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Dietro le sbarre

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Bumble-bee
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Viandante Storico
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Ricordo ancora, quando tanti anni fa, ancora ragazzo, d'estate, i miei genitori mi portavano in un paesino di montagna, non molto distante dal mio. In questo paesino, abitato da 6/7000 abitanti al massimo, viveva una mia prozia, nata nel 1905, che si fece suora di clausura nel lontano 1925 e, da allora, viveva proprio lì, nel convento delle suore Benedettine.

Il convento visto da fuori era molto grande ed era adiacente ad una bellissima chiesa dove ci recavamo sempre a messa, prima di effettuare la visita. Ricordo che dentro la chiesa, era possibile per le suore, partecipare alla messa, attraverso delle finestre con delle grate, poste a mezz'altezza, tra il pavimento e i lucernari della chiesa.

Mentre assistevamo alla messa, alzando gli occhi, era possibile notare delle figure scure, quasi fossero delle ombre, che pregavano e recitavano i versi evangelici insieme agli altri fedeli. Si veniva a creare quindi un'atmosfera surreale, con luci, ombre ed echi, di voci, di bisbigli, che ti circondavano da ogni parte, creando un vero e proprio odierno effetto surround.

Terminata la messa, ci si spostava presso la sala del convento adibita per visite. La ricordo ancora bene, era un grande salone, con pareti ed il tetto tutto dipinto di bianco. Alle pareti vi erano diversi quadri che rappresentavano immagini religiose. Non era molto arredata. Giusto degli appendiabiti all'ingresso, alcune panche e delle sedie appoggiate ad una parete, mentre, sul lato opposto, vi erano tante finestrelle contraddistinte da grate molto spesse, come quelle viste in chiesa, dipinte di nero che contrastava tutto quel colore bianco predominante.

Ci si accomodava in una di queste "postazioni" e, da dietro la grata, una suora ci chiedeva il nome della consorella oggetto della visita, in modo da mandarla a chiamare. Quando la mia prozia arrivava, mia madre, mia nonna e soprattutto, mio nonno, suo fratello minore, scoppiavano in lacrime. All'epoca non ero in grado di capire se fossero lacrime di gioia o di disperazione. So solo che i volti cambiavano aspetto, le lacrime scorrevano e gli occhi di tutti diventavano lucidi.

Naturalmente non era possibile abbracciarsi, ma stringere solo tre dita che appena potevano farsi strada, attraverso quelle spesse grate che ci separavano da lei. Solo tre dita. Ogni volta che sono andato a trovarla, ho potuto "abbracciare" questa anziana prozia, attraverso il contatto di tre dita... e basta! Vederci per lei, ogni volta era una grande gioia. Io la guardavo molto curioso, perchè pur avendo ascoltato bene mia madre, quando mi spiegava che la sua era una scelta di vita, vederla attraverso le sbarre, mi lasciava sgomento. Com'era possibile tutto ciò? Quale logica seguiva questa forma di sacrificio?

Ogni volta che andavamo a trovarla, mia madre e la mia prozia, commentando quanto fossi cresciuto rispetto all'ultima visita, ricordavano un episodio di diversi anni prima, quando, non avendo neppure un mese di vita, mia madre mi appoggiò su un portapacchi girevole, che veniva usato per donare pacchi contenenti viveri, indumenti e generi di prima necessità, alle "recluse", così da permettere alla zia di potermi abbracciare e stringere per qualche attimo.
Guardavo quel portapacchi impressionato. Dovevo essere proprio piccolo per poterci passare attraverso. A mala pena poteva contenere un pacco lungo 60/70 cm e largo non più di 30/35. Ogni volta, la mia prozia non poteva non raccontare con quanta paura mi stringeva e mi teveva in braccio, avendo timore che la madre superiora potesse scoprirla da un momento all'altro.

Del resto, anche se di pochi giorni, ero pur sempre un esemplare "MASCHIO" che varcava una soglia proibita e inaccessibile a chiunque. Di mia sorella invece non ebbe così paura, potè tenerla in braccio per tutta la durata della visita, piuttosto che per pochi minuti come era capitato con me! Ma del resto era una "FEMMINA", come loro, e non era certo la stessa cosa!!!

Sembra assurdo, anzi lo era! Ma in quel contesto, probabilmente, il tutto rientrava nella normalità delle cose, persino temere di stringere un neonato... maschio!

Gli anni passavano e almeno una volta l'anno, andavamo a trovarla. Sempre più anziana, con spessi occhiali da vista, poichè il ricamo quotidiano assorbiva sempre di più la sua debole vista. Poi, un giorno, la vedemmo arrivare aiutandosi con un bastone, poichè a furia di stare in ginocchio a pregare, anche le gambe cominciarono a tradirla. Ma pregava sempre per noi e per gli altri tre fratelli, oltre che i nipoti e parenti tutti, nessuno escluso, anche quelli lontani, di cui domandava sempre. Aveva una memoria eccezionale. Ricordava tutto!

L'ultima volta che la vidi, prima che morisse, nell'Aprile del 1991, ci permisero di varcare quella stanza con le grate alle finestre. Non era più in grado di scendere dai piani alti, dato che viveva oramai seduta in una sedia a rotelle e naturalmente, non poteva avere libero accesso a tutte le stanze di quell'antico convento. Ci fecero salire e accomodare in un'altra stanza adibita per le visite dove lei ci stava aspettando. Fu così che per la seconda volta mi abbracciò. Ricordo mi strinse forte, gli occhi le lacrimavano e con il suo abbraccio, che ancora oggi sento molto stretto, mi trasmise tutto l'amore che per anni mi aveva trasmesso attraverso solamente la stretta di quelle "tre" dita, che impunemente si facevano largo attraverso le sbarre, come fosse stata una galeotta.

Ma in verità non fu la seconda volta che mi abbracciò, come si premurò subito a precisare, quando glielo feci notare, ma la terza! Avevo dimenticato di quando morì la mia bisnonna, nel 1976 (avevo otto anni) e in quell'infelice occasione, le diedero "il permesso" di poter essere presente al funerale, anche perchè era l'unica figlia femmina della famiglia. La sua memoria non perdeva colpi! Io infatti, non me lo ricordavo più.

Prima di congedarsi ci disse che era molto "felice" di essere in quelle precarie condizioni, cosicchè aveva avuto ancora una volta il "privilegio" di poterci riabbracciare. Con mio nonno, suo fratello, quell'abbraccio mancava dal 1925, quando lui da ragazzino la vide partire per non tornare più a casa e, più recentemente, dal quel triste evento in cui era morta la loro madre. Pensa un pò!

In tutti quegli di anni vita passata da reclusa, la mia prozia uscì solo due volte dal convento. A parte per il funerale della madre, appunto, la seconda volta capitò a metà degli anni 80 (adesso non ricordo bene esattamente quando) per potersi recare a Roma per un'operazione delicata alle ginocchia.

Le altre consorelle la chiamavano "la viaggiatrice", perchè lei, almeno un paio di volte, aveva avuto "l'opportunità" di uscire dal convento. Ancora adesso risiede lì, dentro il convento, in un angolo adibito a cimitero. Sono sicuro che da lassù, prega ancora per noi.



Ultima modifica di Bumble-bee il Lun 25 Lug 2011 - 22:55, modificato 1 volta

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Blasel
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Pensiamo che, se vera la sua scelta volontaria, abbia avuto una vita, a suo modo, felice.


R.I.P.

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tulip
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Viandante Storico
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Bellissima storia. Io spero che ci sia sempre gente buona e di fede vera che preghi per tutti noi..ne abbiamo bisogno. Grazie il tuo racconto

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marimba
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Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
@tulip ha scritto:Bellissima storia. Io spero che ci sia sempre gente buona e di fede vera che preghi per tutti noi..ne abbiamo bisogno. Grazie il tuo racconto
BB è molto bravo nella narrazione. In un altro forum aveva fatto addirittura una specie di rubrica, dei suoi racconti.
Sta di fatto che, pur ammirando quella santa donna, preferisco sempre chi FA qualcosa per gli altri a chi prega per gli altri. Un'altra santa donna che ho conosciuto diceva che le mani non servono solo per pregare. Se necessario, anche per menarle.


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5
tulip
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Viandante Storico
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@marimba ha scritto:
@tulip ha scritto:Bellissima storia. Io spero che ci sia sempre gente buona e di fede vera che preghi per tutti noi..ne abbiamo bisogno. Grazie il tuo racconto
BB è molto bravo nella narrazione. In un altro forum aveva fatto addirittura una specie di rubrica, dei suoi racconti.
Sta di fatto che, pur ammirando quella santa donna, preferisco sempre chi FA qualcosa per gli altri a chi prega per gli altri. Un'altra santa donna che ho conosciuto diceva che le mani non servono solo per pregare. Se necessario, anche per menarle.

Certo che si,fare qualcosa per gli altri è fondamentale, ma sono convinta che anche le preghiere servano molto

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6
marimba
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Direttore del Corriere della Pera
Direttore del Corriere della Pera
@tulip ha scritto:Certo che si,fare qualcosa per gli altri è fondamentale, ma sono convinta che anche le preghiere servano molto
Vorrai mica paragonare col potere del cornetto di corallo, spero... sadness


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7
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
é un bel racconto Bumble-bee. e come dice marimba tu racconti molto bene.

Tutta la mia invidia per quella tua prozia, che è riuscita a individuare il meglio della vita, e sceglierlo per se.
Certo non è da tutti comprenderlo, ed a me torna in mente quel celebre racconto di Gesù che incontra le sorelle di Lazzaro, Maria e Marta. Marta si affanna a sfaccendare e se ne lagna, mentre Maria è in ascolto, nella gioia, presa dalla Parola.

Anche per noi è così. Corriamo, ci affanniamo, dimenticando e trascurando noi stessi per correre. Senza nemmeno domandarci dove ci affrettiamo.
Ma forse, la cecità di tanto affanno, è ancora un atto di misericordia.

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Blasel
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@ Mari : oggi, 2011, il tuo pensiero, logico, ti da perfettamente ragione : meglio 2 mani che lavorano per gli altri, piuttosto che 2 mani che pregano per gli altri.

Ma il nosto amico B.B. ci sta narrando della sorella, unica, di suo nonno, la quale prese i voti (ed il velo), quando questi (suo nonno) era ancora un 'bambino', all'eta' di 20 anni, ed era il 1925, da 3 anni esisteva il fascismo in Italia..... e la 'storia' si svolge in Sicilia, una Sicilia rurale e poco dedito alle mondanita', ma tutto : casa, lavoro, chiesa e famiglia.

Era epoca in cui, nelle famiglie nobili, il primogenito era destinato a sposarsi e ad avere eredi, mentre spessimo, al secondogenito spettava la carriera ecclesiastica...

Mia nonna, anch'essa siciliana, era nata a Palermo nel giugno del 1887. Il matrimonio di sua madre con suo padre fu organizzato dalle 'nobili' famiglie (come avviene ancora oggi per gli attuali pachistani, anche residenti nel mondo occidentale). La mia bisnonna, bellissima, aveva una sorella minore, Clotilde, altrettanto bella, ma la famiglia, i fratelli in particolare, erano terribilmente gelosi di tale sorella e non le permisero MAI di sposarsi. E' vissuta con 'noi' (la famiglia di mio nonno, genero della sorella) fino alla sua morte, ma non si e' mai sentita 'padrona' in casa, ma sempre un 'ospite', nonostante non ci fosse alcuna discriminazione fra i mebri della nostra famiglia.

I tempi sono molto cambiati e continuano, ininterrottamente, a cambiare le usanze ed i costumi.


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Bumble-bee
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Viandante Storico
Viandante Storico
Quest'anno ricorre il ventennale della morte di Suor Scolastica. Questo nome assunse quando prese i voti.

Un suo zio (quindi prozio di mia madre e pro-pro zio mio) nel 1932 morì missionario in Birmania e precisamente a Kentung. Fu avvelenato perchè più degli altri, aiutò un sacco di bambini a togliersi dalla strada, a frequentare una scuola (che egli con altri confratelli costruì) e seguire la via del Signore.

Aveva 24 anni quando giunse a Kentung e 28 quando morì. Lottò con tutte le sue forze per strappare ai genitori, i fratelli e le sorelle (era il più piccolo della famiglia), il consenso per partire missionario.

La sua tomba è ancora lì, a Kentung. I fedeli di laggiù, non permisero che la salma tornasse a casa. I miei trisavoli si dovettero rassegnare.

Gli altri confratelli, quelli che rimasero, fuorno osteggiati e perseguitati dai giapponesi, quando invasero la Birmania.


Ma questa in fondo, è un'altra storia.

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