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Welcome To My Hell

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Amo scrivere, amo la fotografia, amo la grafica, amo l'espressione e la comunicazione in generale.
La scrittura per me è una valvola di sfogo, e di solito butto giù, a dire il vero, solo le emozioni negative che trasformo in racconti.
IL CONTRATTO

Stava sfogando tutte le sue lacrime, pensando di non poterne più versare, quando si accorse che, tra un mancato battito ed un singhiozzo, stava sussurrando:"venderei la mia anima per non dover mai più sentirmi così". Lo stava sussurrando, singhiozzando, ma l'intenzione con cui pronunciava tale frase era reale e forte come erano reali e calde quelle lacrime, così forte che qualcuno la ascoltò.
Aveva cercato di offuscare la propria mente col suo rhum preferito quando, senza rendersene conto, aprì gli occhi e si trovò davanti un'ombra nera, suadente, affascinante. Riuscì a metterla a fuoco per un attimo, nel delirio della propria sofferenza, ed in quell'attimo ne percepì subito il magnetismo. Quegli occhi neri e così scintillanti, al buio, la penetrarono come lame infuocate nelle carni. Erano come il suo dolore: bruciante ma inevitabili. Pensava fossero i fumi dell'alcol e la stanchezza; aveva passato le ultime cinque notti a dormire poco ed in compagnia di un incubo diverso per oscurità, quindi pensava fosse l'ennesima creatura onirica venuta a farle un'infelicecompagnia.
"Sei sicura della tua richiesta" le disse l'Ombra "guardami donna, o quel che ne resta del tuo esser donna, sei sicura di quello che vuoi?".
Helena lo guardò, almeno ci provò, ancora convinta di sognare, rispondendogli:"Chi sei? Sei il mio incubo venuto a farmi compagnia per questa notte?".L'Ombra la guardò di nuovo, porgendole la mano con eleganza d'altri tempi:"tu mi hai chiamato, per questo sono giunto a te. Ho sentito il tuo dolore, era forte, urlante, bruciante. Io vivo di questo, e giungo solo da chi mi chiama con tanta intensità, da chi davvero mi desidera. Dimmi, donna, davvero venderesti l'anima al Diavolo? Perchè se ne sei convinta, puoi farlo, basta che tu lo voglia".
Helena lo guardò, tra l'affascinata e lo stupita, in maniera sbeffeggiante gli chiese:" e tu saresti il Demonio? Beh, ti dirò, ti ho sempre immaginato peggio, quasi quasi potevi venire a trovarmi prima, saresti sempre stato meglio di quanto avuto fino ad ora".
L'Ombra la guardò, le sorrise: un sorriso che era un bagliore, l'avreste mai detto? Il suo sguardo era quasi intenerito davanti a questa maschera di forza frantumata che cercava di sbeffeggiarlo. Lui la forza, la potenza, o meglio, l'Onnipotenza; lei la debolezza, il puzzle infranto in mille pezzettini sbiaditi e sparsi. Lui, il Demonio, davanti ad un'inetta e sofferente umana che stava cercando di deriderlo, ma l'oscurità che c'era in lei era quasi tangibile, aveva addirittura un odore, il profumo della desolazione e dell'amarezza. Per lui era come odorare un giardino primaverile.
"Sei quasi convincente, ma non sono qui per essere deriso, donna. Se preferisci, possiamo finire di sorseggiare insieme quel buon rhum che custodisci così gelosamente accanto al tuo letto, e parlare di un contratto conveniente per entrambi. La tua anima, in cambio di quello che desideri. Che cosa vorresti, più di tutto, ora, Helena?".
Che cosa vorrebbe Helena? Dimenticare gli ultimi anni, poter tornare indietro e fare altre scelte? Oppure vorrebbe far soffrire pene ben più che infernali a chi l'ha portata dentro al proprio inferno?
"Un contratto?" disse Helena - "se sei giunto fino a me per farti un goccio di rhum, ben venga, anche se stasera continuerei a bere volentieri da sola, ma se sei venuto a contrattare, caro il mio Signor Diavolo, mi spiace, ma hai scelto l'anima sbagliata. Non puoi contrattare un'anima che non c'è, ma se vuoi fare questo pessimo affare.... Pensavo fosse più intelligente, il Demonio, ed anche un po' più grosso, a dire il vero!".
L'Ombra sogghignò, questa volta un poco spazientita, ma un diavolo ha classe, e non può perdere la pazienza davanti ai suoi "fornitori", altrimenti non porterebbe mai a buon fine il suo lavoro. Per un attimo pensò anche che in quella carcassa umana, rannicchiata nel suo sporco letto, ci fosse ancora un barlume di Luce, e questo, francamente, stuzzicava ancora di più il suo desiderio di possederne l'anima.

"Tu credi che farei un pessimo affare? Lascia decidere a me; se così fosse, per te sarebbe tutto di guadagnato, non credi?".
Helena riuscì a guardarlo finalmente negli occhi, gli rifilò uno dei suoi sorrisi più maliziosi, assumendo anche una posa quasi seducente nella sua veste autodistruttiva.
"Il Diavolo, pensa chi si è scomodato tanto per le mie urla! Tutto il mondo va' avanti, niente si ferma, come deve essere, ma il Demonio in persona si scomoda per venire a contrattare con me. Ma siamo sicuri che tu non sia solo un suo "lavorante?".
"Sono io, in persona, questo tu lo senti, e sono disposto ad offrire quello che vuoi per la tua anima. La sento, ne sento il profumo, ed ha un valore. Tu non la vuoi più, non ti è più utile, ma puoi barattarla per qualcosa che desideri intensamente, non mi sembra un brutto affare, non credi?".
Helena lo guardò, sorrise di nuovo, con apparente fatica riuscì a sedersi mettendosi proprio di fronte a lui, sostenendo il magnetismo del suo sguardo. Quegli occhi erano così diabolici ed intensi, ma sapevan anche essere teneri, o forse lei voleva vederli tale.
"Sei decisamente bello....impossibile resisterti, ed è vero, io non sento più un'anima, ho il vuoto dentro, perchè mai non dovrei accettare..".
Lei gli posò una mano sulla guancia, pensava di trovarla fredda,glaciale, ma al contrario era calda. Il Demonio aveva una pelle calda, profumata, inebriante. Per un attimo si sentì come trasportata in un prato in fiore, pieno di mille odori. In quel piccolo contatto sentì, o almeno credette, non avendola mai provata, la botta di calore di un'overdose.
"Accetto", disse Helena " e non ti chiedo molto in cambio: voglio un bacio, un solo bacio. Voglio un bacio dal Demonio".
Una fragorosa risata echeggiò nella stanza buia, spoglia e maleodorante di Helena:"tu, puoi chiedere tutto quello che vuoi, e l'unica cosa che chiedi è un mio bacio? Non so se sentirmi onorato, da tale richiesta, o riderne fino a star male. Ma accetto, mia dolce e persa creatura, ovviamente, accetto! Quale modo migliore per suggellare un patto così importante".
Il Demonio si avvicinà con fare voluttuoso a Helena, le due labbra stavano per sfiorarsi. Helena ne sentiva il calore, ne sentiva già il sapore sovrapporsi a quello del suo rhum preferito, ma accadde una cosa, in quell'abbraccio di dannazione: il Demonio sentì il Vuoto, un vuoto che nemmeno lui era in grado di riconoscere, e ne toccò il gelo, il gelo assoluto. La sua Ombra di Demonio si stava congelando, e non era in grado di staccarsi da lei, come lei non era stata in grado di staccarsi dagli occhi di Lui. Helena lo accarezzava con dolcezza, ma il suo sguardo era vuoto, totalmente vuoto, con un chè di, sì, giusto termine, diabolico!
"Povero Diavolo, ti avevo avvisato che sarebbe stato un brutto affare".
Sul letto di Helena ora una statua di ghiaccio, una bellissima statua di ghiaccio di cui si scorgevano a malapena i bei lineamenti che la distinguevano, l'unica cosa molto chiara, ben scolpita, era lo sguardo sorpreso. Helena ne tracciò i lineamenti con le dita, lo guardò ancora per un po', finì di bere il suo adorato rhum, e sorridendo freddamente, schiantò la bottiglia contro quella statua. Il letto era fradicio, gelido. Lei tastò le lenzuola con le mani, si tagliò toccando un frammento della bottiglia,si spostò un po' più in là, si rannicchio con il viso sul cuscino macchiato del proprio sangue, le lacrime tornarono a scendere.
"Io ti avevo avvisato, mio Demonio, che era un pessimo affare", sussurò, addormentandosi.



Ultima modifica di CignoNero il Gio 23 Set 2010 - 0:12, modificato 1 volta

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LA BAMBOLA DI PORCELLANA

La bambina vide quella bambolina di porcellana e le si illuminarono gli occhi; era perfetta in ogni dettaglio, e la voleva ad ogni costo per aggiungerla alla propria collezione.
La bambolina era in posizione seduta, come tante altre bamboline, era ben dipinta, con lunghi capelli castano scuro che le contornavano il bel visino arrotondato, le guance leggermente arrossate, labbra a forma di cuore, un'espressione dolce.
Quella bambina decise che doveva portarsi a casa la bambola di porcellana quel giorno, e fece di tutto per convincere la mamma a prendergliela, facendo anche promesse che probabilmente già sapeva di non poter mantenere.
La mamma adorava la figlia, e l'avrebbe accontentata in ogni modo possibile, quindi comperò alla bambina la bambola di porcellana, l'ennesima.
La bambina, felice ed orgogliosa del nuovo "trofeo", appena arrivata a casa, lo espone in bella vista: tutti dovranno vedere, già dalla soglia della sua camera da letto, il nuovo e meraviglioso acquisto.
Per un po' di tempo la bambina, felice per la sua nuova e bellissima bambolina di porcellana, la pettina ogni giorno, le parla, la accudisce, non permette ad un grammo di polvere di posarsi sul suo bel visino, ma passato il tempo, la bambina perde interesse per la bambolina, e le cure che le dedica cominciano ad essere sempre meno frequenti.
Passano i mesi, i granelli di polvere cominciano a posarsi su quel viso arrotondato un tempo tanto luminoso ed ora così spento, i capelli della bambolina diventano crespi, ed il dolce sorriso di quelle labbra a cuore non sembra essere più così invitante.
La bambina torna davanti al negozio dove è solita cercare i suoi nuovi "trofei", vede una nuova bambolina, così perfetta, così pulita, così radiosa.
"Mamma, mamma, guarda quant'è bella, me la prendi?".
"Ma ne hai già tante tesoro, non ti bastano quelle che hai?"
"Mamma, ma guardala, questa è diversa, questa è davvero bella".
La mamma, come al solito, non sa dire di no agli occhioni della sua, di bambolina, ed ecco il nuovo acquisto in bella vista, sopra la mensola dei "trofei", ad occupare il posto dell'altra bambola di porcellana, un tempo così desiderata, ed ora tenuta nascosta, inaccudita, impolverata e fragile, come tutte le belle bamboline di porcellana dimenticate e pronte a rompersi alla prima caduta.

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IL PUZZLE


10.000 pezzi saranno abbastanza? Li ritroverò tutti, un po' alla volta? Dammi un po' di rosa, sì, quel pezzo lì. Passami un po' di azzurro, ecco, però quello che ne ha appena un po'. Il nero, tutto quel nero che vedi, va in fondo, è la "base". Il mio puzzle è caduto a terra, improvvisamente: uno scossone e si è ritrovato a terra, e tutti quei pezzi così delicatamente incastrati fra loro, ma non sapientemente incollati, ora sono sparsi, in giro, un po' di qua, un po' di là.
Ogni tanto ne spunta uno, sembra essere quello del colore giusto, della giusta dimensione, della giusta forma, ma subito dopo mi accorgo che non è così.
Poi provo a cominciare dal colore, ma il nero mi sembra più semplice da gestire.
I puzzle quando si rompono sentono dolore? Perchè il mio puzzle soffre, ogni tanto c'è un pezzo che versa sangue, altre volte ne prendo in mano uno così gelido da farmi sentire male alle dita nel stringerlo, altre ancora ho paura di sprofondare in quel nero, o forse semplicemente non vedo l'ora di tuffarmici.




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IL BURATTINAIO

Gambe pesanti. Piedi formicolanti. Gli occhi sono spalancati ma con lo sguardo sempre fisso, nel vuoto. Le braccia sì ci sono, ma penzolano lungo il resto del corpo. Tutto mi scivola addosso, non sento emozioni, ma in fondo sto bene così. In fondo è come se fossi fatto di legno: non sento dolore, non sento piacere, non sento rabbia, non sento felicità. Se non ho forti emozioni, in fondo, non starò mai male seriamente. Non mi accorgo di niente, e va bene così. In fondo tutto passa nel niente, anche la felicità finisce nel niente, quindi, sto bene così.
E' il mio burattinaio che lo vuole, è lui che vuole che io non senta niente. E che strano, però, quando non c'è, mi sento agitato, mi sento nervoso, ed ho bisogno di lui, e quasi quasi sento anche rabbia.
Ed eccolo, finalmente è arrivato, e finalmente mi darà quello che mi serve per ritornare ad essere solo un guscio, vuoto. Un'iniziale botta di felicità, una sensazione di calore, come essere in un altro mondo, quello delle fate che mi accolgono, per poi tornare a non sentire più niente, perchè in fondo sto bene così.
Io sono convinto che il burattinaio arrivi solo quando lo chiamo io, ma qualcuno, invece, mi ha detto che lui, a volte, arriva anche quando non lo cerco, perchè il mio burattinaio sa quando ho bisogno di lui, anche quando non lo so io.
Che strano, una volta, anche se è un vago ricordo, so che avevo una volontà mia. Ricordo che alzavo le braccia e non penzolavano, ricordo che le mie gambe non erano così pesanti, ed a volte correvo anche, e ricordo che i miei occhi avevano dieci, venti, anche cento espressioni diverse, forse emettevano anche una strana luce, ma ora, ora vedo solo il buio, il buio ed il mio burattinaio.
Ora che ci penso, avevo anche una fatina che mi proteggeva, sì, ora la ricordo bene, e non la vedevo solo quando arrivava il mio burattinaio, ma lei c'era, era presente, stava sempre con me. A volte piangeva però, ed io, ora, non ricordo il perchè. Non ricordo più niente, ho solo il vuoto dentro, il vuoto fuori.
Fa freddo, tanto freddo, eppure sono un guscio vuoto, non dovrei più sentire niente, perchè è quello che ho sempre cercato, ma sento freddo. Chissà dov'è finito il mio burattinaio, ho di nuovo bisogno di lui. Impazzisco, sono di nuovo agitato, qualcuno mi aiuti, troppe emozioni, troppe, io non le so gestire senza il mio burattinaio.
Devo trovarlo, devo assolutamente trovarlo, altrimenti tutti mi vedranno, io non sarò più un guscio vuoto, tutti si accorgeranno di cosa c'è dentro me, ed io non voglio, io voglio tornare nel mio guscio, non voglio ricordare, non voglio sentire. Il mio vuoto mi protegge.
Eccolo, eccolo, finalmente è tornato! Eccolo che tira i fili, lui sa cosa mi serve, ed io posso tornare a nascondermi, nel mio guscio.
Non voglio essere trovato. Non voglio ricordare la fatina, non voglio ricordare gli elfi e gli gnomi che lavoravano con lei e che mi saltellavano addosso, no, non voglio.
Sì, il mio burattinaio sta tirando i fili, ora sono di nuovo in quel mondo fatato, c'è la mia fatina, ma lì lei non piange, lì noi siamo felici, e poi finirà tutto nel nulla, come sempre, perchè anche la felicità finisce nel nulla.
Poi, un giorno, sento uno strano calore, un calore più forte di tutte le ondate mai sentite. Oh sì come sto bene, sì, ora sto bene davvero. Chiudo gli occhi, invaso da quell'ondata di calore così potente, e brucio.


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Il cuore è gonfio, rimbomba, mi sembra quasi di sentire il sangue di cui è pregno. La vita mi scorre nelle vene, potente, come un fiume in piena l'essenza di me è pronta ad uscire dagli argini delimitati dal mio involucro di carne.

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Non è farina del mio sacco, ma in questo topic ci sta bene...welcome to my hell..

« (...) egli subito osserva quell'aspro e pauroso e desolato luogo,
quella prigione orribile e attorno fiammeggiante,
come una grande fornace, e tuttavia da quelle
fiamme nessuna luce, ma un buio trasparente, una tenebra
nella quale si scorgono visioni di sventura,
regioni di dolore e ombre d'angoscia, e il riposo e la pace
non si troveranno, né mai quella speranza che ogni cosa
solitamente penetra; e solo una tortura senza fine
urge perenne, e un diluvio di fiamme nutrito
di zolfo sempre ardente, mai consunto (...) » (John Milton, "Paradiso Perduto", libro I, vv. 59-69)

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