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Storia di quel raggio verde

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
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Storia di quel raggio verde

Comincia da lontano, da addirittura tre giorni prima, quando trascorsi tutto il pomeriggio a far lezione di geometria alla figlia dell’amica di mamma, per guadagnarmi i soldi del cinema, alla sera.
E perciò mi persi tutte le novità di Forio d’Ischia di quella giornata.
Ora ci arrivo, ma per i malpensanti dirò che si, io del terzo scientifico (promosso in quarta però!) davo ripetizioni di geometria a quella testa d’asina… per di più brutta come una notte brutta, e lo facevo per soldi (pochi).

Le novità della giornata erano una sola; ma bisogna dire che all’epoca Forio era quasi un villaggio di pescatori, anche d’estate, con un solo “Stabilimento balneare”… se così vogliamo chiamarlo.

Una novità sola ma stupenda. Era arrivata chissà da dove una nuova villeggiante; la meraviglie delle meraviglie, la fata più incredibile che si fosse mai vista da quelle parti… una vera Venere!
Mentre non era affatto da considerare notizia che tutti i maschietti del paese, fra i tredici e i settant’anni si fossero perdutamente innamorati di lei… e che in qualche modo avessero già cercato di manifestarglielo… purtroppo con risultati miserrimi.

Naturalmente meno io… che stavo a insegnare geometria e non sapevo niente…

«Ma te ne accorgerai!... appena la vedi, rimani stecchito come uno stoccafisso!...»
mi fu anticipato subito.

Lo devo dire che alle otto del mattino eravamo già tutti per le viuzze di Forio, a camminare frettolosamente su e giù come impegnati in mille faccende?... e devo dire anche cosa ci facevamo, tutti in giro?.... Beh si, quello!... aspettavamo che uscisse lei, la splendida creatura oggetto di desiderio, per chi l’aveva già vista, o solo di fantasie, per i pochi sfortunati come me.

Ed ecco un palpabile fremito per la via. L’emozione si propaga come un’onda, ad increspare gli animi, ancora prima che “lei” sia in vista, si avverte il suo avvicinarsi.
Così per tutti, così per me.

Infine eccola, mi apparve fra la gente in tutto il fulgore dei suoi splendidi sedici anni.
Lo sguardo di un attimo. E mi sentii scoppiare dentro.
Lei lesta mi si avvicinò, ed abbracciandomi lieve, mi gratificò di un bacio leggero a sfiorarmi la guancia:

«Ma che gioia, vederti Lucio! – la sua voce era decisamente troppo alta – quasi quasi temevo di non incontrarti!... sono arrivata già ieri!...»

Il suo braccio infilato sotto il mio, e stupore e morte sulla faccia degli astanti, furono la mia Trafalgar.

Il fatto è facile a spiegarsi, ma ovviamente non lo spiegai a nessuno.
La fanciulla abitava nella mia stessa via, a Napoli, e li mai, ovviamente mi aveva degnato di un minimo sguardo di interesse. Ma nel paese assatanato ed invadente dovetti apparirgli come una insperata ancora di salvezza.

Come dire?... non esistono valori assoluti, né assolute nullità. Molto dipende dalle vie, e da chi ci passeggia.

Per quei residui tre giorni di vacanza Ebe (chiamiamola così), fu mia compagna e mio gaudio.
Disinvoltamente presentata agli amici come “una semplice cara amica di sempre”, mi gratificò di complici sorrisi ed attenzioni che a Napoli… avrei dato la vita per averli!.

Io ricambiai vivendo felici ore da fedele e cortese cicisbeo, premurosa guida turistica, cavalier servente, guardia del corpo e quant’altro.
E mai ho apprezzato tanto l’invidia, quanto quella che sentivo montare negli amici e negli altri uomini, tutto intorno a me.

Ho già detto che me ne ero innamorato?... no?... giusto!... infatti, innamorato ne ero già da prima, da quando la incontravo, irraggiungibile e distratta per la via di casa, a Napoli.

Tre giorni sono un’inezia, oppure un’eternità, ma passano comunque.

Ed il terzo giorno venne. Il secondo l’ho saltato non perché meno importante, ma perché voglio dire del raggio verde. Ve lo racconterò un’altra volta.

A Forio d’Ischia, dietro la chiesa di S.Maria del Soccorso, estremo limite occidentale dell’isola, c’è un piccolo camminamento lastricato di scogli bianchi, giusto di fronte al calar del sole.
Qualche rara volta, in particolari condizioni atmosferiche, si produce il fenomeno del raggio verde.
Una stupefacente immagine dell’orizzonte che fra cielo e mare diventa per qualche secondo di un intenso color verde smeraldo, luminosissimo e magico.
Perciò ogni sera vanno là decine di persone, coppiette per lo più, ma anche turisti, curiosi e genitori che portano i bambini, sperando nel curioso fenomeno, che è fonte di sicura emozione per tutti.

A me era capitato di vederlo già due o tre volte, ma naturalmente ci portai Ebe.
In verità la mattina andai presto nella piccola chiesa bianca per implorare la grazia di tanto spettacolo per la mia amica, e dovetti pregare proprio bene, perché il raggio verde quella sera ci fu, e fu il più sontuoso e brillante che avessi mai visto.

Davvero bellissimo!... Ebe (come tutti i presenti del resto) rimase muta ed incantata, anche quando lo smeraldo sfumò nel bellissimo ma abituale rosso della sera, e fummo coscienti che non sarebbe tornato.
Poi lentamente si volse verso di me, mi prese il viso fra le mani e mi baciò.
Un bacio vero, di quelli che non si possono raccontare…, e che non si dimenticano.

E quasi sottovoce: «Grazie, sei stato un cavaliere perfetto, ed un gentiluomo. E mi hai tolto di imbarazzo. Immagino quello che senti, ma io, vedi, sono fidanzata…»

Io non so quanto fu lungo quel raggio verde, né quel bacio, né quello sguardo, ma non mi importa. Io so che ci sono stati.

Ebe partì il giorno dopo, col Tirrenia delle undici.
Almeno credo; io non sono andato al molo a salutarla.
Non mi piacciono gli addii, e preferisco immaginare che lei possa essere ancora lì, magari per guardare insieme un altro raggio verde, e ringraziarci di non aver dimenticato quel momento nostro.


Lucio Musto 23 gennaio 2009
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