capire dove esattamente stiano le cause specifiche - per questo generalizzando un po' dicevo che per il momento la risposta, mi sembra, è stata quasi solamente in gadget tecnologici (non solo il 3D, ma anche ad esempio l'IMAX, che pur esistendo da decenni solo ultimamente è stato rispolverato per film della normale circuitazione), e non strutturata nel medium a livello di linguaggio o soluzioni.

E' un argomento difficile da trattare. Gli spettatori occasionali chi sono? E i cinefili?

Si, è vero, già a partire dalla definizione il discorso si complica, non a caso usavo le virgolette - non intendevo comunque una definizione rigida, non pensavo ai "cinefili" come macchine da film che conoscono a menadito i processi di produzione di Un chien andalou, ma qualcosa di più sfumato, come le persone più consapevoli e attente alle uscite in sala, che sanno distinguere tra nomi di più dei cinque registi noti.

Bisognerebbe ragionare coi numeri. Io farei così: considererei il numero di presenze al cinema (facile) col numero di film visionati tramite internet (difficile, ma possibile) e ne metterei a raffronto, per un periodo sufficientemente lungo, la variazione numerica. Cioé, se ad una variazione negativa di presenze al cinema corrispondesse una variazione positiva dei film visionati su internet creando una differenza che, moltiplicata per un coefficiente che tenga conto di fattori decisivi (costo dei biglietti e potere d'acquisto, per esempio), sia ritenuta sufficientemente ampia (sulla base di dati statistici) allora potremmo affermare che effettivamente internet danneggia il cinema.

Certo i fattori sono tantissimi, e tenere conto di tutti per periodi sufficientemente lunghi riuscendo a valutare anche le variazioni temporali credo risulterebbe alquanto difficile.

Sì, effettivamente sembra chiaro il tentativo di combattere la pirateria col 3D. Non serve a niente ovviamente.

Sulla lunga distanza anche io credo serva davvero a poco nulla.

Conta solo il costo dei biglietti e le strutture dedicate al cinema (qualità delle sale, posizione, parcheggio), cioé, se a costi contenuti (per il 3D c'è una maggiorazione del 50%! La gente, anche solo per principio, non lo accetta molto facilmente!) e in ambienti confortevoli (magari con altri elementi attrattivi), al cinema la gente continua ad andarci tranquillamente, cinefila o no che sia.

Vero, continua ad andarci, è ancora uno tra i passatempi percepiti come "di massa" (a differenza ad esempio del teatro, che assume sempre più la connotazione di passatempo da "elite"), ma mi sembra che comunque il processo di fruizione stia cambiando e si stia evolvendo, reagendo a diversi fattori (ovviamente non c'è solo il discorso dello streaming) e questo per forza di cose modifica anche la distribuzione e le strutture stesse dei cinema.

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Automaalox
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@purplebunny ha scritto:
Mi sa che è ineliminabile, ahimé.
L'unico film decente con Adam Sandler secondome è Reign Over Me, lo hai visto?

No. E neanche lo avevo sentito nominare.

http://www.imdb.com/title/tt0490204/

E visto il cast (oltre a Sandler, ci sono Don Cheadle, Jada Pinkett e Liv Tyler, quindi è stata una produzione notevole in termini di investimenti) credo che a suo tempo sia stato anche molto pubblicizzato. Questo mi fa capire quanto negli ultimi anni abbia perso il contatto col mondo della cinematografia, riuscendo ad andare sempre più raramente al cinema, vedendo sempre più raramente film a casa e documentandomi sempre più raramente sui film in uscita, tutto per ragioni di tempo. Fino ai 20 anni di un film del genere avrei saputo tutto fin dalla preproduzione.

Sembra effettivamente interessante:



anche se riuscire ad inserire in uno stesso trailer i The Fray e i Pearl Jam è assurdo.

Lo guarderò. Ovviamente andando a cercarlo per giornate intere sperando che qualche videonoleggio lo abbia disponibile, e non certo vedendolo comodamente in streaming.

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purplebunny
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@automaalox ha scritto:E visto il cast (oltre a Sandler, ci sono Don Cheadle, Jada Pinkett e Liv Tyler, quindi è stata una produzione notevole in termini di investimenti) credo che a suo tempo sia stato anche molto pubblicizzato.

Se ti consola, in Italia a dire il vero non molto, quasi per niente.
Forse anche perché è un film sull'elaborazione del lutto post 9/11, non il massimo dell'allegria insomma.

@automaalox ha scritto:Lo guarderò. Ovviamente andando a cercarlo per giornate intere sperando che qualche videonoleggio lo abbia disponibile, e non certo vedendolo comodamente in streaming.


Ma perché spendere giorni e giorni in futili ricerche...
...ibs lo vende a 9,90 euro più spese di spedizione, amazon.it a 7,00 euro più spese (ma entrambi se superi mi sembra i 19 euro hanno spese di spedizione gratuite):
http://www.amazon.it/Reign-Over-Me-Liv-Tyler/dp/B0041KWMHO/ref=sr_1_2?s=dvd&ie=UTF8&qid=1312734149&sr=1-2
http://www.ibs.it/dvd-film/mike-binder/reign-over-me/8013123024350_.html
Su siti di vod legale invece mi sembra non ci sia, ma magari sbaglio - forse perché è Sony, non so che accordi abbiano.

Ma in effetti il noleggio costerebbe meno.

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Automaalox
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Beh, così non va bene. Io il film lo vorrei vedere stasera, non voglio acquistare un DVD e oltretutto aspettare che arrivi.
L'ho cercato anche io sui siti VOD e l'ho trovato qui a $3,99 (perfetto):

http://www.rogersondemand.com/store/rentals/detail/reign_over_me

Ma è fruibile solo dal Canada.
Tanto tempo perso e tanta frustrazione.

Facendo la ricerca con Google e inserendo le voci [nome film] + [nota piattaforma streaming] l'ho trovato in 10 secondi.

Quindi il problema non è la spesa; una manciata di euro per vedere un film in buona qualità a casa e al momento desiderato sarebbe ottimo. Semplicemente il servizio non c'è.

Quindi anziché farci diventare strabici con occhialini 3D e cercare di appiopparci ancora supporti fisici (strano non vendano ancore le videocassette) le case di distribuzione dovrebbero attrezzarsi (accordandosi fra di loro) per offrire un servizio online competitivo.

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purplebunny
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@automaalox ha scritto:Quindi il problema non è la spesa; una manciata di euro per vedere un film in buona qualità a casa e al momento desiderato sarebbe ottimo. Semplicemente il servizio non c'è.

Quindi anziché farci diventare strabici con occhialini 3D e cercare di appiopparci ancora supporti fisici (strano non vendano ancore le videocassette) le case di distribuzione dovrebbero attrezzarsi (accordandosi fra di loro) per offrire un servizio online competitivo.

Eh già!

Qualcosa mooooooooooooooolto lentamente stanno facendo. Ma senza omogeneità, con prezzi spropositati assurdi, e con pochissimissimi titoli, disorganizzati. Finisce con l'essere controproducente.

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Automaalox
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@purplebunny ha scritto:

L'unico film decente con Adam Sandler secondome è Reign Over Me, lo hai visto?

Sì, l'ho visto. In qualche modo.

E il bello è che vedendolo mi sono ricordato di aver già visto alcune scene, probabilmente in tv. Mi ricordo che mi incuriosì, era la parte in cui Saffron Burrows molesta Don Cheadle e la segretaria di Don Cheadle umilia Saffron Burrows. Ma nella scena dopo appare Adam Sandler, quindi cambiai canale. E' un riflesso condizionato.

E' un film psicologico, quindi da donne. Tutte le donne si sentono psicologhe, alcune hanno anche la pessima idea di farci una professione. No, donne, non sono mai stato psicanalizzato da una donna (né da un uomo), quindi non è il mio subconscio che parla, non mi guardate così...non mi guardate ho detto!!!!

E' un bel film. Primo perché c'è Manhattan. Forse non l'ho mai scritto qua, ma io love NY. Secondo perché è ben costruito, tutti i temi proposti vengono sviluppati bene (solo il rapporto Don Cheadle/Jada Pinkett viene sbrigativamente portato a conclusione negli utlimi 45 secondi dopo averlo tenuto in sospeso per 45 minuti). Terzo Liv Tyler.

L'11 Settembre, inteso come evento storico, è molto marginale. Viene fatto riferimento ad esso solo dopo un'ora di film (prima si parla genericamente di incidente aereo), anche se nei primi secondi del film il regista ha inserito una finezza che solo chi ama NY avrà colto, e io love NY: viene mostrata un'inquadratura dell'Arco di Washington Square, in fondo alla 5th Avenue, il quale, prima dell'11 Settembre 2001, incorniciava, grazie a un gioco prospettico, le Torri Nord e Sud del WTC, e oggi incornicia desoltatamente il cielo (anche se in realtà credo che già sia possibile vedere il nuovo grattacielo del WTC in costruzione che è già il più alto del Financial District).

Adam Sandler: per un'ora e venti minuti interpereta il solito personaggio inebetito, assente, disinteressato e menefreghista di tutti i suoi film, solo che questa volta ha un senso. Al minuto 80 piange. Al minuto 85 piange e parla. Al minuto 90 ritorna come prima del minuto 80. Alla fine se la cava con una scena struggente e coinvolgente al cospetto di Donald Sutherland nei panni di un giudice autorevole e cazzuto.

La morale è decisamente scontata (agli americani non si può chiedere troppo), ed è: se ti muoiono moglie e tre figlie in un incidente ci sta che la prendi male, magari sbrocchi e la gente non capisce e cerca di aiutarti, prima sbagliando e poi migliorando.

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